Era di sabato.

Meditazioni sulla liturgia di
martedì della II settimana del TO
“Stendi la mano!”(Mc 3,5)
L’uomo dalla mano inaridita è l’uomo che non sa amare, perdonare, donare agli altri ciò che gratuitamente Dio gli dà.
Quando ci si sente perdonati si riesce a perdonare, quando ci si sente amati si riesce ad amare.
Chi non ha fatto esperienza di amore gratuito, totale, disinteressato, non conosce l’amore e non può dare ciò che non ha, ciò che non conosce.
Nel giorno del Signore, il sabato dell’ Antico Testamento, la domenica per il Nuovo Testamento, il riposo è al centro di tutte le liturgie.
Di sabato non era permesso neanche seppellire i morti, né occuparsi di qualsiasi cosa che non fosse finalizzata al culto.
Si facevano sacrifici per placare l’ira di Dio, per propiziarselo, per chiedere grazie, per lodarlo, benedirlo e ringraziarlo.
Il sabato dell’Antico Testamento è il giorno in cui ci si asteneva da ogni occupazione finalizzata a far stare bene l’uomo e ci si occupava di tutto ciò che si pensava fosse necessario, dovuto a Dio.
Dio nel settimo giorno della creazione si riposò, dopo aver affidato alla coppia il compito di proseguire l’opera da lui avviata.
Il progettista, vale a dire Dio, aveva fatto il progetto, il prototipo di ogni elemento funzionale alla sua buona riuscita .
Il collaudo era garantito da Lui, che è Dio e non può sbagliare nella bontà di quanto  fatto.
Ma a differenza dei progettisti di questo mondo, a Dio non piacque togliere la libertà all’uomo, perché tutto funzionasse alla perfezione.
Il Progettista dell’universo non poteva non prevedere che l’uomo gli si sarebbe ribellato e che avrebbe voluto fare di testa sua.
Ma il DNA non poteva mentire, per cui l’uomo, pur desiderando non dipendere da nessuno, in qualche modo ha cercato e continua a cercare la divina scintilla che ha permesso alla vita di accendersi ma che ha bisogno di essere alimentata.
Dio è amore e l’uomo nella sua vita non fa che cercarlo, pensando di trovarlo in tanti surrogati che non gli garantiscono però la durata.
La nostalgia di ciò che incosciamente ha sperimentato lo porta a cercare una felicità duratura che è il sogno di tutti.
Ma nella ricerca si rende conto che non esiste felicità duratura, ma frammenti di felicità che lasciano il vuoto dentro, quando si spengono le luci.
Tenere accesa la luce è fatica, è ricerca, è rischio, ma è l’unica strada che possiamo percorrere per non smarrirci.
Quella divina scintilla non si può alimentare con carta di giornale o con piccoli ceppi o con foglie, perché il fuoco non dura.
Bisogna trovare il combustibile giusto e provvedere a cercarlo e a farne scorta perché non manchi.
E’ come l’olio delle vergini, perché quando arriva lo sposo, non possiamo pensare di prenderlo in prestito perché arriva il momento che i negozi rimangono chiusi.
Nell’Antico Testamento di sabato si pensava ad accendere fuochi per Dio come se lui avesse bisogno di calore, di luce e di cibo.
Ma non sarebbe Dio se avesse bisogno di essere nutrito, riscaldato, illuminato dall’uomo.
È lui che ci dà il combustibile giusto nell’Eucaristia domenicale, quello che serve per tutta la settimana, quando non è possibile durante i giorni successivi rubarsi una messa.
Bisogna fare incetta d’amore, farne provvista perché la scintilla diventi una fiamma che accende la fede, la speranza e la carità.
Il mondo ha bisogno di questo carburante speciale, carburante divino che si alimenta man mano che lo prendi e che lo dai agli altri.
È incredibile questo Dio che va a rovescio, che agisce secondo logiche irrazionali.
Quando noi facciamo benzina, sappiamo che prima o poi finisce e che, se vogliamo che duri, dobbiamo guidare piano e non andare tanto lontano.
Il carburante di Dio non si esaurisce presto se segui le sue direttive: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
In questa frase ci siamo noi che non dovremmo stare lontani, ma “qui e ora” (cosa che purtroppo non accade) e c’è il prossimo vale a dire la persona più vicina a noi.
Non dobbiamo quindi fare grandi viaggi per vedere il nostro fuoco alimentarsi gratuitamente dal calore del fratello a cui ci facciamo prossimi.
Sì perché per stare al caldo, per non raffreddarsi, per non spegnersi, basta accendere una stufa o mettercisi vicino.
Il giorno del Signore, la domenica è il giorno di rifornimento perché lui non fa sciopero come i benzinai, nè alza il prezzo.
Andiamo con tutte le tanniche che abbiamo, i nostri contenitori malandati, ammaccati, forati, per fare incetta di amore.
Andiamo da lui che ci sta aspettando per farci il pieno.
Ma il braccio deve essere libero, la mano non inaridita, perché se lui è così generoso è perché vuole che ne diamo anche a chi non è potuto andare, a chi non conosce la strada, a chi non crede sia così importante la marca.
Andiamo, presentiamo le nostre povertà, un popolo di zoppi ciechi di poveri sbandati cerca te Signore.
Manda dai tuoi cieli santi pacchi di amore, pioggia di consolazioni, messaggi di tenerezza, manda Signore i tuoi angeli a spargere sulla terra fiocchi di speranza, raggi di vita.
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“Venite in disparte e riposatevi un po’”.(Mc 6,31)

domenica della XVI settimana del tempo ordinario anno B
ore 7:05
“Egli vide una grande folla ebbe compassione di loro” ( Mc 6,34)
“Venite in disparte e riposatevi un po’ “.(Mc 6,31)
Medito sulla tua parola, Signore, che oggi  è consolante.
Ogni volta che l’ho letta ho pensato che ti rivolgessi a me quando dicevi:” Venite in disparte e riposatevi un po’”.
Molto spesso ho avuto bisogno di una tregua, di una pausa, per riposarmi un poco dalla fatica del vivere ogni giorno schiacciata dal peso della croce ed ogni volta ero contenta che tu ti fossi accorto della mia esigenza e ti ho ringraziato prima ancora che le cose accadessero come desideravo, come sono avvenute.
Incredibilmente, quando io pensavo di riposarmi sopraggiungeva un imprevisto e le cose si complicavano.
Il riposo atteso, desiderato, offerto, si è sempre rivelato, mi dispiace, e mi sembra una bestemmia dirlo, una “fregatura” perché a un problema mi si aggiungeva un altro problema.
Mi vengono in mente i rosari di mamma perché io mi convertissi e poi, quando mi ammalai, altri ne aggiunse perchè guarissi.
Più pregava e più io stavo male, più pregava e più i problemi aumentavano, tanto che le dissi di smettere, che le delle sue preghiere non me ne facevo niente e che le destinasse a qualcun altro.
Oggi leggendo con più attenzione il testo del vangelo ho visto che neanche ai tuoi discepoli è stato concesso un momento di pausa di ritorno dalla loro missione, ma solo la speranza di potersi riposare, la consolazione che tu ti eri accorto della loro fatica.
Infatti le persone, avendo intuito dove eravate diretti, vi hanno preceduto ed erano lì ad aspettarvi, nel luogo scelto,  lontano e solitario.
Neanche un momento di riposo per loro.
Tu Signore hai avuto compassione di quella folla perché erano come pecore senza pastore.
Bisognava rimboccarsi le maniche e dimenticare la fatica, dimenticare tutto e continuare annunciare il Vangelo del regno, guarire gli ammalati, scacciare i demoni.
La tua parola, anche se non ce ne accorgiamo subito, ci nutre, ci rigenera, ci dona la pace.
Ho sperimentato nella mia vita che, proprio quando ho pensato che tu mi stavi dando una mano, mi stavi risollevando, giungeva una nuova incombenza, veniva alla luce un altro problema, un’altra malattia, un altro dolore, un’altra fatica e non c’è stato mai un tempo abbastanza lungo per godere della tua parola in intimità, per godere del riposo del corpo e dello spirito.
Così il tempo del riposo me lo sono rubato, approfittando del fatto che al buio della notte (quella delle streghe, degli ululati solitari, degli assalti, delle trombe di guerra)  subentra la luce del mattino e con essa la tregua da un sonno forzato che poi  era ed è una veglia forzata ancorata ad un letto.
Me ne venivo qui, in questa sala, vicino alla finestra e leggevo la tua parola, osservavo il cielo schiarirsi pian piano e aspettavo che il sole spuntasse tra i tetti delle case.
Dalla finestra entravano i cinguettii festanti degli uccelli che avevano fatto i loro nidi negli alberi che mi stanno di fronte.
Guardavo il cielo farsi azzurro o riempirsi di nuvole, guardavo e gustavo il silenzio di quest’ora incantata, magica quando tutti sono ancora a dormire e io potevo a te aprire il cuore.
In genere, anche se partivo da una situazione di grande dolore, finivo per lodarti benedirti e ringraziarti di tutto quello che tu mettevi sotto ai miei occhi e di quelle opportunità straordinarie che mi davi per poter stare con te e riposarmi un po’.
Sono anni che questo succede al mattino, sono anni che prendo vita, forza, coraggio dalla tua Parola, osservando la bellezza di tutte le cose che mi stanno intorno.
Ecco il mio riposo in tanti anni è stato proprio quello di rubarmi una messa perché da messa si può celebrare in chiesa, ma la si può celebrare anche nella propria casa, nel proprio letto, in un angolo della tua stanza interiore.
E allora Signore ti chiedo perdono perchè ho pensato che mi prendi in giro, pretendendo di avere un riposo prolungato, perché niente dura all’infinito e tutto ha un termine su questa terra.
Ma tu esisti e vivi per sempre e la tua parola ci guida e tu colleghi i fili spezzati della nostra storia, delle nostre vite sgangherate.
Tu Signore ci fai riposare nel momento in cui decidiamo di fermarci e di metterci in ascolto di quello che ci dici.
Ultimamente io non l’ho fatto perché non avevo la forza nè di scrivere come un tempo facevo, nè di digitare sui tasti del pc le mie meditazioni.
La mattina mi limitavo a rileggere quello che avevo già scritto e non mi sentivo arricchita come un tempo dalle cose nuove che ogni giorno scoprivo nel tuo forziere, il Vangelo.
Adesso tu mi hai messo in mano un nuovo strumento che è quello di poter dettare i miei pensieri al mattino a questo piccolo telefonino.
Mi sembra una cosa miracolosa perché non credevo che potesse accadere di pregare anche quando non ti funzionano le braccia e le mani,  e quando hai tanta voglia di dire “basta, perché mi hai ingannato”.
Non è vero Signore che mi hai ingannato e ti chiedo perdono perché veramente per capirlo bisogna fermarsi e tendere le orecchie e tutti i sensi per sentirti passare nel vento leggero.

“Donna sei liberata dalla tua malattia” (Lc 13,12)  

“Donna sei liberata dalla tua malattia” (Lc 13,12)
Gesù il giorno di sabato continua a scandalizzare con il suo comportamento contrario al dettato della legge che obbligava il riposo e l’astensione da qualsiasi attività produttiva.
Il riposo di Dio del settimo giorno della creazione aveva portato gli Ebrei a rendere sacro il sabato.
Ma Dio ha bisogno di riposarsi?,
Dio ha smesso di creare il settimo giorno?
A me pare di no perchè, se smettesse di agire, noi moriremmo tutti all’istante, in quanto la vita non dipende da noi ma da Lui, e da lui dipende l’equilibrio delle forze che regolano l’avvicendarsi delle stagioni, i movimenti delle stelle e delle galassie, il colore dei fiori e il loro profumo.
Come pensare ad un Dio che sta fermo?
A me sembra impossibile.
Basta pensare all’incarnazione del Figlio per convincerci che, da quando aveva completato la creazione, non è stato a guardare.
Come un ingegnere che è soddisfatto solo se vede realizzato il suo progetto, così Dio si è preso cura dell’esecuzione dei lavori, li ha diretti e continua a farlo, affidando ad ognuno il compito di realizzarli insieme a lui, sotto la sua guida.
Il Dio con noi e per noi c’è sempre stato e ha continuto a parlarci attraverso la natura, la cultura, i profeti, la storia, ha continuato ad accompagnarci e a salvarci.
Per questo gli Ebrei celebrano il sabato come memoria anche della loro liberazione dalla schiavitù degli Egiziani.
Cosa non ha fatto Dio dal giorno in cui ci ha creati?
Basta leggere la Bibbia perchè emerga il suo volto di misericordia, di compassione, volto di madrre e di padre, di fratello, di amico, di sposo.
Gesù, se non l’avevamo capito, è venuto a mostrarci il vero volto del padre, a rendercelo tangibile, a togliere il velo che ci impediva di vederlo faccia a faccia.
Gesù è morto ma è anche risorto, è vivo, presente e cammina con noi ed è uno di noi, è in ogni fratello che ha bisogno d’aiuto.
Che sia sabato o domenica o un giorno qualsiasi della settimana, non importa per il cristiano che è entrato nel riposo di Dio.
Ogni giorno, infatti, siamo chiamati ad incontrare il suo volto di carne, a perderci nei suoi occhi di sete e di fame, a porgere la mano e riscaldare chi ce l’ha tanto fredda da sembrare inaridita.
Voglio ringraziare il Signore per questo ottavo giorno che ci ha regalato, Lui Signore del tempo, l’unico che poteva moltiplicarlo e renderlo eterno.
Lo voglio benedire perchè nella vita impari con Lui che ogni giorno nasci a vita nuova quando l’altro, il tuo prossimo ti interpella e ti chiede di scaldargli la mano.
Il tempo diventa eterno se hai Dio nel cuore, se con Dio ami, combatti, speri.
Se con Dio ti chini sulle ferite del mondo e vi versi l’olio della Sua tenerezza.

IL SIGNORE DEL SABATO

VANGELO (Lc 6,1-5)
Dio non si preoccupa di se stesso, ma dell’uomo.
Sa infatti che senza di Lui morirebbe.
Il sabato, secondo il racconto biblico, Dio si era riposato.
Perciò questo giorno prevedeva la sospensione di qualsiasi lavoro, per essere completamente disponibili per Dio.
Ma con il tempo le pratiche religiose avevano fatto perdere di vista il senso del riposo.
Gesù è venuto per farci entrare efficacemente nel riposo di Dio.
Infatti, pur osservando il sabato in tante occasioni riportate dai Vangeli, si sente libero di non seguirne i precetti, quando questi non corrispondono alla verità ad essi sottesa.
E’ l’uomo ad avere bisogno di Dio e non viceversa.
Attraverso l’Eucaristia, è Lui che ci dona ciò di cui abbiamo bisogno per avere vita e dare vita.
Non a caso resuscitò il giorno dopo il sabato, la nostra domenica, che per gli Ebrei era un anonimo inizio di settimana, un lunedì qualsiasi.
La domenica Dio ci risuscita, per farci vivere bene tutti i giorni della settimana, immettendoci nel Suo tempo.
L’infinito riposo che il Creatore ha deciso di donare ad ogni creatura, attraverso la Nuova Creazione a cui ha dato inizio Cristo Gesù.