Lo sposo

“Ti farò mia sposa per sempre” (Os 2,21)
Vorrei sentire il tuo sguardo posarsi su di me, vorrei essere da te consolata, rassicurata, stretta al cuore, vorrei Signore non sentirmi così smarrita di fronte a questo corpo in disfacimento.
Vorrei Signore sentirmi la tua sposa e sentirmi al sicuro tra le tue braccia.
Tante paure mi assalgono, ultimamente ho crisi di panico che pensavo non potessero più riguardarmi da quando ti ho incontrato. Purtroppo questo corpo se ne va per conto suo e ogni giorno ne inventa una per farmi soffrire, ma anche per farmi alzare gli occhi al cielo e farmi collegare a te.
Il dolore, la sofferenza è ciò che mi unisce al te, mio Sposo e forse, se non fossi così sofferente, non riuscirei a stare tanto vicina alla tua parola, a pendere dalle tue labbra, non riuscirei a pregare, perché sarei impegnata a fare altro.
Non voglio più pormi domande Signore.
Sono molto stanca.
Il pensiero che tutti questi percorsi che io continuo a fare per alleviare il dolore, per trovare un antidoto, per cercare una soluzione, non servono a niente mi smarrisce.
Questa vita Tu me l’hai donata e a suo tempo, mi hai fatto godere delle sue gioie senza che te ne rendessi merito e te ne fossi riconoscente, perché non ti conoscevo.
Era tutto scontato per me.
Ora Signore è arrivato il momento del silenzio.
Non penso che servano parole a te Signore, perché non ti devo dare consigli, perché non sei capace di fare il tuo mestiere, non devo aprirti gli occhi perché tu vedi prima ancora che io mi renda conto di quello che ho davanti.
Tu soffri con me, patisci con me, sei con me, Signore.
Io sono qui.
Mi presento davanti al tuo altare come offerta, fa’ tu quello che credi, però donami la forza, Signore, il coraggio, la fede.
Donami un cuore puro, una mente libera, uno spirito forte.
Fa’ che possa, sappia affidarmi completamente nelle tue mani, fa’ che ami la tua volontà, fa’ che la tua volontà diventi la mia gioia.
Signore fa che nessuna lacrima, nessuna tristezza, nessuno smarrimento sia fine a se stesso, ma abbia un senso, che sia la chiave per aprire tante porte, per portarti tanti cuori aperti alla tua grazia.
Io non vedo se non in minima parte gli effetti di questo dolore, il mio e quello di tante persone che, come me, soffrono.
Ma tu lo vedi, tu sai tutto Signore.
Come quando si costruisce un grattacielo o una grande opera, solo il progettista ha la visione dell’opera finita.
Mi viene in mente l’immagine del massiccio del Gran Sasso in cui le montagne sono messe in una posizione tale che, per chi  guarda dalla costa adriatica, assume le fattezze di una bellissima donna distesa sull’orizzonte, la Bella Addormentata.
Mi ha sempre affascinato pensare che quella splendida opera d’arte è frutto dell’ insieme di tante montagne piccole o grandi, belle o brutte che formano un capolavoro solo se le guardi da lontano.
Quando ci sei dentro infatti, quelle montagne non hanno nessuna attrattiva.
Cosa dirti Signore che non ti abbia già detto?
Pagine e pagine ho scritto in questi anni di conoscenza, di fidanzamento, di preparazione al matrimonio che mi chiami a celebrare… tante lettere che mi gira la testa,
Forse ti ho intontito di chiacchiere,anzi sicuramente, ma è stato un modo per tenermi collegata con te.
Ultimamente ho pensato che forse bastava quello che avevo già scritto e che avevo meditato abbastanza.
Da un po’ di giorni sto riprovando il gusto di mettermi alla tua presenza e ascoltarti.
“Ti ho amato di amore eterno”…” Ti farò mia sposa per sempre”…
Come resisterti?
Come fare a meno di te?
Signore questa mia vita così tribolata, in cui io non vedo che fatica e dolore, possa guardarla con i tuoi occhi e amarla con il tuo cuore.
Per questo ti prego questa mattina.
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“Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.(Os 2,16)

“Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.(Os 2,16)
Signore sono qui.
Vorrei lasciare un pensiero, una preghiera rivolta a te prima che altri pensieri’ altri desideri spazzino via le necessità dello spirito anteponendo quelle della carne, del dolore, della malattia, dell’insoddisfazione e della solitudine, del rancore e della rabbia.
Signore sono qui.
Il mio cuore aspetta. Aspettano i miei occhi. Tutto il mio essere aspetta che tu ti manifesti.
Un tempo mi tenevi legata con legami d’amore, mi sollevavi alla tua altezza, mi davi da mangiare.
Non ti facevi attendere tanto quando mi sentivo smarrita e sola.
Tu Signore, sei stato sempre il mio aiuto, hai sempre risposto alla mia preghiera.
Non mi hai negato le tue consolazioni che sono state il pane del cammino che io ho cercato di consumare con parsimonia, perché me ne rimanesse in tempo di carestia.
Signore non so, non voglio, non riesco a vivere questi momenti di grande turbamento nella pace, e nella serenità del cuore.
Non riesco Signore a liberarmi dai brutti ricordi, non riesco a perdonare chi mi ha fatto del male.
In questo momento mi è difficile, anche se provo pietà e ho compassione per lui, perdonare il mio sposo, la persona che tu mi hai messo a fianco per camminare insieme e vivere l’amore da te gratuitamente donato a noi.
Perché Signore ogni tanto succede che torniamo indietro e cadiamo nelle sabbie mobili di questo percorso infido?
Perché Signore ci sono giorni in cui non riesco a vedere il sole, la luce, te nei tuoi doni ?
Perché la gioia si è spenta nel mio cuore, perché?
Signore io ricordo i tempi antichi, ricordo quando tu mi parlavi al mattino con la luce che filtrava dalle fessure delle serrande abbassate.
Ricordo il canto degli uccelli che salutavano il sole, ricordo quanta pace mi dava la distesa del mare, il cielo che si accendeva la notte, i monti che si stagliavano nitidi all’orizzonte sgombgro di nubi.
Ricordo quando le tue parole mi facevano sussultare, quanta gioia mi dava ascoltare una parola di speranza, un annuncio di salvezza.
Ricordo quanta tenerezza suscitava in me il passo che la liturgia oggi ci propone, quello di Osea.
Sul calendario liturgico c’è scritto: “Parlerò al suo cuore”.
Come vorrei che il mio cuore avesse orecchie per sentirti come un tempo, come è accaduto più volte.
Penso al luogo dell’incontro privilegiato: il colle della speranza, eredità pervenutaci attraverso la madre del mio sposo, il colle del fallimento, della morte e della resurrezione.
Pensavo, ho sempre pensato che lì tu ti manifestarvi con più forza e anche più sicuramente.
Ma lì ora non ci andiamo più.
Ho cercato di rendere agibile quel luogo, punirlo dagli sterpi e dalle erbe cattive, dagli insetti e dai topi.
Ho fatto ripulire tutta la casa.
Il mio sogno è lì Signore, lì la croce, lì l’incanto del deserto dove fioriscono gli alberi e scorre latte e miele.
Solo lì Signore?
Ieri che ho tanto desiderato tornarci anche solo per un attimo e ho invidiato Franco e famiglia e che ci sono andati, ho saputo poi che il caldo aveva reso inagibile quel luogo di preghiera e che non è possibile, fin quando ci sarà questo clima, andarci a trascorrere qualche ora da sola o in compagnia.
Io continuo a pensarti lì Signore, un luogo inaccessibile, un luogo sempre più proibito per me.
Ma tu Signore dove sei?
Dove trovarti?
Io ti cerco Signore, io desidero il tuo amore, voglio riposare nelle tue braccia.
Maria aiutami tu!
Prego con pregavano i miei cari te, carissima madre, perché non posso dimenticare quanti benefici sono scaturiti dalla tua intercessione.
Madre, guarda, non abbiamo più vino.
La gioia è spenta sui nostri visi.
La Parola di oggi mi invita a continuare a credere che
mi condurrà nel deserto e parlerà al mio cuore.(Os 2,16)

“Ti farò mia sposa per sempre” ( Os 2,21)

Assunzione
 (Os 2,16-18.21-22)
Così dice il Signore:
«Ecco, io la sedurrò,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.
E avverrà, in quel giorno
– oracolo del Signore –
mi chiamerai: “Marito mio”,
e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”.
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nell’amore e nella benevolenza,
ti farò mia sposa nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore».
Parola di Dio
” Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorari tutti i giorni della mia vita”
Questa è la formula che ricordo pronunciammo 45 anni fa quando ci sposammo. ” Con la grazia di Cristo” penso sia un’aggiunta posteriore.
Certo è che se uno ci riflettesse un po’ di più su ciò che dice e promette, si renderebbe subito conto che , senza l’aiuto del Signore, nessun patto di alleanza umana può durare per sempre, se uno dei due viene meno all’impegno preso il giorno delle nozze.
Chi garantisce l’indissolubilità del matrimonio è Cristo che dà gli strumenti per farlo durare per sempre.
Come al solito in materia di fede siamo alquanto ignoranti e non capiamo la differenza tra un patto garantito e uno no.
Quando si compera qualcosa o si ha intenzione di mettere mano ad un progetto che prevede un grande impegno finanziario, si chiede un mutuo che ti concedono se c’è una persona che garantisce al posto tuo, mettendo in gioco ciò che gli appartiene, che ci rimette in caso di fallimento, quindi, se le cose vanno male.
Se questo accade senza alcuna contropartita, come succede nelle famiglie dove i membri si vogliono bene, l’amore trionfa su qualsiasi interesse, sia che le cose vadano bene , sia che vadano male.
I cristiani, i figli di Dio si riconoscono da come si amano.
A sentire la televisione di cristiani ce ne sono ben pochi o si nascondono perchè quando è in gioco il dio denaro, gli affetti passano nello scantinato.
Quando va bene.
Le garanzie umane non sono sicure, mai, perché sono legate al tempo, alle persone, a ciò che muta.
Quando a garantire è Dio, noi non dobbiamo temere nulla, perché mantiene sempre le sue promesse fino a morire per non disattenderle.
Nel vangelo che la liturgia di oggi ci propone leggiamo di due miracoli in cui Gesù dà la vita a due persone grazie alla fede.
L’emorroissa  tocca le frange del mantello di Gesù( i comandamenti, la Torah da esse rappresentate), simbolo di un appartenenza a Dio e di un rispetto delle sue leggi.
Per la piccola, figlia di un pezzo grosso, basta la fede di suo padre, perché chi dà la vita ai figli è implicito che si debba fare carico della sua vita materiale e spirituale.
Gesù comunica la vita attraverso la fede.
Quella vita che togliamo al nostro coniuge, quando decidiamo di licenziarlo e di rompere il patto coniugale.