Patria

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua” (Mt 13,57)
“Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite” scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
“Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.”
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch’ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l’anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo,come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall’altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di… fratello di…come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d’inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c’è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l’obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l’esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l’anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c’è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: “Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?”
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.

La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo

pietra testata d'angoloVANGELO (Mc 12,1-12)

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Tobia il vizio di seppellire i morti di sabato, durante i giorni di festa non se lo tolse mai, infischiandosene delle critiche di amici e parenti e del mandato di cattura che pendeva sulla sua testa.
Per questo è passato alla storia, storia di salvezza, perchè non ha ucciso gli inviati da Dio, ma si è preso cura di loro rischiando la vita, ricordando le parole del profeta Amos.
La fede di Tobia è una fede autentica, fondata, testimoniata a costo della vita come lo fu quella di San Giustino di cui oggi si celebra la memoria, martirizzato perchè era cristiano.
I morti assassinati per difendere la vigna del Signore sono tanti e Gesù nella parabola dei vignaioli assassini li ricorda.
Tra tutti emerge Lui l’erede che subisce la stessa sorte dei servi.
Lui il Servo dei servi.
La profezia inserita nel Salmo 117 ci riempie di consolazione e dà un senso al lutto e al lamento che precedono la Sua vittoria.
“La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile ai nostri occhi.”
E’ Gesù a ricordarcelo.

Tobia vive il tempo della promessa e dell’attesa e crede che di Dio ci si può e ci si deve fidare.
Noi siamo più fortunati perchè sappiamo tante cose di più di lui e dovremmo essere meno superficiali e più zelanti nel prenderci cura delle persone e delle cose che Dio ci ha affidato e di cui saremo chiamati a rispondere.
Troppo spesso le immagini che scorrono sul teleschermo di vitae stroncate dalla violenza e dall’ingiustizia ci lasciano indifferenti, condannando a morte di fatto tutti i perseguitati, per omissione di soccorso.
Per fortuna o meglio per grazia Dio non sta a guardare e alla testa del piccolo resto combatte con e per noi la giusta battaglia che lo ha visto vincitore sulla morte e sull’ingiustizia.
Di fronte a tanta carneficina qual è il nostro atteggiamento?
Riusciamo a credere che Dio ha vinto il mondo e che non può fare a meno della nostra collaborazione per salvarci dalla morte sicura?
Voglio oggi ripetere con più convinzione il mio credo, proclamare la sua morte e resurrezione in attesa della Sua venuta.