“Il di più”


SFOGLIANDO IL DIARIO…
14 giugno 2014
Sabato della X settimana del Tempo ordinario

“Il di più viene dal maligno”.(Mt 5,37)

Il di più.
Oggi voglio meditare su questa parola, avulsa dal contesto in cui è stata pronunciata.
“Entrate per la porta stretta”.
La porta per entrare nell’ovile, nella casa del padre è stretta, l’hai detto tante volte Signore.
Io ho sempre pensato che non era stretta la porta, ma noi che siamo grassi, pieni, facciamo fatica ad entrare attraverso una porta che non prevede persone con il bagaglio, neanche quello a mano, persone che non devono portarsi né tunica, né bisaccia, né sandali di ricambio.
Ricordo come fosse oggi quando mi meravigliò che padre Giorgio una sera di aprile in partenza per Bologna con noi che gli avevamo offerto il passaggio, indossasse sopra i pantaloni solo una polo a mezze maniche sdrucita.
Nel portabagagli io per la stessa occasione avevo messo tre soprabiti di peso diverso.
“Dio vede e provvede” rispose al mio stupore, dandomi una grande lezione di fede.
Il di più viene dal maligno.
Penso ai miei armadi zeppi di roba, armadi che non riescono a contenere tutto quello che penso mi possa servire o mi potrà servire.
Ma poi quando è il momento e mi metto a cercare non trovo mai quello che che desidero perché non c’è che nella mia testa ed è ovvio che non ancora posso materializzare i pensieri.
Il di più.
Quante cose di più abbiamo, quante cose superflue, quante cose che ci impediscono di vivere la vita nel modo più semplice, utilizzando tempo e denaro nel modo più giusto.
Il mio sogno è trovare un abbigliamento adatto a tutte le ore.
Questo è anche il desiderio di Gianni che già vive questa dimensione dell’essenziale almeno nell’abbigliamento, tanto da dimenticare quello che possiede e che potrebbe usare e non si accorge se lo perde o glielo rubano.
Questa è una virtù da un certo punto di vista, rispetto a me che vorrei avere tutto sotto controllo, ma dall’altro è un handicap perché non permette neanche che altri usufruiscano del suo “di più”
Il di più viene dal maligno.
Penso al di più delle parole.
Quante parole io personalmente ho usato di troppo, quante volte non ho fatto esistere l’altro e neanche e principalmente te Signore, annegandoti nelle parole.
Mi rendo conto che prima di fare pulizia nei miei armadi devo fare pulizia nel mio cuore per darti spazio Signore, per accoglierti come si conviene e ascoltarti come è giusto, perché io cresca in santità, giustizia e carità.
Il mio di più sono le parole.
Questa mattina voglio propormi di fare un po’ di pulizia dentro di me, sicché quello che dico sia sempre e soltanto per la tua gloria.
A te Maria chiedo aiuto in questa impresa difficile per non dire impossibile, per me.
Tu nel Vangelo dici poche parole o comunque i vangeli riportano solo quelle che hanno segnato la storia.
“Maria meditava tutte queste cose nel segreto”.
Insegnami Maria a meditare nel segreto ciò che non capisco e a dire sì al Signore con il magnificat.

Annunci

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mt 7,19)

MISERICORDIA

sabato della II settimana di Quaresima
Letture : Mi 7, 14-15. 18-20; salmo 102; Lc 15, 1-3.11-32
ore 7.44

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mi 7,19)

Signore tu sei un Dio fedele, sempre. Purtroppo noi non ce ne accorgiamo, perchè pensiamo che tutto ci sia dovuto e che è scontato tutto ciò che gratuitamente da te riceviamo ogni giorno.
” Dacci oggi il nostro pane quotidiano!” diciamo nel Padre nostro, anche se non dimentichi di darci il tuo pane anche se non te.
Come potrebbe un Padre dimenticare di dare il cibo ai propri figli?
Tu ci educhi a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, perchè ci siamo dimenticati che la gratitudine, il grazie è la risposta ad un beneficio ricevuto di cui si prende coscienza.
Il cammino quaresimale è un percorso per mettere a fuoco ciò che è essenziale per noi e da chi ci viene elargito gratuitamente.
Il deserto ci aiuta a uscire dallo scontato, ci mette in comunicazione con te che sei datore di doni, con te che non ci hai mai abbandonato, di te che aspetti che ci accorgiamo di quanto ti dobbiamo, di quanto senza meriti usufruiamo.
La Quaresima è bella, è un periodo straordinario dell’anno perchè ci apre alla gioia e alla gratitudine verso te che ci hai creato per amore e ci hai chiamato all’amore, non quello del mondo che si basa su un tornaconto personale effimero e di breve durata, ma un amore che abbatte tutti i muri di divisione che separano gli uomini e li rinchiudono nei loro appartamenti.
Straordinaria la lezione che ci dai con questa parabola dove non ci colpisce tanto il peccato del fratello scialacquone o l’invidia del fratello giusto, quanto la tua gioia nel riaccogliere nella tua casa chi se ne era allontanato.
Mi vedo, mi riconosco nel figliol prodigo che ha dilapidato tutte le tue ricchezze per vivere senza condizionamenti lontano dalla tua casa.
E’ accaduto quando ho pensato, sposandomi, che finalmente potevo disporre del tempo e del denaro come più mi piaceva e mi potevo scegliere gli amici da invitare o da frequentare senza passare al vaglio del sì di mio padre.
” Fino a quando vivrai sotto questo tetto, dovrai sottostare alle mie regole” diceva mio padre anche dopo che avevo cominciato a lavorare e a riportare soldi a casa.
Pensavo, mi illudevo che la libertà si compra con il denaro, ma mio padre non me lo permise.
Così decisi di andarmene e feci l’esperienza della libertà che mi fece entrare nel deserto e mi educò a non dare niente per scontato.
Tu Signore agivi attraverso i genitori che mi hai donato, mi parlavi in parabole che io non capivo o non volevo capire.
Oggi il mio pensiero va ai miei genitori che, attraverso i loro comportamenti, mi hanno parlato di te, mi hanno testimoniato te, Signore mio Dio.
Voglio ringraziarti per loro che, quando mi ammalai, appena sposata, non si formalizzarono alle modalità del mio allontanamento, ma corsero al mio capezzale e si presero cura di me e della mia famiglia da poco arricchita dalla nascita di un figlio.
Le regole dell’amore valgono dentro e fuori la casa e non si comprano con uno stipendio ragguardevole.
La Quaresima dovrebbe durare tutta la vita per scoprire i tesori nascosti sotto la sabbia del deserto.


Le tre croci

“Il mio calice lo berrete”.(Mt 20,23)

Gerusalemme, la città santa, la città del grande sovrano, Gerusalemme la città della gioia, dove tutti i popoli si raduneranno.
“Mi si attacchi la lingua al palato se ti dimentico Gerusalemme!”, dicevano gli Ebrei esiliati, pensando alla patria lontana.
Gerusalemme, il simbolo dell’unità del popolo eletto, dove ogni pio israelita almeno una volta nella vita doveva andare, dove era il tempio.
Anche Gesù doveva andare a Gerusalemme, anche Gesù sentiva insopprimibile la chiamata verso quel luogo che simbolicamente rappresentava la propria identità davanti a Dio e agli uomini.
Come Gesù, anche noi, in questo tempo quaresimale di preparazione alla Pasqua, dobbiamo salire su questo monte, recarci alla città santa.
Come Gesù, con Gesù, uno alla destra e uno alla sinistra, per stargli vicino, per fargli compagnia.
Se le cose fossero andate come se le immaginavano i discepoli, diremmo anche noi che è bello tutti insieme andare nella città della gioia.
Ricordo quando a Rimini mi si aprì il cuore nel vedere quanta gente a piedi, in macchina, sugli autobus, o con ogni altro mezzo si dirigeva, elevando canti di lode e di ringraziamento, alla volta del palazzo della Fiera dove si teneva il congresso del RnS.
Ho pensato che si stavano avverando le parole della Scrittura e che era bello farne esperienza diretta e sentirsi parte di quel popolo.

Ci invita a ad unirci a lui, Gesù, in questo viaggio, come fece con gli apostoli che non avevano capito ancora quello che stava dicendo.
Che stessero i suoi figli uno alla sua destra e uno alla sua sinistra, era il sogno della madre di Giacomo e di Giovanni che desiderava il meglio per i suoi figli.
Ci sono cose che desideriamo e ci rendiamo conto solo dopo che sono accadute, a distanza di tempo, che il Signore vuole il nostro bene e ci mette in bocca le parole giuste, mischiate a parole vane e inopportune per non dire peccaminose.
Ieri, nell’ospedale di Chieti, ho sperimentato la Gerusalemme qui in terra, dove fiumi di gente confluiscono per cercare, per trovare, ritrovare la gioia, annullare il dolore, la malattia, procrastinare la morte.
Gesù ci invita ad andare con lui, ad unirci a lui in questo cammino.
Non è come ce la immaginiamo la città della gloria, il luogo dove si consumerà il sacrificio del figlio di Dio, l’agnello sgozzato per noi, per espiare i nostri peccati e quelli di quanti ci hanno preceduto o che ci seguiranno.
La città è quella che ieri ho visto, dove sono entrata, dove sono diventata quasi di casa, dove non c’è più bisogno di intessere parole, perché i corpi, i volti, parlano da soli.
Quanti corpi nella città del grande sovrano invocano pietà, misericordia!
Sul Golgota tre croci ricordano il sangue versato, il sangue innocente e quello colpevole.
Non è un caso che i condannati fossero tre, tre crocifissi, per mostrare che c’è uno che ha pagato per tutti e che c’è chi per quel sacrificio è stato salvato subito, perché ha riconosciuto il suo peccato.
Giacomo e Giovanni volevano i primi posti, ma sulla croce c’era a fianco di Gesù il ladrone, occupando quel posto privilegiato che gli guadagnerà il paradiso seduta stante.
Gli apostoli bevvero il calice che Gesù dovette bere, solo dopo la discesa dello Spirito Santo e furono perseguitati e giustiziati in modo anche più crudele.
La storia sacra è segnata dal sangue dei martiri che preferirono morire piuttosto che abiurare il Vangelo.
Sembrerebbe che Gesù non abbia fatto niente di più speciale di quelli che oggi noi veneriamo e che chiamiamo santi.
Ma grazie a Lui tutto questo è potuto accadere.
Con il suo Spirito gli uomini prendono le ali e sono capaci di fare ciò che ha fatto Lui è molto di più.
Oggi penso a questa mia vita, quando i miei sogni erano realizzabili tutti, bastava volerlo, quando con tenacia ho perseguito obiettivi faticosi, con grande sacrificio, mai mettendo in dubbio che non sarei riuscita nell’intento.
Non sapevo nulla di Gerusalemme allora, ma mi ero costruita la città della gioia, dell’eterna felicità.
Gerusalemme, la città santa, è diventata per me il luogo dove la malattia mi crocifigge, ma anche il luogo dove, grazie a questa croce unita a Cristo, rinsaldo i legami con gli uomini e con Dio.

” Chiedete e vi sarà dato”(Mt 7,7)

” Chiedete e vi sarà dato”(Mt 7,7)
Le parole di questa mattina mi fanno ricordare quando non mi sognavo di chiederti niente, stando molto male, perchè non mi sembrava giusto rivolgermi a te  e ricordarmi di te soprattutto nel momento del bisogno.Ti avrei pregato quando fossi guarita.Una mia amica commentò con queste parole , senza che io le capissi, il mio atteggiamento nei tuoi riguardi. ” Che superbia!”.Non detti peso ad una bigotta, tale consideravo la persona che mi aveva parlato così, perchè ritenevo che non era giusto rivolgermi a te dopo anni in cui ti avevo messo da parte, chiuso la porta, non facendoti esistere.Poi le cose peggiorarono e al male fisico si aggiunse l’isolamento, il silenzio degli amici, il non senso di una vita senza direzione.Ti incontrai in quel deserto sconfinato che mi stava seppellendo ma anche allora non ti chiesi di guarirmi, perchè mi bastava aver trovato un interlocutore con cui potevo condividere gioie e dolori salute e malattia.La salute peggiorò  ma il mio stato d’animo cambiò perchè non mi sentivo più sola ad affrontare le battaglie ella vita.Ricordo che non ti chiesi mai di guarirmi, perchè quando stavo per farlo mi venivano in mente tutti quelli che stavano peggio di me. E pregavo per loro.Una volta una sorella di fede, mentre facevamo l’adorazione eucaristica mi vide piangere e mi disse: Perchè non chiedi a Gesù di guarirti?” Gli risposi che c’erano tanti più malati di me.Mi meravigliò la sua risposta:” Chi sei tu per dare a Dio consigli e decidere quali sono le sue priorità?”Mi vergognai di questo atteggiamento sbagliato anche se non era frutto di cattiva volontà.Quella persona mi disse che Gesù era al pozzo e voleva che io gli dessi la mia brocca perchè voleva riempirla. Aveva sete Gesù ma aveva bisogno del mio contenitore.Mi meravigliò che Dio avesse bisogno di qualcosa che io potessi dargli. Era ed è Dio e non gli manca niente: questo era il mio pensiero.Ci misi tempo a capire che se non apri le mani nessuno può riempirle, se non chiedi non ricevi e non ringrazi, questo è il punto.Ho fatto sempre una grande fatica a chiedere e ho cercato sempre di sbrigarmela da sola.Poi ho capito che mi pesava non tanto il chiedere quanto l’essere debitrice di un favore, essere grata, estinguere il debito definitivamente.A me non sono mai piaciuti i debiti e di questo ne ho fatta una bandiera. Nella mia famiglia si viveva così, sempre con tanti conti da pagare e niente soldi da spendere.Mi sono sposata per mettere fine a questa barbarie, così era a mio avviso l’abitudine a comprare in credenza, perchè non eri libero di scegliere un fornitore diverso, un bene diverso da quello che offrivano i negozi e le persone con cui eravamo indebitati.Era il dopoguerra ed era abitudine segnare l’importo della spesa fatta su un libretto che il negoziante metteva a disposizione.Riflettendo sulla parola di oggi mi viene in mente che se qui su questa terra avere debiti non è cosa buona, nel regno di Dio è fondamentale.Sentirsi debitori è la strada per vivere in un rendimento di grazie continuo. Ma bisogna uscire dallo scontato, perchè ci sono tante cose che ci vengono date di cui non ci accorgiamo, che pensiamo siano normali, comprese nel pacchetto della vita che ci viene data.Solo quando ti vengono a mancare apprezzi ciò di cui hai goduto per tanto o poco tempo inconsapevolmente senza mai sentirti debitore verso chicessia.”Homo faber fortunae suae” solevo ripetermi.Che superbia!Ma sempre riflettendo sulle parole del vangelo penso a cosa oggi chiedo a Dio.Non riesco ancora a chiedergli la guarigione fisica ma non smetto mai di chiedergli il suo amore che si manifesti nel rafforzamento della mia fede, nel rimanere salda nella speranza, nel vivere in comunione costante con Lui.
L’amore che voglio da Dio è l’amore che desidero ricevere dai miei fratelli. Perchè l’amore guarisce da qualsiasi malattia.Allora la conclusione del passo che oggi la liturgia ci propone non sembra più scollegato alla prima parte del ” chiedete e vi sarà dato”, perchè se fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te devi amare gli altri, se vuoi che Dio esaudisca la tua preghiera  amalo e vedrai il mondo cambiare i connotati, la vita prendere colore e vedere il regno di Dio vicino.

“Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”( Mt 2,11)

“Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”

( Mt 2,11)

Epifania del Signore
“Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.”( Mt 2,11)
Non è sempre facile scegliere i doni da regalare in occasione di una festa, un compleanno, una nascita, un matrimonio…
Mi sono sempre prodigata nel tempo in cui i regali li facevo perchè c’erano persone a me care che volevo fare felici, regali che erano occasione d’incontro e di festa.
Avevo tanti amici e tanti parenti, famigliari vicini e lontani a cui facevo di tutto per far recapitare il mio pensiero.
I regali li sceglievo con cura, cercando di mettermi nei panni della persona che li doveva ricevere, illudendomi che i miei desideri, gusti, bisogni coincidessero con quelli degli altri.
Comunque il regalo doveva piacere prima a me e mi rifiutavo categoricamente di esaudire un desiderio espresso esplicitamente dal festeggiato se era brutto o inutile a mio parere.
Io non so se oltre all’oro e all’argento ti avrei regalato la mirra che non mi piace e mi sembra di malaugurio.
Fatta come sono fatta che il regalo deve piacere prima a me. E la morte è qualcosa che faccio fatica a digerire.
Ci ho messo del tempo per cambiare idea e posizione, per morire a me stessa nel dono totale di me
Cosa offrirti o Dio, cosa posso darti oggi che non ci sono più nascite, matrimoni, onomastici che diano senso alla mia ricerca di regali?
Sono scomparsi gli amici di un tempo, morti quelli della mia famiglia che mi corrispondevano, il tempo ha lasciato i suoi segni sulle strade battute del mondo, sui percorsi abituali di ricerche effimere, ora che non posso pur volendolo neanche recapitare i calendari liturgici che contengono la tua parola alle terre più o meno dissodate per accoglierla.
Sei rimasto solo tu che mi stai davanti e aspetti che ti porti non ciò di cui tu hai bisogno, perchè sei Dio e non ti manca niente, ma ciò che a me serve per continuare il mio cammino tornando a casa, alla mia vita quotidiana.
Bisogna cambiare strada, abitudini, modi di fare come fecero i Magi, per evitare gli Erode di turno, il nemico che ci allontana da te, che ti condanna a morte o almeno ci prova prima che tu lo voglia, che acconsenti a dare il segno che ti connota.
Non ho appeso calze alla finestra, non ho camini da cui tu possa farmi recapitare i tuoi suggerimenti, le tue istruzioni per vivere al meglio la mia vita.
Nel piccolo presepe allestito sul mobile d’ingresso non ci sono i Magi e quando Emanuele me l’ha chiesto gli ho detto che non servivano perchè i Magi siamo noi, quelli che anche se con ritardo arriviamo davanti alla grotta..
A natale gli addobbi, gli incarti, le luci,il cibo, la frenesia di fare in tempo tutto e bene, ci siamo dimenticati di te, occupati a fare festa ci siamo dimenticati del festeggiato.
Io non sono potuta neanche venire a messa tanto stavo male e non ricordo di aver fatto qualcosa di speciale per te.
Tu per me hai fatto gli straordinari, lo riconosco,donandomi la presenza dei miei cari, che mi abitano di fronte, che se non fosse intervenuta l’influenza sarebbero andati altrove, come consuetudine. Gli altri nonni, gli impegni scout, gli inviti, le tombolate…sono giovani ed è giusto che sia così.
Nell’Avvento avevo maturato il desiderio di presenze non virtuali, ma reali, di doni partecipati scelti insieme, di incontri autentici e veri.
Mi hai donato tutto questo Signore, lo riconosco, questa mattina che mi stavo ripiegando su me stessa per il dolore che mai mi abbandona.
Davanti alla tua grotta allora devo deporre il mio GRAZIE perchè hai reso possibile l’impossibile.

“Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. (Mt 11,11)

Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della II settimana di  Avvento
Letture: Is 41,13-20; Sal 144;  Mt 11,11-15
“Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista”. (Mt 11,11)
Delle letture di oggi mi ha colpito la graduatoria di Dio, dove gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi.
E’ consolante comunque, per chi non è abituato a stare sulla cresta dell’onda, ad essere riverito e rispettato, applaudito e sicuro, sapere che ci sarà o è già in atto un capovolgimento delle sorti, e arriverà per tutti il giorno del giudizio, dove non contano le monete contraffatte o anche solo le monete che non portano impressa l’immagine e la somiglianza di Dio.
Sembra un’impresa impossibile quella di somigliargli, di fargli da specchio, sembra impossibile che la sporcizia non ci si attacchi addosso sì da rimandare all’esterno un’immagine deformata di Lui.
Ma nella Bibbia 365 volte, tanti quanti sono i giorni è ripetuta la frase”Non temere!”, frasi di incoraggiamento, di speranza, per tutti gli affaticati, stanchi, depressi, sfiduciati, tutti noi, che faticosamente portiamo sulle spalle bagagli troppo pesanti a prescindere se li abbiamo noi scelti o qualcuno gode a metterceli addosso e a renderceli più pesanti.
Ebbene nell’Antico e nel Nuovo Testamento Dio non fa che ripetere che non dobbiamo avere paura perchè Lui ha fatto un patto con noi che non dimenticherà mai.
I suoi incoraggiamenti passano attraverso la bocca dei profeti o la vita di quelli che si sono fidati di Lui fino in fondo e ne hanno visto i frutti.
Giovanni Battista di cui oggi Gesù fa l’elogio, non è stato tenero con i suoi , ma ha predicato fino a morire per questo la necessità di pentirsi, di convertirsi al Signore.
Giovanni Battista ci ha rimesso la testa solo perchè ha segnalato al potente di turno che non gli era lecito tenersi la moglie di suo fratello.
Le parole del precursore a Gesù fanno dire di lui che tra i nati di donna non è mai sorto uno più grande di lui, ma da chi si è sentito giudicato, scomodato, irritato dalle sue parole è stato condannato a morte.
Molti pensano che  la morte a cui condanniamo le persone scomode ci  restituisca la libertà di fare quello che ci pare e piace.
Ma purtroppo non è così perchè  da  morti le parole incidono sulla coscienza molto di più e alla colpa si aggiunge altra colpa con conseguente appesantimento della soma che portiamo sopra le spalle.
Alla fine dei conti moriamo tutti, buoni e cattivi e la differenza la fa proprio la coscienza pulita o sporca, quella che ci salva o ci condanna.
Giovanni Battista rispetto agli altri profeti ha avuto la grazia di conoscere Gesù quando era nella pancia di sua madre e di annunciarlo con  la vita.
La conversione è il primo passo, ineludibile per incontrare il Signore.
In questo tempo di Avvento da un lato si moltiplicano le parole di speranza, dall’altro parole di incoraggiamento e di invito a costruire le strade per arrivare alla grotta.
Quante cose ci dici Signore in questo periodo forte dell’anno, in cui siamo tutti presi da pensieri che con te hanno poca o nessuna attinenza!
Anzi  (cosa che a me come a molti succede), il Natale è fonte di angoscia per via dei regali da fare, per i soldi, per il traffico e la confusione delle idee, per gli inviti, per tutto ciò che ci toglie dalla routine e ci stressa.
Ci piacerebbe riposarci Signore, non pensare a nessuno se non a te, a noi stessi, da te amati, consolati, rassicurati, guariti.
Mi piacerebbe che il Natale fosse confuso tra altre feste, venisse in sordina, arrivasse inaspettato, mi piacerebbe poterti ospitare Signore nella mia povera e disadorna casa, nella mia stalla, nella mia mangiatoia, senza preoccuparmi di nulla che non sia accoglierti e prendermi cura di te.
Da tempo non riesco a fare inviti che presuppongano un preavviso, perchè tutto mi mette ansia, ma gradisco enormemente le improvvisate.
Perciò il mio frigorifero è sempre pronto per soddisfare le necessità di chi bussa inaspettato alla mia porta.
Consapevole dei miei limiti, ho sperimentato che quando il protagonista della festa è la persona godo più profondamente il senso del tuo Vangelo.
Ti chiedo quindi di poter perseverare in questa gimkana di luci, di addobbi, di circolazione caotica, di mancanze fisiche e spirituali nella fede che tu verrai lo stesso a visitarmi anche questo Natale, come hai sempre fatto, so che tra un pacco, un impegnativa, una visita, il dolore, la stanchezza, i ricalcoli continui, busserai alla mia porta per cercare un luogo dove venire alla luce.
San Giovanni non ti aveva preparato regali splendidamente confezionati, ma ti riconobbe attraverso la gioia che la madre Elisabetta gli trasmise quando vide Maria che ti portava in grembo.
Quanta semplicità e quanta gioia in questo incontro di cui Luca ci parla!
Ecco vorrei un Natale così, un Natale che riconosco dal trasalimento del cuore.
Gesù dice di Giovanni che è il più grande nati prima di lui, ma nel regno dei cieli non si seguono le graduatorie del mondo e il più grande su questa terra non è detto che lo sia anche in cielo.
A me non piace essere la prima, come un tempo, lo sai Signore. Vorrei solo la perseveranza di aspettarti con i fianchi cinti e i calzari ai piedi, perchè non voglio perdere l’occasione di ospitarti in casa mia.

“Avvenga per voi secondo la vostra fede” (Mt 9,29)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
4 dicembre 2015
venerdì della I settimana di Avvento
Letture:  (Is 29,17-24); Salmo 26;  (Mt 9,27-31)
ore 7
“Avvenga per voi secondo la vostra fede” (Mt 9,29)
Oggi il vangelo ci parla di fede in chi può guarirci dalle malattie che ci affliggono.
I due ciechi furono esauditi nella loro richiesta di aiuto perchè credevano che Gesù poteva fare il miracolo.
Anche io credo che Lui e solo Lui può non dico togliermi le malattie, ma attenuarne l’effetto devastante sul mio sistema nervoso che è andato in tilt.
Non so più in che lingua invocarlo, pregarlo, chiedergli almeno una briciola del suo amore, una briciola di quel pane che cade dalla tavola e di cui sono soliti cibarsi i cagnolini.
Un dio senza pietà mi si mostra in questi giorni, un dio impassibile e severo , un dio sordo al grido di chi è nella fossa dei leoni e viene straziato dai loro denti aguzzi giorno e notte senza riuscire a morire.
La morte si sconta vivendo e chissà quanti peccati devo scontare per guadagnarmi questo traguardo.
Un tempo avanzavo tra i primi nella santa assemblea, un tempo rendevo lode e gloria al Signore perchè aveva cosparso la mia strada di “scintillanti”.
Un tempo.. ma come accade nei matrimoni all’inizio c’ è l’idillio e la risposta sempre pronta, un abbraccio, un regalo, un sorriso, una parola carina.
Con Lui bastava che desiderassi anche incosciamente una cosa che la vedevo realizzata.
Poi è aumentata la vicinanza, il tempo della preghiera, l’intimità, e il tempo dell’attesa si è fatto più lungo, addirittura interminabile.
Le risposte tardano a venire e io mi sento messa da parte, dimenticata.
Perchè Signore mi tratti in questo modo?
Perchè non rispondi ai miei ripetuti SOS ?
Perchfedeè Signore la mia vita deve essere un calvario e la morte durare lunghissimi anni?
Continuo a credere che solo tu puoi aiutarmi, che non c’è nessuno al di fuori di te che possa togliermi questa spina nel fianco, ma tu sei sordo, anche se non avaro di parole di speranza, specie in questi giorni di preparazione al Natale.
I morti non ti lodano dalla fossa, perchè non scendi e impedisci al nemico di fare scempio del mio corpo?
Perchè Signore più non ti schieri con i nostri eserciti e ci fai andare allo sbando?
Piega i cieli e scendi e visita questa vigna, il virgulto che ti sei piantato.
Ne fanno scempio i viandanti e i ladroni.
Sono tua Signore, te lo sei dimenticato?
Dove ti nascondi o mio diletto perchè torni a sorridermi la vita e i fiori del mio giardino profumino e i loro colori  mi parlano di te?
Dove cercarti Signore che non sia in questo dolore continuo e scrastante, dove fuggire da questa persecuzione?
Signore non posso , non voglio, non riesco a vederti in queste macerie, in questo corpo mandato al macello, dato in pasto agli avvoltoi.
Dove sei Signore?
Mostrami il tuo volto e io vivrò.
Guariscimi gli occhi del cuore perchè ti veda chino sule mie ferite.