“Il figlio dell’uomo è signore del sabato”(Lc 6,5)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

5 settembre 2015
sabato XXII sett TO anno dispari
letture:Col 1,21-23; Salmo 53; Lc 6,1-5
ore 7.06

“Il figlio dell’uomo è signore del sabato”(Lc 6,5)

Meditazioni sulla liturgia di sabato della XXII settimana del tempo Ordinario e sulla lettura breve delle lodi di sabato II settimana del salterio.

” Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. (Rm 12, 14-16a )”

Ho passato queste ultime ore della notte pregando intensamente, tu lo sai.
Ho pregato perchè ne avevo bisogno, perchè tu ti muovessi a pietà dei miei dolori, della mia continua tribolazione.
Ho cercato nella preghiera a Maria l’aiuto per intercedere presso di te Signore, perchè la mia preghiera giungesse più presto alle tue orecchie e tu provvedessi a togliermi la spina dal fianco.
Maria non si è fatta attendere e così ho potuto riprendere sonno anche se per poco e non dopo aver pubblicato la preghiera che ieri mi aveva suscitato la tua parola sul digiuno e sulla presenza- assenza dello Sposo.

Ora sono qui Signore e vorrei non dimenticare quello che la tua Parola ha mosso in me, cominciando dall’ultima che ho letto.
” benedite coloro che vi perseguitano e non maledite”
Non è facile Signore fare quello che tu dici, anche se ci sto provando, da quando mi hanno detto che le maledizioni dei miei antenati sono ricadute su di me e che, solo se cambio la maledizione in benedizione, sarò liberata da questa condanna, dai lacci invisibili ma poderosi con cui il mio corpo è messo a tacere, o viene ostacolato ad agire.
Ogni giorno m’interrogo su chi siano i miei nemici per perdonarli, per benedirli.
Ma ora che ci penso non ho mai preso in considerazione che la più grande nemica di Antonietta sono io, che devo benedire tutto ciò che di me non mi piace, tutto ciò che mi manca e consegnarlo a te perchè tu lo moltiplichi e lo renda cibo per gli affamati della tua parola.
Hai ragione Signore ad insistere, perchè non ancora assolvo Antonietta, non ancora mi fido completamente di te e metto la mia benedizione nelle tue mani, rendendo efficace il Sacramento del Battesimo.
Signore aiutami ad accettare i miei limiti, aiutami a lasciarmi andare, aiutami a non legarti le mani per sciogliermi dai lacci di morte.
A Maria chiedo soccorso, aiuto e benedizioni, a Lei, che è tua madre, affido la mia causa.

Solo tu Signore puoi guarirmi dal peccato che fu dei miei padri: l’invidia, l’orgoglio, il giudizio e tutto quello che ne consegue.
E poi voglio fare una breve sosta sul vangelo di oggi che mi ricorda quante cose faccio non per amore ma per dovere.
Come vorrei Signore sentirmi libera da tante compulsioni ossessive, libera di appartenerti fino in fondo, libera da tanti lacci che oggi legano i miei antenati e che si ripercuotono su di me e sul mio agire e sulla mia qualità di vita.
Aiutami Signore a vivere l’amore che tu ci hai donato una volta per sempre e che continui a rinnovarci ogni giorno, ogni ora, ogni momento.
Aiutami a non pensare mai che tu sei un dio ingiusto e lontano.
Fammi sentire il calore del tuo sguardo, la dolcezza dei tuoi baci sulla mia bocca.
Oggi durante la messa mi hai dato un’ altra possibilità per riflettere su cosa mi impedisce di lasciarmi andare e su come il poco amore dei miei antenati si sia trasformato in limite, malattia del corpo.
“Quante volte, vantandomi, ho detto che avevo allevato i miei due nipoti senza prenderli mai in braccio!”.
Pensavo così di esibire l’ennesima vittoria su un handicap che cerco di dimenticare e che trasformo in strumento di vittoria, di esaltazione dell’io, anche se non tralascio mai di aggiungere che sei tu che operi in me e ne sono convinta.
Ma la superbia della fede fa sempre capolino in certe affermazioni, in cui è in gioco la mia capacità di superare gli ostacoli, abbattere i limiti, inventarmi strade alternative per raggiungere lo scopo.
Così mi sono guardata dentro e ho aperto la piaga che non guarisce, perchè ho sempre avuto vergogna a mostrarla anche me stessa.
Per questo no ho mai pregato per me, ma mi sono sempre fatta carico dei pesi degli altri, perchè inconsciamente non volevo riconoscere il mio bisogno.
Ti voglio ringraziare Signore perchè non deludi mai le aspettative e, man mano che procediamo, ci dai la luce per guardarci dentro e riconoscerci peccatori amati e salvati da te.

SFOGLIANDO IL DIARIO…

17 luglio 2015
venerdì XV TO
ore 6.43
Letture: Es 11,10-12.14; Sal 115; Mt 12,1-8

” Lo mangerete in fretta. E’ la Pasqua del Signore!”( Es 11,11)

Gesù ci libera ,Gesù ci ama, Gesù ci vuole tutti per sé.
Sembra paradossale che uno che ti vuole tutto per sé ti liberi.
Noi siamo abituati a pensare che la libertà consiste nel fare ciò che più ci piace, ciò che ci conviene, senza che nessuno ci metta il becco.
Come è possibile che Gesù sia venuto a liberarci dalle catene del dover essere, quando poi rivendica a se la signoria, quando ci mette davanti due strade, quella che porta all’inferno e quella che porta al Paradiso?
L’essere cristiani comporta molte rinunce e molti sacrifici e anche se continuano a ripeterci che Dio ci ama, anche se non siamo buoni e bravi e osservanti, pure ci sentiamo in colpa se non facciamo tutto quello che ci dice.
Nella mia vita non mi sono mai sentita libera di fare quello che volevo e di fatto ne ero impedita fisicamente e materialmente dalle persone con cui vivevo.
A cominciare dalla mia famiglia d’origine o da quelle della nonna o della zia che a turno si occupavano della mia educazione, per non parlare degli spazi angusti in cui dovevo muovermi, il poco di tutto da condividere, il tempo del riposo e dello svago dato con il contagocce.
Che dire poi del supremo e terribile giudice che incombeva sulla mia testa pronto a mandarmi all’inferno per il più piccolo sgarro alle regole?
Le suore, dove avevo passato 16 anni della mia formazione, così mi avevano presentato Dio.
Quando mi sono sposata non ho neanche avuto la gioia di comperarmi l’abito che mi piaceva, tanto fece pressione mia madre da vincere anche su questo legittimo desiderio.
Eppure da quando mi ero laureata, erano ormai passati 5 anni, portavo a casa un discreto stipendio d’insegnante che consegnavo quasi completamente nelle mani bucate di mia madre.
Fatto sta che non mi sentivo libera per niente, anzi sentivo sempre più stringersi attorno a me le catene dei doveri sottratti ai piaceri, rubati, per lo più, vissuti con notevoli complessi di colpa.
Mi sentivo imprigionata e colpevole e desideravo la libertà.
Ho studiato, rinunciando a tante cose, con determinazione, costanza, impegno, ma di malavoglia.
I libri, i professori, la scuola, tutto avrei buttato dalla finestra come questo busto di ferro che ora mi tiene imprigionata, per un crollo vertebrale e per una compressione del midollo.
C’è chi dice di toglierlo, chi no, chi mi ha messo in lista per una prima e poi una seconda operazione sulla colonna, per rimediare alle precedenti che hanno creato i macelli.
Non mi sento costretta a fare niente ora, s’intende, perchè sono diventata grande e grazie a Dio, se faccio una cosa, cerco sempre di confrontare il mio desiderio con il Suo, quello di Dio, che è diventato il mio punto di riferimento stabile, unico, sicuro.
Dicevo della libertà che ho sognato per tanti anni, libertà per la quale ho lottato con le unghie e con i denti, libertà di mangiare quello che più mi piaceva, per esempio e quando lo volevo io, non quando lo dicevano le suore, gettandomi nella spazzatura il panino con la mortadella che mamma inavvertitamente il venerdì mi metteva nella cartella.
Libertà di mangiare senza dover aspettare che mamma tornasse da scuola e mettesse a bollire l’acqua della pasta, dimenticandosene poi, perchè doveva in fretta riordinare la casa su cui erano impresse le tracce del passaggio di noi 4 figli, compressi in piccoli spazi.
Papà mi chiamava ” Ho fame” perchè era la prima e unica cosa che pronunciavo, tornando da scuola.
Da quando a 7 anni feci ritorno nella casa dei miei, dopo tante peregrinazioni in quelle dei parenti, non facevo che gridare la mia fame e mangiare anche di nascosto.
A 14 anni pesavo 100 chili, che non è uno scherzo.
Così mi misi in pasto, io che avevo fame, al ludibrio, beffeggiamento dei ragazzi del vicinato che mi chiamavano ” vacca, cicciabomba ecc ecc”.
Le letture di oggi parlano di cibo, del cibo che era lecito o no mangiare nei giorni di festa.
Nell’Antico Testamento ci sono delle regole imposte, finalizzate a definire un’appartenenza, nel vangelo Gesù giustifica il comportamento di chi per necessità le infrange.
Certo che se mi metto a pensare a quanta fatica ho fatto per sottrarmi alle regole mi gira la testa, mentre il mio cuore si apre alla gratitudine e trova pace pensando che oggi faccio molti più sacrifici di un tempo, sacrifici impensabili, rinunce, fatiche, lotte, e tanta preghiera senza che nessuno mi obblighi.
Mi sento veramente libera finalmente di perseguire il bene perchè lo Spirito mi suggerisce di volta in volta la strada, dandomi le indicazioni giuste per non perdermi, attraverso Maria, una strada di luce, di pace, ma soprattutto di misericordia da parte di Dio che mi ama anche quando non riesco ad amarlo e a corrispondergli.
Grazie Gesù che sei venuto a liberarmi dagli obblighi, dai giudizi e dai pregiudizi e mi hai mostrato te, la verità che rende liberi davvero.

2 Cor 12, 9b-10
Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.

Era di sabato.

Meditazioni sulla liturgia di
martedì della II settimana del TO
“Stendi la mano!”(Mc 3,5)
L’uomo dalla mano inaridita è l’uomo che non sa amare, perdonare, donare agli altri ciò che gratuitamente Dio gli dà.
Quando ci si sente perdonati si riesce a perdonare, quando ci si sente amati si riesce ad amare.
Chi non ha fatto esperienza di amore gratuito, totale, disinteressato, non conosce l’amore e non può dare ciò che non ha, ciò che non conosce.
Nel giorno del Signore, il sabato dell’ Antico Testamento, la domenica per il Nuovo Testamento, il riposo è al centro di tutte le liturgie.
Di sabato non era permesso neanche seppellire i morti, né occuparsi di qualsiasi cosa che non fosse finalizzata al culto.
Si facevano sacrifici per placare l’ira di Dio, per propiziarselo, per chiedere grazie, per lodarlo, benedirlo e ringraziarlo.
Il sabato dell’Antico Testamento è il giorno in cui ci si asteneva da ogni occupazione finalizzata a far stare bene l’uomo e ci si occupava di tutto ciò che si pensava fosse necessario, dovuto a Dio.
Dio nel settimo giorno della creazione si riposò, dopo aver affidato alla coppia il compito di proseguire l’opera da lui avviata.
Il progettista, vale a dire Dio, aveva fatto il progetto, il prototipo di ogni elemento funzionale alla sua buona riuscita .
Il collaudo era garantito da Lui, che è Dio e non può sbagliare nella bontà di quanto  fatto.
Ma a differenza dei progettisti di questo mondo, a Dio non piacque togliere la libertà all’uomo, perché tutto funzionasse alla perfezione.
Il Progettista dell’universo non poteva non prevedere che l’uomo gli si sarebbe ribellato e che avrebbe voluto fare di testa sua.
Ma il DNA non poteva mentire, per cui l’uomo, pur desiderando non dipendere da nessuno, in qualche modo ha cercato e continua a cercare la divina scintilla che ha permesso alla vita di accendersi ma che ha bisogno di essere alimentata.
Dio è amore e l’uomo nella sua vita non fa che cercarlo, pensando di trovarlo in tanti surrogati che non gli garantiscono però la durata.
La nostalgia di ciò che incosciamente ha sperimentato lo porta a cercare una felicità duratura che è il sogno di tutti.
Ma nella ricerca si rende conto che non esiste felicità duratura, ma frammenti di felicità che lasciano il vuoto dentro, quando si spengono le luci.
Tenere accesa la luce è fatica, è ricerca, è rischio, ma è l’unica strada che possiamo percorrere per non smarrirci.
Quella divina scintilla non si può alimentare con carta di giornale o con piccoli ceppi o con foglie, perché il fuoco non dura.
Bisogna trovare il combustibile giusto e provvedere a cercarlo e a farne scorta perché non manchi.
E’ come l’olio delle vergini, perché quando arriva lo sposo, non possiamo pensare di prenderlo in prestito perché arriva il momento che i negozi rimangono chiusi.
Nell’Antico Testamento di sabato si pensava ad accendere fuochi per Dio come se lui avesse bisogno di calore, di luce e di cibo.
Ma non sarebbe Dio se avesse bisogno di essere nutrito, riscaldato, illuminato dall’uomo.
È lui che ci dà il combustibile giusto nell’Eucaristia domenicale, quello che serve per tutta la settimana, quando non è possibile durante i giorni successivi rubarsi una messa.
Bisogna fare incetta d’amore, farne provvista perché la scintilla diventi una fiamma che accende la fede, la speranza e la carità.
Il mondo ha bisogno di questo carburante speciale, carburante divino che si alimenta man mano che lo prendi e che lo dai agli altri.
È incredibile questo Dio che va a rovescio, che agisce secondo logiche irrazionali.
Quando noi facciamo benzina, sappiamo che prima o poi finisce e che, se vogliamo che duri, dobbiamo guidare piano e non andare tanto lontano.
Il carburante di Dio non si esaurisce presto se segui le sue direttive: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
In questa frase ci siamo noi che non dovremmo stare lontani, ma “qui e ora” (cosa che purtroppo non accade) e c’è il prossimo vale a dire la persona più vicina a noi.
Non dobbiamo quindi fare grandi viaggi per vedere il nostro fuoco alimentarsi gratuitamente dal calore del fratello a cui ci facciamo prossimi.
Sì perché per stare al caldo, per non raffreddarsi, per non spegnersi, basta accendere una stufa o mettercisi vicino.
Il giorno del Signore, la domenica è il giorno di rifornimento perché lui non fa sciopero come i benzinai, nè alza il prezzo.
Andiamo con tutte le tanniche che abbiamo, i nostri contenitori malandati, ammaccati, forati, per fare incetta di amore.
Andiamo da lui che ci sta aspettando per farci il pieno.
Ma il braccio deve essere libero, la mano non inaridita, perché se lui è così generoso è perché vuole che ne diamo anche a chi non è potuto andare, a chi non conosce la strada, a chi non crede sia così importante la marca.
Andiamo, presentiamo le nostre povertà, un popolo di zoppi ciechi di poveri sbandati cerca te Signore.
Manda dai tuoi cieli santi pacchi di amore, pioggia di consolazioni, messaggi di tenerezza, manda Signore i tuoi angeli a spargere sulla terra fiocchi di speranza, raggi di vita.

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?

Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXX settimana del Tempo ordinario 
VANGELO (Lc 13,10-17)
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
Parola del Signore
Dio non guarda il calendario, non conosce riposo, non va in ferie.
Come una madre è disponibile ogni momento per i bisogni dei suoi figli di notte e di giorno, quando sono vicini e di più quando sono lontani.
Così Dio è continuamente all’opera perché i suoi figli non muoiano staccati da Lui.
La madre non conosce riposo e specie la domenica, lavora di più, perché invita i suoi figli e prepara loro vivande più elaborate, squisite che presuppongono una fatica maggiore dei giorni feriali.
La madre, quando la domenica imbandisce la tavola, è felice, soddisfatta, anche se si è svegliata all’alba per accendere il fuoco, per preparare in tempo tutto ciò che serve per il banchetto domenicale.
Qualcosa lo ha preparato anche dal giorno prima.
Questo comportamento umano che noi riscontriamo in molte famiglie italiane, dove ci sono figli sposati e nipoti, per le quali la domenica è considerato il giorno in cui si va a mangiare a casa dei genitori.
Dio non è un genitore qualunque, ma un padre speciale, per cui provvede non solo al cibo, ma anche a rimettere in piedi, permettere di camminare, guarire quelli che per qualche motivo non possono aderire all’invito, non possono partecipare alla mensa comune.
Tante malattie ci impediscono di godere appieno dell’amore del Padre e a questo Dio pone rimedio.
Oggi è la volta della donna curva, rigida in una posizione.
La posizione curva impedisce di incrociare lo sguardo di chi ti sta davanti, ti fa guardare la terra e non il cielo.
La rigidità ti impedisce di modificare il tuo rapporto con la realtà che ti circonda, ti impedisce di essere libero nel movimento, libero di servire, libero di rispondere alla chiamata.
Rigidità è la paralisi del pensiero, è la chiusura del cuore, è l’impedimento, l’ostacolo ad accogliere la novità dello Spirito che ci fa gridare “Abbà Padre!”.
Gesù guarisce questa donna, perché vuole farla partecipe di tutto ciò che è già pronto per ognuno di noi.
Vuole, specie il giorno di sabato, la nostra domenica, invitarci a stare con Lui per celebrare insieme la Pasqua.
Solo chi è libero da malattie può servire, perciò Gesù guarisce i malati.
Ma non tutti hanno questo privilegio.
Perché?
Il miracolo era solo un segno per evangelizzare non uno strumento per farsi pubblicità.
Perciò non tutti furono guariti.
Oggi che Gesù è salito al cielo e ci ha lasciato il suo Spirito, bisogna pregarlo incessantemente attraverso i suoi intermediari, i santi, per avere qualche speranza.
La maggior parte delle persone non viene guarita dalle malattie e tutti muoiono, anche i miracolati.
Come deve intendersi oggi il miracolo?
C’è un modo diverso dell’agire di Dio?
Io non credo.
Perché la sua Parola, il suo Spirito sono qui, in mezzo a noi e noi possiamo accedervi quando e come vogliamo.
Per quanto mi riguarda, la malattia mi ha aperto gli occhi alla mia miseria, al mio limite, alla mia inadeguatezza, alla mia impotenza, al mio bisogno di cercare oltre il senso di un destino che sembrava di morte.
Il dolore è stato e continua ad essere uno strumento per incontrare il Signore, per apprezzare quello che davo per scontato, per capire cosa effettivamente serve nella vita.

” Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare”(Lc 14,1)

” Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare”(Lc 14,1)
Tutto concorre al bene di chi ama il Signore, mi viene da dire pensando a tutto quello che è successo in altre simili occasioni di incontri nel suo nome.
Gesù scandalizza i capi dei farisei che lo avevano invitato a pranzo guarendo un idropico nel giorno di sabato.
Non è la prima volta che il suo comportamento è controcorrente e suscita la riprovazione del suo uditorio, la critica anche dei suoi più stretti collaboratori.
Gesù è l’esempio della libertà esercitata in vista di un bene non personale, ma universale, il bene per l’uomo che è venuto a salvare dalle conseguenze del suo peccato e del peccato dei suoi antenati.
La conseguenza del suo operato la conosciamo: il rifiuto, la persecuzione, la morte.
Mi chiedo fino a che punto sia io capace di espormi per affermare la verità, per portarla avanti senza paura, senza infingimenti, se sono capace di accettare le conseguenze del mio operato o mi tiro fuori e mi apparto per non turbare le coscienze, per non rimanere sola.
Penso che Gesù non aveva niente da rimproverarsi  perchè era sempre in stretta connessione con la volontà del Padre e dello Spirito Santo, la famiglia nella quale era innestato da sempre.
Quanto vorrei avere la Sapienza di Dio per distinguere il bene dal male, per agire in conformità al suo volere, per fare bene ogni cosa.
Ma purtroppo la mia umanità, ancora corrotta dal peccato originale, non mi permette di essere perfetta e come san Paolo dico che faccio il male che non voglio, mentre sento il desiderio di fare il bene che voglio.
Se mi guardo alle spalle non posso che constatare come il mio desiderio di affermare, promuovere, annunciare il bene  molto spesso mi ha procurato emarginazione, rifiuto, condanna.
C’è stato un tempo in cui ho, come si suol dire, abbassato la testa, ho rinunciato alle mie idee, alle mie rivendicazioni per evitare rotture.
Avevo paura di rimanere sola e per questo ero sempre pronta a ripropormi con atteggiamenti accomodanti, facendomi piacere cose anche quando le avrei vomitate.
Ma quando la misura di tutte le cose ero io, non mi rammarico di questo comportamento accomodante, non litigioso, perchè non ho creato danni più grandi.
Ma da quando ho incontrato il Signore e la Sua Parola, è Lui la misura di tutte le cose e per questo mi interrogo.
Continua a succedere che incontri persone che non sono d’accordo con quello che faccio, che dico, che sono.
Da un lato ho creato vuoti, dall’altra ho trovato persone disposte a prendere il posto di quelli che ritenevo amici.
La Parola di Dio è come lama affilata, lama a doppio taglio e non si può dire che non faccia male.
Nella mia meditazione mattutina voglio riflettere su ciò che negli ultimi tempi mi sta accadendo.
La malattia mi ha isolata dal mondo, ma mi ha unita più strettamente a Dio nella ricerca continua della Sua Volonta’.
Mi rendo conto di quanto ancora debba fare, per fare spazio a Gesù, ai suoi piccoli, e gli chiedo di aiutarmi per l’intercessione di Maria, la madre che ho accolto nella mia casa perchè mi ricordi tutto quello che ha detto e fatto Gesù e come si è comportata di fronte a tutto ciò che non capiva.
Di fronte a te Signore metto da un lato le persone , i tuoi figli, i miei amici, quelli a cui mi hai mandato, quelli di cui devo rispondere, a cui devo rispondere, nella libertà e nella giustizia, dall’altra i nostri limiti che non vorrei fossero di impedimento all’annuncio della tua Parola.
Signore quanto vorrei che tu mi illuminassi perchè l’amore per la tua Parola non mi chiudesse gli occhi di fronte alle necessità dei fratelli e impedisse loro di venire a te!
Ti chiedo di non di esonerarmi dalle conseguenze di una parola vera e giusta, ma di suggerirmi parole vere e giuste, le tue!
A volte sembra che il nemico abbia la meglio.
Ma tu hai vinto il mondo e io ho scelto te Signore.
Tu mi aiuterai a testimoniare il tuo amore anche a costo di un grande sacrificio, purchè la verità, la tua verità, risplenda e converta.
Misericordia e giustizia si incontreranno, giustizia e pace si baceranno, è scritto.
Fa’ Signore che non debba aspettare di morire perchè si compia ciò che hai detto.
Maria a te affido questa preghiera.

“Donna sei liberata dalla tua malattia” (Lc 13,12)  

“Donna sei liberata dalla tua malattia” (Lc 13,12)
Gesù il giorno di sabato continua a scandalizzare con il suo comportamento contrario al dettato della legge che obbligava il riposo e l’astensione da qualsiasi attività produttiva.
Il riposo di Dio del settimo giorno della creazione aveva portato gli Ebrei a rendere sacro il sabato.
Ma Dio ha bisogno di riposarsi?,
Dio ha smesso di creare il settimo giorno?
A me pare di no perchè, se smettesse di agire, noi moriremmo tutti all’istante, in quanto la vita non dipende da noi ma da Lui, e da lui dipende l’equilibrio delle forze che regolano l’avvicendarsi delle stagioni, i movimenti delle stelle e delle galassie, il colore dei fiori e il loro profumo.
Come pensare ad un Dio che sta fermo?
A me sembra impossibile.
Basta pensare all’incarnazione del Figlio per convincerci che, da quando aveva completato la creazione, non è stato a guardare.
Come un ingegnere che è soddisfatto solo se vede realizzato il suo progetto, così Dio si è preso cura dell’esecuzione dei lavori, li ha diretti e continua a farlo, affidando ad ognuno il compito di realizzarli insieme a lui, sotto la sua guida.
Il Dio con noi e per noi c’è sempre stato e ha continuto a parlarci attraverso la natura, la cultura, i profeti, la storia, ha continuato ad accompagnarci e a salvarci.
Per questo gli Ebrei celebrano il sabato come memoria anche della loro liberazione dalla schiavitù degli Egiziani.
Cosa non ha fatto Dio dal giorno in cui ci ha creati?
Basta leggere la Bibbia perchè emerga il suo volto di misericordia, di compassione, volto di madrre e di padre, di fratello, di amico, di sposo.
Gesù, se non l’avevamo capito, è venuto a mostrarci il vero volto del padre, a rendercelo tangibile, a togliere il velo che ci impediva di vederlo faccia a faccia.
Gesù è morto ma è anche risorto, è vivo, presente e cammina con noi ed è uno di noi, è in ogni fratello che ha bisogno d’aiuto.
Che sia sabato o domenica o un giorno qualsiasi della settimana, non importa per il cristiano che è entrato nel riposo di Dio.
Ogni giorno, infatti, siamo chiamati ad incontrare il suo volto di carne, a perderci nei suoi occhi di sete e di fame, a porgere la mano e riscaldare chi ce l’ha tanto fredda da sembrare inaridita.
Voglio ringraziare il Signore per questo ottavo giorno che ci ha regalato, Lui Signore del tempo, l’unico che poteva moltiplicarlo e renderlo eterno.
Lo voglio benedire perchè nella vita impari con Lui che ogni giorno nasci a vita nuova quando l’altro, il tuo prossimo ti interpella e ti chiede di scaldargli la mano.
Il tempo diventa eterno se hai Dio nel cuore, se con Dio ami, combatti, speri.
Se con Dio ti chini sulle ferite del mondo e vi versi l’olio della Sua tenerezza.

IL SIGNORE DEL SABATO

VANGELO (Lc 6,1-5)
Dio non si preoccupa di se stesso, ma dell’uomo.
Sa infatti che senza di Lui morirebbe.
Il sabato, secondo il racconto biblico, Dio si era riposato.
Perciò questo giorno prevedeva la sospensione di qualsiasi lavoro, per essere completamente disponibili per Dio.
Ma con il tempo le pratiche religiose avevano fatto perdere di vista il senso del riposo.
Gesù è venuto per farci entrare efficacemente nel riposo di Dio.
Infatti, pur osservando il sabato in tante occasioni riportate dai Vangeli, si sente libero di non seguirne i precetti, quando questi non corrispondono alla verità ad essi sottesa.
E’ l’uomo ad avere bisogno di Dio e non viceversa.
Attraverso l’Eucaristia, è Lui che ci dona ciò di cui abbiamo bisogno per avere vita e dare vita.
Non a caso resuscitò il giorno dopo il sabato, la nostra domenica, che per gli Ebrei era un anonimo inizio di settimana, un lunedì qualsiasi.
La domenica Dio ci risuscita, per farci vivere bene tutti i giorni della settimana, immettendoci nel Suo tempo.
L’infinito riposo che il Creatore ha deciso di donare ad ogni creatura, attraverso la Nuova Creazione a cui ha dato inizio Cristo Gesù.

Al centro l’uomo

“E’ Lui che noi annunciamo” (Col 1,28)
Annunciare te Signore, metterti al centro della nostra vita, questo è il nostro desiderio, questo l’orientamento della nostra vita.
Sappiamo che così facendo facciamo più il nostro interesse che il tuo.
Tu sei perfetto, sei Dio e non hai bisogno di nulla, perchè significherebbe che ti manca qualcosa e questo contraddirebbe la tua identità.
Siamo noi ad aver bisogno di te, un bisogno purtroppo non riconosciuto, perchè identifichiamo il nostro bene in ciò che ci piace e che ci fa stare bene senza fatica e senza dover aspettare.
Vogliamo tutto e subito, gratis, vogliamo decidere autonomamente dove andare e con chi.
Non ci fidiamo di te Signore perchè il seguirti comporta sacrificio, attenzione, pazienza, orecchi, occhi e cuore aperti alla novità che ogni giorno ci metti davanti.
Siamo purtroppo ingessati nei nostri giudizi e pregiudizi, nei nostri ragionamenti sempre uguali, le nostre logiche umane che contrastano con quello che tu dici e fai.
Signore quante volte , pur avendo sperimentato quanta verità c’è nelle tue parole, me ne allontano e antepongo a te i miei interessi, i miei desideri che non corrispondono ai tuoi!
Quando questo succede la conseguenza è la perdita della serenità e della pace che connotano i tuoi figli che vivono nella consapevolezza di esserlo realmente.
Così, come accade in una partita di calcio, quando l’arbitro dice di mettere la palla al centro, mi dico che, se sto male, è perchè ti ho messo in un angolo e non ti permetto di operare per il mio bene.
Tu nel vangelo di oggi mostri ai farisei e agli scribi chi mettere al centro.
Paradossalmente non ti metti tu che ne hai tutto il diritto, ma metti l’uomo, un uomo che ha bisogno di aiuto nel giorno di sabato in cui non era permesso guarire un malato.
Signore l’uomo dalla mano inaridita sono io che non riesco a lasciarmi andare per aprirla ed accogliere il dono del tuo amore che ci fai attraverso l’Eucaristia.
La domenica, a differenza del sabato ebraico, è un giorno speciale, un giorno in cui le mani devono bere di aprirsi e di muoversi per venire a prendere da te ciò che ci serve per la giornata che stiamo vivendo per la settimana che comincia.
Oggi, leggendo il vangelo, per la prima volta non ho pensato all’avarizia di chi vuole tenere tutto per sè, e al dovere del cristiano di soccorrere i bisognosi.
Grazie Signore, perchè il tuo gesto mi ha mostrato che per te non è importante la legge, ma l’uomo, che tu hai messo al centro di tutta la creazione, perchè viva del frutto delle sue mani in un costante rendimento di grazie.
Apri le nostre mani inaridite, trasformale in coppe capienti per prendere e non disperdere i tuoi doni che non ti stanchi mai di farci recapitare, se ci lasciamo provocare e convocare da te, al centro della nostra umana fragilità, del nostro limite.
Tocca e guarisci Signore le nostre rigidità, rendici capaci di abbracci lasciandoci abbracciare da te.

Dove sei?

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Il Signore è vicino a chiunque lo invoca (Salmo 144)

Ci sono tanti tipi di digiuno, alcuni li chiamano diete, ma non è il nostro caso.
C’è gente che digiuna per necessità e non per scelta come avviene quando decidi di fare la cura dimagrante.
Il digiuno ti costringe a fare a meno di tante cose che vorresti mangiare, che ti piacciono che molto probabilmente ti farebbero bene se avessi la possibilità di procurarti il cibo che ti manca.
Ma il digiuno più terribile è il digiuno di Dio, quella situazione in cui lo cerchi ma non lo trovi, situazione in cui l’attesa si fa estenuante e ti perdi d’animo e ti scoraggi perchè il demonio ci inzuppa il pane quando ti demoralizzi e perdi la speranza e non trovi il senso a tanto soffrire.
E’ ciò che mi sta capitando questa mattina in particolare, ma sono giorni che dentro covo la ribellione, contro Dio che sembra avermi abbandonato.
Mi ripeto che non è possibile, mi ripeto che verrà non tarderà ma il mio cuore è triste fino alla morte, oppresso dai pensieri più cupi.
Neanche la Sua Parola oggi è stata in grado di aprire un varco al mio male, al mio dolore che mi ha fiaccato le membra.
Com’è possibile che questo deserto sia così vasto, interminabile, senza oasi e senza riparo, un deserto che fa da sfondo al mio male che mi perseguita giorno e notte?
Non si può camminare nè stare fermi quando il corpo è così sofferente, i lacci lo stringono e gli tolgono il respiro, il fuoco divora la carne, si consuma nella fornace accartocciandosi come fosse legna da ardere.
Nella fornace i tre giovani lodavano Dio mentre angeli versavano acqua intorno a loro sì che le fiamme non lambissero neanche una frangia del loro mantello.
Perchè io vivo una situazione così drammatica? Perchè Signore non mandi un angelo anche a me per darmi ristoro in questa prova così superiore alle mie forze?
Mi sento venir meno e non mi viene nè di lodarti nè di ringraziarti.
Perdonami se non ci riesco, perdonami se non accolgo con gioia la tua visita se è vero che tu sei in questo dolore, in questo sconforto, in questa battaglia.
Ti sento lontano Signore e con affanno sto cercando di aggrapparmi a tutto ciò che potrebbe portarmi a te, ma mi sfuggono dalle mani tutti gli appigli.
Ho invocato Maria, San Giuseppe, i tuoi angeli e poi non ricordo, ma le ho percorse tutte le strade che conosco per arrivare a te.
Questa mattina la tua parola non mi è stata di aiuto nè di conforto, perchè parlava di qualcosa che se stai male non ti interessa.
Quando il corpo si ribella in questo modo c’è poco da fare, pensi solo a liberarti da questo fardello, cerchi solo una tregua a tanto soffrire.
Il prossimo in queste situazioni non posso aiutarlo, non so aiutarlo, e mi sembra che parliamo due lingue diverse.
Io non ti capisco Signore, purtroppo questa mattina.
A dire la verità non sono in grado di connettere tanto mi sento male.
Tu lo vedi, tu lo sai, non c’è bisogno che te lo dica.
A volte mi è capitato, per grazia di pensare che il mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore e mi sono calmata e una pace mi ha inondato il cuore.
Questa mattina non ci riesco anche se ieri ho fatto una riflessione che associava la mia esperienza alla tua.
Mi sentivo indegna e anche blasfema nel raccontarla ma voglio farne memoria.
Ieri mattina più che il dolore fisico mi angosciava la solitudine a cui ero condannata. Lo sposo, il figlio, i fratelli li sentivo lontani.
Ho pensato a quanto tu avevi sofferto e soffri ancora per i figli lontani.
Mi sono immaginata alla finestra, come te che aspettavi il ritorno del figliol prodigo e a tutto quello che tu avevi fatto per noi e a tutto quello che io avevo fatto per testimoniare l’amore a quelli che si sono allontanati dalla mia casa.
Ho pensato che un dio non dovrebbe soffrire, non potrebbe soffrire, perchè la sofferenza ti toglie la pace, la serenità, la gioia di esistere. Io sono una creatura ed è normale che la lontananza, la divisione non per mia volontà della persone a cui continuo ad essere legata mi fa star male. Ma tu sei Dio e niente ti manca.
Almeno così ho studiato sui libri di filosofia e anche di religione.
Come è possibile che tu viva sereno mentre non trascuri niente per far tornare i tuoi figli a casa a costo di stare sempre sveglio?
Non ti stanchi Signore di bussare alle nostre porte, di aspettare come un mendicante che ti diamo la nostra brocca perchè tu la possa riempire? Non ti stanchi Signore a percorrere le strade del mondo mostrandoti affamato, assetato, nudo, carcerato, malato perchè ci muoviamo a compassione?
Signore ma tu non ti scoraggi mai? Tu che sei l’Onnipotente, il Santo, l’Essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra non sei ancora stufo di noi che non ti corrispondiamo, che non ci fidiamo di te anche se ci hai tratto più di una volta dalle sabbie mobili?
Cosa Signore ti fa ancora sperare che il tuo progetto si realizzi?
Sono tanto scoraggiata Signore questa mattina e non so a chi rivolgermi per essere aiutata. Non ho che te, conosco solo te e solo da te aspetto l’aiuto. Mandalo dai tuoi cieli santi Signore, fa presto non tardare!
“Forse mi passa se abbraccio qualcuno!” disse Giovanni in piena crisi d’asma.
Mandami qualcuno da abbracciare Signore, forse funziona.