Un bicchiere di acqua fresca

 
SFOGLIANDO IL DIARIO…
12 luglio 2010
lunedì della XIV settimana del Tempo ordinario
ore 9:00
“Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli … non perderà la sua ricompensa”(Mt 10,42).
Al mare.
“Un bicchiere di acqua fresca”.
L’omelia di Don Carlino a Radio Mater si è soffermata su quel bicchiere d’acqua fresca che ognuno di noi deve dare all’orfano, alla vedova, a chi non ha nessuno che si prenda cura di di noi, che lo assista, che lo curi, che paghi per lui.
Un bicchiere di acqua fresca.
Tutti siamo più o meno capaci di dare un po’ di acqua a chi ha sete e ce lo chiede.
L’acqua costa poco, la cosa che almeno nei nostri paesi industrializzati scorre nei tubi e arriva ai rubinetti delle case, depurata, limpida, potabile.
Dei servizi che ci fornisce lo Stato, il Comune, la Regione, il Quartiere è quello più a buon mercato.
Per questo, quando pensiamo all’acqua da dare non ci sembra che il Padreterno ci chieda un grande sforzo.
Ma non è così per tutti gli uomini.
Ci sono quelli che l’acqua se la devono conquistare scavando con le mani nella sabbia, rompendo la roccia, aspettando che dal cielo arrivino aiuti umanitari o succhiandola attraverso cannucce dai pantani di piogge rade che di tanto in tanto scendono come manna dal cielo.
Ricordo il Sahel e il e il Kalahari, luoghi studiati sui libri, quando non c’era la televisione a mostrarceli nei documentari.
Un’acqua che anch’io mi sono dovuta sudare, quando appena finita la guerra, le condutture erano rotte e arrivava solo la notte qualche ora, seppure… a fare la veglia, stare di sentinella, aspettando il gorgoglio festoso che ci riempiva di gioia.
Noi eravamo piccoli e non eravamo addetti ai lavori pesanti, però ricordo il razionamento dell’acqua di giorno, specie quando faceva caldo e volentieri ci avremmo sguazzato nell’acqua, come oggi fanno Giovanni ed Emanuele nella piscina in campagna.
Un bicchiere d’acqua fresca.
Se uno ti dà un po’ d’acqua fresca capisci che si è preoccupato di te, che ti ha dato di più di quello che tu gli hai chiesto e di più di quello che speravi e lì riconosci il Signore che si sta chinando su di te, che ti sta curando le ferite e ci sta versando l’olio della sua tenerezza.
“Sono sazio degli olocausti di montoni
e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri
io non lo gradisco…” lo detesto, come detesto ciò che mi dai senza metterci il cuore, senza che quell’offerta risponda, corrisponda ad un sacrificio reale e non virtuale, un sacrificio che impegni e coinvolga tutta la tua persona….
“La sera in cui fu tradito prese il pane, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: prendete e mangiate… Prendete e bevete…”
Gesù ci dà il suo sangue che non è limpido, nè fresco, quello di una persona sgozzata come un agnello condotto al macello.
Eppure quel sangue ci toglie la sete e ci rigenera e ci dà vita.
Un bicchiere di acqua fresca.
È quello che detti a Nuccio mio fratello negli ultimi tempi della sua malattia, negli ultimi tempi della sua vita, è quello che detti a papà quando lo andavo a trovare e parlavamo di Dio e della Madonna e della pianta che, man mano che cresce, va travasata in un vaso più grande per poi tornare nel grande Giardino, lì dove può espandersi e crescere e fare ombra e dare frutti dolci e maturi.
Acqua fresca.
Nuccio me ne dette quando cominciò ad accorgersi che io cucivo e che mi avrebbe fatto piacere avere dei fili ( che gli avanzavano dal campionario di rappresentante di filati), ma l’acqua più fresca me la diede comprandomi ( nella sua ultima uscita, prima di morire) una sedia reclinabile perchè stessi più comoda quando andavo a trovarlo.
A volte, anzi sempre non ci accorgiamo che quello che abbiamo dagli altri è fresco ed è anche buono, perché siamo voraci, perché siamo sempre proiettati sul dopo e non siamo abituati a ringraziare
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SACRATISSIMO CUORE DI GESU

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“Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. “(Gv19,34)
Chi parla è Giovanni, l’unico dei discepoli che stava sotto la croce e che ha assistito all’ennesimo e ultimo atto blasfemo.
Lui ha visto sgorgare dal costato di Cristo sangue e acqua e se si fosse fermato a quello scempio sicuramente non avremmo la perla preziosa del suo vangelo.
Già perchè per capire quello che vediamo, tocchiamo, sentiamo, abbiamo bisogno di sperimentarne le conseguenze.
In genere ci fermiamo al negativo delle situazioni, ci piace dimorare in un cimitero cercando tra i morti colui che è vivo.
Quante volte ci capita di ricordare solo gli eventi brutti della nostra vita e ce ne serviamo per lamentarci e per convalidare la tesi che siamo sfortunati, che capitano tutte a noi, che la felicità è appannaggio dei furbi e dei raccomandati.
Se penso alle trenate della mia vita non riesco neanche a contarle.
Mia madre mi diceva sempre che io ricordavo sempre le cose brutte e trascuravo le belle.
Ma a me quelle cose brutte avevano chiuso gli occhi e il cuore al bello, all’utile, al vero.
Ricordo che quando cominciai percorso durato 11 anni, per guarire dalle crisi di panico, al terapeuta dissi che io mio padre non l’avevo mai visto perchè non avevo vissuto con lui.
A malapena ricordavo la faccia sorridente in una fotografia che lo ritraeva giovane con mamma e la mia sorella più piccola al mare.
Solo dopo aver ripescato i documenti scolastici ho con la mente preso coscienza che mi sbagliavo e che fisicamente ho vissuto con lui tantissimi anni, da quando ci dettero una casa dove tutta la famiglia potè vivere riunita. Avevo 7 anni.
Solo d’estate la famiglia si riuniva a casa dei nonni, perchè mamma che faceva la maestra poteva occuparsi di noi, affidati durante l’anno, a parenti vicini e lontani.
Mio padre era ferroviere e lavorava di notte. Il giorno dormiva e noi dovevamo stare zitti, muoverci piano e non fare rumore.
Penso al rapporto con mio padre come una parabola del mio rapporto con Dio.
Anche se non lo vedevo lui si preoccupava di me e non si risparmiava per non farci mancare nulla.
Ma di questo ho preso coscienza pian piano che gli anni passavano e la malattia sua e mia testava l’amore.
Papà, andato in pensione per via del suo cuore malato, divenne il cuore pulsante dell’intera famiglia allargata a generi, nuore e nipotini.
Ma le cose belle che mi vennero da lui, ora che è tornato nel giardino che Dio gli aveva assegnato, le vedo e le gusto adesso e me ne nutro, perchè i frutti dei suoi insegnamenti sono frutti di amore condiviso con tutte le persone a lui affidate, lui che rimase orfano di padre ad un anno di vita.
Oggi è la festa del Sacro Cuore di Gesù, un cuore amante, un utero accogliente dal quale prendiamo vita.
Il sangue e l’acqua sono gli elementi che caratterizzano la nascita di ogni bambino. Se non si rompono le acque, non possiamo venire alla luce.
Così Gesù ci ha dato la vita morendo, riversando sulla sua chiesa gli elementi primordiali perchè la terra diventi un giardino in cui vivere, sperare, crescere nella gioia di essere amati a prescindere.
Lui provvederà ancora e per sempre a darci concime e nutrimento perchè diventiamo alberi che danno frutti di eternità.

SS CORPO E SANGUE DI CRISTO  

(Gv 6,51) 
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

 “Voi stessi date loro da mangiare” (Lc 9,13)
Oggi, voglio partire da me, dal mio corpo che mi fa stare così male e non da te, come un giorno decisi in questo deserto avaro di oasi, per farmi rigenerare dalla tua Parola, per  farmi partorire da te Signore con quel Fiat che non ti limitasti a pronunciare quando creasti il mondo.
Ogni giorno m’invento la vita sono solita dire, dimenticando di renderti grazie perché tu e solo tu sei il datore di vita, tu e solo tu mi dai occhi nuovi e cuore nuovo per vedere le cose da un’altra posizione.
Questa mattina , dopo aver letto la tua parola però non ho potuto fare a meno di pensare al mio corpo, alla sofferenza che lo fa esistere, al senso di un dolore che non si misura se non sei tu che  fai nuove tutte le cose.
Oggi la Chiesa fa festa ricordando il dono dell’Eucaristia, il dono del tuo Corpo perché non dimenticassimo il prezzo pagato per il nostro riscatto, perché fossimo capaci di fare altrettanto per i nostri fratelli che hanno bisogno di un tu che si prenda cura di loro, per un cibo che non li avveleni e li scampi da morte sicura.
Il cibo del mondo è inquinato, tossico, velenoso e noi, senza accorgercene ci ammaliamo e moriamo ogni giorno un poco.
Penso a tutte le mie malattie che mi hanno reso fin dalla nascita la vita difficile. Tutte originate da un’ alimentazione sbagliata.
A cominciare da quando venni concepita in tempo di guerra, quando si faceva la fame sul fronte, ed era grazia  trovare qualcosa di commestibile da a mettere sotto i denti, qualunque fosse il sapore.
Quando nacqui il colore della mia pelle era tanto scuro che i miei stentarono a riconoscermi come  figlia  legittima, più propensi a credere che mamma era stata vittima di uno stupro da parte di un abissino.
Il mio corpo da allora portò le stigmate di un alimentazione sbagliata e i disturbi che oggi sono estesi a tutte le membra, mi portano a pensare quanto sia importante preoccuparsi per tempo delle conseguenze di cattive abitudini di un alimentazione scorretta.
Il mio pensiero oggi va a Maria, la prima dei salvati, la donna che ti accolse nel suo seno fecondo, ti nutrì con il pane e la Parola del cielo e ti diede alla luce perché noi tutti potessimo godere dei frutti del Tuo sacrificio.
Poteva anche abortirti e, se la cosa fosse capitata oggi, nessuno si sarebbe scandalizzato.
Con il suo “Eccomi! mise i gioco la reputazione e la vita .
Maria ci insegna come dar da mangiare alle folle, offrendo il suo corpo, che tu hai benedetto attraverso le parole dell’angelo.
“Kaire, il Signore è con te.”
Per dare da mangiare ai tanti Gesù che incrociano le nostre strade dobbiamo avere la gioia nel cuore, dobbiamo avere con noi  te, Signore Gesù, che ci nutri nelle nostre più intime fibre.
“Ho sete” hai detto alla Samaritana che stava al pozzo.
La brocca, la nostra brocca ti manca perché la possa riempire di acqua, di vita nuova, rigenerata dallo Spirito.
Tu chiedi a me di darti il mio corpo Signore questa mattina e io mi chiedo cosa te ne puoi fare visto come è conciato.
Non ho dormito tutta la notte per i crampi dolorosi che, a detta del medico che mi ha in cura, sono segno della disintossicazione a cui mi sto sottoponendo, una crisi di astinenza l’ha chiamata.
Quando tanti anni fa una persona a cui mi ero rivolta per guarire da disturbi continui e inspiegabili, mi disse che dovevo smettere di mangiare tutto quello che avevo mangiato fino a quel momento, lo ritenni pura follia.
Continuai i miei viaggi della speranza cercando l’antidoto, scartando a priori tutto quello che riguardava un cambiamento radicale nell’alimentazione.
Non si trattava di quantità ma di qualità dei cibi ed io non ero disposta a rimetterla in discussione.
Penso oggi alle parabole della vita attraverso cui tu ci porti a entrare nel mistero del corpo chiamato all’amore, donato per amore.
Penso che la prima eucaristia l’abbia celebrata Maria.
Per lei la Messa non ha avuto mai fine, perché tu l’hai resa prima madre e poi Sposa, realizzando il sogno della tua Famiglia d’origine.
E chi più di una madre fa esperienza di un amore tanto grande da offrire il proprio corpo per dare vita al figlio?
Grazie Signore perché attraverso le prove della mia vita mi hai fatto capire che, se vogliamo stare bene e far stare bene è necessario disintossicarsi, svuotarci di tutto ciò che non ci appartiene, che è nocivo o superfluo.
Grazie perché la prova è il segno di una cura di disintossicazione a cui ci chiami per poter godere dei tesori del regno.
Grazie perché ci fai una sola cosa con te, grazie perché trasformi il nostro corpo mortale nel tuo immortale, quando diventiamo pane spezzato e vino versato per le folle in attesa di una parola d’amore vero.
A Maria oggi voglio chiedere aiuto perché il dono del corpo, il memoriale della passione e morte di nostro Signore , la comunione con i fratelli mi aiuti a liberarmi da tutto ciò che non mi appartiene perché non mi serve, a disintossicarmi delle delizie fugaci del mondo, a donare a Dio tutto quello che ho, che a me sembra poco e malandato perché lo benedica e sfami le folle che lo cercano con cuore sincero.

“Andarono di nuovo a Gerusalemme” (Mc 11,27)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
29 maggio 2010
 ore 6:21
Sabato dell’VIII settimana del tempo ordinario
“Andarono di nuovo a Gerusalemme” (Mc 11,27)
Ho pensato a Gerusalemme, la città santa, la Gerusalemme celeste, ho pensato a quando ti ci portarono Maria e Giuseppe la prima volta per presentarti al tempio accompagnandoti con l’offerta di due colombe.
Gerusalemme città della mia gioia, città santa, è quella che ti condannò a morte, la città amata  destinata ad ogni credente come luogo di eterna felicità .
Una città tormentata Gerusalemme, contesa, punto di riferimento del tuo popolo che in essa aveva riposto tutte le sue speranze.
Lì si pensava che tu abitassi tanto che Salomone ti costruì un tempio di straordinaria bellezza,  destinato  però ad essere abbattuto, ricostruito in seguito  e abbattuto per sempre poco dopo la tua morte.
Tu l’avevi detto che non ne sarebbe rimasta pietra su pietra.
E’ sopravvissuto  delle velleità umane solo il muro del pianto nelle cui fessure ebrei, mussulmani e anche cristiani  separatamente  infilano le loro preghiere.
Il muro, segno di divisione, mostra varchi di riconciliazione in quelle fessure intrise di lacrime e di accorate preghiere perchè tu Signore, l’Altissimo ponga fine ad ogni contesa pubblica e privata, interiore ed esteriore.
Anche io oggi Signore voglio venire in pellegrinaggio nella città santa nuda e senza pregiudizi davanti a quel muro, segno di odio, divisione e discordia, lo stesso muro che alberga dentro di me, che mi divide dai miei fratelli, dalla mia storia, da te, dalla storia del mondo, dalla tua storia, per chiederti perdono, pietà e misericordia.
Signore quante volte sei salito a Gerusalemme pur sapendo che vi avresti trovato la morte!
 Ognuno di noi deve andare a Gerusalemme durante il suo pellegrinaggio terreno, nel  luogo dove la vita e la morte si fondono in un ineffabile e grande mistero.
“Una spada ti trafiggerà l’anima” disse il vecchio Simeone a Maria dopo aver esultato per la visita del Salvatore.
 L’ombra della morte pende da subito sul capo tuo e di tua madre,
Gerusalemme, la città santa è anche il luogo della nostra gioia, del tuo corpo donato nell’ultima cena, del dono fatto all’umanità sulla croce.
Gioia nostra, sofferenza tua.
Nell’amore c’è sempre uno che esulta e uno che muore. perchè la gioia sia piena.
Morte e  resurrezione coesistono in ogni incontro vero reale profondo tra le anime elette.
Quando l’amore è gratuito e totale, si vive come una partoriente quando mette al mondo un figlio.
“È vero che ci stiamo divertendo?” diceva Giovanni mercoledì scorso quando l’ho portato al mare.
Io stavo morendo dal dolore, ma era un pezzetto di cielo che mi stavo godendo, mentre parlavamo  di noi, del passato, del presente, del futuro e delle persone e del mondo, delle speranze e delle delusioni, di te che guidi la storia…
Non ancora mi riprendo dal dolore per aver lanciato la palla a lui per non farlo rimanere solo a giocare.
“E’vero che ci stiamo divertendo?”mi diceva mentre io faticosamente ma con il cuore pieno di gioia cercavo gli scintillanti sul mare di quel sole che si avviava a nascondersi dietro ai monti.
” E’ vero che ci stiamo divertendo?”
 Questa è la Gerusalemme di cui tu parli Signore. Non importa quante volte ci sei salito. So sicuramente che il motivo era sempre l’amore, l’amore di chi vuole che i figli si divertano anche quando si sentono morire, mentre gli tiri una palla per non farlo sentire solo.
“E’ vero che ci stiamo divertendo?”
 Ancora mi risuonano queste parole di Giovanni che a intervalli regolari le ripeteva, mentre isolati dal mondo e dagli uomini, ci prendevamo cura l’uno dell’altro, su quella spiaggia deserta. con l’infinito nel cuore.

«Ecco lo sposo! Andategli incontro!» (Mt 25,6)

Santa Caterina da Siena
Vergine e Dottore della Chiesa – Patrona d’Italia
«Ecco lo sposo! Andategli incontro!» (Mt 25,6)
Giovanni, il libro di carne che Dio ci ha mandato a domicilio per spiegarci il vangelo, ha un’idea della Chiesa che a prima vista può sembrare stravagante, come apparve a me la prima volta, quando al telefono mi rispose che, se stavo in Chiesa con Gesù, sicuramente mi stavo sposando.
Eravamo a Loreto quando accadde.
Aveva da poco compiuto due anni e ce n’era voluta per staccarci da lui che non voleva ce ne andassimo in vacanza.
La vacanza, come la chiamava lui, in verità era un’opportunità che stavamo cogliendo per fare la revisione sul nostro progetto matrimoniale, sulla nostra relazione sponsale.
Una settimana di ritiro nella casa del RnS Sacra Famiglia di Nazaret a Loreto per prepararci alla preghiera di effusione di coppia.
Era la prima volta che il RnS proponeva questa opportunità agli sposi per riscoprire la grazia sacramentale.
Giovanni era troppo piccolo per capire cosa stavamo facendo, del resto non l’avevamo capito neanche noi, però ha colto nel segno quando alla sua domanda: “Dove state ?” ho risposto
“In Chiesa, con Gesù”
“Allora nonna Etta si sta pposando!”.
Mi è venuto naturale consigliare a mio figlio di portare questo bambino in Chiesa non solo in occasione dei matrimoni.
Solo oggi mi rendo conto di quanto avesse ragione. Lo sposo è Lui, il Signore e se siamo con Lui sparisce ogni altra persona.
VANGELO (Mt 11,25-30)
Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

“Non sia turbato il vostro cuore” (Gv14,1)

“Non sia turbato il vostro cuore” (Gv14,1)
Della Parola di oggi ciò che mi toglie ogni turbamento è la certezza che Dio ci ha fatto conoscere la via per tornare definitivamente a casa, la Sua casa, la nostra casa.
“Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” parole, come recita il Salmo, che sento rivolte a me, in quanto per grazia ho ricevuto il Battesimo e ne godo i frutti con gioia, con gratitudine con sempre nuovo stupore per i doni che da esso scaturiscono.
Il Battesimo ci ha immerso nell’acqua e nel sangue sgorgati dal costato di Cristo, ci ha risuscitati, ci ha dato il nutrimento per non morire, per essere eterni.
Gesù è andato a prepararci un posto e non dobbiamo essere turbati della sua ascesa al cielo.
Ma quel posto noi già lo occupiamo, l’abbiamo da sempre occupato nel cuore di Dio.
Di cosa dobbiamo avere paura?
Non è tanto Dio che deve prepararci un posto, (é morto per questo) quanto noi che, se non gli facciamo spazio, gli impediamo di entrare.
Il mio nipotino era ossessionato dal fatto che voleva trovare Gesù e gli venne in mente che forse lo avrebbe incontrato se gli avesse preparato un posto.
Dapprima fu folgorato dall’idea che bastasse una sedia vuota per far sedere Gesù, quando mangiavano, poi ci sarebbe entrato anche in macchina, stringendosi un po’, quando andava fuori , una sedia nella sua camera, per averlo vicino la notte.
Ma la camera a malapena conteneva i due lettini, il suo e quello di Emanuele, dove mettere la sedia?
Così pensò che bastava fargli spazio nel letto e abbracciarselo sotto le lenzuola.
Prendiamo esempio dai bambini per abbracciare nostro Signore, preparandogli un posto nel nostro cuore ingombro da tanti pensieri inutili e dannosi.
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” Siate sobri, vegliate” ( 1 Pt 5, 8)

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” Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo,come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”. ( 1 Pt 5, 8)
La vita del cristiano è tutt’altro che semplice.
Don Gino, all’inizio di questo cammino mi aveva avvertito, consigliandomi di non  pregare troppo, perchè il demonio attacca chi non gli appartiene.
Allora non capii, ma oggi posso dire con tutta sincerità che, se noi siamo del mondo apparteniamo al mondo e non dobbiamo temere i suoi attacchi, ma se siamo di Dio, la nostra vita è segnata dalla lotta con il serpente, una continua agonia per conquistare il trofeo della grazia.
Certo che questo non è un argomento convincente per la maggior parte delle persone che non guardano al di là del proprio naso e cercano la soddisfazione della carne qui su questa terra, perchè il dopo dicono che non gli interessa.
Anche io pensavo che era importante trovare una formula, una ricetta, una religione, una filosofia che mi garantisse qui su questa terra la vita buona, la serenità e la pace.
Non ho mai pensato che questa vita potesse trasformarsi in una serie di successi e di appagamenti dell’io senza sbocchi duraturi, anzi, proprio perchè avevo notato che c’erano eventi imponderabili a cui dovevamo fare fronte, era necessario trovare il modo come affrontarli senza morire.
Cercavo qualcosa che mi togliesse l’ansia e la paura e mi desse pace e serenità nella bufera.
Ringrazio Dio che non si è stancato di aspettare per consegnarmi il dono che aveva in serbo per me.
Il dono mi si è trasformato strada facendo, man mano che le esperienze della vita mi hanno fatto sperimentare la verità e l’efficacia del Vangelo.
Giovanni, il mio nipotino, continua a chiamare magia ciò che gratuitamente gli viene dato, e non si è meritato per le sue buone azioni.
Paradossalmente i più perseguitati, i più tribolati sono proprio i difensori della fede, gli annunciatori della buona novella.
Sappiamo infatti quale fu la vita dei santi, la sorte dei martiri.
Niente che possa attrarre. Eppure io sono certa che questa è l’unica scala che porta in paradiso.
La vita è diventata sempre più difficile, avara di gioie, di soddisfazioni umane, la lotta infuria e io mi sento attaccata da tutte le parti.
Ma il mio aiuto è nel Signore, egli mi ha liberato.
Ogni giorno dal cielo fa scendere l’arcobaleno, rinnovando l’alleanza con il suo consacrato.
Io benedico il Signore che tiene salde le mie ginocchia e mi fa avanzare sulle alture senza paura…
Non inciampa il mio piede, non potrò vacillare.
La sua è una roccia eterna, su di essa ho costruito la mia casa.
Andate via ingannatori e violenti, state lontano serpenti velenosi e belve affamate, qui c’è Dio, il Signore che mi ha preso tra le sue braccia e mi ha sottratto alla grinfie dei miei persecutori.
Mi ha portato in terra piana, mi ha fatto pascolare su prati erbosi, mi ha dato un luogo di delizie dove poter riposare.
Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il suo nome, benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benefici.