” Beato chi cammina nella legge del Signore” (Salmo 118)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

16 aprile 2018
lunedì della III settimana di Pasqua

” Beato chi cammina nella legge del Signore” (Salmo 118)

Anche se siamo convinti di farlo, poi ci accorgiamo che non siamo affatto saldi nella fede, specie quando il vento soffia forte e agita le acque del mare che noi solchiamo con piccoli gusci di noce, in preda a qualsiasi mutamento del vento che agita le acque e ti toglie ogni sicurezza.
Anche quando pensiamo che Gesù ce lo portiamo dietro, pure ci prende la paura se dorme o cammina sulle acque.
Gli sconvolgimenti, gli improvvisi temporali, il naufragio delle nostre certezze, il sentirci soli a combattere faraoniche battaglie ci mette a terra e quel ” Perchè?”, tante volte ricacciato dentro lo stomaco, come un rigurgito acido riaffiora.
Perchè a me, solo a me, perchè per così tanto tempo, perchè dormi quando il nemico mi assale e affonda le sue zanne nella mia carne?
Riprendo in mano il rosario con fatica per i forti dolori alle mani e alle braccia, cercando l’aiuto che tarda a venire.
Cambio mano, dita, posizione poi mi arrendo e decido che il rosario lo dico a mente, perchè almeno non mi procuro altro dolore.
E questa mattina era la volta dei misteri gaudiosi che partono da un “Kaire!”, rallegrati che volevo a tutti costi fare mio, dopo una notte dove la violenza degli elementi mi aveva disintegrata.
Volevo sentirmelo dire anch’io quel Kaire, ma volevo che mi entrasse nelle vene, nel cuore perchè volevo che il Signore stesse con me, come con Maria.
Come era possibile che questa vita così tribolata non avesse niente più di che rallegrarsi?
Sono andata avanti con i misteri ma non riuscivo di fatto a staccarmi dall’idea che era impossibile che solo per me Dio aveva fatto un piano diabolico, assassino, aveva spento il mio sorriso e mi aveva portato sul ciglio del grande burrone.
Kaire, kaire, kaire, non mi stancavo di ripeterlo, mentre proseguivo con le avemarie i paternoster e i gloriapatri .
Ci doveva essere un varco, una crepa, un mezzo per penetrare nel mistero della vita, qualunque essa sia.
Ho pensato che la vita è un dono, l’ho letto tante volte, ma solo a tratti me ne sono resa conto e ho ringraziato.
La vita è dono.
Mi sono ricordata di quando mio padre, dopo aver tagliato una piccola torta, in tanti pezzi quanti erano le nostre bocche, mi porse quello che mi spettava non proporzionato alla mia fame.
“Lo vuoi?”
“No”
“Lo vuoi?” ripetè per la seconda volta.
” No”
“Lo vuoi?
“No”
“Perchè?”
“Perchè è piccolo”
In un lampo il mio pezzo di torta finì nella sua bocca, lasciandomi con un palmo di naso.
Questa vicenda mi segnò molto, ma mai avrei immaginato di arrivare a ipotizzare un discorso del genere tra me e il Padreterno.
La vita è un dono riflettevo, pensando a quel pezzo di torta, che non sempre corrisponde alle tue aspettative.
Sta a te farne un capolavoro, un’opera d’arte, un gioiello con gli ingredienti, il materiale a disposizione.
L’alternativa naturalmente è rimanerne privi.
Ho ripensato ad una borsa che ho fatto, ripescando nel cestino dei rifiuti gli avanzi di un vestito da me confezionato con grande soddisfazione, con un piccolo pezzo di stoffa che avevo comprato per farne una sciarpa.
Ho guardato quei ritagli, numerosi, di varia forma, dai colori invitanti.
Ho pensato che era un peccato andassero nella spazzatura.
Li ho quindi ripescati dal cesto e li ho uniti con del velluto facendone un’opera d’arte, una bellissima borsa che tutti mi invidiarono.
Da una manciata di stracci era scaturito un capolavoro.
Perchè non pensare che un capolavoro ancora più grande potevo fare con l’aiuto di Dio di questa vita a pezzi?
Sì, era questo il messaggio che questa notte mi ha fatto rallegrare.
Ora comincia il bello.
Cercare motivi di speranza, di gioia, di amore tra i copertoni, nelle discariche di questo mondo.

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“Sono io non abbiate paura”(Gv 6,20)

MEDITAZIONE sulla liturgia di
sabato della II settimana del tempo di Pasqua
18 aprile 2015
ore 6.45
letture: At 6,1-7; Salmo 32; Gv 6, 16-21
“Sono io non abbiate paura”(Gv 6,20)
Ti presenti Signore nei momenti più impensati, difficili, quando le acque si agitano e il vento fa traballare la nostra barca.
Tu cammini sulle acque agitate del male, tu domini le forze ostili che ci impediscono di fare la traversata e di giungere al porto sicuro.
Oggi, quando ho letto il vangelo, erano le 3, ho pensato che non avevi nulla di nuovo da dirmi, un vangelo, una storia che ho letto e commentato e meditato tante volte.
Cosa potevo apprendere di più di quanto già non sapessi?
Così ho rinunciato a scrivere la mia meditazione notturna e ho cercato una posizione per riprendere sonno, con il rosario tra le dita e il desiderio di unirmi a te e a Maria nella contemplazione dei misteri del dolore anche se oggi è sabato.
Ieri sera ero rimasta ferma al primo, quello in cui tu schiacciato dal peso dei nostri peccati, solo, preghi e soffri, sudi sangue, tanto grande è l’angoscia che ti opprime.
Così questa notte ho preso sonno dimenticando il resto della tua passione salvo poi svegliarmi con un tremendo dolore alla spalla, il solito da qualche mese che mi perseguita, costringendomi ad indossare il busto che attenua le fitte dolorose dei nervi schiacciati dai recenti crolli vertebrali.
Ho affidato a Maria il compito di traghettarmi fino al mattino con la preghiera a lei tanto cara, perchè ci stringe insieme a te, suo figlio e nostro fratello, in un unico e grande abbraccio.
Il tuo dolore è diventato il mio dolore attraverso Maria, il senso di quelle fitte spaventose mi si è andato man mano chiarendo e mi sono riappisolata mentre ti contemplavo Signore, vittima innocente, incenso purissimo sull’altare di Dio.
Il mio dolore è diventato il tuo dolore e ho trovato la pace pensando che solo tu potevi trasformarlo in offerta di soave odore per liberare i prigionieri e portare la luce a quelli che vivono incatenati dal peccato.
“Sono io non avere paura” mi sono sentita dire questa mattina, quando una fitta più dolorosa mi ha scosso dalla posizione a fatica cercata per non soffrire.
Sei tu Signore che vieni a visitarmi ogni volta che sto male.
Ti ringrazio perchè fughi le mie paure, perchè ogni giorno, ogni notte mi getti una scala dal cielo perchè io vi salga e mi trovi in paradiso.
Con Maria tutto questo sta divenendo possibile, reale, perchè con lei non posso sbagliare direzione, non posso che avvicinarmi sempre più a te.

CONVERSIONE DI S.PAOLO

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Il Rosario…
“Io sono Gesù Nazareno che tu perseguiti”(At 9,5)
Oggi si celebra l’incontro tra Paolo e Gesù risorto, Gesù vivo che cammina sulle strade del mondo e si nasconde in ogni fratello .
Con Maria mi voglio rallegrare per la gioia che contraddistinse il mio primo incontro con Lui, la gioia dei fratelli riuniti in preghiera per l’ufficio delle lodi, la gioia che trasudava dai salmi che investiva tutta la natura in festa per la salvezza che era alle porte.
Con Maria ho sgranato il rosario, pensando al mistero dell’incontro con Dio, il Vivente, che mi aveva scalzato dalla cavalcatura per essere aggiogata al suo carro.
Ho ripensato all’entusiasmo dei primi tempi che mi ha portato a ritenermi depositaria della verità tutta intera, che mi ha fatto discriminare i fratelli cristiani che non si comportavano come io credevo fosse giusto.
Nei misteri della gioia ho chiesto a Maria la dovuta e necessaria umiltà per avvicinarmi a qualsiasi persona senza giudizi, nè pregiudizi.
Rispettandoli, amandoli, testimoniando anche in silenzio che Dio era ed è in ogni incontro sollecitato dall’amore, dalla risposta al bisogno di aiuto, le ho chiesto di andare oltre le apparenze, per vedere di cosa l’uomo ha veramente bisogno.
Mi sarei messa in viaggio con lei, facendo un trasloco dall’io al tu, passando per strade accidentate, lunghe, in salita, purchè arrivassi lì dove lei non aveva avuto paura di andare.
Un trasloco a piedi o a bordo di un asino, su cui ho fatto salire Gesù.
Perchè io mi sono sempre sentita quell’asino di cui Gesù aveva bisogno, quando entrò a Gerusalemme la domenica delle palme.
E poi nel terzo mistero mi sono trovata con Maria ad accudire i piccoli che il Signore ha messo sulla mia strada, i poveri, gli storpi, i ciechi, i malati, i soli.
Ho chiesto a lei di aiutarmi a sfamare, prendere in braccio, curare, vigilare su tutti i fratelli con cui vivo fianco a fianco in famiglia, in parrocchia, al lavoro e sulle piattaforme virtuali,specie quelli che danno cattivo odore e non sono amabili.
Poi nel quarto mistero con lei ho presentato al tempio questi fratelli, figli di un unico Padre, ho deposto in pegno il mio corpo, i miei dolori, la mia malattia, la mia vita non separata da Lui, illuminata dallo Spirito di Dio, perchè li benedicesse e li moltiplicasse nell’amore ad un unico e sommo bene.
E poi nell’ultimo mistero ho meditato sulle mie distrazioni, su quante volte mi dimentico di Gesù per continuare il mio viaggio.
Gesù che magari si è fermato per fare una cosa importante, che sta combattendo una grande battaglia che io ignoro e a cui non do peso.
E’ stato questa notte il momento più doloroso, anche se il mistero era della gioia, in quanto, nel quinto, si medita il ritrovamento di Gesù nel tempio.
Ma io con Maria ho meditato sulle volte che perdo di vista i miei fratelli, o mi sento da loro abbandonata. E non li cerco e mi dimentico di loro.
E’ stato bello accostarmi a Gesù in compagnia della madre, in occasione della festa della conversione di San Paolo.
Gesù è vivo, Gesù è risorto, Gesù vuole che ci prendiamo cura di Lui.
” Forse mi passa se abbraccio qualcuno!” disse Giovanni, il mio nipotino, in piena crisi d’asma.
Da lì sono partita per andare a trovare i fratelli uniti nell’unica fede in Cristo Gesù, figlio di Dio..

Preghiera

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” Ti colmerò di gioia nella mia casa di preghiera”(Is 56,7)

Alle 4 un crampo spaventoso ha messo fine al mio tormentato sonno, un crampo che mi ha fatto urlare a tal punto che mio marito si è svegliato e ha cercato in qualche modo di mettermi in piedi.
Non è la prima volta che accade, sono anni che mi tengono compagnia, una compagnia scomoda non c’è che dire, la notte.
Ci sono notti che riesco a non urlare, a vedermela da sola, senza disturbare, ci sono altre volte che il dolore è così lancinante che devo chiedere aiuto, perchè mi impedisce di muovermi, come se avessi messo i piedi in una tagliola.
In genere se non riesco a riaddormentarmi, cosa normale, mi metto a pregare o a scrivere dopo aver letto la Parola di Dio della liturgia del giorno.
Non sempre trovo connessione tra quello che trovo scritto e quello che sto vivendo, tanto che mi viene da chiedermi se parla per me o per qualcun altro.
Questa mattina è stata una di quelle volte che la connessione era assente, mentre era preponderante il desiderio di rimettermi a letto a riposare.
Come al solito ho pensato di dire un rosario, con la speranza che mi conciliasse il sonno.
Il rosario è un arma potente perchè non agisce come i maligni penserebbero come sonnifero, ma come strumento che ti allontana i brutti pensieri e ti porta a vedere lle cose che ti accadono con altri occhi, con gli occhi di Maria, con gli occhi di Dio.
Questa notte mi toccavano i misteri dolorosi che spesso salto, specie se sono molto addolorata.
Mi piacciono i misteri della gioia perchè attraverso Maria rivivo il dono del mio Battesimo e mi immergo nell’amore di Dio.
Ma questa notte non ho voluto cambiare perchè ero stremata dalla prova e cambiare avrebbe comportato una fatica, anche se minima.
Mi sono detta che almeno il primo mistero mi faceva sentire vicina a Gesù, perchè la cosa che più temo è la solitudine, l’abbandono, l’indifferenza delle persone più care.
E Gesù ha provato tutte queste cose, come capita a me, a tanti uomini che hanno attraversato la scena del mondo.
Ma la cosa straordinaria che è successa stanotte non è stato tanto quella di sentire la solidarietà con un compagno di viaggio, quanto l’amore di Dio che mi si apriva attraverso uno spiraglio che man mano che procedevo diventava sempre più grande fino a diventare un passaggio ampio che mi ha risucchiato in un atmosfera, in un mondo, in una dimensione di pienezza, di pace, di gioia, di amore senza misura.
Sentivo il respiro di Dio, sentivo il suo cuore di padre battere sul mio, sentivo le sue braccia che mi avvolgevano tutta, sentivo che quello era il Paradiso.
” Ti colmerò di gioia nella mia casa di preghiera” l’ha detto e l’ha fatto. Come non credere a tutto il resto?

Signore quanto sei grande, Signore quanto sei bello, Signore quanto sei tutto!
Le parole vengono meno quando riempi il cuore di Te.

Il rosario

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SFOGLIANDO IL DIARIO

Sono andata questa mattina alla messa, alla Cappellina dell’Ospedale.
Reduce da una notte drammatica, con i dolori, serpenti che si avviluppavano sulle mie gambe e il fuoco, il braciere, il tizzone ardente in mezzo alle scapole, e il braccio che mi dava le scosse elettriche, e la mano che non rispondeva ai comandi e gli orologi impazziti di tutta la casa, ognuno con un’ ora diversa e gli occhi che mi lacrimavano appena accendevo la luce.
Una notte infinita quella passata, una notte che si aggiunge a tante altre notti più lunghe, quando spostiamo indietro le lancette dell’orologio.
Una sola cosa mi era riuscita, dopo tanto girare la casa e rigirarmi nel letto: il rosario.
Il rosario lo dico solo quando mi sento, mai per devozione, sempre per cercare una strada più agevole per connettermi con Dio.
Così questa mattina ho detto il rosario, ma la connessione l’ho fatta con la Madonna e per tutti i misteri gaudiosi ho meditato quel “Rallegrati”, che mi ha ridato la carica, pensando alla sua gioia di essere stata scelta dal Creatore come madre e sposa del Figlio.
Ho pensato per la prima volta che le funeste profezie(una spada ti trafiggerà l’anima), la fatica per andare ad aiutare la cugina Elisabetta, lo smarrimento e la ricerca di Gesù, che aveva smarrito, non potevano competere con la gioia della pienezza di Dio che l’aveva colmata di ogni benedizione.