Quale Dio è come te?

SFOGLIANDO IL DIARIO…

Misericordioso e pietoso è il Signore”(Salmo 102)

7 marzo 2015
Non c’è che dire Dio ci stupisce sempre, con le sue soluzioni inaspettate e non proprio canoniche.
La parabola del padre misericordioso che un tempo chiamavamo del figliol prodigo, ci disorienta per il modo con cui questo genitore educa il figlio che non ci sembra poi tanto pentito dei suoi errori, quanto spinto a riconoscerli per suo esclusivo vantaggio.
Quando hai fame, hai sete, non hai un tetto che ti ripari, quando sei costretto a fare un lavoro da bestia per sbarcare il lunario senza trarre vantaggi per la tua vita, senza salute, amici, decoro, relazioni, è normale tornare sui propri passi, ricordando la casa di tuo padre dove non ti mancava niente.
Quanti di noi, io per prima, non tornano a casa, non si rivolgono a Dio per orgoglio, perchè non riescono a perdonarsi il fatto di essersi così tanto allontanati da Lui e aver dilapidato tutte le sostanze che generosamente ci aveva dato.
Questo figlio non è pentito, ma riconosce di aver sbagliato, allontanandosi da casa.
Il primo passo della conversione è desiderare quello che si è perso allontanandosi da Dio e riconoscere che l’inferno non l’ha creato Dio per la nostra dannazione, ma ce lo creiamo noi, quando ci allontaniamo dalla fonte della vita.
Per anni mi sono rifiutata di chiedere a Dio la guarigione, mi sono rifiutata di rivolgermi a Lui, perchè, dicevo, che non è giusto che uno si ricordi di Lui quando è nel bisogno.
“Quando sarò guarita pregherò” rispondevo a quelli che mi volevano convincere del contrario e ci fu una persona che esclamò: “Quanta superbia!”.
Parole che non capii, perchè a me non è mai piaciuto usare le persone, figuriamoci Dio!
Dicevo all’inizio che Dio ci sconvolge con i suoi comportamenti e agisce molto meglio di quanto noi sappiamo fare o pensare.
Certo è che per fare esperienza di quanto grande sia la sua misericordia devi toccare il fondo, perchè quando l’orgoglio non ti serve a procurarti il cibo necessario per vivere, gli amici, il denaro, la salute, gli affetti, abbassi la testa e tendi la mano.
Così è avvenuto per me che, strada facendo, ho fatto esperienza di quanto conti poggiare sulle forze, sulla grazia di Dio per affrontare qualunque nemico.
Dio è in ciò che ci manca, ho letto da qualche parte ed è straordinariamente vero.

La giornata di ieri, se la racconto è da incubo con la corrente elettrica che è andata via dall’una della notte e ci ha lasciato senza acqua, luce, riscaldamento, telefono, televisione, connessione internet, ascensore(che sarebbe il meno, se io camminassi con le mie gambe).
A questo si aggiunga la chiusura delle scuole con i bambini che non sapevano, oltre i compiti, come passare il tempo, visto che anche la batteria e il basso che sono i loro inseparabili compagni di viaggio, vanno a corrente, come computer, telefonini, smartphone che nessuno aveva provveduto a mettere in carica.
Giovanni mi ha detto che era tutto morto, non funzionava niente e l’unica cosa da fare era …
Ci siamo inventata una giornata alternativa, parlando del tempo passato, quando tutte queste cose non c’erano.
Abbiamo avuto modo di giocare a indovina città, di ricordare i momenti belli e brutti della nostra vita, abbiamo letto e scritto pesie, abbiamo condiviso passioni, bisogni, ricordi, speranze.
Tutto questo in una giornata no da tutti i punti di vista, quasi tutti, perchè Dio sa di cosa abbiamo bisogno e la necessità ci fa stringere gli uni agli altri per non sentire la sferza del freddo.
E pensare che solo domenica, quando Giovanni mi è stato affidato perchè aveva la febbre , mi sono tanto arrabbiata con lui che gli ho detto parole che mai gli avevo detto, parole come spade che ti tagliano in due e ti dilaniano.
Gli ho chiesto scusa dopo, gli ho chiesto di perdonarmi perchè, se lui si era comportato male chattando con il telefonino e guardando con il terzo occhio la TV, mentre gli chiedevo cosa gradiva mangiare, io ero stata una cattiva educatrice, rispondendo al male con un male più grande che è quello di ritirare da lui ogni benedizione.
Un giorno di digiuno dalla follia mediatica e consumistica che ha avvicinato il cuore e ci ha ridato speranza.
Alla sera, stremata sarei andata volentieri a letto, nascondendomi sotto mille strati di coperte.
Ma avevamo un impegno grande: quello di incontrare i genitori dei fidanzati.
Ogni volta che c’è questo appuntamento si scatenano le forze del male e i sintomi dolorosi si accentuano a tal punto da venire meno.
Succede, è successo sempre così.
Ma il Signore è la nostra forza e questa volta ha messo tutto Lui, perchè eravamo proprio con le batterie a terra.
Neanche un foglio abbiamo potuto stampare delle cose da dire, ma alla rinfusa nel cassetto ho trovato ciò che forse mi sarebbe servito.
Nè con Gianni avevamo avuto modo di metterci d’accordo su come condurre l’incontro.
Ero così convinta che non sarebbe venuto nessuno che avevo pregato padre Vincenzo di rimandare tutto, ma non ne ha voluto sapere.
Dio ha provveduto a far venire numerose le coppie e a renderle attente, interessate a quello che Lui ci avrebbe ispirato.
Abbiamo per l’ennesima volta sperimentato che , quando non hai niente da portare porti Cristo nella sua interezza.
Io spero che se non proprio tutto, un frammento della Sua luce, sì da far venire loro la voglia di incontrarlo di persona, l’abbiamo portato.
Per questo voglio ringraziare lodare e benedire il Signore che tiene sempre aperte le porte della sua casa perchè non ci facciamo problemi a ritornarvi nei momenti cruciali.

” Benedetto l’uomo che confida nel Signore” (Ger 17, 7)

” Benedetto l’uomo che confida nel Signore” (Ger 17, 7)
Perchè siamo benedetti è necessario averti incontrato e averti riconosciuto, Signore, cosa non scontata.
Perchè tu continui a percorrere le strade del mondo, continui a frequentare le nostre case, i nostri condomini,i luoghi di lavoro e di svago, ma non ti riconosciamo.
Tu sei risorto e sei vivo ma noi viviamo come se tu fossi ancora chiuso in una tomba o appeso ad una croce.
Oggi ci ricordi che sei in ogni uomo che ha fame, che ha bisogno di aiuto, ci ricordi che non dobbiamo cercarti lontano perchè sei in ciò che al fratello manca.
Non è facile attualizzare la tua parola, tenerne conto sempre, anche se ci mettiamo d’impegno.
Mi riconosco ancora tanto avara, bisognosa di essere guarita dalla mano inaridita, dal cuore di pietra che lascia passare troppo poco perchè il tuo amore risplenda in pienezza.
Chiedo a Maria di aiutarmi a diventare sempre più generosa nei confronti dei miei fratelli bisognosi, chiedo a lei di portarmi per mano a toccare le tue ferite e versarvi sopra l’olio della tua tenerezza.

Ascolta e perdona

” Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?”( 1Re 8,27)

“Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. ASCOLTALI DAL LUOGO DELLA TUA DIMORA, DAL CIELO; ASCOLTA E PERDONA” ( 1Re 8,30)
Queste sono le parole che mi hanno colpito da sempre, quando mi imbatto nella preghiera di Salomone che mi ha sempre affascinato per la sua estrema attualità, sincerità, purezza, essenzialità.
Ma oggi, ed è questo il miracolo di un Dio che non si ripete, ma pian piano alza il velo e ti porta attraverso la preghiera, l’ascolto della sua parola ad una più intima conoscenza di Lui… Ma oggi, dicevo, mi ha colpito non la conclusione ma l’inizio della preghiera.
“Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio come te, nè lassù nei cieli nè quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore” (1 Re 8, 23).
“La preghiera è pensare a Gesù amandolo” dice p. De Foucauld
Noi non sappiamo, io non so pregare, mi sono detta, perchè le mie preghiere raramente cominciano con un canto di lode a Dio.
La gratitudine per tanti suoi benefici, il riconoscergli la fedeltà e la misericordia in un’alleanza squilibrata dove la fedeltà poggia non su di noi, ma su Cristo redentore e salvatore, in cui siamo stati innestati con il Battesimo eravamo troppo piccoli per capirlo, quando il Dono ci è stato recapitato e non abbiamo avuto nessuno che ce lo ricordasse o ci aiutasse a rendere efficace questo innesto.
Io mi definisco una donna di preghiera non tanto per i miei meriti che non sono nulla, ma per Sua grazia.
La situazione di estrema precarietà che con il tempo è diventata umanamente ingestibile si è trasformata in occasione d’incontro con Lui a cui chiedo consiglio, aiuto, benedizioni e ogni cosa che contribuisca a farmi stare bene, aumentando la mia fede e togliendomi la paura, le paure.
E di paure ne ho tante, anche se cerco di tacitarle con un sorriso, con una distrazione non proprio canonica, paure che all’improvviso mi sorprendono emergendo dal fondo di abissi che pensavo esplorati.
Uno il coraggio non se lo può dare, disse don Abbondio al Cardinale Federico Borromneo che lo redarguiva perchè aveva fatto di testa sua senza chiedere consiglio al suo superiore.
“Quegli occhi li ho visti io!…io…io..”
Cosa dire di questo povero diavolo che non aveva l’abitudine di alzare gli occhi al cielo in caso di necessità, ma di contare solo sulle sue forze?
Anche il cardinale , di fronte a questa affermazione che esce dal cuore si ridimensiona, scende dal suo piedistallo critico e diventa olio di tenerezza, balsamo di guarigione.
La preghiera è il respiro dell’anima ho letto da qualche parte e noi sappiamo che anche il respiro a volte ci manca, specie nelle salite, negli sforzi, ed è allora che la preghiera deve passare attraverso un canale non umano ma divino, il canale dello Spirito che soffia se tieni aperto il cuore.
Ma sempre ricado nella preghiera di richiesta, dando per scontato che Dio mi ascolta, che tiene a me, che mi aiuterà perchè è un Dio che mantiene fede all’alleanza e non si tira indietro e non si formalizza se non gli facciamo i salamelecchi prima di chiedergli qualcosa.
Ma la lettura di oggi mi ha fatto bene perchè mi ha ricordato che quando non ho dato per scontato nulla e ho cominciato, partendo da Lui e non da me, non ho avuto bisogno di chiedere perchè avevo già ottenuto.
In fondo, se ben ci pensiamo, la preghiera è come un incontro tra due innamorati che si dicono le cose più belle del mondo l’uno dell’altro, dando valore massimo alla persona che hanno di fronte.
E’ l’amore che muove tutte le cose e Dio è Amore, eterno, infinito, uno e distinto, trascendente, fedele.
Quattro gesti di tenerezza aiutano a sopravvivere è scritto in un libro. Alle coppie di sposi si raccomanda di non dimenticare ogni giorno di dire al coniuge quanto vale per noi.
E con Dio non dovrebbe essere lo stesso ?
La differenza la fa il fatto che senza di Lui la memoria si offusca e la pigrizia, la consuetudine ci fanno dimenticare la meraviglia dell’inizio.
Il nostro Dio non ci chiede quello che non gli possiamo dare ma di dare ciò che gratuitamente lui provvede ogni giorno a darci e dirci.
” Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato!”

Povertà

SFOGLIANDO IL DIARIO…

14 gennaio 2016
sabato I settimana del Tempo Ordinario
ore 9.13

” Io non sono venuto per i giusti ma per i peccatori” (Mc 2,17)

Quante volte ho letto questa parola e ho pensato che non mi riguardasse, ma quelli che vivono schiavi dei loro giudizi e pregiudizi, che scaricano sugli altri il dovere di essere buoni, bravi giusti, sentendosi esonerati dal rimettersi in discussione.
Ho pensato a tutti quelli che siedono al banco delle imposte per ricevere il tributo dovuto alla propria bontà, bravura, giustizia.
Chissà perchè la parola di Dio sembra sempre rivolta agli altri e pensiamo che Dio per noi è muto, non si interessa ai nostri problemi, non ci consiglia e non ci consola.
Come è accaduto questa mattina dopo l’ennesima notte di dolore, di lotta esasperata con il nemico che mi frantuma le ossa, mi macella la carne.
Ieri sera ho sperimentato come una che si ritiene già nella fossa, incapace di deambulare, di prendersi cura di se, di provvedere agli altri come sarebbe opportuno e giusto, possa essere utile al progetto di Dio, dandole lingua e sapienza in un incontro di fidanzati, dopo aver detto di sì a Lui, al Suo progetto d’amore.
Se non fosse stato per quella domanda che mi sono posta prima di prepararmi, di decidere di andare nonostante l’ora e il freddo e tutto il resto, sarei rimasta a casa avvoltolata nelle coperte a piangermi addosso, convincendomi che mi dovevo rassegnare ad essere arrivata al capolinea e che c’è un tempo per ogni cosa e per me il tempo di mettermi in cattedra era finito e dovevo consegnare il testimone.
“E’ per te Signore? Sei tu che me lo chiedi?” sono le domande che mi sono fatta, dopo essermi convinta che non era il caso di esibire le mie infermità.
Ho sentito nel profondo la sua risposta e ho preso coraggio e mi sono vestita, spogliata di ogni velleità, dell’orgoglio di essere brava, capace, in gamba per quel tipo di incontri.
Non avrei parlato sicuro, non ne avevo la forza, ma la vergogna quella l’ho superata, pensando che era il Signore che mi chiamava.
Poi tutto è diventato più semplice e al momento opportuno ho gridato, urlato la gioia del Signore risorto, la vita che nelle vene aveva ricominciato a pulsare come sempre quando parlo di Lui.
E’ l’ennesimo miracolo a cui assisto, di cui faccio esperienza, un miracolo che questa mattina mi ha fatto leggere con un altro spirito le parole scritte sul calendario liturgico.
“Non sono venuto per i giusti ma per i peccatori”
Ho pensato a quando facevo l’insegnante e quanta cura mettevo nel prepararmi.
Curavo il trucco, il vestito, l’atteggiamento, sì che tutto fosse ok per chi mi guardava, ascoltava.
Insegnante del metodo, tutta d’un pezzo, chiara ed efficace, coerente, di bell’aspetto ecc ecc.
Facevano a gara per scriversi alla mia sezione e io ne andavo fiera anche se la malattia mi costringeva a continue e brusche frenate.
Ho continuato a truccarmi anche quando mi hanno messo in pensione, chissà chi dovevo ingannare!
E ieri chi l’avrebbe detto che una povera vecchia handicappata e sofferente, con la mente annebbiata dai farmaci e da tante notti insonni sarebbe stata strumento di grazia nelle mani di Dio…
Così ho pensato che era bello essere sua figlia, sentirsi sua figlia, peccatrice, non ok per il mondo, ma immensamente preziosa ai suoi occhi, un padre che non ti lascia mai sola a combattere le sue battaglie, a portare alto il suo nome fino agli estremi confini della terra.

E’ QUANDO NON HAI NIENTE
CHE PORTI CRISTO NELLA SUA INTEREZZA

LOTTA

SFOGLIANDO IL DIARIO…
23 dicembre 2016
venerdì della IV settimana di Avvento
ore 7,29

“Giovanni è il suo nome”(Lc 1,63)

Cosa può dirmi oggi questa parola pronunciata da un uomo che ritrova la voce quando dà il nome al figlio ?
Uomo del dubbio, nei mesi che lo separarono dalla realizzazione della promessa di Dio, nel silenzio imparò a trovare segni di vita.
Zaccaria, fu costretto a chiamare il figlio della vecchiaia, Giovanni (Dio ama), perché Dio non viene mai meno alle sue promesse.
Non è facile dire :”Dio ama” se si è impegnati. a difendersi dagli attacchi del nemico, un nemico subdolo, sfuggente, che si nasconde e di notte sferra i suoi colpi più feroci, un nemico a cui non piace la luce, difficile da sconfiggere con i metodi tradizionali.
Da mesi per non dire da anni le mie sofferenze si concentrano la notte, in un tempo che difficilmente è sotto lo sguardo dei medici, ma anche dei miei amici o più stretti famigliari.
L’unico che può testimoniare i casini che racconto è mio marito che mi dorme vicino, a fianco, e che, pur avendo il sonno pesante, a volte viene inevitabilmente svegliato dai miei movimenti che non conciliano un riposo tranquillo.
A volte mi ci addormento, si fa per dire, con i casini, ed è lui che chiamo a darmi un bicchiere dove sciogliere l’ennesimo antidolorifico, a farmi un’iniezione, un massaggio o a dire una preghiera.
Ma tutto si riduce ad un tempo molto limitato, perchè il resto me la vedo io e la bestia, io e il mio Creatore, il mio Salvatore.
Questa notte è stato come quando una banda di malviventi decide di innescare una serie di incendi in più parti di un vasto territorio, sì che a spegnerlo è difficile se non impossibile.
In genere dell’atto doloso non rimane che il terreno annerito dal fuoco e molte macerie.
E’ stato così tutta la notte e non sapevo come difendermi, come difendere ciò che appartiene al Signore.
Alla fine stremata ho aperto il Libro e ho trovato la difesa di Giobbe, guarda caso, che si proclama innocente di fronte a Dio e agli uomini.
Il demonio è la bestia contro cui il protagonista di questa storia deve lottare, l’antagonista di Dio e del suo consacrato.
Ho pensato che la storia poteva essere anche la mia.
Poi di nuovo ho cercato nel Sacro Libro, perchè non mi piace portare avanti le mie ragioni…cosa Dio non conosce?
Nella conclusione del libro di Zaccaria dove si parla del combattimento finale e della Gerusalemme nuova ho trovato la pace.
Non c’e dubbio che Dio continui a parlarmi e a dirmi di non avere paura .
“Il Signore uscirà a combattere contro quelle genti” la frase che mi ha colpito.
Mi sono messa l’anima in pace e mi sono accucciata come sono solita fare ai suoi piedi.

“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” (Lc 1,42)

(Sof 3,14)
Rallégrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!

La tua delizia Signore è Maria, messaggera di buoni annunci, la tua gioia Signore si irradia su tutta la terra, quando il sole si alza nel cielo, quando scompare tingendo di rosso le creste dei monti, quando spuntano le stelle, quando appare la luna, quando il vento muove le foglie degli alberi, quando il mare si increspa al suo soffio leggero, quando immilla la tua luce in migliaia di piccole stelle.
Tu hai posto le tue delizie tra gli uomini Signore, quando un fiore spunta nel prato, quando un bimbo ci tende la le braccia, quando un vecchio ci stringe la mano, quando il mondo si trasferisce nel cuore.
Tu Signore hai riempito il nostro calice fino a farlo traboccare, il calice della vertigine, la bellezza senza fine, la pienezza di ogni cosa buona.
Signore quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

Oggi la liturgia ci fa assistere al miracolo della gioia che scaturisce non da quello che si vede con gli occhi, ma da quello che si percepisce con il cuore.
L’ incontro non è tra Maria ed Elisabetta ma tra Gesù e Giovanni Battista, legati strettamente nella testimonianza dell’amore di Dio.
La scena si impernia su ciò che accade nel grembo di due madri.
La vita che hai dentro porta a gioire e a comunicare la gioia.
La gioia di cui parla il libro dei proverbi al capitolo otto è nascosta e si rivela solo agli occhi di chi ha fede.
Giovanni è quello che prima di ogni altra persona riconosce Gesù e fa un balzo nel ventre della madre
La voce di colui che griderà nel deserto ha incontrato la Parola e l’ha trasmessa a sua madre.
La madre comunica a Maria quanto, attraverso il figlio, ha percepito.
Maria che già conosceva il frutto del suo seno non può che aprire il cuore al Magnificat, alla preghiera di lode e di ringraziamento a Dio che non solo si è chinato sull’umiltà della sua serva, ma ha agito nella storia del popolo sempre in funzione di una salvezza che, attraverso di lei, sta portando a compimento.
In un’epoca in cui i bambini sono scelti nel tempo e nel numero e possibilmente nel sesso e nella condizione fisica ottimale, in un secolo in cui la vita nel grembo della madre è affidata all’arbitrio di chi pensa di esserne padrone, la festa di oggi parla un linguaggio mai sentito.
Ci sono cose che si vedono, ma non sono vere, ci sono cose che non si vedono e hanno un autenticità, una bellezza, una forza una perfezione che non riusciremmo mai a immaginare.

“Beata te che hai creduto senza vedere, hai creduto alle parole del Signore” dice Elisabetta a Maria.
La beatitudine è credere in ciò che Dio dice, promette.
La fede è la beatitudine somma che non dipende da noi ma da Dio, come non dipende da noi il fatto che il sole ogni mattina si alzi nel cielo e illumini la terra.
Da noi dipende solo la volontà di lasciarci illuminare, aprendo le finestre della nostra casa di carne.
Che grande dono è la fede!.

Grazie Gesù che non ci hai lasciati soli a combattere una battaglia così ardua e difficile, grazie perché fai sussultare il mio cuore ogni volta che vedo incontrarsi la mia volontà con la tua.
Grazie Signore perché mi trasporti in un mondo che non conoscevo, ma che avevi nascosto nel mio cuore.
La nostalgia dell’infinito, dell’eterno, dell’uno e distinto, della trascendenza è nostalgia di qualcosa che si è sperimentato quando eravamo racchiusi nel tuo grembo di padre e di madre.
Rientrare nel tuo utero è è ritrovare le radici, la fonte della gioia, della felicità senza confini, rientrare nel tuo utero è sussultare di gioia ogni volta che la tua grazia si manifesta, la tua parola si incarna e prende vita.
Grazie Signore di questi squarci di luce che ci rimandano a quel sole che mai tramonta anche quando scoppiano le tempeste.

Il niente e il tutto

“Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio” ( 2 TS 3,5)
Come vorrei che queste parole si avverassero, per me, per tutti quelli che sono nella prova, nella sofferenza, nel buio della notte!
Quando non hai più niente a cui aggrapparti, nessuna soluzione umana ai tuoi problemi, quando il cammino ti ha sfiancato e il deserto diventa sempre più inospitale e hai sete, hai fame, hai freddo, hai paura…
Il cuore si smarrisce quando la paura prende il sopravvento, quando la paura diventa panico perchè il luogo in cui ti stai inoltrando non lo conosci e lo temi.
Temi la tua incapacità di fronteggiare altre prove, temi di essere lasciata sola a combattere con gli sciacalli della notte, con gli avvoltoi che bramano di divorare la tua carne.
Li senti i loro morsi profondi, i loro denti aguzzi che ti fanno male, tanto male e non hai armi con cui difenderti.
Nella notte il tuo grido sale a Dio perchè intervenga a fermare la mano iniqua del grande accusatore, che venga in tuo aiuto e si chini sulle tue ferite, che ti consoli, ti prenda in braccio e ti porti lontano dai luoghi della perdizione.
“Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto. il mio aiuto viene dal Signore, egli ha fatto cielo e terra.”
Continuo a sperare anche se non mi risponde, anche se le parole mi tornano come eco alle orecchie.
Ci sono momenti in cui la tua nudità ti sgomenta, i tuoi crolli ripetuti nel tempo da tante scosse di terremoto hanno reso inagibile la tua casa, il tuo paese, i luoghi degli incontri e della memoria.
Davanti hai un accumulo disordinato di macerie dove non è possibile neanche avvicinarsi per recuperare qualcosa che ti è appartenuto, che ti è caro, che ti serve,
Devi lasciare la tua terra come Abramo e andare incontro ad un futuro pieno di incognite.
Prego con le parole del Salmo 16
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.
Voglio credere che la terra che mi sono lasciata alle spalle non è migliore di quella che il Signore ha in serbo per me.
La terra della condivisione, della comunione, della compresenza, della sussidiarietà, della gratuità non la conosci se non hai perso tutto, se non hai riconsegnato tutto nelle sue mani, se non ti volti indietro mentre lasci ciò che ti appesantiva le braccia e ti ostacolava il cammino.
Ti aspetta una terra di libertà, di condivisione, di gioia e di dolore, di morte e di vita che si abbracciano e si toccano e cantano la poesia, la bellezza, la potenza del Suo Amore.