Entrate per la porta stretta (Mt 7,13)

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Entrate per la porta stretta (Mt 7,13)
Mi chiedo quale sia la porta stretta attraverso cui dobbiamo passare per metterci al sicuro.
In un passo del vangelo ricordo la risposta di Gesù a un discepolo che gli obiettava che non era facile seguirlo se non conosceva la via.”Io sono la via la verità la vita” rispose Gesù.”
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”
In un altro passo dice:” Io sono la porta delle pecore…chi non passa da questa porta o è un ladro o un brigante”
Sembra che non abbiamo scelta, non ci sono altre strade che portino in Paradiso, nella casa del Padre, nella casa della nostra famiglia originaria dove il pensare, il volere e l’agire sono frutto di un accordo, di una comunione continua e feconda tra le persone della Trinità.
Senza Cristo, vero Dio e vero uomo non possiamo rientrare in quella casa, in quel giardino, in quella terra dove scorre latte e miele.
Gesù fa la differenza tra un Dio inaccessibile onnipotente e santo e un Dio che scende, che si mette nei nostri panni e c’insegna l’alfabeto dell’amore…
un amore che non guarda dall’alto ma dal basso, per lavarci i piedi e rimetterci in piedi.
Quella terra da noi offesa, oltraggiata e disprezzata non poteva dare i suoi frutti se non fosse stata rovesciata, smossa, arata dalla fede di una donna, perfetta figlia di suo figlio, vergine e sposa, destinata ad essere la nostra regina.
“Una spada ti trafiggerà l’anima,” le disse il vecchio Simeone dopo aver esultato vedendo il Salvatore.
La via stretta non fu risparmiata neanche a Maria, la madre, la regina, la nuova Eva.
E noi che siamo battezzati non possiamo dimenticare che essere Re Profeti e Sacerdoti ci incorpora nello stesso Suo destino di morte e di vita,di sconfitta e di gloria.

Io sono la porta (Gv 10,9)

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Io sono la porta (Gv 10,9)

Nella Bibbia si parla spesso di porte, una stretta e una larga.
Quella per entrare nel regno di Dio è stretta, quella che ci porta all’inferno è larga.
Nella parabola del buon pastore, Gesù indica qual è la porta e quale sia lo strumento per entrare nell’ovile.
Lui è la porta ma anche il guardiano delle pecore, per cui in Lui, via, verità, vita, si identificano.
In Lui troviamo tutto ciò che serve quindi per vivere.
Quando Gesù parla di vita, allude a una condizione esistenziale che prescinde dal tempo, e anzi lo annulla, trasformando il cronos in chairos.
Il chairos è il tempo delle occasioni favorevoli, il tempo dell’incontro con l’infinito di Dio.
Quando incontri Dio, esci fuori dal tempo per fare un’esperienza di vita totale, completa, profonda, eterna, trascendente.
La porta è Gesù, la porta stretta attraverso la quale passare per entrare nel grande mistero dell’amore infinito di Dio e naufragare dolcemente nel suo mare.
Ma perché troviamo scritto: “Io sto alla porta e busso?”
Che ci sia un’altra porta diversa da quella già qui citata?
Certamente.
La porta dell’uomo.
Non si può entrare nel regno di Dio se prima non abbiamo aperto la porta del nostro cuore a Lui, una porta che si apre dall’interno e che ci permette di fare conoscenza di Chi ci renderà capaci di diventare tanto piccoli da poter sperare di passare definitivamente dall’altra parte.
Già aprire il cuore.
“Aprite le porte a Cristo”, le parole del papa.
Gesù è l’unico dietologo che ci può far fare la cura dimagrante, insegnandoci e abilitandoci a fare a meno di tanti cibi dannosi per la nostra salute, cibi che ci portano alla morte.
Gesù, attraverso l’Eucaristia ci nutrirà con un pane speciale, il suo corpo che non provoca intolleranze, ma sicuramente ci depura da ogni scoria cattiva, dannosa, velenosa.
È questo un tempo in cui vanno di moda le medicine alternative per curare le intolleranze alimentari.
Siamo diventati tutti intolleranti e siamo disposti a venderci anche l’anima per trovare nei negozi addetti, farine alternative con cui impastare un pane che non ci intossichi.
Strano che tutto questo capiti oggi in cui il crocifisso è oggetto di discussione e causa di scandalo per molti che lo sentono come un attentato alla propria libertà.
Comunque la si veda la cosa, certo è che, se vogliamo dimagrire, per entrare nella casa di Dio e rimanerci per sempre, è necessario aprire la porta al medico alternativo, Gesù Cristo, che verrà se uno lo ama, insieme con il Padre, a dimorare presso di noi.
Le ricette sono pronte, basta leggerle e poi fare ciò che c’è scritto da 2000 anni a questa parte per capire il principio attivo, le indicazioni terapeutiche e gli effetti collaterali, che potrebbero turbare e far decidere di usare altri farmaci.
La porta stretta del Vangelo mi fa pensare oggi ad un’energica cura dimagrante che posso e devo fare, aprendo la mia porta a Cristo.

Scelte

“Larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione.( Mt 7,13)
Le letture di oggi sono ricche di stimoli e ho difficoltà a scegliere ciò che è importante per crescere nella fede, nella speranza, nella carità.
La scrittura è un forziere pieno di cose preziose , ma come spesso accade davanti ad una tavola sontuosamente imbandita ci sentiamo disorientati su cosa scegliere, cosa mangiare per primo.
Mi piacerebbe che fossi tu Signore a scegliere per me ciò che in questo momento mi è utile necessario per questo momento, per quest’ora, per questo tempo che tu mi doni di vivere.
Un tempo dove avevo gli occhi avevo le mani e non avevo difficoltà a scegliere la parte migliore, tanto che di questa abilità si servivano anche i miei più intimi amici, come anche i miei familiari.
Questa attitudine valeva per ogni cosa che mi riguardasse, mi interessasse, tanto che non provavo nessun gusto a godere di un bene che un altro aveva scelto per me.
Era il mio vanto, ciò che mi connotava e mi faceva esistere, trovare sempre ciò che comportava un minimo investimento e mi dava il massimo profitto.
Certo che questa abilità non è per niente evangelica, perchè ho pensato, così facendo di semplificare e arricchire la mia vita senza dare agli altri nulla che non fosse una semplice indicazione dei luoghi e delle modalità per riuscire a fare e ottenere il meglio da qualsiasi cosa.
Ripensando al passato penso di essere stata profondamente egoista, perchè ho sempre rivendicato a me la parte migliore, e la capacità, bravura tutta mia di trovarla e goderla da sola.
Oggi in Vangelo ci parla di porta stretta, di strada disagevole per entrare in Paradiso. Con la modalità di un tempo sicuramente non sarei andata da nessuna parte e mi sarei sicuramente persa.
Allora mai mi sfiorò l’idea che la parte migliore non è quella che appaga gli occhi, il ventre e le tasche, ma l’ascolto della tua Parola come tu Signore dicesti a Marta che si lamentava della non collaborazione della sorella che incantata si era seduta ai tuoi piedi per ascoltarti.
Oggi pendo dalle tue labbra Signore e la scrittura mi mette davanti un peccato che non fu solo dei nostri padri, ma ci fu trasmesso e che continuiamo a fare. Quello di scegliere per primi la parte migliore, partendo da noi e non da te o dalle persone in cui tu ti nascondi e hai deciso di abitare.
Lot scelse la terra più fertile e feconda, Abramo lo permise perchè era certo che tu avresti realizzato la tua promessa.
Permetterti di scegliere al posto nostro, questo vorrei chiederti Signore questa mattina.
Io non so quale sia in questo momento il bene per me, la strada da percorrere giusta per arrivare dove tu vuoi e io voglio perchè so che la tua volontà è volontà di bene.
Una scelta l’ho fatta e su questa non torno indietro, a costo di farmi ammazzare.
Ho scelto te, Signore, come padrone della mia vita, come unico riferimento di ogni decisione. Non voglio più approfittare della mia capacità di scegliere il meglio secondo il mondo, ma il meglio secondo te.
Al giovane ricco tu hai detto che una sola cosa gli mancava, vendere tutto e seguirti.
Io sono ancora tanto lontana da questo obbiettivo che coltivo nel cuore.
Vendere tutto quello che ho ammassato servendomi della mia straordinaria capacità di riconoscere il valore delle cose senza fatica, e appropriarmene.
Mi dico sempre che devo alleggerire la mia borsa, devo ridurre al minimo i miei bagagli altrimenti in quella porta non ci entrerò mai.
Perchè Signore è così difficile espropriarsi delle cose che ci si sono attaccate addosso, tanto ci siamo affezionati ad esse?
Ci sono perle, cose preziose che tu ci dici di mantenere, di non buttare ai porci.
Allora significa che non di tutto dobbiamo spogliarci, che ci sono cose che ci appesantiscono e cose che ci mettono le ali ai piedi.
Allora Signore fammi capire la differenza tra ciò che serve e ciò che è da buttare, aiutami a discernere ciò che dura da ciò che muore, dammi il bagaglio giusto per combattere i nemici e arrivare sana e salva alla meta.
Confido in te Signore, confido nell’aiuto di Maria che ho accolto nella mia casa e che non reclama diritti, se ne sta in silenzio e in attesa che io torni a vivere con lei tutte le occasioni in cui c’è bisogno di ritrovare la gioia.

CRISTO RE DELL’UNIVERSO

crocifissione

” Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42)

Non poteva che concludersi così l’anno della misericordia, il giubileo straordinario indetto da papa Francesco, perchè ci riconciliassimo con Dio, del quale ci eravamo fatta un’immagine sbagliata.
E’ incredibile come i Cristiani vivano così divisi, separati gli uni dagli altri, ognuno con il suo credo, la sua verità.
Capiamo quello che vogliamo capire, ascoltiamo quello che ci piace, ci turiamo le orecchie a quello che ci turba, ci rimette in discussione.
A chiacchiere tutti siamo capaci di affermare che Dio è amore, che è morto e risorto per noi.
In ogni Eucaristia proclamiamo la sua morte e annunciamo la sua resurrezione in attesa della sua venuta.
Ma quanto ci sentiamo coinvolti dalla sua morte, quanti vivono gli effetti del suo sacrificio?
“Venga il tuo regno” diciamo nel Padre nostro, preghiera che ci accomuna a tutti quelli che vogliono vivere alla sequela di Cristo.
Ma cosa s’intenda per il suo regno siamo lontani dal capirlo.
” L’uomo crede di essere Dio, ma non è Dio”.
E oggi lo vediamo chi è Dio, inchiodato alla croce, il suo trono di gloria, un trono che ci sconcerta e ci interroga.
” Bisogna rinascere dall’alto” disse Gesù a Nicodemo.
E oggi la festa di Cristo Re dell’Universo coincide con la chiusura della porta santa a Roma, l’ultima a chiudersi su questo anno ricco di benedizioni.
Porte aperte e porte chiuse, gente che ha fatto in tempo a lucrare delle indulgenze, ne ha approfittato per lucrarle per se stesso, per i suoi cari e per illustri sconosciuti, figli di Dio, fratelli in Gesù.
E poi ci sono quelli che come me non ci sono riusciti, per le barriere architettoniche del tempio della chiesa di mattoni e di carne, la propria, che si chiedono se la misericordia di Dio ha un inizio e una fine.
Ma dov’è la porta, l’unica porta che ci garantisce di poter oggi come il ladrone entrare con Lui in paradiso?
L’immagine che oggi campeggia in tutte le chiese è il Crocifisso, un Dio fatto uomo per servire e donarsi a tutti quelli che riescono a risalire il fiume di grazia di quell’acqua e quel sangue che sgorga dal suo costato.
Bisogna entrare in quel piccolo foro, la PORTA SANTA che ci immerge nell’oceano della sua misericordia.
Ma per decidere il santo viaggio, per affrontare gli inevitabili ripensamenti che ci distolgono dalla meta, ci dobbiamo sentire tutti un po’ ladroni, perchè chi non ha usato i beni gratuitamente elargiti da Dio, affidatici in custodia per fini personali, lontani dallo spirito evangelico dell’amore e della condivisone e della custodia di ciò che purtroppo abbiamo dato il più delle volte per scontato?
Quella porta è sempre aperta per chiunque si riconosca debitore e sia disposto a salire sulla croce e con Lui servire e morire per condividere il regno, essere il regno.
E’ arrivato il momento di diventare noi, porta di speranza, attingendo da Lui la capacità di tenere aperte le braccia al mondo dicendo : ” Mi fido di te. Ti mostro il cuore, la mia parte più vulnerabile. ”
Solo Lui può trasformare le nostre croci in porte di paradiso.

La Via

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“Larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione.( Mt 7,13)

Ho sempre rivendicato a me la parte migliore, e la capacità, bravura tutta mia di trovarla e goderla da sola.
Oggi in Vangelo ci parla di porta stretta, di strada disagevole per entrare in Paradiso. Con la modalità di un tempo sicuramente non sarei andata da nessuna parte e mi sarei sicuramente persa.
Allora mai mi sfiorò l’idea che la parte migliore non è quella che appaga gli occhi, il ventre e le tasche, ma l’ascolto della tua Parola come tu Signore dicesti a Marta che si lamentava della non collaborazione della sorella che incantata si era seduta ai tuoi piedi per ascoltarti.
Oggi pendo dalle tue labbra Signore e la scrittura mi mette davanti un peccato che non fu solo dei nostri padri, ma ci fu trasmesso e che continuiamo a fare. Quello di scegliere per primi la parte migliore, partendo da noi e non da te o dalle persone in cui tu ti nascondi e hai deciso di abitare.
Lot scelse la terra più fertile e feconda, Abramo lo permise perchè era certo che tu avresti realizzato la tua promessa.
Al giovane ricco tu hai detto che una sola cosa gli mancava, vendere tutto e seguirti.
Io sono ancora tanto lontana da questo obbiettivo che coltivo nel cuore.
Vendere tutto quello che ho ammassato servendomi della mia straordinaria capacità di riconoscere il valore delle cose senza fatica, e appropriarmene.
Mi dico sempre che devo alleggerire la mia borsa, devo ridurre al minimo i miei bagagli altrimenti in quella porta non ci entrerò mai.
Perchè Signore è così difficile espropriarsi delle cose che ci si sono attaccate addosso, tanto ci siamo affezionati ad esse?
Ci sono perle, cose preziose che tu ci dici di mantenere, di non buttare ai porci.
Allora significa che non di tutto dobbiamo spogliarci, che ci sono cose che ci appesantiscono e cose che ci mettono le ali ai piedi.
Allora Signore fammi capire la differenza tra ciò che serve e ciò che è da buttare, aiutami a discernere ciò che dura da ciò che muore, dammi il bagaglio giusto per combattere i nemici e arrivare sana e salva alla meta.
Confido in te Signore, confido nell’aiuto di Maria che ho accolto nella mia casa e che non reclama diritti, se ne sta in silenzio e in attesa che io torni a vivere con lei tutte le occasioni in cui c’è bisogno di ritrovare la gioia.