La casa sulla roccia

“Le folle erano stupite del suo insegnamento”(Mt 7,28)
Signore tu sei venuto a rivoluzionare il mondo a stupirci, a destabilizzarci sì che noi desiderassimo cambiare posizione.
Ci sentivamo in perfetto equilibrio un tempo in cui le cose ci andavano bene e noi eravamo la misura di tutte le cose.
Con determinazione, intelligenza, studio, sacrificio e tanta buona volontà e pazienza ho costruito la mia casa , la mia cuccia con tutti i comfort per garantirmi un futuro senza problemi.
Ho studiato, ho lavorato, mi sono impegnata allo spasimo per raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissa, una casa dove non avessi padroni e dove in piena libertà potessi decidere il come e il quando uscire entrare, accogliere o respingere.
Non volevo dipendere da nessuno lo sai, Signore, tanto più da te i cui comandi mi erano incomprensibili e oltremodo gravosi.
Avevo paura  di te Signore e dentro sentivo che alla mia casa mancava qualcosa, perchè se ti puoi liberare, rompere il cordone ombelicale con il padre e la madre, con la tua famiglia d’origine, certo con te non è cosa facile e penso praticamente impossibile.
Così ho cercato di arrangiarmi e di investire nel rapporto con te il minimo sindacale per non andare all’inferno, salvo poi con il tempo non curarmi più di questa possibile condanna alle mie inadempienze o furbizie, perchè l’inferno si era trasferito nella mia casa e nel mio cuore.
Con le unghie e con i denti ho cercato di sopravvivere alle fiamme, alle inondazioni, ai rifiuti, alle morti, alle montagne che mi si paravano davanti da scalare, da traforare.
Ho persino scandagliato le profondità della terra, nei suoi cunicoli bui, ha cercato la verità continuamente contraddetta dai fatti, dalla luce che mi mostrava il volto beffardo di una sfida inutile e vana.
La mia casa, Signore, nelle intenzioni doveva essere una casa accogliente, con tante poltrone, perchè chi vi entrava si fermasse e godesse dello stare insieme a me, a noi.
Ho coinvolto in questo progetto di comunione, di condivisione tutta la mia famiglia, marito, figlio, amici, parenti perchè il cibo fosse lo strumento per uscire dalla mia solitudine.
Si ama come si è stati amati.
E io ero stata amata con il cibo che a mamma era mancato, cibo che provvidi a dispensare a piene mani a chiunque ho incontrato sulla mia strada.
Quanta gente si è seduta alla nostra tavola, quanti amici che ora non so che fine abbiano fatto, avevano come punto di riferimento la nostra casa che sembrava salda, fondata sulla roccia perchè i commensali non mancavano mai! Commensali di cui avevo bisogno per sentire gli applausi alla mia bravura.
Ma pur se non avevo difficoltà a invitare le persone e a dar loro da mangiare,  avevo una grande difficoltà a condividere con gli altri il bagno, ma specialmente il letto.
Avevo escluso la possibilità di ospitare la notte qualcuno, cosa che suscitò l’irritazione di mio suocero, quando venne la prima volta a farci visita.
Si stupì che non avevamo progettato in una casa così grande la stanza per gli ospiti.
Allora mi morsi la lingua ma ricordo cosa pensai chiaramente.
A casa mia non lo avrei mai accolto nella vecchiaia, lui per primo.
Era forte il rancore che nutrivo per i suoi comportamenti a mio parere scorretti e irriverenti, e la sua vicinanza mi faceva star male.
Questa casa che oggi abito ha molti spazi inutilizzati e spesso mi chiedo se sia giusto che stiamo, in due, così larghi.
Un tempo pensavo che le badanti avrebbero occuparo lo spazio in eccesso, ma oggi non ne sono così sicura, perchè le nostre pensioni non sono sufficienti neanche a farci vivere decorosamente con le nostre forze.
E nostro figlio non ha un lavoro che gli permetta di sostenerci.
Penso quindi alle parole che tu oggi mi dici Signore, e mi interrogo se sono stata capace di ricostruire la mia casa crollata sulle certezze effimere del mondo, su di te che sei la mia roccia, la mia forza, il mio alleato, il mio potente liberatore.
Penso che ci voglia ancora tanto tempo perchè l’opera sia perfetta, ma sento nel cuore che la direzione è quella giusta e che tu sei il direttore dei lavori.
Tendo l’orecchio per percepire il tuo passaggio e riconoscerti nel turbine, nel terremoto o nel vento leggero.
Voglio vivere in ascolto della tua parola Signore, parola di vita, voglio imparare da te che sei mite e umile di cuore a non mettere preclusioni alla tua volontà, voglio seguirti dovunque vorrai portarmi, voglio imparare a costruire case che non servano solo me, ma te che con giustizia, con misericordia e con amore le darai a chiunque ne abbia bisogno.
Le forze Signore sai che mi stanno abbandonando, come anche i mezzi materiali.
Umanamente non sono più in grado di fare nulla per rendere vivibile una casa, per renderla casa di Betania, luogo accogliente per gli sbandati della notte, ma anche per tutti gli amici.
Tu sei il mio amico più caro, il più generoso e disinteressato.
Signore gestisci questo albergo perchè chi vi bussa trovi accoglienza e pace.
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“Sono pieno di zelo per il Signore” (1 Re 19,10)

“Sono pieno di zelo per il Signore” (1 Re 19,10)
Vorrei poterlo dire anch’io come Elia, con la stessa convinzione alla fine di un lungo viaggio dentro se stesso che lo portò a scoprire il vero volto di Dio.
Dio è misericordia, Dio è amore, lento all’ira e compassionevole. Dio non ti lascia mai solo nelle tempeste e nelle angosce della vita ma ti educa a riconoscerne il passaggio nel vento leggero.
Mi ha sempre affascinato questa pagina in cui il profeta incontra e riconosce il Signore in ciò che non si aspetta, nell’imprevedibile segno che solo nel silenzio e nel raccoglimento puoi percepire.
Quante volte ci facciamo di Dio un’idea sbagliata e pensiamo che si manifesti nei miracoli, nelle apparizioni, negli eventi straordinari della nostra vita.
” ….palpita nei calzari dell’atleta e sulla poltrona del presidente… Egli è qui non cercatelo nelle chiese”
Frammento di un tema assegnato il primo anno di insegnamento a commento di un pensiero di Bacone:
“Questo Dio che celebro nelle mie carte,
io lo vedo presente ovunque.
Lo vedo nei fiori del mio giardino,
dalla luce che sprizza sulle mie pupille,
nell’aura che m’imbalsama la vita,
lo tengo in quest’anima mia.”

SS CORPO E SANGUE DI CRISTO  

(Gv 6,51) 
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

 “Voi stessi date loro da mangiare” (Lc 9,13)
Oggi, voglio partire da me, dal mio corpo che mi fa stare così male e non da te, come un giorno decisi in questo deserto avaro di oasi, per farmi rigenerare dalla tua Parola, per  farmi partorire da te Signore con quel Fiat che non ti limitasti a pronunciare quando creasti il mondo.
Ogni giorno m’invento la vita sono solita dire, dimenticando di renderti grazie perché tu e solo tu sei il datore di vita, tu e solo tu mi dai occhi nuovi e cuore nuovo per vedere le cose da un’altra posizione.
Questa mattina , dopo aver letto la tua parola però non ho potuto fare a meno di pensare al mio corpo, alla sofferenza che lo fa esistere, al senso di un dolore che non si misura se non sei tu che  fai nuove tutte le cose.
Oggi la Chiesa fa festa ricordando il dono dell’Eucaristia, il dono del tuo Corpo perché non dimenticassimo il prezzo pagato per il nostro riscatto, perché fossimo capaci di fare altrettanto per i nostri fratelli che hanno bisogno di un tu che si prenda cura di loro, per un cibo che non li avveleni e li scampi da morte sicura.
Il cibo del mondo è inquinato, tossico, velenoso e noi, senza accorgercene ci ammaliamo e moriamo ogni giorno un poco.
Penso a tutte le mie malattie che mi hanno reso fin dalla nascita la vita difficile. Tutte originate da un’ alimentazione sbagliata.
A cominciare da quando venni concepita in tempo di guerra, quando si faceva la fame sul fronte, ed era grazia  trovare qualcosa di commestibile da a mettere sotto i denti, qualunque fosse il sapore.
Quando nacqui il colore della mia pelle era tanto scuro che i miei stentarono a riconoscermi come  figlia  legittima, più propensi a credere che mamma era stata vittima di uno stupro da parte di un abissino.
Il mio corpo da allora portò le stigmate di un alimentazione sbagliata e i disturbi che oggi sono estesi a tutte le membra, mi portano a pensare quanto sia importante preoccuparsi per tempo delle conseguenze di cattive abitudini di un alimentazione scorretta.
Il mio pensiero oggi va a Maria, la prima dei salvati, la donna che ti accolse nel suo seno fecondo, ti nutrì con il pane e la Parola del cielo e ti diede alla luce perché noi tutti potessimo godere dei frutti del Tuo sacrificio.
Poteva anche abortirti e, se la cosa fosse capitata oggi, nessuno si sarebbe scandalizzato.
Con il suo “Eccomi! mise i gioco la reputazione e la vita .
Maria ci insegna come dar da mangiare alle folle, offrendo il suo corpo, che tu hai benedetto attraverso le parole dell’angelo.
“Kaire, il Signore è con te.”
Per dare da mangiare ai tanti Gesù che incrociano le nostre strade dobbiamo avere la gioia nel cuore, dobbiamo avere con noi  te, Signore Gesù, che ci nutri nelle nostre più intime fibre.
“Ho sete” hai detto alla Samaritana che stava al pozzo.
La brocca, la nostra brocca ti manca perché la possa riempire di acqua, di vita nuova, rigenerata dallo Spirito.
Tu chiedi a me di darti il mio corpo Signore questa mattina e io mi chiedo cosa te ne puoi fare visto come è conciato.
Non ho dormito tutta la notte per i crampi dolorosi che, a detta del medico che mi ha in cura, sono segno della disintossicazione a cui mi sto sottoponendo, una crisi di astinenza l’ha chiamata.
Quando tanti anni fa una persona a cui mi ero rivolta per guarire da disturbi continui e inspiegabili, mi disse che dovevo smettere di mangiare tutto quello che avevo mangiato fino a quel momento, lo ritenni pura follia.
Continuai i miei viaggi della speranza cercando l’antidoto, scartando a priori tutto quello che riguardava un cambiamento radicale nell’alimentazione.
Non si trattava di quantità ma di qualità dei cibi ed io non ero disposta a rimetterla in discussione.
Penso oggi alle parabole della vita attraverso cui tu ci porti a entrare nel mistero del corpo chiamato all’amore, donato per amore.
Penso che la prima eucaristia l’abbia celebrata Maria.
Per lei la Messa non ha avuto mai fine, perché tu l’hai resa prima madre e poi Sposa, realizzando il sogno della tua Famiglia d’origine.
E chi più di una madre fa esperienza di un amore tanto grande da offrire il proprio corpo per dare vita al figlio?
Grazie Signore perché attraverso le prove della mia vita mi hai fatto capire che, se vogliamo stare bene e far stare bene è necessario disintossicarsi, svuotarci di tutto ciò che non ci appartiene, che è nocivo o superfluo.
Grazie perché la prova è il segno di una cura di disintossicazione a cui ci chiami per poter godere dei tesori del regno.
Grazie perché ci fai una sola cosa con te, grazie perché trasformi il nostro corpo mortale nel tuo immortale, quando diventiamo pane spezzato e vino versato per le folle in attesa di una parola d’amore vero.
A Maria oggi voglio chiedere aiuto perché il dono del corpo, il memoriale della passione e morte di nostro Signore , la comunione con i fratelli mi aiuti a liberarmi da tutto ciò che non mi appartiene perché non mi serve, a disintossicarmi delle delizie fugaci del mondo, a donare a Dio tutto quello che ho, che a me sembra poco e malandato perché lo benedica e sfami le folle che lo cercano con cuore sincero.

“La vostra tristezza si cambierà in gioia.” (Gv 16,20)

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“La vostra tristezza si cambierà in gioia.” (Gv 16,20)
Quanto vorrei Signore che queste tue parole mi togliessero lo smarrimento e la paura per ciò che sto vivendo, che mi accade, che non conosco ma mi toglie le forze e annulla i desideri.
Signore oggi penso più profondamente a quanto sia debole la mia fede se mi sento così angosciata da ciò che mi fa star male che non conosco e non posso dominare.
Il corpo, dopo tanti anni di usura, oggi sempre più mi ricorda che siamo terra e terra ritorneremo…e ho paura.
Signore non vorrei avere paura.
Quando non avevo la fede e non ti conoscevo, pensavo che il saperti vivo e presente accanto a me mi avrebbe aiutato a superare momenti come questo e anche peggiori.
E invece devo purtroppo ammettere che non è così scontato premere il bottone della preghiera, chiedere aiuto e vedere la salvezza.
A volte l’attesa è tanto lunga che sembra di morire, come ora che aspetto che torni dal lavoro il mio sposo, perché sono sola e infelice.
L’amica che mi è stata vicino questa mattina non mi ha tolto il problema della debolezza e il dolore alle gambe che non so da dove venga.
Non è la prima volta che mi accade.
Mi è capitato anche mentre ero intenta a fare la spesa sempre accompagnata dai tuoi angeli.
Mi chiedo cosa mi stia succedendo, da dove venga questa debolezza estrema e questo dolore che mi fa venire il vomito.
Quando avevo le crisi di panico avevo gli stessi sintomi e mi spaventavo a tal punto da chiedere aiuto a chiunque.
Ora chiedo aiuto solo a te che non mi rispondi, a te che sei il mio unico rifugio, la mia certezza, l’unico che può e sa capirmi.
Perché Signore permetti che i mio corpo e il mio spirito vengano devastati da tempeste tanto violente, perché la mia vita è così avara di gioie, di amici, di desideri che non siano collegati ad un dolore, una paura, uno smarrimento ?
Avevo tanti desideri un tempo, tante mete da raggiungere, tante cose da fare, da comprare, da offrire, tanto di tutto.
Ora sento in me spegnersi la vita perché si stanno spegnendo le luci del mondo che mi motivavano a muovermi, alzarmi, guarirmi.
Ora mi sento in una valle desolata, moribonda, con gli avvoltoi che fanno sinistri giri su di me abbassandosi pian piano.
E io ti cerco e io ti invoco e io grido a te la mia afflizione.
Continuo a gridare in questa valle deserta senz’acqua e senz’anima, continuo con voce sempre più flebile ad innalzare a te la mia preghiera.
Mi vedi Signore?
Mi senti?
Sono qui in questo angolo sperduto di mondo ad attendere dalla tua mano le briciole che cadono dalla tavola.
Tu sei Padre, tu sei mio Padre.
Tu mi hai generato. Non ti ho chiesto io di venire al mondo.
La vita che mi hai donato è un filo spinato a cui non mi posso aggrappare senza farmi male.
Ma io continuo a sperare e come Giobbe voglio gridare con gioia, con covinzione, con tutto il cuore:
“Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro.”(Gb 19, 25-27)

“Il Signore li travolse in mezzo al mare” (Es 24-27)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
 
“Il Signore li travolse in mezzo al mare” (Es 24-27)
Sto aspettando Signore che tu travolga i miei nemici in mezzo al mare, vieni presto non tardare!
Sono certa che tu mi libererai Signore, ma le forze sono allo stremo e il tempo dell’attesa si sta facendo insopportbile e io ho paura di non farcela.
I nemici mi inseguono, si sono accampati talmente vicini che sento il loro fiato addosso.
Del mio corpo stanno facendo scempio, si dividono tutte le mie ossa. Signore ti prego, non permettere che il tuo santo veda la corruzione, che i miei occhi si spengano senza aver visto la tua vittoria, che la mia bocca sia cucita con lacci di morte sì che non posa lodare il tuo nome e cantare le tue meraviglie.
A che serve che mi hai salvato durante le battaglie, i pericoli, le catastrofi di questa vita se triste me ne vado dalla tera dei viventi?
A che giova che sei stato il mio aiuto se ora che ne ho più bisogno non sento il tuo sguardo posato su di me, non vedo la tua compassione, te che ti chini e mi fasci le ferite e mi prendi in braccio e mi consoli, a che serve se oggi che sono stanca, afflitta da molti mali, incapace di sollevarmi da sola e senza nessun aiuto che non venga dal cielo mi sento abbandonata anche da te e da tua madre, dagli angeli e dai santi che hai messo sul mio cammino per custodirmi e liberarmi dal male con la loro intercessione?
Ho sbagliato tutto Signore?
Non ti ho pregato abbastanza o con lo spirito giusto?
Cosa ti ho fatto Signore perchè non ti muovi a pietà e mi liberi da questo dolore che mi sta logorando non solo il corpo, ma anche il cervello?
La speranza è ridotta ad un flebile lumicino e l’abisso si apre davanti ai miei pasi e le forze mi stanno abbandonando e la situazione diventa sempre più ingestibile.
Perchè sei sordo alle mie preghiere?
Perchè Signore oggi non rispondi al grido della mia supplica?
Finirà anche per me il tempo dell’afflizione, tornerò a cantare le tue lodi nella grande assemblea, racconterò le tue meraviglie a quelli che hanno bisogno di sperare, essendo convincente?
Mi sembra che mi sono affaticata invano Signore, e non riesco a rimanere in equilibrio su questo ponte traballante che tu hai gettato nel mondo perchè ti raggiungessimo e stessimo al sicuro.
Non riesco più neanche a chiederti con fede di porre fine a questo martirio, nè a consegnare la mia volontà nelle tue mani, perchè ho paura di soffrire di più di quanto non soffra, ho paura che a questa si aggiunga un’altra piaga che si aggiunge a tutte quelle che già stanno distruggendo il mio corpo.
Un tempo mi accadeva di vivere momenti di grande difficoltà, prove durissime nella gioia di essere a te unita nel dolore, per la redenzione del mondo.
Un tempo ero grata a te che mi avevi scelta a collaborare al tuo progetto di salvezza e mi bastava, anche se la sofferenza era tanta.
Ma oggi anche questa consolazione non la trovo e tutto mi sembra irreversibilmente doloroso e vano, come vane sono stati tutti i viaggi della speranza, le ricerchè , gli antidoti, gli interventi per far funzionare questo corpo che tu mi hai dato.
Questo corpo ora sembra non essere più in grado di assolvere a qualsiasi funzione vitale, questo corpo ora urla con quanto fiato ha in gola il suo tormento, la sua delusione, la sua disperazione.
Fino a quando Signore permetterai che i miei nemici mi divorino la carne e i muscoli e i tendini e mi spezzino le ossa e mi diano in pasto agli uccelli della morte?
Fino a quando la misura non è colmata Signore?
Quali sono i miei nemici? Dimmelo ti prego!
Io so che tu non vuoi che l’uomo muoia, ma che viva in eterno, so e credo che mi hai creato per amore e mi hai chiamato all’amore, so che di ogni lacrima, di ogni sofferenza tu farai e fai un uso buono per me e per gli altri, lo so ci credo, ma ora, ora, Signore ho bisogno di te.
Mi stai ascoltando?
Maria dove posso trovarti, ora che sento forte il bisogno di una madre che mi assista in questo momento di prova dolorosa?
Io vi cerco, vi invoco, vi supplico, vi chiamo.
Venite presto in mio aiuto, datemi la pace del cuore, almeno quella.
Amem! Amen! Amen!

“Tutto quello che il Padre possiede è mio” (Gv16,15)

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“Tutto quello che il Padre possiede è mio” (Gv16,15)
C’è da chiedersi se a noi interessa questa affermazione di Gesù, se sia finalizzata a glorificare se stesso, a vantarsi delle cose che possiede.
Ma Gesù, se lo abbiamo conosciuto attraverso ciò che ha fatto e detto, se siamo stati attenti ai suoi insegnamenti e abbiamo cercato di metterli in pratica, ci ha mostrato il grande amore che il Padre ha per noi e il desiderio che, attraverso di Lui, possiamo goderne insieme.
Ci sono cose di cui non possiamo portare il peso, per questo ci ha lasciato lo Spirito Santo, facendosi da parte, perchè nella famiglia di Dio ognuno ha un compito per la realizzazione di un progetto condiviso, voluto, concordato.
Ed ecco entrare in scena alla grande, (tra poco sarà Pentecoste) lo Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Questo illustre sconosciuto per i più è Colui al quale è affidato il compito di guidarci alla verità tutta intera.
Ma ci interessa conoscere la verità su Gesù Cristo?
Non abbiamo letto abbastanza di Lui frequentando la Chiesa e nutrendoci della Sua Parola?
Sapere chi è Dio penso ci interessi. A riguardo molti filosofi e teologi hanno scritto fiumi di libri.
Pare che la verità sia stata sviscerata e spiegata minuziosamente a noi Cristiani.
Gli Ateniesi non vollero ascoltare oltre il discorso di Paolo, quando parlò di resurrezione.
” Su questo ti sentiremo un’altra volta”
Ci sono cose che non vogliamo capire, non siamo in grado di accettare e per questo le mettiamo da parte.
Gli Ateniesi fermarono Paolo alla parola resurrezione, ma noi dobbiamo andare avanti, perchè la resurrezione è un evento che ci coinvolge e ci apre al mistero di Cristo morto e risorto per noi.
Gesù è risorto per far risorgere anche noi, per darci una nuova vita, una nuova possibilità di godere dei frutti del regno.
Lo Spirito Santo sceso sulla Chiesa ha lo scopo di prendersi cura di noi e di farci diventare ciò per cui siamo stati creati.
Un cuor solo, un’anima sola innestati in Cristo, capaci di fare cose più grandi di Lui nella consapevolezza che tutto ciò che è del Padre è anche nostro.
La vita di Dio in noi è la linfa che ci rende immortali, che ci dona uno spirito di sapienza e di intelligenza, di amore e di timor di Dio.
Mio Dio quanto sei grande! Quanto grandi lebtue opere!
Fin dal seno materno mi hai chiamato a succhiare il tuo latte, a nutrirmi della tua bellezza, della tua forza, della tua grazia.
Io non sapevo di essere così importante per te e mi nascondevo e mi coprivo perchè volevo sfuggire al tuo sguardo inquisitore.
Sono vissuta nella paura che tu ti vendicassi di tante mie inadempienze e ho vissuto il panico di rimanere sola per tantissimi anni.
Ora ti ho trovato mio amore e mia consolazione, mia gioia, mio tutto.
Eri nella fame insaziabile che ha connotato la mia giovinezza, nel silenzio di tante giornate vissute nella dimenticanza, nell’assenza e nell’abbandono da parte delle persone più care, ti nascondevi, mio Signore, nel fango e nella confusione di scelte che pensavo mi dessero la felicità.
I fiori del mio giardino mi parlano di te, specie ora che la primavera ha colorato il nostro sguardo.
Ma ciò che più mi porta a lodarti e ringraziarti è che tu mi hai voluto parte del tuo corpo, dandomi un’identità nuova a servizio di un progetto che mi affascina e mi commuove, un progetto che supera ogni umana immaginazione.
La bellezza della nostra vita è prendere coscienza che solo innestati in Te, dimorando, rimanendo nel tuo amore, nel tuo abbraccio inchiodato alla croce il percorso diventa una straordinaria opportunità di gioia, di comunione di conoscenza della verità tutta intera.
Perché la tua croce è sostenuta dal Padre attraverso lo Spirito Santo che è l’amore che ci rende simili a Te, uniti a Te in tutto e per tutto capaci di fare le cose che hai fatto : amare a prescindere, amare senza misura.

VENERDI’ SANTO.

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Sfogliando il diario….
25 marzo 2016
” Chi cercate?”(Gv 8,7)
E’ spuntato il sole Signore su questa giornata in cui tu porterai a compimento il sacrificio.
Hai passato la notte a pregare e noi ci siamo addormentati, almeno io che pensavo non fosse possibile per il dolore che mi aveva reso imposibile concentrarmi su quello che stava succedendo davanti a me, intorno a me, durante la messa in Coena Domini.
Emanuele che volevo vedere, fotografare mentre, vestito da lupetto con altri 90 bambini faceva la comunione, mi è stato coperto dalle persone che mi stavano davanti, che stavano in piedi, tutti con la stessa voglia di vedere i propri bambini e fotografarli mentre per la prima volta ti ricevevano nelle loro piccole mani.
Ma più che la gente a impedirmi di vedere sei stato tu, perchè, nel momento della comunione, uno dei quattro ministri si è messo proprio davanti alla mia postazione strategica dove la sedia a rotelle mi dava il privilegio ipotizzato di poter vedere tutta la cerimonia, senza ostacoli.
Lo sapevo che tu mi avresti spiazzato, lo dicevo,ma senza convinzione quest’anno, perchè mai sono stata così tanto male fisicamente da non provare nessuna emozione durante quella celebrazione eucaristica speciale.
I tuoi ricalcoli Signore sono i regali più belli di questa vita travagliata.
Così se non ho potuto vedere Emanuele mentre faceva la comunione, ho visto te nel gesto di Franco vestito da scout che si inginocchiava davanti ad un vecchio a cui don Massimo aveva lavato i piedi per rimettergli le calze e le scarpe, cosa che nel vangelo non è scritta di te, ma che sicuramente avresti fatto se, al posto dei sandali o dei piedi nudi, gli apostoli portavano scarpe ortopediche e spessi calzini.
ho visto Monia catechista degli otto lupetti che si sono fatti la prima comunione.
Erano gli unici dei 90 bambini che nella confusione del dopo sono rimasti fermi e in preghiera accompagnati, vigilati, abbracciati da te che ti mostravi in quella madre che si era fatta madre di tutti quelli che le erano stati affidati compreso Emanuele suo figlio.
Ho pensato che era una cosa bella, straordnaria che il catechista sia un genitore e che Emanuele era fortunato ad avere entrambi a trasmettergli la fede che tu hai dato loro.
Questa mattina, pensando a tutto questo, non posso che commuovermi e ringraziarti perchè non mi sono affaticata invano venendo ad una messa dove era impensabile trovare posto, ascoltare, vedere, meditare, essere toccati da te.
E invece è accaduto, perchè tu non butti niente di quel poco che uno si porta dietro e che non pensa serva a qualcuno.
Tu lo benedici e lo moltiplichi.
Hai passato la notte a pregare nell’orto degli ulivi.
L’altare della reposizione ce l’avevo davanti e non ho potuto fare a meno di fotografarlo anche se non leggevo le scritte nè distintamente distinguevo gli oggetti posti sul piano dell’altare.
L’idea che mi rimandava quel luogo che doveva simboleggiare l’orto degli ulivi era di un grande disordine, di un pasticcio, di una discarica, dove il sacerdote avrebbe riposto la teca con le ostie avanzate dall’ultIma cena. Sicuramente non mi conciliava la preghiera quello scenario e ho distolto lo sguardo.
Ma tu ci sei andato e ci sei rimasto tutta la notte in mezzo ai problemi di questo mondo che sei venuto a salvare, ne avevi bisogno sicuramente o meglio ne avevamo bisogno noi, per toccare con mano di cosa ti sei preoccupato e continui a preoccuparti, per cosa dovevamo pregare.
Lo sfruttamento minorile, gli spechi, il consumismo, la povertà, le guerre, i migrantes, le nuove ideologie assassine …
Solo tu potevi stare sveglio Signore di fronte a tanto sfacelo perchè ci ami davvero, ci hai amato fino alla fine.
Ieri sera di fronte ai problemi di questo mio corpo che non mi hanno dato tregua, mi è sembrato vano tutto quello che ho fatto per compiacere Gianni che ci teneva a vedere Emanuele fare la prima comunione , ma anche per far sentire la mia vicinanza a questo piccolo che si sente spesso messo da parte, perchè è nato dopo suo fratello che lo supera non solo in altezza a detta di tutti.
Abbiamo sempre il brutto vizio di fare paragoni, purtroppo anche se tu ci metti in guardia da questo inganno. Così mi sforzo di vedere in questo piccolo il dono grande che tu mi hai fatto, ci hai fatto e che man mano che lo scartiamo ci stupisce.
Non gli ho fatto fotografie ma mi sono rubata il suo viso, i suoi occhi, e il cappellino da lupetto per non dimenticare che tutto è dono, che tu continuerai a sussurrargli parole d’amore attraverso suo padre, sua madre e tutti quelli a cui tu vorrai concederlo.
Mentre attraversavamo la navata centrale a cerimonia finita per abbracciare il nostro cucciolo, Franco mi ha guardato con tenerezza e per la prima volta mi ha fatto una carezza.
Cosa dirti di più Signore che tu non sappia?
Non sono rimasta per la veglia anzi ho pregato, perchè questa notte , almeno questa notte fosse di riposo, perchè ero stremata e il dolore lo avevo offerto durante la messa.
Poteva bastare, non potevi chiedermi di rimanere sveglia a vegliare ancora un po’.
E tu mi hai esaudito Signore, hai guardato al mio bisogno e hai pregato anche per me in quella discarica di problemi da risolvere, in quella stalla che oggi è il mondo così ben rappresentato dai ragazzi del post-cresima.
Perchè tu non ti sei preoccupato di salvarci tutti insieme, ma ad ognuno hai riservato una preghiera, per tutti e per ognuno ti sei fatto uccidere.
Questa mattina voglio lodarti, benedirti e ringraziarti perchè il mio sacco di scintillanti l’hai riempito di doni preziosissimi, ricordi che nessuno potrà mai cancellare.
” Questo giorno sarà un memoriale” era scritto ieri sul calendario liturgico” e così è stato, quando non pensavo poter rispondere al tuo invito.
Per tutta la vita Signore canterò le tue lodi perchè ci hai dato il tuo corpo tra le mani.