“Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati” ( Mt 9,6)

 “Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati” ( Mt 9,6) 
In questo passo del Vangelo vediamo un paralitico che viene portato davanti a Gesù dai suoi amici, facendolo passare da un buco, fatto sul tetto perché sia guarito.
Da cosa deve essere guarito l’uomo?
Quali sono le malattie che lo paralizzano?
Quelle che dipendono dal giudizio degli altri, dalle etichette che gli mettono addosso, quelle che impediscono all’uomo di rialzarsi, di rimettersi in piedi, che gli tolgono la dignità, che lo fanno vivere in un inferno.
L’uomo che non si sente accettato, amato per quello che, è sempre un po’ menomato, paralizzato su schemi stereotipi, e limitato nella possibilità di esprimersi, ha le ali tarpate, e vive in uno stato di guerra continua.
Guerra che gli fanno gli altri, guerra che lui fa agli altri per difendersi.
L’uomo, anche se colpevole, ha bisogno di essere reintegrato nella sua posizione, nel suo stato precedente, ha bisogno di riscatto.
Se rimane in prigione per tutta la vita, l’uomo non potrà mai esprimersi al meglio delle sue possibilità, anche se si pente.
La società sente l’esigenza di perdonare perché non può stare sempre in perenne conflitto con se stessa.
Ecco il motivo dell’indulto, dell’amnistia, del condono, della grazia delle giubileo che un tempo sanciva lo scuotimento dei pesi, la liberazione degli schiavi eccetera.
Gesù è venuto a portare personalmente all’uomo il messaggio di salvezza che parte dal perdono, il super dono che è Lui e che ci ha lasciato nei Sacramenti.
Infatti non c’è sacramento che non sia un’ occasione per ricevere il perdono di Dio, che non lo attesti, che non operi in tal senso.
I Sacramenti sono un segno dell’amore di Dio per l’uomo.
Battesimo, Cresima, Riconciliazione, Unzione degli infermi,presuppongono una domanda di perdono da parte dell’uomo.
Se l’uomo non vuole guarire dalle sue infermità, Dio non si impone, non ne forza la volontà.
Poi c’è l’Eucaristia, il pegno vivente che Gesù ci ha lasciato.
Dio si fa mangiare, Dio offre se stesso perché torniamo a vivere.
Il segno tangibile dell’amore che Dio continua a donarci, nonostante le nostre infedeltà è l’Eucarestia.
“Domine non sum di dignus” si dice all’inizio della messa.
Non siamo degni Signore di ricevere tanto, eppure tu sei pronto a donarti a noi, a farci gustare quanto è bello stare con te, in pace con te e con i fratelli.
La pace è ciò di cui abbiamo bisogno, è una beatitudine….
“Beati gli operatori di pace” è scritto.
Gli angeli annunciavano la tua nascita dicendo: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.
Dio porta la pace, Dio ci lascia la sua pace quando appare agli 11 nel cenacolo.
Dio ci vuole operatori di pace, portatori di perdono, testimoni di amore.
Il paralitico perdonato, può rialzarsi, andare a casa sua con il suo letto sotto il braccio.
I suoi amici hanno fatto ciò che ognuno di noi dovrebbe fare: portare Gesù e paralitici, a tutte quelle persone che sono ingabbiate dalla loro colpa, le persone che non si sentono amate, rispettate, che non si rispettano e non rispettano gli altri, che hanno sbagliato, che non si accettano e che pensano che non c’è pace tra gli ulivi, vale a dire che non c’è speranza neanche in Dio.
Ma quando si incontra Gesù veramente, il primo effetto è quello di sentirsi bene, perché ci si sente guardati con occhi di misericordia.
Matteo, la Samaritana, Zaccheo sono tutte persone che hanno sentito lo sguardo di amore posarsi su di loro e si sono convertiti.
Gesù guarisce con il perdono e noi siamo chiamati a fare altrettanto.
In un mondo in cui, perché non ci siano conflitti si sta omologando, globalizzando, omogeneizzando tutto, in un mondo in cui la differenza di genere tende ad essere azzerata o negata, la differenza tra generazioni (vedi operazioni di lifting), la differenza di cultura, il pubblico e il privato messi sullo stesso piano (grande fratello, isola dei famosi), dove non c’è più pudore, dove tutto è per tutti nel significato più deteriore e dannoso, il diverso fa fatica a vivere ed è condannato all’isolamento, alla non esistenza.
Ecco allora le guerre che cercano di ristabilire un diritto che prescinde dall’identità, dalla dignità delle persone.
Gesù è venuto a portare la pace che nasce dall’accettazione dell’altro, per permettergli di operare per il bene comune mettendo in comune quello che è.
“Non entrerete nel mio riposo “dice Dio a quelli che non si vogliono convertire al suo amore.
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Il perdono

«Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati»(lc 5,20)
In questo passo del Vangelo vediamo un paralitico che viene portato davanti a Gesù dai suoi amici, facendolo passare da un buco, fatto sul tetto perché sia guarito.
Da cosa deve essere guarito l’uomo?
Quali sono le malattie che lo paralizzano?
Quelle che dipendono dal giudizio degli altri, dalle etichette che gli mettono addosso, quelle che impediscono all’uomo di rialzarsi, di rimettersi in piedi, che gli tolgono la dignità, che lo fanno vivere in un inferno.
L’uomo che non si sente accettato, amato per quello che, è sempre un po’ menomato, paralizzato su schemi stereotipi, e limitato nella possibilità di esprimersi, ha le ali tarpate, e vive in uno stato di guerra continua.
Guerra che gli fanno gli altri, guerra che lui fa agli altri per difendersi.
L’uomo, anche se colpevole, ha bisogno di essere reintegrato nella sua posizione, nel suo stato precedente, ha bisogno di riscatto.
Se rimane in prigione per tutta la vita, l’uomo non potrà mai esprimersi al meglio delle sue possibilità, anche se si pente.
La società sente l’esigenza di perdonare perché non può stare sempre in perenne conflitto con se stessa.
Ecco il motivo dell’indulto, dell’amnistia, del condono, della grazia delle giubileo che un tempo sanciva lo scuotimento dei pesi, la liberazione degli schiavi eccetera.
Gesù è venuto a portare personalmente all’uomo il messaggio di salvezza che parte dal perdono, il super dono che è Lui e che ci ha lasciato nei Sacramenti.
Infatti non c’è sacramento che non sia un’ occasione per ricevere il perdono di Dio, che non lo attesti, che non operi in tal senso.
I Sacramenti sono un segno dell’amore di Dio per l’uomo.
Battesimo, Cresima, Riconciliazione, Unzione degli infermi,presuppongono una domanda di perdono da parte dell’uomo.
Se l’uomo non vuole guarire dalle sue infermità, Dio non si impone, non ne forza la volontà.
Poi c’è l’Eucaristia, il pegno vivente che Gesù ci ha lasciato.
Dio si fa mangiare, Dio offre se stesso perché torniamo a vivere.
Il segno tangibile dell’amore che Dio continua a donarci, nonostante le nostre infedeltà è l’Eucarestia.
“Domine non sum di dignus” si dice all’inizio della messa.
Non siamo degni Signore di ricevere tanto, eppure tu sei pronto a donarti a noi, a farci gustare quanto è bello stare con te, in pace con te e con i fratelli.
La pace è ciò di cui abbiamo bisogno, è una beatitudine….
“Beati gli operatori di pace” è scritto.
Gli angeli annunciavano la tua nascita dicendo: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.
Dio porta la pace, Dio ci lascia la sua pace quando appare agli 11 nel cenacolo.
Dio ci vuole operatori di pace, portatori di perdono, testimoni di amore.
Il paralitico perdonato, può rialzarsi, andare a casa sua con il suo letto sotto il braccio.
I suoi amici hanno fatto ciò che ognuno di noi dovrebbe fare: portare Gesù e paralitici, a tutte quelle persone che sono ingabbiate dalla loro colpa, le persone che non si sentono amate, rispettate, che non si rispettano e non rispettano gli altri, che hanno sbagliato, che non si accettano e che pensano che non c’è pace tra gli ulivi, vale a dire che non c’è speranza neanche in Dio.
Ma quando si incontra Gesù veramente, il primo effetto è quello di sentirsi bene, perché ci si sente guardati con occhi di misericordia.
Matteo, la Samaritana, Zaccheo sono tutte persone che hanno sentito lo sguardo di amore posarsi su di loro e si sono convertiti.
Gesù guarisce con il perdono e noi siamo chiamati a fare altrettanto.
In un mondo in cui, perché non ci siano conflitti si sta omologando, globalizzando, omogeneizzando tutto, in un mondo in cui la differenza di genere tende ad essere azzerata o negata, la differenza tra generazioni (vedi operazioni di lifting), la differenza di cultura, il pubblico e il privato messi sullo stesso piano (grande fratello, isola dei famosi), dove non c’è più pudore, dove tutto è per tutti nel significato più deteriore e dannoso, il diverso fa fatica a vivere ed è condannato all’isolamento, alla non esistenza.
Ecco allora le guerre che cercano di ristabilire un diritto che prescinde dall’identità, dalla dignità delle persone.
Gesù è venuto a portare la pace che nasce dall’accettazione dell’altro, per permettergli di operare per il bene comune mettendo in comune quello che è.
“Non entrerete nel mio riposo “dice Dio a quelli che non si vogliono convertire al suo amore.

“Cosa cercate?”(Gv 1,38)

Sfogliando il diario…
Sacrofano (Roma)
Mercoledì 4 gennaio 2012
“Cosa cercate?”(Gv 1,38)
Io ti cerco Signore ma sono stanca, stanca di percorrere sentieri aspri e sconosciuti, difficili, impervi, pericolosi.
Sono stanca di seguirti per vie che non conosco, strade scomode, inesplorate, sono stanca e vorrei riposare, almeno un poco, un poco di più di quanto mi è stato concesso in questi ultimi tempi.
Certo è che il cibo che mi fai gustare è buono, immensamente più buono di quello che mi fa gonfiare la pancia, mi provoca dolori di ogni genere, mi paralizza le gambe, mi intossica, mi danneggia, mi impedisce di vivere.
Mi dibatto Signore come un uccello nel laccio del cacciatore e non riesco a districarmi.
Chiedo a te l’aiuto giorno e notte, ma non riesco più a distinguere la tua parola tra le tante che si affollano nella mia mente.
Sono stanca di cercare la tua dimora anche perché come dici: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli il nido ma tu non hai neanche un sasso dove poggiare il capo”.
Allora non hai una casa?
Ecco perché è così difficile venirti dietro.
Ma in un altro passo è scritto che tu a Davide dicesti: “Io ti costruirò una casa”.
Molte volte ho riflettuto su questo: la casa di carne che tu hai preparato per noi è Maria, è la Chiesa, è il tuo corpo mistico.
Sono belle parole Signore, a volte anche convincenti, quando riesco a vivere l’amore donato, la gratitudine, l’offerta alle persone che mi metti accanto.
Ma anche questo a volte mi sfugge come ora, questa mattina in cui il dolore si è ripresentato in forma nuova, con nuovi connotati e la relazione con Gianni si è interrotta.
Incomprensione, rabbia, dolore, stanchezza hanno eretto muri invalicabili tra di noi come spesso ci accade.
Non ci sopportiamo, non sappiamo sorriderci, abbracciarci, guardarci negli occhi.
Siamo spersi nella nostra comune inadeguatezza… E tu ci hai messi insieme.
Ieri sera nell’adorazione eucaristica non ci siamo mai sfiorati né con le mani, né con il corpo, né con gli occhi, mentre il lettore ci invitava a comunicarci gratitudine per ciò che l’altro fa, è, dice.
Non mi veniva in mente niente che non fosse una porta chiusa con tanti chiavistelli, porta invalicabile, nonostante tu fossi lì presente davanti a noi e tante coppie si stringevano e si comunicavano l’amore.
Noi non l’abbiamo fatto, non ne siamo stati capaci Signore.
Non riuscivo a trovare ricordi di momenti di intimità con il mio sposo.
Poi ho pensato alla preghiera che ultimamente abbiamo fatto insieme, quando infuriava la tempesta sul mio corpo.
Forse l’unica volta che ho sentito il suo cuore battere sul mio e mi sono commossa….
Ma era troppo  tardi, perchè Don Renzo ha tolto il Santissimo e tu te ne sei andato.
Un momento di commozione…
Le lacrime…
Si può ricominciare da qui?
Invocazione allo Spirito.
Vieni Spirito Santo, vieni ad abitare le nostre solitudini, le nostre fragilità, le nostre incomprensioni.
Vieni Spirito Santo ad abbattere i muri che ci dividono, ad appianare i monti dell’orgoglio e dell’ira, delle rivendicazioni e dei pregiudizi.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci l’umiltà per accoglierci l’un l’altro con amore, con compassione, con tenerezza, vieni ad insegnarci le vie audaci della morte e della vita, dell’esodo senza ritorno, del sì ripetuto ogni giorno alla diversità dell’altro, che ci sconcerta, ci irrita, ci scomoda…
Vieni Spirito Santo a smussare le nostre resistenze, a fondere i nostri cuori in un unico e ardente braciere.
Vieni Spirito Santo a toccare e guarire le nostre ferite, trasformale in segno visibile della tua presenza in noi, per noi, con noi.
Vieni Spirito Santo, aiutaci a riconoscerti, aiutaci ad uscire dai nostri sepolcri dove ci siamo nascosti per non mostrarci nudi l’uno all’altro.
Spirito Santo vieni a donarci il tuo vestito di luce, perché non ci vergogniamo più di quello che siamo.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci linguaggio dell’amore che ci ha consegnato Cristo Gesù.
Ringraziamento allo Spirito Santo
Spirito Santo ti ringraziamo per essere venuto ad accendere la luce nella nostra casa, a riscaldarla con il tuo amore di sposo.
Grazie Signore Dio dell’universo che ci hai fatto un così grande dono, grazie perché ci hai dato la capacità di accoglierlo, la grazia di contemplarlo e di adorarlo glorificando il tuo nome, grazie Signore Gesù perché ci hai donato il tuo Spirito d’amore, di compassione, di tenerezza, di perdono, di pace.
Grazie per tutti i doni che continui ad elargirci, per la vita che non ti stanchi di far sbocciare nei nostri deserti, nelle nostre difficoltà…
Grazie perché continui a fare miracoli, anche quando non ce li meritiamo, specialmente quando non ne siamo degni.
Grazie Signore di tutto e per tutto.
Ti benedicano tutti i tuoi figli oggi e sempre e la luce che oggi hai acceso nei nostri cuori e in quella delle famiglie qui convenute sia fonte e sorgente di grazie.
Signore Gesù fa’ che la tua chiesa, la nostra chiesa si infiammi del tuo amore, che ogni uomo si lasci amare, abbracciare, accarezzare, da te, curare, consolare, guarire.
Signore Gesù siamo qui, noi due, persone che tu non a caso hai unito nel tuo nome santo e benedetto.
Ci vedi Signore, ci conosci.
Vieni ad abitare la nostra imperfetta umanità.
Accogli la preghiera dei tuoi servi e come un tempo non disdegnasti una stalla e la mangiatoia, oggi non disegnare la nostra ripetuta inadeguatezza di aderire al tuo progetto di comunione.
Rendici uno in te Signore, donaci la gioia di essere salvati in te, donaci la pace della comune consapevolezza di essere tuoi figli, amati così come siamo, collaboratori di giustizia, servi fedeli e inutili per la tua e nostra gioia.
Signore Gesù io credo che tu sei veramente qui in mezzo a noi, sei davanti a noi, sei dentro di noi.
Abbiamo oggi visto dove abiti Signore e ci siamo innamorati di te.
Non vogliamo più lasciarti Signore; non permettere che ci separiamo mai da te.
Tu ci indicherai le strade della speranza, la fonte della vita, non ce la negherai per darci ristoro nelle tempeste del deserto.
Tu non ti nasconderai al nostro sguardo quando scoppiano i temporali, quando il sole sarà oscurato dalle nubi.
Tu continuerai risplendere nel nostro cuore, a riscaldarlo, a darci forza e coraggio e aprirai la nostra bocca ad un canto di lode a te, Dio re dell’universo che hai guardato a quanto noi siamo piccoli, fragili, peccatori perché volevi riempirci di te.
Dal 2 al 5 gennaio 2012 a Sacrofano (Roma) si è svolto il Convegno “La grazia del Sacramento delle Nozze: nello Spirito Santo pienezza di vita”, il secondo organizzato dalla Fondazione “Famiglia Dono Grande”, il cui presidente è Mons. Renzo Bonetti.