“Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. (Mt 11,11)

Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della II settimana di  Avvento
Letture: Is 41,13-20; Sal 144;  Mt 11,11-15
“Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. (Mt 11,11)
Delle letture di oggi mi ha colpito la graduatoria di Dio, dove gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi.
E’ consolante comunque, per chi non è abituato a stare sulla cresta dell’onda, ad essere riverito e rispettato, applaudito e sicuro, sapere che ci sarà o è già in atto un capovolgimento delle sorti, e arriverà per tutti il giorno del giudizio, dove non contano le monete contraffatte o anche solo le monete che non portano impressa l’immagine e la somiglianza di Dio.
Sembra un’impresa impossibile quella di somigliargli, di fargli da specchio, sembra impossibile che la sporcizia non ci si attacchi addosso sì da rimandare all’esterno un’immagine deformata di Lui.
Ma nella Bibbia 365 volte, tanti quanti sono i giorni è ripetuta la frase”Non temere!”, frasi di incoraggiamento, di speranza, per tutti gli affaticati, stanchi, depressi, sfiduciati, tutti noi, che faticosamente portiamo sulle spalle bagagli troppo pesanti a prescindere se li abbiamo noi scelti o qualcuno gode a metterceli addosso e a renderceli più pesanti.
Ebbene nell’Antico e nel Nuovo Testamento Dio non fa che ripetere che non dobbiamo avere paura perchè Lui ha fatto un patto con noi che non dimenticherà mai.
I suoi incoraggiamenti passano attraverso la bocca dei profeti o la vita di quelli che si sono fidati di Lui fino in fondo e ne hanno visto i frutti.
Giovanni Battista di cui oggi Gesù fa l’elogio, non è stato tenero con i suoi , ma ha predicato fino a morire per questo la necessità di pentirsi, di convertirsi al Signore.
Giovanni Battista ci ha rimesso la testa solo perchè ha segnalato al potente di turno che non gli era lecito tenersi la moglie di suo fratello.
Le parole del precursore a Gesù fanno dire di lui che tra i nati di donna non è mai sorto uno più grande di lui, ma da chi si è sentito giudicato, scomodato, irritato dalle sue parole è stato condannato a morte.
Molti pensano che  la morte a cui condanniamo le persone scomode ci  restituisca la libertà di fare quello che ci pare e piace.
Ma purtroppo non è così perchè  da  morti le parole incidono sulla coscienza molto di più e alla colpa si aggiunge altra colpa con conseguente appesantimento della soma che portiamo sopra le spalle.
Alla fine dei conti moriamo tutti, buoni e cattivi e la differenza la fa proprio la coscienza pulita o sporca, quella che ci salva o ci condanna.
Giovanni Battista rispetto agli altri profeti ha avuto la grazia di conoscere Gesù quando era nella pancia di sua madre e di annunciarlo con  la vita.
La conversione è il primo passo, ineludibile per incontrare il Signore.
In questo tempo di Avvento da un lato si moltiplicano le parole di speranza, dall’altro parole di incoraggiamento e di invito a costruire le strade per arrivare alla grotta.
Quante cose ci dici Signore in questo periodo forte dell’anno, in cui siamo tutti presi da pensieri che con te hanno poca o nessuna attinenza!
Anzi  (cosa che a me come a molti succede), il Natale è fonte di angoscia per via dei regali da fare, per i soldi, per il traffico e la confusione delle idee, per gli inviti, per tutto ciò che ci toglie dalla routine e ci stressa.
Ci piacerebbe riposarci Signore, non pensare a nessuno se non a te, a noi stessi, da te amati, consolati, rassicurati, guariti.
Mi piacerebbe che il Natale fosse confuso tra altre feste, venisse in sordina, arrivasse inaspettato, mi piacerebbe poterti ospitare Signore nella mia povera e disadorna casa, nella mia stalla, nella mia mangiatoia, senza preoccuparmi di nulla che non sia accoglierti e prendermi cura di te.
Da tempo non riesco a fare inviti che presuppongano un preavviso, perchè tutto mi mette ansia, ma gradisco enormemente le improvvisate.
Perciò il mio frigorifero è sempre pronto per soddisfare le necessità di chi bussa inaspettato alla mia porta.
Consapevole dei miei limiti, ho sperimentato che quando il protagonista della festa è la persona godo più profondamente il senso del tuo Vangelo.
Ti chiedo quindi di poter perseverare in questa gimkana di luci, di addobbi, di circolazione caotica, di mancanze fisiche e spirituali nella fede che tu verrai lo stesso a visitarmi anche questo Natale, come hai sempre fatto, so che tra un pacco, un impegnativa, una visita, il dolore, la stanchezza, i ricalcoli continui, busserai alla mia porta per cercare un luogo dove venire alla luce.
San Giovanni non ti aveva preparato regali splendidamente confezionati, ma ti riconobbe attraverso la gioia che la madre Elisabetta gli trasmise quando vide Maria che ti portava in grembo.
Quanta semplicità e quanta gioia in questo incontro di cui Luca ci parla!
Ecco vorrei un Natale così, un Natale che riconosco dal trasalimento del cuore.
Gesù dice di Giovanni che è il più grande nati prima di lui, ma nel regno dei cieli non si seguono le graduatorie del mondo e il più grande su questa terra non è detto che lo sia anche in cielo.
A me non piace essere la prima, come un tempo, lo sai Signore. Vorrei solo la perseveranza di aspettarti con i fianchi cinti e i calzari ai piedi, perchè non voglio perdere l’occasione di ospitarti in casa mia.
Annunci

” Non tralasciare neppure una parola.” (Ger 26,2)

” Non tralasciare neppure una parola.” (Ger 26,2)
Mi chiedo quanto sia giusto meditare la parola di Dio, trascrivere i miei pensieri per donarli agli altri, pensieri ispirati dal desiderio di diffondere il vangelo e di portarlo fino agli estremi confini della terra e vivere una situazione di estrema precarietà, di dolore continuo, di impossibilità di porre rimedio ad una sofferenza che sembra non avere mai fine.
Nella mia meditazione mattutina vorrei tanto chiedere al Signore una tregua a questo dolore che mi sta portando alla morte, morte dei pensieri, morte della speranza, morte di Dio.
Non sia mai detto che questo accada!
“Mi si attacchi la lingua al palato se ti dimentico Gerusalemme!”
Eppure la vita scorre così, tra speranze e delusioni, cadute rovinose e impensabili guarigioni operate da Dio.
Ho consultato tanti, tutti  i medici, ho percorso tutte le strade della medicina ufficiale e  alternativa e non credo che ci sia più niente da scoprire ancora.
Solo il Signore sa, solo il Signore mi svelerà il mistero di questo corpo che è diventato una prigione dalla quale vorrei tanto fuggire. Questo corpo mi permette di fare sempre meno cose rispetto ad un tempo e l’unica attività che mi è rimasta è quella di meditare e di diffondere la parola di Dio con fatica unita a tanta Grazia.
Il nemico mi perseguita e si accanisce sul mio corpo, questo corpo che Dio mi ha donato, questo corpo che è segno di morte e di resurrezione, segno che non sempre c’è corrispondenza tra quello che si vede e la grazia che lo sostiene.
So che non mi è lesinato il Suo aiuto,  percepisco la Sua vicinanza, percepisco il Suo sostegno nel portare il Vangelo e chi non lo conosce e cantare le Sue Lodi e suscitare ammirazione, stupore, interesse per ciò che Lui ha detto, per ciò che Lui ha fatto.
Non posso negare che quando parlo di Lui le persone in parte rimangono stupite, altre invece sì allontano, cambiano stanza, cambiano posizione, mi abbandonano, mi mettono alla porta.
Penso alla triste sorte di dei profeti, di Geremia in particolare, che per amore del Signore, a costo della propria vita, non ha trascurato di dire tutto ciò che gli veniva comandato.
Penso alla triste sorte di Gesù che all’inizio fu disprezzato dai suoi paesani per il fatto che non aveva le credenziali giuste per poter dire cose di così alto peso riguardanti Dio e la Sua parola che in Lui si attualizzava.
Nella nostra società quello che conta non è tanto il valore personale quanto quello di essere figlio, fratello, parente di qualcuno che conta per avere un posto di lavoro ben remunerato,  per ottenere un favore, per ricoprire un alto incarico.
Quanti raccomandati vivono di rendita senza aver sudato, senza essersi mai spesi per una giusta causa!
E Gesù non era figlio di uno qualunque dei capi di questo mondo, era figlio di Dio e aveva la credenziale massima, aveva tutto ciò che era necessario per essere creduto, accettato, accolto, osannato.
Ma la sorte dei profeti è segnata, come Geremia anche Gesù sarà condannato a morire; ma solo Gesù risusciterà il terzo giorno e darà a noi la possibilità di rientrare in quel giardino che Adamo ed Eva non seppero custodire, del quale non seppero prendersi cura.
Con il battesimo siamo diventati i figli di Dio e chiamati a testimoniare il Suo amore nel mondo ai nostri fratelli.
Mi chiedo cos’è che fa la differenza, a distanza di tempo, tra quelli che hanno onore e gloria da vivi e quelli che invece solo dopo la morte vedranno germogliare, fruttificare ogni parola uscita dalla loro bocca, ispirata da Dio.
La vita è sofferenza da qualunque posto la si guardi.
C’è chi soffre nello spirito e c’è chi soffre nella carne.
Ma il dolore senza Dio è l’inferno.
Ad ognuno Dio dà gli strumenti  per diffondere la Sua parola.
I corpi malati sofferenti, sono uno strumento potente di salvezza per se stessi e per gli altri.
Dio ci ha salvato attraverso il corpo, noi dobbiamo fare altrettanto perchè il Suo sacrificio diventi efficace.
Gesù non si è trattenuto nulla per sé.
Non posso tirarmi indietro e dire “basta perché non ce la faccio, perché sono stanca, perché sono sola, perchè tu sei lontano e non mi aiuti quando te lo chiedo e non mi guarisci”
Non posso chiedere a Dio se non amare la sua volontà e desiderare che diventi la mia unica gioia, anche se la Sua volontà mi porta a morire per Lui.

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

 
VANGELO (Mc 6,1-6)
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Parola del Signore
Leggendo questo passo del Vangelo, mi è venuto in mente subito quanto sia dolorosa l’esperienza del rifiuto, dell’aggressione, della negazione della verità che portiamo dentro.
Ci sentiamo molto più spesso vittime della malafede altrui, della cattiveria, arroganza, ipocrisia della gente,dell’indifferenza e del tradimento degli amici più cari, piuttosto che i carnefici di tante persone che condanniamo a morte quando decidiamo di dare un taglio a certe amicizie scomode, a certe relazioni difficili, a certe alleanze squilibrate.
A volte vittime, ma più spesso carnefici vorremmo, Signore, che tu non passassi oltre, che ti fermassi un po’ di più con noi che abbiamo bisogno di vedere, toccare, capire chi sei veramente.
Aiutaci Signore ad avvicinarci a te senza pregiudizi, cercandoti nella nostra insignificante quotidianità.
Aiutaci a riconoscere la scintilla divina che brilla in ogni creatura per accoglierla e amarla come tu la ami, Signore, perchè siamo tuoi, gregge del tuo pascolo.

“Mi hai chiamato ?”.

Meditazioni sulla liturgia di mercoledì della prima settimana
del Tempo ordinario
“Tutti ti cercano!” (Mc 1,37)
Le letture di oggi parlano di una ricerca da parte di Dio e di una ricerca da parte dell’uomo.
Nel primo libro di Samuele vediamo che Dio chiama a servirlo Samuele, il giovane che affiancava il vecchio Eli nel servizio al tempio.
Nonostante Samuele fosse coricato vicino all’arca di Dio, vale a dire che viveva nella casa del Signore, non riconosce la sua voce e ha bisogno che Eli indichi chi lo sta chiamando e cosa deve rispondere.
“Parla Signore, il tuo servo ti ascolta!”
Molto spesso capita a chi è tutto casa e chiesa e vive una vita di preghiera, di aver bisogno di un fratello più avanti nella fede per conoscere la volontà di Dio, per riconoscere la sua voce.
Il brano in questione ci fa capire quanto siamo importanti gli uni per gli altri, ma anche che l’iniziativa è sempre quella di Dio che ci cerca, che ci chiama, che vuole che noi mettiamo tutto nelle sue mani…la nostra vita, la nostra volontà, perché solo Lui sa veramente qual è il nostro bene e cosa ci fa vivere in eterno.
Nel vangelo Gesù compie tanti miracoli, piccoli e grandi: la guarigione della suocera di Pietro e dell’indemoniato e di tanti afflitti da varie malattie.
È chiaro che l’azione taumaturgica di Gesù suscita entusiasmo nella folla e la gente lo segue per quello che dice, ma più per i miracoli che compie.
Gesù non ha bisogno di bagni di folla, di sequela interessata, e si ritira a pregare.
Ha bisogno di non inorgoglirsi e di rimanere fedele al mandato del Padre.
I demoni conoscono la sua identità ma Lui impedisce loro di parlare.
Non sono le parole dei demoni, la loro testimonianza verbale a definire, mostrare che Gesù è il Figlio di Dio.
Il Messia doveva soffrire e morire, doveva offrire il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati, perché l’uomo capisse.
I demoni lo riconoscono sì, ma si preoccupano solo del fatto che Gesù è venuto a rovinarli.
I demoni non vogliono Gesù, non lo cercano e gli dicono di andarsene, altri lo cercano per essere guariti da malattie fisiche, ma Gesù deve svelare il mistero che lo abita pian piano, gradualmente, un mistero in cui un Dio mendicante si è messo in cerca dell’uomo.
Tutti ti cercano Signore e tu scappi.
Quante volte ti ho cercato e non ti ho trovato! Specialmente quando avevo bisogno che mi risolvessi un problema, che mi liberarsi da un pensiero, trasformassi la mia vita magicamente.
Quanto tempo ti ho cercato Signore nei luoghi e nelle situazioni più disparate!
Quanto tempo a pensare che per parlarti dovevo diventare grande, tanto grande da poter scalare il cielo!
Quante volte Signore ho pensato che non era possibile sintonizzarmi sulle tue frequenze perché la mia radio era vecchia e malandata, incapace di captare la suprema armonia dello spirito.
Ti cercavo Signore nei ragionamenti della mente, nella bravura mia, nella bravura degli altri, nella perfezione e non ti trovavo…la perfezione che mi avevano indotto a pensare fosse importante, fondamentale, per essere presa in considerazione, per esistere.
Signore tu mi cercavi, io ti cercavo, ma non ci incontravamo.
Tu mi chiamavi Signore servendoti delle vicende della vita, delle persone che hai messo sul mio cammino, del pensiero dei grandi filosofi, degli scrittori, dei poeti.
Il tuo volto sempre più mi mostrava il sorriso di chi ama ed è contento di stare con l’amato anche se non è ok.
Che bello scoprire che mi sorridi sempre, che sempre mi ami anche quando sono tutt’altro che buona.
Signore ti ringrazio perché avevo bisogno di chi mi guardasse senza giudicarmi, desiderasse stare con me anche quando sono impresentabile e non posso dare niente, né fare o posso fare niente.
Grazie Signore perché finalmente ti ho trovato nel mio limite finalmente accettato, nel mio desiderio di lasciarmi perfezionare solo da te.

“Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. (Cfr Mt 11,11-15)

“Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. (Cfr Mt 11,11-15)

Quante cose ci dici Signore in questo periodo forte dell’anno, in cui siamo tutti presi da pensieri che con te hanno poca o nessuna attinenza!
Anzi (cosa che a me come a molti succede), il Natale è fonte di angoscia per via dei regali da fare, per i soldi, per il traffico e la confusione delle idee, per gli inviti, per tutto ciò che ci toglie dalla routine e ci stressa.
Ci piacerebbe riposarci Signore, non pensare a nessuno se non a te, a noi stessi, da te amati, consolati, rassicurati, guariti.
Mi piacerebbe che il Natale fosse confuso tra altre feste, venisse in sordina, arrivasse inaspettato, mi piacerebbe poterti ospitare Signore nella mia povera e disadorna casa, nella mia stalla, nella mia mangiatoia, senza preoccuparmi di nulla che non sia accoglierti e prendermi curadi te.
Da tempo non riesco a fare inviti che presuppongano un preavviso, perchè tutto mi mette ansia, ma gradisco enormemente le improvvisate.
Perciò il mio frigorifero è sempre pronto per soddisfarele necessità di chi bussa inaspettato alla mia porta.
Consapevole dei miei limiti, ho sperimentato che quando il protagonista della festa è la persona godo più profondamente il senso del tuo Vangelo.
Ti chiedo quindi di poter perseverare in questa gimkana di luci, di addobbi, di circolazione caotica, di mancanze fisiche e spirituali nella fede che tu verrai lo stesso a visitarmi anche questo Natale, come hai sempre fatto, so che tra un pacco, un impegnativa, una visita, il dolore, la stanchezza, i ricalcoli continui, busserai alla mia porta per cercare un luogo dove venire alla luce.
San Giovanni non ti aveva preparato regali splendidamente confezionati, ma ti riconobbe attraverso la gioia che la madre Elisabetta gli trasmise quando vide Maria che ti portava in grembo.
Quanta semplicità e quanta gioia in questo incontro di cui Luca ci parla!
Ecco vorrei un Natale così, un Natale che riconosco dal trasalimento del cuore.
Gesù dice di Giovanni che è il più grande nati prima di lui, ma nel regno dei cieli non si seguono le graduatorie del mondo e il più grande su questa terra non è detto cher lo sia anche in cielo.
A me non piace essere la prima, come un tempo, lo sai Signore. Vorrei solo la perseveranza di aspettarti con i fianchi cinti e i calzari ai piedi, perchè non voglio perdere l’occasione di ospitarti in casa mia.

Colpa e grazia

 
Se consideri le nostre colpe, Signore, 
chi potrà resistere? 
Ma presso di te è il perdono, 
o Dio di Israele. (Sal 130,3.4)
I “guai” questa settimana Gesù non ce li risparmia, anche se si rivolge ai farisei e dottori della legge del suo tempo.
Forse che il vangelo ci ha saltati, perchè noi siamo buoni, non apparteniamo a quella categoria di persone, contemporanee di Gesù che viene stigmatizzata per il comportamento ipocrita nei confronti di Dio e dei fratelli?
In questo cammino di fede , man mano che procedo, ho capito che quando ti senti bravo, a posto, quando non hai niente da rimproverarti è allora che ti devi fermare a fare un esame di coscienza più approfondito.
Don Ermete predilige commentare le lettere di San Paolo per cui il problema dei guai non lo affronta.
Ma io sono una che non si accontenta e da questa mattina mi chiedo cosa ho a che fare con l’uccisione dei profeti, bypassando completamente la prima lettura, l’apertura della lettera ai Romani di San Paolo.
E menomale che don Ermete è fissato, perchè mi ha aperto la mente e mi ha fatto capire quello che non capivo.
Dio ci ha scelti in Cristo, prima della creazione del mondo… facendoci conoscere il mistero della sua volontà..
“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù.”(Rm 3,23-24)
Forse ce ne siamo dimenticati che con il Battesimo diventiamo, innestati in Cristo, figli di Dio quindi re, profeti e sacerdoti.
Allora i conti tornano, perchè chi di noi ogni volta che parla un fratello pensa che Dio si stia servendo di lui per dirci qualcosa?.
Siamo propensi a credere solo a ciò che ci fa comodo, che ci piace, che ci interessa.
Se quello che ci viene detto non coincide con l’idea che ci siamo fatti di Dio e del peccato, se siamo gentili condanniamo a morte il profeta non facendolo di fatto esistere nei nostri pensieri, nelle nostre frequentazioni, gli mettiamo un bavaglio alla bocca, virtuale, girando la testa da un’altra parte e turandoci le orecchie.
Cambiamo come si suol dire canale e frequentiamo le chiese, le comunità, i gruppi dove troviamo noi l’applauso e la stima.
In questi tempi di grandi sconvolgimenti, se accendiamo la televisione, apriamo il giornale o solo ci fermiamo a fare quattro chiacchiere con gli amici non si parla che di disgrazie, di ciò che non va, non funziona in famiglia, nello stato, nel mondo.
Ci comunichiamo solo le cose brutte, mai una volta che ci venisse in mente di lodare, benedire e ringraziare il Signore per il bello e il buono che diamo per scontato, perchè Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, come dice San Paolo, in Cristo.
Il punto di riferimento è Lui e solo Lui, perchè la vita e la morte, la salute e la malattia, non sono che aspetti della vita del seme che non germoglia e fiorisce se non marcisce e muore.
Gesù sa tutto questo e lo sanno anche i suoi profeti, e continua a ripetercelo che se non stiamo attenti non vedremo alcun frutto, nè fiore spuntare se ci mettiamo il concime del fai da te, dell’orgoglio, della presunzione di non leggere il libretto d’istruzioni accluso al dono che Dio ci fa il giorno del nostro battesimo.

Patria, patrie

” Nessun profeta è ben accetto nella sua patria” ( Lc 4,24)
Ci sono patrie e patrie, quella in cui sei nato con il corpo, quella che desideri abitare, quella che ti appartiene perchè è lì che sei nato, lì devi tornare.
Bisogna rinascere dall’alto per riconoscere la nostra patria e vivere la nostra identità di figli di un unico Padre.
Nella famiglia originaria ci si ama e ci si adopera a che tutti vivano bene, tutti godano dello stesso pane e condividono l’unico Bene.
Gesù è un profeta scomodo, diverso da come lo avevano immaginato, in contrasto con le aspettative comuni di una liberazione definitiva dalla soggezione a popoli stranieri.
Per questo l’hanno fatto fuori.
Dio parla attraverso di Lui e si mostra al mondo nella sua sconcertante e disarmante verità di persona che arde dal desiderio di riunire tutti i suoi figli ovunque dispersi per farli partecipi della sua eredità, del suo amore che non si misura.
Gesù, il figlio primogenito, il prediletto non ha ritenuto un tesoro geloso godere da solo dei beni del padre, ma ha voluto condividerli con tutti noi, attraverso un esodo , una chenosi perchè tutti fossimo uno con Lui e con il Padre e con lo Spirito Santo.
Con il Battesimo tutto questo è possibile e per questo voglio ringraziare il Signore che ci ha messo in una condizione dinamica di trasformazione continua, di un perfezionamento anche se doloroso finalizzato a rendere perfetta la somiglianza con Dio.
Se penso che innestata a Cristo anche io posso fare le cose che ha fatto lui ma che anche a me può capitare la sua stessa sorte, sono turbata, ma non tornerei mai indietro.
Grazie a Lui siamo rinati, grazie a Lui resusciteremo e arriverà il giorno in cui si placherà ogni battaglia e la vita si trasformerà in una festa di cui non è prevista la fine.