Ricchezza

Image for Un fiore per te

(Sal 145)
Loda il Signore, anima mia.

Oggi Signore ci parli di cosa ne sarà di noi se ci comporteremo come il ricco epulone,
In questi tempi di magra pochi si sentono scomodati, rimessi in discussione dalle tue parole. I ricchi sono pochi rispetto alla massa dei nuovi e vecchi poveri creati dall’insensatezza dei nostri governanti.
Andremo tutti in paradiso? Possibile che oggi la tua parola non ci interpelli e ci porti a pensare che tu non stai parlando a noi che non abbiamo niente o quasi niente da condividere con gli altri, percè a malapena riusciamo a sbarcare il lunario con le pensioni da fame, il lavoro che è una chimera e tutto il resto.
Non posso pensare che oggi tu per me non hai parole di vita, per questo voglio fermarmi a pensare di quali ricchezze io disponga e se mi comporto come il ricco Epulone.
Perchè non bisogna vestire di porpora e imbandire banchetti ogni giorno per dirsi ricchi. Abbiamo tante cose di cui non ci rendiamo conto, cose scontate per le quali non ci sognamo di ringraziarti, lodarti e benedirti.
Sto meditando su quali ricchezze ho, costretta su una sedia a rotelle, quando va bene.
Oggi avrei voluto provare ad andare a messa dopo mesi che non esco di casa, ma Giovanni, il mio nipotino ieri è stato tutto il giorno al Pronto Soccorso per un laringospasmo.
I genitori oggi hanno una riunione scout importante, essendo capi.
Visto che ci abitano di fronte, mi hanno chiesto se potevano affidarci i loro figli perché Giovanni è fortemente provato e deve dormire.
Anche se subito mi è dispiaciuto, poi ho ringraziato il Signore perché mi ha mostrato che se non mi prende è perché sono ancora utile da viva, nonostante in questi ultimi tempi abbia desiderato più volte morire, perché mi sentivo un peso per tutti.
L’ho lodato perché mio figlio e la moglie sono impegnati ad accompagnare la crescita cristiana di tanti ragazzi.

Annunci

Ricchezze

“Quanto è difficile entrare nel regno di Dio!”
(Mc 10,27)

” Tutto ciò che il Padre ha è mio” ha detto Gesù.
Mi sono soffermata a pensare a cosa sia giusto possedere e ciò che invece dobbiamo vendere, di cosa dobbiamo spogliarci.
Se facciamo dipendere la nostra identità, il nostro valore da ciò che abbiamo, siamo fuori strada, se quel possesso è soggetto all’usura del tempo o dipende dalla memoria degli uomini, se cerchiamo di salvarci attraverso le opere meritorie che facciamo, non ancora siamo sulla giusta strada.
Al giovane ricco Gesù dice di vendere tutto quello che ha e di seguirlo.
Ci sono persone che riescono a sacrificare tutto e a dare la vita per i propri ideali, ma questo pare non basti a garantirgli la vita eterna.
“Gesù fissatolo lo amò” dice il vangelo.
Lo fissa e lo ama questo giovane ricco che fino a quel momento ha pensato che se la doveva guadagnare la salvezza, attraverso l’osservanza dei comandamenti.
Anche io un tempo pensavo che tutto aveva un prezzo che dovevo pagare attraverso monete da me coniate.
E poiché il potere di acquisto cambia a seconda di chi comanda, della persona a cui sei sottomesso, ho fatto i salti mortali per pareggiare i conti con tutti.
Con il Padreterno però le cose non funzionavano così, perché non conoscevo la sua moneta.
Che noi siamo la moneta di Dio, su cui ha apposto il suo sigillo, la sua immagine a cui siamo chiamati a somigliare non lo sapevo, prima di riscoprire la grazia battesimale.
Ma la tentazione di farci un Dio a nostra immagine e somiglianza è talmente forte che a lui attribuiamo le nostre modalità, le nostre cattive abitudini del “do ut des”(do perché tu mi dia).
Il rapporto di gratuità non lo conosciamo a meno che non viviamo in una sana e santa famiglia dove tutto è di tutti e dove i più grandi e i più forti si fanno carico dei più piccoli e più deboli senza mugugni e pretese di sorta.
“Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. ” ( Fil 2,6-8) troviamo scritto.
Gesù è venuto a scardinare le certezze acquisite e a mostrarci la gratuità del dono fatto da Dio ad ogni uomo, un dono promesso, un dono che è già operante se vendi tutto e lo segui.
Ma ti devi far guardare negli occhi, devi lasciare che la sua luce illumini la tua casa, che ne metta in evidenza il disordine e lo sporco e gli permetta di essere deposto nella tua mangiatoia.
Seguire Gesù, dopo esserti in lui specchiato, significa lasciare che provveda a che la tua vita cambi, che quella che ritenevi la tua casa bella, in ordine è solo il sotterraneo, la cantina, il ripostiglio di uno splendido castello dove Lui ti chiama ad abitare.
Ma lo devi seguire attraverso tutti i cunicoli, gli ostacoli, le strettoie, gli inciampi, le scomodità di un percorso che ti porta a vedere il sole.
Ma devi fidarti di Lui.
E’ lui che tiene in mano la lanterna, è Lui che conosce la strada, è Lui la Via, la Verità, la Vita.

” Non potete servire Dio e la ricchezza.”(Lc 16,13)

” Non potete servire Dio e la ricchezza.”(Lc 16,13)
Siamo tutti amministratori disonesti Signore, chi più chi meno.
Questa parola ci colpisce specialmente se ci troviamo nello stato di bisogno, se siamo poveri, se siamo vecchi e malati, se siamo soli abbandonati dagli uomini e a volte, perdonami, anche da te.
Cosa offrirti o Dio, di cosa dobbiamo spogliarci quando la nostra vita scorre ai margini delle strade percorse dagli uomini, invisibili anche ai nostri stessi famigliari, senza amici, senza neanche la possibilità di spostarci fuori del nostro angusto rifugio?
Tu dici che dobbiamo farci gli amici con la disonesta ricchezza, con tutto ciò che non ci appartiene, vale a dire la vita che ci hai donato con questo corpo mortale a cui tu hai promesso l’immortalità
Questo mistero è grande e il mio pensiero si smarrisce pensando alla fine di tutto ciò che mi chiami a restituire prima del tempo.
Tu sei la mia ricchezza Signore, l’unica vera, insostituibile ricchezza.
So che  tu mi aiuterai a non dimenticare tanti tuoi benefici e a comunicare agli altri che tu sei con noi oggi, domani, sempre.
È l’unica cosa che non ci chiami a riconsegnare.
Anzi da sempre quel pane benedetto e spezzato ci torna moltiplicato, se custodito nel forziere del tuo Amore.

” Quello che hai preparato di chi sarà?( Lc 12,20)

 
Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXIX settimana del TO
 
” Quello che hai preparato di chi sarà?( Lc 12,20)
Si accumulano beni per se stessi fino a quando non hai dei figli o delle persone care a cui lasciarle in eredità
Prima non ti poni il problema, ammassi e basta, pensi solo a te stesso a stare bene tu e qualche volta a beneficiarne anche gli altri.
Non sempre, anzi raramente la condivisione o anche l’espropriazione di qualcosa a cui tieni molto nasce dall’amore, da una libera scelta. Il più delle volte vale la pena interrogarci sul perché lo facciamo.
Siamo fatti di carne, il seme del diavolo se non stai attento ti copre la verità e ti fa vedere solo quello che vuoi vedere nascondendoti il tuo peccato.
Per fortuna la vita ci insegna che niente delle cose materiali dura in eterno e arriva il momento della riconsegna.
Ci sono beni materiali che riusciamo a mantenere saldi e custoditi nelle nostre cassaforti, loculi cimiteriali, che saranno la gioia o la perdizione di chi li trova. Pensiamo agli enormi tesori sotterrati insieme a personaggi illustri del passato, re, faraoni, persone che si potevano permettere di costruire un mausoleo tanto grande da portarsi dietro non solo le ricchezze ma anche le persone a loro legate, condannate alla morte anzitempo per fargli compagnia o continuare a servirlo.
Per fortuna questa barbarie è finita, ma oggi assistiamo a qualcosa di infinitamente peggiore, perché se prima c’era una relazione tra la morte e il divino, la vita che continuava in una relazione sacra con gli dei in cui si credeva, oggi si fa affidamento solo sulla scienza e sulla capacità dell’uomo di protrarre la vita all’infinito.
Come si fa a cercare le cose di lassù quando gli occhi del cuore sono paralizzati sulle cose di quaggiù che più passa il tempo più ti sembrano importanti, irrinunciabili, insostituibili?
I quaggiù lo vedi, il lassù chi te lo dice che c’è? Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio dice un proverbio.
In effetti anche noi cristiani che leggiamo il vangelo e andiamo a messa e riceviamo frequentemente i sacramenti non siamo esenti dalla paura di rimanere senza soldi, di non avere un piccolo gruzzoletto per affrontare le necessità e difficoltà che con il passare degli anni aumentano in modo esponenziale.
Il problema non sta tanto nei beni materiali che magari siamo riusciti a sottrarre al fisco, alla svalutazione, ai cattivi appetiti, ma il fatto che non siamo più in grado di produrre ricchezza, qualora ce ne fosse bisogno.
Se sei vecchio e hai bisogno di un prestito ti chiedono il certificato di sana e robusta costituzione fisica, se non sei vecchio ma disoccupato e senza beni ereditati o messi da parte vogliono sempre una garanzia.
E chi dà la garanzia se non il Signore nostro Gesù?
Non c’è altra garanzia che lui perché i nostri beni non vengano attaccati dalla tignola o dalla ruggine, la Sua provvidenza è la nostra pensione sicura.
Ci devi credere per sperimentare quanto sia vero il vangelo.” Guardate i gigli dei campi, non mettono e non seminano, eppure sono vestiti come figli di re..guardate gli uccelli del cielo..”
Un tempo eravamo ricchi e ci siamo comprati di tutto, perché ci piaceva, perché era un modo per passare il tempo la domenica quando erano chiusi i negozi e aperte le fiere.
Non abbiamo accumulato per la nostra discendenza, ma per noi, per sentirci bravi e ricchi di tante cose belle.
Ora che siamo diventati poveri e non ce la facciamo a spolverare i piani dei mobili, a muoverci liberamente per casa con il deambulatore o la sedia a rotelle, siamo stati costretti a vuotare man mano la casa, a liberarci di tutto per muoverci più agevolmente e vivere nel pulito e nell’ordine.
Grazie a Dio che nel frattempo mi sono convertita sì’ che quando riempio le buste da regalare le indirizzo a chi ne ha bisogno e mi faccio aiutare ad individuare le persone che possono trarre beneficio dalle eccedenze nostre.
Ma il bello è che ora non do solo ciò che mi avanza, ma ciò che serve all’altro, non mi preoccupa il domani perché la vera ricchezza l’ho già trovata non lassù ma quaggiù, nel mio cuore di carne dove ho riservato il posto d’onore al mio Signore.

“Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli” (Mt 19,23).

Meditazioni sulla liturgia
di lunedì della XX settimana
anno dispari
“Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli” (Mt 19,23).
Cosa significa essere ricchi? Me lo chiedo questa mattina pensando che un tempo avevamo molti soldi perché il lavoro andava bene e tutto filava liscio nell’impresa di mio marito, vale a dire che le banche non avevano problemi a prestarci dei soldi quando questi eventualmente mancavano, perché non pagavano.
A quei tempi potevo comperarmi vestiti firmati e gioielli costosi, mandare nostro figlio a studiare lontano.
Non era un problema, purtroppo devo dire, cercarmi i medici migliori che sono arrivata a pagare anche cifre iperboliche senza peraltro riceverne benefici.
I soldi che avevamo non abbiamo mai pensato di darli in elemosina a persone bisognose, ad eccezione  di Gianni che continuava e continua a riempire bollettini per aiutare i bambini poveri dell’altra parte del mondo.
Io un po’ me la prendevo perché pensavo che sprecasse quei soldi per gente che non conosceva, come anche mio padre che ci lasciò in eredità solo pacchi di ricevute di soldi dati in beneficenza.
Ero ricca? Di cosa?
Il tempo della ricchezza l’ho passato a stare male e a cercare i medici più famosi per risolvere miei problemi di salute, che puntualmente disattendevano le mie aspettative.
Se penso a quel periodo della mia vita, non posso non inorridire, pensando ai soldi buttati per cose che non contano.
Sono stata ricca quindi ma non ho usato le ricchezze per il regno dei cieli questo è certo, nè sono stata felice perché sono stata sempre male e non ho mai trovato chi mi aiutasse a stare meglio.
Sono stata ricca ma non ho mai pensato di ringraziare nessuno per quello che avevo.
I poveri non sapevo neanche che esistessero o non li conoscevo nè li vedevo.
E dire che prima di sposarmi avevo sperimentato sulla mia pelle la rinuncia, la negazione dei più elementari bisogni, specie quando ero piccola, per la guerra e le sue conseguenze.
Poi ho incontrato il Signore, Il povero dei poveri, nudo, appeso ad una croce.
È lui che mi ha insegnato cosa significa essere ricchi.
“Beati i poveri di spirito, perchè di essi è il regno dei cieli”
E’ la beatitudine su cui ho meditato per più tempo e che ho fatto mia perché, per quanti beni avessi, ciò che mi mancava era proprio l’umiltà di riconoscermi bisognosa di tutto, bisognosa di Lui che è la vera ricchezza.
Oggi a malapena arriviamo alla fine del mese, con l’azienda che naviga in cattive acque, ma mai mi sono sentita tanto ricca.
Ricca di Lui, delle cose che mi dice, della sua presenza, della sua alleanza, del suo amore.
Grazie Signore di questa ricchezza che non ho dovuto guadagnare studiando, sposando un uomo benestante, ricevendo una ricca eredità, ma solo mostrando a te il mio dolore, scoprendo le mie ferite, lasciandomi amare da te.
È bello sentirsi portata in braccio come un agnellino appena nato nelle notti oscure in cui potenti marosi si alzano e si abbassano attorno a me.
E’ bello e rassicurante vederti dormire nella mia barca e non preoccuparmi perché tu sei con me e, se dormi, significa che non devo temere nulla perché tu sei tranquillo perchè sei certo che non accadrà nulla.
Grazie Signore della tua presenza, della tua vicinanza, del tuo amore, grazie della tua pazienza, grazie perché mi ricordi che ci sei ogni volta che ti perdo di vista, anche solo guardando un fiore che spunta, il sole che fa capolino tra le case ogni mattina.
Grazie Signore di quell’incrocio di sguardi che ho imparato a riconoscere quando le persone ti e si appartengono, quando la luce si trasmette da uno specchio all’altro specchio, grazie Signore dei tuoi figli accomunati dallo stesso amore, dalla stessa ricchezza, dall’unico vero Bene che sei tu.

Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e seguimi ( (Mt 19,16-22)

“La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato;
hai dimenticato il Dio che ti ha procreato!” (Dt 32,18)
I nostri padri hanno peccato e tu li hai perdonati Signore.
Con il tuo sangue hai offerto a Dio il sacrificio puro incontaminato per riparare l’offesa infinita fatta a Te che sei infinito amore.
Cosa poteva darti di più il Figlio, Signore mio Dio?
Eppure siamo schiacciati dalla conseguenza della colpa, continuiamo a peccare, a rincorrere falsi idoli, a nasconderci, a trovare soluzioni, ricette, lontani da te, senza consultarti, senza ascoltare la tua parola, chiudendo cuore ed orecchie ai tuoi insegnamenti.
La storia non ci fa da maestra, la memoria di tanti tuoi benefici si offusca a tal punto che ci convinciamo che tu sei lontano da noi e che non ti possiamo scomodare per cose di poco conto rispetto ai problemi del mondo, alle catastrofi a cui ogni giorno assistiamo.
Così viviamo come se non ci fossi, arrangiandoci come possiamo, non trascurando però di farci il segno di croce, se passiamo davanti ad una chiesa o  di osservare i tuoi comandamenti non soffermandoci troppo sul primo.
Cerchiamo di non pestare i calli a nessuno e di farci i fatti nostri, di vivere appartati nei nostri appartamenti, perchè di guai ne abbiamo già troppi e figuriamoci se possiamo pensare o farci carico di quelli degli altri.
Ci sono cose scritte nel vangelo che scivolano sulla nostra pelle come l’olio, come se non le avessimo mai lette e tu non le avessi mai dette.
Sono le cose che ci turbano, che pensiamo siano accessorie, dei santi, dei bigotti, e noi non aspiriamo a tanto e disprezziamo i bigotti.
Quando ti arrabbi pensiamo che non fai sul serio, come i genitori quando alzano la voce per fare paura ma poi tornano ad essere quelli di prima e danno quello che  vogliono ai figli,  anche se gli fa male, solo per non starli a sentire, illudendosi così di farli felici.
Quanto mi riconosco nel giovane ricco Signore, che voleva seguirti con tutto il cuore, affascinato da quello che dicevi, da quello che facevi, da come lo facevi e come lo dicevi!
Tu non hai mai chiuso le porte del tuo cuore al popolo che ti sei scelto, non hai mai smesso neanche un momento di averne cura, mai Signore, nè allora, nè oggi che sembra il mondo stia riuscendo a cancellare i segni della tua presenza.
Tu sei fedele, ma noi non ci riusciamo, e continuiamo a peccare come fecero i nostri padri, ripetendo all’infinito gli errori che ci chiudono le porte della vita.
Se guardo al passato non posso che constatare la mancanza di amore in tutto quello che ho fatto, per te e per gli altri.
Il dover essere ha schiacciato l’essere e non ho mai goduto del frutto del mio impegno ad osservare le regole, a vivere senza dare adito a scandali, rotture, giudizi negativi.
Mi sono arrangiata, come si suol dire a conquistarmi un posto nella famiglia, nella società a costruirmi una torre tutta mia, una torre dove le lingue si confondono, dove è assente la comunicazione e non ci si capisce.
Ho portato mattoni alla mia torre, ho invitato a salirvi altre persone, ho dato loro da mangiare e da bere, persone di cui non conoscevo la lingua.
Poi sei venuto tu Signore a parlare con un linguaggio nuovo e io che sono una testona e anche testarda, ho voluto andarci a fondo come facevo quando trovavo una cosa che non capivo, sui libri di scuola, nelle parole degli amici, nelle esperienze della vita.
Così ho scoperto che di tutto il tuo insegnamento rimane una cosa sola importante: l’amore, quello che mi manca, quello di cui ho bisogno.
Perchè si ama come si è stati amati e io non credo di essere stata amata in modo perfetto.
Per questo mi sono attaccata a te, perchè mi insegni ad amare, ad obbedire, ad ascoltare sì che non la mia ma la tua torre, la croce, sia il segno che lo Spirito Santo opera anche in questa pretesa di autosufficienza mortificante e dannosa.
Ti chiedo Signore di poterti consegnare tutto, ma proprio tutto, con l’aiuto di Maria.
Gioie e dolori, salute e malattia perchè tu le trasformi in luce del cammino, strumenti di salvezza, liberazione dai miei nemici, desiderio di servirti, gioia senza fine.

Fissatolo lo amò

SFOGLIANDO IL DIARIO
Meditazioni sulla liturgia di
lunedì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario.
(Mc 10,21)”Fissatolo l’amò…vendi tutto e seguimi!”
È sceso lo Spirito Santo, ora non abbiamo più scuse.
Gesù è tornato nella Giudea, il luogo che avrebbe dovuto accoglierlo, culla della tradizione veterotestamentaria.
Dalla Galilea delle genti, dove aveva trovato tanti consensi, torna dai suoi, “ma i suoi non lo riconobbero”, come sta scritto.
Oggi gli viene incontro il giovane ricco, un pio israelita che conosce la legge e fa tutto quello che è scritto, un giovane che riconosce in Gesù un maestro, buono per giunta.
Chissà cosa aveva visto il giovane ricco di diverso!
In quel tempo di maestri ce n’erano molti, di rabby, ma forse c’era qualcuno che predicava bene e razzolava male.
Gesù non ci tiene ai complimenti che lo distinguano dagli altri maestri, perché fin quando uno lo annovera tra i maestri di questo mondo, seppure il migliore, non riesce, non può fare il salto ed entrare nel mistero dell’incarnazione di Dio.
Siamo ancora nel vecchio Testamento dove Dio era pensato come creatore e signore del cielo e della terra, che si serviva per parlare con gli uomini dei profeti, della natura, della scrittura ma non scendeva e non si sporcava le mani.
Nella nube o nel fuoco il Dio veterotestamentario incuteva terrore, tremore, soggezione, paura, ma, averlo alleato dava ai fedeli la certezza di vincere, perché la forza, l’onnipotenza era la sua prerogativa.
“Chi è Dio?”
“Dio è l’essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra.”
Così mi hanno insegnato a rispondere, quando ero piccina e lo dovevo incontrare nella prima Comunione e nella Cresima all’età di sei anni.
Diventavamo soldati di Cristo con questo Sacramento, forti tanto che lo schiaffo del vescovo era la via attraverso cui noi prendevamo coscienza della forza dell’armatura invincibile che ci dava l’averla ricevuta.
Soldati di Cristo.
In fondo con la Cresima eravamo immessi in una guerra senza quartiere, perché, l’ età in cui l’abbiamo fatta, non prevedeva conoscessimo l’identità del nemico che avremmo dovuto combattere.
Tanto tempo dopo, mi ci vollero 11 anni di psicanalisi per capire che il peggior nemico di me stessa ero io.
“Fissatolo l’uomo”. Gesù fa sul serio.
Gesù non vuole che lo si chiami buono che è un attributo di Dio perché non è ancora giunta l’ora del suo svelamento. Buono è solo Dio.La sua bontà si sarebbe manifestata sulla croce, perché sulla croce egli portò a compimento la sua missione.
“Questo è veramente il figlio di Dio!” Disse il centurione, vedendolo morire così.
Ancora un pagano che ne riconosce la divinità… perché per riconoscere Gesù, per credere che è il figlio di Dio è necessario non avere pregiudizi, avere il cuore libero dai bagagli che ci portiamo dietro, dalle false certezze, dai ragionamenti logici, dalla cultura che ci hanno inculcato, liberi dal dover fare per essere perfetti.
“Cosa devo fare per avere la vita eterna?”
Probabilmente il giovane ricco aveva cominciato a dubitare che le sue ricchezze gli avrebbero dato la garanzia di vivere per sempre.
Ricchezze e figli per i Giudei erano i necessario bagaglio per non scomparire.
Gesù rompe gli schemi, ma comincia da uno sguardo.
La persona che deve cambiare posizione, deve invertire la rotta, ti deve seguire, ma per prima cosa deve fidarsi di te.
“Gesù fissatolo lo amò”.
Non si può seguire Gesù se non dopo aver sentito sulla propria pelle lo sguardo d’amore, la tenerezza di chi ti sceglie pur se non sei perfetto, ti sceglie e ti ama per quello che sei.
Come si fa a dirti di no Signore, dopo averti incontrato e aver incrociato il tuo sguardo?
“Gli voglio fare uno che gli sia simile”,”non è bene che l’uomo sia solo”, uno che gli stia di fronte e lo guardi e risponda a lui e di lui, dici
Eccola la persona di cui abbiamo bisogno per vivere in eterno, per non rimanere soli, perché la solitudine porta alla morte.
“Che siano una cosa sola con noi” disse Gesù poco prima di andarsene, dopo la lavanda dei piedi, nella straordinaria, stupenda preghiera sacerdotale, nel discorso di addio, testamento di amore, di alleanza, di misericordia….un testamento che rende visibile Dio ogni volta che incroci il suo sguardo presente in ogni fratello che incontri.
Guardare, fissare, amare, strada per entrare e rimanere stabilmente nel paradiso…
Gesù è venuto a portare il cielo sulla terra, la luce nel cuore degli uomini, attraverso l’incrocio di uno sguardo.
“Seguimi!”
Come si fa a dirti di no Signore?
Man mano che ti seguiamo, le ricchezze ci interessano sempre meno.
Vendere tutto subito non è così semplice e tu lo sai.
Il cammino comincia con la percezione che ciò che dobbiamo lasciare è poc0, perché non abbiamo tante cose e quelle che abbiamo ci servono.
Non siamo pronti a sacrificare ciò che costituisce la nostra sicurezza, ma dichiariamo la nostra disponibilità a farlo, man mano che ci rendiamo conto che quello che ci dai tu e più importante.
Signore tu lo sai che ci sono tante cose alle quali non ancora riesco a rinunciare, per questo ogni giorno mi nutro della tua parola, perché voglio arrivare a farlo senza rimorsi e ripensamenti.
So che tu mi accompagni in questo cammino di progressivo spogliamento, so che questo avverrà, perché credo che tu sei l’unico vero bene.
Quando ti incontrai la prima volta, avevo solo il desiderio di conoscerti, ma dentro il cuore avevo la certezza che finalmente avevo trovato ciò che da tanto andavo cercando.
Ora sono qui Signore e ogni giorno mi doni uno sguardo di luce, uno o più scintillanti, ogni giorno sento più forte la tua presenza a fianco a me, sento la tua mano potente ma anche la tua tenerezza, sento che solo tu puoi capirmi, solo tu puoi svelare a me stessa il mistero, la pietra preziosa, lo scintillante che hai messo dentro un pugno di fango e acqua.
Concedimi Signore di non prescindere mai dal tuo sguardo, fa che non dimentichi mai la madre che mi hai dato, perché mi riporti a te quando mi smarrisco.
Non voglio essere triste Signore.
Oggi devo fare un intervento all’occhio.
L’ho fatto altre volte ma è sempre traumatico pensare che ti mettono un ago nell’occhio, mentre seisveglia.
Questa mattina vorrei andare alla preghiera del gruppo per l’intercessione.
Alle 10 devo smettere di mangiare perché alle 14 mi devo presentare in ospedale a digiuno.
Questi sono i pensieri di oggi insieme al fatto che nel pomeriggio dovrò occuparmi di Giò, che è ancora tanto piccolo.
La mia vita scorre sempre su binari di sofferenza e di preghiera e a volte mi sembra di essere una marziana.
“Vendi tutto è seguimi!”
Signore cosa oggi devo vendere, mettere da parte, lasciare, per sentirmi più vicina te?
Vieni spirito Santo, scendi e purifica il mio sguardo!