“Mi hai chiamato ?”.

Meditazioni sulla liturgia di mercoledì della prima settimana
del Tempo ordinario
“Tutti ti cercano!” (Mc 1,37)
Le letture di oggi parlano di una ricerca da parte di Dio e di una ricerca da parte dell’uomo.
Nel primo libro di Samuele vediamo che Dio chiama a servirlo Samuele, il giovane che affiancava il vecchio Eli nel servizio al tempio.
Nonostante Samuele fosse coricato vicino all’arca di Dio, vale a dire che viveva nella casa del Signore, non riconosce la sua voce e ha bisogno che Eli indichi chi lo sta chiamando e cosa deve rispondere.
“Parla Signore, il tuo servo ti ascolta!”
Molto spesso capita a chi è tutto casa e chiesa e vive una vita di preghiera, di aver bisogno di un fratello più avanti nella fede per conoscere la volontà di Dio, per riconoscere la sua voce.
Il brano in questione ci fa capire quanto siamo importanti gli uni per gli altri, ma anche che l’iniziativa è sempre quella di Dio che ci cerca, che ci chiama, che vuole che noi mettiamo tutto nelle sue mani…la nostra vita, la nostra volontà, perché solo Lui sa veramente qual è il nostro bene e cosa ci fa vivere in eterno.
Nel vangelo Gesù compie tanti miracoli, piccoli e grandi: la guarigione della suocera di Pietro e dell’indemoniato e di tanti afflitti da varie malattie.
È chiaro che l’azione taumaturgica di Gesù suscita entusiasmo nella folla e la gente lo segue per quello che dice, ma più per i miracoli che compie.
Gesù non ha bisogno di bagni di folla, di sequela interessata, e si ritira a pregare.
Ha bisogno di non inorgoglirsi e di rimanere fedele al mandato del Padre.
I demoni conoscono la sua identità ma Lui impedisce loro di parlare.
Non sono le parole dei demoni, la loro testimonianza verbale a definire, mostrare che Gesù è il Figlio di Dio.
Il Messia doveva soffrire e morire, doveva offrire il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati, perché l’uomo capisse.
I demoni lo riconoscono sì, ma si preoccupano solo del fatto che Gesù è venuto a rovinarli.
I demoni non vogliono Gesù, non lo cercano e gli dicono di andarsene, altri lo cercano per essere guariti da malattie fisiche, ma Gesù deve svelare il mistero che lo abita pian piano, gradualmente, un mistero in cui un Dio mendicante si è messo in cerca dell’uomo.
Tutti ti cercano Signore e tu scappi.
Quante volte ti ho cercato e non ti ho trovato! Specialmente quando avevo bisogno che mi risolvessi un problema, che mi liberarsi da un pensiero, trasformassi la mia vita magicamente.
Quanto tempo ti ho cercato Signore nei luoghi e nelle situazioni più disparate!
Quanto tempo a pensare che per parlarti dovevo diventare grande, tanto grande da poter scalare il cielo!
Quante volte Signore ho pensato che non era possibile sintonizzarmi sulle tue frequenze perché la mia radio era vecchia e malandata, incapace di captare la suprema armonia dello spirito.
Ti cercavo Signore nei ragionamenti della mente, nella bravura mia, nella bravura degli altri, nella perfezione e non ti trovavo…la perfezione che mi avevano indotto a pensare fosse importante, fondamentale, per essere presa in considerazione, per esistere.
Signore tu mi cercavi, io ti cercavo, ma non ci incontravamo.
Tu mi chiamavi Signore servendoti delle vicende della vita, delle persone che hai messo sul mio cammino, del pensiero dei grandi filosofi, degli scrittori, dei poeti.
Il tuo volto sempre più mi mostrava il sorriso di chi ama ed è contento di stare con l’amato anche se non è ok.
Che bello scoprire che mi sorridi sempre, che sempre mi ami anche quando sono tutt’altro che buona.
Signore ti ringrazio perché avevo bisogno di chi mi guardasse senza giudicarmi, desiderasse stare con me anche quando sono impresentabile e non posso dare niente, né fare o posso fare niente.
Grazie Signore perché finalmente ti ho trovato nel mio limite finalmente accettato, nel mio desiderio di lasciarmi perfezionare solo da te.
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“Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. (Cfr Mt 11,11-15)

“Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. (Cfr Mt 11,11-15)

Quante cose ci dici Signore in questo periodo forte dell’anno, in cui siamo tutti presi da pensieri che con te hanno poca o nessuna attinenza!
Anzi (cosa che a me come a molti succede), il Natale è fonte di angoscia per via dei regali da fare, per i soldi, per il traffico e la confusione delle idee, per gli inviti, per tutto ciò che ci toglie dalla routine e ci stressa.
Ci piacerebbe riposarci Signore, non pensare a nessuno se non a te, a noi stessi, da te amati, consolati, rassicurati, guariti.
Mi piacerebbe che il Natale fosse confuso tra altre feste, venisse in sordina, arrivasse inaspettato, mi piacerebbe poterti ospitare Signore nella mia povera e disadorna casa, nella mia stalla, nella mia mangiatoia, senza preoccuparmi di nulla che non sia accoglierti e prendermi curadi te.
Da tempo non riesco a fare inviti che presuppongano un preavviso, perchè tutto mi mette ansia, ma gradisco enormemente le improvvisate.
Perciò il mio frigorifero è sempre pronto per soddisfarele necessità di chi bussa inaspettato alla mia porta.
Consapevole dei miei limiti, ho sperimentato che quando il protagonista della festa è la persona godo più profondamente il senso del tuo Vangelo.
Ti chiedo quindi di poter perseverare in questa gimkana di luci, di addobbi, di circolazione caotica, di mancanze fisiche e spirituali nella fede che tu verrai lo stesso a visitarmi anche questo Natale, come hai sempre fatto, so che tra un pacco, un impegnativa, una visita, il dolore, la stanchezza, i ricalcoli continui, busserai alla mia porta per cercare un luogo dove venire alla luce.
San Giovanni non ti aveva preparato regali splendidamente confezionati, ma ti riconobbe attraverso la gioia che la madre Elisabetta gli trasmise quando vide Maria che ti portava in grembo.
Quanta semplicità e quanta gioia in questo incontro di cui Luca ci parla!
Ecco vorrei un Natale così, un Natale che riconosco dal trasalimento del cuore.
Gesù dice di Giovanni che è il più grande nati prima di lui, ma nel regno dei cieli non si seguono le graduatorie del mondo e il più grande su questa terra non è detto cher lo sia anche in cielo.
A me non piace essere la prima, come un tempo, lo sai Signore. Vorrei solo la perseveranza di aspettarti con i fianchi cinti e i calzari ai piedi, perchè non voglio perdere l’occasione di ospitarti in casa mia.

Colpa e grazia

 
Se consideri le nostre colpe, Signore, 
chi potrà resistere? 
Ma presso di te è il perdono, 
o Dio di Israele. (Sal 130,3.4)
I “guai” questa settimana Gesù non ce li risparmia, anche se si rivolge ai farisei e dottori della legge del suo tempo.
Forse che il vangelo ci ha saltati, perchè noi siamo buoni, non apparteniamo a quella categoria di persone, contemporanee di Gesù che viene stigmatizzata per il comportamento ipocrita nei confronti di Dio e dei fratelli?
In questo cammino di fede , man mano che procedo, ho capito che quando ti senti bravo, a posto, quando non hai niente da rimproverarti è allora che ti devi fermare a fare un esame di coscienza più approfondito.
Don Ermete predilige commentare le lettere di San Paolo per cui il problema dei guai non lo affronta.
Ma io sono una che non si accontenta e da questa mattina mi chiedo cosa ho a che fare con l’uccisione dei profeti, bypassando completamente la prima lettura, l’apertura della lettera ai Romani di San Paolo.
E menomale che don Ermete è fissato, perchè mi ha aperto la mente e mi ha fatto capire quello che non capivo.
Dio ci ha scelti in Cristo, prima della creazione del mondo… facendoci conoscere il mistero della sua volontà..
“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù.”(Rm 3,23-24)
Forse ce ne siamo dimenticati che con il Battesimo diventiamo, innestati in Cristo, figli di Dio quindi re, profeti e sacerdoti.
Allora i conti tornano, perchè chi di noi ogni volta che parla un fratello pensa che Dio si stia servendo di lui per dirci qualcosa?.
Siamo propensi a credere solo a ciò che ci fa comodo, che ci piace, che ci interessa.
Se quello che ci viene detto non coincide con l’idea che ci siamo fatti di Dio e del peccato, se siamo gentili condanniamo a morte il profeta non facendolo di fatto esistere nei nostri pensieri, nelle nostre frequentazioni, gli mettiamo un bavaglio alla bocca, virtuale, girando la testa da un’altra parte e turandoci le orecchie.
Cambiamo come si suol dire canale e frequentiamo le chiese, le comunità, i gruppi dove troviamo noi l’applauso e la stima.
In questi tempi di grandi sconvolgimenti, se accendiamo la televisione, apriamo il giornale o solo ci fermiamo a fare quattro chiacchiere con gli amici non si parla che di disgrazie, di ciò che non va, non funziona in famiglia, nello stato, nel mondo.
Ci comunichiamo solo le cose brutte, mai una volta che ci venisse in mente di lodare, benedire e ringraziare il Signore per il bello e il buono che diamo per scontato, perchè Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, come dice San Paolo, in Cristo.
Il punto di riferimento è Lui e solo Lui, perchè la vita e la morte, la salute e la malattia, non sono che aspetti della vita del seme che non germoglia e fiorisce se non marcisce e muore.
Gesù sa tutto questo e lo sanno anche i suoi profeti, e continua a ripetercelo che se non stiamo attenti non vedremo alcun frutto, nè fiore spuntare se ci mettiamo il concime del fai da te, dell’orgoglio, della presunzione di non leggere il libretto d’istruzioni accluso al dono che Dio ci fa il giorno del nostro battesimo.

Patria, patrie

” Nessun profeta è ben accetto nella sua patria” ( Lc 4,24)
Ci sono patrie e patrie, quella in cui sei nato con il corpo, quella che desideri abitare, quella che ti appartiene perchè è lì che sei nato, lì devi tornare.
Bisogna rinascere dall’alto per riconoscere la nostra patria e vivere la nostra identità di figli di un unico Padre.
Nella famiglia originaria ci si ama e ci si adopera a che tutti vivano bene, tutti godano dello stesso pane e condividono l’unico Bene.
Gesù è un profeta scomodo, diverso da come lo avevano immaginato, in contrasto con le aspettative comuni di una liberazione definitiva dalla soggezione a popoli stranieri.
Per questo l’hanno fatto fuori.
Dio parla attraverso di Lui e si mostra al mondo nella sua sconcertante e disarmante verità di persona che arde dal desiderio di riunire tutti i suoi figli ovunque dispersi per farli partecipi della sua eredità, del suo amore che non si misura.
Gesù, il figlio primogenito, il prediletto non ha ritenuto un tesoro geloso godere da solo dei beni del padre, ma ha voluto condividerli con tutti noi, attraverso un esodo , una chenosi perchè tutti fossimo uno con Lui e con il Padre e con lo Spirito Santo.
Con il Battesimo tutto questo è possibile e per questo voglio ringraziare il Signore che ci ha messo in una condizione dinamica di trasformazione continua, di un perfezionamento anche se doloroso finalizzato a rendere perfetta la somiglianza con Dio.
Se penso che innestata a Cristo anche io posso fare le cose che ha fatto lui ma che anche a me può capitare la sua stessa sorte, sono turbata, ma non tornerei mai indietro.
Grazie a Lui siamo rinati, grazie a Lui resusciteremo e arriverà il giorno in cui si placherà ogni battaglia e la vita si trasformerà in una festa di cui non è prevista la fine.

Martirio di Giovanni Battista

” Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello” (Mc 6,18)
Ad essere se stessi non sempre ci si guadagna. Spesso, anzi, si fa una brutta fine.
Oggi il vangelo ci parla di quella di Giovanni Battista, il più grande dei profeti, che ci ha rimesso la testa a dire ad Erode che stava sbagliando.
La verità rende liberi anche quando il prezzo è molto alto.
Il rischio del rifiuto, della persecuzione e della morte è tangibile, reale.
Ce ne vuole di fede per credere, quando vediamo come va a finire.
Bisogna proprio averLo incontrato Gesù, per non disorientarsi di fronte ad una fine di questo genere, e credere che questa non è che l’inizio di un’altra storia, immensamente più entusiasmante.
Giovanni Battista,viene definito da Gesù il più grande dei profeti
“Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui” (Lc 7.28)
Riconoscere e tenere nella giusta considerazione chi ci ha annunciato il Vangelo della salvezza è importante da un lato, per non dimenticare a cosa ognuno di noi è chiamato, dall’altro, per essere grati a Dio di ciò che ci ha trasmesso attraverso di loro.
Gesù ci ha immesso in questa relazione vitale, attraverso il suo sacrificio, e noi non dobbiamo avere paura di perderci, perché il fatto che ciò che è narrato risalga a due millenni fa, non ci deve allontanare dal fondamento della nostra fede.
Con il suo sacrificio Gesù ha reso stabile l’alleanza e ha garantito all’uomo la sua presenza attraverso lo Spirito.
Ogni Cristiano con il Battesimo diventa re, profeta e sacerdote.
Siamo quindi tutti chiamati a testimoniare l’amore che salva, a rendere visibile Dio al mondo.
È lo Spirito Santo che unisce la nostra storia, che cementa le nostre amicizie, che rinsalda i fili spezzati, che ricompone le fratture di legami infranti, rivitalizza quelli usurati, ne crea di nuovi.
Ciò che Gesù è venuto a fare, è ridare all’uomo l’unità originaria spezzata con il peccato.
Solo ricomponendo lo specchio, riprendendone i frammenti, noi possiamo vedere riflessa l’immagine del nostro Creatore.
Il compito di ogni battezzato è collaborare a che questo si compia, essendo ognuno un frammento di quello specchio originario nel quale Dio si è specchiato.
Erode era attratto dalla figura di Gesù, ne era affascinato e lo ascoltava volentieri,
Aveva trovato la luce, ma non aveva scelto di entrare in una relazione profonda e vitale con Lui, non avendo saputo rinunciare a ciò che pensava gli desse valore e lo definisse:il potere, il successo, il denaro, il piacere.
Così fa uccidere Giovanni Battista.
La novità dell’annuncio, la curiosità suscitata dalle parole di Gesù non gli fanno decidere di staccarsi dalle cose su cui basava la sua esistenza.
Ci sono persone che si attaccano alle cose e alle persone per possederle, per dominarle, per dominare, per sentirsi vivi, per avere un’identità.
L’identità viene da ciò che posseggono e si sentono persi quando tutto questo viene a mancare,
L’uomo che trae il suo esistere da ciò che possiede è portato ad avere sempre di più, ad ammassare, a cercare in modo parossistico ciò che man mano gli viene meno.
Si destabilizzano qualora i loro averi diminuiscono o gli vengono tolti.
Chi per patrimonio ha il Signore, cioè l’amore, non ha paura di niente, perché è Lui che dà e continua a dare all’uomo tutto ciò che gli serve, per realizzare pienamente la sua persona, per continuare a vivere per sempre.
Due uomini a confronto: entrambi sono entrati in contatto con Gesù, ma solo chi ha scelto di farsi definire da Lui continua a vivere.

Benedizione

“Mosè udì il popolo che
piangeva in tutte le famiglie(Nm 11,10)
Il miracolo della moltiplicazione dei pani, caratterizzata dalla benedizione che Gesù fa su quello che c’era, ci viene riproposto più volte nell’arco dell’anno.
Certo che Gesù avrebbe potuto dal niente far comparire montagne di cibo, ma il suo stile non è quello di fare miracoli per esaltare la sua onnipotenza, per acquisire credito e ricevere applausi .
Dio ci educa attraverso gli eventi, le prove della vita, la storia.
Invece di lamentarci per quello che non abbiamo, cominciamo a benedire ciò che abbiamo, ma soprattutto a vederlo, a chiedere a Dio di aprire gli occhi su ciò che c’è non su ciò che ci manca.
E’ una nostra abitudine lamentarci per tutto, rattristando lo Spirito.
San Paolo ci ricorda (1Tessalonicesi 5:16-18).
“Abbiate sempre gioia;
non cessate mai di pregare;
in ogni cosa rendete grazie,
perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.”
Certo che non è facile benedire sempre quello che abbiamo, tuttavia per arrivarci bisogna fare un continuo cammino attraverso il deserto dove scopri cos’è essenziale e impari a fare a meno di tutto eccetto che di Dio.
Mosè di fronte alle lamentele del popolo non fa come Gesù, ma si rivolge a Dio con la confidenza di un figlio e gli apre il cuore.
Ma ciò che mi piace del nostro Dio è che da’ il cibo a tempo opportuno e, se si fa attendere, è perchè ha un progetto più grande su di noi.
Mosè intercede per il popolo che gli è stato affidato non proprio con le buone maniere.
Ma Dio non si formalizza, a Lui interessa che il cibo o l’aiuto lo cerchiamo solo da Lui.
Benedire e non maledire è un punto di arrivo, è l’eterna contemplazione dell’amore di Dio, la pace e la gioia di chi ha capito che non di solo pane vive l’uomo.
Mosè porterà il popolo nella terra promessa, ma chi ci insegnerà a coltivarla è Gesù che da un piccolo seme fa nascere alberi frondosi e ricchi di frutti.
Il divino seminatore diventa il giardiniere perchè quel paradiso perduto ci sia restituito in tutta la sua primitiva bellezza.
E allora lodiamo, benediciamo e ringraziamo il Signore ogni momento, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, perchè tutto concorre al bene di chi teme il Signore.

Patria

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua” (Mt 13,57)
“Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite” scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
“Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.”
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch’ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l’anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo,come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall’altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di… fratello di…come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d’inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c’è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l’obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l’esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l’anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c’è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: “Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?”
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.