” Perchè mi hai veduto, tu hai creduto”.(Gv 20,29)

SAN TOMMASO
Meditazioni sulla liturgia
” Perchè mi hai veduto, tu hai creduto”.(Gv 20,29)
Per credere bisogna stare insieme, questo ho capito dalle letture di oggi.
Una casa è fatta di mattoni, tanti mattoni, e altro ancora.
Ferro, malta, cemento, ghiaia, esperienza, fatica, lavoro materiale e mentale, studio, impegno prima dopo e durante.
Durante la costruzione dico, prima e dopo che la casa ottiene l’abitabilità e ci vanno ad abitare le persone.
Quanta fatica per costruire una casa!
Gesù fa questa similitudine quando vuol parlare del regno, la casa costruita sulla roccia, la casa di cui lui è testata d’angolo, la casa che non noi costruiamo a Lui ma Lui a noi, il Suo corpo, di cui noi siamo membra vive.
“La mia casa diventerà casa di preghiera” dice Gesù, dopo aver scacciato i venditori dal tempio, una casa che contiene altre case, una casa cuore accogliente dell’umanità inquieta e sofferente.
“Io sto alla porta e busso”…
Incredibile questo Dio che ci costruisce la casa, la nuova casa, perchè la prima l’abbiamo distrutta in men che non si dica, un Dio che ci chiede il permesso di entrare, nonostante tutto quello che abbiamo è suo dono, è roba sua che ci ha regalato e su cui non accampa più nessun diritto, perchè rispetta la nostra volontà e ci vuole liberi, liberi di scegliere se accoglierlo o chiudergli la porta in faccia.
Senza Cristo lo sappiamo che fine fanno le famiglie, le chiese domestiche, teatri di rabbia, violenza, divisioni e morti annunciate.
Oggi è la festa di san Tommaso che non ci fa una gran bella figura a dubitare di quello che gli raccontano gli amici più intimi, ma noi al suo posto non avremmo fatto di meglio.
Spesso le persone, quando sentono che abbiamo incontrato il Signore si allontanano da noi: a me è capitato con gli amici più intimi, che non hanno accettato il mio cambiamento. E me ne dispiace.
Ma ci sono quelli che invece ne sono stati incuriositi, attratti dalla serenità e dalla pace che prima non avevo.
Il primo mio marito che ha voluto sapere cosa andavo a fare quando uscivo presto al mattino per rubarmi una messa o la sera quando ci riunivamo per lodare benedire e ringraziare il Signore.
Vieni e vedi, gli dissi.
Così è cominciato un cammino a due non facile, perchè c’è sempre uno che corre più in fretta o cade, o si ferma, c’è sempre la necessità di non perdersi di vista perchè entrambi possiamo godere dell’incontro con il Signore.
I miei occhi sono diventati i suoi e viceversa, ma il bello è che solo grazie al terzo occhio, come Giovanni il nostro nipotino, chiama il cuore, vediamo Gesù e ci lasciamo guidare da lui.
Non nascondo che ogni giorno dobbiamo chiedere a Dio la grazia di poter toccare le sue ferite nel corpo straziato di ogni fratello che incontriamo sulla nostra strada.
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SACRATISSIMO CUORE DI GESU

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“Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. “(Gv19,34)
Chi parla è Giovanni, l’unico dei discepoli che stava sotto la croce e che ha assistito all’ennesimo e ultimo atto blasfemo.
Lui ha visto sgorgare dal costato di Cristo sangue e acqua e se si fosse fermato a quello scempio sicuramente non avremmo la perla preziosa del suo vangelo.
Già perchè per capire quello che vediamo, tocchiamo, sentiamo, abbiamo bisogno di sperimentarne le conseguenze.
In genere ci fermiamo al negativo delle situazioni, ci piace dimorare in un cimitero cercando tra i morti colui che è vivo.
Quante volte ci capita di ricordare solo gli eventi brutti della nostra vita e ce ne serviamo per lamentarci e per convalidare la tesi che siamo sfortunati, che capitano tutte a noi, che la felicità è appannaggio dei furbi e dei raccomandati.
Se penso alle trenate della mia vita non riesco neanche a contarle.
Mia madre mi diceva sempre che io ricordavo sempre le cose brutte e trascuravo le belle.
Ma a me quelle cose brutte avevano chiuso gli occhi e il cuore al bello, all’utile, al vero.
Ricordo che quando cominciai percorso durato 11 anni, per guarire dalle crisi di panico, al terapeuta dissi che io mio padre non l’avevo mai visto perchè non avevo vissuto con lui.
A malapena ricordavo la faccia sorridente in una fotografia che lo ritraeva giovane con mamma e la mia sorella più piccola al mare.
Solo dopo aver ripescato i documenti scolastici ho con la mente preso coscienza che mi sbagliavo e che fisicamente ho vissuto con lui tantissimi anni, da quando ci dettero una casa dove tutta la famiglia potè vivere riunita. Avevo 7 anni.
Solo d’estate la famiglia si riuniva a casa dei nonni, perchè mamma che faceva la maestra poteva occuparsi di noi, affidati durante l’anno, a parenti vicini e lontani.
Mio padre era ferroviere e lavorava di notte. Il giorno dormiva e noi dovevamo stare zitti, muoverci piano e non fare rumore.
Penso al rapporto con mio padre come una parabola del mio rapporto con Dio.
Anche se non lo vedevo lui si preoccupava di me e non si risparmiava per non farci mancare nulla.
Ma di questo ho preso coscienza pian piano che gli anni passavano e la malattia sua e mia testava l’amore.
Papà, andato in pensione per via del suo cuore malato, divenne il cuore pulsante dell’intera famiglia allargata a generi, nuore e nipotini.
Ma le cose belle che mi vennero da lui, ora che è tornato nel giardino che Dio gli aveva assegnato, le vedo e le gusto adesso e me ne nutro, perchè i frutti dei suoi insegnamenti sono frutti di amore condiviso con tutte le persone a lui affidate, lui che rimase orfano di padre ad un anno di vita.
Oggi è la festa del Sacro Cuore di Gesù, un cuore amante, un utero accogliente dal quale prendiamo vita.
Il sangue e l’acqua sono gli elementi che caratterizzano la nascita di ogni bambino. Se non si rompono le acque, non possiamo venire alla luce.
Così Gesù ci ha dato la vita morendo, riversando sulla sua chiesa gli elementi primordiali perchè la terra diventi un giardino in cui vivere, sperare, crescere nella gioia di essere amati a prescindere.
Lui provvederà ancora e per sempre a darci concime e nutrimento perchè diventiamo alberi che danno frutti di eternità.

Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.

SFOGLIANDO IL DIARIO…
15 maggio 2015 · 

 
VANGELO (Gv 16,20-23) 
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
In un mondo di indifferenti, cosa fa la differenza?
Un cristiano in cosa si distingue da chi professa altre religioni?
Esibire la croce come distintivo è cosa buona se serve a portare speranza, a testimoniare l’amore, ad essere strumento di pace e di perdono, altrimenti è addirittura sbagliato.
La celebrazione eucaristica spesso si conclude con queste parole:”La gioia del Risorto sia la nostra forza”, ma anche il nostro distintivo, aggiungerei.
E’ la GIOIA che fa la differenza.
La gioia è un sentimento che nasce dalla consapevolezza che c’è chi provvede a noi e ci ama più di quanto noi stessi siamo capaci.
La differenza nasce dal fatto che ogni uomo è un capolavoro unico e irripetibile, perchè a Dio non piace annoiarsi e annoiare.

“Tutti siano una cosa sola”(Gv 17,21)

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“Tutti siano una cosa sola”( Gv 17,21)

C’è una forza centrifuga che ci spinge ad isolarci, a fare di testa nostra, a non confrontarci con nessuno, a non condividere con nessuno gioie e dolori, salute e malattia, forza che ci fa richiudere nel guscio dal quale la vita piano piano ci ha chiamati ad uscire.

Troppe le delusioni, le cadute, i rifiuti, troppo difficile vivere in pace e letizia la diversità dell’altro, la diversità che diventa ostacolo insormontabile per la nostra realizzazione personale.

La diversità ci fa paura, ci ricorda che non siamo perfetti, che non piaciamo a tutti, anzi che sono ben pochi quelli che si occupano e si preoccupano di noi.

La diversità ci ricorda che ci manca qualcosa.

Straordinariamente la Genesi ci aiuta a capire qual è il problema dell’uomo, il problema della perfezione, quando vuole prescindere dall’altro.

“Dio creò l’uomo (l’umanità) maschio e femmina (sessuata) a sua immagine(specchiandosi nelle persone della Trinità) e somiglianza (predisponendolo a che in tutto somigliasse all’originale, alla comunione trinitaria).

Uno in tutti e tutti in uno, quello che chiede oggi Gesù nella sua preghiera sacerdotale.

“Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi”.

In fondo basta vedere come Dio ha creato la donna, togliendola dalla costola di Adamo, per capire che nessuno è completo in se stesso e che l’altro lo completa.

Adamo quando si svegliò, perchè Dio gli fece l’anestesia per fargli partorire la moglie ( Il primo parto a cui siamo chiamati è quello del coniuge), disse che era carne della sua carne e osso delle sue ossa, come a dire “Io questa qui la conosco come me stesso”.

Il dramma è che noi pensiamo sempre di conoscere l’altro, specie quando ce ne innamoriamo, tanto che degli sposi novelli si parla sempre di un cuor solo e un’anima sola.

Gesù nella sua preghiera sacerdotale non ci esclude dall’amore che lo lega al padre ma ci ingloba nell’amore trinitario come l’ostrica il granello di sabbia che diventa poi il suo tesoro.

“La vostra tristezza si cambierà in gioia.” (Gv 16,20)

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“La vostra tristezza si cambierà in gioia.” (Gv 16,20)
Quanto vorrei Signore che queste tue parole mi togliessero lo smarrimento e la paura per ciò che sto vivendo, che mi accade, che non conosco ma mi toglie le forze e annulla i desideri.
Signore oggi penso più profondamente a quanto sia debole la mia fede se mi sento così angosciata da ciò che mi fa star male che non conosco e non posso dominare.
Il corpo, dopo tanti anni di usura, oggi sempre più mi ricorda che siamo terra e terra ritorneremo…e ho paura.
Signore non vorrei avere paura.
Quando non avevo la fede e non ti conoscevo, pensavo che il saperti vivo e presente accanto a me mi avrebbe aiutato a superare momenti come questo e anche peggiori.
E invece devo purtroppo ammettere che non è così scontato premere il bottone della preghiera, chiedere aiuto e vedere la salvezza.
A volte l’attesa è tanto lunga che sembra di morire, come ora che aspetto che torni dal lavoro il mio sposo, perché sono sola e infelice.
L’amica che mi è stata vicino questa mattina non mi ha tolto il problema della debolezza e il dolore alle gambe che non so da dove venga.
Non è la prima volta che mi accade.
Mi è capitato anche mentre ero intenta a fare la spesa sempre accompagnata dai tuoi angeli.
Mi chiedo cosa mi stia succedendo, da dove venga questa debolezza estrema e questo dolore che mi fa venire il vomito.
Quando avevo le crisi di panico avevo gli stessi sintomi e mi spaventavo a tal punto da chiedere aiuto a chiunque.
Ora chiedo aiuto solo a te che non mi rispondi, a te che sei il mio unico rifugio, la mia certezza, l’unico che può e sa capirmi.
Perché Signore permetti che i mio corpo e il mio spirito vengano devastati da tempeste tanto violente, perché la mia vita è così avara di gioie, di amici, di desideri che non siano collegati ad un dolore, una paura, uno smarrimento ?
Avevo tanti desideri un tempo, tante mete da raggiungere, tante cose da fare, da comprare, da offrire, tanto di tutto.
Ora sento in me spegnersi la vita perché si stanno spegnendo le luci del mondo che mi motivavano a muovermi, alzarmi, guarirmi.
Ora mi sento in una valle desolata, moribonda, con gli avvoltoi che fanno sinistri giri su di me abbassandosi pian piano.
E io ti cerco e io ti invoco e io grido a te la mia afflizione.
Continuo a gridare in questa valle deserta senz’acqua e senz’anima, continuo con voce sempre più flebile ad innalzare a te la mia preghiera.
Mi vedi Signore?
Mi senti?
Sono qui in questo angolo sperduto di mondo ad attendere dalla tua mano le briciole che cadono dalla tavola.
Tu sei Padre, tu sei mio Padre.
Tu mi hai generato. Non ti ho chiesto io di venire al mondo.
La vita che mi hai donato è un filo spinato a cui non mi posso aggrappare senza farmi male.
Ma io continuo a sperare e come Giobbe voglio gridare con gioia, con covinzione, con tutto il cuore:
“Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro.”(Gb 19, 25-27)

“Tutto quello che il Padre possiede è mio” (Gv16,15)

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“Tutto quello che il Padre possiede è mio” (Gv16,15)
C’è da chiedersi se a noi interessa questa affermazione di Gesù, se sia finalizzata a glorificare se stesso, a vantarsi delle cose che possiede.
Ma Gesù, se lo abbiamo conosciuto attraverso ciò che ha fatto e detto, se siamo stati attenti ai suoi insegnamenti e abbiamo cercato di metterli in pratica, ci ha mostrato il grande amore che il Padre ha per noi e il desiderio che, attraverso di Lui, possiamo goderne insieme.
Ci sono cose di cui non possiamo portare il peso, per questo ci ha lasciato lo Spirito Santo, facendosi da parte, perchè nella famiglia di Dio ognuno ha un compito per la realizzazione di un progetto condiviso, voluto, concordato.
Ed ecco entrare in scena alla grande, (tra poco sarà Pentecoste) lo Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Questo illustre sconosciuto per i più è Colui al quale è affidato il compito di guidarci alla verità tutta intera.
Ma ci interessa conoscere la verità su Gesù Cristo?
Non abbiamo letto abbastanza di Lui frequentando la Chiesa e nutrendoci della Sua Parola?
Sapere chi è Dio penso ci interessi. A riguardo molti filosofi e teologi hanno scritto fiumi di libri.
Pare che la verità sia stata sviscerata e spiegata minuziosamente a noi Cristiani.
Gli Ateniesi non vollero ascoltare oltre il discorso di Paolo, quando parlò di resurrezione.
” Su questo ti sentiremo un’altra volta”
Ci sono cose che non vogliamo capire, non siamo in grado di accettare e per questo le mettiamo da parte.
Gli Ateniesi fermarono Paolo alla parola resurrezione, ma noi dobbiamo andare avanti, perchè la resurrezione è un evento che ci coinvolge e ci apre al mistero di Cristo morto e risorto per noi.
Gesù è risorto per far risorgere anche noi, per darci una nuova vita, una nuova possibilità di godere dei frutti del regno.
Lo Spirito Santo sceso sulla Chiesa ha lo scopo di prendersi cura di noi e di farci diventare ciò per cui siamo stati creati.
Un cuor solo, un’anima sola innestati in Cristo, capaci di fare cose più grandi di Lui nella consapevolezza che tutto ciò che è del Padre è anche nostro.
La vita di Dio in noi è la linfa che ci rende immortali, che ci dona uno spirito di sapienza e di intelligenza, di amore e di timor di Dio.
Mio Dio quanto sei grande! Quanto grandi lebtue opere!
Fin dal seno materno mi hai chiamato a succhiare il tuo latte, a nutrirmi della tua bellezza, della tua forza, della tua grazia.
Io non sapevo di essere così importante per te e mi nascondevo e mi coprivo perchè volevo sfuggire al tuo sguardo inquisitore.
Sono vissuta nella paura che tu ti vendicassi di tante mie inadempienze e ho vissuto il panico di rimanere sola per tantissimi anni.
Ora ti ho trovato mio amore e mia consolazione, mia gioia, mio tutto.
Eri nella fame insaziabile che ha connotato la mia giovinezza, nel silenzio di tante giornate vissute nella dimenticanza, nell’assenza e nell’abbandono da parte delle persone più care, ti nascondevi, mio Signore, nel fango e nella confusione di scelte che pensavo mi dessero la felicità.
I fiori del mio giardino mi parlano di te, specie ora che la primavera ha colorato il nostro sguardo.
Ma ciò che più mi porta a lodarti e ringraziarti è che tu mi hai voluto parte del tuo corpo, dandomi un’identità nuova a servizio di un progetto che mi affascina e mi commuove, un progetto che supera ogni umana immaginazione.
La bellezza della nostra vita è prendere coscienza che solo innestati in Te, dimorando, rimanendo nel tuo amore, nel tuo abbraccio inchiodato alla croce il percorso diventa una straordinaria opportunità di gioia, di comunione di conoscenza della verità tutta intera.
Perché la tua croce è sostenuta dal Padre attraverso lo Spirito Santo che è l’amore che ci rende simili a Te, uniti a Te in tutto e per tutto capaci di fare le cose che hai fatto : amare a prescindere, amare senza misura.

“ Un servo non è più grande del suo padrone”(Gv 15,20)

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“ Un servo non è più grande del suo padrone”(Gv 15,20)
Ci sono momenti, e questo è uno, in cui mi sento combattuta da due forze uguali e contrarie, sento la fatica di far emergere il buono che è in me, sento che nonostante il Suo aiuto , nonostante i sì detti con il cuore alla Sua chiamata, pure rimangono angoli bui nella mia casa difficili da raggiungere per poterli bonificare e quindi abitare.
Questa mattina penso a cosa significhi servire, a chi giova il servizio e se è così importante da occupare tanto spazio negli insegnamenti lasciatici da Gesù.
Penso a quanto sia complicato e difficile far sì che la vita non passi inutilmente, che serva a qualcosa o a qualcuno , assolvendo al suo compito essenziale che è quello di non scomparire, essere messa in cantina o andare in discarica.
Poichè il destino delle cose che non servono è la loro morte,mi chiedo se il criterio per giudicare le cose che ci accadono lo stabiliamo noi o la maggioranza delle persone o la moda o il buon senso o la cultura, la natura, l’età ecc.
Quando ci accadono cose che ci sembrano troppo pesanti per le nostre fragili braccia… quando il terremoto scuote la casa e la fa cadere a pezzi… quando ci sentiamo sommersi dalle macerie e nessuno ci viene a salvare… quando la nostra vita trascorre nella banalità di un agire quotidiano silenzioso e nascosto…. quando l’assenza di parole pesa come un macigno e a parlarti è solo l’apparecchio acustico che ti avverte che è esaurita la batteria… quando le rare gioie e i molti dolori sono vissuti nella solitudine dei tuoi pensieri, nell’impotenza, nella percezione che niente di nuovo accade sotto il sole… è necessario che ci venga incontro la parola di Dio perché la nostra memoria non vada in letargo e ci dia le ragioni del nostro esserci, del nostro esistere e del nostro agire, del nostro vivere del nostro morire.
Uno sguardo al passato tenendo gli occhi fissi è Gesù mentre ci lava i piedi (Un servo non è più grande del suo padrone…. non dimentichiamolo mai. L’uomo crede di essere Dio ma non è Dio)
Ricordo quante volte senza che me ne accorgessi ha indirizzato la storia verso vie di salvezza.
La memoria di tanti suoi benefici può e deve farci risuscitare se siamo morti, se viviamo come molluschi, come invertebrati, se la depressione ci impedisce di provvedere, prenderci cura di noi e degli altri.
Questa luce illumina la nostra storia come accade quando il sole sorge e scopre le bellezze del creato in cui siamo immersi.