Sono con te

“Non aver paura, continua a parlare e non tacere” (At 18,9)
” perchè io sono con te”. non c’entrava sul foglietto del calendario liturgico e non ce l’hanno messo, ma io non posso fare a meno di ricordare il motivo per cui non devo temere nelle persecuzioni, nelle tribolazioni, nelle angosce.
Dio è con me, sempre e dovunque, anche quando non lo vedo, non lo sento, quando il mio cuore è una landa desolata senza acqua, nè riparo.
Così troviamo scritto ( Mt 28, 20)” Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo” e “Finchè vivrai nessuno potrà fermarti, perchè io sarò con te come sono stato con Mosè, e non ti lascerò e non ti abbandonerò mai”.(Gios 1,5)
Perciò la parola che oggi mi ha più colpito e consolata è proprio questa rassicurazione di Gesù che ci promette assistenza continua in tutte le nostre imprese, aiuto concreto in tutte le avversità e i pericoli che ci si porranno davanti.
La parola che percorre la Bibbia ripetuta per ben 365 volte è ” Non temere!”, guarda caso tante volte quanti sono i giorni dell’anno.
E noi abbiamo bisogno di queste iniezioni di fiducia, di questo incoraggiamento continuo, perchè la lotta si fa aspra man mano che ti avvicini al tesoro, alla stanza del RE.
La gioia di cui parla Gesù è una gioia che ci coinvolge e ci permea nel profondo dell’anima e del corpo, perchè quando sei in braccio a chi ti ha generato non hai paura di niente.
Questo accade ai bambini, questa è l’esperienza della fede dono dello Spirito di Dio a cui Gesù ci ha affidato.
Gesù fa un paragone a proposito della sofferenza, paragonandola a quella che prova la madre quando mette al mondo un figlio.
Il riferimento è quanto mai calzante, perchè in effetti il parto, per quanto sia doloroso porta al conseguimento di una gioia che nessuno ti può togliere perchè un uomo è nato.
Ma se la madre soffre nel mettere al mondo un figlio, e qui il paragone è relativo alla persecuzione cui furono sottoposti i primi cristiani, dall’altro il bambino non è da meno, perchè da uno stato passa ad un’altro stato, dal buio alla luce, dall’acqua all’aria, dal caldo e sicuro rifugio, al mondo nuovo che deve imparare ad esplorare per vivere.
Per nascere e per far nascere la sofferenza è d’obbligo, il dolore è lo strumento necessario perchè riceviamo la vita e la doniamo agli altri.
Gesù ci tranquillizza dicendoci che in questo travaglio da cui per primo non si è esonerato, Lui è accanto a noi, lotta con noi, fa la parte più difficile, gravosa, ci rende possibile l’impossibile.
Il segno che la nostra sofferenza non è inutile, ma feconda è la gioia che nessuno potrà mai toglierci.
Grazie Signore perchè ci sei sempre, grazie perchè mi proteggi all’ombra delle tue ali, grazie perchè non ti stanchi di farmi regali, ogni giorno tua, sempre più tua.
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La dimora di Dio

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. (Gv 14,21)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all’obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: “Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene”.
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
“Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell’osservanza dei suoi comandamenti c’è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti la desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l’ascolto, l’accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull’identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d’amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L’identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L’identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra, ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo “amatevi come io vi ho amato” .
Non dice “amate me” ma “amatevi l’un l’altro”, che la dice lunga sull’egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L’amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d’amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti… Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per farli stare meglio, loro (un po’ anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa.
Le prime comunità cristiane erano un cuor solo e un’anima sola e li riconoscevano da come si amavano.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c’è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un’altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d’accordo, quando cuori batteranno all’unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall’alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l’agire.
Lo Spirito d’amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l’amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l’amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l’amore che rende visibile Dio, è l’amore che ci rende fecondi e felici, è l’amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l’amore. L’amore è anche la nostra casa, è di casa se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.

Tornerò

” Vado e tornerò tra voi”(Gv 14,28)
Non è semplice, facile, automatico, accettare le tue parole, senza provare un senso profondo di smarrimento, credere che tornerai, e pensare che adesso comincia un’altra attesa.
Ci avevi abituato in questi giorni successivi alla Pasqua ad incontrarti in ogni situazione, a lasciarci guidare dalle tue parole, a toccarti, vederti, mangiare con te.
Ci avevi abituati alla tua presenza che pensavamo che non ci sarebbe stata più tolta.
Camminavi con noi, percorrevi le nostre strade, ti facevi interprete dei nostri dubbi, rispondevi alle nostre aspettative.
Per noi che pensavamo fosse tutto finito con la tua crocifissione, con il fallimento della tua missione, è stato tanto bello che, quando ci siamo resi conto che ci sbagliavamo e che tu eri e sei vivo, abbiamo pensato che non saremmo rimasti più soli.
E ora te ne vai di nuovo, e ci chiedi un ulteriore atto di fede, te ne vai e ci lasci con tante domande sospese, tanti perchè.
Il tempo di Pasqua dovrebbe durare in eterno, non finire mai.
Invece dobbiamo aspettare ancora, quando pensavamo di essere arrivati.
Come ci accade nella vita quando le cose cambiano all’improvviso, quando meno te lo aspetti, quando i ricalcoli dolorosi cancellano le gioie faticosamente raggiunte, acquisite.
Tu Signore cambi ancora posizione e ci metti in difficoltà perchè dobbiamo continuare a muoverci a cercarti nella nostra quotidiana battaglia o piatta quotidianità.
Tu vuoi che ti cerchiamo Signore e non smettiamo mai di farlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici.
Ti nascondi per donarci la gioia di un incontro non scontato ma gravido di desiderio.
Penso a questa mia vita Signore ora e mi ldomando se sarebbe più bella più interessante, più viva, più piena se non avessi qualcuno da desiderare, a cui tendere, in cui sperare.
Nonostante il mio corpo viva fisicamente legato da lacci potenti, pure lo spirito lo sento libero e vitale, non condizionato da nulla che non sia l’ansia, l’attesa, la ricerca di te.
Per questo non voglio rattristarmi oggi che dici che te ne andrai.
Ci lasci la pace, ci dai la tua pace, cosa desiderare di più?
Forse ne abbiamo bisogno più di ogni cosa per superare la distanza che ci separa, lo smarrimento quando il cielo di chiude e tu più non ci parli come nel tempo del fidanzamento.
E poi la promessa di un ritorno definitivo.
Voglio crederti Signore e accogliere con gioia e gratitudine la tua pace.
Ne avrò sicuramente bisogno per il tempo di carestia.

Il Corpo di Cristo

Questo è il mio corpo (Mt 26,26)
Oggi ripenso alla messa alla quale ho partecipato ieri sera nella Chiesa di San Giovanni e San Benedetto , in un’adorabile baraonda, uno spaccato della vita di quella comunità, tutto in quello spazio benedetto dal Signore.
Ad officiare la messa don Massimo e don Andrea vice rettore del seminario, assistito dal diacono, dall’accolito, da tre seminaristi venuti per fare la loro testimonianza e da qualche chierichetto preso tra i bambini. Sull’altare trenta sedie per i bambini che oggi faranno la prima comunione ma anche tutto l’occorrente per il battesimo della piccola Erica.
La chiesa non era piena proprio perchè mancavano i bambini che oggi avrebbero festeggiato il loro incontro con Gesù, e i loro genitori.
Ai primi banchi gli scout, ma non tutti, perchè molti erano fuori della chiesa a vendere le piantine per la festa della mamma di oggi per autofinanziarsi e poi quelli che c’erano erano distratti da un continuo e convulso andirivieni dei grandi, compreso il sacerdote che è scomparso durante le letture della Parola di Dio.
Vicino avevo una mamma che si stringeva al petto il suo bambino bianchissimo, pelato e con la mascherina. Anche lei poi l’ho vista andarsene di corsa.
Gli invitati al battesimo della piccola Erica si distinguevano per i vestiti eleganti, velati, o troppo lunghi o troppo corti.
I lupetti che mi stavano davanti, tra cui Emanuele, il mio nipotino/one continuava con il suo compagno a farsi gli scherzi.
Mio figlio vestito come un accattone, ma quella è la divisa scout come si riduce dopo un campo, accompagnava la celebrazione con il suono della chitarra e con i canti contravenendo in maniera vistosa alle raccomandazioni del seminarista che aveva chiesto solo canti liturgici.
Ma lui ci gode a fare i dispetti, ci ha sempre goduto da quando era piccolo. Io cercavo invano Monia la moglie e Giovanni l’altro mio nipote più grande perchè, nonostante mi abitino di fronte non li vedo mai.
Per questo mi trovavo a quella messa. Giovanni poi ho saputo che era a fare attività fuori e lei, responsabile dei grandi, è arrivata a messa quasi finita con la faccia stravolta.
C’era tutto che non quadrava in quella celebrazione, nonostante il vangelo esordisse con le parole di Gesù” Non sia turbato il vostro cuore” la terza volta questa settimana.
Mi sembravano tutti turbati in verità ad eccezione del gruppo degli invitati al Battesimo, mamma, papà, padrini e nonni e fotografi, zii e zie e qualche amico.
Io con la sedia a rotelle guardavo quell’angolo di mondo confuso e mi interrogavo.
Il viavai delle persone è diventato sempre più convulso davanti a me che ero nelle prime file tra i capi scout, animatori della messa, per vederci meglio.
Pensavo che avere figli che ti abitano di fronte non ti assicura la loro presenza nè tu puoi più facilmente entrare nelle loro storie.
Devi decidere di andare a trovarli nel luogo dove fanno servizio, nella chiesa di pietre vive innestata a Cristo.
Si sa che quando fai una casa i mattoni non sempre combaciano alla perfezione ma se hai fatto bene le fondamenta la casa non crolla.
Così quando don Massimo ha detto ” Questo è il mio corpo” con le lacrime agli occhi, sollevando l’ostia, ho guardato questo spaccato di umanità e ho pensato alle parole di Gesù” Non sia turbato il vostro cuore.”
Era morto poco prima dellinizio della messa, un piccolo ospite di 9 anni dell’appartamento annesso alla chiesa, dove vengono accolte le famiglie con bambini malati o in difficoltà, mi aveva sussurrato all’orecchio mio figlio.
A nove anni morire di leucemia è un colpo al cuore, specie se di quel bimbo si prende cura l’intera comunità.
Tanti forse ne ha il bimbo con la mascherina che la mamma teneva stretto al cuore…
Pensavo all’applauso dopo il battesimo della piccola Erica quando don Massimo l’ha sollevata in alto per mostrarcela con il suo nuovo immacolato vestitino bianco che lui le aveva messo .
Morte e vita si sono intrecciate in questa celebrazione eucaristica dove abbiamo annunciato la morte del Signore e proclamato la sua resurrezione in attesa dalla sua venuta.
” Non sia turbato il vostro cuore” ..così cominciava il Vangelo