“Quanti sperano nel Signore riacquistano forza” (Is 40,31)

VANGELO (Mt 11,28-30)
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».Parola del Signore

Imparate da me, questa è la chiave perchè si realizzi ciò che promette il Signore.
Ma noi nasciamo imparati, come si dice dalle nostre parti, e abbiamo la presunzione di sapere e capire tutto prima ancora che uno apra la bocca.
Io sono una di quelle che non aspettava che l’altro finisse di parlare per dire la mia, prima di cominciare un serio cammino di conversione.
Perchè le parole del vangelo di oggi sono molto allettanti e ci catturano.
Chi non si sente stanco e oppresso? Chi non si sente manipolato, schiavizzato, usato?
Incominciano i figli a fare di noi polpette e noi ci arrendiamo subito alle loro esigenze prioritarie per farli contenti, per non starli a sentire, per guadagnarci la loro riconoscenza, il loro amore.
Spesso la fatica è proprio quella di mettere a tacere le persone, di tappargli la bocca, di impedire loro di farci del male per non rischiare quel poco di tranquillità che abbiamo acquisito con i nostri silenzi, con la nostra acquiescenza.
Ma il prezzo pagato è altissimo, perchè diventiamo schiavi delle buone maniere, del dovere, del nostro tornaconto, schiavi e infelici.
Gesù ci invita ad andare da lui e ci promette tutto ciò che ci dona la vita, senza compromessi.
Gli effetti del nostro agire egoistico si vedono accendendo la televisione o aprendo i giornali.
La violenza impazza, violenza dentro e fuori le case, un abisso di odio e di rancore represso che sta facendo esplodere il mondo.
E noi ci sentiamo sempre meno al sicuro e vorremmo ma non possiamo frenare la furia omicida.
Prendiamo precauzioni, limitando il numero degli amici, dei luoghi da frequentare, anteponendo la nostra sicurezza ai valori in cui abbiamo sempre creduto.
Vediamo nemici dappertutto, viviamo con il cuore blindato e l’aria si fa sempre più rarefatta….per tutti. Perchè il mondo è dall’altra parte del muro e noi siamo qui in tanti asserragliati dalle nostre paure.
“Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.
La risposta non è nell’alzare muri, scavare trincee per difenderci dall’ira assassina ma è in quell’essere umili e miti di cuore, andando alla sua scuola.

 

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AVVENTO

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“Il Signore elargirà il suo bene
e la nostra terra produrrà il suo frutto.” (Sal 85,13)
Oggi è cominciato il nuovo anno liturgico, con il quale la Chiesa ci spinge a riflettere sulle ragioni della nostra speranza, sul senso dell’attendere, come tensione verso quel Quid che dà forza al nostro andare, perseveranza nella prova,conforto e luce nei momenti difficili.
Ci si propone un nuovo inizio.
Nessuno è contento di ricominciare tutto da capo, quando il ricominciare comporta abbattere ciò che faticosamente ci siamo costruiti, abbiamo ammassato, elevato a conferma della nostra traballante autosufficienza, .
Ricominciare è sempre doloroso, faticoso e parte da uno sconforto, da un fallimento, dalla noia di una routine sempre uguale e priva di slancio, dalla consapevolezza che poi non tutto riusciamo a compattare, disciplinare, programmare, prevedere, dall’impotenza di fronte ad eventi che scalzano le nostre certezze, che mettono in dubbio ciò che ritenevamo indispensabile, che ci toglie il terreno da sotto ai piedi.
Al punto di partenza nessuno vuole tornarci, perchè significa rimettersi in gioco, magari quando le forze e l’entusiasmo sono ormai scemati per la fatica e per gli anni, che inesorabilmente passano e ci immobilizzano.
“Il tempo è nelle nostre mani, nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori”, mi disse tanti anni fa una mamma stringendo tra le braccia il corpicino diafano e sofferente del suo piccolino.
L’infinito nel cuore per catturare il tempo e non divenirne schiavi.
Il tempo dell’Avvento ci dà l’opportunità di cercare ancora questo infinito che ci sfugge, che non conosciamo, o che non conosciamo abbastanza.
La Chiesa ci invita a fare piazza pulita e ad attendere ciò che può cambiarci la vita in modo totale ed esclusivo, straordinario, una volta per sempre.
Il pensiero va al contadino che getta il seme sulla terra dissodata e spoglia, e aspetta che i seme germogli.
Il seme è la Parola di Dio che ogni anno , ogni giorno dell’anno viene gettato e che non risale senza portare frutto.
Noi non ce ne accorgiamo, presi come siamo ad ascoltare altre parole, quelle che ci arrivano attraverso i nuovi canali della comunicazione.
Il mondo virtuale ha soppiantato quello reale e ci si è dimenticati che il mondo visibile è parabola, segno dell’invisibile presenza di Dio nella storia.
Dio parla attraverso gli invisibili canali dello Spirito e getta il seme.
Non tutto attecchisce, anche se è Lui a seminare, a parlare.
Noi siamo quel terreno che aspetta il nuovo inizio.
Perchè la pianta germogli e porti frutto, è necessario che siamo terra mossa, le zolle siano rovesciate,spaccate dall’aratro nelle parti più compate e indurite.
Dio a piene mani sparge il suo seme in questo tempo di grazia.
Lui il seme non si stanca mai di gettarlo, per tutto l’anno, per dissodarci, per prepararci all’accoglienza di un Gesù sempre più autentico e vero, sempre meno mistificato dall’edonismo, dal consumismo, dal relativismo, dal materialismo, dalI’ individualismo.
Molti di noi hanno incontrato Gesù, ma non l’hanno riconosciuto, perchè hanno proiettato su di lui la propria immagine sfigurata dalle maschere che ci siamo abitualti ad indossare per sentirci sicuri e protetti in questo mondo dove il diverso fa paura, dove l’omologazione, la glogalizzazione nascondono la vera identità della gente, cancellandone l’identità e la radice più sana e profonda.
Le parole del profeta Isaia“Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore di Dio.”
ci si chiede come potranno avverarsi e incarnarsi nella nostra vita, se quell’albero lo soffochiamo con i tanti, troppi pacchi ingombranti che coprono non solo la radice, ma la vista di tutto l’albero, che si suole fare a Natale, ai piedi del quale sono posati e che la notte della vigilia siamo soliti scartare, appesantiti dal cibo e dal sonno e perché no? anche dalla noia di un rito,,,, che alla maggior parte non dice più nulla.
Rimangono, finita la festa, sparse le carte e le coccarde e i fiocchi che hanno reso belli i regali, carte non più utilizzabili, stropicciate, strappate dalla frenesia di sapere se finalmente l’abbiamo trovata la pietra filosofale, ciò che continuiamo a cercare nei negozi del mondo,, dove non ti regalano niente, se non dopo che tu hai pagato.
Ma se la radice la lasciamo respirare, vedremo spuntare quel dono speciale, che ha pensato a pagare Lui di persona, perché l’albero non marcisca, ma diventi rigoglioso e porti frutti in abbondanza
Chiediamo a Maria l’aiuto per accogliere con gioia un Dio che non si è limitato a metterci il mondo tra le mani, ma tutto se stesso, pronto ad essere mangiato per diventare per noi cibo di vita eterna.

” I cieli e la terra passeranno , ma le mie parole non passeranno”( Lc 21,33)

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SFOGLIANDO IL DIARIO…
27 novembre 2015
venerdì della XXXIV settimana del TO anno dispari
” I cieli e la terra passeranno , ma le mie parole non passeranno”( Lc 21,33)
Al termine dell’anno liturgico è giocoforza porsi qualche domanda su quello che Dio ci ha detto e su quello che ci è servito per progredire nella fede.
A molti forse non interessa saperlo, perchè vivono benissimo, almeno così dicono, prescindendo da Dio .
E non è un’esperienza che non mi riguardi, perchè per anni non l’ho fatto esistere, bastando a me stessa o sforzandmi di farlo.
Quando cominciarono le crisi di panico però, spesso ho desiderato la fede che mi avrebbe tolto la paura di morire.
Quando le cose vanno bene a Dio pensi poco, quando ti vanno male o ti incattivisci e pensi che, se c’è un Dio, è ingiusto e cattivo, o cerchi le strade per arrivare a Lui e chiedergli aiuto.
A me non è capitata nè l’una nè l’altra cosa perchè per chiedere aiuto ci vuole tanta umiltà ma soprattutto ci vuole la fede necessaria per credere che Lui può concretamente aiutarti, perchè è Dio.
Quando le sue parole mi vennero incontro,le divorai con avidità; la sua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perchè erano parole di gioia e di vita.
Non mi interessava guarire, quando entrai in quella chiesa, quanto trovare qualcuno con cui parlare per condividere la mia pena.
Ma il crocifisso che divenne il mio interlocutore, compagno di viaggio,maestro e redentore, lo vidi la sera, alzando lo sguardo, alle parole del sacerdote” L’uomo crede di essere Dio ma non è Dio”.
Per fortuna o meglio per grazia l’incontro fu preceduto da parole di gioia che trasudavano da un salmo della liturgia delle ore che al mattino avevo per caso ascoltato, entrando in quella stessa chiesa per cercare una sedia.
” I fiumi battano le mani” le parole che mi fecero entrare in un clima di gioia e di festa che non sapevo potesse riguardarmi.
Per anni avevo insegnato lettere al liceo e credevo almeno di conoscere le opere più importanti e significative di tutti i tempi, ma mi sbagliavo di grosso.
Perciò la sera tornai per cercare di sapere chi aveva scritto quelle parole.
E l’incontro fu con la Parola, quella che oggi mi sostiene e mi guida.
Per questo le immagini apocalittiche che la liturgia di questi ultimi giorni dell’anno liturgico ci sottopone, non mi spaventano, perchè Lui è con me e non temo alcun male.
Anche se l’inverno si avvicina e le piante si stanno spogliando del loro verde mantello, penso a quando in primavera spunteranno i primi germogli sui rami e sarà festa perchè annunciano la Pasqua del Signore, la nostra Pasqua, la nostra liberazione.

“Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato” (Rm10,13)

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“Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato” (Rm10,13)

Signore sono qui come ogni mattina.
So che tu ci sei sempre, che non hai bisogno, come me di fare un atto di volontà per parlare al mio cuore, per riprendere le fila del discorso, mai interrotto da quando sono stata pensata da te, molto prima dei miei genitori.
Tu non hai preteso che ti ascoltassi, ma l’hai desiderato ardentemente, hai cercato senza farmi violenza di farmi giungere il messaggio d’amore contenuto nella tua Parola.
Ero sorda, ero cieca Signore, tu lo sai.
Come potevo accorgermi di te se il mio sguardo era rivolto solo ed esclusivamente a me , l’io in cui mi ero rinchiusa costruendo barriere alte e invalicabili perchè nessuno si accorgesse che non ero brava, nè buona, nè bella?
Come potevo immaginare che tu eri l’unico che non mi giudicava, che non pretendeva che io fossi diversa?
Ho inventato mille coperture per mascherare la mia inadeguatezza e ho studiato mille stratagemmi per illudermi e illudere il prossimo con la mia abilità di giocoliere, funambolo, illusionista.
Tu mite e umile di cuore, Dio dell’universo, eterno misericordioso e Santo, tu che potevi tranquillamente infischiartene di una che credeva di poter riuscire per tutta la vita a mantenersi sul trespolo della sua infinita superbia, hai atteso con pazienza, continuando a guardarmi con il tuo sguardo d’amore, di infinita tenerezza, hai continuato a vigilare su di me perchè cadendo non mi facessi poi tanto male da morirne.
Tu Signore sei stato sempre con me, ma io ero da un’altra parte, vivevo altre esperienze lontano da te, esperienze dalle quali sono uscita con le ossa rotte, le carni dilaniate, il corpo distrutto.
Ma tu non hai permesso che il tuo tempio fosse raso al suolo, che non rimanesse pietra su pietra, il tempio del tuo corpo che è diventato anche il mio, un tempio dove tu non disdegni di abitare.
Signore ti voglio lodare benedire e ringraziare di questo nuovo giorno che mi doni per associarmi alla tua passione, per stare più intimamente unita a te.
Non voglio fuggire Signore dal dolore come sono tentata di fare spesso, ma voglio con te sperimentare la gioia di starti vicino, di vegliare e pregare con te, in questo tempo di grazia, perchè tu sei il mio Sposo, la delizia dell’anima mia.
Non mi sentirò più abbandonata e sola Signore se tu sei con me e io con te.
Aiutami a vivere questo tempo protesa verso la realizzazione delle tue promesse, aiutami a non scoraggiarmi quando stai in silenzio, fammi capire che quello è un momento privilegiato, perchè mi stai acoltando stringendomi al cuore.
Oggi è la festa di S. Andrea, il primo dei chiamati che, sentendo il tuo sguardo posarsi su di lui, lascia tutto e ti segue.
Nel vangelo di Giovanni ci dà una grande lezione di umiltà, non facendo discorsi per convincere a credere in te, ma portando a te, semplicemente credendo che non lui ma tu solo puoi convertire le persone al tuo amore.
Un tempo pensavo che la bravura consistesse nel riuscire a risolvere i miei e gli altrui problemi senza l’aiuto di nessuno.
Gran parte della vita ho fatto l’insegnante tuttologa autoreferente.
In mano mi è rimasto un pugno di mosche perchè solo ora ho capito di cosa abbiamo bisogno.
Di te e solo di te Signore.
Che non dimentichi mai che a parlare sei stato tu per primo, ad amare, a chiamare, a dare vita.

Tu e solo tu Signore mi insegni ciò di cui abbiamo bisogno e la strada per arrivare a goderne per sempre
.

“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio” (Sap 3,1)

“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio” (Sap 3,1)
Bisognerebbe andare più spesso ai funerali, anche di quelli che non conosci, perchè la liturgia ti porta in alto, ti fa respirare l’aria degli angeli, il soffio dello Spirito.
Il cuore si apre alla speranza e almeno per un po’ vivi ciò che credi, ciò che non sempre ti appare così scontato e chiaro.
…che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, ma anche quelle degli ingiusti, aggiungo io, perchè Dio le affida a noi affinchè possiamo intercedere per abbreviare la loro attesa.
“Il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto” ripeteva il Salmo, ieri, durante il funerale di un mio caro congiunto.. e l’ Eccomi usciva spontaneo e struggente dal cuore e dalle note dell’organo.
Un volto meno offuscato, benevolo, sorridente quello che attraverso le letture ci si mostrava.
Pensavo ai miei cari, a tutti quelli che mi hanno preceduto che lo vedono o aspettano da me un aiuto per accorciare le distanze.
Intorno a me volti tristi, il pianto dei più stretti congiunti mi lacerava, ma il mio cuore esultava perchè trovava la pace nella Parola che Dio, attraverso i suoi ministri, ci profondeva a piene mani: parole di compassione e di speranza, di certezza che il defunto è uno che ha assolto la sua funzione, che come il servo inutile del vangelo di oggi ha fatto quello che doveva fare per vivere pienamente la sua identità di figlio di Dio.
Mi è venuta in mente mia madre che nel sogno per la prima volta mi aveva sorriso e mi sono ricordata che le dovevo una rosa rossa.
Un desiderio mai realizzato perchè il percorso del perdono è stato lungo e difficile.
Ieri durante la messa ho sentito forte il desiderio di riconciliarmi con lei attraverso un segno di una rinnovata alleanza come quando ero piccola e lei si appoggiava a me, la più grande per affidarmi incarichi di fiducia.
Così sono andata al cimitero, superando tutte le barriere architettoniche fisiche e spirituali ( le più difficili da abbattere) e ho deposto la rosa sulla sua tomba,e ho pregato con lei , io per lei e lei per noi, che siamo rimasti in pochi a svolgere il nostro servizio.
Servi inutili, che brutta parola!
Eppure man mano che leggi ti accorgi di quanto grande sia l’amore di Dio.
Siamo inutili perchè il servizio, il servire non a Lui ma a noi giova per realizzare in pienezza il disegno del Padre, per diventare simili a Lui che doveva morire per eliminare definitivamente le conseguenze del peccato nella nostra carne e risorgere con un corpo nuovo perfetto e immacolato, eterno, indistruttibile e santo.
Se moriamo con Lui anche noi resusciteremo nell’ultimo giorno e sarà festa, un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti sarà imbandito sulle alture di Sion e tutti vi affluiranno e diranno: “Là sono nati, in te sono tutte le sorgenti”
Grazie Signore perchè oggi mi parli di vita, di vita piena, mi asciughi le lacrime e mi doni di condividere la gioia dei tuoi angeli e dei tuoi santi che ti vedono come tu sei, faccia a faccia.
Io ti immagino Signore, ma i contorni non sono definiti.
Gli occhi non servono quando il cuore è pieno di gratitudine, desiderio della patria beata, speranza, amore per ogni cosa che esce dalle tue mani, per ogni parola che esce dalla tua bocca.
Come raccontarlo? Come convincere?
Oggi prego perchè la mia fede rimanga salda e possa solo il mio sguardo far trasparire la luce che mi hai messo dentro.

“Voi tutti siete figli della luce”(1Ts 5,5)

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SFOGLIANDO IL DIARIO…
Domenica 16 novembre 2014
XXXIII settimana TO A
“Voi tutti siete figli della luce”(1Ts 5,5)
La paura connota gli ultimi tempi che, se per i cristiani del primo secolo era la paura collegata all’aspettativa del ritorno promesso o minacciato da Gesù, per noi è collegata al passare degli anni, alla prospettiva che possiamo fare sempre meno cose, perché la società emargina gli improduttivi.
E poi per quelli che il mondo ce l’hanno in mano, che si sentono giovani e forti, che si tengono lontani dal dolore della povera gente c’è in agguato l’imprevisto, un incidente, un lutto, una malattia, un cataclisma che ti cancella anche i ricordi.
C’è chi crede e chi no, ma la paura che tutto finisca, che tutto quello che hai lo dovrai lasciare è sentimento con il quale prima o poi siamo chiamati a confrontarci.
Nel vangelo di oggi non si parla della vita che ci chiama man mano che passano gli anni a riconsegnare gli strumenti di cui andavamo orgogliosi, riconoscenti o no a nostro Signore, ma anche dell’impossibilità di usarli perchè ci vengono richiesti prima che arriviamo al traguardo.
Allora se di talenti si tratta, non possiamo negare da un lato che Dio li distribuisce a seconda delle capacità di ognuno, ma l’uomo anche se si sforza di farli fruttare, anche quello più in gamba, potrebbe vedere spegnersi la speranza anzitempo di trafficarli e farli quindi fruttare perchè la vita è inclemente e quando meno te l’aspetti ti toglie qualcosa o, come mi piace pensare o mi immagino, ti chiede la restituzione parziale o totale di quanto hai ricevuto.
E ti trovi, se pensi al vangelo e lo prendi alla lettera disoccupato, come oggi mi sento io che mi hanno dato la patente speciale con l’obbligo di mettere un freno a mano vicino al volante.
Incredibile come gli eventi della vita ti parlino di Dio.
A me piaceva correre, fare velocemente ogni cosa, e forse starei ancora correndo se la malattia, gessi e tutori non mi avessero rallentato la corsa.
E io pensavo che era abbastanza, che avevo imparato, con il bastone da cui usciva una sedia, a fermarmi e a dare ad ogni incontro il giusto peso.
Dovere di sedersi….. tanto che se ascoltai e gustai e m’innamorai della parola di Dio fu proprio per l’esigenza che avevo di cercare una sedia alle sette del mattino e procrastinare il mio ritorno a casa da mio marito, che volevo in qualche modo punire.
Ebbene oggi sono alle prese con un ulteriore freno che mi viene imposto dallo stato, perchè impari non solo ad andare piano, ma soprattutto a frenare in tempo per non far male a qualcuno.
Tornando al Vangelo di oggi, quindi, se da un lato i talenti Dio ce li dà, ma dall’altro ce li toglie prima che tutto sia concluso.
Allora a cosa allude in Vangelo che possa risollevarmi dalla confusione e dall’abbattimento di questi ultimi giorni che mi pesa oltremisura?
Mio marito ieri ha detto che si sente come se da un momento all’altro gli dovesse accadere qualcosa, anche io, gli ho risposto, ma poi ho aggiunto che non è per niente patologico avere pensieri di questo tipo perchè dovremmo vivere tutti pensando che da un momento all’altro ci può capitare qualcosa.
Purtroppo l’angoscia nasce dalla paura di ciò che non conosciamo, che non riusciamo a dominare, comprendere,manipolare , altrimenti non staremmo così giù di corda.
Allora cosa c’è da dire?
Che più che pensare ai talenti che abbiamo dissipato, nascosto, usato male, dobbiamo convincerci che c’è qualcosa che sta sopra che li comprende e tutti ed è l’essere figli di Dio.
Il talento che il Signore non ci toglierà mai anche quando ti tolgono la patente o sei ridotta in un letto a contare i giorni rimasti è convincersi di essere suoi figli, incapaci, fannulloni, sfortunati, ma sempre figli.
E con questa consapevolezza che dobbiamo aspettare il ritorno del Signore che alla finestra scruta all’orizzonte il nostro ritorno a casa.

“Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà” (Lc 17,33)

“Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà” (Lc 17,33)

Parole dure Signore quelle che ci riservi oggi.
Il cibo che ci poni davanti non è proprio quello che desideriamo e vorremmo poter scegliere un’alternativa che non ci rovini lo stomaco.
Per fortuna o meglio per grazia questa mattina al risveglio ho cominciato con l’Ufficio delle letture e con le Lodi che sono tutt’altra musica.
“I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento” le parole del salmo che commenta la prima lettura di oggi che ci invita a risalire a te attraverso la bellezza e la perfezione del creato.
” Chi è l’uomo perchè te ne curi, il figlio dell’uomo perchè te ne dia pensiero?
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi”
Ho bisogno di ricordarmele queste parole altrimenti il vangelo di oggi mi porta da tutt’altra parte.
Gesù tu sei venuto a renderci simili a te, a cancellare nella carne il peccato, per poter godere appieno della nostra elezione a figli di Dio, tuoi fratelli, di natura divina, superiori agli angeli, perchè tu sei sopra di loro e noi siamo tuoi, ti apparteniamo, siamo innestati alla tua pianta, al tuo albero, e non siamo più noi che viviamo ma tu vivi in noi.
Perchè dovremmo avere paura?
Perchè le tue parole dovrebbero turbarci se noi viviamo in te e in te troviamo il coraggio, la forza per continuare il santo viaggio alla volta della Gerusalemme celeste?
Eppure questa mattina mi sono svegliata con una sensazione di malessere generalizzato, di paura per sintomi nuovi che mi facevano pensare a nuove e mortali malattie.
L’idea della morte ha cominciato nel dormiveglia a impadronirsi di me come spada minacciosa che pendeva sul mio capo.
Il gelo mi attanagliava le ossa e da quella morte, che spesso invoco come momento di liberazione e di gioia per unirmi a te per sempre, avrei voluto fuggire.
E tu nel vangelo me l’hai messa davanti con tanta crudezza da turbarmi ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno.
Io ti amo Signore e ti desidero.
Credo che non parli a vanvera e se parli è solo per il nostro bene, anche e soprattutto quando fai la voce grossa.
Ma non è facile rimanere tranquilli quando ci si prospetta un così grande castigo.
Non posso dimenticare la paura che mi presi quando mio padre, avvertito da una vicina che noi, le avevamo mancato di rispetto, cacciandole la lingua, ce le voleva dare di santa ragione, se non fosse intervenuta mamma a difenderci dalla sua ira.
Certo è che il vizio di cacciare la lingua ai passanti me lo sono tolto e ringrazio mio padre perchè con coerenza e rigore mi ha dato le basi per affrontare la vita senza soccombere.
Fa’ che la morte ti colga vivo! ho letto da qualche parte.
C’è una morte che dobbiamo temere ed è quella che ci separa da te Signore, fonte della vita.
Eppure di tanto in tanto mi riprendono le angosce della morte, della malattia, del male che ha il sopravvento sul bene…. e ho paura.
Ti ringrazio Signore perchè ogni volta che mi succede penso a te e chiamo in aiuto Maria, la madre che ci hai dato perchè ci rassicuri e ci difenda non da te, ma dall’idea sbagliata che ci facciamo di te.
Signore mi rendo conto che di fede non ne ho mai abbastanza.
Aumenta la mia fede perchè io non lasci cadere nessuna briciola del pane che ogni giorno mi dai.