” Signore insegnaci a pregare!” (Lc 11,1)

” Signore insegnaci a pregare!” (Lc 11,1)
Non basterà una vita perchè impariamo a farlo, non con parole che escano dalla bocca, anche se sono di Dio, ma da un sentimento forte e stabile che alberga nel nostro cuore.
Quanti paternostri ho detto in vita mia, ma quanti me li sono dovuti sudare con una supplica incessante a Dio perchè lo sentissi Padre!
Perchè il problema sta tutto lì.
Un conto è pensare che hai davanti Dio, Essere perfettissimo,Creatore e Signore del cielo e della terra davanti al quale ti senti una pulce, polvere sulla sua bilancia, un niente, peccatore recidivo, nonostante le promesse, un conto che stai parlando con tuo Padre, che, per quanto rispetto gli voglia portare è uno con cui hai confidenza e non ti vergogni di essere quello che sei.
Un padre ama i figli a prescindere, anche se disubbidiscono ed è pronto ad aiutarli sempre, se si trovano in difficoltà ( i padri normali, non i deviati, che purtroppo ci sono).
Conciliare le due cose è molto difficile e se ci riuscissimo avremmo trovato la chiave per vivere il paradiso già su questa terra.
Ci sono notti che la prima parte di questa preghiera mi rimane così difficile che dico rosari di avemarie perchè Lei, la perfetta Figlia mi insegni l’abc della fede.
Come faccio a sentire Padre un Dio che permette tanti lutti, tante sofferenze, tanto disordine, tanta ingiustizia qui su questa terra?
Ad uno sguardo superficiale mi verrebbe da dire che è patrigno e che questa vita me la poteva risparmiare, visto che nessuno gliel’ha chiesta.
Quando ho queste tentazioni diaboliche guardo la stella e invoco Maria.
Per fortuna che il Signore mi ha dato un sacco in cui riporre tutti i suoi doni, un sacco che sta a me riempire con i grazie che spontaneamente mi salgono alla bocca per qualcosa che non è scontato, un’improvvisata, un guizzo, un bagliore, una luce nel buio della notte.
La vita all’uomo la dà la memoria. Ricordare tanti suoi benefici ti porta a sollevare lo sguardo al cielo e credere che i miracoli sono ancora possibili perchè Dio non si stanca di amare.
“Insegnaci a pregare” dicono i discepoli a Gesù dopo aver osservato la sua abitudine a ritirarsi solo in disparte e tornare con il volto trasfigurato.
Credo che sia andata proprio così, perchè altrimenti non ci sarebbe stata ragione di chiederglielo.
Ricordo che quando per la prima volta misi piede in una chiesa ciò che mi colpì fu il volto sereno e gioioso delle persone che stavano pregando.
Qualunque cosa avessero mangiato per essere così gioiosi, ricordo che pensai, doveva diventare il mio pane quotidiano.
E così fu.
Dacci ogni giorno il nostro pane, non quello degli altri, nè più nè meno del giusto.
Non vogliamo sottrarre a nessuno il necessario e se noi non ne siamo capaci, affidiamo a Dio di distribuire ciò di cui abbiamo bisogno in modo imparziale secondo la sua giustizia.
San Luca non dice di chiamare il Padre “nostro” come riportano gli altri evangelisti, forse per paura che ce ne appropriamo e non vogliamo condividerlo con nessuno, come fanno i bambini che non si sognano di prestare il papà e la mamma a chichessia.
Nostri sono invece i peccati come i debitori e non possiamo rivenderceli.
Se guardiamo bene l’aggettivo possessivo “tuo” è usato due volte per il nome e per il regno.
” Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno”

Il tuo nome, il tuo regno, non il mio o quello di chi si crede di essere Dio o pretende di darti consigli.
Perchè tu sei un Dio di pace, un Dio di giustizia, di perdono e di misericordia, venuto a salvarci dalla nostra salvezza.
Perchè tu sei PADRE.

“Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Salmo 85)

Annunciazione

” Tu lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31)

Signore mio Dio con questo nome ti hanno chiamato i tuoi genitori.
“Colui che salva”.
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perchè tu ami più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l’uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida, quando si fida di te.
“Chi potrà salvarsi? ” mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamentvii che ci allontanano da te, che negano la vita.
Eppure la storia d’Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l’umiliazione , il dolore, lo strazio dell’esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perchè si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva una collaborazione di carne, tangibile, con una donna , prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio… perchè ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell’utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perchè aveva imparato ad essere figlia , perchè non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l’esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L’essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d’amore.
Mi viene in mente la coppia sterile che abbiamo incontrato al Convegno della C.E.A.M. di Campitello Matese, quella che dopo due anni di matrimonio ha deciso di prendere in affido un bambino di 10 anni.
Dei due la persona più serena che dava forza all’altro era lui che non faceva che ricordare la sua famiglia d’origine e le meraviglie che aveva compiuto l’amore dei suoi genitori. Un amore che aveva generato servizio, gratuità, dono di sè nei tre figli.
Per questo lui, pur avendo perso il lavoro, quindi in un periodo d’incertezza e difficoltà economica , ha scelto di prendersi cura di un bambino, insieme a lei che invece viene da una famiglia di separati dove non ha respirato l’amore.
Per questo l’impresa per lei si è presentata più difficile , anche se l’alleanza con il suo sposo fa sì che il progetto si realizzi perchè fondato su di te, Signore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me. perchè anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guardare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perchè anche io possa vivere l’esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell’amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l’amore, aiutami a farmi guidare dall’amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria.

“Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo” ( Ef 1,13)

Meditazioni sulla liturgia di
Venerdì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario
“Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo” ( Ef 1,13)
“Tu mi appartieni”( Is 43,1) le parole che mi vengono in mente  leggendo  il passo della lettera agli Efesini che la liturgia oggi ci propone.
” Questa è mia, guai a chi me la tocca!” , disse mio padre, quando nacqui, nonostante fossi nera e bruttissima, parole che ancora oggi mi riempiono di felicità, che assomigliano molto a quelle pronunciate da Dio.
Sicuramente Dio era consapevole che, pur avendoci pensati belli, non lo saremmo stati, che la libertà avrebbe potuto portarci lontano da Lui, fino a rifiutarlo, rinnegarlo, mandarlo a morte.
Ogni genitore, quando concepisce un figlio non credo metta in conto questa possibilità, perchè è sicuro che l’amore che nutre per il figlio è garanzia che non si allontani mai da casa, da Lui, che gli risponda e gli corrisponda.
Ma le cose sappiamo non vanno così e spesso i figli ci fanno disperare perchè vogliono fare di testa loro.
I genitori tengono duro, ma può accadere che si stanchino di amare senza essere per niente ricambiati e abbandonano i figli al loro destino, anche se con grande dolore.
Questo accade ai genitori cosiddetti normali, che scelgono di mettere al mondo un figlio per rendere più perfetta la loro unione coniugale.
Poi ci sono quelli che i figli li fanno per sbaglio, ma poi si affezionano a loro e per loro darebbero la vita.
E poi ci sono quelli che li abortiscono quando non sono come li vorrebbero, quando vengono troppo presto o troppo tardi o con il partner sbagliato.
Dio è Padre, con la P maiuscola e di tutti i comportamenti umani uno solo vedo simile a quello  a cui ho fatto riferimento all’inizio, quello che non solo a parole ma con i fatti ama a prescindere.
“Tu sei mia, mi appartieni… ti farò mia sposa per sempre” troviamo scritto.
Cos’è il suggello dello Spirito?
E’ ciò che ci unisce a Dio che non ci molla perchè prima della creazione ci ha scelto, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi, per opera del Figlio.
Gesù che era nel Padre da sempre è la garanzia della nostra salvezza.
L’amore che lega il Padre al Figlio, fa sì che il progetto di Dio si realizzi nella comunione e nell’unità dello Spirito.
Cristo Gesù che non ritenne tesoro geloso essere Dio, si fece uomo per salvarci ed essere capaci di rispondere, corrispondere, sposi per sempre del nostro Creatore.
A volte ho pensato, cacciandolo dalla mente, perchè mi sembrava una bestemmia, al fatto che Dio per primo ha fatto la fecondazione eterologa.
Ieri durante l’elevazione ho pensato che non era così.
Maria,  la prima dei salvati, è la prima che ha risposto a Dio amandolo come lui ci ama.
Maria è stata scelta da Dio per essere fecondata dallo Spirito, perchè era già sposa di Dio Padre, in quanto era in intima e continua connessione d’amore con Lui.
Maria è la Sposa dello Spirito Santo, ma poi anche di Gesù, passando attraverso l’educazione del Padre a cui ha risposto sempre: “Si faccia di me secondo il tuo volere.”
Si può essere poligami quando l’Amore ha un solo significato, quello del dono incondizionato di sè.

PADRE

 
“Pregando poi, non sprecate parole ”  (Mt 6,7)
Sta affacciandosi il sole attraverso le nubi.
Il cielo oggi è coperto ma io sono venuta lo stesso al mare perché avevo bisogno di meditare sulla parola “Padre” nel silenzio e nella quiete del mattino, su questa spiaggia, davanti a questo mare, dove tutto mi parla di te.
Avevo bisogno di venire a trovarti qui anche se tu ti sei donato a me nell’Eucaristia, durante la messa.
Don Ermete con le sue riflessioni mi ha aiutato a capire da dove dobbiamo cominciare ogni preghiera, da dove inizia ogni relazione. Tu sei, Io sono.
Ecco quello che ho capito.
Io sono tu che mi fai.
Quando ci avviciniamo alle persone partiamo sempre da noi e dimentichiamo chi abbiamo davanti.
È la nostra inguaribile colpa.
Come possiamo chiedere se non sappiamo chi abbiamo davanti?
Si chiede a chi ci può dare.
Ma se ti chiamiamo Padre non abbiamo bisogno di chiedere nulla, perché un padre sa di cosa abbiamo bisogno e non possiamo dargli consigli.
La preghiera serve a noi non a te.
Che te ne fai di preghiere fatte solo di parole vuote e prive di senso?
Gesù ha recitato questa preghiera tante volte  e ce l’ha insegnata.
Il Padre prima che nostro è suo e Lui è venuto a mostrarci il tuo amore di padre di tutti.
Quando penso a te penso sempre a Gesù e ai tanti Gesù che hai messo sulla mia strada.
Padre Nostro chi potrebbe darti i consigli?
Sia fatta la tua volontà, perché è volontà di bene.
Anche se ci dobbiamo ferire, versare sangue, morire.
Tu non aspetti da noi altro che ti apriamo il cuore per infonderci il tuo Spirito e metterci nel cuore i fratelli.
Padre aumenta la mia fede, liberami dal male, liberami dalla tentazione di cominciare la giornata e ogni progetto, azione ,preghiera da me.
Liberami dalla mia salvezza.

” Imparate a fare il bene”(Is 1,17)

” Imparate a fare il bene”(Is 1,17)
Cos’è il bene? E’ la prima domanda a cui vorrei saper rispondere, perchè, ripercorrendo la vita vissuta, mi rendo conto che ciò che da piccola ritenevo un bene oggi non lo è più, che i gusti cambiano, cambiano le mode, cambiano i governi, ma anche il clima, come cambiamo noi man mano che l’età avanza.
E ciò che un tempo ritenevi un bene irrinunciabile oggi non lo è più, sostituito da altri desideri, altre esigenze, altro.
A scuola mi insegnarono attraverso la filosofia aristotelica ripresa da san Tommaso che l’Essere ( Dio) è uno vero e buono da cui deriva il principio d’identità e di non contraddizione.
Erano per me concetti astratti che non pensavo potessero giovarmi per la vita. Ma mi rimasero impressi.
Oggi, leggendo la Parola che Dio mi consegna ripenso all’identità e alla non contraddizione che derivano dalla verità e dalla bontà dell’unico che le vive in pienezza.
Per quanti sforzi facciamo noi non siamo capaci di vivere in modo autentico la nostra identità, la verità che ci abita, perchè non ne siamo consapevoli, purtroppo.
Siamo portati a vivere chiusi nelle nostre certezze, ingabbiati nei nostri giudizi e pregiudizi, al buio perchè non permettiamo alla luce di filtrare attraverso le nostre finestre sì che illumini la parte di noi che non conosciamo.
Certo che quando al mattino alziamo le serrande la casa ci si presenta in disordine e quanta più luce filtra, tanta più polvere vediamo.
Farci illuminare da Dio quindi non significa scoprire che siamo ok, tutt’altro.
La luce ci serve per non insuperbire, per riconoscerci peccatori bisognosi di aiuto.
La consapevolezza della nostra miseria, dei trucchi che usiamo per ingannare noi stessi e gli altri ci porta a desiderare di essere accettati, accolti per quello che siamo e a desiderare che Qualcuno ci dia ciò che manca alla nostra perfezione.
A Dio non interessa quanto siamo bravi ma che viviamo la nostra condizione di figli di uno stesso Padre, fratelli in Gesù.
La verità che ci ostiniamo a nascondere, mistificare è quella che più ci onora, perchè fa risplendere la misericordia di Dio che ci ama a precindere.
“Chi si vanta si vanti nel Signore!” è scritto.
Penso a tutte le coperture, gli inganni che ho usato consciamente e non per apparire diversa da quella che ero, per non essere giudicata da meno degli altri.
Ma guardando indietro mi rendo conto che delle cose buone, indispensabili a cui non sapevo rinunciare l’unica che mi è rimasta è l’esigenza di una verità inconfutabile che ho cercato con tutte le mie forze.
Una verità che non fosse contraddetta da un’altra verità, che mi facesse sentire libera anche se tutto il mondo mi fosse andato contro.
Ringrazio il Signore perchè ho trovato in Lui la mia identità, la verità che mi abita, la libertà di vivere serenamente i miei limiti sapendo che quando sono debole, sono forte, perchè solo Lui può mettermi al primo posto.
Mi piace pensare che per Lui siamo tutti figli unici, che ci tratta come se lo fossimo, non togliendo niente agli altri figli perchè l’amore è l’unica cosa che dividendola si moltiplica.
Grazie Signore!

“Il padre vostro sa di quali cose avete bisogno”.(Mt 6,8)

“Il padre vostro sa di quali cose avete bisogno”.(Mt 6,8)
Padre, tu mi scruti e mi conosci, mi vedi quando mi siedo e quando mi alzo, non ti erano sconosciute le mie ossa prima che fossero intessute nel seno di mia madre…
Padre tu che ami tutte le cose che hai creato, che nulla disprezzi di ciò che è uscito dalla tua mano che, se l’avessi disprezzato non l’avresti neanche creato…
Tu che, quando ero giovane, mi traevi a te con vincoii di tenerezza, mi sollevavi alla tua altezza, per comunicarmi il tuo amore…
Padre che non hai mai smesso di starmi vicino, di assistermi, guidarmi, amarmi…
Padre che, quando nacqui, dicesti: “Questa è mia, guai a chi me la tocca!”…
Parole che mettesti sulla bocca di mio padre ma che tu, attraverso il tuo spirito, hai continuato a ripetere, nonostante gli sbandamenti della mia vita…
Padre che mi hai accompagnato nel mio desiderio di cibo e di libertà con discrezione, vigilando a che non mi perdessi, ma non impedendomi di fare esperienze dolorose e avvilenti…
Padre che sempre attraverso le parole dei miei genitori nella carne, hai parlato, e visto, hai ascoltato la mia supplica, il mio desiderio di pane…
“Ho fame”. Mi ribattezzò mio padre perché ero insaziabile…
Ma tu conoscevi di cosa avevo bisogno e non hai permesso che il mio corpo vedesse la distruzione per il cibo che non dura, che porta alla morte….
Padre che con pazienza infinita hai aspettato che io entrassi nel deserto e avessi fame solo di parole d’ amore, di solidarietà, di giustizia, di consolazione, di verità, hai aspettato insieme a tuo Figlio inchiodato alla croce e mi hai toccato e ridato vita, fatto rinascere con il tuo soffio…
Padre che continui ogni giorno a nutrirmi di quella parola all’origine di tutte le altre, la Parola di vita, la Parola che suscita e che consola, la Parola lampada ai miei passi, sostegno nelle difficoltà, fondamento su cui posare i piedi senza pericolo…
Padre che ogni giorno mi ricordi che non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla tua bocca….
Padre che continui a chiamarmi “Ho fame”, perché mai, finché muoio, cesserò di cercarti, cesserò di nutrirmi di quello che tu mi dici…
Padre ti rendo grazie perché mi hai dato gli strumenti per amplificare e decodificare i messaggi che tu mi mandi, attraverso le persone che mi metti a fianco, che mi affidi o a cui mi affidi…
Padre che non hai permesso al nemico di distruggermi, di allontanarmi da te, perché, attraverso le parole di mio padre,
sei rimasto fermo nel ribadire che per rimanere nella casa tua, le regole erano quelle da te dettate perché tu sai di che cosa abbiamo bisogno…
Padre che mi hai fatto sperimentare quanto l’oblio, la lontananza, siano dolorose, ma non hai ostacolato quest’esperienza di allontanamento dalla casa paterna, perché il desiderio di te fosse più consapevole, più forte, insopprimibile….
Padre che hai aspettato alla finestra che tornassi, e per tanto tempo hai guardato l’orizzonte per vedere se si muoveva, quando ancora cercavo rimedi umani alla mia fame ancestrale, quando cercavo ancora case di muri e non muri di carne, quando la cecità mi aveva chiuso il cuore…
Padre a cui oggi sento di appartenere come mi ricordò un giorno Giovanni, a cui, come a tutti i bambini hai dato il dono della profezia…
Gli suggeristi, ricordo, quando mi rammaricavo che mio figlio non mi abbracciava di dirmi:”Non ti preoccupare perché c’è in cielo un padre che ti abbraccia… ti sta aspettando”….
Padre a te questa mattina voglio dare gloria e onore, lode e gratitudine, voglio consegnare nelle tue mani il mio piccolo cuore, il mio amore che deve crescere ma che ha bisogno del tuo concime, della tua sapienza, la tua onnipotente pietà e misericordia.
A te Padre, consacro questa mia vita e ti ringrazio per averla resa più bella, più piena, più tua.
Il mio albero è il tuo albero, tu lo hai piantato, un albero che attinge acqua alla tua sorgente…
Cristo il mio Signore mi porta a te, Maria è la scala del Paradiso…
Questo è il paradiso Signore mio Dio, quando mi abbracci e mi consoli, quando mi fai delle improvvisate, quando fai sciogliere il mio cuore e fai cadere i muri dell’incomprensione si che le cose vecchie scompaiono e ne nascono di nuove…
Hai tolto dalla mia vita la maledizione e l’hai cambiata in benedizione, il ritorno a casa lo hai cosparso di fiori del tuo giardino, fiori da coltivare, da rispettare, da amare, fiori che mi parlano della tua bellezza, della tua bontà, della tua fantasia, della tua sapienza, della tua intelligenza, del tuo amore infinito….
PADRE

“Aveva guarito molti” (Mc 3,10)  

“Aveva guarito molti” (Mc 3,10)
” Non chi dice Signore Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio entrerà nel regno dei cieli”
I demoni sono quelli che per primi riconoscono Gesù e non riescono a tacere la sua identità, anzi qui gli si prostrano ai piedi.
Quanti di noi si rivolgono a Dio solo per paura!
Gesù non ha bisogno di questi seguaci, nè di chi gli faccia una pubblicità ingannevole che non salva.
In questo passo del vangelo vediamo Gesù all’opera che guarisce molti da varie malattie.
E’ normale che, se la notizia si diffonde, tutti i malati cercano in lui la guarigione.
Ma di quale guarigione abbiamo bisogno?
Quali sono i nostri veri bisogni?
Gesù non fa i miracoli per farsi pubblicità anzi a tutti dice di tacere, di non dire a nessuno ciò che ha fatto.
Sembra un controsenso anche perchè siamo abituati a dare importanza più all’incarto che al contenuto, più alle parole che ai fatti, più ai fatti che alle persone.
Ognuno di noi ha qualcosa da chiedere a Dio e in genere le nostre sono richieste riguardano il nostro benessere o il benessere di quelli che ci stanno a cuore.
Il nostro rapporto con Dio è in genere basato sulla richiesta di aiuto e il padrenostro lo diciamo automaticamente sorvolando su ciò che è essenziale.
I punti nodali: “Sia fatta la tua volontà….Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori ” li diciamo volando e sperando che Dio in quel momento si sia distratto.
Gesù, sacerdote perenne, mediatore sommo, intercede per noi peccatori, essendosi addossato le nostre colpe.
I miracoli non sono che un segno, e quando Dio ce li manda è perchè ci convinciamo che di Lui non dobbiamo avere paura e che la nostra guarigione gli sta a cuore più di quanto stia a cuore a noi.
Certo noi abbiamo una visione limitata e se abbiamo la febbre vogliamo che ci passi, se non ci funziona qualcosa vogliamo che torni a funzionare, se ci mancano i soldi vorremmo che Dio provvedesse a farceli trovare con un lavoro dignitoso o anche con una semplice vincita alla lotteria.
Ma Dio sa di cosa abbiamo bisogno.
Il nostro bisogno è il tempo, un tempo dilatato in cui fermarci e guardare al rallentatore il prima e il duante, annullando il dopo.
Al rallentatore si vedono tante più cose, si distinguono i particolari che normalmente ci sfuggono nella nostra vita convulsa.
Solo così Gesù può parlare al nostro cuore e convincerci che quello che chiediamo non sempre è il meglio per noi.
Ai fidanzati abbiamo fatto gli auguri e abbiamo chiesto cosa volevano che gli augurassimo.
Solo tre coppie e meno male! hanno detto che per loro è importante che Gesù, il Signore, stia sempre accanto a loro nella nuova e straordinaria avventura che si accingono a vivere.
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