Battesimo del Signore

“In te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1,11)
Signore grazie per tutto ciò che senza meriti ci hai donato attraverso il sacrificio di Gesù.
Ti ringrazio perchè questa parola oggi la sento rivolta anche a me che sono stata battezzata con l’acqua purificata dall’immersione del tuo figlio primogenito.
Ho pensato che Gesù aveva fatto quel gesto per dare esempio di come dovevamo prepararci al ritorno nella tua casa, ho pensato che quel gesto aveva lo scopo di presentare a tutti Gesù, dopo 30 anni passati nel silenzio, così che tutti sapessero chi egl era veramente, attraverso la voce che venva dall’alto.
Ma poi , proseguendo nella lettura del Vangelo, non semba che quella carta d’identità sia servita a molto, visto quanto faticò per farsi conoscere e solo quando era sulla croce un pagano disse: ” Questo è veramente il figlio di Dio”.
Che Gesù fosse tuo figlio tu lo sapevi, non so quanto ne fosse consapevole umanamente Lui, o se la sua consapevolezza aumentò gradualmente e toccò il culmine sulla croce.
Per me questo è un mistero, ma non è mistero il fatto che dal suo sangue siamo stati redenti, che siamo realmente tuoi fgli, da quando Gesù si è offerto come vittima sacrificale per espiare tutti i peccati del mondo.
Siamo tornati a casa , siamo nella terra che tu ci hai promesso e che ci hai affidato di custodire, coltivare per trarne frutti per noi e per gli altri.
Noi Signore non siamo niente, perchè chi fa piovere e fa crescere sei solo tu.
Ma tu ci hai voluto tuoi collaboratori, per educarci all’amore, alla gratuità del servizio, alla gioia di stare insieme senza rivendicare nulla a nessuno, ma rendendo sempre e solo grazie a te, Sole di giustizia.
Il Battesimo di Giovanni con l’acqua del Giordano prefigura il pentimento necessario per invocare il tuo perdono.
Tuo Figlio non aveva bisogno di essere perdonato, ma accollandosi tutti i nostri peccati ha sofferto molto di più che se li avesse commessi di persona, come ogni genitore che soffre per i propri figli deviati.
Gesù immergendosi nelle acque del Giordano le ha purificate e con esse tutte le acque dei fonti batesimali.
Per formare un arcobaleno sono necessarie due pozze o raccolte di acqua dove possa il sole poggiare i suoi raggi.
Dio tu unisci Il nostro Giordano con l’acqua che sgorga dal costato di Cristo.
L’arcobaleno che si è steso nel cielo oggi indica che, attraverso Gesù, vuoi fare pace con il tuo popolo, vuoi mettere fine ai venti e alle tempeste che ci hanno allontanato da Te.
L’acqua che ha origine dal tuo sacrificio continua a sgorgare, zampilare, acqua mista a sangue, perchè è il sangue che rende speciale questo arcobaleno che mai più si cancellerà dal nostro cielo rinnovato tuo amore.
Signore oggi ti chiedo di non dimenticare mai le parole che tu hai pronuncato su tuo figlio e su tutti noi che abbiamo deciso di tornare a casa e rimanere con te, lasciandoci nutrire da te , obbedendo ai tuoi comandamenti.
Rendici capaci di rispondere con slancio, con gratitudine e prontamente ad ogni tua parola, aiutaci a vederti sempre come alleato nelle prove più dolorose e insensate della vita, aiutaci a sentirti vicino nella gioia e nel dolore e ad avere te come unico e più importante punto di riferimento, quando il cielo è coperto, quando il vento soffia forte, quando terremoti o maremoti sconvolgono la nostra vita.
Aiutaci a dirti grazie per ogni cosa, per le patate, per i colori, per le persone, per il sole, per la pioggia, per tutto ciò che è vita.
Grazie Signore, grazie Maria, grazie santi tutti di Dio che siete la mia famiglia, una famiglia non destinata a morire che non mi fa sentire sola e spaesata in questa terra d’esilio. con nel cuore la nostalgia della meraviglia dell’inizio.
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“Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente” ( Sof 3, 17)

“Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente” ( Sof 3, 17)
Questa mattina voglio riflettere sulla gioia che nasce dall’incontro tra due persone.
Nel giro di pochi giorni viene riproposto lo stesso passo di Luca sulla visitazione di Maria alla cugina Elisabetta.
Protagonista è la gioia dell’incontro, il riconoscere la presenza del Signore ed esultare.
“Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo”
A riconoscere Gesù quindi non fu Elisabetta ma Giovanni, il precursore, prima ancora che venisse alla luce.
Giovanni comunica la sua gioia alla madre che fu piena di Spirito Santo.
E’ lo Spirito Santo infatti che poi suggerisce ad Elisabetta parole di benedizione e di giubilo per la presenza di Dio in mezzo a loro.
Un Dio nascosto che si rivela quando si riconosce la sua voce, quando emerge dalla memoria la meraviglia dell’inizio, nostalgia di un oceano che eri abituato a solcare, senza paura, di un giardino che il Signore ha custodito e coltivato per te, da quando te ne sei allontanato.
Penso che l’esperienza di incontri particolari che ti fanno balzare il cuore nel petto, li facciamo un po’ tutti, anche se la fretta spesso ce li fa dimenticare.
Sono incontri che ti fanno stare bene, incontri in cui presente passato e futuro diventano un punto luminoso di pace, di gioia di amore condiviso.
Il tempo degli amori giovanili è passato e io pensavo che alla mia età il trasalimento del cuore, la commozione nell’incontro degli sguardi, nelle strette di mano, nel calore della vita che fluisce dalle parole non mi sarebbero più toccati.
“Ormai sono vecchia” sono solita dire e non mi aspetto le sorprese di Dio, le sue incursioni in normali giornate di fatica e di servizio, di svago e di lavoro.
Non me l’aspettavo sabato, quando abbiamo deciso di non andare a fare rifornimenti per la settimana nelle cattedrali del consumismo, i supermercati dove trovi tutto quello che vuoi e anche quello che non sai di volere.
Siamo andati al mercato che si tiene ogni sabato in un paese che è il prolungamento della città in cui noi viviamo.
Un mercato con tante bancarelle dietro le quali il volto, il sorriso, la stretta di mano si fa storia che ti parla in modo più eloquente della merce esposta.
Ogni volta che ci andiamo il cerchio si allarga e si moltiplicano i sorrisi, anche se non compriamo niente, ma non lesiniamo il tempo per stare un po’ con chi aspetta che qualcuno si fermi.
Io li chiamo i luoghi del cuore, scintillanti di giorni che sarebbero senza senso, senza la pace che ti lasciano certi incontri, senza il desiderio di tornare per condividere ciò che Dio dona ogni giorno ogni mattina, a tutti.
La cosa che più mi piace è portare senza farmene accorgere le persone a vedere il bello e il buono in quello che hanno, che a loro capita.
E’ come se aiutassi le persone a ritrovare ciò che hanno perso.
La gratitudine e la gioia nei loro volti è il segno che la messa non è finita, quella a cui partecipiamo prima di fare le nostre escursioni in quel mondo che sembra tagliato fuori dal tempo.
Voglio ringraziare il Signore perchè fa nuove tutte le cose quando lo porti nel cuore.

Verità e libertà

Meditazioni sulla liturgia di sabato
della XVII settimana del TO
Vangelo(Mt 14,1-12)
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
Il comportamento di Erode ci scandalizza, come quello di Pilato, che non hanno esitato a condannare a morte un giusto per paura di essere giudicati, per non perdere il consenso su cui poggiavano il potere.
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all’unica Verità che ci rende liberi.
Eppure quante persone evitiamo di frequentare per presunte colpe commesse, agli occhi di quanti nascondiamo la nostra vera identità per non essere giudicati!
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all’unica Verità che ci rende liberi.
Gesù è il fondamento di ogni uomo, è il prototipo di una stirpe divina, è l’archetipo a cui Dio si è ispirato per creare la relazione tra gli esseri umani, si che gli somigliassero.
Molto spesso la nostra storia ci divide e ci strazia, perché il presente nega e ci toglie ciò che abbiamo avuto( giovinezza, lavoro, salute, soldi, prestigio, amici, certezze).
Il futuro ci impressiona,ci fa paura perché si prospetta più come una diminuzione delle cose cui siamo attaccati, una perdita, che un’opportunità per trovare ciò che ci definisce.
Le cose mutano. l’uomo irrimediabilmente va verso la morte, ma una cosa resta: l’amore che unisce i pezzi della nostra storia, l’amore fondato su Cristo, l’amore che abbiamo conosciuto attraverso Gesù, l’amore su cui si fonda tutto l’universo,l’amore che unisce il cielo alla terra in un unico ed eterno abbraccio.
Non preoccupiamoci quindi di perdere la testa, se proclamiamo la verità dell’amore.
Perchè il tesoro lo custodiamo nel cuore di Dio.