" E' lui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,33)

domenica della II settimana del Tempo Ordinario
anno A

” E’ lui che battezza in Spirito Santo” (Gv 1,33)

Ci affatichiamo tanto a cercare l’amore, viviamo con sofferenza i rifiuti, le ambiguità, gli abbandoni, i tradimenti delle persone che ci amano come ci amano, ci rovinano la vita magari dopo avercela presentata su un piatto d’argento e tu ce la vuoi dare gratis.
Gli amori umani sono piccoli, fragili, a termine, sono inadeguati al nostro bisogno di essere amati per quello che siamo.
Le cronache sono piene di conclusioni violente di rapporti inquinati dal non perdono, dall’odio, dal desiderio di distruggere ciò che non possiamo ottenere.
L’hanno fatto con te Signore che non hai risposto alle aspettative del tuo popolo, che si è sentito tradito da te che offrivi altro da quello che si aspettavano.
Lo fanno in modo clamoroso quelli che salgono agli onori della cronaca, per l’efferatezza dei loro gesti distruttivi nei confronti di quelli da cui si sono sentiti rifiutati o non assecondati.
Signore anche noi, purtroppo ti condanniamo a morte, non facendoti esistere quando contrasti i nostri piani, non sei d’accordo con le nostre scelte, pretendi molto senza dare nulla di tangibile in cambio.
Perchè siamo abituati a vedere, toccare le cose che ci servono, che ci piacciono, a sceglierle noi, secondo i nostri gusti senza intromissioni di sorta.
Ci vogliamo sentire liberi e desidereremmo che tu ti facessi un po’ complice dei nostri sforzi per ottenerle.
Il regno di Dio è vicino, continui a dire oggi come allora, perchè tu sei quello che viene incontro, viene a cercarci, si sposta coprendo le distanze che ci dividono.
Tu vieni incontro alla nostra fame e alla nostra sete d’amore, sete ancestrale di un seno che ci ha allattato dal quale ci siamo volutamente staccati, di braccia che ci hanno sostenuto, di uno sguardo tenero, dolce, avvolgente di cui sentiamo la nostalgia, uno sguardo che non giudica ma accarezza l’anima e il corpo, un amore che si misura solo in ciò che ci manca…
“Ecco l’agnello di Dio” dice Giovanni, “Il regno di Dio è vicino” dici tu, “Il regno di Dio è vicino” dicono gli inviati, i tuoi testimoni…
Perchè continuiamo a cercare lontano ciò che è incredibilmente vicino?
Tu ci hai creati, Signore. Tu sei nostro Padre, fratello, promesso sposo.
Tu sei l’amore, non quello inquinato del mondo… tu sei la gioia, la pace… tu la bellezza senza tramonto.
Tu Signore sei il mio riposo, la mia gioia, la mia nostalgia, sei il silenzio e l’attesa, sei il riso e il pianto, il lampo, il tuono, il vento leggero.
Tu Signore sei tutto ciò che mi circonda, mi tocca, mi sfiora la pelle, mi apre il cuore.
Tu sei tutto Signore e io mi perdo…
Nei tuoi occhi vedo riflesso questo mondo che non ti onora, nei tuoi occhi velati dal pianto gli uomini distratti, affannati, oppressi da altri pensieri…
Tu sei qui, tu ci chiami, tu ci aspetti..basta aprire la mano, gli occhi, il cuore…lasciarti entrare …
Ma a noi piacciono le cose difficili.
Siamo bravi a complicarci la vita, a pensare che le cose a portata di mano sono per gli sciocchi, i semplici, gli ultimi…
E tu sei Dio e per giunta onnipotente, essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra.
Come conciliare le cose?
Voglio ringraziare Giovanni, il discepolo amato, diventato santo, che ci ha presentato la scena del tuo Battesimo in modo diverso dagli altri evangelisti.
“Ecco l’agnello di Dio…E’ lui che battezza in Spirito Santo” fa dire di te a Giovanni Battista.
Sapere cosa sei venuto a fare fa la differenza, perchè la cosa ci riguarda da vicino.
Ad ogni uomo offri oggi come allora il battesimo nello Spirito Santo, l’immersione nell’oceano profondo incommensurabile dell’Amore divino in cui tutti gli amori terreni trovano compimento.
Cosa desiderare di più?
Che tutti possiamo accorgerci quando bussi alla porta.

“Ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio” (Esd 9,6)

Meditazione sulla liturgia di
mercoledì della XXV settimana del TO

(Esd 9,5-9)

Nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati.
Dal libro di Esdra
Io, Esdra, all’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e dissi:
«Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi.
Ma ora, per un po’ di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po’ di sollievo nella nostra schiavitù. Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme».

Parola di Dio

Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà.
Così comincia il banchetto eucaristico, così dovrebbe cominciare ogni preghiera, che abbia efficacia su di noi e ci trasformi in esseri riconoscenti nei confronti del nostro Dio.
Purtroppo siamo abituati a rivolgerci a Dio per ottenere qualcosa e arriviamo subito al dunque, sia che preghiamo per noi, che per i nostri fratelli.
In verità ci sentiamo bravi quando intercediamo per gli altri, perchè ci sembra così di non essere egoisti e di essere più ascoltati. Dimentichiamo che non possiamo arrivare al cuore di Dio partendo dall’ultimo gradino, dal nostro piano che è in basso, cosa di cui non vorremmo tenere conto.
Dedichiamo alla preghiera il tempo che ci avanza, purtroppo, non quello che è necessario e ci dimentichiamo che per poter ottenere l’aiuto bisogna essere consapevoli di averne bisogno.
Siamo restii a riconoscere il nostro e per questo il nostro pensiero slitta su tutti quelli che vediamo arrancare, sbagliare, peccare.
Il limite dell’altro ci colpisce molto più del nostro e siamo refrattari a confessare peccati che non pensiamo neanche di aver fatto.
Esdra, pur non avendo peccato allontanandosi dalla sana dottrina, pure si sente appesantito e responsabile dei peccati del suo popolo e per questo pronuncia le parole giuste per aprire il cuore alla lode, alla gratitudine per Dio che ha aperto le porte della sua misericordia al piccolo resto, perchè tornasse nella sua terra e ricostruisse il tempio, mattone per mattone.
Cosa può oggi dirci questo passo dell’AT che la liturgia ci propone?La pietra scartata ai costruttori è diventata testata d’angolo.
La pietra è una persona: Gesù.
Noi siamo le pietre vive edificate sull’insegnamento degli apostoli per costruire un edificio santo e incorruttibile, la Chiesa, sposa di Cristo.
I cuori di pietra diventano di carne attraverso lo spirito; le ossa , gli scheletri si rivestono di muscoli e carne nella visione di Ezechiele; tutto diventa vivo se partecipiamo al sacrificio di Cristo.
Anche noi, peccatori, possiamo cacciare i demoni, guarire le malattie se ci lasciamo guarire e alimentare dal latte delle sue mammelle, illuminare dalla sua parola, accettare che ci poti perchè portiamo frutto.
San Pio da Pietralcina in uno scritto espresse molto plasticamente l’opera dello Spirito sulla nostra carne, dolorosa perchè finalizzata a ripulire i mattoni della chiesa di Dio da ogni impurità e incrostazione.

VASI DI ARGILLA

” Noi abbiamo un tesoro in vasi di argilla” ( 2 Cor 4,7)

Se penso a quanto sono fragili i vasi di argilla, quanto sono facili a rompersi specie se sono costretti a viaggiare con vasi di ferro, come don Abbondio de ” I promessi sposi”, non c’è speranza di arrivare sani e salvi alla meta.
Passiamo la vita a cercare di nascondere le crepe, a rattoppare, riattaccare, mettere insieme le parti rotte cercando con ogni mezzo di nascondere i danni con un sapiente maquillage.
Viviamo disgregati dentro, ma cerchiamo a tutti i costi di salvare l’apparenza fin quando ci riusciamo.
Le industrie cosmetiche fanno affari d’oro oggi più che mai, oggi in cui quello che conta è l’esterno del bicchiere da difendere ed esibire costi quel che costi.
Non posso dire che questa esperienza devastante non mi ha riguardato, anzi.
Ringrazio il Signore perché a Lui ho chiesto il restauro quando mi ha tirato fuori dalle viscere della terra e mi ha trovata a pezzi.
Come un anfora antica con la sua mano sapiente e con il fuoco e la colla dello Spirito ha ritrovato e messo al posto giusto le varie parti, rendendo visibile il disegno originario senza peraltro cancellare i segni delle fratture, le cicatrici che lo rendono come un oggetto antico ancora più prezioso.
Lo voglio ringraziare perché ha ridato valore a ciò che non l’aveva e mi ha restituito alla funzione per cui Lui mi ha creata, quella di distribuire la sua acqua a quanti la chiedono, acqua che continua a fornirmi man mano che mi svuota di me e mi riempio di Lui.
Mi piace pensarmi così, mi piace non sentirmi perfetta ma preziosa ai suoi occhi.
San Paolo dice che abbiamo un tesoro in vasi di creta, chissà perché questa mattina mi sono sentita io preziosa ai suoi occhi, io il suo tesoro.
E’ bello avere un Padre che ti fa sentire tanto importante da lasciarti anche la libertà di usare la sua parola per riflettere su di te lasciandolo in ombra.
Quando sei dentro, quando sei nelle sue braccia, quando senti le sue mani sfiorare e accarezzare le tue parti malate, le tue cicatrici, quando pian piano ti senti portata alla luce e vedi la luce, benedici e ringrazi chi ti ha dato consiglio e continua a dartene, Chi ha sentito il lamento dell’anima sepolto da strati di terra spazzatura e si è fermato e si è corciato le maniche per tirarti fuori dalla tua prigione non può non diventare il tuo tesoro, il tuo amico, alleato più caro, la Persona a cui non bastano tante vite per essergli riconoscente.
La mia gratitudine sale a Dio perché mi ha fatto come un prodigio, una meraviglia ai suoi occhi, con il sangue e l’acqua del suo costato mi ha reso una creatura nuova, creta docile nelle sue mani.
Mi chiedo come sia possibile che mi senta da un lato un vaso antico restaurato con sapienza, di grande valore, e nello stesso tempo argilla morbida nelle Sue mani.
Forte e debole nello stesso tempo purché in me si veda l’opera del Sommo creatore che ogni giorno mi dona la vita.

“Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno”(Mc 3,30)

“Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno”(Mc 3,30) 

Oggi il Vangelo ci parla di un peccato inescusabile..
La bestemmia contro lo Spirito Santo.
La bestemmia non è tanto rifiutare, rinnegare Dio padre o Dio figlio, quanto negare il dono, rifiutare il regalo che Dio attraverso il Figlio ci ha fatto per ridonarci la vita, renderci immortali.
Negare l’amore di Dio che si manifesta attraverso i Sacramenti, negare che Dio ci perdona, non credere nella misericordia di Dio. porta alla morte.
Giuda andò ad impiccarsi perché non credette alla misericordia di Dio.
Il più grande peccato, inescusabile, è non accogliere l’amore di Dio.
Gesù dice che possiamo rinnegarlo, come possiamo rinnegare il Padre, ma non possiamo rinnegare lo Spirito perché è l’unica fonte di vita.
Per questo la bestemmia contro lo Spirito è imperdonabile, non perché Dio sia cattivo, ma perché l’uomo deliberatamente sceglie di non vivere, di separarsi dalla fonte della vita, dalla luce che lo fa risplendere, come fece Satana quando decise che poteva fare a meno di Dio, separandosi a lui.
La divisione, la rottura del rapporto è conseguenza di una bestemmia contro lo Spirito.
Signore grazie perché mi hai fatto uscire dalla solitudine e mi hai fatto entrare nella tua casa che è casa di luce, di gioia, casa sempre in festa.
Grazie Signore perché ho tanto desiderato tornare a casa quando ero piccola e sognavo sempre la luce, lo spazio, la libertà che vi si godeva nel giardino dove abitava la mia famiglia, dove potevo giocare con i miei fratelli, dove i disegni sui muri, il glicine, la casetta di nonna Annina e nonno Giustino, la vigilanza delle zie tali per amore e non per legami di sangue, i fiori delle aiuole,i nascondigli e il pozzo pieno di mistero, pericolo e attrazione, il cancello mai chiuso con il catenaccio aperto ad ogni visitatore o pellegrino, il carretto dei nonni, la fatica e la gioia, il pianto e le risate, la vita che pulsava in ogni più piccola fibra di quel luogo del cuore e della fantasia.
Grazie Signore perché oggi ho capito il motivo per cui ho avuto sempre tanta nostalgia e desiderio di tornare in quel luogo.
La la vita scorreva tra le persone e le cose e te che le mettevi in relazione.
Il tuo Spirito li era presente, anche se in modo imperfetto, perchè tutti si volevano bene.
Oggi che nulla di quanto desideravo e mi rendeva felice è sopravvissuto nel tempo, sento che finalmente sono tornata a casa, nella casa della mia famiglia d’origine, la casa dove tu ti prendi cura di tutti i tuoi figli attraverso l’Amore che unisce il cielo alla terra.

“Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà”(Ger 14,20)

Meditazione sulla liturgia di
martedì della XVII settimana del Tempo Ordinario(anno pari)
“Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà”(Ger 14,20)
Sono qui Signore davanti a te.
Voglio togliermi i sandali per entrare nello spazio sacro alla tua presenza e stare in silenzio a contemplarti, ad ascoltarti, a lasciarmi plasmare, fondere da te.
Sono qui tutta orecchie, Signore, per ascoltare la tua parola, per meditarla e farla diventare mio sangue, mia vita, mio respiro.
Tutto hai creato per il nostro bene, tutto hai messo ai nostri piedi, Signore.
Perdonaci perché abbiamo dato per scontate tante cose, non ti abbiamo ringraziato, lodato e benedetto per tutto ciò che oggi vedo che mi manca, che non ho più.
Ti ringrazio Signore perché mi hai fatto provare la gioia di essere tua figlia e mi hai sempre sostenuto in questo percorso che io ho fatto anche senza conoscerti.
Apri i miei occhi, la mia mente, il mio cuore all’accoglienza della tua parola, all’accettazione della tua volontà, al desiderio di farla mia, al desiderio di gioire per essa.
Nella mia vita sei stato sempre al mio fianco, non ho dubbi, anche se non ti vedevo e specialmente nei momenti più tristi, più bui tu hai operato nel nascondimento, con discrezione, perché non volevi violare la mia libertà, ma  portarmi in salvo con il mio sì.
Voglio essere per te Signore una cintura di gloria, quella cintura che non voglio si corrompa nelle acque di un fiume tra due pietre, una cintura che dia gloria onore non a me, Signore, ma a te perché tu e solo tu ne sei degno.
 Il linguaggio del Vangelo oggi è duro, perché parli della separazione tra buoni e cattivi quando il tempo sarà compiuto e a tutti avrai dato la possibilità di salvarsi.
Tu vedi tutto Signore, tu già conosci come andranno a finire le cose.
Sento l’ ineluttabilità di questa separazione del grano dalla zizzania, anche se non me ne rallegro.
Vorrei che l’inferno fosse vuoto, ma tu l’hai detto Signore.
Non sei tu che vuoi la nostra morte, ma siamo noi che decidiamo di morire stando lontano da te.
La prima lettura, (Ger 14,17-22) ci dà la chiave per non fare la fine di quelli che sono condannati alla dannazione eterna.
E’ una richiesta di perdono, una presa di coscienza del proprio peccato, un desiderio di seguirti, riconoscendoti Signore di tutte le cose, tu che fai piovere e fai crescere, tu che hai dato vita al mondo con una Parola, soffiandoci il tuo spirito di vita.
Oggi voglio meditare sulla necessità di prendere coscienza del mio peccato, il ” mea culpa” che facciamo prima di ogni Eucaristia, confessando a te e ai nostri fratelli che abbiamo peccato, molto peccato.
Non è un caso Signore che ogni messa cominci così.
Confesso che  non ho mai dato tanta importanza a questa parte iniziale della messa e, anche se arrivavo un po’ inritardo, non me ne davo pensiero, perché ritenevo importante solo quello che veniva dopo.
Tu ci inviti Signore alla tua mensa, ci chiami anche se siamo indegni.
Grazie Signore perchè mi hai portato a capire che è necessario mettersi il vestito giusto, perché la tua parola porti frutto, avere un atteggiamento contrito per accogliere la tua grazia.
Come dice il Salmo 51″ Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.”
Solo così puoi moltiplicare la nostra povera offerta sì che ne possiamo essere nutriti noi e quelli a cui tu ci mandi. attraverso il segno della pace e della riconciliazione.
Signore aiutami a prendere coscienza del mio peccato e a presentarlo a te perchè possa  trasformare la maledizione in una benedizione.
Signore del tempo e della storia, Signore di tutti, ti presento questa giornata e ti chiedo di poterla vivere nella gioia di compiere la tua volontà, nella gratitudine per tutti i tuoi doni.

“Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo” (Ger 7,23)

“Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo” (Ger 7,23)
Signore quante volte nella Scrittura tu ci inviti ad ascoltare la tua voce, a fermarci per capire cosa ci stai dicendo!
Tu continui a ripetere che sei il nostro Dio, che non c’è altro Dio al di fuori di te. E’ questo il primo comandamento da cui derivano tutti gli altri.
Mettere te al primo posto, farti spazio, permetterti di operare per il nostro bene, non legarti le mani sì da rendere impossibile la tua azione salvifica.
Ma noi Signre siamo duri di orecchie e anche se le tue parole a volte ci colpiscono, ci convincono e ci fanno desiderare di rimanere sempre con te, poi siamo distratti da tante cose e il rumore del mondo e delle sue priorità prende il sopravvento e ci dimentichiamo di te e facciamo di testa nostra.
E’ come quando ci si rompe il navigatore, e non conosciamo la strada..
Inevitabilmente ci perdiamo.
Ci ostiniamo a fidarci solo delle nostre forze e continuiamo a girare a vuoto, quando non ci capita di ritrovarci in un fosso o in strade senza via di uscita.
Tu Signore lo sai come siamo fatti e per evitare interferenze abbiamo inventato gli auricolari per sentire solo ciò che più ci piace, isolandoci così dal mondo e dalle persone.
E’ tremendo quello che siamo capaci di fare per la nostra rovina.
Tu ci hai creato, noi siamo tuoi e ci hai dato fiducia Signore, mettendo tutto ai nostri piedi perchè fossimo collaboratori di vita.
Ma non è stato così.
Se un tempo la contaminazione con i popoli pagani era comprensibile, per via dei continui traslochi che Israele fu costretto a fare, noi siamo più colpevoli, perchè sei venuto di persona a parlarci e a salvarci, lasciandoci non solo la tua parola scritta ma anche lo Spirito Santo, il suggeritore che ci aiuta a non dimenticare.
Dicevo che abbiamo superato ogni limite, inventando cuffie e ordigni di ogni tipo per escludere dalla nostra vita te che ti incarni in ogni uomo.
Ma non possiamo mettere alla coscienza le cuffie, nè alla nostra memoria il bavaglio, grazie a Dio, grazie a te.
E se da un lato noi ti impediamo di entrare nella nostra cuccia, tu trovi strade a noi sconosciute per risvegliare la nostra coscienza e far riemergere il ricordo della meraviglia dell’inizio.
C’è stato un tempo in cui ci sentivamo al centro dell’attenzione, un tempo in cui davamo per scontato il latte che ci veniva dato e la cura che avevano di noi quando non sapevamo parlare e dipendevamo in tutto dagli altri.
Tu ci inviti a ricordare, a non dimenticare tanti tuoi benefici, ad uscire dallo scontato e vivere nella gratitudine a chi ci ha dato la vita.
Se fossimo meno egoisti, meno distratti, se il tempo lo usassimo non solo per ammassare, fare cose che non servono e non durano, forse la memoria di tanti benefici ci aprirebbe le orecchie e il cuore a te e ai fratelli.
Mamma diceva che io ricordavo solo le cose brutte della mia vita, perciò ero sempre imbronciata, arrabbiata, scontenta.
Ero sempre a rimuginare su quello che mi mancava e non apprezzavo ciò che c’era.
Tu Signore mi hai liberato dalla chiusura al mondo esterno, mi hai aperto la bocca, dopo tanti anni di mutismo.
Tu Signore come a Zaccaria mi hai aperto le orecchie e ridato la voce, quando ti sei manifestato a me nella croce .
Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio Signore perchè prima non avevo argomenti per parlare, ma ora tu ogni giorno mi suggerisci interi poemi d’amore.

“Abbiamo peccato contro di te”(Dn 9,8)

“Abbiamo peccato contro di te”(Dn 9,8)
“Siate santi perchè io sono santo…. sarete perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli…siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro..”
La santità, la perfezione, la misericordia sono attributi di Dio. Come possiamo pensare di essere come Lui?
Eppure Gesù ci invita a fare ciò che sembra impossibile ad ogni uomo che abbia un po’ di senno.
Come si può imitare Dio?
L’uomo crede di essere Dio ma non è Dio. Da qui la tragedia del peccato e le sue conseguenze su tutto il genere umano.
Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, c’è scritto.
Cosa vuole dirci la scritta , quando parla del progetto di Dio e del limite dell’uomo?
Infatti se siamo dei come un salmo recita, pure ci scontriamo ad ogni piè sospinto con la nostra fragilità, incompetenza, limite, arroganza, orgoglio, peccato.
Dio ci dice una cosa e noi riscontriamo quanto sia difficile realizzarla, difficile conciliare la contraddizione del nostro essere creature e l’aspirazione a diventare come Dio.
Chi è Dio? Ci chiedevano all’esame che ci faceva il vescovo prima di darci la Comunione e la Cresima.
“Dio è l’essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra”
Fin qui nulla da eccepire anche se l’immagine che Di Dio ci veniva trasmessa era distante anni luce dalla nostra capacità di farla nostra e di entrare in una relazione profonda, efficace e gioiosa con Lui.
Dio era lontano e noi speravamo sempre che fosse distratto quando razzolavamo male.
Non ricordo preghiere che mi abbiano fatto sentire il suo cuore battere sul mio, non ricordo nulla che mi abbia fatto sentire partecipe delle sue decisioni, dei suoi precetti imposti con autorità e senza discussione.
Ma la Scrittura non mente e se allora non sapevo neanche che Dio aveva parlato, nè sapevo dove trovare quanto aveva lasciato scritto, adesso lo so e cerco con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa, un incontro che mi apra sempre più cuore e mente alla sua infinita misericordia.
L’onnipotenza di Dio è onnipotenza di amore. Come possiamo noi raggiungere una meta così alta?
Oggi la liturgia ci propone la confessione dei peccati riportata dal libro di Daniele.
“A te la misericordia, a noi la vergogna sul volto, perchè abbiamo peccato contro di te”
La santità, la perfezione, la misericordia di Dio si possono acquisire solo se ci riconosciamo peccatori, bisognosi di santità, di perfezione, di misericordia.
Spesso non ci sembra di aver molto peccato e le parole che leggiamo ci sembrano esagerate, ma questo accade perchè siamo molto superficiali nel guardare le nostre colpe, molto più puntuali e oggettivi nel giudicare qulle altrui.
Saremmo bravissimi se l’atto di dolore lo dovessimo suggerire noi agli altri, perchè non ci sfugge niente di quello che di sbagliato gli altri fanno, mentre siamo estremamente tolleranti nei nostri cofronti.
Come Signore superare questo che è il problema di ogni uomo?
Come riuscire ad essere imparziali e confessare solo ciò che riguarda il nostro comportamento, le nostre passioni, inclinazioni cattive, la nostra indifferenza nei riguardi del tuo corpo sofferente?
Ci aiuti la tua Parola, Signore, a farti spazio, a lasciarci illuminare dal tuo fascio di luce, a lasciare che tu guardi e ti prenda cura delle nostre lacerazioni, che tu Signore ci trasfiguri, ci renda belli come il sole, ci rivesta degli abiti lavati nell’acqua al fonte battesimale.
Che la tua luce Signore ci faccia desiderare di essere da te purificati, che il nostro peccato ci aiuti a non giudicare gli errori degli altri ma aumenti la nostra capacità di amare, divenendo così tuoi collaboratori di giustizia.
Salvaci dall’indifferenza Signore mio Dio, Maria Santissima non lasciare che ci perdiamo per strada, incapaci di accogliere tanto amore.