L’abbraccio

Nella bella cattedrale di Wùrzburg, in Germania, si trova una veneranda Croce del sec. XIV.
Il Signore ha le mani staccate dalla traversa e le tiene incrociate una sull’altra sul petto, avendo i chiodi ancora tra le dita.
Una leggenda racconta che un ladro incredulo, vista la corona d’oro sulla testa del Re crocifisso, stese la mano per prenderla.
In quel preciso istante il Signore staccò le mani e i chiodi dalla croce, s’inchinò in avanti, abbracciò il ladro e lo accostò al suo cuore. Quali furono i pensieri che attraversarono la mente di quell’uomo? Vergogna… pentimento… riconoscenza… desiderio di non staccarsi più da quell’abbraccio? Lo trovarono svenuto.
Da quel tempo Cristo non ha mai più riallargato le sue braccia, ma ha conti­nuato a tenerle cosi, come sono ora, come se volesse sempre stringere al cuore l’uomo peccatore, guardandolo profondamente negli occhi.
https://www.santateresaverona.it/?p=11799

“Io ho fatto conoscere loro il tuo nome” (Gv 17,26)

Sono qui davanti a te Signore mio Dio, sono qui con tua madre a cui ho chiesto di accompagnarmi in questa notte all’altra riva, per poterti ascoltare, per rivederti, per poter mangiare ancora del tuo pane di vita.
Ti ringrazio Signore perchè non hai ritenuto un tesoro geloso tua madre e ce l’hai donata, l’hai con noi condivisa perchè ci portasse a te ogni volta che smarriamo la strada o ti chiamasse lei in aiuto, e ti rendesse visibile ai nostri occhi attraverso la sua preghiera.
Ti ringrazio perchè sei venuto a dare un senso a tanta sofferenza, perchè mi hai mostrato che tu sei in ciò che ci manca, che siamo beati quando percepiamo i nostri limiti, quando ci sentiamo bisognosi di tutto, quando nessuna cosa al mondo ci può consolare, guarire, darci gioia e speranza di vita.
Grazie Signore perchè questa mattina mi hai dato la tua carne e il tuo sangue perchè diventassi una sola cosa con te.
Me l’hai data e io me ne sono nutrita, e la paura è svanita sostituita dalla gioia di appartenerti e di servirti con gli strumenti poveri e disprezzati che tu trasformi in armi invincibili contro le tentazioni del demonio.
Signore grazie perchè oggi comincio la giornata pensando che niente e nessuno potrà separarmi dal tuo amore, che questo amore è lo stesso che ti lega al Padre, un amore che lo Spirito Santo ci mostra e ci dona.
Mi viene in mente l’immagine con cui siamo soliti raffigurare lo Spirito Santo che arriva a noi come acqua, fuoco, colomba, soffio, vento…
Ma quella che più amo e che parla alle corde più profonde del mio essere è un abbraccio, un sentirsi stretti da un amore più grande che ci comprende tutti e che ci fa dire l’uno all’altro:”Io mi fido di te”.
Tu ci chiami all’unità e quale grande miracolo hai compiuto Signore inchiodando il tuo abbraccio alla croce?
Grazie Signore per i tuoi doni, grazie dell’abbraccio che riservi ad ogni uomo peccatore, perchè tu continui a morire per noi ogni volta che ti chiamiamo in aiuto.

Annunci

“Io me ne vado al Padre.”(Gv 16,17)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
29 maggio 2014
giovedì della VII settimana di Pasqua
ore 6:42

“Io me ne vado al Padre.”(Gv 16,17)

“Voi sarete afflitti ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.”
Né ieri, né oggi sembrano interessarmi le parole del Vangelo.
Cerco di trovare tra quelle che la liturgia ci propone quelle che più rispondono alla mia domanda di senso, al mio desiderio di incarnare la Parola.
È difficile Signore pregare in queste condizioni, tu lo sai.
Addirittura innaturale.
Ho cercato di farlo stanotte e anche ieri notte, ma mi sento come un naufrago in mezzo a una tempesta, che si aggrappa all’unico spunzone di roccia che le onde coprono e scoprono.
Alte e minacciose flagellano i litorali e consumano frantumandole le zolle, mentre il vento minaccioso rovescia la sabbia dal fondo del mare e il cielo si mescola con la terra.
La mia è una piccola barca sconnessa, sempre più inadeguata agli attacchi del male, ma io continuo a ripetermi che non mi può accadere nulla, perché Gesù, tu Signore, sei qui con me, anche se dormi.
Ho fiducia che le forze della natura non mi possono fare nulla, perché ho te nel cuore, ho fiducia in tua madre, Maria,a cui chiedo ogni volta che il pericolo si fa più grande, un aiuto privilegiato, un aiuto speciale.
A volte a te, Signore, antepongo lei nella mia preghiera, quando tu non rispondi, quando ho bisogno di vivere l’esperienza umana con visioni divine.
Tu non appari a nessuno o molto raramente, lei molti la vedono e a me piacerebbe che mi succedesse.
Per ora mi accontento di vedere la luce che si sprigiona dalla grotta di Lourdes mentre Bernadette è in estasi, in preghiera.
Io sto fuori e mi basta sapere che da quella grotta scorga un’acqua che può calmare il mio tormento come già è accaduto.
Sto tanto male Signore e non me la sento di fare discorsi profondi, teologici, sulla Trinità, sull’amore, su tutte le cose che l’evangelista Giovanni riferisce che non ho mai messo in dubbio, ma questo è un momento in cui non ti devo cercare nella Parola, ma qui in questo luogo orrido e tenebroso, in questa bufera, in questa strada polverosa, ventosa piena di pietre che mi fanno cadere.
“Il Signore è qui e non lo sapevo”.
Mi colpirono queste parole quando le commentò don Cristiano a proposito della storia di Giacobbe e della notte più nera che dovette affrontare.
In queste notti Signore ti cerco con tutto il cuore, ma la carne reclama e urla così forte da mettere il bavaglio alla mia preghiera.
Questo è un tempo difficile Signore.
Anche se è tempo di Pasqua, la liturgia ci ripropone passi in cui tu fai il discorso di commiato ai tuoi discepoli.
“Ancora un poco e non mi vedrete, un altro po’ e non mi vedrete”
Oggi come allora ci sono momenti in cui tu scompari e noi non capiamo nè sappiamo dove trovarti.
Ci sono momenti in cui, nonostante le buone intenzioni, facciamo una fatica cane anche solo a rabberciare una preghiera.
Anche se abbiamo esperienza di quanto possa lo Spirito (ieri ne ho avuto conferma) il corpo è una macchina che può diventare infernale, in preda agli abitanti delle tombe che ne dilaniano la carne e ne stritolano le ossa.
Pigolo come una rondine, gemo come una colomba, sono stanchi i miei occhi di guardare in alto.

“Il Signore le aprì il cuore”(At 16,14)

Meditazione sulla liturgia di
lunedì della VI settimana di Pasqua
Letture: At 16,11-15; Salmo 149; Gv 15,26-16,4

” Il Signore le aprì il cuore” (At 16,14)

Queste parole sono dette a proposito di una donna che a Filippi, primo distretto della Macedonia, si trovò ad ascoltare la predicazione di Paolo giunto lì guidato dallo Spirito.
La donna era riunita a pregare con altre persone lungo il fiume, ma sicuramente non si aspettava cosa sarebbe successo.
Le incursioni dello Spirito sono improvvise e imprevedibili, ma le riconosci dal cambiamento che operano nella tua vita.
La donna non è un personaggio inventato perché di lei si dice il nome, la professione, la città di provenienza, la fede.
L’effetto delle parole di Paolo sono sensibili, evidenti. Il Battesimo non è solo per lei, ma anche per la sua famiglia il che significa che questa donna a cui lo Spirito ha aperto il cuore è diventata anche testimone nella sua famiglia.
” Venite ad abitare nella mia casa” . Così Lidia conferma il suo sì al Signore che a tutti dona la sua presenza, se abbiamo aperto il cuore ai bisogni dell’altro.
Mai come ora la penisola Balcanica,( la Macedonia in particolare) è al centro dei riflettori come quella che ha chiuso le frontiere all’ingresso, al passaggio di tanta gente in fuga.
Dobbiamo pregare molto perché ci siano persone come Lidia a cui lo Spirito Santo ha aperto il cuore che è disposta ad accogliere sotto il suo tetto i tanti Gesù che ci chiedono aiuto, che ci fanno sperimentare che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
Ognuno di noi dovrebbe farsi un serio esame di coscienza per verificare se siamo cristiani solo a parole o siamo disposti ad accogliere Cristo nella nostra casa.
” Qualunque cosa avrete fatto ad uno solo di questi piccoli, l’avete fatta a me” dice il Signore.
Ma ciò che sembra impossibile a noi non è impossibile a Dio.
Chiediamogli di aprirci il cuore perché possiamo sperimentare la gioia della sua presenza.

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv 15,14)

Meditazione sulla liturgia della
sesta domenica di Pasqua anno C

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv 15,14)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all’obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: “Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene”.
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
“Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell’osservanza dei suoi comandamenti c’è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere, anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi, solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l’ascolto, l’accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull’identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d’amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L’identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L’identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra e ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo “amatevi come io vi ho amato” .
Non dice “amate me” ma “amatevi l’un l’altro”, che la dice lunga sull’egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L’amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d’amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti… Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per fare stare meglio loro (un po’ anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa!).

Oggi c’è una bellissima descrizione della città santa, la Gerusalemme celeste, salda, luminosa, grande, dove non c’è tempio, perché il tempio è Dio.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c’è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un’altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d’accordo, quando cuori batteranno all’unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall’alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l’agire.
Lo Spirito d’amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l’amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l’amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l’amore che rende visibile Dio, è l’amore che ci rende fecondi e felici, è l’amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l’amore.
L’amore è anche la nostra casa, è di casa, se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.

Il Dio di Gesù Cristo

Meditazioni sulla liturgia di
giovedì II settimana tempo di Pasqua

” Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo”(At 5,32)

Lo Sprito Santo , questo sconosciuto a cui non riusciamo a dare una sembianza di persona ricorrendo a simboli che ce lo facciano sentire vivo e operante nella nostra storia.
Eppure, anche se pensavo fosse un optional, quando Annamaria e Graziellina vennero ad annunciarne la potenza a casa mia, durante il mandato missionario a loro affidato nel 2000, mi sono dovuta ricredere non poco, come è accaduto per Gesù Cristo, altro optional, di cui avevo sentito parlare senza sentirmi minimamente coinvolta in quello che si diceva di lui.
La verità è che il vangelo non lo avevo mai neanche sfogliato, ad eccezione di quando dovetti fare gli esami di greco all’università, attenta alle regole, ma non ai contenuti.
Eppure, anche se il Dio che conoscevo, di cui mi avevano parlato era quello dell’Antico Testamento, un Dio giustiziere implacabile di chi trasgredisce le regole, pure nella ricerca di una religione personale e alternativa mi ero andata convincendo che se c’era un Dio era un Dio Amore, quell’amore che per quanto mi sforzassi non aveva trovato riscontri nella mia esperienza personale.
Più andavo avanti e più sentivo l’esigenza di essere amata per quello che ero, di essere capita, accettata, di essere guidata , consigliata in tutto quello che continuava a succedermi, senza peraltro essere esonerata dal fare, collaborare, condividere tutto con Lui.
Non so come mi sia nata questa idea, come sia maturata dentro di me.
Una cosa è certa: la solitudine, il non senso della vita senza punti di riferimento stabili, l’amore imperfetto degli uomini mi avevano fatto pensare che Dio era tutto quello che mancava alla mia vita.
Certo mi mancava la salute, ma non mi pesava questa situazione che si protrae ormai da tantissimi anni, quanto il portare il peso della croce ( allora non sapevo si chiamasse così) da sola, senza consolatori, senza nessuno che mi si sedesse accanto e parlasse al mio cuore.
Certo è che se mi sono intestardita sull’idea che Dio è amore, sicuramente non potevo inventare una cosa di cui non avevo fatto esperienza.
Come si può desiderare ciò che non si è mai conosciuto?
L’amore della madre, dello sposo, del figlio, delle amiche più care, avrebbero dovuto farmi desistere da questa idea, ma niente da fare.
Le esperienze mi mettevano sempre di fronte ad amori ingannevoli, imperfetti, amori incapaci di darmi gioia duratura.
“Chi mi vuol seguire prenda la sua croce, e mi segua”dice Gesù.
La croce intesa come capacità di amare l’ha suggerita don Carlino, profeta di Dio, che mi ha fatto riconciliare con tutte le mie malattie, perchè ho capito che la malattia più grande è quella di non essere capaci di amare.
Certo è che se uno cerca l’amore non si sogna di cercare qualcuno da amare, ma qualcuno che lo ami.
Così è successo a me che cercando l’amore come cosa da ricevere, ho trovato l’amore come cosa da dare.
E’ successo con mio fratello, segnato da una malattia incurabile, a cui pensavo poter dare scienza, intelligenza, consigli, ma poi alla fine ho capito che di fronte alla morte certa l’unica cosa che potevo dargli era il mio amore incondizionato, standogli accanto, attenta a tutti i suoi bisogni.
Il suo bisogno più grande, capii era non solo quello di non essere lasciato solo, ma soprattutto di non rimanere a digiuno dell’Eucaristia che lui aveva preso l’abitudine di ricevere ogni giorno, da quando il male lo aveva costretto a fermarsi.
La sua casa era vicina ad una chiesa.
Così l’ultimo gesto che feci per farlo contento fu quello di cercargli un sacerdote che gli portasse la Comunione, pur non essendo convinta che lì ci fosse Gesù, ero certa che per lui era importante e gli avrebbe fatto bene per la sua fede.
Mio fratello aveva smesso di alimentarsi quando padre Clemente gli portò la Comunione, e forse fu l’ultima cosa che riuscì ad ingoiare.
Ripensando a tutto questo non posso che affermare che non io ma lo Spirito di Dio ha agito sì da portarmi poi a cercare ancora l’amore, una volta morto mio fratello e a riconoscerlo in un crocifisso.

Lo Spirito di Dio ha guidato i miei passi, mi ha fatto proclamare ciò che ancora dovevo sperimentare, a Champoluc, dove il prete scomunicato s’indignò fortemente quando osai contraddirlo sull’identità di Dio.
Amore e mistero a confronto in quella discussione che mise fine ai miei pellegrinaggi quotidiani alla baita dove celebrava la messa mischiando la Parola di Dio con quella degli uomini saggi.

Il mistero dell’amore di Dio lo svela Gesù Cristo, che è venuto a mostrarcelo e a darne testimonianza morendo sulla croce per noi.
Con Gesù il mistero è svelato e, se gli crediamo fino in fondo, attraverso lo Spirito effuso sulla chiesa risaliamo al Padre, rinasciamo con il Battesimo dall’alto, sì da fare esperienza piena di un amore che genera figli amanti perchè amati.

Grazie Gesù che ci hai mostrato il mistero della nostra identità, perchè quello che importa ad un Padre non è la sua felicità, ma la felicità dei suoi figli, qualunque sia il prezzo. E tu sei Dio, come lo è lo Spirito Santo che ci guida alla verità tutta intera, come lo è il Padre, creatore e Signore di tutto il creato, il Figlio, il Verbo incarnato, lo Spirito Santo l’amore fecondo.

“Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno”(Mc 3,30)

“Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno”(Mc 3,30) 

Oggi il Vangelo ci parla di un peccato inescusabile..
La bestemmia contro lo Spirito Santo.
La bestemmia non è tanto rifiutare, rinnegare Dio padre o Dio figlio, quanto negare il dono, rifiutare il regalo che Dio attraverso il Figlio ci ha fatto per ridonarci la vita, renderci immortali.
Negare l’amore di Dio che si manifesta attraverso i Sacramenti, negare che Dio ci perdona, non credere nella misericordia di Dio. porta alla morte.
Giuda andò ad impiccarsi perché non credette alla misericordia di Dio.
Il più grande peccato, inescusabile, è non accogliere l’amore di Dio.
Gesù dice che possiamo rinnegarlo, come possiamo rinnegare il Padre, ma non possiamo rinnegare lo Spirito perché è l’unica fonte di vita.
Per questo la bestemmia contro lo Spirito è imperdonabile, non perché Dio sia cattivo, ma perché l’uomo deliberatamente sceglie di non vivere, di separarsi dalla fonte della vita, dalla luce che lo fa risplendere, come fece Satana quando decise che poteva fare a meno di Dio, separandosi a lui.
La divisione, la rottura del rapporto è conseguenza di una bestemmia contro lo Spirito.
Signore grazie perché mi hai fatto uscire dalla solitudine e mi hai fatto entrare nella tua casa che è casa di luce, di gioia, casa sempre in festa.
Grazie Signore perché ho tanto desiderato tornare a casa quando ero piccola e sognavo sempre la luce, lo spazio, la libertà che vi si godeva nel giardino dove abitava la mia famiglia, dove potevo giocare con i miei fratelli, dove i disegni sui muri, il glicine, la casetta di nonna Annina e nonno Giustino, la vigilanza delle zie tali per amore e non per legami di sangue, i fiori delle aiuole,i nascondigli e il pozzo pieno di mistero, pericolo e attrazione, il cancello mai chiuso con il catenaccio aperto ad ogni visitatore o pellegrino, il carretto dei nonni, la fatica e la gioia, il pianto e le risate, la vita che pulsava in ogni più piccola fibra di quel luogo del cuore e della fantasia.
Grazie Signore perché oggi ho capito il motivo per cui ho avuto sempre tanta nostalgia e desiderio di tornare in quel luogo.
La la vita scorreva tra le persone e le cose e te che le mettevi in relazione.
Il tuo Spirito li era presente, anche se in modo imperfetto, perchè tutti si volevano bene.
Oggi che nulla di quanto desideravo e mi rendeva felice è sopravvissuto nel tempo, sento che finalmente sono tornata a casa, nella casa della mia famiglia d’origine, la casa dove tu ti prendi cura di tutti i tuoi figli attraverso l’Amore che unisce il cielo alla terra.

“Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo” ( Ef 1,13)

Meditazioni sulla liturgia di
Venerdì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario
“Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo” ( Ef 1,13)
“Tu mi appartieni”( Is 43,1) le parole che mi vengono in mente  leggendo  il passo della lettera agli Efesini che la liturgia oggi ci propone.
” Questa è mia, guai a chi me la tocca!” , disse mio padre, quando nacqui, nonostante fossi nera e bruttissima, parole che ancora oggi mi riempiono di felicità, che assomigliano molto a quelle pronunciate da Dio.
Sicuramente Dio era consapevole che, pur avendoci pensati belli, non lo saremmo stati, che la libertà avrebbe potuto portarci lontano da Lui, fino a rifiutarlo, rinnegarlo, mandarlo a morte.
Ogni genitore, quando concepisce un figlio non credo metta in conto questa possibilità, perchè è sicuro che l’amore che nutre per il figlio è garanzia che non si allontani mai da casa, da Lui, che gli risponda e gli corrisponda.
Ma le cose sappiamo non vanno così e spesso i figli ci fanno disperare perchè vogliono fare di testa loro.
I genitori tengono duro, ma può accadere che si stanchino di amare senza essere per niente ricambiati e abbandonano i figli al loro destino, anche se con grande dolore.
Questo accade ai genitori cosiddetti normali, che scelgono di mettere al mondo un figlio per rendere più perfetta la loro unione coniugale.
Poi ci sono quelli che i figli li fanno per sbaglio, ma poi si affezionano a loro e per loro darebbero la vita.
E poi ci sono quelli che li abortiscono quando non sono come li vorrebbero, quando vengono troppo presto o troppo tardi o con il partner sbagliato.
Dio è Padre, con la P maiuscola e di tutti i comportamenti umani uno solo vedo simile a quello  a cui ho fatto riferimento all’inizio, quello che non solo a parole ma con i fatti ama a prescindere.
“Tu sei mia, mi appartieni… ti farò mia sposa per sempre” troviamo scritto.
Cos’è il suggello dello Spirito?
E’ ciò che ci unisce a Dio che non ci molla perchè prima della creazione ci ha scelto, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi, per opera del Figlio.
Gesù che era nel Padre da sempre è la garanzia della nostra salvezza.
L’amore che lega il Padre al Figlio, fa sì che il progetto di Dio si realizzi nella comunione e nell’unità dello Spirito.
Cristo Gesù che non ritenne tesoro geloso essere Dio, si fece uomo per salvarci ed essere capaci di rispondere, corrispondere, sposi per sempre del nostro Creatore.
A volte ho pensato, cacciandolo dalla mente, perchè mi sembrava una bestemmia, al fatto che Dio per primo ha fatto la fecondazione eterologa.
Ieri durante l’elevazione ho pensato che non era così.
Maria,  la prima dei salvati, è la prima che ha risposto a Dio amandolo come lui ci ama.
Maria è stata scelta da Dio per essere fecondata dallo Spirito, perchè era già sposa di Dio Padre, in quanto era in intima e continua connessione d’amore con Lui.
Maria è la Sposa dello Spirito Santo, ma poi anche di Gesù, passando attraverso l’educazione del Padre a cui ha risposto sempre: “Si faccia di me secondo il tuo volere.”
Si può essere poligami quando l’Amore ha un solo significato, quello del dono incondizionato di sè.