” Da Lui usciva una forza che guariva tutti” (Lc 6,19)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

28 ottobre 2016
Meditazione sulla liturgia di
venerdì della XXX settimana del T.O.

Ss.Simone e Giuda Apostoli
ore 17.37

” Da Lui usciva una forza che guariva tutti” (Lc 6,19)

Mi piacerebbe approfittarne, accorrere come la gente del vangelo per ascoltarti ed essere guarita.
Guarivi tutti, c’è scritto, bastava toccarti.
Ma io sono qui, ancorata ad una sedia, con tanta stanchezza sulle spalle, alla fine di una giornata di servizio alla famiglia e di ricerca di un antidoto a tanto dolore.
La notte è stata lunga, buia e tormentata.
Il corpo straziato dalle corde impazzite dei nervi non ha trovato riposo. ù
Il rosario avvolto sul braccio è rimasto come segno di una fede paralizzata nell’attesa che tutto finisse.
La vita, non il dolore.
Tu Signore di notte ti ritiravi a pregare, prima di prendere qualsiasi decisione, pregavi per chiedere consiglio, per ringraziare, per benedire, per comunicare gioie e dolori di una vita donata a Dio Padre e agli uomini, anche a quelli che ti hanno tradito e continuano a farlo ancora oggi con più tenacia, perversione, malignità.
Hai pregato specialmente quando hai sentito l’impotenza della tua natura umana, la fragilità del tuo corpo, lo smarrimento dello spirito, hai sudato sangue nell’Orto degli Ulivi, mentre i tuoi più intimi amici dormivano.
Tu Signore eri certo che Dio ti stava ascoltando e hai detto, nel momento supremo “Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?”
Anche io questa notte l’ho detto.
E’ l’unica preghiera che ho fatto.
Non c’erano altre parole che potessi rivolgerti nel vuoto e nel buio di un’angoscia senza fine.
Tante volte ti ho benedetto, lodato e ringraziato, tante volte la tua parola è stata un balsamo per suscitare in me altre parole di vita.
Il senso a tante notti passate insonni ormai da 40 anni l’ha dato la preghiera, la meditazione su quanto tu mi suggerivi giorno per giorno.
Questa notte, nel deserto,nel buio, nel tempo fermo sul dolore con un corpo che non sentivo più appartenermi, preda di uccelli rapaci e di bestie avide di preda, cosa potevo dirti che già non ti avevo detto?
Cosa chiederti che non ti abbia già chiesto e che tu conosci meglio di me?
Mi hai lasciato senza parole, senza strumenti per dirti ancora sì.
Hai permesso che di me facessero scempio le bestie feroci, hai permesso che mi fosse tolta anche la speranza di morire al più presto per porre fine al martirio.
Ora sono qui a chiedermi dove ho sbagliato, perchè non sono riuscita a toccare il tuo mantello.

Umiltà

“Chi si esalta sarà umiliato”. (Lc 18,14)

Ieri ho bruciato quattro volte quello che avevo messo a cuocere: carciofi, piselli, zucchine, acqua con il bicarbonato che sarebbe servita per staccare le incrostazioni del tegame.
Non c’è che dire un bel bilancio per una che si credeva un asso in cucina.
Franco, quando era piccolo, diceva:”Quando sarò grande voglio fare il cuoco per superare mamma almeno in qualche cosa.”
Sono sempre apparsa gli occhi di chi mi stava vicino brava, migliore di quello che in effetti ero e questo da un lato mi consolava, mi appagava, dall’altro mi portava a esibire la mia bravura, nascondendo con grande maestria gli errori che inevitabilmente facevo.
Mamma, quand’ero piccola, mi diceva sempre che ero brava prima di darmi una commissione.
La bravura era un sistema collaudato per farmi lavorare, ma era anche l’unica via per affermare la mia esistenza.
Ho sempre saputo di non valere molto, ma mi sono sempre vantata di riuscire a trarre vantaggio dal poco, dall’errore, dall’inadeguatezza attraverso una straordinaria abilità di copertura, di ironia, di distacco tra me e la cosa sbagliata.

Quanto più vado avanti nella conoscenza di Dio, attraverso la Sua parola, tanto più capisco me, i miei errori, la mia vulnerabilità, il mio limite.
La parola di Dio non aumenta tanto la Sua conoscenza come Essere perfetto, sommo Creatore, Signore del cielo e della terra, quanto la conoscenza del mio peccato.
La luce che viene dalla parola mette infatti in risalto sempre più il mio limite contrapposto a ciò che solo Dio può fare.

Tu gradisci, Signore, gli umili di cuore.
Ho sempre pensato che il peccato fosse separarsi da Te, vivere lontano dalla tua casa, non riconoscerti come fonte di vita.
Leggendo oggi la Tua parola mi è saltato davanti agli occhi l’atteggiamento del fariseo che pregava ringraziandoti della sua capacità di essere giusto e di osservare la legge.
Il fariseo in fondo ti riconosce il merito per tutto quello che hai fatto per lui sì da renderlo giusto.

I paragoni non mi sono mai piaciuti, specie nella fede, anche se sicuramente il giudizio sul comportamento degli altri mi ha molto condizionato nella progressione verso la comprensione del mistero.
Beato è chi si riconosce peccatore, incapace da solo di realizzare in pienezza la sua umanità.
“Io sono tu che mi fai” ho trovato scritto, parole che mi hanno evocato l’immagine della creta molle nelle mani del vasaio.
E quando sembra che il vaso abbia preso una forma, il vasaio può decidere di cambiarla, rimodellando a suo piacimento l’opera delle sue mani, per aumentarne la bellezza e l’armonia.
Lasciamoci plasmare da Dio, diventiamo creta molle nelle sue mani con l’ascolto e la preghiera, apriamoci alla sua opera creatrice che continua nella storia, che è l’unica che ci garantisce la vita.

Chi si vanta, si vanti nel Signore ( 1Cor 31)

Perseveranza

“Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”(Lc 18,8)


Sono qui a meditare su cosa risponderti Signore.
Ti sei incarnato, sei stato perseguitato e crocifisso per noi. Non posso pensare che ti sei affaticato invano.
Se noi uomini siamo facili allo scoraggiamento, quando vediamo che i nostri sforzi non approdano a nulla, tu il problema non te lo dovresti neanche porre, perchè sei Dio e non permetteresti il male se non per ricavarne un bene.
Lo so che siamo testardi, egoisti e dalla memoria corta, lo so che tenere le braccia alzate come fece Mosè non è facile, specie se non hai nessuno a fianco che ti allevi la fatica.
A volte la solitudine ci schiaccia, la prova si prolunga nel tempo e tu sembri sordo alle nostre suppliche.
Tante volte mi è successo di essere stanca di pregarti, non per togliermi la spina nel fianco ma per percepirti vicino, accanto, per non sentirmi sola ad affrontare battaglie poderose, flutti di morte, tempeste sconvolgenti.
Il tuo silenzio ha generato un desiderio ancora più grande di te, la sete aumenta quando la fonte non la vedi, anche se è vicina.

“Si diventa eredi per la fede.”(Rm 4,16)

Meditazioni sulla liturgia di
sabato della XXVIII settimana del Tempo Ordinario

“Si diventa eredi per la fede.”(Rm 4,16)

Fede vuol dire fiducia.
In chi?
In Dio ci verrebbe da rispondere.
Ma quale Dio?
L’uomo da sempre ha riconosciuto la dipendenza, l’autorità, la superiorità di forze, persone superiori da temere e a cui sacrificare.
Il Dio creatore, Dio all’origine di tutte le cose unico è proprio dei popoli del libro: ebrei, musulmani e cristiani.
I popoli del libro.
C’è qualcosa che accomuna chi crede: la rivelazione di Dio attraverso la storia.
E questa è una cosa bellissima.
Un Dio che si preoccupa dell’uomo, che non pensa a se stesso, ma al bene dei suoi figli, un Dio che accompagna il suo popolo dandogli parole di speranza e di vita.
Un Dio da temere è quello dell’Antico Testamento, perché grande è la sua ira per quelli che non l’ascoltano.
Un Dio geloso delle sue creature, che ama in modo speciale le persone che si è scelto e solo a quelle riserba misericordia e amore.
Gesù è venuto a mostrarci il vero volto di Dio: l’amore.
Gesù è venuto a lasciarci lo Spirito di Dio.
Gesù è il postino, e colui a cui il Padre ha affidato il compito di mostrare la suprema armonia che regna nel cielo e che desidera estendere su questa terra.
Gesù che porta i doni è stato ribattezzato Babbo Natale ma a me viene da pensare che e più giusto chiamarlo Babbo Pasquale, perché il dono è operante solo nella Pasqua del Signore, quando il passaggio su questa terra è compiuto.
Gesù questo dono non ha aspettato di morire o di salire al cielo per lasciarne trapelare la luce, la straordinaria bellezza, la novità assoluta.
È un pacco bucato quello che ci ha consegnato Gesù sotto la croce, il Suo Corpo che non è a tenuta stagna, per cui pian piano che le gocce di sangue e acqua toccano terra danno vita ai semi sparsi sul suo percorso.
Aiutiamoli a crescere con il suo aiuto senza preoccuparci di quello che diremo e come lo diremo perché lo Spirito di Dio ci suggerirà ogni cosa al momento opportuno.
Gesù è venuto a mostrarci la relazione che lo unisce al Padre.
L’amore del figlio è la risposta all’amore del Padre.
In questa famiglia celeste non esiste nulla che sia pensato e che non venga all’esistenza.
Così se il padre ama il figlio il figlio il padre, il loro amore diventa una persona.
Lo Spirito Santo.
Come potrebbe chiamarsi Padre un dio senza figli?.
Un Dio solo è un Dio triste, ha bisogno di un tu che gli risponda.
Dio parla e la sua parola diventa, è, una persona.
Il Verbo
Ecco il figlio.
Tutto questo accade perché nella natura del padre c’è una forza insopprimibile, un’esigenza fondamentale che è quella di relazione.
Un Dio che non si relaziona è destinato a morire per autocombustione.
Perché la vita viene dalla relazione di un io e un tu da cui può nascere la vita.
Lo Spirito Santo è il dono che Gesù ci ha lasciato.
E il regalo di Pasqua.
Oggi il Vangelo ci parla di un peccato inescusabile..
La bestemmia contro lo Spirito Santo.
La bestemmia non è tanto rifiutare, rinnegare Dio padre o Dio figlio, quanto negare il dono, rifiutare il regalo che Dio attraverso il Figlio ci ha fatto per ridonarci la vita, renderci immortali.
Negare l’amore di Dio che si manifesta attraverso i Sacramenti, negare che Dio ci perdona, non credere nella misericordia di Dio. porta alla morte.
Giuda andò ad impiccarsi perché non credette alla misericordia di Dio.
Il più grande peccato, inescusabile, è non accogliere l’amore di Dio.
Gesù dice che possiamo rinnegarlo, come possiamo rinnegare il Padre, ma non possiamo rinnegare lo Spirito perché è l’unica fonte di vita.
Per questo la bestemmia contro lo Spirito è imperdonabile, non perché Dio sia cattivo, ma perché l’uomo deliberatamente sceglie di non vivere, di separarsi dalla fonte della vita, dalla luce che lo fa risplendere, come fece Satana quando decise che poteva fare a meno di Dio, separandosi a lui.
La divisione, la rottura del rapporto è conseguenza di una bestemmia contro lo Spirito.

Signore grazie perché mi hai fatto uscire dalla solitudine e mi hai fatto entrare nella tua casa che è casa di luce, di gioia, casa sempre in festa.
Grazie Signore perché ho tanto desiderato tornare a casa quando ero piccola e sognavo sempre la luce, lo spazio, la libertà che vi si godeva nel giardino dove abitava la mia famiglia, dove potevo giocare con i miei fratelli, dove i disegni sui muri, il glicine, la casetta di nonna Annina e nonno Giustino, la vigilanza delle zie tali per amore e non per legami di sangue, i fiori delle aiuole,i nascondigli e il pozzo pieno di mistero, pericolo e attrazione, il cancello mai chiuso con il catenaccio aperto ad ogni visitatore o pellegrino, il carretto dei nonni, la fatica e la gioia, il pianto e le risate, la vita che pulsava in ogni più piccola fibra di quel luogo del cuore e della fantasia.
Grazie Signore perché oggi ho capito il motivo per cui ho avuto sempre tanta nostalgia e desiderio di tornare in quel luogo.
La la vita scorreva tra le persone e le cose e te che le mettevi in relazione.
Il tuo Spirito li era presente, anche se in modo imperfetto, perchè tutti si volevano bene.
Oggi che nulla di quanto desideravo e mi rendeva felice è sopravvissuto nel tempo, sento che finalmente sono tornata a casa, nella casa della mia famiglia d’origine, la casa dove tu ti prendi cura di tutti i tuoi figli attraverso l’Amore che unisce il cielo alla terra.

“Grazie a voi e pace da Dio Padre nostro”(Rm 1,7)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
12 ottobre 2015
lunedì della XXVIII settimana del TO
ore 7.01
“Grazie a voi e pace da Dio Padre nostro”(Rm 1,7)

Voglio Signore fare mie le parole del tuo apostolo Paolo, che rivolgendosi alle persone a lui affidate le ringrazia, prima di tutto e invoca su di loro la tua pace.
Certo che se non avessi letto la tua Parola avrei cominciato con il Credo, per confermare che solo in te ripongo fiducia, tu sei la mia speranza, la mia forza il mio tutto. Volevo recitarlo per alontanare da me i tentacoli di Satana che ogni mattina mi svegliano con un nuovo e potente attacco ad una o più parti del corpo.
“A questa generazione non sarà dato alcun segno” (Mc 8,12)
Io credo Signore che tu sei il segno mandato da Dio per confermarci il suo amore , credo che tu combatti con noi e per noi, che ci difendi dalle insidie del nemico, che ci dai gli strumenti per essere più che vincitori in questa battaglia senza esclusione di colpi.
Il nemico cambia faccia, si traveste, approfitta delle piccole e grandi crepe del nostri fragili vasi di argilla e vorrebbe riempirci di escrementi e di tutto ciò che porta il corpo alla distruzione.
Ma tu Signore sei attento alla nostra preghiera e non permetti che ti venga strappata un’anima a te devota, consacrata a Maria tua Madre, un’anima che ti riconosce come unico e vero Dio datore di beni duraturi ed eterni.
La tua pace Signore scenda nei nostri cuori e non permettere che la paura, l’angoscia, le tribolazioni ci allontanino da te.
La tua pace invoco su di me e sul mio sposo e su tutta la mia famiglia, la invoco sulla Chiesa, su tutti i tuoi figli perchè vivano la gioia di essere salvati.
Ti ringrazio Signore di ogni cosa che mi porta a te, mi porta a glorificarti, ringraziarti, lodarti, per ogni persona che suscita in me il desiderio di una preghiera o rafforza in me la fede, la speranza, la carità.
Sono tanti gli angeli che tu Signore metti sul mio cammino, perchè non inciampi il mio piede, sono segni della tua presenza in questo mondo sconvolto dal male, su di loro Signore scenda copiosa la tua grazia perchè testimoni del tuo amore eterno e misericordioso.
La gente del tuo tempo ti chiedeva un segno per convincersi che tu sei il figlio di Dio.
A volte anche io te lo chiedo, per essere illuminata sul mistero della mia vita, sulle vie da percorrere perchè mi si apra una strada di salvezza e non di perdizione.
Non ho dubbi che solo tu mi puoi salvare; mai come ora ne sono certa, mai come ora aspetto solo da te istruzioni per procedere nei giorni che ancora mi doni di vivere.
A te Maria chiedo consigli, aiuto e protezione.

Non ho altri libri da leggere, da studiare se non quelli che tu ci hai lasciato, libri di carne come te e I tuoi testimoni, libri scritti sotto l’azione dello Spirito, dove per 365 volte hai scritto”Non temere!”

” Signore insegnaci a pregare!” (Lc 11,1)

” Signore insegnaci a pregare!” (Lc 11,1)
Non basterà una vita perchè impariamo a farlo, non con parole che escano dalla bocca, anche se sono di Dio, ma da un sentimento forte e stabile che alberga nel nostro cuore.
Quanti paternostri ho detto in vita mia, ma quanti me li sono dovuti sudare con una supplica incessante a Dio perchè lo sentissi Padre!
Perchè il problema sta tutto lì.
Un conto è pensare che hai davanti Dio, Essere perfettissimo,Creatore e Signore del cielo e della terra davanti al quale ti senti una pulce, polvere sulla sua bilancia, un niente, peccatore recidivo, nonostante le promesse, un conto che stai parlando con tuo Padre, che, per quanto rispetto gli voglia portare è uno con cui hai confidenza e non ti vergogni di essere quello che sei.
Un padre ama i figli a prescindere, anche se disubbidiscono ed è pronto ad aiutarli sempre, se si trovano in difficoltà ( i padri normali, non i deviati, che purtroppo ci sono).
Conciliare le due cose è molto difficile e se ci riuscissimo avremmo trovato la chiave per vivere il paradiso già su questa terra.
Ci sono notti che la prima parte di questa preghiera mi rimane così difficile che dico rosari di avemarie perchè Lei, la perfetta Figlia mi insegni l’abc della fede.
Come faccio a sentire Padre un Dio che permette tanti lutti, tante sofferenze, tanto disordine, tanta ingiustizia qui su questa terra?
Ad uno sguardo superficiale mi verrebbe da dire che è patrigno e che questa vita me la poteva risparmiare, visto che nessuno gliel’ha chiesta.
Quando ho queste tentazioni diaboliche guardo la stella e invoco Maria.
Per fortuna che il Signore mi ha dato un sacco in cui riporre tutti i suoi doni, un sacco che sta a me riempire con i grazie che spontaneamente mi salgono alla bocca per qualcosa che non è scontato, un’improvvisata, un guizzo, un bagliore, una luce nel buio della notte.
La vita all’uomo la dà la memoria. Ricordare tanti suoi benefici ti porta a sollevare lo sguardo al cielo e credere che i miracoli sono ancora possibili perchè Dio non si stanca di amare.
“Insegnaci a pregare” dicono i discepoli a Gesù dopo aver osservato la sua abitudine a ritirarsi solo in disparte e tornare con il volto trasfigurato.
Credo che sia andata proprio così, perchè altrimenti non ci sarebbe stata ragione di chiederglielo.
Ricordo che quando per la prima volta misi piede in una chiesa ciò che mi colpì fu il volto sereno e gioioso delle persone che stavano pregando.
Qualunque cosa avessero mangiato per essere così gioiosi, ricordo che pensai, doveva diventare il mio pane quotidiano.
E così fu.
Dacci ogni giorno il nostro pane, non quello degli altri, nè più nè meno del giusto.
Non vogliamo sottrarre a nessuno il necessario e se noi non ne siamo capaci, affidiamo a Dio di distribuire ciò di cui abbiamo bisogno in modo imparziale secondo la sua giustizia.
San Luca non dice di chiamare il Padre “nostro” come riportano gli altri evangelisti, forse per paura che ce ne appropriamo e non vogliamo condividerlo con nessuno, come fanno i bambini che non si sognano di prestare il papà e la mamma a chichessia.
Nostri sono invece i peccati come i debitori e non possiamo rivenderceli.
Se guardiamo bene l’aggettivo possessivo “tuo” è usato due volte per il nome e per il regno.
” Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno”

Il tuo nome, il tuo regno, non il mio o quello di chi si crede di essere Dio o pretende di darti consigli.
Perchè tu sei un Dio di pace, un Dio di giustizia, di perdono e di misericordia, venuto a salvarci dalla nostra salvezza.
Perchè tu sei PADRE.

“Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Salmo 85)

“Ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio” (Esd 9,6)

Meditazione sulla liturgia di
mercoledì della XXV settimana del TO

(Esd 9,5-9)

Nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati.
Dal libro di Esdra
Io, Esdra, all’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e dissi:
«Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi.
Ma ora, per un po’ di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po’ di sollievo nella nostra schiavitù. Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme».

Parola di Dio

Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà.
Così comincia il banchetto eucaristico, così dovrebbe cominciare ogni preghiera, che abbia efficacia su di noi e ci trasformi in esseri riconoscenti nei confronti del nostro Dio.
Purtroppo siamo abituati a rivolgerci a Dio per ottenere qualcosa e arriviamo subito al dunque, sia che preghiamo per noi, che per i nostri fratelli.
In verità ci sentiamo bravi quando intercediamo per gli altri, perchè ci sembra così di non essere egoisti e di essere più ascoltati. Dimentichiamo che non possiamo arrivare al cuore di Dio partendo dall’ultimo gradino, dal nostro piano che è in basso, cosa di cui non vorremmo tenere conto.
Dedichiamo alla preghiera il tempo che ci avanza, purtroppo, non quello che è necessario e ci dimentichiamo che per poter ottenere l’aiuto bisogna essere consapevoli di averne bisogno.
Siamo restii a riconoscere il nostro e per questo il nostro pensiero slitta su tutti quelli che vediamo arrancare, sbagliare, peccare.
Il limite dell’altro ci colpisce molto più del nostro e siamo refrattari a confessare peccati che non pensiamo neanche di aver fatto.
Esdra, pur non avendo peccato allontanandosi dalla sana dottrina, pure si sente appesantito e responsabile dei peccati del suo popolo e per questo pronuncia le parole giuste per aprire il cuore alla lode, alla gratitudine per Dio che ha aperto le porte della sua misericordia al piccolo resto, perchè tornasse nella sua terra e ricostruisse il tempio, mattone per mattone.
Cosa può oggi dirci questo passo dell’AT che la liturgia ci propone?La pietra scartata ai costruttori è diventata testata d’angolo.
La pietra è una persona: Gesù.
Noi siamo le pietre vive edificate sull’insegnamento degli apostoli per costruire un edificio santo e incorruttibile, la Chiesa, sposa di Cristo.
I cuori di pietra diventano di carne attraverso lo spirito; le ossa , gli scheletri si rivestono di muscoli e carne nella visione di Ezechiele; tutto diventa vivo se partecipiamo al sacrificio di Cristo.
Anche noi, peccatori, possiamo cacciare i demoni, guarire le malattie se ci lasciamo guarire e alimentare dal latte delle sue mammelle, illuminare dalla sua parola, accettare che ci poti perchè portiamo frutto.
San Pio da Pietralcina in uno scritto espresse molto plasticamente l’opera dello Spirito sulla nostra carne, dolorosa perchè finalizzata a ripulire i mattoni della chiesa di Dio da ogni impurità e incrostazione.