Fede e salvezza

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” Salvaci ,Signore, siamo perduti!” (Mt 8,25)

Questo vangelo ci riguarda molto da vicino.
Chi non si riconosce in quello che almeno una volta nella vita, ma sono molte di più le occasioni che ce lo fanno pensare, non abbia rivolto a Dio questa domanda?
Dove sei? Signore mio Dio quando mi assalgono flutti di morte, dove sei?
Quando le acque mi stanno sommergendo dove sei?
Quando la paura mi sconvolge la mente e mi strazia il cuore dove sei?
Quando non ho nessuno che mi tenda la mano, nessuno che mi rialzi, mi sollevi dal fango in cui sono caduta, dove sei?
Dove sei Signore mio Dio quando la prova si prolunga nel tempo e le braccia sono sfibrate, incapaci di sollevarsi ancora in alto, dove sei?
Dove trovarti Signore quando il mio grido nella notte sale a te e mille demoni mi stritolano e mi legano con funi poderose le membra del corpo?
Dove sei quando mi tappano la bocca e m’impediscono di proclamare il tuo nome santo?
Dove sei Signore mio Dio quando tutto il mondo mi crolla addosso e nessuno si salva dalla grande catastrofe? Dove sei mio Dio?
Ti ho cercato per anni: scrivevo su ogni foglio, libro quaderno questa domanda che diventava sempre più assillante, quanto più la malattia e l’incomprensione di ci mi stava accanto aumentava.
Ti ho cercato Signore in ogni luogo, nel cielo, nelle dispute dotte, ti ho cercato lì dove mi avevano insegnato tu risiedessi immobile sul tuo trono di gloria.
Il cielo era troppo lontano per me, perchè mi avevano insegnato che là tu risiedevi, essere perfettissimo, creatore e Signore di tutto.
Ho pensato ad una radio: se avessi avuto una radio sicuramente avrei potuto connettermi con te, ma la ia radio non funzionava.
Mi arrivavano solo scariche rumorose e incomprensibile il messaggio ad essa affidato. Ho pensato che forse esisteva un bottone che io non conoscevo e che dovevo trovarlo. Sicuramente era un problema di bottone giusto da premere.
Così ho cercato quel bottone e finalmente ti ho incontrato inchiodato ad una croce.
E’ difficile accettare un dio crocifisso, un dio debole, un dio che dorme, ma a quei tempi per me è stato un miracolo vederti nell’impotenza e nel limite di un umanità che ci accomunava.
Tanti anni sono passati e siamo diventati inseparabili, ma la strada si fa più erta, le insidie sono ad ogni passo, ad ogni passo rischio di cadere.
E cado e mi rialzo e cerco il tuo volto, un volto di carne, uno sguardo d’amore, una parola di vita.
Ma proprio quando ne ho più bisogno tu dormi.
Giovanni, se mi vedeva con gli occhi chiusi mentre mi raccontava cosa gli era successo, prima di addormentarsi il pomeriggio nel mio grande lettone, mi ficcava le dita negli occhi per tenermeli aperti “altrimenti significa che non mi stai a sentire!” diceva.
Io lo stavo a sentire, non c’è dubbio, perchè mi era affidato dai genitori e dovevo vigilare su di lui. Ma lui voleva un segno della mia costante attenzione.
Anche io Signore, nonostante non sia più una bambina, per problemi molto più grandi, cerco un segno della tua attenzione.
Ne ho bisogno Signore, specie quando la battaglia è senza esclusione di colpi, quando il nemico già sta pregustando la spartizione del bottino, quando le forze provate duramente mi stanno abbandonando e sulle labbra la preghiera si strozza, in un gemito, un sospiro, un pianto, un grido di ribellione.
Dio dove sei?
In questi ultimi tempi, anche guardandonmi intorno, mi chiedo se sei in ciò che ci manca, in ciò che ti nega, nel silenzio del deserto sconfinato, nel minaccioso turbinare delle onde, nella tribolazione di tanti che non ti conoscono, nella superbia di chi ti nega.
“palpita sulla poltrona del presidente e nei calzari dell’atleta. Egli è qui, non cercatelo nelle chiese…”
Così si concludeva il compito di una ragazza di 15 anni a cui avevo dato da svolgere un tema su un pensiero di Bacone
” Questo Dio che celebro nelle mie carte, lo vedo presente ovunque, lo vedo nei fiori del mio giardino…”
Allora non ti conoscevo Signore, ma a quel compito misi il massimo, tanto mi aveva fatto vibrare le corde più profonde del cuore.
Ma ora non mi basta vedere i fiori del giardino, non mi basta sollevare lo sguardo al cielo stellato, nè immergermi nell’incanto del mare scintillante di luce, quando il sole sorge al mattino.
Non mi basta quando il dolore mi impedisce di assumere qualsiasi posizione, quando non c’è medicina che lo allevi, quando non trovo consolazione e gioia nella preghiera, quando il deserto si stende a vista d’occhio e il cielo sembra tanto lontano.

VEGLIA

MEDITAZIONI SULLA LITURGIA DI
martedì della XXIX settimana del TO
“Per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”(Rm 5,19)
Quando ad obbedire è Dio non ci possiamo meravigliare che le conseguenze del suo sì al Padre si siano riversate su tutti noi, figli per scelta, amati prima di venire alla luce, prima che i nostri genitori pensassero a noi.
Ci sembra scontato che sia così anche se non agiamo di conseguenza, perchè la vita ci prende e abbiamo tante cose da fare, tanti progetti, tante occupazioni e preoccupazioni che la Parola di Dio, specie se siamo ancora giovani, ci scivola addosso e non ci nutre e non ci cambia la vita.
La messa nei giorni feriali è frequentata solo da persone di una certa età, in prevalenza donne, vedove, ammalate, sole o separate in casa.
E’ una tristezza da un certo punto di vista. Gli uomini sono spesso assenti fatta eccezione del sacerdote.
Guardando l’assemblea mi rincuoro solo pensando che Gesù ha fondato la sua chiesa partendo  non dal numero dei devoti ma dalla qualità, dalla fede di chi ha partecipato alla sua morte.
Maria, sua madre e Giovanni, il discepolo che amava ricevettero le primizie dello Spirito Santo, l’amore di Dio effuso sulla sua promessa sposa, la Chiesa.
La Chiesa siamo noi, non finisco mai di ripetermelo e per questo cerco, mi sforzo di non giudicare quelli che razzolano male ma di guardare ciò che in ognuno è dono, è segno della presenza di Dio che si manifesta.
Siamo tutti figli della colpa, ma tutti resuscitati in Cristo Gesù, per i suoi meriti.
La salvezza è per tutti, ma bisogna prima di tutto sapere che ci è stata data gratuitamente e poi che dobbiamo scegliere di accoglierla e seguire le istruzioni del nostro Salvatore per risalire dal fosso, per venire alla luce.
La notte è lunga, interminabile per coloro che non vogliono essere salvati e capita purtroppo che non ci si fidi del Soccorritore.
Ci si addormenta e non si sente la voce che ci chiama alla vita.
Ci sono sonni di morte e sonni di vita, ci sono veglie di morte e veglie di resurrezione.
Per fortuna che Dio ha pazienza e ha permesso che vivessimo più a lungo per rinsavire, togliendoci le ore di riposo che a causa dell’età si riducono al lumicino, mentre aumentano quelle della veglia e del dolore.
Grazie a queste io che andavo sempre di corsa ho imparato a fare buon uso di un tempo che senza di Lui sarebbe stato sprecato in lamento o in tentativi di fuga dalla realtà che stavo vivendo.
Così le parole del Vangelo di oggi giungono a proposito per elevare a Dio un inno di lode, perchè la lampada accesa e i fianchi cinti connotano le mie notti che si trasformano in un incontro sempre nuovo con lo Sposo che viene a visitarmi.
Maria è la sentinella che sta alla porta e Gli apre quando bussa .