“Abbiamo peccato contro di te”(Dn 9,8)

“Abbiamo peccato contro di te”(Dn 9,8)
“Siate santi perchè io sono santo…. sarete perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli…siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro..”
La santità, la perfezione, la misericordia sono attributi di Dio. Come possiamo pensare di essere come Lui?
Eppure Gesù ci invita a fare ciò che sembra impossibile ad ogni uomo che abbia un po’ di senno.
Come si può imitare Dio?
L’uomo crede di essere Dio ma non è Dio. Da qui la tragedia del peccato e le sue conseguenze su tutto il genere umano.
Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, c’è scritto.
Cosa vuole dirci la scritta , quando parla del progetto di Dio e del limite dell’uomo?
Infatti se siamo dei come un salmo recita, pure ci scontriamo ad ogni piè sospinto con la nostra fragilità, incompetenza, limite, arroganza, orgoglio, peccato.
Dio ci dice una cosa e noi riscontriamo quanto sia difficile realizzarla, difficile conciliare la contraddizione del nostro essere creature e l’aspirazione a diventare come Dio.
Chi è Dio? Ci chiedevano all’esame che ci faceva il vescovo prima di darci la Comunione e la Cresima.
“Dio è l’essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra”
Fin qui nulla da eccepire anche se l’immagine che Di Dio ci veniva trasmessa era distante anni luce dalla nostra capacità di farla nostra e di entrare in una relazione profonda, efficace e gioiosa con Lui.
Dio era lontano e noi speravamo sempre che fosse distratto quando razzolavamo male.
Non ricordo preghiere che mi abbiano fatto sentire il suo cuore battere sul mio, non ricordo nulla che mi abbia fatto sentire partecipe delle sue decisioni, dei suoi precetti imposti con autorità e senza discussione.
Ma la Scrittura non mente e se allora non sapevo neanche che Dio aveva parlato, nè sapevo dove trovare quanto aveva lasciato scritto, adesso lo so e cerco con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa, un incontro che mi apra sempre più cuore e mente alla sua infinita misericordia.
L’onnipotenza di Dio è onnipotenza di amore. Come possiamo noi raggiungere una meta così alta?
Oggi la liturgia ci propone la confessione dei peccati riportata dal libro di Daniele.
“A te la misericordia, a noi la vergogna sul volto, perchè abbiamo peccato contro di te”
La santità, la perfezione, la misericordia di Dio si possono acquisire solo se ci riconosciamo peccatori, bisognosi di santità, di perfezione, di misericordia.
Spesso non ci sembra di aver molto peccato e le parole che leggiamo ci sembrano esagerate, ma questo accade perchè siamo molto superficiali nel guardare le nostre colpe, molto più puntuali e oggettivi nel giudicare qulle altrui.
Saremmo bravissimi se l’atto di dolore lo dovessimo suggerire noi agli altri, perchè non ci sfugge niente di quello che di sbagliato gli altri fanno, mentre siamo estremamente tolleranti nei nostri cofronti.
Come Signore superare questo che è il problema di ogni uomo?
Come riuscire ad essere imparziali e confessare solo ciò che riguarda il nostro comportamento, le nostre passioni, inclinazioni cattive, la nostra indifferenza nei riguardi del tuo corpo sofferente?
Ci aiuti la tua Parola, Signore, a farti spazio, a lasciarci illuminare dal tuo fascio di luce, a lasciare che tu guardi e ti prenda cura delle nostre lacerazioni, che tu Signore ci trasfiguri, ci renda belli come il sole, ci rivesta degli abiti lavati nell’acqua al fonte battesimale.
Che la tua luce Signore ci faccia desiderare di essere da te purificati, che il nostro peccato ci aiuti a non giudicare gli errori degli altri ma aumenti la nostra capacità di amare, divenendo così tuoi collaboratori di giustizia.
Salvaci dall’indifferenza Signore mio Dio, Maria Santissima non lasciare che ci perdiamo per strada, incapaci di accogliere tanto amore.
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” Tu sarai un popolo consacrato al Signore”(Dt 36,19)

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” Tu sarai un popolo consacrato al Signore”(Dt 36,19)
Signore tu non fai che ripetere cose che dovrebbero toglierci ogni preoccupazione, angoscia, turbamento.
Ci dici che sei nostro Padre, che noi siamo tuoi figli creati per amore e chiamati all’amore.
Ci dici che per te valiamo talmente tanto che per il nostro riscatto hai pagato di persona il prezzo più alto.
Ci dici che sei con noi tutti i giorni della nostra vita, che non dobbiamo temere.
Lo ripeti per 367 volte nella Bibbia, tanti quanti sono i giorni che compongono l’anno.
Signore io non so se sono normale, perchè ci sono delle volte che sperimento la verità di quello che dici, e mi sento consolata, sollevata, in momenti che chiamare drammatici è eufemistico.
E poi ci sono momenti e questo è uno di quelli, in cui ho magari meno problemi di dolore o di altro, e mi sento il cuore chiuso, stretto in una morsa, sento il peso di una vita che trascino senza entusiasmo, sento il peso di tutto e di tutti e vorrei tanto che con un colpo di bacchetta magica, il velo si sollevasse e io tornassi a vedere il cielo.
Vivere inventandosi la vita e non riuscirci, vivere senza vedere nè oasi, nè ombra in questo deserto che si stende a vista d’occhio, vivere la prospettiva di portare sopra le spalle pesi supplementari, aggiunti e non previsti, vivere sperando che arrivi presto la fine, non è vita.
Sono cose che mi piacerebbe non pensare come non vorrei mai mettere in dubbio la tua parola.
Io ti cerco Signore tu lo sai, sei la mia unica speranza, ti cerco ma non ti trovo questa sera, in questo silenzio assordante della casa che rimanda l’eco del mio lamento.
In cucina il mio sposo, sta provando a fare qualcosa ma il suo silenzio mi uccide.
Di fonte abita nostro figlio con la sua famiglia, sopra cognati e nipoti.
Ricordo quando vivevamo con la porta aperta e la nostra casa era casa di tutti e la casa di tutti era la nostra, quando non ci sentivamo mai soli, perchè c’era sempre qualcuno con cui condividere gioie e dolori della giornata.
Perchè Signore ci siamo ridotti a stare isolati, a non essere capaci di metterci in relazione con le persone che ci vivono attorno?
Questa mattina sono passata davanti alla casa di Graziella, le finestre erano tutte serrate, le serrande abbassate e mi si è stretto il cuore.
Graziella è morta e non sono potuta neanche andare al suo funerale .
Ricordo quando era bello la mattina presto incontrarla mentre andava ad aprire la Cappellina dell’Ospedale.
Era una gioia nutrirmi della sua fede incondizionata in te, della sua gioia.
Mi bastava quell’iniezione di vita per affrontare la giornata.
Di Grazielle hai cosparso il mio cammino Signore, ma oggi, te le sei riprese tutte o quasi tutte.
Mi hai lasciato sola Signore in questo deserto man mano che le mie forze diminuiscono e io ho più bisogno di santi che camminano con me.
Signore so che non posso pretendere che gli altri siano santi, che devo cominciare da me.
Ma le forze sono venute meno e io ho ancora più bisogno di forza che viene dall’alto, tu lo sai.
Mandala dai tuoi cieli santi perchè io voglio seguire i tuoi precetti e tu non puoi rinnegare le tue promesse.
Tu mi hai scelto Signore, aiutami a dire “Eccomi, io vengo a fare il tuo volere” Così sarò perfetta come tu vuoi.
Maria aiutami tu!

“Io sono il Signore” (Lv 19,12)

Nessun testo alternativo automatico disponibile.SFOGLIANDO IL DIARIO…
“Io sono il Signore” (Lv 19,12)
Questa parola, a prima vista, incute soggezione, rispetto, paura, perchè sembra affermare la superiorità schiacciante di Dio su noi comuni mortali.
Così lo immaginavo quando ero piccola e mi sognavo negli incubi notturni che al suo occhio non potevo fuggire e che avrei pagato a caro prezzo certe mie inadempienze.
Ma questa questa mattina mi sono svegliata pensando a Graziella che è tornata nella casa del Padre, la prima, ma non l’unica dei santi che il Signore mi ha messo vicino per farmi conoscere il suo volto di carne.
“Siate santi perchè io sono santo”, troviamo scritto nella prima lettura tratta dalle regole di santità del Levitico, e sembra che sia impossibile essere santi, perchè solo Lui lo è.
Ma poi ti accorgi che questa santità non è un tesoro geloso che Dio tiene per sè ma lo dona a tutti quelli che decidono di appartenergli.
Graziella era una di questi, santi sconosciuti con cui mi sono trovata a condividere una fede, a quei tempi, 15 anni fa, acerba, che con la sua vita, la sua storia mi comunicava la fiducia indiscussa nel nostro Dio, santo dei santi.
Alle 7 di ogni mattina andava ad aprire la Cappellina dell’ospedale dove alle 7.30 si sarebbe poi tenuta la messa per quelli che prima di timbrare il cartellino volevano ricevere da Dio il sigillo della sua benedizione per la giornata che cominciava.
Quando la conobbi aveva 80 anni e oggi che si fa il funerale ne avrebbe 95.
Peccato che nè io nè Gianni possiamo andarci perchè siamo a letto entrambi con l’influenza.
Ma tornando ai santi non posso dimenticare quello che Graziella condivideva con me, gioia dell’appartenere a Cristo, dolori per i ricalcoli continui di una vita tribolata per le divisioni tra i figli, per il poco amore mostrato verso quello più debole e sfortunato.
Un tempo Graziella era nell’abbondanza e aveva una posizione tanto florida che un giorno disse al Padreterno:”Signore tutto questo è troppo per me. Toglimi qualcosa!”
Nel giro di poco tempo si ammalò e morì il marito poi il figlio si sposò, perse il lavoro e si separò dalla moglie e poi tante altre cose che le resero la vita sempre più difficile.
Ma Graziella in tutto quello che le acadde non smise mai di lodare, benedire e ringraziare il Signore con un umiltà esemplare, con una fede granitica in quel Dio che l’aveva messa a dura prova ma non aveva mai permesso che fosse travolta dai flutti di morte.
Graziella apparteneva a Dio, questo io percepivo e lo stare con lei mi dava una serenità, una pace, una gioia che è rarissimo possano trovarsi in un contesto di sofferenza.
Era una povera di Dio, una affamata,assetata, di Lui, ma era anche una che dal patire imparò a consolare, confortare quelli che si trovavano in situazioni di bisogno.
Gesù oggi ci dice chi è il Signore, quel Signore che detta la legge, quello che da piccola mi faceva paura.
“Qualunque cosa avete fatto ad uno di questi piccoli, l’avete fatta a me”.
Ecco chi è il Signore, un piccolo, un affamato, un assetato, un ignudo, e non cè bisogno di arrampicarsi su scale traballanti e insicure per arrivare a toccarlo nel cielo dove si pensa che comunemente risieda.
Quando alla fine del rito funebre il sacerdote incenserà la bara la verità sarà evidente.
Figli di Dio, figli di re, santi come lui che è santo.
Dio non ha bisogno di segni esteriori per convincersi che gli appartieni, ma noi sì.
Qualora ce ne dimenticassimo ha cosparso il mondo di santi che silenziosamente e umilmente contnuano all’alba ad aprire le chiese dove poterlo incontrare, chiese di carne, chiese di poveri peccatori, chiese di malati nel corpo e nell’anima.
Solo i santi hanno le chiavi per farti entrare in più intima comunione con il Signore.

SANTA MARTA

” Chi crede in me, anche se muore, vivrà”(Gv 11,25)

La cosa che più mi ha meravigliato è che dei tre fratelli Marta, Maria e Lazzaro, amici intimi di Gesù, la liturgia ricorda solo Santa Marta che non ci ha fatto una gran bella figura quando Gesù alle sue rimostranze perchè la sorella non l’aiutava nell’accudirlo, disse che Maria si era scelta la parte migliore e che lei si preoccupava di cose di secondaria importanza.
Anche io mi sarei comportata come Marta non perchè aspiravo alla gloria degli altari, ma perchè non sono una contemplativa e se viene un ospite mi preoccupo più di servirgli un buon pranzo che di starlo a sentire.
Retaggi della guerra che ci ha insegnato che i bisogni primari dell’uomo sono il cibo e il vestito.
Il resto viene dopo.
Con il tempo ho imparato che non è così, perchè ho sperimentato quanto fosse per me importante essere ascoltata,essere capita tanto da dimenticarmi anche di mangiare.
Il comportamento di Gesù riportato nei vangeli ci fa riflettere su ciò che è importante in una relazione.
L’ascolto è imprescindibile da quello che poi darai al tuo interlocutore, amico, fratello, sposo.
Ci sono giorni in cui ti faresti ammazzare per un pezzo di pane e giorni in cui pagheresti a peso d’oro uno sguardo, una carezza, uno che ti ascolti, uno su cui tu possa posare il capo.
Ma le persone ti danno quello che hanno, e ti amano come sono state amate.
Per questo è più facile che uno ti inviti a pranzo o ti dia un vestito, piuttosto che abbia la voglia e il tempo per sederti accanto e starti a sentire.
Quante volte sarà capitato a Gesù ciò che capita a noi comuni mortali.
Ma oggi voglio riflettere sulla santità di Marta che in più di un’occasione ha mostrato la premura per il maestro, ma ciò che è più importante, la fede.
” Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro”
” Signore se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà” e poi la straordinaria professione di fede al termine del discorso:” Io credo che tu sei il cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”
Quante cose mi ero persa su questa santa che ha da insegnarci tante cose.
Aver fede è aver fiducia nella persona di Cristo, ma in quanto battezzati in chiunque porta il suo nome.
Siamo capaci di riporre nel nostro prossimo, credere oltre le apparenze che il seme gettato da Dio può germogliare e crescere attraverso il nostro servizio umile e attento ai suoi più profondi bisogni senza giudizio o pregiudizio?
Siamo capaci di perseverare nell’amore verso chi non ci sta accanto quando siamo nel bisogno e non ci consola e non ci aiuta, ma fugge lontano?
Siamo capaci di rimanere in silenzio ad ascoltare una persona che stimiamo poco e a fargli pervenire messaggi che non siano di condanna?
Riponiamo in Cristo Gesù una fiducia illimitata perchè venga incontro alla nostra debolezza?

Libertà

I santi

VETRATE ARTISTICHE

i SANTI SONO QUELLI CHE FANNO PASSARE LA LUCE

“Io sono il Signore” (Lv 19,12)

Sfogliando il diario…

Questa parola, a prima vista, incute soggezione, rispetto, paura, perchè sembra affermare la superiorità schiacciante di Dio su noi comuni mortali.
Così lo immaginavo quando ero piccola e mi sognavo negli incubi notturni che al suo occhio non potevo fuggire e che avrei pagato a caro prezzo certe mie inadempienze.
Ma questa questa mattina mi sono svegliata pensando a Graziella che è tornata nella casa del Padre, la prima, ma non l’unica dei santi che il Signore mi ha messo vicino per farmi conoscere il suo volto di carne.
“Siate santi perchè io sono santo”, troviamo scritto nella prima lettura tratta dalle regole di santità del Levitico, e sembra che sia impossibile essere santi, perchè solo Lui lo è.
Ma poi ti accorgi che questa santità non è un tesoro geloso che Dio tiene per sè ma lo dona a tutti quelli che decidono di appartenergli.
Graziella era una di questi, santi sconosciuti con cui mi sono trovata a condividere una fede, a quei tempi, 15 anni fa, acerba, che con la sua vita, la sua storia mi comunicava la fiducia indiscussa nel nostro Dio, santo dei santi.
Alle 7 di ogni mattina andava ad aprire la Cappellina dell’ospedale dove alle 7.30 si sarebbe poi tenuta la messa per quelli che prima di timbrare il cartellino volevano ricevere da Dio il sigillo della sua benedizione per la giornata che cominciava.
Quando la conobbi aveva 80 anni e oggi che si fa il funerale ne avrebbe 95.
Peccato che nè io nè Gianni possiamo andarci perchè siamo a letto entrambi con l’influenza.
Ma tornando ai santi non posso dimenticare quello che Graziella condivideva con me, gioia dell’appartenere a Cristo, dolori per i ricalcoli continui di una vita tribolata per le divisioni tra i figli, per il poco amore mostrato verso quello più debole e sfortunato.
Un tempo Graziella era nell’abbondanza e aveva una posizione tanto florida che un giorno disse al Padreterno:”Signore tutto questo è troppo per me. Toglimi qualcosa!”
Nel giro di poco tempo si ammalò e morì il marito poi il figlio si sposò, perse il lavoro e si separò dalla moglie e poi tante altre cose che le resero la vita sempre più difficile.
Ma Graziella in tutto quello che le acadde non smise mai di lodare, benedire e ringraziare il Signore con un umiltà esemplare, con una fede granitica in quel Dio che l’aveva messa a dura prova ma non aveva mai permesso che fosse travolta dai flutti di morte.
Graziella apparteneva a Dio, questo io percepivo e lo stare con lei mi dava una serenità, una pace, una gioia che è rarissimo possano trovarsi in un contesto di sofferenza.
Era una povera di Dio, una affamata,assetata, di Lui, ma era anche una che dal patire imparò a consolare, confortare quelli che si trovavano in situazioni di bisogno.
Gesù oggi ci dice chi è il Signore, quel Signore che detta la legge, quello che da piccola mi faceva paura.
“Qualunque cosa avete fatto ad uno di questi piccoli, l’avete fatta a me”.
Ecco chi è il Signore, un piccolo, un affamato, un assetato, un ignudo, e non cè bisogno di arrampicarsi su scale traballanti e insicure per arrivare a toccarlo nel cielo dove si pensa che comunemente risieda.
Quando alla fine del rito funebre il sacerdote incenserà la bara la verità sarà evidente.
Figli di Dio, figli di re, santi come lui che è santo.
Dio non ha bisogno di segni esteriori per convincersi che gli appartieni, ma noi sì.
Qualora ce ne dimenticassimo ha cosparso il mondo di santi che silenziosamente e umilmente contnuano all’alba ad aprire le chiese dove poterlo incontrare, chiese di carne, chiese di poveri peccatori, chiese di malati nel corpo e nell’anima.
Solo i santi hanno le chiavi per farti entrare in più intima comunione con il Signore.
23 febbraio 2015