SANTA MARTA

” Chi crede in me, anche se muore, vivrà”(Gv 11,25)

La cosa che più mi ha meravigliato è che dei tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro, amici intimi di Gesù, la liturgia ricorda solo Santa Marta che non ci ha fatto una gran bella figura quando Gesù alle sue rimostranze perchè la sorella non l’aiutava nell’accudirlo, disse che Maria si era scelta la parte migliore e che lei si preoccupava di cose di secondaria importanza.
Anche io mi sarei comportata come Marta non perchè aspiravo alla gloria degli altari, ma perchè non sono una contemplativa e se viene un ospite mi preoccupo più di servirgli un buon pranzo che di starlo a sentire.
Retaggi della guerra che ci ha insegnato che i bisogni primari dell’uomo sono il cibo e il vestito.
Il resto viene dopo.
Con il tempo ho imparato che non è così, perchè ho sperimentato quanto fosse per me importante essere ascoltata,essere capita tanto da dimenticarmi anche di mangiare.
Il comportamento di Gesù riportato nei vangeli ci fa riflettere su ciò che è importante in una relazione.
L’ascolto è imprescindibile da quello che poi darai al tuo interlocutore, amico, fratello, sposo.
Ci sono giorni in cui ti faresti ammazzare per un pezzo di pane e giorni in cui pagheresti a peso d’oro uno sguardo, una carezza, uno che ti ascolti, uno su cui tu possa posare il capo.
Ma le persone ti danno quello che hanno, e ti amano come sono state amate.
Per questo è più facile che uno ti inviti a pranzo o ti dia un vestito, piuttosto che abbia la voglia e il tempo per sederti accanto e starti a sentire.
Quante volte sarà capitato a Gesù ciò che capita a noi comuni mortali.
Ma oggi voglio riflettere sulla santità di Marta che in più di un’occasione ha mostrato la premura per il maestro, ma ciò che è più importante, la fede.
” Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro”
” Signore se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà” e poi la straordinaria professione di fede al termine del discorso:” Io credo che tu sei il cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”
Quante cose mi ero persa su questa santa che ha da insegnarci tante cose.
Aver fede è aver fiducia nella persona di Cristo, ma in quanto battezzati in chiunque porta il suo nome.
Siamo capaci di riporre nel nostro prossimo, credere oltre le apparenze che il seme gettato da Dio può germogliare e crescere attraverso il nostro servizio umile e attento ai suoi più profondi bisogni senza giudizio o pregiudizio?
Siamo capaci di perseverare nell’amore verso chi non ci sta accanto quando siamo nel bisogno e non ci consola e non ci aiuta, ma fugge lontano?
Siamo capaci di rimanere in silenzio ad ascoltare una persona che stimiamo poco e a fargli pervenire messaggi che non siano di condanna?
Riponiamo in Cristo Gesù una fiducia illimitata perchè venga incontro alla nostra debolezza?

TERRA PROMESSA

Festa della ss. Trinità 


” Chi crede in Lui non è condannato”(Gv 3,18)
Nel mondo ci sono molte persone che dicono di credere in Dio, dandogli nomi diversi.
I Cristiani, pur non essendone consapevoli, credono nel Dio di Gesù Cristo, che è l’unico che lo conosce bene e lo ha visto e ci ha parlato e vive con Lui.
Non è differenza da poco credere in Dio e credere nel Dio di Gesù Cristo.
Il creato, le stelle, il sole, la luna, i fiori, il mare, i monti e gli alberi e il sorriso di un bimbo e l’abbraccio di due innamorati come un bel tramonto o la vicinanza amorevole di due vecchi che si tengono per mano …
Quante cose belle il Signore Dio nostro ha messo sotto i nostri occhi che parlano di Lui!
Eppure non basta e non è bastato, tanto che molti profeti hanno parlato e continuano per Lui, per far conoscere al mondo quanto è grande il Suo amore per l’uomo, quanto è disposto a fare per noi.
Ma siamo un popolo di dura cervice ed è stato necessario che la Parola, il Verbo si incarnasse.
Gesù, Figlio di Dio, un uomo come noi, con i nostri limiti, con la sua vita ci ha mostrato il volto del Padre..
Ma non ci ha lasciati soli, orfani, quando se n’è andato, ascendendo al cielo.
Lo Spirito Santo, purtroppo non molto conosciuto e invocato dalla maggioranza dei cristiani, oggi è la Persona della Trinità che ci rende presente il Figlio e il Padre, che ci ricorda, ci spiega, ci istruisce, ci introduce nel cuore di Dio.
Oggi è la festa della Trinità, la festa della nostra famiglia d’origine.
Oggi contempliamo e adoriamo la verità tutta intera.
“Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò”
Così il libro della Genesi presenta la creazione dell’uomo.
Mi sembra importante ricordarle oggi, perchè, se magari possiamo capire che significa essere immagine di Dio, in quanto suoi figli, per la somiglianza è necessario pensare alla libertà che ci viene data per aderire completamente al modello a cui si è ispirato.
La relazione tra le persone della ss Trinità è il modello, la terra da coltivare, per avere vita.
Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo non agiscono mai per un beneficio personale, ma l’uno rimanda all’altro, uniti nel pensare, nel volere e nell’agire.
Cosa che non accade purtroppo neanche nelle migliori famiglie.
Il problema dell’uomo è andare d’accordo con l’altro diverso da sè.
Ne sanno qualcosa i coniugi quando si svegliano dalla convinzione che l’altro è osso delle sue ossa e carne della sua carne.
Poi vediamo alla televisione come va a finire, anche se le famiglie che vanno d’accordo, le famiglie sane, non salgono agli onori della cronaca perchè non fanno notizia.
A noi invece farebbe tanto bene che ne parlassero, che testimoniassero pubblicamente qual è la ricetta per andare d’accordo.
Una coppia che si ama è un vangelo che cammina, un ostensorio vivente, perchè mostra al mondo il volto di Dio.
Una famiglia dove si coltiva l’amore, con l’aiuto di Cristo, è parabola di Dio uno e Trino, parabola del nostro destino di figli, chiamati a vivere l’amore trinitario, diventando uno in Loro.
La casa di Cristo sarà la nostra casa per sempre, se sapremo coltivare l’amore che ci ha donato.
Grazie Padre perchè mi hai creato, grazie Figlio perchè mi hai redento, grazie Spirito Santo perchè mi porti a godere dei frutti del Vostro amore.

SEGUIMI!

 
Meditazioni sulla liturgia
 di sabato della VII settimana di Pasqua
” Tu seguimi!” (Gv 21,22)
Certo che non dovremmo mai stancarci di leggere il vangelo perchè le istruzioni in esso contenute per una vita buona, bella, piena, vera diventano sempre più chiare, man mano che procediamo nella conoscenza della nostra identità di figli di Dio.
Non possiamo più tergiversare, fingere di non aver capito, saltare qualche passaggio scomodo perchè non ci giova e non ci salva.
Ricordo quando ero bambina cercavo di truccare le carte con il sacerdote quando andavo a confessarmi, abbassando la voce per i peccati a mio parere più gravi, o assolvendomi da sola con ragionamenti inventati di volta in volta.
E poi c’era mia madre che come il Padreterno non era mai contenta di quello che facevo, di come lo facevo e mio padre severissimo quando si trattava di portare rispetto alle persone o di rientrare a casa prima che calasse il sole.
Ero diventata maestra per evitare le conseguenze della non osservanza delle leggi divine e umane.
Specializzata nel truccare le carte nascosi a me stessa e agli altri la mia vera identità, vantandomi di essere brava a coprire, nascondere, camuffare, ciò che di me non mi piaceva e che pensavo fosse motivo di giudizio negativo da parte dei miei interlocutori.
Ebbene arriva il tempo che ti devi spogliare, volente o nolente, il tempo in cui a nessuno importa se sei bella, brava, intelligente, bella.
Arriva il tempo in cui rimani sola a riflettere su ciò che conta nella vita, ti trovi a desiderare ciò che non gli altri ma L’Altro, il Signore, l’Altissimo Onnipotente e Santo vuole da te.
Arriva il tempo ed è questo in cui la vita ti chiede indietro quello che disprezzavi perchè imperfetto, e tu faresti le carte false per evitare che accada.
“Verranno i giorni in cui ti cingeranno la veste e ti porteranno lì dove tu non vuoi”
Gesù alludeva alla morte a cui Pietro sarebbe andato incontro, ma ci sono tante morti non meno dolirose, morti a piccole dosi che ti sfibrano e mettono continuamente alla prova la tua fede..
Non ti deve importare ciò che faranno gli altri, se a loro toccherà una sorte migliore o peggiore dela tua.
“Seguimi!” è l’imperatvo categorico di Gesù per chi lo ama.
Se sei figlio di Dio non puoi avere tentennamenti, anche se come Pietro ami come sai, come puoi amare, se come Pietro riconosci I tuoi limiti ma ti fidi di Lui

Collaborazione

Meditazione sulla liturgia

 di venerdì della VII settimana di Pasqua
” Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno”(At 25,18)
La croce è il prezzo dell’amore, il prezzo della salvezza nostra e delle persone a noi affidate.
Paolo, folgorato sulla via di Damasco, non si arrestò di fronte agli ostacoli, alle persecuzioni che accompagnarono la sua testimonianza fino alla morte.
L’apostolo delle genti ha dimostrato con la sua vita quanto lo Spirito di Dio renda capaci di essere testimoni dell’amore fino a dare la vita per gli altri, come quelli che scelse per primo, tranne Giuda, il traditore.
Giovanni non sembra che sia stato ucciso, ma noi sappiamo che a volte la morte è un guadagno quando la vita ci consegna una croce pesante e il monte del calvario sembra non avere mai fine.
Oggi penso a Pietro, alla domanda che Gesù gli rivolge ” Mi ami tu?” e al mandato che gli affida di pascere, dar da mangiare, far vivere il suo gregge.
Gesù ci dà il mandato indipendentemente dalla nostra capacità di amarlo, sarà lo Spirito Santo che ci allargherà il cuore come a Pietro, come ad ognuno di noi cui affida il compito, con il Battesimo di dare vita al suo gregge, darsi come cibo, diventare pane spezzato, sangue versato per i nostri fratelli.
Ci chiede di collaborare Gesù alla salvezza del mondo, come in una famiglia ognuno fa quello che può e sa fare a seconda dell’età delle forze e dell’esperienza, a seconda anche della docilità a farsi insegnare da ne chi sa di più e ne ha fatto esperienza per primo.
A chi è chiesto molto, a chi meno.
Perchè?
Quando ero piccola mi piaceva lavare i piatti, era un divertimento, specie quando ci mettevamo su uno sgabelo io e mio fratello a giocare con la schiuma del detersivo, facendo un pantano che poi mamma doveva asciugare.
Ma noi eravamo convinti di dare una mano e non ci ponevamo tanti problemi.
Mamma ci guardava benevola, contenta di vederci accordati nel desiderio di essere d’aiuto.
Poi, quando divenne più grande l’ultima nata, cominciarono i turni e il piacere divenne un impegno, un’imposizione, un dovere. Litigavamo sempre per ciò che spettava fare all’una o all’altra, mio fratello era fuori discussione essendo maschio, e ci siamo persi così gli anni migliori, nemiche fin dal grembo materno.
Perché questa sorella, nascendo mi aveva tolto il posto che occupavo fino a quel momento nella casa, nella priorità delle attenzioni di mamma, papà, dei nonni, essendosi ammalata poco dopo la nascita di una grave malattia che concentrò le cure della famiglia tutte su di lei.
L’amore, la gratuità senza mugugni furono soppiantati dal latte inquinato dall’invidia, dal desiderio di prevalere, dalla divisione che provoca l’avere, il possedere di più.
Gesù oggi ci chiede di amarlo così come siamo capaci e di lasciarci guidare da Lui per aumentare la nostra capacità di rispondere sì a qualunque cosa ci chieda.
“Che siano una cosa sola con noi”, chiede al Padre prima di congedarsi dai suoi discepoli, e anche quelli che crederanno alle loro parole saranno beneficiari del suo perdono, dela Sua grazia.
Così oggi voglio chiedere perdono a Gesù per tutte le volte che ho litigato con mia sorella, per tutte le volte che mia madre, mia nonna e tutti i miei antenati non hanno fatto comunione, non hanno gratuitamente dato, non hanno collaborato alla giustizia, alla verità, alla bellezza e alla pace che viene solo da Lui.
Voglio chiedere perdono per tutte le maldicenze, i giudizi e i pregiudizi di cui io mi sono resa colpevole e di tutte le modalità colpevoli che ho ereditato, modalità che hanno portato alla divisione, alla rottura, alla condanna a morte del proprio fratello.
Quanto poco amore Signore c’è nella mia storia, quanto poco amore ho dato al mio sposo, alla mia nuova famiglia prima di conoscerti!
Ma noi sappiamo, crediamo che il nostro piccolo pezzo di legno, il braccio inaridito di creature focomelicche tu lo trasformerai in potenza e grazia, segno del tuo infinito amore, abbraccio sublime, eterno di cui ci renderai capaci.
Grazie Signore per il tuo sì al Padre.
Grazie Maria per il tuo sì allo Spirito di Dio.

La dimora di Dio

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. (Gv 14,21)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all’obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: “Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene”.
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
“Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell’osservanza dei suoi comandamenti c’è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti la desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l’ascolto, l’accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull’identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d’amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L’identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L’identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra, ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo “amatevi come io vi ho amato” .
Non dice “amate me” ma “amatevi l’un l’altro”, che la dice lunga sull’egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L’amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d’amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti… Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per farli stare meglio, loro (un po’ anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa.
Le prime comunità cristiane erano un cuor solo e un’anima sola e li riconoscevano da come si amavano.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c’è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un’altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d’accordo, quando cuori batteranno all’unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall’alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l’agire.
Lo Spirito d’amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l’amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l’amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l’amore che rende visibile Dio, è l’amore che ci rende fecondi e felici, è l’amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l’amore. L’amore è anche la nostra casa, è di casa se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.

Tornerò

” Vado e tornerò tra voi”(Gv 14,28)
Non è semplice, facile, automatico, accettare le tue parole, senza provare un senso profondo di smarrimento, credere che tornerai, e pensare che adesso comincia un’altra attesa.
Ci avevi abituato in questi giorni successivi alla Pasqua ad incontrarti in ogni situazione, a lasciarci guidare dalle tue parole, a toccarti, vederti, mangiare con te.
Ci avevi abituati alla tua presenza che pensavamo che non ci sarebbe stata più tolta.
Camminavi con noi, percorrevi le nostre strade, ti facevi interprete dei nostri dubbi, rispondevi alle nostre aspettative.
Per noi che pensavamo fosse tutto finito con la tua crocifissione, con il fallimento della tua missione, è stato tanto bello che, quando ci siamo resi conto che ci sbagliavamo e che tu eri e sei vivo, abbiamo pensato che non saremmo rimasti più soli.
E ora te ne vai di nuovo, e ci chiedi un ulteriore atto di fede, te ne vai e ci lasci con tante domande sospese, tanti perchè.
Il tempo di Pasqua dovrebbe durare in eterno, non finire mai.
Invece dobbiamo aspettare ancora, quando pensavamo di essere arrivati.
Come ci accade nella vita quando le cose cambiano all’improvviso, quando meno te lo aspetti, quando i ricalcoli dolorosi cancellano le gioie faticosamente raggiunte, acquisite.
Tu Signore cambi ancora posizione e ci metti in difficoltà perchè dobbiamo continuare a muoverci a cercarti nella nostra quotidiana battaglia o piatta quotidianità.
Tu vuoi che ti cerchiamo Signore e non smettiamo mai di farlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici.
Ti nascondi per donarci la gioia di un incontro non scontato ma gravido di desiderio.
Penso a questa mia vita Signore ora e mi ldomando se sarebbe più bella più interessante, più viva, più piena se non avessi qualcuno da desiderare, a cui tendere, in cui sperare.
Nonostante il mio corpo viva fisicamente legato da lacci potenti, pure lo spirito lo sento libero e vitale, non condizionato da nulla che non sia l’ansia, l’attesa, la ricerca di te.
Per questo non voglio rattristarmi oggi che dici che te ne andrai.
Ci lasci la pace, ci dai la tua pace, cosa desiderare di più?
Forse ne abbiamo bisogno più di ogni cosa per superare la distanza che ci separa, lo smarrimento quando il cielo di chiude e tu più non ci parli come nel tempo del fidanzamento.
E poi la promessa di un ritorno definitivo.
Voglio crederti Signore e accogliere con gioia e gratitudine la tua pace.
Ne avrò sicuramente bisogno per il tempo di carestia.

Rimandi

“Chi ama me sarà amato dal Padre mio.”(Gv14,21)
Le letture rimandano tutte a qualcuno che non vediamo, non sentiamo, che fisicamente non c’è.
C’è un prima e un dopo, una memoria che diventa garanzia e promessa di un dono più grande.
Ma Dio dov’è, dove trovarlo?
Invano cerchiamo di catturarlo, imprigionandolo nei nostri schemi mentali, usando categorie umane.
Quando però ancoriamo Dio ad un luogo e ad un tempo definito, quando lo incaselliamo in un comportamento, una modalità conosciuta e sperimentata, ci paralizziamo e siamo incapaci di vederlo operare qui e ora nella nostra banale, insignificante e ripetitiva quotidianità chiusa alle incursioni dello Spirito.
Lo Spirito soffia dove vuole e non sai da dove viene nè dove va.
Nessuno può ritenersi depositario della verità se non Gesù Cristo figlio di Dio, che rimanda al Padre che gliela rivela, come accade a coloro a cui Lui la voglia rivelare, come accade a Paolo che opera il miracolo sul paralitico ma non se ne prende la gloria, rimandando tutto a Qualcuno che è sopra di lui, più grande di lui.
Le letture di oggi sembrano tutte improntate a dei rimandi, vale a dire ci inducono a guardare oltre le persone, oltre lo spazio e il tempo. Tutte ci dicono che Dio è l’inafferrabile e lo vedi solo dopo che ha lasciato il segno del suo passaggio.
Straordinario questo Dio che non si lascia fotografare, che si manifesta nei modi più impensati, con modalità sempre diverse.
C’è allora da chiedersi come essere certi di averlo incontrato, come essere certi che è proprio lui quando ci accadono cose straordinarie, quando assistiamo al miracolo di guarigioni, di resurrezioni, e ad altri eventi inspiegabili per la scienza.
E come possiamo credere che Lui ci sia quando un terremoto sconvolge un paese, facendo migliaia di vittime, o quando un barcone affonda portandosi dietro centinaia di disperati, quando i suoi nemici imperversano e si accaniscono contro chi porta il suo nome?
Dio è lì è qui, è in ogni luogo, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, c’è sempre anche se non lo vedi.
Tanti non credono, perchè permette tragedie a cui assistiamo ogni giorno, non credono pechè Dio dovrebbe solo evitare la morte, la fame, la malattia, la sofferenza, ecc ecc.
Un dio a nostra immagine e somiglianza farebbe le cose certamente meglio di come le fa lui.
Mi viene in mente quanto male mi ha fatto vedere gli ulivi potati dalla cooperativa della “Caritas”, a cui abbiamo dato gratuitamente in gestione la nostra terra, a cui non eravamo più in grado di provvedere.
Gli operai, povera gente che si deve inventare il mestiere, senza guida, invece di pensare ai frutti futuri hanno provveduto solo a far legna, tagliando i rami bassi e lasciando i fischioni alti infruttiferi.
Ma noi cosa avevamo fatto dell’oliveto?
In questi ultimi anni neanche la legna ci abbiamo preso.
Così ho ringraziato il Signore perchè era passato di lì, suscitando in noi il desiderio di dare a chi ne ha bisogno ciò che non ci serviva e offrendo la possibilità ad altri di ricavarne un beneficio.

Dio è in quegli ulivi smostrati, era in quelli carichi di frutti, era e sarà in ogni cosa che vive o che muore