S. Bartolomeo

Meditazioni sulla liturgia del 24 agosto
festa di S.Bartolomeo Apostolo
Letture: Ap 21,9-14;Sal 144;Gv1,45-51
“Può venire da Nazaret qualcosa di buono?”
“Ti ho visto quando eri sotto il fico”.
“Vedrete gli angeli salire e scendere sul Figlio dell’uomo”.
“L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte alto e mi mostrò la città santa, la Gerusalemme, che scendeva dal cielo”.
“Le mura della città poggiano su 12 basamenti, (sopra) i quali sono i 12 nomi dei 12 apostoli. (Sulle) porte i 12 nomi delle tribù d’Israele…”.
Questa mattina, Signore, mi sto divertendo a fare l’analisi grammaticale della tua Parola.
E’ bello scoprire e riscoprire che niente della mia vita è stato vano e che i miei studi mi aiutano continuamente a capire meglio quello che tu dici.
Così oggi mi ha colpito il fatto che le preposizioni usate maggiormente per indicare il luoghi sono “sopra, sotto e da”.
La preposizione da è usata per dire da dove vieni, Nazaret, un luogo che ti rende meno credibile, perché niente di buono viene da Nazaret, esclama Nathanaele, vale a dire Bartolomeo, l’apostolo di cui si celebra oggi la festa.
Molto spesso noi ci convinciamo che niente di buono ci viene da un evento, da un fallimento, un lutto, un abbandono, una malattia.
Nazaret in fondo è il luogo in cui mai cercheremmo te, perché ti immaginiamo in tutt’altro posto, come i tuoi conterranei.
Tu invece non ti fai ingannare dal luogo dove ci troviamo e capisci subito con chi hai a che fare.
Così di Natanaele che era intento a scrutare la Scrittura( sotto il fico), dici che in lui non c’è falsità.
Ma quello che più mi ha colpito è  Gerusalemme  la sposa, la tua sposa, il tuo tempio che dal cielo scende su questa terra,
Natanaele da sotto il fico passa a costituire uno dei 12 basamenti della città santa dove tu verrai ad abitare per sempre.
Noi siamo qui ancorati alla terra, ai nostri problemi quotidiani e ci sembra che la vita sia un eterno pellegrinaggio in terra straniera.
Un senso di smarrimento spesso ci assale perché non vediamo segni che ci confermino che tu sei con noi, che sei nel luogo dove non pensiamo possa venire qualcosa di buono.
Siamo qui Signore con i nostri problemi che ci sembrano irrisolvibili, troppo grandi per noi, alle prese con l’insensatezza del dolore innocente, con l’incapacità di volare, di staccarci da terra con l’inquietudine di un’attesa che snerva, ci sfianca e poi tu che ci manchi Signore, tu che non sei visibile.
Almeno ti sognassi o sognassi Maria, la regina, la madre, la sposa!
Niente!
Nella liturgia odierna tu ribadisci che sei nel luogo in cui noi ci troviamo: sotto il fico, a Nazaret, da dove non viene niente di buono, in cielo, in terra, perché c’è sempre una scala che unisce il luogo della paura a te sì che gli angeli possano salire e scendere per portarci lieti annunci.
Tu Signore non sei il luogo della paura, ma a volte ci fai paura, questo sì, quando assumi connotati di ciò che ci fa male: un bisturi, una medicina amara, un no, un ricalcolo doloroso.
Per vedere come andrà a finire bisogna farsi trasportare su un alto monte, essere leggeri, liberarsi di tutti i pesi che ci portiamo dietro, i brutti pensieri, le cose da cui non sappiamo separarci.
Lì possiamo, se ci riusciamo, vedere la Gerusalemme celeste scendere e vedere te abitare in mezzo agli uomini.
Che strano! Ogni volta che pensiamo al dopo, ci viene in mente il cielo e invece tu ci mostri come non il cielo ma la terra sarà il luogo della manifestazione della tua gloria, il luogo della festa, la tua stabile dimora!
Perché altrimenti non sarebbe neanche tanto miracoloso che il cielo dove tutto è straordinariamente bello lo diventi di più.
E’ la terra che tu vuoi trasformare attraverso una nuova creazione.
Ci è dato un corpo e con quello celebreremo le nozze.
Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà.(Eb 10, 5-7)
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SANTA TERESA BENEDETTA della CROCE PATRONA D’EUROPA

“Ti farò mia sposa per sempre” (Os 2,21)
Ecco lo sposo! Andategli incontro! (Mt 25,6)
Il regno dei cieli, la beatitudine massima è quando la sposa si unisce allo Sposo.
L’attesa è dolce e carica di aspettative. Quando ci si sposa bisogna preparare la casa, il luogo in cui vivere insieme e invitare gli amici.
L’olio è proprio quella preparazione condivisa che rende magica e unica la preparazione alla festa di nozze.
Tutto questo se non lo si è sperimentato, uno non se lo può inventare, nè può comprarlo da un mercante.
L’abitudine a consultarsi degli sposi promessi rende il matrimonio segno dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Signore aiutaci ad aspettarti insieme a te!
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace. (Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo)

Cose nuove e cose antiche

 “Estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”(Mt 13,32)
Voglio soffermarmi su queste parole che concludono il vangelo di oggi e interrogarmi su cosa significhi estrarre cose nuove e cose antiche da un tesoro.
Gesù aveva iniziato il discorso sulle parabole del regno così” Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo….”
Il regno dei cieli quindi è il tesoro.
Purtroppo non tutti sono disposti a vendere tutto per averlo.
Pensiamo al giovane ricco che se ne andò triste perchè aveva molti beni a cui non voleva rinunciare.
Ci sono cose di cui capiamo il valore subito, in tempo, e altre che ci lasciamo sfuggire perchè troppo attaccati alle cose del mondo.
Possiamo essere schiavi del denaro, ma anche degli affetti, non disposti ad anteporre Gesù al prestigio sociale, alla carriera, alla salute e a tutto ciò che umanamente ci sembra indispensabile.
Gesù ci avverte perchè prima o poi nella rete finiamo tutti, buoni e cattivi, ma solo i buoni non vengono ributtati in mare.
La sorte dei cattivi sembrerebbe la migliore a prima vista, ma lo scopo per cui siamo stati creati, la nostra funzione è dare vita all’altro, per questo dei normali pescatori di pesci, divennero pescatori di uomini.
Gesù non ci chiede di cambiare mestiere ( cose antiche), ma di mettere il nostro mestiere a servizio del regno(cose nuove).
Essere quindi pescati e ritenuti buoni per il banchetto eucaristico è aver trovato il tesoro e averne capito il dinamismo vitale.
Non è forse vero che in ogni eucaristia diventiamo corpo di Cristo donato ai fratelli?
Le cose vecchie sono passate ecco sono nate delle nuove!
Se ragioniamo come il mondo a nessuno fa piacere essere mangiato, ma se entriamo nella logica di Cristo più ci svuotiamo, più ci riempiamo, più ci doniamo agli altri più Lui ci riempie di sè.
Cose nuove e cose antiche trovano in Gesù la ragione di tante nostre tribolazioni, ricalcoli, rifiuti.
Gesù con la sua luce riesce a dare valore anche alle esperienze più dolorose, umilianti, riesce a dare un senso a vite senza valore, a renderci felici se ci sentiamo innestati a Lui per fare le stesse cose che ha fatto Lui.
Quante esperienze dolorose alla luce della fede sono emerse come carezze di un Dio che non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande!

S.GIACOMO MAGGIORE

Meditazioni sulla liturgia

“Tra voi non sarà così”(Mt 20,26)

La madre di Giacomo e Giovanni pensa al bene dei figli senza preoccuparsi di ciò che è meglio per loro.
Per questo non esita a farsi avanti e a chiedere il posto migliore, i primi posti, diremmo, nel regno futuro.
Quando c’è stato il concerto di Jovanotti i miei nipoti con gli amici sono andati nel campo sportivo alle 16 per prendere i primi posti sotto il palco.
Quel giorno la colonnina di mercurio segnava 40° e il concerto cominciava alle 21.
Come loro anche tanti altri si sono sobbarcati la fatica di stare sotto il sole cocente e di aspettare pur di non perdere il privilegio di vedere da vicino il loro idolo, di sentirlo meglio, di gustare e non perdersi nulla di quel concerto.
Per Gesù non credo che ci siano molti disposti a questi sacrifici, mentre, per ottenere il primo posto al cinema, al teatro, nella vita, si fa questo e altro.
Non ci si limita a qualche ora sotto il sole cocente, ma si combatte giorno e notte senza esclusione di colpi, per scalzare gli avversari, atterrarli e mettersi sul podio.
La vita è un continuo sacrificio per il posto.
Molti aspirano non al primo posto, ma ad un posto qualunque per vivere.
Mi vengono in mente i disoccupati, quelli che farebbero qualsiasi cosa pur di sbarcare il lunario onestamente.
Ci sono quelli che il posto lo vogliono su misura e non accettano vie di mezzo.
Il posto quindi primo o anche ultimo lo cerchiamo un po’ tutti, perché nella vita oltre al tempo dobbiamo fare i conti con lo spazio che diventa sempre più stretto.
O noi siamo diventati più larghi o più numerosi.
Sta di fatto che sembra non ci sia posto per tutti nella nostra società civilizzata.
E pensare che le risorse del pianeta basterebbero a sfamare tutti e anche di più.
Ma la strada, la via del Paradiso è stretta, l’ha detto anche Gesù, una porta che solo se lasci i tuoi bagagli fuori, puoi oltrepassare.
Il Vangelo sembra parli sempre di cose future, di roba che non ci riguarda direttamente, e invece è estremamente attuale.
Siamo soliti dividere la religione dalla vita per cui un posto in cielo è diverso da un posto sulla terra.
Se si capisse che Gesù è venuto ad abbattere le barriere che dividono l’uomo da Dio e gli uomini tra di loro, che è venuto a portare il cielo in terra, non ragioneremo così, ma principalmente non ci affanneremmo o a lottare per un posto.
Nel suo cuore, nella sua casa c’è un posto per tutti e non credo che già da adesso, ci sia differenza tra chi sta vicino e chi sta lontano.
Lo spazio nel regno è abolito come il tempo, perché spazio e tempo sono infiniti e Dio è infinito da qualunque angolazione lo guardi.
Poi se ci pensiamo, per Jovanotti era necessario fare la fila, il sacrificio di aspettare sotto il sole, perché lui cantava dal palco.
Ma Gesù parla dal cuore e vuole raggiungere il nostro a patto che teniamo aperta la porta.

Grano e zizzania

MEDITAZIONI sulla liturgia di 
domenica della XVI settimana del TO anno A
 
“Mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò”.( Mt 13,25)
Il regno di Dio è come il lievito… il regno di Dio è come un granello di senapa….parole che ti aprono il cuore alla speranza che accada quello che non vedi, che si trasformi questa terra arida deserta e senza germogli in un grande e lussureggiante giardino.
Ma Gesù oggi non comincia con le notizie belle e rassicuranti ma con qualcosa che ci turba fortemente.
La zizzania è qualcosa che temiamo, che teme qualsiasi contadino perchè può rovinare, quando è tanta, tutto il raccolto.
Il contadino tende ad estirparla man mano che si accorge che prende piede, ma Dio sa di cosa abbiamo bisogno e aspetta.
Non è forse vero che gli ostacoli, le tribolazioni ci rendono più forti se affrontati con Dio a fianco?
Non è forse vero che peccatori incalliti si convertano toccati da un gesto, una parola inaspettata che non li giudica, da un gesto di amore, di compassione, dall’esempio di qualche timorato di Dio?
Può anche darsi che accada il contrario e che il grano diventi zizzania, si trasformi, fino a meritare le pene dell’inferno.
“Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare….”(1Pt 5,7)
Bisogna essere vigilanti e non abbassare mai la guardia perchè la morte ci può cogliere all’improvviso.
Certo che non possiamo passare la vita nella paura che ci succeda qualcosa di irreversibile, perchè anticiperemmo l’inferno, cosa che a Dio non piace.
Il nostro creatore che Gesù ci ha insegnato a chiamare Padre non sa che farsene di figli che vivono spaventati e tristi e tramano alle sue spalle.
La vita con Dio è gioia, bellezza, amore, pace, comunione e tutto ciò che di bello e di buono possiamo augurarci.
La vita con Dio è come la vita di due innamorati, appena scocca la scintilla, innamorati che fanno esperienza di eternità, di infinito, di trascendenza, di uno e distinto, di comunione, in una parola fanno esperienza di paradiso.
La gioia è il distintivo del cristiano.
La gioia di averlo incontrato, la gioia di saperlo sempre vicino, perchè il suo nome è “Io sono, io ci sto, io esisto”per te per tutti quelli che mi apriranno la porta.
Si può con Lui vivere in un campo dove il nemico semina la zizzania senza paura di essere fagocitati, ma riuscendo man mano a guadagnare terreno, rinforzando le nostre radici con l’ascolto attento della parola e con la volontà di metterla in pratica.
“Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”(Rm 8,31)
Mi viene in mente la sorpresa e la gioia che mi hanno dato le parole di una giovane commessa di un grande centro commerciale, incontrata ieri, mentre mio marito spingeva la mia sedia a rotelle..
Per me era un illustre sconosciuta ma lei ben si ricordava di me se mi ha detto:” Lei è la signora che crede che l’umanità sia positiva!”
Non sapendo cosa rispondere perchè non ricordavo affatto l’incontro nè la persona, ma ero certa di pensarla in quel modo le ho risposto;” Perchè tu no?”
“Da quando lei mi ha parlato anche io ho cominciato a crederci. E pensare che mi sentivo tutto il mondo contro!”
“Di certo questo è un miracolo!” ho pensato, ma poi mi sono ricordata le parole del vangelo e di come Dio, se rimaniamo con Lui, se facciamo parlare Lui, rende efficaci le nostre parole perchè la zizzania non prenda piede.
“Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.” (Rm 8,26-27)
troviamo scritto proprio oggi.

Il REGNO DI DIO

MEDITAZIONI sulla liturgia

di giovedì della XXXII settimana del T.O. anno pari
letture: Fm 7-20; Sal 145/146; Lc 17,20-25

“Il bene che fai non sia forzato, ma volontario” (Fm 7,14)

Oggi la liturgia ci fa riflettere su cosa sia il regno di Dio, del quale abbiamo qualche idea , ma almeno io , spesso confusa.
Nel Padre nostro, Gesù ci invita a chiedere al Padre che venga il suo regno.
Noi nella nostra vita chissà quante volte abbiamo recitato la preghiera che ci ha insegnato Gesù, senza renderci conto di ciò che chiedevamo.
Molto spesso associamo la venuta del regno con la realizzazione dei nostri desideri, con l’esaudimento delle nostre preghiere di liberazione, di guarigione ecc ecc .
Forse , anzi sicuramente è una delle preghiere che ci hanno insegnato da piccoli insieme all’Avemaria e All’angelo di Dio.
Nella messa domenicale è d’obbligo dopo la consacrazione eucaristica.
Ma se penso a me, mi fermo più sull’ultima parte che sulla prima, quella dove si dice” Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” e ogni volta penso che quel “come” io lo abolirei, perchè se Dio mi trattasse come io tratto gli altri, certo la mia sorte sarebbe segnata.
Ma il Padrenostro comincia proprio con presentarci il regno come la cosa più importante da chiedere.
Ma cos’è il regno di Dio? Dove sta? Quando verrà?. Si vede, si tocca?
Oggi la prima lettura ci parla di un atto di estrema liberalità, di un rapporto non formale, ma sostanziale con persone che in comune non hanno titoli, beni , fama, condizione sociale, prestigio, ma hanno Cristo nel cuore.
La lettera di Paolo ad Filemone, il padrone di Onesimo , lo schiavo fuggito a Roma e convertitosi al Cristianesimo, è una lettera dettata da sentimenti profondi di carità, di amore, di liberalità, di fiducia, di gratitudine, di pace.
Nella lettera respiriamo leggendole il soffio dello Spirito, ciò che invisibilmente tocca sfiorando tutti gli innamorati di Dio.
Nella lettera è illustrato non un luogo, non un tempo, ma una relazione nuova basata non sul dovere ma sulla scelta libera di aderire ad un progetto d’amore.
Il regno di Dio è forse questa adesione a vivere nella libertà di figli di un unico padre, una libertà che ti porta a fare cose incomprensibili per il mondo ma infinitamente appaganti per chi sta dentro, chi ha come unico ed eterno riferimento Gesù.
Il regno di Dio quindi è una condizione, uno stato di dipendenza e di libertà, termini che per il mondo sono contrapposti, ma che il Signore nostro Gesù Cristo è venuto a conciliare sì da farne le facce di un unica medaglia.
Dipendenza e libertà sono per il mondo completamente opposte l’una all’altra.
Siamo creature, imperfette; come i bambini non possiamo fare nulla da soli, abbiamo bisogno di chi si prenda cura di noi, altrimenti moriremmo.
La nostra incompletezza, i nostri limiti mettono in evidenza l’amore di chi ci nutre, ci guida, ci aiuta a diventare grandi, autonomi, autosufficienti.
Ma se il diventare grandi nella nostra economia significa poter dimenticare chi si è preso cura di noi e metterlo in un ospizio quando non serve a niente, nell’economia di Dio il diventate grandi, significa essere in grado di prendersi cura gli uni degli altri, non per dovere, ma per amore.
Il regno di Dio è quando si instaurano all’interno della comunità umana rapporti, relazioni di gratuità totale, come se tutti fossero nostri figli, come figli siamo stati e continuiamo ad essere nei confronti di Dio.
Quando viviamo il regno di Dio, viviamo l’amore gratuito e scambievole, viviamo relazioni feconde e felici, viviamo la pace che tanto manca a questo mondo che si vuole svincolare da Dio e vuole ridurre in schiavitù gli uomini.
Allora oggi con più consapevolezza, forza, fede chiediamo al Signore” venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”
Chissà perchè mi viene in mente l’immagine dell’arcobaleno che, lungo la strada di ritorno dall’ultimo viaggio fatto, invano abbiamo cercato di catturare con la macchinetta fotografica, che congiungeva il cielo alla terra, partendo da una polla d’acqua su cui il sole si specchiava e dopo essere salita in alto toccava un’altra polla d’acqua qui su questa terra.
Il regno di Dio è come quell’arcobaleno che non si lasciava prendere, ma era possibile solo se due pozze d’acqua lasciavano che il sole vi affondasse i suoi raggi.

Regno di Dio

“E voi mariti amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa.” (Ef 2,25)

“Il regno di Dio è simile a un granellino di senapa.” (Lc 13,19)

E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza. (Gn 1,26)

E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.”(Gn 1,27)

Non è un caso che per indicare il regno di Dio, il passo sull’amore coniugale sia accostato a quello che parla del granello di senapa che moltiplica il suo volume.
Dio ha affidato alla coppia, all’amore tra due diversi di somigliargli, di mostrare il suo volto, per renderlo visibile agli occhi degli uomini.
Chi fa crescere il granello di senapa? Chi dà a questo minuscolo seme la forza propulsiva per diventare grande arbusto sui cui rami si posano gli uccelli del cielo?
Entrambi i passi ci portano a riflettere sul miracolo della vita che sboccia quando è collegata a Dio.
Non c’è matrimonio che sopravviva senza l’amore donato da Dio, il sole, la luce, l’acqua, il vento della relazione tra uomo e donna.
Non c’è seme che germogli e cresca senza che dal cielo gli arrivi il nutrimento.
Qualunque pianta ha bisogno del lavoro, della perseveranza, della cura dell’uomo che collabora con il contadino del cielo a farla sviluppare perchè porti frutto.
La stessa cosa avviene nella coppia che decide di consacrare il proprio amore.
L’amore è il seme umano che con la grazia di Cristo si trasforma in un legame indissolubile fondato sulla roccia. “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde. (Mt 7,25)
Se vogliamo che il regno di Dio, (l’amore, la vita) si realizzi qui su questa terra dobbiamo insegnare ai nostri figli a fare la pace perchè l’arcobaleno dell’alleanza non tramonti mai sul nostro orizzonte.
Grazie Signore del tuo amore che dispensi a piene mani su questa terra, grazie perchè non ti stanchi di seminare il bene sulle strade contorte dell’amore umano, grazie perchè quando non ce l’aspettiamo scorgiamo germogli da semi che non abbiamo piantato.