Scintillanti

lunedì 21 maggio 2012

 
 
 

Ieri Giovanni ha festeggiato la sua prima Comunione.
Con questa lettera abbiamo accompagnato il regalo. 

Caro Giovanni,
 
cosa dirti in questo giorno in cui ci chiami condividere la gioia di aver trovato finalmente lo SCINTILLANTE, la fonte, quella che illumina il mare increspato del mattino, riempiendo di luce le piccole gocce d’acqua, che ti fecero sgranare gli occhi quando eri piccino?
L’hai visto, l’hai sentito, l’hai toccato Gesù!
Ti sei emozionato, commosso quando i vostri sguardi si sono incrociati.
La Sua tenerezza ti ha percorso la schiena.
L’amico, il fratello, il padre, quello che ti ama anche se fai i capricci, anche se sbagli un rigore…
Non c’erano, il 5 aprile, Giovedì santo,il giorno della tua prima Comunione, fotografi nè invitati, ma solo voi bambini, gli amici intimi di Gesù, quelli a cui non ha nascosto i misteri più grandi del regno.
In quell’occasione hai visto realizzato finalmente il desiderio che anni fa avevi espresso in un disegno che tenevamo gelosamente custodito in un cassetto.
 
Essere il tredicesimo apostolo.
 
 
 
Ricordi quando chiedevi dove potevi trovare Gesù? E quando ti venne l’idea della sedia vuota da mettere a tavola perchè ci si sedesse, dello spazio che gli hai fatto nel letto così che te lo sei abbracciato?
Ricordi quando eri triste e ti bastava un caro caro, una canzone, una storia, la luna, le stelle, un fiore, una formica, per tornare a sorridere?
Ricordi quanto ti rendeva felice, dopo aver deciso di fare il buono, scoprire gli scintillanti, quando cercavi di cacciare l’angioletto cattivo, forzando con le dita le palpebre, per aprire gli occhi e farci uscire la luce?
 
Gli scintillanti, ricordi?
 
Era un gioco, ma anche un cammino alla ricerca di ciò che ci rende felici.
Un giorno facesti un disegno in cui, contornati da raggi di luce, tu piangevi e io ti stringevo la mano.
Mi dicesti, porgendomi il foglio “Ecco nonna il paradiso: quando tu mi accarezzi e mi consoli.”
 
 
Un’altra volta, dopo aver constatato che tutti giochi che ti avevano regalato al compleanno, ti avevano solo fatto venire il nervoso, perché erano tanti, perché ci mancavano le pile, perché ci voleva qualcuno che ti spiegasse e giocasse con te, esclamasti che quelle cose non servivano a rendere felice un bambino.
Serviva un bacio, un abbraccio, uno che gli volesse bene.
 
Per carnevale comprasti la maschera dell’eroe buono, il Sommo Luminescente, perché credevi che c’è sempre uno che riporta la pace, la salvezza, la gioia, aggiusta tutte le cose, ripara le ingiustizie.
Il robot che, uscito dal castello di Erode, sparava fiori sulla strada, per riportare la pace, i robot che catturavano la polvere di stelle per ridare luce ai fiori e vita ai pesci, i disegni della luna e del sole che ballavano insieme, delle nuvole che si erano messe d’accordo per far smettere di piangere un sole bambino, parlavano della tua sete di pace, di amore, di vita.
 
Avevi imparato a dire grazie per tutto: per i fiori, per gli uccellini, grazie per il parcheggio, grazie per una persona adulta che ti facesse fare il bagno al mare, grazie per un bambino che giocasse con te … grazie per la luna, per il sole, per le patate, per i colori…
 
Dio amore, scrivesti sotto le tre persone disegnate che si tenevano per mano: una mamma, un papà e un bimbo.
 
Avevi 4 anni e non sapevi ancora scrivere. Chissà dove avevi imparato!
La tua famiglia ideale.
Quando l’hai fatto pensammo fossi diventato un profeta e non ci soffermammo sul fatto che mancava Emanuele.
Perché Emanuele era nato da quattro mesi, ma tu, solo l’anno successivo, lo hai messo con te ad aspettare Babbo Natale, nel disegno attaccato alla porta d’ingresso.
 
Se te ne ricordavi gli davi i connotati di una bimba, la “sorellina che avresti voluto sposare”.
In un disegno la mettesti accanto alla mamma, che ti separava da lei, nella casa roulotte dove tutti si volevano bene e tutti volevano bene a Gesù.
 
 
Però i raggi che riunivano le persone nell’amore erano quattro, papà e la nonna, la sorellina e la mamma divisi da una scala, su cui tu piccino ti accingevi a salire per vedere cosa stava facendo il nonno al piano di sopra.
Eravate gli unici che non salutavano dalla finestra della roulotte, gli unici per conto vostro.
 
In te c’era la tensione a cercare un aggancio nella persona che sentivi più amica, più disponibile ad accettarti per come eri e a giocare con te, dimenticando le regole.
 
Ma dovevi uscire dal guscio e scontrarti con un mondo diverso da quello ovattato della tua casa.
L’anno dopo comprasti la maschera da scheletro per fare paura
e eri ansioso di vedere se i tuoi amici si sarebbero spaventati davvero, se finalmente, indossando una maschera potevi stare tranquillo, difeso dalle loro aggressioni.
 
I mostri si erano sostituiti ai Tele-tubbies, a Byron, il tuo peluche di carne che ci aveva lasciato, alle braccia accoglienti dei nonni, quando mamma e papà erano al lavoro, alla curiosità sempre soddisfatta di scoprire il bello e il buono di ogni cosa.
 
Giovanni, in questa ricerca di ciò che ti rende felice sei arrivato a pensare che forse bisognava fare paura per non essere sopraffatti dagli altri, messi da parte, presi per il cravattino… la temuta cerniera, le sciarpe, perché qualcuno se ne potrebbe servire per catturarti e farti morire strozzato.
Ora con fierezza porti senza problemi il fazzolettone, simbolo che sei un lupetto legato ad un branco che ti protegge e che devi proteggere con l’aiuto di Dio.
Sei diventato anche portiere e hai imparato a parare i colpi degli avversari.
La preghiera è diventata per te lo strumento per allontanare la paura.
 
Oggi ci hai invitato a fare festa con te, per condividere la gioia di stare con la Persona che ti ha cambiato la vita.
 
Per tutto quello che attraverso di te abbiamo capito del mistero di Dio, GRAZIE.
Gesù, lo Scintillante, sia sempre la luce che fa brillare i tuoi occhi.
 
Perché bisogna ridiventare bambini per capire il senso delle parabole.

nonna Etta e nonno Gianni

 
Salmo 8
Con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Le bomboniere
 
 

 

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