” Io sono il pane vivo disceso dal cielo”(Gv 51)

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” Io sono il pane vivo disceso dal cielo”(Gv 51)
Signore sono qui a meditare la tua parola.
Sono qui per trovare la strada più breve per trovarti, per sentirti vicino, per capire ed accogliere la Parola che voglio sentire diretta a me, una parola di speranza, di gioia, di vita.
Pendo dalle tue labbra Signore, lo sai, perchè tu sei il mio nutrimento, tu solo parli in modo disinteressato e non vuoi che io rimanga sola senza interlocutori che mi capiscano e mi amino e mi consiglino e mi stiano vicino.
Lampada ai miei passi è la tua parola, continuo a ripetere, parole tue che sono diventate mie, viatico di speranza, strumento per non cadere.
Da 15 anni Signore, la tua Parola ha sostituito le mie, quelle del mondo, quelle che per anni ho trasmesso ai miei studenti, quelle a cui ho uniformato la mia vita.
Veramente Signore tu hai parole di vita eterna e ogni giorno si rinnova il miracolo di una vita che si arricchisce e risplende come le gocce del mare increspato quando al mattino i raggi del sole le sfiorano.
Tu sei il mio Scintillante Signore e senza di te sarei meno che nulla.
Man mano che procedo in questo cammino di vita nuova, sento che non sono sola, che posso contare su di te, che tu mi hai fatto uscire da “cent’anni di solitudine” e mi hai fatto entrare realmente, fisicamente nel mistero gioioso di un matrimonio che non sarà di delusione, ma di vita piena.
Ora “I pomessi sposi” un romanzo che mi ha sempre affascinato ma che ho sempre letto come una favola inventata è diventato lo strumento per capire che tu sei il mio promesso sposo e io la tua promessa sposa. Ho capito e cerco di vivere questo periodo di fidanzamento ascoltando quello che mi dici, cercando di metterlo in atto, vivendo spesso l’esperienza dell’incontro ravvicinato, delle tue improvvise incursioni, ma anche dei tuoi lunghi silenzi colmati dalle lettere che mi fai recapitare che mi aiutano a ricordare e a non disperare che accada di nuovo.
Come insegnante di lettere, ai ragazzi dovevo insegnare principalmente a parlare correttamente e a dire cose di valore, di senso, cosa che io non riuscivo a fare.
La mia vita è stata una vita senza parole e anche l’uomo che ho sposato è un uomo silenzioso, come si suol dire, un uomo di poche o nessuna parola.
Se tu non mi parli sono come uno che scende nella fossa è scritto.
In effetti il silenzio un tempo mi atterrriva e per questo ho sempre cercato di riempirlo con ogni genere di immondizia.
Certo non ero felice, ma non sapevo dove trovare le parole giuste e invidiavo chi naturalmente e senza sforzo riusciva ad esprimere pensieri profondi.
Ora ho te che mi fai da maestro e sono felice. E’ troppo poco dire che sono felice Signore, perchè mai avrei pensato che il dio che cercavo nelle mie carte e che Bacone vedeva nei fiori del suo giardno, poteva nascondersi dentro il mio cuore, poteva parlarmi da dentro, e io potevo, attraverso il silenzio mio accettato e presentato a te, finalmente trovare il tesoro, il pane di vita.
Oggi la liturgia ci parla del cibo di vita eterna che sei tu e fa riferimento al pane che nutre lo stomaco e non ci fa morire.
Quando penso alla mia fame, quella di un tempo, quella che compensavo mangiando di nascosto altro pane, riconosco che non era quello il modo di saziarmi.
Avevo bisogno di parole Signore, tu lo sai, parole d’amore che non conoscevo.
Avevo bisogno di te che mi ami a prescindere, che non mi giudichi per le mie infermità, i miei limiti, ma usi e trasformi i miei limiti in occasione di grazia, di vita vera.
Padre vincenzo diceva, ora non lo dice più che io parlo troppo, anche Gianni e tante mie amiche.
Mi sentivo sempre fuori posto quando l’eccesso di parole faceva scomparire l’altro, non mi permetteva di mettermi in relazione con la parte più profonda, intima dell’altro.
Ora lascio parlare te Signore, almeno ci provo, perchè quello che dici è estremamente più utile, efficace e interessante di quello che dco io.
Perdona se mi arrogo il diritto e la capacità di spiegare quelo che tu dici, quando lo faccio con arroganza, superbia, quando faccio prevalere l’Io e oscuro Te,Dio.
Non vorrei che accadesse mai Signore.
“Parla il tuo servo ti ascolta” vorrei che fosse il pendaglio messo davanti agli occhi, impresso nel cuore.
Vorrei rispondere sempre così allo”Shemà Israel” perchè non voglio lasciare neanche un pezzetto di me che non sia orecchio, ascolto, obbedienza, speranza di vita piena, con te che sei il mio promesso sposo.
Grazie Signore di questo pane che mi dai ogni mattina, del tempo che mi donii per meditarlo, ruminarlo, digerirlo, grazie del pane eucaristico che tu benedici e condividi, grazie Signore perchè mi fai partecipare non al miracolo di una moltiplicazione di pani e di pesci, di offerte fatte a volte con il mal di pancia, ma mi rendi capace di condividere con gli altri e con te che sei il mio maestro tutto ciò che ho.
Oggi ti presento la mia sofferenza, il mio dolore.
Benedicilo, Signore e fa che anch’io lo benedica perchè solo tu puoi trarre da questa offerta un bene per me e per tutti.
Maria ti rinnovo il mio sì a che tu collabori alla mia salvezza, ancella umile e fedele che non smetti mai di pregare per i figli che ti sono stati affidati.

“Mi hai chiamato ?”.

Meditazioni sulla liturgia di mercoledì della prima settimana
del Tempo ordinario
“Tutti ti cercano!” (Mc 1,37)
Le letture di oggi parlano di una ricerca da parte di Dio e di una ricerca da parte dell’uomo.
Nel primo libro di Samuele vediamo che Dio chiama a servirlo Samuele, il giovane che affiancava il vecchio Eli nel servizio al tempio.
Nonostante Samuele fosse coricato vicino all’arca di Dio, vale a dire che viveva nella casa del Signore, non riconosce la sua voce e ha bisogno che Eli indichi chi lo sta chiamando e cosa deve rispondere.
“Parla Signore, il tuo servo ti ascolta!”
Molto spesso capita a chi è tutto casa e chiesa e vive una vita di preghiera, di aver bisogno di un fratello più avanti nella fede per conoscere la volontà di Dio, per riconoscere la sua voce.
Il brano in questione ci fa capire quanto siamo importanti gli uni per gli altri, ma anche che l’iniziativa è sempre quella di Dio che ci cerca, che ci chiama, che vuole che noi mettiamo tutto nelle sue mani…la nostra vita, la nostra volontà, perché solo Lui sa veramente qual è il nostro bene e cosa ci fa vivere in eterno.
Nel vangelo Gesù compie tanti miracoli, piccoli e grandi: la guarigione della suocera di Pietro e dell’indemoniato e di tanti afflitti da varie malattie.
È chiaro che l’azione taumaturgica di Gesù suscita entusiasmo nella folla e la gente lo segue per quello che dice, ma più per i miracoli che compie.
Gesù non ha bisogno di bagni di folla, di sequela interessata, e si ritira a pregare.
Ha bisogno di non inorgoglirsi e di rimanere fedele al mandato del Padre.
I demoni conoscono la sua identità ma Lui impedisce loro di parlare.
Non sono le parole dei demoni, la loro testimonianza verbale a definire, mostrare che Gesù è il Figlio di Dio.
Il Messia doveva soffrire e morire, doveva offrire il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati, perché l’uomo capisse.
I demoni lo riconoscono sì, ma si preoccupano solo del fatto che Gesù è venuto a rovinarli.
I demoni non vogliono Gesù, non lo cercano e gli dicono di andarsene, altri lo cercano per essere guariti da malattie fisiche, ma Gesù deve svelare il mistero che lo abita pian piano, gradualmente, un mistero in cui un Dio mendicante si è messo in cerca dell’uomo.
Tutti ti cercano Signore e tu scappi.
Quante volte ti ho cercato e non ti ho trovato! Specialmente quando avevo bisogno che mi risolvessi un problema, che mi liberarsi da un pensiero, trasformassi la mia vita magicamente.
Quanto tempo ti ho cercato Signore nei luoghi e nelle situazioni più disparate!
Quanto tempo a pensare che per parlarti dovevo diventare grande, tanto grande da poter scalare il cielo!
Quante volte Signore ho pensato che non era possibile sintonizzarmi sulle tue frequenze perché la mia radio era vecchia e malandata, incapace di captare la suprema armonia dello spirito.
Ti cercavo Signore nei ragionamenti della mente, nella bravura mia, nella bravura degli altri, nella perfezione e non ti trovavo…la perfezione che mi avevano indotto a pensare fosse importante, fondamentale, per essere presa in considerazione, per esistere.
Signore tu mi cercavi, io ti cercavo, ma non ci incontravamo.
Tu mi chiamavi Signore servendoti delle vicende della vita, delle persone che hai messo sul mio cammino, del pensiero dei grandi filosofi, degli scrittori, dei poeti.
Il tuo volto sempre più mi mostrava il sorriso di chi ama ed è contento di stare con l’amato anche se non è ok.
Che bello scoprire che mi sorridi sempre, che sempre mi ami anche quando sono tutt’altro che buona.
Signore ti ringrazio perché avevo bisogno di chi mi guardasse senza giudicarmi, desiderasse stare con me anche quando sono impresentabile e non posso dare niente, né fare o posso fare niente.
Grazie Signore perché finalmente ti ho trovato nel mio limite finalmente accettato, nel mio desiderio di lasciarmi perfezionare solo da te.