“Rimanete nel mio amore”(Gv 15,9)

Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della V settimana di Pasqua
Letture; At 15, 7-21; Salmo 95; Gv 15, 9-11

“Rimanete nel mio amore”(Gv 15,9)

Signore ho sempre pensato di non essere stata amata abbastanza, nel modo giusto, di essere stata sempre l’ultima ruota del carro e che se volevo amore lo dovevo comprare con la mia bravura, i miei sacrifici, i miei meriti.
Mamma diceva che io mi ricordavo solo le cose negative della mia vita, ed è vero.
Non ho mai ringraziato nessuno per quello che avevo, tutta protesa a guardare solo ciò che mi mancava, che mi sembrava la parte più considerevole.
Ho fatto sacrifici enormi per ottenere ciò che mi serviva per non dipendere dagli amori imperfetti della famiglia, degli amici, degli educatori.
E’ stato un vanto per me riuscire a guadagnarmi un posto in questo mondo avaro di coccole e di carezze.
Non ti conoscevo Signore e il mio pensiero non andava oltre ciò che mi veniva dai miei, a mio parere poco, troppo poco per i miei appetiti .
Con mamma avevo un conto in sospeso perché pensavo che avesse approfittato del mio carattere arrendevole e delle mie capacità per caricarmi di pesi superiori alle mie forze.
Mi è stato molto difficile riconciliarmi con lei, fare un cammino di perdono e solo quest’anno, ne sono passati dieci dalla sua morte, sono riuscita a deporre una rosa sulla sua tomba.
Questa mattina, leggendo il vangelo, ho pensato al tuo amore e a quello che mi era stato dato dalla mia famiglia e ho gioito perché per la prima volta ho percepito quanto mia madre mi amasse.
Ho ripensato a ieri quando, riordinando la casa, non ho potuto fare a meno di constatare che le cose più belle che l’arredavano erano regali di mia madre.
Non mi ero mai resa conto che erano gli unici sopravvissuti all’incuria, al tempo, alle mode e alla disinfestazione che nell’arco degli anni sto facendo di tutte le cose inutili e brutte che la ingombravano.
Ieri mi sono resa conto del bene che mi ha voluto, privilegiandomi rispetto agli altri figli, cosa del tutto nuova rispetto ai sentimenti che mi hanno animato per lunghissimi anni.
E poi, riflettendo, ho pensato che mamma con me si è comportata come tu ti comporti con i tuoi figli, dandomi fiducia.
Mamma ne ha riposto in me tanta da affidarmi compiti apparentemente improponibili ad una bambina poco meno che adolescente.
Ma lei, come te, aveva visto la determinazione e la tenacia che mettevo nel perseguire l’obbiettivo, aveva considerato i pesi da affidarmi in proporzione della robustezza delle mie spalle, ma anche la disponibilità a dire sempre di sì per farla felice.
Quando mi ammalai, appena nato il nostro primo e rimasto unico figlio, mamma si fece carico di tutti i nostri bisogni e provvide a tutto ciò che serviva, pur essendo ancora in servizio nella scuola e avendo ancora in casa una figlia da accudire e papà molto malato.
Ti voglio ringraziare Signore perché mi parli di te attraverso le esperienze della mia vita che mi sembrava tutta sbagliata.
I tuoi doni li apprezziamo purtroppo solo quando le persone di cui ti servi per donarci il tuo amore non ci sono più.

Pregare sempre

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MEDITAZIONI sulla liturgia di Domenica della XXIX settimana del T.O. anno C

Letture: Es 17.8-13; Sal 120; 2Tm 3,14-4,2; Lc 18,1-8
“Disse una parabola sulla necessità di pregare sempre”.

La prima lettura ci presenta Mosé sull Oreb che prega per il suo popolo impegnato in una dura battaglia. Aronne e Cur gli tengono alzate le braccia perché non smetta fino a quando l’esercito degli Amaleciti non viene sconfitto.
Nella seconda lettura a Timoteo Paolo dice: “Annuncia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con magnanimità e dottrina”.
In precedenza aveva detto che la Sacra Scrittura istruisce in merito alla salvezza che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.
Quindi la fede in Gesù passa attraverso un desiderio di conoscerlo.
Le Scritture sono un mezzo efficace perché sappiamo a cosa siamo chiamati.
Il fine ultimo della nostra fede, che è dono gratuito, è quello di annunciare agli uomini la buona novella dell’amore che salva.
In questa lettera a Timoteo si parla quindi degli effetti della fede che porta ad essere testimoni, martiri.
Anche nella prima lettura si vede l’effetto della fede, quello di sconfiggere gli avversari di Dio, che ama il suo popolo e lo vuole salvare.
Mosé è un mediatore come anche Paolo e poi Timoteo.
Ma mediatori sono anche Cur e Aronne che aiutano Mosé nell’impresa.
Nel fare il bene si ottiene di più se non si è soli.
Dietro Timoteo c’è Paolo,dietro Mosè Cur e Aronne.
Ma nella parabola della vedova insistente e del giudice ingiusto non ci sono mediatori.
Infatti la vedova, essendo priva di tutto, usa l’ arma che Signore predilige: il bisogno fondamentale di vivere.
Allora è Dio che diventa direttamente il suo alleato nella persona di Gesù, suo figlio.
Gesù è il mediatore, quello che annuncia la parola, quello che agisce in sintonia con il Padre, attraverso lo Spirito e dà soddisfazione alla vedova.
Dio scrive, si dice, sulle righe storte.
Qui è sottolineata, come negli altri passi che la liturgia oggi ci propone, la necessità di insistere nella preghiera, che significa rimanere costantemente collegati con Dio in un rapporto di estrema fiducia.
Le risposte arriveranno sicuramente, anche se spesso non sono quelle che ci aspettiamo.
Il silenzio di Dio è in qualche modo pedagogico, perché vuole che la nostra fede impronti il nostro modo di vivere, tenendo come Mosé, sempre le braccia alzate, metafora per dire che non c’è situazione che ci esoneri dal tenere gli occhi fissi in Gesù, non c’è nulla che possa giustificare il nostro allontanamento, perchè è in gioco la nostra vita e quella delle persone a noi affidate.
“Rimanete nel mio amore” dice Gesù.
Rimanere nell’amore di Dio e tenere costantemente alzate le nostre braccia al cielo, non per ottenere vantaggi personali (Dio sa di cosa abbiamo bisogno), ma perché non solo noi ma anche la nostra comunità tragga beneficio dalla nostra perseveranza, dalla nostra fede radicata nel cuore di Dio.
Avere fede perché gli altri abbiano fede è compito di ogni cristiano che con il Battesimo è consacrato re, profeta e sacerdote, inviato in missione per convertire il mondo.
Il mondo si converte se vede persone che vanno controcorrente e vivono nella pace, nella gioia e nell’amore.
Avere come unico punto di riferimento il cielo, dove Gesù è asceso e da dove tornerà per giudicare i vivi e morti.
Gesù che ascende ha creato un’attesa.
L’attesa è ciò che caratterizza la nostra vita cristiana, quando guardiamo oltre, quando i beni del mondo gettano la maschera.
L’attesa è sempre fondata sulla fede in Colui che deve venire, nella certezza che Dio non mente.
Ma Gesù non ci vuole fermi.
Infatti mentre aspettiamo la sua venuta ci esercitiamo ad amarci come Lui ci ha insegnato.
L’amore è una scuola di fede
Attraverso l’amore conosciamo e godiamo dell’amore divino.
Signore aumenta la mia fede!
Fa’ che non mi scoraggi quando la mia preghiera non trova risposta, quanto il tuo silenzio diventa insostenibile, quando la misura è colma.
Non abbiamo che te, Signore, per difenderci dai nemici che attentano alla nostra stabilità fisica e psichica, non possiamo tornare indietro perché conosciamo l’inferno che ci siamo lasciati alle spalle.
I tuoi aiuti spesso ci sembrano intempestivi e a volte neanche li capiamo perché sono il contrario di quello che ci aspettiamo, e ti abbiamo chiesto.
Ieri nella preghiera di coppia riflettevamo sul fatto che quando ci succede qualcosa, non dobbiamo avere fretta di capire il perché.
Il nostro pensiero è andato alla macchina, che adesso per mancanza di soldi dobbiamo condividere.
Sicuramente è una fatica, una lotta, ma alla fine chi ci guadagna è la nostra comunicazione, il dialogo che spesso abbiamo trascurato, vivendo come se fossimo soli.
Il nostro patto di alleanza ora è sottoposto a verifica continua.
Non ci sono cose che l’uno non sappia dell’altro, percorsi, intenzioni, organizzazione del tempo…
Certo che è un bel risultato, quando ci riusciamo.
In fondo l’Eucarestia ha lo scopo di guarirci dall’incapacità di comunicare, di aprire il cuore all’altro.
Mai avremmo pensato che un guasto ad una macchina e l’impossibilità per ora di ripararla ci avrebbe portato a tanto.
Bisogna fidarsi, questo è il punto, a prescindere.
Pensare senza ma è senza se…
E poi essere custodi, responsabili, nel Tuo nome dell’altro, sì che possiamo esportare questa modalità alla nostra famiglia, ai figli, ai nipoti, ai fratelli, agli amici, alla comunità….
Signore ti ringrazio perché ci stai dando l’opportunità di rivedere il nostro rapporto coniugale senza rassegnarci a passare la nostra vita soli, in silenzio e lontani da Te.

” Rimanete in me e io in voi.”(Gv 15,7)

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” Rimanete in me e io in voi.”(Gv 15,7)
L’intenzione Signore di rimanere in te è costante e faccio di tutto per non allontanarmi.
So che con te e in te e per te tutto diventa più facile, sopportabile, anche gioioso.
Eppure non è scontato che questo avvenga, nonostante io creda che solo in te c’è salvezza.
Sento una forza contraria che mi spinge da tutt’altra parte, la forza della recriminazione, della ribellione, la non speranza, la fede che vacilla, lo smarrimento, la confusione, i perchè a cui non arriva risposta a cui si aggiungono altri perchè.
Mai mi sono sentita così confusa, così disorientata, instabile, in balia degli elementi, mai Signore, tu lo sai, ho percepito così grande il mistero che ti avvolge e così piccola la mia mente che non riesce a penetrarlo.
Ti ho tanto cercato Signore e tra tante perle false ho pensato di aver trovato la perla di valore, il tesoro che mi avrebbe garantito una vita senza problemi.
Almeno così credevo.
Con il tempo ho imparato a discernere il bene dal male, il bene da cui deriva la gioia, la pace, la vita vera.
Sono certa che il tesoro l’ho trovato e sei tu, sono certa che non mi deluderai, sono certa che quello che oggi non vedo un giorno lo vedrò e gioirà il mio cuore e saremo felici io e te, lo so perchè tu vuoi che io sia tua sposa per sempre e ti chiamerò “marito mio” e tu alzerai il velo su tutto quello che oggi non vedo, non sento, non capisco.
Io sono la tua vigna, la vigna che ti sei piantato, di cui hanno fatto scempio passanti, ladroni, e truffatori.
Oggi nel tuo giardino la mia pianta è un ammasso di rami contorti e ammalati, ma vive.
Tu solo sei capace di ridare forza e vigore alle mie membra, di tagliare ciò che va tagliato e lasciare ciò che porta frutto. Io non ne sono capace, Signore, tu lo sai.
Ieri, al termine dell’ennesimo consulto infruttuoso e deludente il cuore mi si è aperto quando Gianni, il mio sposo, mi ha detto:
“Vogliamo lasciare tutti questi medici e ce ne andiamo alla Madonna di Loreto?”
Ho pensato che sicuramente tua madre può darci delle indicazioni che ci aiutino a vivere questo tempo senza scoraggiarci, senza cadere nella tentazione di dire che il tuo comportamento è ingiusto.
Mi dispiace che questo pensiero in questi ultimi tempi si faccia così ricorrente, un pensiero che cerco di scacciare, perchè non saresti Dio, il mio Dio, il Dio di Gesù Cristo che dal male ricava sempre il bene.
Rimanere nel tuo giardino e non essere buttata nel fuoco perchè i miei rami sono secchi è il mio più grande e insopprimibile desiderio.
Confido in te Signore, confido nella linfa che non mi farai mancare perchè la mia pianta torni a vivere alla tua ombra.
Maria mi guidi in questo cammino alla ricerca della gioia perduta.