” Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo.”(Mt 13,44)

Meditazioni sulla liturgia di
mercoledì della XVII del TO

” Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo.”(Mt 13,44)

” Venga lo tuo regno!” diciamo nel Padre nostro non so con quanta consapevolezza di cosa significhi.
In cosa consiste il regno di Dio? E’ qualcosa che ci appartiene, qualcosa che dobbiamo conquistare, qualcosa che ci viene donato o che?
Se penso su quante cose vogliamo comandare, legiferare perché non ci piace come siamo governati, senza poterlo concretamente fare, non possiamo non riconoscere in ognuno di noi la tendenza a isolarci, a crearci un piccolo spazio dove poter fare il comodo nostro, senza dover rendere conto a nessuno, magari coperti solo da scatole di cartone.
Ci piace non essere sottomessi a nessuno e per questo, quando ci capita di dover rispondere di qualcosa o di qualcuno ci piacerebbe non essere ostacolati, criticati, messi alla gogna, se non ne siamo capaci o non vogliamo ascoltare consigli.
“Io sono venuto per servire, non per essere servito” dice Gesù, quando i suoi discepoli esternano l’idea che si erano fatti del suo regno, ambendo ai primi posti.

Il Tesoro sei tu Signore, un tesoro che mi è necessario per scoprire che io sono il tuo tesoro, la perla preziosa per cui hai venduto tutto. Trovare te è trovare la bellezza dentro di noi, la tua immagine riflessa nel nostro specchio, la luce che illumina gli sbandati della notte, i campi incolti e dimenticati, la luce che dona la vita al mondo.
Il regno di Dio quindi lo dobbiamo cercare facendo chiarezza dentro di noi, lasciandoci illuminare da Te.
Fino a quando pretenderemo dagli altri quello che noi non siamo capaci di dire, di fare, di essere, siamo lontani dal regno di Dio.
Ti devi trovare solo nel campo, questo è importante, per scoprire il tesoro.
Devi vendere tutti i tuoi averi per diventare ricco di quel tesoro.
Tutto quello che hai per Qualcuno che ti dica chi sei: il suo TESORO.
Sembra uno spreco ma è necessario.
Se vuoi trovare Dio devi entrare nel suo campo, uscire dalla tua terra e entrare in quella che non conosci.
Ad Abramo fu chiesto di lasciare la sua terra sicura e ricca alla ricerca del germe di vita, in una terra, in un campo da Dio seminato, un campo dove i figli sono perle preziose, tesori nascosti che ognuno deve scoprire.
La terra che ci ha promesso è quella in cui n’è chi semina, n’è chi ara è qualcosa ma solo Dio che fa piovere e fa crescere.
Noi siamo il campo, noi siamo la terra, noi siamo il tesoro.
Bisogna scoprirlo. Questa è la vita, questo è il viaggio straordinario alla ricerca di noi stessi, dell’uomo che non conosciamo, della preziosità del nostro essere creati per amore e chiamati all’amore.
Siamo preziosi ai tuoi occhi, Signore, lo sappiamo da quando abbiamo cominciato a frequentarti. Per questo ti rendo grazie ogni momento e ti loderò per sempre.
” Tu sei mia figlia oggi ti ho generato”, hai detto il giorno del mio Battesimo.
Figlia di re!
Chi mi può togliere il regno senza che io lo voglia?
Sei tu che lo hai difeso dando la vita per me.

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“Estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”(Mt 13,32)

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“Estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”(Mt 13,32)
Voglio soffermarmi su queste parole che concludono il vangelo di oggi e interrogarmi su cosa significhi estrarre cose nuove e cose antiche da un tesoro.
Gesù aveva iniziato il discorso sulle parabole del regno così” Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo….”
Il regno dei cieli quindi è il tesoro.
Purtroppo non tutti sono disposti a vendere tutto per averlo.
Pensiamo al giovane ricco che se ne andò triste perchè aveva molti beni a cui non voleva rinunciare.
Ci sono cose di cui capiamo il valore subito, in tempo, e altre che ci lasciamo sfuggire perchè troppo attaccati alle cose del mondo.
Possiamo essere schiavi del denaro, ma anche degli affetti, non disposti ad anteporre Gesù al prestigio sociale, alla carriera, alla salute e a tutto ciò che umanamente ci sembra indispensabile.
Gesù ci avverte perchè prima o poi nella rete finiamo tutti, buoni e cattivi, ma solo i buoni non vengono ributtati in mare.
La sorte dei cattivi sembrerebbe la migliore a prima vista, ma lo scopo per cui siamo stati creati, la nostra funzione è dare vita all’altro, per questo dei normali pescatori di pesci, divennero pescatori di uomini.
Gesù non ci chiede di cambiare mestiere ( cose antiche), ma di mettere il nostro mestiere a servizio del regno(cose nuove).
Essere quindi pescati e ritenuti buoni per il banchetto eucaristico è aver trovato il tesoro e averne capito il dinamismo vitale.
Non è forse vero che in ogni eucaristia diventiamo corpo di Cristo donato ai fratelli?
Le cose vecchie sono passate ecco sono nate delle nuove!
Se ragioniamo come il mondo a nessuno fa piacere essere mangiato, ma se entriamo nella logica di Cristo più ci svuotiamo, più ci riempiamo, più ci doniamo agli altri più Lui ci riempie di sè.
Cose nuove e cose antiche trovano in Gesù la ragione di tante nostre tribolazioni, ricalcoli, rifiuti.
Gesù con la sua luce riesce a dare valore anche alle esperienze più dolorose, umilianti, riesce a dare un senso a vite senza valore, a renderci felici se ci sentiamo innestati a Lui per fare le stesse cose che ha fatto Lui.
Quante esperienze dolorose alla luce della fede sono emerse come carezze di un Dio che non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande!

” Perchè mi hai veduto, tu hai creduto”.(Gv 20,29)

SAN TOMMASO
Meditazioni sulla liturgia
” Perchè mi hai veduto, tu hai creduto”.(Gv 20,29)
Per credere bisogna stare insieme, questo ho capito dalle letture di oggi.
Una casa è fatta di mattoni, tanti mattoni, e altro ancora.
Ferro, malta, cemento, ghiaia, esperienza, fatica, lavoro materiale e mentale, studio, impegno prima dopo e durante.
Durante la costruzione dico, prima e dopo che la casa ottiene l’abitabilità e ci vanno ad abitare le persone.
Quanta fatica per costruire una casa!
Gesù fa questa similitudine quando vuol parlare del regno, la casa costruita sulla roccia, la casa di cui lui è testata d’angolo, la casa che non noi costruiamo a Lui ma Lui a noi, il Suo corpo, di cui noi siamo membra vive.
“La mia casa diventerà casa di preghiera” dice Gesù, dopo aver scacciato i venditori dal tempio, una casa che contiene altre case, una casa cuore accogliente dell’umanità inquieta e sofferente.
“Io sto alla porta e busso”…
Incredibile questo Dio che ci costruisce la casa, la nuova casa, perchè la prima l’abbiamo distrutta in men che non si dica, un Dio che ci chiede il permesso di entrare, nonostante tutto quello che abbiamo è suo dono, è roba sua che ci ha regalato e su cui non accampa più nessun diritto, perchè rispetta la nostra volontà e ci vuole liberi, liberi di scegliere se accoglierlo o chiudergli la porta in faccia.
Senza Cristo lo sappiamo che fine fanno le famiglie, le chiese domestiche, teatri di rabbia, violenza, divisioni e morti annunciate.
Oggi è la festa di san Tommaso che non ci fa una gran bella figura a dubitare di quello che gli raccontano gli amici più intimi, ma noi al suo posto non avremmo fatto di meglio.
Spesso le persone, quando sentono che abbiamo incontrato il Signore si allontanano da noi: a me è capitato con gli amici più intimi, che non hanno accettato il mio cambiamento. E me ne dispiace.
Ma ci sono quelli che invece ne sono stati incuriositi, attratti dalla serenità e dalla pace che prima non avevo.
Il primo mio marito che ha voluto sapere cosa andavo a fare quando uscivo presto al mattino per rubarmi una messa o la sera quando ci riunivamo per lodare benedire e ringraziare il Signore.
Vieni e vedi, gli dissi.
Così è cominciato un cammino a due non facile, perchè c’è sempre uno che corre più in fretta o cade, o si ferma, c’è sempre la necessità di non perdersi di vista perchè entrambi possiamo godere dell’incontro con il Signore.
I miei occhi sono diventati i suoi e viceversa, ma il bello è che solo grazie al terzo occhio, come Giovanni il nostro nipotino, chiama il cuore, vediamo Gesù e ci lasciamo guidare da lui.
Non nascondo che ogni giorno dobbiamo chiedere a Dio la grazia di poter toccare le sue ferite nel corpo straziato di ogni fratello che incontriamo sulla nostra strada.

S. Bartolomeo

Meditazioni sulla liturgia del 24 agosto
festa di S.Bartolomeo Apostolo
Letture: Ap 21,9-14;Sal 144;Gv1,45-51
“Può venire da Nazaret qualcosa di buono?”
“Ti ho visto quando eri sotto il fico”.
“Vedrete gli angeli salire e scendere sul Figlio dell’uomo”.
“L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte alto e mi mostrò la città santa, la Gerusalemme, che scendeva dal cielo”.
“Le mura della città poggiano su 12 basamenti, (sopra) i quali sono i 12 nomi dei 12 apostoli. (Sulle) porte i 12 nomi delle tribù d’Israele…”.
Questa mattina, Signore, mi sto divertendo a fare l’analisi grammaticale della tua Parola.
E’ bello scoprire e riscoprire che niente della mia vita è stato vano e che i miei studi mi aiutano continuamente a capire meglio quello che tu dici.
Così oggi mi ha colpito il fatto che le preposizioni usate maggiormente per indicare il luoghi sono “sopra, sotto e da”.
La preposizione da è usata per dire da dove vieni, Nazaret, un luogo che ti rende meno credibile, perché niente di buono viene da Nazaret, esclama Nathanaele, vale a dire Bartolomeo, l’apostolo di cui si celebra oggi la festa.
Molto spesso noi ci convinciamo che niente di buono ci viene da un evento, da un fallimento, un lutto, un abbandono, una malattia.
Nazaret in fondo è il luogo in cui mai cercheremmo te, perché ti immaginiamo in tutt’altro posto, come i tuoi conterranei.
Tu invece non ti fai ingannare dal luogo dove ci troviamo e capisci subito con chi hai a che fare.
Così di Natanaele che era intento a scrutare la Scrittura( sotto il fico), dici che in lui non c’è falsità.
Ma quello che più mi ha colpito è  Gerusalemme  la sposa, la tua sposa, il tuo tempio che dal cielo scende su questa terra,
Natanaele da sotto il fico passa a costituire uno dei 12 basamenti della città santa dove tu verrai ad abitare per sempre.
Noi siamo qui ancorati alla terra, ai nostri problemi quotidiani e ci sembra che la vita sia un eterno pellegrinaggio in terra straniera.
Un senso di smarrimento spesso ci assale perché non vediamo segni che ci confermino che tu sei con noi, che sei nel luogo dove non pensiamo possa venire qualcosa di buono.
Siamo qui Signore con i nostri problemi che ci sembrano irrisolvibili, troppo grandi per noi, alle prese con l’insensatezza del dolore innocente, con l’incapacità di volare, di staccarci da terra con l’inquietudine di un’attesa che snerva, ci sfianca e poi tu che ci manchi Signore, tu che non sei visibile.
Almeno ti sognassi o sognassi Maria, la regina, la madre, la sposa!
Niente!
Nella liturgia odierna tu ribadisci che sei nel luogo in cui noi ci troviamo: sotto il fico, a Nazaret, da dove non viene niente di buono, in cielo, in terra, perché c’è sempre una scala che unisce il luogo della paura a te sì che gli angeli possano salire e scendere per portarci lieti annunci.
Tu Signore non sei il luogo della paura, ma a volte ci fai paura, questo sì, quando assumi connotati di ciò che ci fa male: un bisturi, una medicina amara, un no, un ricalcolo doloroso.
Per vedere come andrà a finire bisogna farsi trasportare su un alto monte, essere leggeri, liberarsi di tutti i pesi che ci portiamo dietro, i brutti pensieri, le cose da cui non sappiamo separarci.
Lì possiamo, se ci riusciamo, vedere la Gerusalemme celeste scendere e vedere te abitare in mezzo agli uomini.
Che strano! Ogni volta che pensiamo al dopo, ci viene in mente il cielo e invece tu ci mostri come non il cielo ma la terra sarà il luogo della manifestazione della tua gloria, il luogo della festa, la tua stabile dimora!
Perché altrimenti non sarebbe neanche tanto miracoloso che il cielo dove tutto è straordinariamente bello lo diventi di più.
E’ la terra che tu vuoi trasformare attraverso una nuova creazione.
Ci è dato un corpo e con quello celebreremo le nozze.
Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà.(Eb 10, 5-7)

SANTA TERESA BENEDETTA della CROCE PATRONA D’EUROPA

“Ti farò mia sposa per sempre” (Os 2,21)
Ecco lo sposo! Andategli incontro! (Mt 25,6)
Il regno dei cieli, la beatitudine massima è quando la sposa si unisce allo Sposo.
L’attesa è dolce e carica di aspettative. Quando ci si sposa bisogna preparare la casa, il luogo in cui vivere insieme e invitare gli amici.
L’olio è proprio quella preparazione condivisa che rende magica e unica la preparazione alla festa di nozze.
Tutto questo se non lo si è sperimentato, uno non se lo può inventare, nè può comprarlo da un mercante.
L’abitudine a consultarsi degli sposi promessi rende il matrimonio segno dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Signore aiutaci ad aspettarti insieme a te!
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace. (Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo)

Cose nuove e cose antiche

 “Estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”(Mt 13,32)
Voglio soffermarmi su queste parole che concludono il vangelo di oggi e interrogarmi su cosa significhi estrarre cose nuove e cose antiche da un tesoro.
Gesù aveva iniziato il discorso sulle parabole del regno così” Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo….”
Il regno dei cieli quindi è il tesoro.
Purtroppo non tutti sono disposti a vendere tutto per averlo.
Pensiamo al giovane ricco che se ne andò triste perchè aveva molti beni a cui non voleva rinunciare.
Ci sono cose di cui capiamo il valore subito, in tempo, e altre che ci lasciamo sfuggire perchè troppo attaccati alle cose del mondo.
Possiamo essere schiavi del denaro, ma anche degli affetti, non disposti ad anteporre Gesù al prestigio sociale, alla carriera, alla salute e a tutto ciò che umanamente ci sembra indispensabile.
Gesù ci avverte perchè prima o poi nella rete finiamo tutti, buoni e cattivi, ma solo i buoni non vengono ributtati in mare.
La sorte dei cattivi sembrerebbe la migliore a prima vista, ma lo scopo per cui siamo stati creati, la nostra funzione è dare vita all’altro, per questo dei normali pescatori di pesci, divennero pescatori di uomini.
Gesù non ci chiede di cambiare mestiere ( cose antiche), ma di mettere il nostro mestiere a servizio del regno(cose nuove).
Essere quindi pescati e ritenuti buoni per il banchetto eucaristico è aver trovato il tesoro e averne capito il dinamismo vitale.
Non è forse vero che in ogni eucaristia diventiamo corpo di Cristo donato ai fratelli?
Le cose vecchie sono passate ecco sono nate delle nuove!
Se ragioniamo come il mondo a nessuno fa piacere essere mangiato, ma se entriamo nella logica di Cristo più ci svuotiamo, più ci riempiamo, più ci doniamo agli altri più Lui ci riempie di sè.
Cose nuove e cose antiche trovano in Gesù la ragione di tante nostre tribolazioni, ricalcoli, rifiuti.
Gesù con la sua luce riesce a dare valore anche alle esperienze più dolorose, umilianti, riesce a dare un senso a vite senza valore, a renderci felici se ci sentiamo innestati a Lui per fare le stesse cose che ha fatto Lui.
Quante esperienze dolorose alla luce della fede sono emerse come carezze di un Dio che non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande!

S.GIACOMO MAGGIORE

Meditazioni sulla liturgia

“Tra voi non sarà così”(Mt 20,26)

La madre di Giacomo e Giovanni pensa al bene dei figli senza preoccuparsi di ciò che è meglio per loro.
Per questo non esita a farsi avanti e a chiedere il posto migliore, i primi posti, diremmo, nel regno futuro.
Quando c’è stato il concerto di Jovanotti i miei nipoti con gli amici sono andati nel campo sportivo alle 16 per prendere i primi posti sotto il palco.
Quel giorno la colonnina di mercurio segnava 40° e il concerto cominciava alle 21.
Come loro anche tanti altri si sono sobbarcati la fatica di stare sotto il sole cocente e di aspettare pur di non perdere il privilegio di vedere da vicino il loro idolo, di sentirlo meglio, di gustare e non perdersi nulla di quel concerto.
Per Gesù non credo che ci siano molti disposti a questi sacrifici, mentre, per ottenere il primo posto al cinema, al teatro, nella vita, si fa questo e altro.
Non ci si limita a qualche ora sotto il sole cocente, ma si combatte giorno e notte senza esclusione di colpi, per scalzare gli avversari, atterrarli e mettersi sul podio.
La vita è un continuo sacrificio per il posto.
Molti aspirano non al primo posto, ma ad un posto qualunque per vivere.
Mi vengono in mente i disoccupati, quelli che farebbero qualsiasi cosa pur di sbarcare il lunario onestamente.
Ci sono quelli che il posto lo vogliono su misura e non accettano vie di mezzo.
Il posto quindi primo o anche ultimo lo cerchiamo un po’ tutti, perché nella vita oltre al tempo dobbiamo fare i conti con lo spazio che diventa sempre più stretto.
O noi siamo diventati più larghi o più numerosi.
Sta di fatto che sembra non ci sia posto per tutti nella nostra società civilizzata.
E pensare che le risorse del pianeta basterebbero a sfamare tutti e anche di più.
Ma la strada, la via del Paradiso è stretta, l’ha detto anche Gesù, una porta che solo se lasci i tuoi bagagli fuori, puoi oltrepassare.
Il Vangelo sembra parli sempre di cose future, di roba che non ci riguarda direttamente, e invece è estremamente attuale.
Siamo soliti dividere la religione dalla vita per cui un posto in cielo è diverso da un posto sulla terra.
Se si capisse che Gesù è venuto ad abbattere le barriere che dividono l’uomo da Dio e gli uomini tra di loro, che è venuto a portare il cielo in terra, non ragioneremo così, ma principalmente non ci affanneremmo o a lottare per un posto.
Nel suo cuore, nella sua casa c’è un posto per tutti e non credo che già da adesso, ci sia differenza tra chi sta vicino e chi sta lontano.
Lo spazio nel regno è abolito come il tempo, perché spazio e tempo sono infiniti e Dio è infinito da qualunque angolazione lo guardi.
Poi se ci pensiamo, per Jovanotti era necessario fare la fila, il sacrificio di aspettare sotto il sole, perché lui cantava dal palco.
Ma Gesù parla dal cuore e vuole raggiungere il nostro a patto che teniamo aperta la porta.