“Molti credettero in lui”(Gv 8,30)

“Molti credettero in lui”(Gv 8,30)

Io non so come le parole che oggi hai pronunciato abbiano avuto l’effetto sperato: credere che tu eri quello he dicevi di essere, il Messia, il Figlio di Dio.
Ci sono cose incomprensibili che ci accadono nella vita e capita che ciò che mai avresti creduto di fare, di credere diventa esigenza insopprimibile del tuo spirito, del tuo essere uomo proiettato nell’oltre di Dio.
Così accadde ai tuoi interlocutori allora, a ridosso del tuo sacrificio, così accadde per me in un momento di grande turbamento, di solitudine estrema, in un momento in cui era stata azzerata qualsiasi relazione con il mondo esterno.
Per incontrarti Signore bisogna trovarsi in un deserto o cercarlo, perché la tua voce solo nel deserto è forte e chiara.
Solo nel deserto impari ad apprezzare ciò che il frastuono del mondo ti impedisce di sentire.
Molti credettero quando tu hai parlato di un innalzamento in cui il Padre non ti avrebbe lasciato solo, perché tu fai sempre la sua volontà.
Mi chiedo a cosa avranno pensato i tuoi interlocutori, se minimamente immaginavano che il tuo trono di gloria sarebbe stato la croce.
Ad.ognuno di noi Signore tu chiedi di fidarsi di te, chiedi di seguirti senza scandalizzarci se il Figlio di Dio subisce una morte così ignominosa.
Tu ci chiedi Signore, oggi che sappiamo come è andata a finire e che sappiamo quali frutti nacquero dal tuo sacrificio, di seguirti fino in fondo senza paura e tentennamenti, lasciando tutto e mettendo te al primo posto, fidandoci di te fino in fondo.
Signore io non so se sono capace con fede e con fermezza di seguirti in questo viaggio così burrascoso, difficile, pauroso, non so se riuscirò ad esserti vicino e rimanere sveglia nel momento del massimo abbandono, non so se sotto la croce riuscirò a rimanere salda con Giovanni e tua madre, lasciandomi lavare purificare rinnovare dal sangue e l’acqua che sgorga dal tuo costato.
Non so Signore se come i tuoi apostoli, piena di Spirito Santo saprò affrontare la persecuzione e la morte con la ferma certezza che tu non abbandoni i tuoi figli mai specie se sono nel bisogno.
Me lo ripeto questa mattina che i bagliori di morte sinistramente si intravedono, se credo in te, se ho fiducia in te, se sono certa che stai combattendo al mio fianco questa estrema battaglia.
Mi chiedo Signore se rimarrò salda fino alla fine nella certezza che tu sei in questo dolore, in questa sofferenza dell’anima , in questi dubbi, paure, tentennamenti.
Mi ripeto che tu sei il mio Signore che mi ha promesso un’alleanza eterna, hai detto che con noi sarai tutti i giorni della vita, che non devo temere anche se dormi, anche se non ti vedo, non ti sento, anche quando rimani muto e lontano.
Questa mattina penso a tutto questo e il mio cuore si dilata per accogliere la Parola di Dio.
Voglio contemplare e adorare Colui che hanno trafitto, lo voglio lodare e benedire perché con la sua croce ha redento il mondo.
Che la mia croce Signore non mi sembri troppo pesante da portare, che la.mia croce serva a salvare qualcuno dei tuoi figli dispersi. Aiutami Signore a dirti “eccomi,”specie quando la situazione che sto vivendo mi fa più paura.

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Annunciazione

” Tu lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31)

Signore mio Dio con questo nome ti hanno chiamato i tuoi genitori.
“Colui che salva”.
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perchè tu ami più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l’uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida, quando si fida di te.
“Chi potrà salvarsi? ” mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamentvii che ci allontanano da te, che negano la vita.
Eppure la storia d’Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l’umiliazione , il dolore, lo strazio dell’esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perchè si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva una collaborazione di carne, tangibile, con una donna , prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio… perchè ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell’utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perchè aveva imparato ad essere figlia , perchè non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l’esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L’essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d’amore.
Mi viene in mente la coppia sterile che abbiamo incontrato al Convegno della C.E.A.M. di Campitello Matese, quella che dopo due anni di matrimonio ha deciso di prendere in affido un bambino di 10 anni.
Dei due la persona più serena che dava forza all’altro era lui che non faceva che ricordare la sua famiglia d’origine e le meraviglie che aveva compiuto l’amore dei suoi genitori. Un amore che aveva generato servizio, gratuità, dono di sè nei tre figli.
Per questo lui, pur avendo perso il lavoro, quindi in un periodo d’incertezza e difficoltà economica , ha scelto di prendersi cura di un bambino, insieme a lei che invece viene da una famiglia di separati dove non ha respirato l’amore.
Per questo l’impresa per lei si è presentata più difficile , anche se l’alleanza con il suo sposo fa sì che il progetto si realizzi perchè fondato su di te, Signore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me. perchè anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guardare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perchè anche io possa vivere l’esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell’amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l’amore, aiutami a farmi guidare dall’amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria.

“Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno”(Mc 3,30)

“Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno”(Mc 3,30) 

Oggi il Vangelo ci parla di un peccato inescusabile..
La bestemmia contro lo Spirito Santo.
La bestemmia non è tanto rifiutare, rinnegare Dio padre o Dio figlio, quanto negare il dono, rifiutare il regalo che Dio attraverso il Figlio ci ha fatto per ridonarci la vita, renderci immortali.
Negare l’amore di Dio che si manifesta attraverso i Sacramenti, negare che Dio ci perdona, non credere nella misericordia di Dio. porta alla morte.
Giuda andò ad impiccarsi perché non credette alla misericordia di Dio.
Il più grande peccato, inescusabile, è non accogliere l’amore di Dio.
Gesù dice che possiamo rinnegarlo, come possiamo rinnegare il Padre, ma non possiamo rinnegare lo Spirito perché è l’unica fonte di vita.
Per questo la bestemmia contro lo Spirito è imperdonabile, non perché Dio sia cattivo, ma perché l’uomo deliberatamente sceglie di non vivere, di separarsi dalla fonte della vita, dalla luce che lo fa risplendere, come fece Satana quando decise che poteva fare a meno di Dio, separandosi a lui.
La divisione, la rottura del rapporto è conseguenza di una bestemmia contro lo Spirito.
Signore grazie perché mi hai fatto uscire dalla solitudine e mi hai fatto entrare nella tua casa che è casa di luce, di gioia, casa sempre in festa.
Grazie Signore perché ho tanto desiderato tornare a casa quando ero piccola e sognavo sempre la luce, lo spazio, la libertà che vi si godeva nel giardino dove abitava la mia famiglia, dove potevo giocare con i miei fratelli, dove i disegni sui muri, il glicine, la casetta di nonna Annina e nonno Giustino, la vigilanza delle zie tali per amore e non per legami di sangue, i fiori delle aiuole,i nascondigli e il pozzo pieno di mistero, pericolo e attrazione, il cancello mai chiuso con il catenaccio aperto ad ogni visitatore o pellegrino, il carretto dei nonni, la fatica e la gioia, il pianto e le risate, la vita che pulsava in ogni più piccola fibra di quel luogo del cuore e della fantasia.
Grazie Signore perché oggi ho capito il motivo per cui ho avuto sempre tanta nostalgia e desiderio di tornare in quel luogo.
La la vita scorreva tra le persone e le cose e te che le mettevi in relazione.
Il tuo Spirito li era presente, anche se in modo imperfetto, perchè tutti si volevano bene.
Oggi che nulla di quanto desideravo e mi rendeva felice è sopravvissuto nel tempo, sento che finalmente sono tornata a casa, nella casa della mia famiglia d’origine, la casa dove tu ti prendi cura di tutti i tuoi figli attraverso l’Amore che unisce il cielo alla terra.

“Quanti sperano nel Signore corrono senza affanno”. (Is 40,31)

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“Quanti sperano nel Signore corrono senza affanno”. (Is 40,31)
Benedici il Signore anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici.
Benedici Signore questo tempo che mi doni di vivere.
Benedici i miei pensieri.
Benedici i miei dubbi, le mie paure, benedici il mio smarrimento, Signore, di fronte a tutto quello che mi accade.
Benedici la gioia e il dolore, la salute e la malattia, la giovinezza e la vecchiaia, la morte e la vita, la rinuncia, il sacrificio.
Benedici Signore i nostri sì, anche quando non sono convinti e confermati con le opere.
Benedici gli smarrimenti davanti al venir meno delle forze, delle capacità della mente, benedici Signore anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici.
Ti voglio lodare, ringraziare perché sei un Dio buono, non hai considerato un tesoro geloso la tua potenza, la tua grandezza, ma hai voluto donarla a noi, perché mi hai generato e noi siamo tuoi.
Se guardo il cielo opera delle tue dita, chi è l’uomo perché te ne curi?
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai posto sotto i suoi piedi.
Signore chi sono io perché tu mi presti ascolto?
Sono polvere, sono piccola, sono niente di fronte alla grandezza dell’universo.
Ma io sento che tu sei qui vicino a me, in questa mano che non si vuole arrendere a scrivere di te, a scrivere le tue meraviglie, non si vuole arrendere anche se mi fa male, mi si addormenta, diventa di legno.
Mi chiedo come farò a cantare le tue lodi quando cesseranno di funzionare i miei occhi e le mie mani giaceranno inerti, quando la mia mente non ricorderà più nulla e il mio corpo giacerà immobile.
Come farò a testimoniare il tuo amore quando la bocca non emetterà più alcun suono, quando la vita abbandonerà pian piano ogni organo e il cuore rallenterà i suoi battiti?
Come potrò dire al mio Signore grazie, come potrò al mondo proclamare che tu solo sei il Signore, come ai miei figli dire “il Signore è grande!” e glorificare il tuo nome?
Come Signore potrò mettermi in comunicazione con te, quando la luce pian piano si attenuerà e sui miei giorni calerà la notte e arriverà l’ora della riconsegna di tutto quanto tu mi hai affidato nella vita?
Veramente tanti sono i tesori che hai messo nelle mie mani, tante le opportunità di crescere, tante quelle per farle fruttare Signore!
Troppo grandi i tuoi pensieri!
Il mio cuore si smarrisce nel tuo mistero d’amore, nel mistero racchiuso nella mia vita.
Ti ringrazio perché mi hai fatto vedere il rovescio della medaglia, mi hai portato per mano a capire la differenza tra bene e male, tra ciò che è importante ciò che non lo è.
Grazie Signore perché mi hai fatto uscire dall’isolamento, mi hai liberato dalla schiavitù del dover essere, mi hai mostrato che non sei un Dio di vendetta, ma un padre di misericordia.
Signore non mi far mancare mai la tua presenza.
Fa’ che mai io ti senta lontano, distratto, assente.
Mai Signore percepisca l’abbandono, la solitudine che ha caratterizzato gran parte della mia vita.
Mai Signore io pensi che la mia indegnità sia troppo grande per bussare alla tua porta, per farti entrare nella mia casa.
Mai Signore della vita che io pensi che mi hai abbandonato.
Signore la mano tu sai non riesce a procedere su questo foglio, ma la mia preghiera continua con più fervore nel silenzio e nel raccoglimento di quest’ora, in questo incontro speciale con te e con Maria la madre che non cessa mai di pregare per me e con me.
Ti amo Signore mia forza, mia roccia, mia potente salvezza, mio potente liberatore.

” Annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio-“(Is 40,9)

Meditazioni sulla liturgia di
martedì della II settimana di Avvento
” Annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio-“(Is 40,9)
Dio non si stanca ad annunciare la salvezza, a costo di stancare, di essere ripetitivo, di farci esclamare come questa mattina è successo a me:” Ma questo l’ha già detto domenica! La chiesa dovrebbe stare più attenta a scegliere le scritture perchè non ci siano doppioni” .
La prima cosa che mi viene in mente è quella di passare al vangelo nella speranza di trovarvi qualcosa di nuovo e invece anche lì niente sorprese.
La parabola della pecorella perduta , anche questa letta da poco.
Quando sono stanca e annoiata della vita mi capita di non scorgere i segni del cambiamento, del nuovo.
Come il Qoelet mi viene da dire” Niente di nuovo sotto il sole” e ci rimango male, perchè la mia giornata si qualifica dalla novità che ogni giorno scorgo nella Parola di Dio, nella luce che si accende su un altro pezzetto della mia storia ancora in ombra.
Così mentre cerco il nuovo nelle cose, nelle parole scontate, mi accorgo che la consolazione è affidata a noi,
” Consolate il mio popolo, annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio…Cantate canto nuovo…narrate in mezzo ai popoli la sua gloria..dite tra i popoli-il Signore regna! -(salmo 95/96).”
Non si scappa, Dio ci chiama a collaborare  e se non lo abbiamo ancora capito è giusto che lo ripeta all’infinito.
Quando eravamo piccoli mamma prima che obbedissimo doveva ripetercelo tante volte quello che dovevamo fare, perchè facevamo sempre finta di non sentire o non eravamo attenti a quello che diceva, presi dai nostri giochi, dalle nostre priorità.
Così questa mattina ho scoperto che oltre alla parola di riconciliazione Dio ci ha affidato il ministero della gioia, della consolazione.
Quante persone ne hanno bisogno!
Io per prima, mi viene da dire, ma purtroppo quando sento il bisogno di essere consolata, compatita, Dio mi manda qualcuno che sta peggio di me, qualcuno da consolare.
Che poi consolare è formato da parole che non possono non farci pensare ad una solitudine da cui dobbiamo fare uscire l’uomo, una solitudine che cessa di esserlo quando c’è chi ti si avvicina e la trasforma in porta di speranza.
Dio sa che abbiamo bisogno di uscire fuori da noi stessi, dobbiamo tendere le orecchie, stare attenti, aiutarci gli uni gli altri a non cadere, a tenere alto il morale, perchè tutti abbiamo bisogno di belle notizie, buone , annunci veritieri, di speranza che Dio ha cura di tutti ed è all’opera da sempre per farci vivere senza paura nel suo ovile dove non manca nulla, dove non moriremo per l’attacco dei ladroni e dei lupi, dove c’è sempre uno che vigila su di te, un angelo, un custode, una pecora madre, o anche solo un caldo e sicuro rifugio nel cuore del pastore, la sua parola di vita.
Allora collaboriamo tutti ad annunciare che Dio sta venendo.
E l’Avvento è tempo di attesa e di grazia.
Se ci mettiamo insieme sicuramente nelle scuole si tornerà a parlare del Natale e di Gesù bambino senza paura di offendere.

“Le potenze dei cieli saranno sconvolte”. (Lc 21,26)

“Le potenze dei cieli saranno sconvolte”. (Lc 21,26)
Certo che queste parole non mi piacciono.
Questa vita è già tanto tribolata che sentire notizie di catastrofi aggiunte non è consolante.
Dovrei commentare il Vangelo di oggi su quanto avviene o sta per avvenire, cose per me scontate, perché ho imparato dalla vita che nulla dura in eterno delle cose che vediamo, tocchiamo, sentiamo, che percepiamo con i nostri sensi.
Tutto siamo chiamati a riconsegnare, chi prima chi dopo, chi a rate chi tutto insieme.
È un po’ quello che accade nella nostra vita di tutti i giorni, c’è chi paga a rate, chi in costanti.
Quelli che fanno a rate sono presumibilmente i più poveri, mentre chi ha i soldi non ha problemi a saldare il conto.
Viviamo in un tempo di crisi, i poveri sono aumentati, i ricchi si tengono stretto quello che hanno guadagnato spesso frodando il fisco e la gente.
Quelli che non possono più pagare aumentano sempre più di numero.
La resa dei conti si avvicina.
Ognuno dovrà presentarsi al trono dell’Altissimo per rendere conto dei beni assegnatigli.
Chi molto chi poco, tutti saranno chiamati a rispondere a Dio del dono o dei doni ricevuti.
È questa la fine dei tempi?
Certo è che la povertà aguzza l’ingegno e si fa sempre più ricorso a monete alternative per sopravvivere.
Ci si inventa mestieri sfruttando disposizioni, capacità, inclinazioni messi in cantina per sbarcare il lunario, ci si unisce per far fronte alla crisi e lì dove mangiavano due o uno ora mangiano in tanti.
Le famiglie si compattano, la solidarietà si rimette in moto, si esce dall’appartamento per chiedere e dare aiuto.
Lo scambio favorisce le relazioni e il mondo si umanizza.
Sì perché il denaro, i beni terreni avevano creato una barriera, la più grande barriera, alla cooperazione tra i popoli.
L’Apocalisse ci dice ciò che è sotto i nostri occhi, la crisi di tutte le certezze.
Nel momento in cui queste sono cadute ci si interroga sul senso da dare a questo nostro pellegrinaggio terreno, questa vita che si pensa finisca nel nulla e nel vuoto assoluto.
“Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia di domani non c’è certezza”.
Così scriveva tantissimi anni fa un poeta.
Tutte le cose belle passano e spesso ci ritroviamo a piangere su ciò che non c’è più.
Siamo peraltro convinti che ci sia qualcosa che non muore e chiunque, anche se non credente, la cerca e continua a cercarla.
Beato chi la trova la moneta, il tesoro che non ha paura di essere attaccato dalla tignola, da ruggine o da qualsiasi altro agente necrotizzante.
“Beati gli invitati alle nozze dell’agnello di” dicono gli angeli nel passo dell’Apocalisse di oggi.
Noi siamo beati quando accogliamo l’invito di Dio a sederci a sua mensa.
Beati, resi felici anche solo dalla partecipazione, dall’invito al pranzo di nozze.
E già nella santa Eucaristia facciamo esperienza di quanto è buono il Signore, quanti doni elargisce senza merito alcuno.
Ma il cibo per nutrirci alla perfezione, è necessario che egli organi funzionino, che non abbiamo nel nostro corpo abitanti quali vermi, virus, batteri, muffe ecc. che ne impediscono l’assimilazione.
Per questo è necessaria una progressiva purificazione perché il nostro corpo, accogliendo Cristo, goda pienamente dei suoi benefici.
Cacciamo quindi i cattivi pensieri, le cattive inclinazioni, lasciamoci pulire dalla misericordia di Dio attraverso il Sacramento della Riconciliazione e affrontiamo i nemici con le armi invincibili di Gesù.

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?

Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXX settimana del Tempo ordinario 
VANGELO (Lc 13,10-17)
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
Parola del Signore
Dio non guarda il calendario, non conosce riposo, non va in ferie.
Come una madre è disponibile ogni momento per i bisogni dei suoi figli di notte e di giorno, quando sono vicini e di più quando sono lontani.
Così Dio è continuamente all’opera perché i suoi figli non muoiano staccati da Lui.
La madre non conosce riposo e specie la domenica, lavora di più, perché invita i suoi figli e prepara loro vivande più elaborate, squisite che presuppongono una fatica maggiore dei giorni feriali.
La madre, quando la domenica imbandisce la tavola, è felice, soddisfatta, anche se si è svegliata all’alba per accendere il fuoco, per preparare in tempo tutto ciò che serve per il banchetto domenicale.
Qualcosa lo ha preparato anche dal giorno prima.
Questo comportamento umano che noi riscontriamo in molte famiglie italiane, dove ci sono figli sposati e nipoti, per le quali la domenica è considerato il giorno in cui si va a mangiare a casa dei genitori.
Dio non è un genitore qualunque, ma un padre speciale, per cui provvede non solo al cibo, ma anche a rimettere in piedi, permettere di camminare, guarire quelli che per qualche motivo non possono aderire all’invito, non possono partecipare alla mensa comune.
Tante malattie ci impediscono di godere appieno dell’amore del Padre e a questo Dio pone rimedio.
Oggi è la volta della donna curva, rigida in una posizione.
La posizione curva impedisce di incrociare lo sguardo di chi ti sta davanti, ti fa guardare la terra e non il cielo.
La rigidità ti impedisce di modificare il tuo rapporto con la realtà che ti circonda, ti impedisce di essere libero nel movimento, libero di servire, libero di rispondere alla chiamata.
Rigidità è la paralisi del pensiero, è la chiusura del cuore, è l’impedimento, l’ostacolo ad accogliere la novità dello Spirito che ci fa gridare “Abbà Padre!”.
Gesù guarisce questa donna, perché vuole farla partecipe di tutto ciò che è già pronto per ognuno di noi.
Vuole, specie il giorno di sabato, la nostra domenica, invitarci a stare con Lui per celebrare insieme la Pasqua.
Solo chi è libero da malattie può servire, perciò Gesù guarisce i malati.
Ma non tutti hanno questo privilegio.
Perché?
Il miracolo era solo un segno per evangelizzare non uno strumento per farsi pubblicità.
Perciò non tutti furono guariti.
Oggi che Gesù è salito al cielo e ci ha lasciato il suo Spirito, bisogna pregarlo incessantemente attraverso i suoi intermediari, i santi, per avere qualche speranza.
La maggior parte delle persone non viene guarita dalle malattie e tutti muoiono, anche i miracolati.
Come deve intendersi oggi il miracolo?
C’è un modo diverso dell’agire di Dio?
Io non credo.
Perché la sua Parola, il suo Spirito sono qui, in mezzo a noi e noi possiamo accedervi quando e come vogliamo.
Per quanto mi riguarda, la malattia mi ha aperto gli occhi alla mia miseria, al mio limite, alla mia inadeguatezza, alla mia impotenza, al mio bisogno di cercare oltre il senso di un destino che sembrava di morte.
Il dolore è stato e continua ad essere uno strumento per incontrare il Signore, per apprezzare quello che davo per scontato, per capire cosa effettivamente serve nella vita.