” Quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? ” (Dt 4,7)

” Quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? ” (Dt 4,7)

Spesso Signore ho pensato che non eri così vicino quando ti invocavo, lo sai.Ma tu conosci il cuore e sai di cosa abbiamo bisogno. Certo che dobbiamo essere preparati ad attendere le tue risposte, a rimanere saldi nella fede perchè tu sei un Dio fedele e non dimentichi i figli che sono usciti da te, che tu hai creato con la parola e con la terra, con lo spirito e con la polvere del suolo.
Ci hai fatti a tua immagine Signore e questo è il sigillo che nessuno può cancellare.
Il tuo sogno, il tuo desiderio di padre è quello che ti somigliamo, ma tu sai che da soli non possiamo farcela.
E poi per somigliarti dobbiamo conoscerti e non basta una vita per smettere di sorprenderci con le tue incursioni, i tuoi rimedi, le tue benedizioni che spesso entrano rompendo i vetri.
Tu sei un Dio fedele, un Dio che continua a benedire anche quando sarebbe il caso di mandarci all’inferno e toglierci di mezzo senza appello, senza aspettare la nostra conversione.
Tu vuoi che collaboriamo con te a realizzare il tuo sogno di somigliarti.
Gli uomini sognano sempre che i figli siano o uguali a loro o migliori, anzi pretendono che lo diventino, per vantarsene ed essere di loro orgogliosi, come se dipendesse tutto dal loro desiderio.
Certo che tu non puoi desiderare qualcosa di irrealizzabile, perchè sei Dio, l’essere perfettissimo, creatore e Signore di tutta la terra.
Se non possiamo creare però ci hai dato la possibilità e la capacità di procreare, di dare vita al mondo attraverso lo spirito e la carne con cui ci hai fatti.
Tu vuoi che a noi si riveli sempre più nitida l’immagine che tu hai messo come sigillo nel nostro cuore, un’immagine che susciti in noi la nostalgia dell’infinito, dell’eterno, incorruttibile bene.
Tu Signore vuoi che non ci facciamo un dio a nostra immagine e somiglianza, che prendiamo coscienza di quanto siamo lontani dalla verità quando ti attribuiamo i nostri pensieri, i nostri pregiudizi, le nostre logiche.
Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?
Tu vuoi Signore prenderci per mano e ci inviti a fare silenzio e ad ascoltare ciò che tu ci dici attraverso la parola da te ispirata.
E’ bello straordinario questo processo graduale di conoscenza, una scuola la tua che io frequento senza sentirne il peso, come accadeva quando dovevo prendere il famoso lasciapassare per aver assicurato il pane per tutta la vita.
Non mi è mai piaciuto studiare, anzi odiavo farlo, ma l’obiettivo era troppo importante per me che non valesse quel sacrificio.
Oggi tu mi chiami alla scuola dell’amore dove non ci sono compiti imposti, ma solo verifiche di quanto tu abbia ragione a dirigere i nostri passi sulla via della vita. “vi darò un cuore nuovo, vi toglierò il cuore di pietra e i darò un cuore di carne….” le parole su cui oggi voglio meditare e sulle quali pregare, per me, per i miei cari, per tutti quelli che mi hanno preceduto, per tutta la chiesa, per tutto il mondo.
Abbiamo bisogno Signore di te, del tuo cuore di carne, l’immagine che tu ci hai consegnato a cui assomigliare.
Il tuo cuore Signore sia il nostro rifugio, la nostra casa, il tuo cuore si fonda con il nostro, perchè il trapianto del bene sconfigga il male che c’è dentro di noi.
Siamo ancora tanto distanti dalla perfezione! Quanto pecchiamo ancora senza rendercene conto, quanto cammino ancora per vedere riflessa in modo nitido la tua immagine in noi!
Dacci oggi Signore il tuo amore quotidiano, perchè anche noi possiamo amare come tu ci comandi, riempi le nostre piccole brocche di Spirito Santo, perchè possiamo darne a chi ce ne chiede, dilata, rattoppa, trasforma questi contenitori rovinati dall’incuria, dall’ignoranza, dalla pigrizia, dall’ingordigia, dall’egoismo e da tutti i vizi da cui non siamo esenti sì che possiamo diventare canali di bene, di grazia, polle di acqua sorgiva nel deserto delle nostre città delle nostre relazioni parentali, amicali, ecclesiali.
Aiutaci Signore a servirti, perchè la nostra vita non abbia mai fine e viviamo sempre con te che sei nostro Padre, il nostro Creatore e Salvatore.
Di nessuno fa’ che ci facciamo un’immagine precostituita, un simulacro di pietra, imbalsamato.
Insegnaci Signore a vivere accogliendo, ascoltando, accompagnando la crescita di ogni uomo dal seme al frutto. soprattutto aiutaci a farti spazio perchè tu in noi possa crescere e manifestare la tua gloria che è grazia, è benedizione è vita per ognuno e per tutti.
Grazie Signore perchè sei sempre connesso, perchè non dobbiamo pagare per la rete che si estende fino ai confini della terra con un segnale che è potente ed efficace in qualsiasi posto ci troviamo, in una stalla o in una reggia, sulla poltrona del presidente o nell’erba del mio giardino.
Grazie Maria perchè mi garantisci che niente è impossibile a Dio e che fare la sua volontà è solo preparazione alla festa.

Martirio di Giovanni Battista

” Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello” (Mc 6,18)
Ad essere se stessi non sempre ci si guadagna. Spesso, anzi, si fa una brutta fine.
Oggi il vangelo ci parla di quella di Giovanni Battista, il più grande dei profeti, che ci ha rimesso la testa a dire ad Erode che stava sbagliando.
La verità rende liberi anche quando il prezzo è molto alto.
Il rischio del rifiuto, della persecuzione e della morte è tangibile, reale.
Ce ne vuole di fede per credere, quando vediamo come va a finire.
Bisogna proprio averLo incontrato Gesù, per non disorientarsi di fronte ad una fine di questo genere, e credere che questa non è che l’inizio di un’altra storia, immensamente più entusiasmante.
Giovanni Battista,viene definito da Gesù il più grande dei profeti
“Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui” (Lc 7.28)
Riconoscere e tenere nella giusta considerazione chi ci ha annunciato il Vangelo della salvezza è importante da un lato, per non dimenticare a cosa ognuno di noi è chiamato, dall’altro, per essere grati a Dio di ciò che ci ha trasmesso attraverso di loro.
Gesù ci ha immesso in questa relazione vitale, attraverso il suo sacrificio, e noi non dobbiamo avere paura di perderci, perché il fatto che ciò che è narrato risalga a due millenni fa, non ci deve allontanare dal fondamento della nostra fede.
Con il suo sacrificio Gesù ha reso stabile l’alleanza e ha garantito all’uomo la sua presenza attraverso lo Spirito.
Ogni Cristiano con il Battesimo diventa re, profeta e sacerdote.
Siamo quindi tutti chiamati a testimoniare l’amore che salva, a rendere visibile Dio al mondo.
È lo Spirito Santo che unisce la nostra storia, che cementa le nostre amicizie, che rinsalda i fili spezzati, che ricompone le fratture di legami infranti, rivitalizza quelli usurati, ne crea di nuovi.
Ciò che Gesù è venuto a fare, è ridare all’uomo l’unità originaria spezzata con il peccato.
Solo ricomponendo lo specchio, riprendendone i frammenti, noi possiamo vedere riflessa l’immagine del nostro Creatore.
Il compito di ogni battezzato è collaborare a che questo si compia, essendo ognuno un frammento di quello specchio originario nel quale Dio si è specchiato.
Erode era attratto dalla figura di Gesù, ne era affascinato e lo ascoltava volentieri,
Aveva trovato la luce, ma non aveva scelto di entrare in una relazione profonda e vitale con Lui, non avendo saputo rinunciare a ciò che pensava gli desse valore e lo definisse:il potere, il successo, il denaro, il piacere.
Così fa uccidere Giovanni Battista.
La novità dell’annuncio, la curiosità suscitata dalle parole di Gesù non gli fanno decidere di staccarsi dalle cose su cui basava la sua esistenza.
Ci sono persone che si attaccano alle cose e alle persone per possederle, per dominarle, per dominare, per sentirsi vivi, per avere un’identità.
L’identità viene da ciò che posseggono e si sentono persi quando tutto questo viene a mancare,
L’uomo che trae il suo esistere da ciò che possiede è portato ad avere sempre di più, ad ammassare, a cercare in modo parossistico ciò che man mano gli viene meno.
Si destabilizzano qualora i loro averi diminuiscono o gli vengono tolti.
Chi per patrimonio ha il Signore, cioè l’amore, non ha paura di niente, perché è Lui che dà e continua a dare all’uomo tutto ciò che gli serve, per realizzare pienamente la sua persona, per continuare a vivere per sempre.
Due uomini a confronto: entrambi sono entrati in contatto con Gesù, ma solo chi ha scelto di farsi definire da Lui continua a vivere.

Primi e ultimi

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“Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo tra tutti”(Mc 9,35)

Gesù ci chiama a diventare bambini.
Addirittura nel discorso a Nicodemo parla dell’esigenza di rinascere dall’alto, tanto da suscitare nel suo interlocutore la domanda inevitabile di come uno possa rientrare nell’utero della madre.
A forza di leggere quel passo ho capito a cosa alludeva Gesù, perchè non è stato automatico, nè facile interiorizzare un insegnamento per me che sono una che va di testa e che gli ci vuole del tempo perchè passino certe affermazioni, inviti, consigli contrastanti con la logica sedimentata in anni di arroccamento su ciò che è dimostrabile, matematico, come due più due fa quattro.
Fu l’esame di maturità a dare il primo scossone alle mie sicurezze con la bocciatura in quella che era la mia materia preferita.
Così quello che mi sembrava una pazzia, un iperbole solo dopo molti anni ho capito essere una grande opportunità, l’unica direi per vivere al meglio la vita.
Ritornare nel grembo di chi ci ha generato, passando attraverso quella ferita da cui sono sgorgati sangue e acqua, simbolo dell’amore di Dio effuso su tutta la chiesa era ed è l’unica strada per vivere la nostra vocazione, la nostra identità di figli di un unico Padre.
Gesù ci invita a risalire, prima di tutto, non a scendere.
Ci invita a sollevare lo sguardo alla croce e a metterci come Maria e Giovanni, il discepolo che aveva più di ogni altro pecepito il suo amore, sotto, perchè apriamo le orecchie e il cuore all’invito di accogliere il dono, i doni da lui elargiti.
Straordinario questo Dio che ci chiama a intessere una relazione nuova con Lui e tra di noi.
La vita è basata sulle relazioni. Se sono buone, amorevoli, miti, non basate sull’uso, sull’interesse, il tornaconto, non c’è bisogno di aspettare la morte per fare esperienza di paradiso.
Qui e ora sempre possiamo godere dei frutti della grazia che ci vengono se decidiamo di traslocare definitivamente nel cuore di Dio e guardare il mondo con i suoi occhi e appassionarci alla sorte di tutti quelli che sono stati concepiti in quel luogo santo e indistruttibile, eterno e meraviglioso, dove niente manca a che la gestazione sia portata a termine e tutti gli organi siano perfettamente sviluppati per esercitare le funzioni per cui sono stati pensati.
Dio vuole che diventiamo perfetti e l’unica strada è quella che ci indica Lui.
Ora se da un lato, pur se con tanta difficoltà, ci riesce, non sempre, s’intende, di farci piccoli e di rifugiarci nelle sue braccia, immaginandoci pecorelle smarrite, o solo agnellini che Dio stringe al suo petto, non è per niente facile trattare le persone e guardarle e amarle e servirle come facciamo con i bambini.
Abbiamo sempre la tentazione di giudicare il nostro prossimo e di pensare che noi siamo più bravi, più buoni, più furbi, più intelligenti degli altri.
Ci mettiamo in cattedra non avendo le credenziali per aiutare a crescere chi ci è affidato, messo vicino, per far sì che l’immagine di Dio impressa in ogni uomo diventi la più somigliante a Lui.
” Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” dice Dio quando creò l’umanità e in quel “facciamo” alcuni teologi hanno visto una richiesta di Dio a noi che stiamo ascoltando la sua parola, a collaborare con Lui alla realizzazione del suo progetto d’amore.
Come si fa a educare un bambino? Prendendosene cura. Non arrogando su di lui diritti o meriti, ma facendosi piccoli, umili, servi, perchè il bambino ha bisogno di tutto e da te, da ognuno di noi dipende la sua vita e il suo sviluppo, la sua maturazione, la sua santità.
Ecco quindi la via della fede, dal basso all’alto, dall’alto al basso.
Si rientra nella casa di Dio, il primo utero dove sei stato concepito per essere nutriti e nutrire d’amore i piccoli della sua casa.
Il nostro avvenire è in un abbraccio, ha detto don Carlino concludendo la messa.