“Dio creò l’uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza (Gn 1,27)

S. Giuseppe lavoratore
Festa
“Dio creò l’uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza “
“Vide quanto aveva fatto e disse che era cosa molto buona. Sesto giorno”
“Non è questi il figlio del carpentiere?”
“Tu fai tornare l’uomo in polvere”
“Insegnaci a contare i nostri giorni”.

Signore Dio dell’universo, Padre, Redentore, Creatore e Signore di tutte le cose esistenti visibili e invisibili, insegnaci a contare i nostri giorni, a rendere conto del nostro operato, a dare importanza al tempo che tu ci doni.
Signore mio Dio, fa’ che io apprezzi ogni momento di questa vita, anche quando vorrei bypassarla, quando vorrei fuggire lontano perché ne ho paura.
Signore mio Dio solo con te è possibile vivere il limite della povertà, della malattia, dell’età, dell’essere maschio e femmina distinti gli uni dagli altri, il limite del non saper rispondere alla tua chiamata, di non aver fiducia in te abbastanza, non avere fiducia nell’uomo, nella donna che ci hai messo accanto, limite del non fidarci se non di noi stessi.
Signore tu ci hai creato, noi siamo tuoi, gregge del suo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento e ci sazi con miele di rocca.
Apri la nostra mente, donaci la tua intelligenza per penetrare i misteri del regno, per guardare le cose con i tuoi occhi, per amare con il tuo cuore.
Tu Signore hai creato tutto ciò che ci circonda.
Tu prima che venisse alla luce, hai amato l’opera delle tue mani.
Come uno scultore, un artigiano hai impastato la terra e ne hai fatto l’uomo a tua immagine, guardandoti allo specchio della Santissima Trinità.
Ti sei guardato, datore di vita, e l’hai soffiata su Adamo il terrestre donandogli la tua vita immortale.
Hai messo in noi il germe, il motore che ci avrebbe portato a te Signore mio Dio.
Lo spirito è venuto a fecondare Maria perché il nuovo Adamo non fosse figlio della terra ma venisse dalla tua vita palpitante.
Ti lodo Signore ti ringrazio per questo tuo progetto d’amore, ti benedico per questo tempo che ancora mi doni per crescere, per conoscerti, per amarti meglio.
Grazie Signore perché mi aspetti, mi accompagni, sei sempre vicino e rispondi di me al nemico e mi difendi per tenermi al riparo dalla morte.
Grazie mio Dio, per questa notte passata senza dolore, per questo riposo dopo tante notti di veglia e di battaglie estenuanti.
Grazie Signore perché in te ho confidato, te ho chiamato con tua madre e i tuoi santi per avere l’aiuto e non morire di paura.
Quanti guadi di morte, quanti abissi profondi, Signore mi hai fatto superare prendendomi in braccio, sollevandomi sulle tue ali!
Se non avessi te non sarei nulla, i miei giorni contati per tornare nella polvere da dove sono venuta.
Ma io continuo a confidare in te ora che il mio corpo è innestato al tuo albero e nel mio corpo scorre il tuo sangue..
Ci sarà un giorno in cui tutto questo avverrà senza dolore, senza sofferenza, nella gioia e nel desiderio sempre vivo di essere un cuore solo e un’anima sola con te e i fratelli.
Qui su questa terra che mi hai dato di coltivare la vita è dura, dura la roccia su cui passare l’aratro, duro invalicabile il muro che spesso ci divide.
Se tu Signore non ci metti il dito, se tu non continui a creare nuove opportunità di relazioni feconde, non possiamo realizzarci, non possiamo avvicinarci alla fonte, non possiamo Signore vivere in eterno.
Oggi è festa perché la Chiesa ricorda San Giuseppe lavoratore.
L’identità a Giuseppe la dà il lavoro, non l’essere lo sposo di Maria, né il tuo padre putativo.
Anche allora all’uomo l’identità e la dignità la dava il lavoro.
“Chi non lavora neppure mangi” c’è scritto.
Quanti oggi hanno perso il lavoro, quanti espatriano per cercarlo lontano dalla propria terra, quanti pur volendolo non lo trovano.
Signore il nemico vuole distruggere la tua immagine, colpendo al cuore la tua creazione nella relazione tra l’uomo e la donna, tra l’uomo e il creato, tra l’uomo e te che sei il Creatore.
Rompendo, infrangendo lo specchio noi vediamo il buio Signore e siamo nel buio.
Anche tu Signore hai lavorato, così è scritto, per creare quello che ci hai consegnato, affidato.
L’uomo e la donna sono usciti dalle tue mani.
Artefice sommo ci ricordi che il lavoro manuale è sopra ogni altra attività umana.
Con le dita ci hai plasmato, con le mani hai toccato e guarito tanti Signore .
Fa che torniamo ad apprezzare ciò che sembra vergognoso: i lavori manuali.
Signore fa’ che apriamo gli occhi a ciò che abbiamo senza dover cercare lontano ciò che abbiamo vicino.
Signore insegnaci a vivere secondo i tuoi precetti, ad amare come tu ci hai amato a non disprezzare nulla di quanto ci hai affidato, considerandolo sempre come dono da vivere con te per te e in te.

“Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo” ( Ef 1,13)

Meditazioni sulla liturgia di
Venerdì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario
“Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo” ( Ef 1,13)
“Tu mi appartieni”( Is 43,1) le parole che mi vengono in mente  leggendo  il passo della lettera agli Efesini che la liturgia oggi ci propone.
” Questa è mia, guai a chi me la tocca!” , disse mio padre, quando nacqui, nonostante fossi nera e bruttissima, parole che ancora oggi mi riempiono di felicità, che assomigliano molto a quelle pronunciate da Dio.
Sicuramente Dio era consapevole che, pur avendoci pensati belli, non lo saremmo stati, che la libertà avrebbe potuto portarci lontano da Lui, fino a rifiutarlo, rinnegarlo, mandarlo a morte.
Ogni genitore, quando concepisce un figlio non credo metta in conto questa possibilità, perchè è sicuro che l’amore che nutre per il figlio è garanzia che non si allontani mai da casa, da Lui, che gli risponda e gli corrisponda.
Ma le cose sappiamo non vanno così e spesso i figli ci fanno disperare perchè vogliono fare di testa loro.
I genitori tengono duro, ma può accadere che si stanchino di amare senza essere per niente ricambiati e abbandonano i figli al loro destino, anche se con grande dolore.
Questo accade ai genitori cosiddetti normali, che scelgono di mettere al mondo un figlio per rendere più perfetta la loro unione coniugale.
Poi ci sono quelli che i figli li fanno per sbaglio, ma poi si affezionano a loro e per loro darebbero la vita.
E poi ci sono quelli che li abortiscono quando non sono come li vorrebbero, quando vengono troppo presto o troppo tardi o con il partner sbagliato.
Dio è Padre, con la P maiuscola e di tutti i comportamenti umani uno solo vedo simile a quello  a cui ho fatto riferimento all’inizio, quello che non solo a parole ma con i fatti ama a prescindere.
“Tu sei mia, mi appartieni… ti farò mia sposa per sempre” troviamo scritto.
Cos’è il suggello dello Spirito?
E’ ciò che ci unisce a Dio che non ci molla perchè prima della creazione ci ha scelto, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi, per opera del Figlio.
Gesù che era nel Padre da sempre è la garanzia della nostra salvezza.
L’amore che lega il Padre al Figlio, fa sì che il progetto di Dio si realizzi nella comunione e nell’unità dello Spirito.
Cristo Gesù che non ritenne tesoro geloso essere Dio, si fece uomo per salvarci ed essere capaci di rispondere, corrispondere, sposi per sempre del nostro Creatore.
A volte ho pensato, cacciandolo dalla mente, perchè mi sembrava una bestemmia, al fatto che Dio per primo ha fatto la fecondazione eterologa.
Ieri durante l’elevazione ho pensato che non era così.
Maria,  la prima dei salvati, è la prima che ha risposto a Dio amandolo come lui ci ama.
Maria è stata scelta da Dio per essere fecondata dallo Spirito, perchè era già sposa di Dio Padre, in quanto era in intima e continua connessione d’amore con Lui.
Maria è la Sposa dello Spirito Santo, ma poi anche di Gesù, passando attraverso l’educazione del Padre a cui ha risposto sempre: “Si faccia di me secondo il tuo volere.”
Si può essere poligami quando l’Amore ha un solo significato, quello del dono incondizionato di sè.

” Seguimi!” (Mt 8,22)

” Seguimi!” (Mt 8,22)
 
” Per questo l’uomo abbandonerà sua madre e suo padre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola”.
(Gn 2,24).
Chissà perché leggendo il Vangelo oggi mi è venuto in mente questo passo della Scrittura, dove si parla del taglio radicale che comporta il matrimonio tra un uomo e una donna innamorati.
Quando nel giorno più bello per due l sposi viene letta questa parola nessuno si scandalizza, perché è normale che l’amore abbia la priorità su tutto, quando fai esperienza di paradiso, attraverso la relazione che si instaura nel periodo del fidanzamento.
La coppia fa esperienza di Dio, di eternità, di infinito, di uno e distinto, di comunione, di trascendenza, quando gli occhi e il cuore sono solo per l’altro.
Come non pensare che questa situazione iniziale non duri all’infinito?
Come dubitare che sia possibile lasciare il padre e la madre non solo fisicamente, anteponendo a loro le esigenze della famiglia nuova che ti accingi a formare?
Eppure accade che ben presto la meraviglia dell’inizio, lo straordinario assaggio di ciò che sarà lo straordinario, irripetibile, eterno pranzo di nozze, dove il vino non verrà mai a mancare, vengono dimenticati, e la routine logora le buone intenzioni, i sogni, le speranze, l’euforia iniziale.
Il giardino dimentichiamo di annaffiarlo, concimarlo, prendecene cura, anteponendo alla fedeltà promessa nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, interessi, desideri, persone, cose che niente hanno a che vedere con l’altro a cui pensavamo di volere un mondo di bene.
Sono gli amori a termine che ci fanno perdere di vista l’autenticità e la verità, ma soprattutto la fattibilità di ciò che Gesù ci chiede.
Seguirlo anteponendolo a qualsiasi interesse, persona, gioia o dolore.
Sembra assurdo ciò che ci chiede, ma forse un frammento di verità lo possiamo sperimentare anche nel rapporto che si instaura tra madre e figlio, madri normali, dico, madri che amano i figli a prescindere da ciò che dicono, fanno, a prescindere dalla risposta alle loro attenzioni, preoccupazioni, cura.
Quando un figlio ha bisogno di te non ti preoccupi di sbrigare prima le cose che ritieni più urgenti, non ti preoccupi di salutare nè di partecipare al funerale di chicchessia.
Se tuo figlio è malato corri al suo capezzale, se ha bisogno del tuo aiuto lasci tutto e corri da lui.
Gesù sa che siamo capaci di grandi sacrifici se amiamo.
Gesù rivendica a se tutte le attenzioni che siamo soliti dare per un periodo di tempo più o meno prolungato a persone a cui ci sentiamo intimamente legate, di cui siamo innamorate.
Quando Gesù parla così sembra che ci voglia togliere qualcosa per mettersi avanti e condizionare tutte le nostre scelte future, la nostra volontà, la nostra felicità.
Il Vangelo letto superficialmente sicuramente non ci tocca il cuore, non ci cambia nel profondo, non ci apre ad una felicità più piena e duratura.
Gesù vuole che lo seguiamo fidandoci di lui, perché vuole qualificare i nostri amori, qualificare le nostre scelte, rendere perfette le nostre relazioni sì che siano feconde e vitali.
In Lui troveremo tutte le nostre sorgenti, ad esse ci abbevereremo e mai moriremo di sete anche se ci troveremo ad attraversare deserti sconfinati di incomprensioni, non risposte, silenzi e rifiuti da parte di quelli che abbiamo amato, quelli a cui abbiamo dato tutto il nostro cuore.
E’ Lui che ci insegna ad aprire le braccia, a portare il nostro piccolo pezzo di legno dietro a Lui, perché il nostro amore imperfetto inchiodato alla croce diventi un abbraccio per tutta la vita a tutti quelli che in Lui sentiamo fratelli, figli di un unico Padre a cui siamo con il Suo aiuto chiamati a rispondere, perchè in noi si compia il Suo progetto di vita, di gioia, di amore senza confini.

Il nome

s-giuseppe

” Tu lo chiamerai Gesù”(Mt 1,20)

Dare il nome è un compito importante e impegnativo perchè nel nome si realizza la storia, nel nome troviamo le tracce per scoprire il disegno di Dio su di noi.

A Giuseppe non fu concesso di scegliere il nome per questo figlio non suo, ma suo per la legge, ma gli fu suggerito in sogno dall’angelo.

” Lo chiamerai Gesù, colui che salva.”

E come poteva chiamarsi altrimenti?

I compaesani in seguito lo chiamarono figlio di Maria, del carpentiere, ma mai figlio di Dio, perchè Colui che salva è solo Dio e a Gesù non fu riconosciuta in vita questa prerogativa dai suoi.

La scelta del nome quindi è importante.

Anche a Zaccaria fu suggerito il nome da dare al figlio concepito in tarda età, tanto che gli tornò la voce quando lo scrisse su una tavoletta, una volta venuto alla luce dopo mesi di assoluto silenzio.

Era dventato muto perchè aveva messo in dubbio le parole dell’angelo.

Giseppe era un uomo giusto dice il Vangelo, ma secondo quale criterio?

Se lo giudicassimo con i nostri criteri certo che non ci verrebbe in mente di chiamarlo giusto, ma un po’ rimbambito, pensando all’età che poi l’iconografia ce l’ha fatta sempre immaginare avanzata.

Invece se Maria aveva 15/ 16 anni, lui ne aveva 23/24 che non si può dire siano tanti per un padre, un marito. Adesso a questa età troviamo solo bambini viziati che viono ancora attaccati alle gonne della madre e in casa del tutto dipendenti dalla famiglia d’origine senza rispettarne le norme , quando ci sono, per i vantaggi di cui continuano ad usufruire.

I genitori oggi mantengono i figli e li viziano e non li fanno crescere fino ad età matura e c’è da chiedersi se arriverà la maturazione, oppure i figli di questa generazione rimarranno eterni bambini.

Oggi è un giorno particolare perchè San Giuseppe non può non farci rcordare i nostri papà e quanto da loro abbiamo ricevuto.

Man mano che vado avanti e penso a mio padre mi rendo conto che mi ha plasmato, mi ha insegnato ad essere onesta, seria, rispettosa, mi ha con l’esempio della sua vita insegnato a vivere nella giustizia e nella verità, facendomi carico dei bisogni degli altri.

Lui era sempre in servizio, così chiamava il suo lavoro di ferroviere e si sarebbe potuto credere che quando era di riposo non lo fosse.

Ma il servizio a tempo pieno e gratuito era la famiglia.

Si ritagliava il tempo per leggere in ore impensate, quando nessuno aveva bisogno di lui e aveva fatto tutto quello che poteva fare per noi.

Voglio ringraziare il Signore perchè mi ha dato un padre giusto, un padre che si è assunto fino in fondo la responsabilità della sua famiglia di origine, e quella che poi lui si formò con mamma, da cui nascemmo noi quattro figli, a cui si aggiunse nonna, la madre di mia madre, che salvò dall’ospizio dove gli altri suoi quattro figli volevano metterla, offrendosi lui di prenderla in casa.

Papà mi ha dato radici forti e robuste, mi ha consegnato la fede, mentre stava per andarsene, mi ha dato il nome di sua madre che venerava,

Nonna Antonietta io non ricordo di averla avuta come educatrice, ma ho sperimentato quanti frutti buoni sono usciti dalla sua pianta. il migliore, mio padre.

Oggi papà ti voglio fare gli auguri.Chissà se in cielo ne hai bisogno!

Ma te li faccio lo stesso, perchè se ti manca una piccola spinta per entrare in paradiso, voglio contribuire a farti arrivare al più presto alla meta del tuo percorso.

Sono certa che non sei lontano e mentre scrivo mi viene in mente che i nomi che noi portiamo fanno riferimento a valori fondamentali e forti che ci hanno sostenuti in questo pellegrinaggio terreno.

A me hai dato il nome di tua madre, a Ida quello di nonna Ida la madre di mamma; a Nuccio , Martino quello di tuo padre che non hai fatto in tempo a conoscere, a Mariadina il nome della Madonna preceduto da quello di un altro componente la famiglia di origine.

Per te papà la famiglia era un punto saldo e ci hai trasmesso questo valore dal quale il Signore non ha permesso ci discostassimo.

Ho scoperto tardi che eri un uomo di preghiera, che avevi una fede salda, e ringrazio il Signore perchè l’abbiamo potuta condividere gli ultimi anni della tua vita.

Ogni cosa che di me so, me l’hai rivelata tu con le tue battute, il tuo sorriso, la tua ironia benevola, anche se solo ora ne sto pienamente prendendo coscienza.

Grata al Signore che mi ha affidato ad un padre siffatto, chiedo oggi a San Giuseppe di insegnare alle nuove generazioni che anche il Figlio di Dio ha avuto bisogno di un padre che gli desse un nome e gli trasmettesse la fede insieme alla madre