PADRE NOSTRO

“Non abbandonarci alla tentazione” (Mt 6,13)
Oggi Gesù ci dice come pregare, a chi rivolgerci, cosa chiedere. Intanto non sprecare parole, che è un consiglio a mio parere molto giusto anche se io non ne sono capace.
Penso che per non sprecare parole è importante sapere, essere convinti, credere che la persona a cui stiamo parlando è Dio nostro Padre, per i meriti di Cristo, in virtù del nostro Battesimo.
Non stiamo quindi parlando ad una persona sconosciuta a cui dobbiamo spiegare tutto perchè ci capisca.
Se per noi è sconosciuta noi non lo siamo per Lui che ci ha creati e siamo suoi e ha pagato per il nostro riscatto il prezzo più alto che un Padre posa pagare per riavere il figlio, perchè il figlio torni a godere dei benefici della sua casa.
Già se ci soffermiamo sulla parola Padre nostro ( non solo mio , che quindi si occupa non solo dei miei interessi, dei miei bisogni, ma di tutti), padre della famiglia in cui Gesù ci ha incorporati con il suo sacrificio, non possiamo che entrare nella sua pace.
E’ straordinario come le corde del cuore vibrino, quando questa straordinaria realtà ti entra dentro, raggiunge i gangli vitali del tuo corpo e senti la bellezza, la dolcezza, la consolazione, il conforto, la pace, la gioia, la gratitudine di appartenergli.
Cosa possiamo chiedergli che Lui non abbia già provveduto a darci?
Un padre vede e provvede, un padre prevede, perchè sa ciò che sappiamo e possiamo fare e ottenere con le nostre forze.
Lui ci mette quello che ci manca, come nelle famiglie del mondo che se non hai i soldi per comprarti la casa, quando ti sposi o vai a vivere da solo, la parte più grande la mettono i genitori, quando non te la regalano, se se lo possono permettere.
Tutto ciò che chiediamo nella preghiera che Gesù ci ha insegnato ci è già stato dato e la preghiera serve solo a dire sì, voglio i tuoi regali, voglio il tuo amore, voglio quel pane che mi fa vivere senza preoccupazioni il tempo che mi hai donato, un tempo eterno, un tempo infinito.
Se credo che tu sei Dio e sei mio Padre e che mio fratello è Gesù, è chiaro che non posso che auspicare la realizzazione del tuo progetto d’amore che passa attraverso vie per noi spesso incomprensibili e dure.
Noi vorremmo che il tuo regno si realizzasse senza spargimento di sangue, senza dolore, sofferenza, sacrificio.
Purtroppo ci siamo abituati a chiederti di toglierci le croci di dosso, più che a dire sia fatta la tua volontà.
Quando l’arazzo lo vedi a rovescio ti sembra un grande pasticcio, pieno di nodi, di fili intrecciati.
Il disegno è un guazzabuglio di fili contorti, una negazione della bellezza.
Quando prego, Signore, vorrei salire molto in alto, sopra le montagne, sopra le nubi, vorrei raggiungere i tuoi occhi e il tuo cuore per vedere quello che vedi tu e non smarrirmi.
Perciò abbiamo bisogno ogni giorno di quel pane quotidiano, che è il pane del perdono, dell’amore che non si misura, quel pane che mi ricorda che nonostante i miei dubbi, le mie ribellioni, la mia poca fede, tu continui ad elargirmi a piene mani.
Se potessi percepire quanto è grande il tuo amore ti chiederei solo di non abbandonarmi quando sono tentata di negarlo, quando mi ribello e voglio fare di testa mia.

Il nome

s-giuseppe

” Tu lo chiamerai Gesù”(Mt 1,20)

Dare il nome è un compito importante e impegnativo perchè nel nome si realizza la storia, nel nome troviamo le tracce per scoprire il disegno di Dio su di noi.

A Giuseppe non fu concesso di scegliere il nome per questo figlio non suo, ma suo per la legge, ma gli fu suggerito in sogno dall’angelo.

” Lo chiamerai Gesù, colui che salva.”

E come poteva chiamarsi altrimenti?

I compaesani in seguito lo chiamarono figlio di Maria, del carpentiere, ma mai figlio di Dio, perchè Colui che salva è solo Dio e a Gesù non fu riconosciuta in vita questa prerogativa dai suoi.

La scelta del nome quindi è importante.

Anche a Zaccaria fu suggerito il nome da dare al figlio concepito in tarda età, tanto che gli tornò la voce quando lo scrisse su una tavoletta, una volta venuto alla luce dopo mesi di assoluto silenzio.

Era dventato muto perchè aveva messo in dubbio le parole dell’angelo.

Giseppe era un uomo giusto dice il Vangelo, ma secondo quale criterio?

Se lo giudicassimo con i nostri criteri certo che non ci verrebbe in mente di chiamarlo giusto, ma un po’ rimbambito, pensando all’età che poi l’iconografia ce l’ha fatta sempre immaginare avanzata.

Invece se Maria aveva 15/ 16 anni, lui ne aveva 23/24 che non si può dire siano tanti per un padre, un marito. Adesso a questa età troviamo solo bambini viziati che viono ancora attaccati alle gonne della madre e in casa del tutto dipendenti dalla famiglia d’origine senza rispettarne le norme , quando ci sono, per i vantaggi di cui continuano ad usufruire.

I genitori oggi mantengono i figli e li viziano e non li fanno crescere fino ad età matura e c’è da chiedersi se arriverà la maturazione, oppure i figli di questa generazione rimarranno eterni bambini.

Oggi è un giorno particolare perchè San Giuseppe non può non farci rcordare i nostri papà e quanto da loro abbiamo ricevuto.

Man mano che vado avanti e penso a mio padre mi rendo conto che mi ha plasmato, mi ha insegnato ad essere onesta, seria, rispettosa, mi ha con l’esempio della sua vita insegnato a vivere nella giustizia e nella verità, facendomi carico dei bisogni degli altri.

Lui era sempre in servizio, così chiamava il suo lavoro di ferroviere e si sarebbe potuto credere che quando era di riposo non lo fosse.

Ma il servizio a tempo pieno e gratuito era la famiglia.

Si ritagliava il tempo per leggere in ore impensate, quando nessuno aveva bisogno di lui e aveva fatto tutto quello che poteva fare per noi.

Voglio ringraziare il Signore perchè mi ha dato un padre giusto, un padre che si è assunto fino in fondo la responsabilità della sua famiglia di origine, e quella che poi lui si formò con mamma, da cui nascemmo noi quattro figli, a cui si aggiunse nonna, la madre di mia madre, che salvò dall’ospizio dove gli altri suoi quattro figli volevano metterla, offrendosi lui di prenderla in casa.

Papà mi ha dato radici forti e robuste, mi ha consegnato la fede, mentre stava per andarsene, mi ha dato il nome di sua madre che venerava,

Nonna Antonietta io non ricordo di averla avuta come educatrice, ma ho sperimentato quanti frutti buoni sono usciti dalla sua pianta. il migliore, mio padre.

Oggi papà ti voglio fare gli auguri.Chissà se in cielo ne hai bisogno!

Ma te li faccio lo stesso, perchè se ti manca una piccola spinta per entrare in paradiso, voglio contribuire a farti arrivare al più presto alla meta del tuo percorso.

Sono certa che non sei lontano e mentre scrivo mi viene in mente che i nomi che noi portiamo fanno riferimento a valori fondamentali e forti che ci hanno sostenuti in questo pellegrinaggio terreno.

A me hai dato il nome di tua madre, a Ida quello di nonna Ida la madre di mamma; a Nuccio , Martino quello di tuo padre che non hai fatto in tempo a conoscere, a Mariadina il nome della Madonna preceduto da quello di un altro componente la famiglia di origine.

Per te papà la famiglia era un punto saldo e ci hai trasmesso questo valore dal quale il Signore non ha permesso ci discostassimo.

Ho scoperto tardi che eri un uomo di preghiera, che avevi una fede salda, e ringrazio il Signore perchè l’abbiamo potuta condividere gli ultimi anni della tua vita.

Ogni cosa che di me so, me l’hai rivelata tu con le tue battute, il tuo sorriso, la tua ironia benevola, anche se solo ora ne sto pienamente prendendo coscienza.

Grata al Signore che mi ha affidato ad un padre siffatto, chiedo oggi a San Giuseppe di insegnare alle nuove generazioni che anche il Figlio di Dio ha avuto bisogno di un padre che gli desse un nome e gli trasmettesse la fede insieme alla madre

Non sprecate parole

Parole

 

” Signore insegnaci a pregare!” (Lc 11,1)

Non basterà una vita perchè impariamo a farlo, non con parole che escano dalla bocca, anche se sono di Dio, ma da un sentimento forte e stabile che alberga nel nostro cuore.
Quanti paternostri ho detto in vita mia, ma quanti me li sono dovuti sudare con una supplica incessante a Dio perchè lo sentissi Padre!
Perchè il problema sta tutto lì.
Un conto è pensare che hai davanti Dio, Essere perfettissimo,Creatore e Signore del cielo e della terra davanti al quale ti senti una pulce, polvere sulla sua bilancia, un niente, peccatore recidivo, nonostante le promesse, un conto che stai parlando con tuo Padre, che, per quanto rispetto gli voglia portare è uno con cui hai confidenza e non ti vergogni di essere quello che sei.
Un padre ama i figli a prescindere, anche se disubbidiscono ed è pronto ad aiutarli sempre, se si trovano in difficoltà ( i padri normali, non i deviati, che purtroppo ci sono).
Conciliare le due cose è molto difficile e se ci riuscissimo avremmo trovato la chiave per vivere il paradiso già su questa terra.
Ci sono notti che la prima parte di questa preghiera mi rimane così difficile che dico rosari di avemarie perchè Lei, la perfetta Figlia mi insegni l’abc della fede.
Come faccio a sentire Padre un Dio che permette tanti lutti, tante sofferenze, tanto disordine, tanta ingiustizia qui su questa terra?
Ad uno sguardo superficiale mi verrebbe da dire che è patrigno e che questa vita me la poteva risparmiare, visto che nessuno gliel’ha chiesta.
Quando ho queste tentazioni diaboliche guardo la stella e invoco Maria.
Per fortuna che il Signore mi ha dato un sacco in cui riporre tutti i suoi doni, un sacco che sta a me riempire con i grazie che spontaneamente mi salgono alla bocca per qualcosa che non è scontato, un’improvvisata, un guizzo, un bagliore, una luce nel buio della notte.
La vita all’uomo la dà la memoria. Ricordare tanti suoi benefici ti porta a sollevare lo sguardo al cielo e credere che i miracoli sono ancora possibili perchè Dio non si stanca di amare.
“Insegnaci a pregare” dicono i discepoli a Gesù dopo aver osservato la sua abitudine a ritirarsi solo in disparte e tornare con il volto trasfigurato.
Credo che sia andata proprio così, perchè altrimenti non ci sarebbe stata ragione di chiederglielo.
Ricordo che quando per la prima volta misi piede in una chiesa ciò che mi colpì fu il volto sereno e gioioso delle persone che stavano pregando.
Qualunque cosa avessero mangiato per essere così gioiosi, ricordo che pensai, doveva diventare il mio pane quotidiano.
E così fu.
Dacci ogni giorno il nostro pane, non quello degli altri, nè più nè meno del giusto.
Non vogliamo sottrarre a nessuno il necessario e se noi non ne siamo capaci, affidiamo a Dio di distribuire ciò di cui abbiamo bisogno in modo imparziale secondo la sua giustizia.
San Luca non dice di chiamare il Padre “nostro” come riportano gli altri evangelisti, forse per paura che ce ne appropriamo e non vogliamo condividerlo con nessuno, come fanno i bambini che non si sognano di prestare il papà e la mamma a chichessia.
Nostri sono invece i peccati come i debitori e non possiamo rivenderceli.
Se guardiamo bene l’aggettivo possessivo “tuo” è usato due volte per il nome e per il regno.
” Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno”

Il tuo nome, il tuo regno, non il mio o quello di chi si crede di essere Dio o pretende di darti consigli.
Perchè tu sei un Dio di pace, un Dio di giustizia, di perdono e di misericordia, venuto a salvarci dalla nostra salvezza.
Perchè tu sei PADRE.

“Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Salmo 85)

Padre nostro

Feto

” Chiedete e vi sarà dato” (Lc 11,9)

“Signore insegnaci a pregare” è la richiesta che i discepoli fanno a Gesù dopo averlo visto alla fine della sua preghiera appartata e silenziosa.
Non le sue parole hanno colpito i suoi discepoli ma probabilmente la luce del volto, la trasfigurazione che opera la vera preghiera.
Mi sono chiesta se io so pregare, se spreco parole, se seguo i consigli che Gesù ci dà per ottenere quello che vogliamo.
Non a caso il ” Chiedete e vi sarà dato” parte dal Padre Nostro. Perché se vuoi essere certo di ottenere quello che vuoi devi sapere a chi ti stai rivolgendo. E’ normale che lo si faccia per essere certi di essere esauditi.
Ce ne ho messo di tempo ma adesso prima di cominciare qualsiasi preghiera dico un rosario di Avemarie perché Maria, la figlia perfetta, la madre, la sposa mi aiuti a dire il Padre nostro, mi aiuti a sentire Padre quel Dio da cui spesso mi sento non ascoltata, non capita, abbandonata,
Solo quando lascio la mia terra e mi inoltro nel deserto, la scuola dove il desiderio si chiarifica, s’innalza la mia preghiera al Padre, il papà di tutti i papà, come lo chiama Giovanni, il mio nipotino, nella certezza di essere ascoltata.
Se con le parole che Gesù ci ha insegnato abbiamo detto “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” impegnandoci a perdonare chi ci offende e desiderando di non separarci mai da lui( Non abbandonarci nella tentazione) è naturale che veniamo accontentati in tutto ciò che ci serve( il pane quotidiano) per vivere la nostra vita, la nostra identità di figli di un unico padre e fratelli in Gesù.
Gesù non dice che Dio ci dà tutto quello che vogliamo perché la preghiera anche se nasce da un bisogno spirituale o materiale, certo è istintivamente preghiera di domanda, perché nasce da una mancanza, da un vuoto che vorremmo il Signore riempisse.
E si sa che il bisogno primario di ogni uomo è l’amore, l’amore di un padre e di una madre, di una famiglia che si prenda cura di Lui.
L’amore viene cercato in tutti i modi e i posti possibili da quando veniamo alla luce, ma anche prima, anche se inconsapevolmente, perchè è necessario per rimanere in vita e crescere e realizzare il progetto del nostro Creatore.
Oggi voglio pregare così.
Padre aiutami a vedere il tuo amore nelle vicende buie e dolorose della vita mia e di tutti i fratelli con i quali mi hai donato di fare questo santo viaggio, aiutami a non disperare quando le tue risposte tardano a venire, aiutami a cominciare ogni preghiera con il Padre Nostro.

Il Dio di Gesù Cristo

misericordia

“Le folle erano stupite del suo insegnamento” (Mt 7,28).

Da un lato ci viene presentata l’immagine di un Dio che ci ama a prescindere, ci perdona non 7 ma settanta volte sette, che non chiede nulla in cambio perché è misericordioso, lento all’ira e ricco di compassione, dall’altra c’è Gesù che ci spaventa con le conseguenze del nostro agire quando prescindiamo dalla volontà di Dio.
Dio ci ama ma non permette che facciamo quello che ci piace, che ci fa comodo, che va contro i suoi interessi che sono poi i nostri.
Insomma dobbiamo comportarci bene per guadagnarci il paradiso, parola che sicuramente non è appropriata per qualcosa che senza merito già ci è stato dato.
A pensarci sembra un rebus, perché da una parte sembra tutto facile e scontato per via del sacrificio di Gesù, figlio di Dio, dall’altro non è per niente certo che in quel luogo ci andiamo tutti, se non facciamo la volontà di Dio.
Una fede, la nostra impegnativa, difficile, che non fa sconti, che non si costruisce un Dio a propria immagine e somiglianza come predicano le nuove dottrine della new age e similari.
Il Dio di Gesù Cristo è prima di tutto Padre, non dobbiamo dimenticarlo.
Gesù è venuto a mostrarci il suo volto e a toglierci la trave nell’occhio perché lo riconoscessimo nella nostra vita sfigata, nei nostri fallimenti, nei no ai nostri desiderata, sforzi, sacrifici inutili.
Per questo ci ha insegnato il Padre nostro per non sprecare parole quando ci rivolgiamo a Lui.
Non è facile dire questa preghiera con il cuore e non solo con le labbra. Non serve dirla tutta d’un fiato, perché è un esercizio inutile e fa perdere tempo.
Quando ci ritiriamo nella nostra stanza interiore o quando ne usciamo per svolgere le nostre abituali attività la fede ci dice che c’è un Padre che ci ha creato, che siamo suoi, che sa di cosa abbiamo bisogno, che non ha chiesto sconti per riscattarci dal maligno e farci tornare a casa.
Ci accompagni la stupenda e consolante immagine di questo Dio di Gesù Cristo, che veglia su di noi quando siamo svegli e quando dormiamo e che non permette a nessuno di farci del male, contro la nostra volontà e cerca in tutti i modi di evitare che ci facciamo del male seguendo i nostri istinti.
Fare la volontà di Dio è costruire la casa sulla roccia, perché noi siamo la casa destinata ad accogliere lo Sposo.