“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mt 7,19)

MISERICORDIA

sabato della II settimana di Quaresima
Letture : Mi 7, 14-15. 18-20; salmo 102; Lc 15, 1-3.11-32
ore 7.44

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mi 7,19)

Signore tu sei un Dio fedele, sempre. Purtroppo noi non ce ne accorgiamo, perchè pensiamo che tutto ci sia dovuto e che è scontato tutto ciò che gratuitamente da te riceviamo ogni giorno.
” Dacci oggi il nostro pane quotidiano!” diciamo nel Padre nostro, anche se non dimentichi di darci il tuo pane anche se non te.
Come potrebbe un Padre dimenticare di dare il cibo ai propri figli?
Tu ci educhi a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, perchè ci siamo dimenticati che la gratitudine, il grazie è la risposta ad un beneficio ricevuto di cui si prende coscienza.
Il cammino quaresimale è un percorso per mettere a fuoco ciò che è essenziale per noi e da chi ci viene elargito gratuitamente.
Il deserto ci aiuta a uscire dallo scontato, ci mette in comunicazione con te che sei datore di doni, con te che non ci hai mai abbandonato, di te che aspetti che ci accorgiamo di quanto ti dobbiamo, di quanto senza meriti usufruiamo.
La Quaresima è bella, è un periodo straordinario dell’anno perchè ci apre alla gioia e alla gratitudine verso te che ci hai creato per amore e ci hai chiamato all’amore, non quello del mondo che si basa su un tornaconto personale effimero e di breve durata, ma un amore che abbatte tutti i muri di divisione che separano gli uomini e li rinchiudono nei loro appartamenti.
Straordinaria la lezione che ci dai con questa parabola dove non ci colpisce tanto il peccato del fratello scialacquone o l’invidia del fratello giusto, quanto la tua gioia nel riaccogliere nella tua casa chi se ne era allontanato.
Mi vedo, mi riconosco nel figliol prodigo che ha dilapidato tutte le tue ricchezze per vivere senza condizionamenti lontano dalla tua casa.
E’ accaduto quando ho pensato, sposandomi, che finalmente potevo disporre del tempo e del denaro come più mi piaceva e mi potevo scegliere gli amici da invitare o da frequentare senza passare al vaglio del sì di mio padre.
” Fino a quando vivrai sotto questo tetto, dovrai sottostare alle mie regole” diceva mio padre anche dopo che avevo cominciato a lavorare e a riportare soldi a casa.
Pensavo, mi illudevo che la libertà si compra con il denaro, ma mio padre non me lo permise.
Così decisi di andarmene e feci l’esperienza della libertà che mi fece entrare nel deserto e mi educò a non dare niente per scontato.
Tu Signore agivi attraverso i genitori che mi hai donato, mi parlavi in parabole che io non capivo o non volevo capire.
Oggi il mio pensiero va ai miei genitori che, attraverso i loro comportamenti, mi hanno parlato di te, mi hanno testimoniato te, Signore mio Dio.
Voglio ringraziarti per loro che, quando mi ammalai, appena sposata, non si formalizzarono alle modalità del mio allontanamento, ma corsero al mio capezzale e si presero cura di me e della mia famiglia da poco arricchita dalla nascita di un figlio.
Le regole dell’amore valgono dentro e fuori la casa e non si comprano con uno stipendio ragguardevole.
La Quaresima dovrebbe durare tutta la vita per scoprire i tesori nascosti sotto la sabbia del deserto.


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” Ne mangeranno e ne faranno avanzare” (2Re 4,43)

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” Ne mangeranno e ne faranno avanzare” (2Re 4,43)
Molto spesso Signore ci alziamo da tavola sazi, colmi, nauseati di cibo che questa civiltà consumistica ci propone in tutte le salse, in tutte le sue mistificazioni.
Un tempo, quando eravamo poveri davvero, non era così.
Ci mancava sempre qualcosa e il nostro pensiero, alzati da tavola, era che arrivasse presto la sera per sederci e riempire lo stomaco.
Molti oggi fanno l’esperienza del digiuno, perchè la fame nel mondo e nelle case esiste, eccome! ma noi stiamo alla larga dai poveri, e ci teniamo stretto quel poco o quel tanto che abbiamo con la scusa che a malapena basta per noi, per i nostri figli, per la nostra vecchiaia.
Facciamo fatica a pensare, noi che abbiamo una modesta ma sicura pensione, che sarebbe giusto e opportuno privarci di qualche cosa per persone che neanche conosciamo, fatta eccezione delle grandi catastrofi che con un SMS ti metti a posto la coscienza.
Un giorno Giovanni mi chiese chi erano i poveri e dove poteva trovarli.
Mi ha lasciato spiazzata, perchè in effetti nella nostra cerchia di parenti ed amici non c’è nessuno che muore di fame, nonostante la crisi.
Se si eccettuano i questuanti davanti alle chiese, ai supermercati e ai semafori, per me che mi sposto solo su ruote o rotelle, non saprei come incontrare e far del bene ad un povero.
Ricordo con nostalgia il tempo in cui non avevamo problemi a tenere aperta la porta di casa e la naturalezza con cui mamma condivideva con il povero di turno il nostro pasto frugale, coinvolgendoci tutti in quella azione del tutto naturale che noi vivevamo come una festa.
A Giovanni, non potendo farglieli vedere dal vivo, ho cercato su Internet le foto di bambini denutriti, con la pelle attaccata alle ossa, la pancia gonfia, la faccia piena di insetti anche loro in cerca di cibo.
Ma le foto anche se ti commuovono, non ti fanno cambiare posizione, perchè quella gente è lontana e chi la conosce e come raggiungerla?
Se ti avanza un po’ di minestra o un pezzo di pane non puoi certo organizzare un volo per portarli a destinazione per chi ne ha bisogno.
Così la televisione i giornali ci fanno sentire la povertà come problema a cui non possiamo noi porre rimedio, problemi dei grandi, degli stati, dei governanti, dei magnati di turno.
Certo è che il miracolo della moltiplicazione dei pani non è un invenzione dei 4 evangelisti e San Giovanni addirittura, a differenza degli altri, ne ricorda due.
San Giovanni è quello che descrive poco i miracoli e, se questo ce lo ripete due volte avrà avuto i suoi buoni motivi.
Non dimentichiamo che è vissuto alla scuola di Maria, una volta che il Maestro Gesù è tornato in cielo e Maria, come tutte le mamme e le nonne ripetono spesso i fatti salienti della vita di chi ha lasciato un segno nel loro cuore.
Dunque oggi San Giovanni ci dà la sua versione dei fatti.
Gesù sale sulla montagna, vuole rimanere solo con i suoi discepoli, è stanco, umanamente comprensibile dopo tanto camminare, parlare, agire.
Ma la sosta è breve, perchè la folla ha fame e sete di Lui e lo raggiunge.
Gesù si chiede (è vero uomo non dimentichiamolo), dove poter andare a comprare il pane per una folla così numerosa.
Chiede dove, non si pone il problema con quali soldi.
Gesù cerca il luogo dove è nascosto il tesoro.
Già perchè ognuno di noi ha un tesoro nascosto di cui magari non è neanche consapevole, oppure lo sa e se lo vuole tenere tutto per sè.
Ai discepoli il compito di far venire alla luce ciò che è nascosto e che passa inosservato.
Quante cose abbiamo a cui non diamo importanza, perchè sono scontate, perchè sono nostre, perchè non c’è nessuno che ce le faccia vedere.
Gesù ha bisogno di luoghi dove trovare il pane, il cibo da dare alle folle affamate, ha bisogno di discepoli che comincino a svuotare le proprie tasche ad aprire le loro borse, a dare il buon esempio perchè altri siano portati a fare comunione, a mettere in comune quello che hanno.
Gesù benedice quel poco che durante la celebrazione eucaristica riusciamo ad offrirgli, se ci riusciamo, tra caldo, sbadigli e fretta di tornarsene a casa o al mare o in montagna per chi è in vacanza.
Noi da tempo non andiamo in vacanza per cui dalla televisione apprendiamo che si sono accorciate un po’ per tutti, ma questo non significa che non riusciamo a gustare più e meglio quel pane e quel pesce che ogni giorno il Signore moltiplica per noi e siamo contenti.
In fondo la vacanza è un vivere la mancanza di qualcosa per apprezzare più e meglio ciò che qui e ora Dio ci sta donando.
Il luogo dove trovo il pane è su questo terrazzo a cui il vento ha divelto il tendone, assolato il pomeriggio, straordinariamente fresco e accogliente nelle prime ore del mattino, un terrazzo che sembrava non servisse più a nessuno perchè i bambini si sono fatti grandi e usano il loro che è più bello, più grande e costruito da poco per allargare la loro casa.
Chi l’avrebbe detto che questo era il luogo che Gesù cercava per donarmi la Sua Parola?
Penso a quello che oggi gli avrei offerto.
Mi è venuto in mente tutto ciò che non amo e che non benedico: persone, malattie, ostacoli, sacrifici, rifiuti, povertà, ricalcoli.
Nella lettera agli Efesini (Ef 4,1-6) San Paolo oggi ci dice:
“Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.”
Il miracolo della moltiplicazione dei pani allora può essere possibile e rinnovabile ogni volta che al Signore diamo da benedire ciò che noi non siamo capaci di fare, di apprezzare, di riconoscere come dono.
Gesù cambia la maledizione in una benedizione e i primi a beneficiarne siamo noi che possiamo gratuitamente e spontaneamente condividere con gli altri ciò che abbiamo.

” Quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? ” (Dt 4,7)

” Quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? ” (Dt 4,7)

Spesso Signore ho pensato che non eri così vicino quando ti invocavo, lo sai.Ma tu conosci il cuore e sai di cosa abbiamo bisogno. Certo che dobbiamo essere preparati ad attendere le tue risposte, a rimanere saldi nella fede perchè tu sei un Dio fedele e non dimentichi i figli che sono usciti da te, che tu hai creato con la parola e con la terra, con lo spirito e con la polvere del suolo.
Ci hai fatti a tua immagine Signore e questo è il sigillo che nessuno può cancellare.
Il tuo sogno, il tuo desiderio di padre è quello che ti somigliamo, ma tu sai che da soli non possiamo farcela.
E poi per somigliarti dobbiamo conoscerti e non basta una vita per smettere di sorprenderci con le tue incursioni, i tuoi rimedi, le tue benedizioni che spesso entrano rompendo i vetri.
Tu sei un Dio fedele, un Dio che continua a benedire anche quando sarebbe il caso di mandarci all’inferno e toglierci di mezzo senza appello, senza aspettare la nostra conversione.
Tu vuoi che collaboriamo con te a realizzare il tuo sogno di somigliarti.
Gli uomini sognano sempre che i figli siano o uguali a loro o migliori, anzi pretendono che lo diventino, per vantarsene ed essere di loro orgogliosi, come se dipendesse tutto dal loro desiderio.
Certo che tu non puoi desiderare qualcosa di irrealizzabile, perchè sei Dio, l’essere perfettissimo, creatore e Signore di tutta la terra.
Se non possiamo creare però ci hai dato la possibilità e la capacità di procreare, di dare vita al mondo attraverso lo spirito e la carne con cui ci hai fatti.
Tu vuoi che a noi si riveli sempre più nitida l’immagine che tu hai messo come sigillo nel nostro cuore, un’immagine che susciti in noi la nostalgia dell’infinito, dell’eterno, incorruttibile bene.
Tu Signore vuoi che non ci facciamo un dio a nostra immagine e somiglianza, che prendiamo coscienza di quanto siamo lontani dalla verità quando ti attribuiamo i nostri pensieri, i nostri pregiudizi, le nostre logiche.
Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?
Tu vuoi Signore prenderci per mano e ci inviti a fare silenzio e ad ascoltare ciò che tu ci dici attraverso la parola da te ispirata.
E’ bello straordinario questo processo graduale di conoscenza, una scuola la tua che io frequento senza sentirne il peso, come accadeva quando dovevo prendere il famoso lasciapassare per aver assicurato il pane per tutta la vita.
Non mi è mai piaciuto studiare, anzi odiavo farlo, ma l’obiettivo era troppo importante per me che non valesse quel sacrificio.
Oggi tu mi chiami alla scuola dell’amore dove non ci sono compiti imposti, ma solo verifiche di quanto tu abbia ragione a dirigere i nostri passi sulla via della vita. “vi darò un cuore nuovo, vi toglierò il cuore di pietra e i darò un cuore di carne….” le parole su cui oggi voglio meditare e sulle quali pregare, per me, per i miei cari, per tutti quelli che mi hanno preceduto, per tutta la chiesa, per tutto il mondo.
Abbiamo bisogno Signore di te, del tuo cuore di carne, l’immagine che tu ci hai consegnato a cui assomigliare.
Il tuo cuore Signore sia il nostro rifugio, la nostra casa, il tuo cuore si fonda con il nostro, perchè il trapianto del bene sconfigga il male che c’è dentro di noi.
Siamo ancora tanto distanti dalla perfezione! Quanto pecchiamo ancora senza rendercene conto, quanto cammino ancora per vedere riflessa in modo nitido la tua immagine in noi!
Dacci oggi Signore il tuo amore quotidiano, perchè anche noi possiamo amare come tu ci comandi, riempi le nostre piccole brocche di Spirito Santo, perchè possiamo darne a chi ce ne chiede, dilata, rattoppa, trasforma questi contenitori rovinati dall’incuria, dall’ignoranza, dalla pigrizia, dall’ingordigia, dall’egoismo e da tutti i vizi da cui non siamo esenti sì che possiamo diventare canali di bene, di grazia, polle di acqua sorgiva nel deserto delle nostre città delle nostre relazioni parentali, amicali, ecclesiali.
Aiutaci Signore a servirti, perchè la nostra vita non abbia mai fine e viviamo sempre con te che sei nostro Padre, il nostro Creatore e Salvatore.
Di nessuno fa’ che ci facciamo un’immagine precostituita, un simulacro di pietra, imbalsamato.
Insegnaci Signore a vivere accogliendo, ascoltando, accompagnando la crescita di ogni uomo dal seme al frutto. soprattutto aiutaci a farti spazio perchè tu in noi possa crescere e manifestare la tua gloria che è grazia, è benedizione è vita per ognuno e per tutti.
Grazie Signore perchè sei sempre connesso, perchè non dobbiamo pagare per la rete che si estende fino ai confini della terra con un segnale che è potente ed efficace in qualsiasi posto ci troviamo, in una stalla o in una reggia, sulla poltrona del presidente o nell’erba del mio giardino.
Grazie Maria perchè mi garantisci che niente è impossibile a Dio e che fare la sua volontà è solo preparazione alla festa.