“Lasciarono tutto e lo seguirono” (Lc 5,1).

“Lasciarono tutto e lo seguirono” (Lc 5,1). 

Lasciare tutto e seguire Gesù.
Mi interrogo su quello che questa parola ha significato nel tempo per me, da quando l’ho incontrato e ho desiderato di seguirlo, di stargli accanto, di non perderlo mai di vista.
All’inizio ti sembra che tu per lui lasci tutto, perché non puoi vivere senza di lui.
Come quando nell’innamoramento lo sposo diventa la tua luce, la tua gioia, il tuo tutto e non hai più bisogno di niente, basta che stai con lui.
Poi il tempo dell’innamoramento finisce e comincia il tempo della scelta, quando l’altro ti si presenta così come egli è, nella verità che non è corrispondente all’idea che ti sei fatta di lui.
Con Gesù avviene la stessa cosa.
Dopo il primo colpo di fulmine  ti rendi conto che la sequela non è semplice e che lui non è quello che credevi, colui che ti avrebbe liberato da tutte le schiavitù, dai problemi, dalle malattie.
Ti accorgi che il suo linguaggio è difficile e che i sentieri che egli percorre sono accidentati, aspri, sconosciuti, apparentemente impercorribili.
Ma se stai con Lui non devi avere paura per quello che sono le conseguenze del tuo dire, del tuo fare, quando agisci nel suo nome.
Così, quel lasciare tutto emblematicamente riporta al progressivo spogliarti di tutto, perchè ti rendi conto che hai troppo e che forse quelle cose che hai ti appesantiscono e le devi pian piano lasciare.
Se ti lasci guidare dalla sua parola riesci a dare agli altri ciò che non ti serve e che quindi non ti appartiene.
Per portare la croce devi avere le mani libere e quindi devi gettare nel tesoro del tempio anche l’ultimo spicciolo.
Non sono solo le cose materiali che devi lasciare, perché c’è un’altra riconsegna più dolorosa, più difficile, che è quella degli affetti, come anche delle tue capacità di vedere, di sentire, di camminare, di pensare, di parlare, insieme al tempo che si accorcia e la vita  intorno a te continua.
Diventando vecchi sono sempre di più le cose che ti trovi a dover riconsegnare, senza rimpianti, con gioia, con gratitudine.
Gesù ci chiede tutto questo ma non è cosa facile, anche se non puoi fare a meno di lui, anche se sai che non c’è salvezza al di fuori di lui, senti sempre lo strazio ogni volta che ti viene a mancare una persona cara o un amico ti tradisce, oppure la malattia ti costringe a rinunciare pian piano alla tua autonomia e devi accettare di essere portata lì dove tu non vuoi, perché la veste te la cingeranno gli altri.
Ogni coppia di sposi deve percorrere questo calvario, dall’amore istintivo all’amore di scelta che con la grazia di Cristo non potrà mai finire.
Il Signore vuole che impariamo da lui che è mite e umile di cuore e non ha dove posare il capo, che segue la legge senza esserne schiavo, che va incontro alla morte nella certezza che solo l’amore salva e risuscita.
“Vi farò pescatori di uomini” dice Gesù.
Ma bisogna cambiare posizione, gettare le reti dall’altra parte e ascoltarlo anche quando ciò che ci dice ci sembra illogico, come andare a pescare al mattino, quando i pesci non li trovi, neanche a cercarli con il lanternino.
Ma ti devi fidare, a Lui devi affidare i tuoi progetti di vita e ascoltare cosa ogni giorno lo Spirito suggerisce al tuo cuore.
Gesù vuole trasformare le nostre vite di relazione in vite sante, vite gioiose, vite di chi ogni giorno dice di sì all’amore, ogni giorno perdona, ogni giorno accoglie, ogni giorno muore per far risorgere l’altro.

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