“L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”(Mt 19,6)

“L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”(Mt 19,6)

Io so chi sei, so come ti chiami, so cosa vuoi, so che sei tu che continui a tramare inganni perchè l’uomo si separi da Dio il tuo e nostro creatore, da Dio al quale tu hai deciso di ribellarti perchè volevi essere come Lui, volevi sostituirti a Lui.
Ma l’uomo non può coscientemente abbandonare la luce per vivere nelle tenebre e, se lo fa, è perchè tu lo inganni con monete false, con falsi piaceri, con falsi beni, con tutto ciò che gli dà un piacere immediato che lo porta alla morte.
Io so che sei il divisore, che non vuoi che stiamo insieme e che andiamo d’accordo, perchè l’unione fa la forza e tu temi chi si unisce nel nome del Signore, temi tutto ciò che sbarra la strada al tuo progetto di distruzione e di morte.
” Quando due o più sono uniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” ha detto Gesù che ha anche detto” Voglio che siano una sola cosa con me e con te, Padre”.
Signore tu ci hai chiamato all’unità. ci hai dato, attraverso lo Spirito effuso sulla croce e versato sulla tua chiesa Maria, tua madre e Giovanni, il discepolo che tu amavi, e vuoi che le nostre diversità diventino materiale vivo per costruire la tua Chiesa , la sposa, una costruzione di cui tu, pietra scartata dai costruttori, sei diventato testata d’angolo.
Tu vuoi Signore che ci amiamo, che la famiglia insegni e testimoni l’amore, che il mondo, attraverso l’indissolubilità del patto coniugale, ripeta e rinnovi ogni momento il sì alla tua alleanza che è alleanza di pace, di amore, di gioia, di festa, di eternità.
Tu Signore ci chiedi quello che ci rende felici, ciò che ci rende fecondi, ciò che ci fa come te, figli ed eredi del patrimonio d’amore senza fine che tu hai già assegnato ad ognuno di noi.
Siamo tuoi figli e gregge del tuo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento, vedi e provvedi ai nostri bisogni, indicandoci la strada per non rimanere soli nel deserto e morire.
Questa notte credevo che tu mi chiamassi finalmente a stare con te, Signore, perchè i giorni sono terribili, con i dolori che mi schiantano, mi dilaniano, mi fanno venir meno.
Ma io Signore credo a quello che tu hai detto e, se la notte non c’è nessuno che si unisca alla mia preghiera, c’è sempre Maria alla quale ci siamo consacrati e incatenati io e il mio sposo, con la quale posso aprirti il cuore e invocarti e chiederti la liberazione dai lacci di morte, catene che mi vogliono dividere da te, che mi vogliono convincere che tu non sei un Padre ma solo un aguzzino.
Prego con Maria, certa che tu non parli a vanvera.
Ieri pomeriggio eravamo in tre a chiederti di avere pietà e misericordia di noi, perchè abbiamo unito le nostre braccia a lei, tua madre, nostra madre.
Mentre pregavo guardavo i braccialetti al polso, segno della nostra consacrazione alla Madonna ed ero felice perchè eravamo tre a rivolgerti la preghiera.
Tu l’hai detto, “quando due o tre.. si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.
Ho gridato, ho pianto, ho invocato il tuo nome, mi sono fatta portavoce del desideri della tua piccola chiesa perchè scendessi e sollevassi la mia croce.
L’immagine di te, Padre, che mantieni la croce di Gesù mi aveva accompagnato per tutta la giornata e da quell’icona ho tratto forza per non soccombere.
Lo spirito Santo ti univa al Figlio, lo Spirito Santo ha unito noi tre che pregavamo nella valle della disperazione e ci ha mostrato che eravamo quattro a rivolgerti il grido d’aiuto.
Perchè Gesù era con noi…
Non potevi essere sordo alle nostre preghiere, perchè i nostri alleati l’avevamo scelti tra i migliori, erano e sono i tuoi alleati da sempre, uniti a te da un vincolo d’amore che mai si è spezzato.
Se ieri pensavo che eravamo in quattro, questa mattina penso e credo che lo Spirito Santo è presente, era presente anche ieri, non si è aggiunto oggi, per l’occasione.
Lo Spirito Santo è il tuo amore che fonde i cuori, scioglie i lacci che ci impediscono di uscire fuori dal nostro io, di rinnegare noi stessi, lo Spirito Santo è il dono che oggi tu ci mostri come il tesoro da cui possiamo sperare di trarre tutto il bene possibile, il tesoro che ci fa vivere, l’antenna che si sintonizza sulle frequenze del cielo e ci fa sentire un popolo unico guidato da un unico pastore.
La divisione sia anatema, la maledizione sia trasformata in una benedizione ora e sempre.

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Briciole

SFOGLIANDO IL DIARIO…

7 agosto 2013.
Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario.

“Signore aiutami!” (Mt 15,25)

La cananea ha avuto fiducia in te e, pur essendo forestiera, ha osato chiederti la guarigione della figlia e tu l’hai esaudita.
La donna è ben consapevole che a lei non tocca la parte migliore del pranzo, del banchetto imbandito per i tuoi, quelli che ti sei scelto come primizia, ma si accontenta delle briciole, perché lo Spirito l’ha ispirata.
Le briciole, anche le più piccole, dell’infinito amore che tu nutri per noi, non possono essere divise dal tuo tutto.
Chiederti le briciole Signore è la strada per entrare nel tuo regno, prendere possesso della Terra promessa e ipotecare il futuro nel bene, nell’abbondanza nella pace e nell’amore.
Gli Israeliti, tranne pochi, dopo aver attraversato il deserto, non credettero a quanto era buona la tua mensa, quanti frutti ne avrebbero potuto trarre.
Se solo avessero avuto fiducia nelle tue promesse!
Eppure tu li avevi liberati dalla schiavitù del Faraone e avevi fatto tanti prodigi sconvolgendo l’ordine e le leggi naturali.
Ma noi siamo un popolo di dura cervice e facili a dimenticare i tuoi benefici.
Per tua grazia Signore non hai permesso che la nostalgia degli “scintillanti”(schegge di luce che il mare increspato, accarezzato dal sole del mattino, immilla, innalzando l’anima a te) spegnesse in me il desiderio di rientrare nella tua terra, nella tua casa.
Con questo caldo gli insetti hanno danneggiato seriamente tutto quello che con amore, con passione avevo coltivato per imparare l’arte del contadino, per gustare ogni mattino la meraviglia dell’inizio, lo sbocciare di un nuovo fiore, lo spuntare di nuove e tenere foglie, l’allungarsi degli steli e dei rami che pendevano lussureggianti dalle fioriere del balcone variopinto.
Ogni mattina in cuor mio ti lodavo, ti benedicevo e ti ringraziavo per la vita che continuavi a profondere a piene mani attraverso la parabola della natura che mi circondava e che mi parlava di te.
Gli altri anni di questi tempi avevo dato forfait e mi ero arresa, delusa e senza speranza per le piante che mi morivano sotto gli occhi, quelle piante che provvedevo a innaffiare dopo che le avevo ricevute in regalo.
Quest’anno ho voluto comprare piante commestibili per utilizzare il sole e lo spazio del balcone rimasto senza tendone per nostra incuria, ma anche per mancanza di soldi e per mancanza di amici da invitarvi, la sera dei giorni caldi.
Qualcosa è ancora vivo, ma devo imparare tanto per coltivare piante commestibili.
Non ho smesso al mattino lodarti, benedirti e ringraziarti per la trepidante bellezza della natura, della terra che ci hai donato di ammirare, custodire, amare, coltivare e trarne frutti.
Così gli Israeliti per la loro incredulità furono condannati a vagare altri 40 anni nel deserto e a morirvi senza entrare nella Terra promessa ad eccezione di Giosuè e di Caleb.
Certo che credere senza vedere è difficile Signore.
Pensare che quello che prometti è vero, è buono, è bello, ma anche raggiungibile è Grazia, frutto della nostalgia, del ricordo di tanti i tuoi benefici, custoditi nel sacco dei ricordi.
È per questo che ieri,in un momento di sfiducia, sono venuta da te a messa alle 7:00, e per questo ho sentito forte il desiderio di quella terra che avevo perso.
Così mi sono riconciliata con te Signore.
C’era padre Dino che mi ha accolto con un sorriso.
Eri tu che mi stavi aspettando, lo so, perché poi non mi hai negato quel pane di cui non mi sentivo degna e che era stato riposto nel tabernacolo, perché la messa era finita.
Per te mai finisce la messa, quando un cuore sincero ti cerca e io ti lodo ti benedico e ti ringrazio perché hai mutato il mio lamento in danza e mi hai abbracciato e mi hai fatto sentire quanto è grande il tuo amore per me.
Signore grazie di tutto e per tutto e a te Maria un grazie particolare perché mi hai portato il tuo e ora nostro Gesù.

” Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo.”(Mt 13,44)

Meditazioni sulla liturgia di
mercoledì della XVII del TO

” Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo.”(Mt 13,44)

” Venga lo tuo regno!” diciamo nel Padre nostro non so con quanta consapevolezza di cosa significhi.
In cosa consiste il regno di Dio? E’ qualcosa che ci appartiene, qualcosa che dobbiamo conquistare, qualcosa che ci viene donato o che?
Se penso su quante cose vogliamo comandare, legiferare perché non ci piace come siamo governati, senza poterlo concretamente fare, non possiamo non riconoscere in ognuno di noi la tendenza a isolarci, a crearci un piccolo spazio dove poter fare il comodo nostro, senza dover rendere conto a nessuno, magari coperti solo da scatole di cartone.
Ci piace non essere sottomessi a nessuno e per questo, quando ci capita di dover rispondere di qualcosa o di qualcuno ci piacerebbe non essere ostacolati, criticati, messi alla gogna, se non ne siamo capaci o non vogliamo ascoltare consigli.
“Io sono venuto per servire, non per essere servito” dice Gesù, quando i suoi discepoli esternano l’idea che si erano fatti del suo regno, ambendo ai primi posti.

Il Tesoro sei tu Signore, un tesoro che mi è necessario per scoprire che io sono il tuo tesoro, la perla preziosa per cui hai venduto tutto. Trovare te è trovare la bellezza dentro di noi, la tua immagine riflessa nel nostro specchio, la luce che illumina gli sbandati della notte, i campi incolti e dimenticati, la luce che dona la vita al mondo.
Il regno di Dio quindi lo dobbiamo cercare facendo chiarezza dentro di noi, lasciandoci illuminare da Te.
Fino a quando pretenderemo dagli altri quello che noi non siamo capaci di dire, di fare, di essere, siamo lontani dal regno di Dio.
Ti devi trovare solo nel campo, questo è importante, per scoprire il tesoro.
Devi vendere tutti i tuoi averi per diventare ricco di quel tesoro.
Tutto quello che hai per Qualcuno che ti dica chi sei: il suo TESORO.
Sembra uno spreco ma è necessario.
Se vuoi trovare Dio devi entrare nel suo campo, uscire dalla tua terra e entrare in quella che non conosci.
Ad Abramo fu chiesto di lasciare la sua terra sicura e ricca alla ricerca del germe di vita, in una terra, in un campo da Dio seminato, un campo dove i figli sono perle preziose, tesori nascosti che ognuno deve scoprire.
La terra che ci ha promesso è quella in cui n’è chi semina, n’è chi ara è qualcosa ma solo Dio che fa piovere e fa crescere.
Noi siamo il campo, noi siamo la terra, noi siamo il tesoro.
Bisogna scoprirlo. Questa è la vita, questo è il viaggio straordinario alla ricerca di noi stessi, dell’uomo che non conosciamo, della preziosità del nostro essere creati per amore e chiamati all’amore.
Siamo preziosi ai tuoi occhi, Signore, lo sappiamo da quando abbiamo cominciato a frequentarti. Per questo ti rendo grazie ogni momento e ti loderò per sempre.
” Tu sei mia figlia oggi ti ho generato”, hai detto il giorno del mio Battesimo.
Figlia di re!
Chi mi può togliere il regno senza che io lo voglia?
Sei tu che lo hai difeso dando la vita per me.

“Il di più”


SFOGLIANDO IL DIARIO…
14 giugno 2014
Sabato della X settimana del Tempo ordinario

“Il di più viene dal maligno”.(Mt 5,37)

Il di più.
Oggi voglio meditare su questa parola, avulsa dal contesto in cui è stata pronunciata.
“Entrate per la porta stretta”.
La porta per entrare nell’ovile, nella casa del padre è stretta, l’hai detto tante volte Signore.
Io ho sempre pensato che non era stretta la porta, ma noi che siamo grassi, pieni, facciamo fatica ad entrare attraverso una porta che non prevede persone con il bagaglio, neanche quello a mano, persone che non devono portarsi né tunica, né bisaccia, né sandali di ricambio.
Ricordo come fosse oggi quando mi meravigliò che padre Giorgio una sera di aprile in partenza per Bologna con noi che gli avevamo offerto il passaggio, indossasse sopra i pantaloni solo una polo a mezze maniche sdrucita.
Nel portabagagli io per la stessa occasione avevo messo tre soprabiti di peso diverso.
“Dio vede e provvede” rispose al mio stupore, dandomi una grande lezione di fede.
Il di più viene dal maligno.
Penso ai miei armadi zeppi di roba, armadi che non riescono a contenere tutto quello che penso mi possa servire o mi potrà servire.
Ma poi quando è il momento e mi metto a cercare non trovo mai quello che che desidero perché non c’è che nella mia testa ed è ovvio che non ancora posso materializzare i pensieri.
Il di più.
Quante cose di più abbiamo, quante cose superflue, quante cose che ci impediscono di vivere la vita nel modo più semplice, utilizzando tempo e denaro nel modo più giusto.
Il mio sogno è trovare un abbigliamento adatto a tutte le ore.
Questo è anche il desiderio di Gianni che già vive questa dimensione dell’essenziale almeno nell’abbigliamento, tanto da dimenticare quello che possiede e che potrebbe usare e non si accorge se lo perde o glielo rubano.
Questa è una virtù da un certo punto di vista, rispetto a me che vorrei avere tutto sotto controllo, ma dall’altro è un handicap perché non permette neanche che altri usufruiscano del suo “di più”
Il di più viene dal maligno.
Penso al di più delle parole.
Quante parole io personalmente ho usato di troppo, quante volte non ho fatto esistere l’altro e neanche e principalmente te Signore, annegandoti nelle parole.
Mi rendo conto che prima di fare pulizia nei miei armadi devo fare pulizia nel mio cuore per darti spazio Signore, per accoglierti come si conviene e ascoltarti come è giusto, perché io cresca in santità, giustizia e carità.
Il mio di più sono le parole.
Questa mattina voglio propormi di fare un po’ di pulizia dentro di me, sicché quello che dico sia sempre e soltanto per la tua gloria.
A te Maria chiedo aiuto in questa impresa difficile per non dire impossibile, per me.
Tu nel Vangelo dici poche parole o comunque i vangeli riportano solo quelle che hanno segnato la storia.
“Maria meditava tutte queste cose nel segreto”.
Insegnami Maria a meditare nel segreto ciò che non capisco e a dire sì al Signore con il magnificat.

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mt 7,19)

MISERICORDIA

sabato della II settimana di Quaresima
Letture : Mi 7, 14-15. 18-20; salmo 102; Lc 15, 1-3.11-32
ore 7.44

“Egli tornerà ad avere pietà di noi”( Mi 7,19)

Signore tu sei un Dio fedele, sempre. Purtroppo noi non ce ne accorgiamo, perchè pensiamo che tutto ci sia dovuto e che è scontato tutto ciò che gratuitamente da te riceviamo ogni giorno.
” Dacci oggi il nostro pane quotidiano!” diciamo nel Padre nostro, anche se non dimentichi di darci il tuo pane anche se non te.
Come potrebbe un Padre dimenticare di dare il cibo ai propri figli?
Tu ci educhi a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, perchè ci siamo dimenticati che la gratitudine, il grazie è la risposta ad un beneficio ricevuto di cui si prende coscienza.
Il cammino quaresimale è un percorso per mettere a fuoco ciò che è essenziale per noi e da chi ci viene elargito gratuitamente.
Il deserto ci aiuta a uscire dallo scontato, ci mette in comunicazione con te che sei datore di doni, con te che non ci hai mai abbandonato, di te che aspetti che ci accorgiamo di quanto ti dobbiamo, di quanto senza meriti usufruiamo.
La Quaresima è bella, è un periodo straordinario dell’anno perchè ci apre alla gioia e alla gratitudine verso te che ci hai creato per amore e ci hai chiamato all’amore, non quello del mondo che si basa su un tornaconto personale effimero e di breve durata, ma un amore che abbatte tutti i muri di divisione che separano gli uomini e li rinchiudono nei loro appartamenti.
Straordinaria la lezione che ci dai con questa parabola dove non ci colpisce tanto il peccato del fratello scialacquone o l’invidia del fratello giusto, quanto la tua gioia nel riaccogliere nella tua casa chi se ne era allontanato.
Mi vedo, mi riconosco nel figliol prodigo che ha dilapidato tutte le tue ricchezze per vivere senza condizionamenti lontano dalla tua casa.
E’ accaduto quando ho pensato, sposandomi, che finalmente potevo disporre del tempo e del denaro come più mi piaceva e mi potevo scegliere gli amici da invitare o da frequentare senza passare al vaglio del sì di mio padre.
” Fino a quando vivrai sotto questo tetto, dovrai sottostare alle mie regole” diceva mio padre anche dopo che avevo cominciato a lavorare e a riportare soldi a casa.
Pensavo, mi illudevo che la libertà si compra con il denaro, ma mio padre non me lo permise.
Così decisi di andarmene e feci l’esperienza della libertà che mi fece entrare nel deserto e mi educò a non dare niente per scontato.
Tu Signore agivi attraverso i genitori che mi hai donato, mi parlavi in parabole che io non capivo o non volevo capire.
Oggi il mio pensiero va ai miei genitori che, attraverso i loro comportamenti, mi hanno parlato di te, mi hanno testimoniato te, Signore mio Dio.
Voglio ringraziarti per loro che, quando mi ammalai, appena sposata, non si formalizzarono alle modalità del mio allontanamento, ma corsero al mio capezzale e si presero cura di me e della mia famiglia da poco arricchita dalla nascita di un figlio.
Le regole dell’amore valgono dentro e fuori la casa e non si comprano con uno stipendio ragguardevole.
La Quaresima dovrebbe durare tutta la vita per scoprire i tesori nascosti sotto la sabbia del deserto.


Le tre croci

“Il mio calice lo berrete”.(Mt 20,23)

Gerusalemme, la città santa, la città del grande sovrano, Gerusalemme la città della gioia, dove tutti i popoli si raduneranno.
“Mi si attacchi la lingua al palato se ti dimentico Gerusalemme!”, dicevano gli Ebrei esiliati, pensando alla patria lontana.
Gerusalemme, il simbolo dell’unità del popolo eletto, dove ogni pio israelita almeno una volta nella vita doveva andare, dove era il tempio.
Anche Gesù doveva andare a Gerusalemme, anche Gesù sentiva insopprimibile la chiamata verso quel luogo che simbolicamente rappresentava la propria identità davanti a Dio e agli uomini.
Come Gesù, anche noi, in questo tempo quaresimale di preparazione alla Pasqua, dobbiamo salire su questo monte, recarci alla città santa.
Come Gesù, con Gesù, uno alla destra e uno alla sinistra, per stargli vicino, per fargli compagnia.
Se le cose fossero andate come se le immaginavano i discepoli, diremmo anche noi che è bello tutti insieme andare nella città della gioia.
Ricordo quando a Rimini mi si aprì il cuore nel vedere quanta gente a piedi, in macchina, sugli autobus, o con ogni altro mezzo si dirigeva, elevando canti di lode e di ringraziamento, alla volta del palazzo della Fiera dove si teneva il congresso del RnS.
Ho pensato che si stavano avverando le parole della Scrittura e che era bello farne esperienza diretta e sentirsi parte di quel popolo.

Ci invita a ad unirci a lui, Gesù, in questo viaggio, come fece con gli apostoli che non avevano capito ancora quello che stava dicendo.
Che stessero i suoi figli uno alla sua destra e uno alla sua sinistra, era il sogno della madre di Giacomo e di Giovanni che desiderava il meglio per i suoi figli.
Ci sono cose che desideriamo e ci rendiamo conto solo dopo che sono accadute, a distanza di tempo, che il Signore vuole il nostro bene e ci mette in bocca le parole giuste, mischiate a parole vane e inopportune per non dire peccaminose.
Ieri, nell’ospedale di Chieti, ho sperimentato la Gerusalemme qui in terra, dove fiumi di gente confluiscono per cercare, per trovare, ritrovare la gioia, annullare il dolore, la malattia, procrastinare la morte.
Gesù ci invita ad andare con lui, ad unirci a lui in questo cammino.
Non è come ce la immaginiamo la città della gloria, il luogo dove si consumerà il sacrificio del figlio di Dio, l’agnello sgozzato per noi, per espiare i nostri peccati e quelli di quanti ci hanno preceduto o che ci seguiranno.
La città è quella che ieri ho visto, dove sono entrata, dove sono diventata quasi di casa, dove non c’è più bisogno di intessere parole, perché i corpi, i volti, parlano da soli.
Quanti corpi nella città del grande sovrano invocano pietà, misericordia!
Sul Golgota tre croci ricordano il sangue versato, il sangue innocente e quello colpevole.
Non è un caso che i condannati fossero tre, tre crocifissi, per mostrare che c’è uno che ha pagato per tutti e che c’è chi per quel sacrificio è stato salvato subito, perché ha riconosciuto il suo peccato.
Giacomo e Giovanni volevano i primi posti, ma sulla croce c’era a fianco di Gesù il ladrone, occupando quel posto privilegiato che gli guadagnerà il paradiso seduta stante.
Gli apostoli bevvero il calice che Gesù dovette bere, solo dopo la discesa dello Spirito Santo e furono perseguitati e giustiziati in modo anche più crudele.
La storia sacra è segnata dal sangue dei martiri che preferirono morire piuttosto che abiurare il Vangelo.
Sembrerebbe che Gesù non abbia fatto niente di più speciale di quelli che oggi noi veneriamo e che chiamiamo santi.
Ma grazie a Lui tutto questo è potuto accadere.
Con il suo Spirito gli uomini prendono le ali e sono capaci di fare ciò che ha fatto Lui è molto di più.
Oggi penso a questa mia vita, quando i miei sogni erano realizzabili tutti, bastava volerlo, quando con tenacia ho perseguito obiettivi faticosi, con grande sacrificio, mai mettendo in dubbio che non sarei riuscita nell’intento.
Non sapevo nulla di Gerusalemme allora, ma mi ero costruita la città della gioia, dell’eterna felicità.
Gerusalemme, la città santa, è diventata per me il luogo dove la malattia mi crocifigge, ma anche il luogo dove, grazie a questa croce unita a Cristo, rinsaldo i legami con gli uomini e con Dio.

” Chiedete e vi sarà dato”(Mt 7,7)

” Chiedete e vi sarà dato”(Mt 7,7)
Le parole di questa mattina mi fanno ricordare quando non mi sognavo di chiederti niente, stando molto male, perchè non mi sembrava giusto rivolgermi a te  e ricordarmi di te soprattutto nel momento del bisogno.Ti avrei pregato quando fossi guarita.Una mia amica commentò con queste parole , senza che io le capissi, il mio atteggiamento nei tuoi riguardi. ” Che superbia!”.Non detti peso ad una bigotta, tale consideravo la persona che mi aveva parlato così, perchè ritenevo che non era giusto rivolgermi a te dopo anni in cui ti avevo messo da parte, chiuso la porta, non facendoti esistere.Poi le cose peggiorarono e al male fisico si aggiunse l’isolamento, il silenzio degli amici, il non senso di una vita senza direzione.Ti incontrai in quel deserto sconfinato che mi stava seppellendo ma anche allora non ti chiesi di guarirmi, perchè mi bastava aver trovato un interlocutore con cui potevo condividere gioie e dolori salute e malattia.La salute peggiorò  ma il mio stato d’animo cambiò perchè non mi sentivo più sola ad affrontare le battaglie ella vita.Ricordo che non ti chiesi mai di guarirmi, perchè quando stavo per farlo mi venivano in mente tutti quelli che stavano peggio di me. E pregavo per loro.Una volta una sorella di fede, mentre facevamo l’adorazione eucaristica mi vide piangere e mi disse: Perchè non chiedi a Gesù di guarirti?” Gli risposi che c’erano tanti più malati di me.Mi meravigliò la sua risposta:” Chi sei tu per dare a Dio consigli e decidere quali sono le sue priorità?”Mi vergognai di questo atteggiamento sbagliato anche se non era frutto di cattiva volontà.Quella persona mi disse che Gesù era al pozzo e voleva che io gli dessi la mia brocca perchè voleva riempirla. Aveva sete Gesù ma aveva bisogno del mio contenitore.Mi meravigliò che Dio avesse bisogno di qualcosa che io potessi dargli. Era ed è Dio e non gli manca niente: questo era il mio pensiero.Ci misi tempo a capire che se non apri le mani nessuno può riempirle, se non chiedi non ricevi e non ringrazi, questo è il punto.Ho fatto sempre una grande fatica a chiedere e ho cercato sempre di sbrigarmela da sola.Poi ho capito che mi pesava non tanto il chiedere quanto l’essere debitrice di un favore, essere grata, estinguere il debito definitivamente.A me non sono mai piaciuti i debiti e di questo ne ho fatta una bandiera. Nella mia famiglia si viveva così, sempre con tanti conti da pagare e niente soldi da spendere.Mi sono sposata per mettere fine a questa barbarie, così era a mio avviso l’abitudine a comprare in credenza, perchè non eri libero di scegliere un fornitore diverso, un bene diverso da quello che offrivano i negozi e le persone con cui eravamo indebitati.Era il dopoguerra ed era abitudine segnare l’importo della spesa fatta su un libretto che il negoziante metteva a disposizione.Riflettendo sulla parola di oggi mi viene in mente che se qui su questa terra avere debiti non è cosa buona, nel regno di Dio è fondamentale.Sentirsi debitori è la strada per vivere in un rendimento di grazie continuo. Ma bisogna uscire dallo scontato, perchè ci sono tante cose che ci vengono date di cui non ci accorgiamo, che pensiamo siano normali, comprese nel pacchetto della vita che ci viene data.Solo quando ti vengono a mancare apprezzi ciò di cui hai goduto per tanto o poco tempo inconsapevolmente senza mai sentirti debitore verso chicessia.”Homo faber fortunae suae” solevo ripetermi.Che superbia!Ma sempre riflettendo sulle parole del vangelo penso a cosa oggi chiedo a Dio.Non riesco ancora a chiedergli la guarigione fisica ma non smetto mai di chiedergli il suo amore che si manifesti nel rafforzamento della mia fede, nel rimanere salda nella speranza, nel vivere in comunione costante con Lui.
L’amore che voglio da Dio è l’amore che desidero ricevere dai miei fratelli. Perchè l’amore guarisce da qualsiasi malattia.Allora la conclusione del passo che oggi la liturgia ci propone non sembra più scollegato alla prima parte del ” chiedete e vi sarà dato”, perchè se fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te devi amare gli altri, se vuoi che Dio esaudisca la tua preghiera  amalo e vedrai il mondo cambiare i connotati, la vita prendere colore e vedere il regno di Dio vicino.