Gesù gli ordinò severamente.” Taci! esci da lui!”(Mc 1,25)

Gesù gli ordinò severamente.” Taci! esci da lui!”(Mc 1,25)
Perchè Gesù intima al demonio di uscire dalla persona di cui si è impossessato? Sicuramente non perchè l’ha riconosciuto come il santo di Dio, ci mancherebbe. Ma perchè afferma che è venuto a rovinarci.
La persona in questione era tra i devoti e in essa possiamo identificarci senza scandalizzarci.
Quante volte a parole noi riconosciamo che Gesù è il Signore salvo poi attribuirgli la responsabilità di tutto quello che ci accade di male!
Il dio in cui crediamo ci sta bene fino a quando non ci scomoda, non ci fa cambiare posizione, non mette i paletti all’esercizio della nostra libera volontà
Identifichiamo la felicità nel fare quello che ci pare e piace, anche se siamo molto severi nel giudicare quelli che non rispettano le regole.
In fondo è la libertà degli altri che ci rovina la vita e alzi la mano chi non si è indignato con qualcuno che
l’ha usata a nostro discapito.
Il problema della fede, della vita, delle relazioni interpersonali sta tutto nell’esercizio corretto della nostra volontà e delle nostre scelte.
Ma chi ci dice che una cosa è buona o cattiva?
Dio ci ha provato consegnando ad Adamo ed Eva il paradiso con l’unica clausola di non mangiare dei frutti dell’albero del bene e del male. Vale a dire che solo Lui e non l’uomo poteva dire ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Si sa che a nessuno piace sottostare a imposizioni, comandi, leggi che limitano il nostro campo d’azione, che mortificano i nostri desideri, impediscono la realizzazione dei nostri sogni.
Ma Dio è Padre e come tutti i padri del mondo ne sa più dei figli che non ancora raggiungono l’autonomia, ma essendo Dio ne sa più di tutti i figli anche i più intelligenti, scienziati, premi nobel e via dicendo.
Altrimenti che Dio sarebbe?
Tutti i costruttori, ideatori di manufatti conoscono bene la loro funzione e cosa occorre perchè durino a lungo.
Nessuno si sognerebbe, a meno di essere pazzo, di mettere al posto della benzina acqua o coca cola, nè laverebbe a 100 gradi una maglia di puro cachemire, magari aggiungendo il candeggio.
Non si capisce proprio come l’uomo presti così tanta attenzione alle cose a cui tiene, leggendo e seguendo con scrupolo il ibretto di istruzioni e si rifiuti di seguire le indicazioni contenute nel vangelo non per vivere a lungo, ma per non morire mai.
Dio eterno ha creato figli destinati ad essere eterni a patto che non si allontanbino da casa, che si lascino nutrire dalla Sua parola, guidare dal Suo spirito.
Tornando al vangelo di oggi quindi è doveroso farci un serio esame di coscienza per vedere se Dio lo adoriamo a parole ma poi nei fatti lo vorremmo cacciare perchè disturba la nostra vita, il nostro fare ciò che ci pare e piace perchè in fronte non abbiamo scritto” giocondo”
Signore aiutaci a fare la tua volontà, a consultarti ad ogni decisione, a preoccuparci non tanto di stare bene ma di far stare bene.
Quel giardino che ci riconsegni fiorito ad ogni confessione fà che ce ne facciamo carico e lo coltiviamo con cura, amore e tanta umiltà.

“Egli ci vide, fu guarito”(Mc 8,25)

Sfogliando il diario…
19 febbraio 2014 ore 5.46
Mercoledì della VI settimana del tempo ordinario.
Letture; Gc 1,19-27; Salmo 14; Mc 8,22-26
“Prese il cieco per mano e lo condusse fuori dal villaggio”.(Mc 8,23)
Ore 10: intravitreale
Giovanni si meraviglia che quello che trovo scritto la mattina sul calendario liturgico ha stretta corrispondenza con quello che succede nella giornata (dice che si avvera).
Certo è che si esprime come ne è capace e a volte confonde le informazioni che gli trasmetto.
Ma la sostanza è quella che interiorizza, perché è ancora un bambino e riesce a credere che è tutto vero e che l’invisibile diventa visibile e che Dio opera nella nostra storia sempre e comunque.
Così l’ho educato e così cerco di vivere la mia vita, alla luce della Parola che ogni mattina mi dà le indicazioni di percorso.
Ci sono dei giorni in cui la Parola mi sembra molto lontana dalla storia che sto vivendo in quel momento, non appropriata, non per me, cosa che mi disorienta non poco.
Certo che non tutto possiamo capire e solo lo Spirito Santo ci guiderà alla verità tutta intera.
Gli apostoli, nonostante avessero a portata di mano ogni giorno il Maestro, e che Maestro! continuavano a preoccuparsi di ciò che mancava loro.
“Abbiamo un solo pane!” dicevano con Gesù vicino che aveva proprio poco tempo prima moltiplicato i pani e pesci e sfamato una folla di 5000 persone e c’erano avanzate anche 12 ceste.
Ma se i discepoli non capivano e continuavano a discutere davanti a segni così evidenti e, come diceva Don Ermete ieri sera, pensavano “Questo chiacchiera, chiacchiera, ma noi non abbiamo il pane!”.
Vale a dire che le chiacchiere non servono a niente quando hai fame, hai bisogno, hai paura.
Chiacchiera è una brutta parola ma Don Ermete la usa a proposito, per far capire meglio l’incomprensione dei discepoli.
Noi che siamo gente per bene non ci permettiamo di dire che Gesù fa le chiacchiere, ma la pensiamo allo stesso modo, quando le cose non vanno come vorremmo.
Il vangelo di oggi giunge a proposito di una vicenda che mi vede protagonista poiché alle 10 ho programmata la puntura intravitreale per l’edema maculare cistoide con il sospirato e costosissimo OZURDEX.
Anche la lettera di Giacomo giunge a proposito, se è per questo.
L’argomento è il sentire e il vedere, cose che mi riguardano molto da vicino, visto che per ascoltare, capire meglio e bene ciò che mi viene detto, ho preso la decisione di mettere gli amplificatori, altrimenti chiamati, protesi acustiche, salvo poi rendermi conto che, se non sento quello che si dice in chiesa è per via di don Gino che ha abbassato il volume dei microfoni perché fischiavano e, se Gianni non lo sentivo e non lo sento, è perché da quando ha avuto l’attacco ischemico gli si è abbassata la voce.
Ho imparato dalla vita a chiedermi sempre di chi è il problema, e, siccome il problema è il mio, ho agito di conseguenza.
Per me è importantissimo ascoltare, un po’ meno vedere.
L’ascolto è un mezzo fondamentale per metterti in comunicazione con l’altro.
Questo vale anche e soprattutto per la Parola di Dio, perché è importante che ti arrivi alle orecchie senza distorsioni, contaminazioni, chiara, forte, potente, voce che ti risveglia, ti risuscita, ti ridà vita.
Le parole dicono se una persona ti vede o se tu la vedi, ti accorgi del suo bisogno, perché è la parola che ti spinge ad agire.
La Parola di Dio.
Per fortuna che per ora non ho bisogno di auricolari che mi isolino dalle persone, ma di amplificatori che mi aiutino a far entrare le persone dentro di me.
Questa generazione purtroppo fa la strada al rovescio e invece di amplificare ciò che serve, si sceglie quello che vuole sentire e si mette le cuffie, isolandosi di fatto dalla vita vera.
Per fortuna, per grazia sento forte l’esigenza di non rompere i ponti con il mondo esterno, anche se mi viene da ridere al pensiero di tutto quello che sto affrontando in termini di sacrificio e di spesa, pur di non perdere neanche una briciola di ciò che cade dalla mensa della confusione in cui siamo immersi.
Già perché mi sento come un’estranea tra tanti estranei, seduta allo stesso tavolo a mangiare le stesse cose, ma con la consapevolezza che molte sono nocive.
Le mangio anche io, non lo nego, ma per fortuna sempre meno, perché ho trovato una mensa dove quello che viene portato in tavola è sempre utile, buono,benefico per il corpo e per l’anima.
Come la messa di Don Ermete.
“Mi raccomando, prenditi la sedia di ferro!” mi ha detto l’altro ieri, parole che lì per lì non mi hanno fatto capire l’importanza e il valore quindi di quella raccomandazione.
Quello che era accaduto qualche giorno prima l’avevo dimenticato, vale a dire la rottura della sedia di plastica su cui mi ero seduta e il tonfo a terra che mi aveva fatto battere fortemente la schiena.
Solo ieri mi sono ricordata che il dolore allucinante alle spalle per cui avevo dovuto chiamare la fisioterapista in soccorso alle 7:30 di mattina, era dovuto a quella caduta e a non altro.
Don Antonio non è da meno di don Ermete e si preoccupa di farmi fare meno strada possibile per partecipare alla messa.
“Bussa per farti aprire, non mi disturbi. Così eviti di portarti il deambulatore e ti trovi l’ingresso della cappellina davanti”.
Anche a lui niente passa inosservato e le sue comunicazioni sono efficaci come quelle di don Ermete.
Quando vado alla Madonna della pace mi sento di esistere, mi sento a casa, in un luogo dove sono aspettata, un luogo dove si prendono cura di me.
Per questo ringrazio il Signore, per tutti i sacerdoti che mi hanno testimoniato che il Vangelo non è una chiacchiera, ma è una scuola di vita.
Più ci penso più mi rammarico del fatto che ho studiato e perso tempo su tante cose inutili e che, se avessi saputo quale tesoro era racchiuso nella Scrittura, non avrei perso tempo, ma mi sarei data anima e corpo a fare anche indigestione della Parola, tanto oggi la amo.
Eppure anche se sono convinta che quello che dice Gesù è la verità, anche se vedo che i miracoli li compie ogni giorno, pure non posso dire che sempre abbia le idee chiare in proposito.
Oggi alle 10 mi faranno la puntura all’occhio.
Vedo come il cieco del Vangelo nella fase transitoria (alberi che camminano), vedo confuso, sento confuso.
Per questo faccio l’iniezione, per questo porto gli amplificatori, ma finora da un punto di vista pratico, non ho raggiunto nessun miglioramento, vale a dire che le cose che non vedo e non sento sono le stesse, ma quelle che vedo e che sento sono le più importanti.
Gesù guarisce il cieco portandolo fuori dal villaggio, appartandosi solo con lui.
Se oggi succedesse questo sarebbe proprio un miracolo, l’ennesimo.
Gesù che mi porta in disparte e si prende cura di me…
Ne ho voglia, ne ho nostalgia.
Lunedì, quando stavamo all’ospedale per il prelievo del midollo, ho guardato la faccia stanca e triste di Gianni e gli ho detto, dopo aver riflettuto sulla mia ingratitudine nei suoi confronti, sull’aver dato sempre più scontati i suoi accompagnamenti: “Certo che hai avuto una brutta sorte, sposando me!”
Anche se non mi basta mai, perché io sono portata a farmi carico dei pesi degli altri e mi aspetto altrettanto, pure devo riconoscere che c’è Uno che si è preso cura di me sempre attraverso gli angeli che ha mandato sul mio cammino.
Grazie Gesù che mi hai invitato alla tua mensa, che non hai preteso nulla in cambio, grazie Signore perché mi hai risvegliato il desiderio di ascoltare meglio e di più il mio sposo e i miei fratelli e quelli che proclamano la tua parola e la spiegano.
Grazie Signore di tutto.
Oggi fa che ti veda, ti senta, che non abbia paura perché tu sei l’unico mio vero bene.
Ore 10
Ospedale Santo Spirito in attesa di entrare in sala operatoria.
Fissa gli occhi a Gesù, Gesù ti vuole portare in disparte, fuori dal villaggio, dalle tue frequentazioni abituali, dai pensieri e dalle preoccupazioni che ti vengono dal non potere e sapere come vivere qui, ora, in questo mondo così diverso, così lontano da quello che hai lasciato, da quello che desideri, da quello che ti rende così dura ma anche così bella la vita.
Ti vuole portare con sé… un momento vuole che tu ti fermi a parlare con Lui.