ITE MISSA EST

“Non sono venuto per condannare, ma per salvare il mondo”(Gv12,47)

Della parola di oggi mi ha colpito quell’essere mandato di Gesù da parte del Padre, ma anche quell’essere mandati di Saulo e Barnaba da parte dello Spirito Santo lontano dalla comunità di Antiochia, dove per la prima volta furono chiamati cristiani quelli che nel nome di Cristo formavano un cuor solo e un’anima sola.

La chiesa si espande, sul sangue di Stefano germoglia e cresce nei luoghi dove i primi cristiani sono costretti a rifugiarsi per evitare la persecuzione che toccò al Cristo, nostro Signore.

E’ una chiesa in uscita quella che ci si presenta, una chiesa che non appena prende coscienza della propria identità, sente insopprimibile il desiderio di portare l’annuncio ai lontani.

Il primo ad uscire è stato Cristo, uscire dal caldo e sicuro rifugio della sua famiglia d’origine, uscire per gettare il seme di vita nuova nella terra inaridita e incolta del cuore dell’uomo.

Un seme frutto di una morte, la prima, quella di Dio fatto uomo e poi di tutti quelli che hanno accolto la Sua Parola.

La chiesa è fatta di mandati disposti a morire a se stessi, a lasciare tutto per mettersi alla sequela di Cristo.

I mandati non sono i migliori, i più intelligenti, i più bravi, i più colti, i più sani ecc ecc.

Si può essere mandati anche stando ancorati ad una sedia o ad un letto.

Il compito è quello che ci viene dato dal sacerdote ad ogni eucaristia.

“Ite missa est”

Andate a portare al mondo le cose che vi sono state consegnate.( Letteralmente:” Le cose sono state consegnate”.)

Ma cosa ci viene consegnato nell’Eucaristia?

Prima di tutto la parola di Dio che è parola di vita.

Non dobbiamo portare le nostre parole al mondo, ma le Sue, quelle che Dio ci dice in ogni messa.

E poi ? Il corpo di Cristo che ci viene dato tra le mani e di cui ci nutriamo, il corpo sofferente della chiesa che ha bisogno di chi ha messo nel calice dell’offertorio un pezzetto o tutto di se’.

“Vuoi le mie mani?…

Vuoi i miei occhi?

Vuoi il mio tempo?.”…

Vuoi le mie lacrime?”..

Mentre passa il sacrestano per fare la questua ognuno con quel piccolo o grande obolo mette la sua moneta di carne, il suo tempo, la sua vita, perchè Dio la benedica e la trasformi in cibo per le folle affamate del mondo.

Un esercito di mandati, pieni della potenza dello Spirito può cambiare il mondo, come lo cambiarono i primi cristiani senza altri mezzi che non fosse il Suo aiuto.

Perchè oggi si fa tanta fatica a fare quello che fecero le prime comunità cristiane?

Forse perchè non sentiamo il bisogno di essere salvati o non crediamo che, se Dio benedice i nostri pochi pani raffermi e i nostri pesci non freschi di giornata, possiamo fare grandi cose per lui ed essere lievito per la Sua CHIESA.

Impariamo a vivere eucarisicamente presentando al Signore quel poco che abbiamo, chiedendo a Lui di benedirlo, per renderci capaci di benedizione e di liberazione per tanti nostri fratelli.

 

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SEGNI

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“Molti credettero nel Signore” (At 9,42)

Queste parole sono dette a commento e conclusione del racconto, negli Atti degli apostoli, della guarigione di un paralitico e di una resurrezione ad opera di Pietro.
Abbiamo bisogno di miracoli per credere, ma continuiamo a cercarli in fatti straordinari, che la scienza, la ragione non risce a spiegare.
Gli Atti degli apostoli sono stati scritti perchè fosse evidente che Gesù non mentiva quando parlava dello Spirito Santo attraverso il quale avrebbe comunicato ai suoi discepoli se stesso, la sua natura, i suoi poteri.
Questa esprienza di fede è donata a tutti attraverso il Battesimo ma bisogna crederci e a quanto pare sono pochi, pochissimi quelli che credono che Gesù continua attraverso i sacramenti ad operare miracoli nella storia nostra e in quella delle persone con le quali veniamo in contatto.
Gesù ci ha donato il suo corpo morendo in croce per i nostri peccati, ma continua a farlo attraverso l’eucaristia che ci fa diventare con Lui una cosa sola, carne della sua carne ossa delle sue ossa.
Gesù doveva però salire al cielo perchè lo Spirito di vita, scendesse sulla chiesa e la rendesse capace di parlare ed agire nel suo nome e ottenere gli stessi effetti della Sua predicazione trasformandoci in testimoni credibili del Dio invisibile.
“Chi è l’uomo perchè te ne curi, il figlio dell’uomo perchè te ne ricordi, eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi” recita un Salmo.
Ma con Cristo siamo diventati più degli angeli, perchè siamo come Lui, figli di un unico Padre, fratelli in Gesù.
Carne e Spirito connotano la natura di Cristo e la nostra. Non possiamo prescindere da questa verità che ci accomuna a Dio.
La carne è debole, la carne è per noi fonte di ogni preoccupazione, perchè con l’esperienza vediamo che è destinata a morire in un progressivo processo di involuzione, per quanti sforzi facciamo per rallentane la corsa.
Gesù si pone come pane di vita prima di morire, pane che diventa corpo e carne nell’istituzione dell’Eucaristia.
Se guardiamo ai nostri bisogni sembrerebbe che del corpo e del sangue di Cristo non sappiamo che farcene, visto che le nostre preoccupazioni sono legate a ciò che vediamo, a ciò che ci serve oggi, ciò che ci esonera dalle morti a cui la vita ci chiama, che non sono poche.
Gesù ci dà il suo corpo con i segni della passione, un corpo glorioso, risuscitato, ci dà un corpo su cui lo Spirito ha soffiato la vita, in una nuova creazione.
Di cosa abbiamo paura? Cosa ci può turbare se Dio, re dell’universo ci vuole dare attraverso il Figlio, se stesso, tutto se stesso, carne e spirito perchè Gesù è vero Dio e vero uomo e come tale può vivificare la nostra carne, può dare vita eterna al nostro corpo fatto di terra?
Non voglio scandalizzarmi delle parole di Gesù ma accoglierle e mediarle nella mia preghiera mattutina per rendergli grazie e chiedergli di non permettere mai che mi separi da Lui, perchè solo con Lui questo corpo mortale potrà vivere la gioia di essere dono per Lui e per tutti quelli a cui Lui vorrà portarmi.

La porta

“ Ecco, una porta era aperta nel cielo.”(Ap 4,1)

Ha cominciato così, l’omelia don Ermete che predilige sempre commentare la prima lettura dove trova compimento ciò che nel Vangelo è annunciato.
Il Vangelo è il catechismo che ci è arrivato, la vita di Gesù raccontata da quelli che furono testimoni della morte e resurrezione di Gesù.
Non mi sembra che lo fu San Luca e neanche San Marco, ma se la veridicità del vangelo dipendesse dall’essere stati suoi contemporanei allora cadremmo nella più grande confusione.
Lo Spirito Santo soffiò allora e continua a soffiare sui testimoni della Parola di Dio.
Questo è certo.
Certo è anche che noi abbiamo come punto di riferimento i santi che la liturgia non dimentica di ricordare che ci parlano con la loro vita straordinaria di cose straordinarie da essi compiute.
Il papa ha detto che essere santi non è poi così difficile, senza fare gli eroi.
Basta solo vivere con Cristo la nostra quotidiana battaglia.
Certo, ha detto don Ermete, gli sarebbe piaciuto avere i carismi di San Francesco, ma lui, quando sente freddo non si scopre il petto e si corica per terra, ma accende il termosifone, come anche, se fa freddo in inverno, indossa il cappotto.
Ognuno da a Dio quello che può e sa dare.
Dio dà a tutti una mina.
A differenza di Matteo, Luca dice che dà una moneta ad ognuno dei dieci servi.
Dio non fa preferenze, né quando affida il compito di occuparsi dei suoi affari, né quando poi retribuisce gli operai dell’ultima ora, perchè i figli sono figli e, se uno nasce dopo o è meno capace intelligente o sfortunato rispetto ad un altro, riceve l’eredità in egual misura dei fratelli più dotati.
Chissà perchè sto facendo questo discorso, forse perchè mi ha colpito quella porta in cielo aperta che don Ermete si è augurato sia aperta anche per noi , che non siamo capaci di fare grandi rinunce, ma che cerchiamo di amare e di perdonare come Gesù ci ha insegnato.
Amare tutti, anche quelli che nel fazzoletto tengono nascosta la mina, cercando di portare ogni uomo a desiderare di metterla in circolo perchè tutti collaboriamo alla costruzione del regno di Dio.

Il fuoco

fuoco

“Sono venuto a gettare il fuoco sulla terra” (Lc 12,49)

Quale fuoco Signore sei venuto a portarci?
Di primo acchito le tue parole incutono paura, generano sgomento.
Come spesso mi accade, da esse non mi sento consolata, aiutata a cominciare la giornata con la gioia nel cuore.
Dopo la solita notte travagliata, mi piacerebbe al mio risveglio trovare un banchetto di grasse vivande in un luogo di vacanza e di riposo dove stemperare tutte le tensioni della opprimente e dolorosa quotidianità.
Ieri sera, quando Gianni mi ha portato l’Eucaristia racchiusa nella piccola teca di metallo dorato, stavo in camera sul letto disfatto, i cuscini e le coperte in disordine, il comodino e tutti i piani ingombri di medicine, di libri, di diari mischiati alla tua parola che dà vita e senso al disordine.
Sei arrivato all’improvviso. Non ho pensato di prepararti un luogo degno per accoglierti, una tavola con belle tovaglie e fiori odorosi, un lume, una candela per illuminare la stanza.
L’altare del giorno prima era stata la mia mano, il mio cuore su cui ti ho posato senza avere l’ardire di guardarti, sollevando il coperchio della sacra custodia.
Ero in sala però, ambiente di rappresentanza in genere ordinato e pulito.
In camera, quando Gianni mi ha detto di metterti in un posto per contemplarti, adorarti, pregarti, mi sono sentita smarrita perché il luogo non era degno di accoglienti come tu meriti.
Poi ho pensato alla stalla in cui tu sei nato, alla mangiatoia dove non ti sei schifato di essere deposto e mi sono messa l’anima in pace.
A te non potevo nascondere la mia inadeguatezza, non potevo mostrare ciò che in quel momento non avevo, non ero.
Ho guardato il letto sconvolto e il cuore mi si è aperto all’improvviso quando ho pensato che da anni è la mia croce.
L’idea che l’altare che non io ma tu avevi permesso che ti ospitasse era il letto, la mia croce, il pezzo di legno che tu mi avevi invitato a portare con te, in te, per te, mi ha riempito di gioia perché con me vuoi condividere tutto e mi vuoi tua sposa per sempre.
Come al solito mi stupisci e mi ritrovo a salire dove neanche le aquile arrivano per mostrarmi i tesori del regno o scendere nei profondi abissi degli inferi a liberare i prigionieri.
Anche se non esco più di casa non posso dire che la mia vita si sia fermata ad una stazione, che sono immobile a letto costretta da busti, gessi e tutori e protesi di ogni tipo.
Mi piaceva tanto camminare, piaceva tanto a me e Gianni passeggiare per ore a Bologna parlando della nostra vita, dei nostri sogni da cui tu eri escluso.
Mi ammalai appena sposata e il gusto di spostarci a piedi ce lo siamo dovuti togliere.
Oggi sono le ruote che ci portano, ruote di gomma sottoposte all’usura del tempo e ruote dello spirito, le migliori, a garanzia illimitata, l’energia che solo tu sai dare ai nostri piedi che sono diventati come quelli delle cerve.
Sembra un paradosso, ma è così.
Tutto con te è un paradosso, tutto impensabile, tutto estremamente consolante se perseveriamo nell’ascoltare quello che ci dici ogni giorno e non abbiamo fretta di arrivare a comprendere tutto e subito.
Il vangelo di oggi parla del fuoco che sei venuto a portare sulla terra e di questo fuoco tu mi hai fatto fare esperienza viva, un fuoco che mi divora per te, un fuoco che unisce e divide, separa e salda i fili spezzati, un fuoco che non consuma ma purifica e fa risplendere i tuoi gioielli.
Tanti amici ho lasciato per strada, ovvero mi hanno lasciata, ma tanti ne ho trovati nella nuova famiglia con cui condivido la gioia di mangiare un unico pane e ascoltare un’unica voce.
Grazie Signore perché non mi fai mancare nulla di ciò che serve, grazie dei tuoi angeli che mi mandi a domicilio.

SEMI

SEMI

“Andate ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”(Lc 10,3)

Del Vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù si fa precedere dai suoi discepoli, persone che lo avevano conosciuto attraverso la parola e le azioni che lui compiva.
Perchè questo?
Gesù ha bisogno sempre di un profeta che gli prepari la strada.
Non appare all’improvviso, non fai un’esperienza di lui se non c’è stato qualcuno che ti ha portato la sua pace.
Non sono le belle parole, nè il numero delle valigie al seguito, 90 per il principino di Galles leggevo, niente di niente ti devi portare dietro, perchè quello che ti serve o ce l’hai dentro o non c’è valigia o sacca o treno o nave o che lo possa contenere.
Quindi Dio manda noi, che non sappiamo di teologia, che abbiamo una vita più o meno dura, sfigata, come ora si suol dire o tranquilla perchè il lavoro grazie a Dio non l’abbiamo ancora perso, i figli si comportano bene, sono rispettosi e studiano e si sono fatti una famiglia regolare, regolarmente sposati in chiesa, e poi un piccolo gruzzolo in banca per le necessità.
Insomma manda tutti quelli che oggi si mettono in ascolto della sua parola, giovani e vecchi, letterati e illetterati, tutti, ma proprio tutti perchè la messe è abbondante e gli operai sono pochi.
Spesso noi pensiamo che della messe e quindi del grano abbia bisogno Dio o gli affamati e non ci sfiora l’idea che anche noi dobbiamo mangiare e quel cibo ce lo dobbiamo procurare rispondendo all’invito di Gesù.
Un’altra cosa che mi ha colpito è quel non salutare nessuno mentre siamo impegnati nella missione affidataci.
La nostra generazione è maestra in questo e non avrà difficoltà a capire che quando stai chattando con l’amico del cuore non alzi gli occhi per salutare neanche fosse il figlio del re a passarti vicino.
Ebbene Gesù che è l’Amico per eccellenza non accetta deroghe e per Lui bisogna tirare dritto e andare diretti allo scopo.
Cosa portarsi dietro?
Niente.
Perchè l’unica cosa che Gesù ci chiede di portare è la pace e quella ci pensa Lui a darcela.
E poi andare insieme.
In due sappiamo che da un lato ci si aiuta, dall’altro ci si difende meglio, ma quello che è più importante è che ci si allena a fare la pace.
Perchè per portare la pace devi sperimentare ogni momento come sia difficile andare d’accordo con uno diverso da te, specie se è tua moglie o tuo marito.
La pace è frutto dell’amore e l’amore è basato sul perdono, il perdono sul desiderio di andare d’accordo.
Ma a questo pensa Lui che ci ha mandato e che solo così facendo ci educa alla comunione con LUI e ci introduce nelle stanze del re.
E’ quando non hai niente da portare che porti Cristo nella sua interezza.

SPIRITO SANTO

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“Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo” ( Ef 1,13)

“Tu mi appartieni”( Is 43,1) le parole che mi vengono in mente leggendo il passo della lettera agli Efesini che la liturgia oggi ci propone.
” Questa è mia, guai a chi me la tocca!” , disse mio padre, quando nacqui, nonostante fossi nera e bruttissima, parole che ancora oggi mi riempiono di felicità, che assomigliano molto a quelle pronunciate da Dio.
Sicuramente Dio era consapevole che, pur avendoci pensati belli, non lo saremmo stati, che la libertà avrebbe potuto portarci lontano da Lui, fino a rifiutarlo, rinnegarlo, mandarlo a morte.
Ogni genitore, quando concepisce un figlio non credo metta in conto questa possibilità, perchè è sicuro che l’amore che nutre per il figlio è garanzia che non si allontani mai da casa, da Lui, che gli risponda e gli corrisponda.
Ma le cose sappiamo non vanno così e spesso i figli ci fanno disperare perchè vogliono fare di testa loro.
I genitori tengono duro, ma può accadere che si stanchino di amare senza essere per niente ricambiati e abbandonano i figli al loro destino, anche se con grande dolore.
Questo accade ai genitori cosiddetti normali, che scelgono di mettere al mondo un figlio per rendre più perfetta la loro unione coniugale.
Poi ci sono quelli che i figli li fanno per sbaglio, ma poi si affezionano a loro e per loro darebbero la vita.
E poi ci sono quelli che li abortiscono quando non sono come li vorrebbero, quando vengono troppo presto o troppo tardi o con il partner sbagliato.
Dio è Padre, con la P maiuscola e di tutti i comportamenti umani uno solo vedo simile a quello a cui ho fatto riferimento all’inizio, quello che non solo a parole ma con i fatti ama a prescindere.
“Tu sei mia, mi appartieni… ti farò mia sposa per sempre” troviamo scritto.
Cos’è il suggello dello Spirito?
E’ ciò che ci unisce a Dio che non ci molla perchè prima della creazione ci ha scelto, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi, per opera del Figlio.
Gesù che era nel Padre da sempre è la garanzia della nostra salvezza.
L’amore che lega il Padre al Figlio, fa sì che il progetto di Dio si realizzi nella comunione e nell’unità dello Spirito.
Cristo Gesù che non ritenne tesoro geloso essere Dio, si fece uomo per salvarci ed essere capaci di rispondere, corrispondere, sposi per sempre del nostro Creatore.
A volte ho pensato, cacciandolo dalla mente, perchè mi sembrava una bestemmia, al fatto che Dio per primo ha fatto la fecondazione eterologa.
Ieri durante l’elevazione ho pensato che non era così.
Maria, la prima dei salvati, è la prima che ha risposto a Dio amandolo come lui ci ama.
Maria è stata scelta da Dio per essere fecondata dallo Spirito perchè era già sposa di Dio Padre, in quanto era in intima e continua connessione d’amore con Lui.
Maria è la Sposa dello Spirito Santo, ma poi anche di Gesù, passando attraverso l’educazione del Padre a cui ha risposto sempre: “Si faccia di me secondo il tuo volere.”
Si può essere poligami quando l’Amore ha un solo significato, quello del dono incondizionato di sè.

Morire è un fiorire

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” Chiunque chiede riceve e chi cerca trova”(Lc 11,10)

Non mi è mai piaciuto chiedere perchè non volevo sentirmi in debito con nessuno. Facevo prima a sbrigarmele da sola le cose, come mi aveva insegnato la vita, l'”arrangiati” di mia madre quando mi trovavo in panne e le chiedevo aiuto.
Forse da lì ho tratto le conseguenze che uno non deve dipendere da nessuno per essere libero e felice.
A Dio non ho mai pensato perchè me lo avevano presentato come uno che vuole da te l’impossibile per darti il paradiso che non sai cosa sia.
Mentre l’inferno lo sapevo molto bene descrivere, disegnare, immaginare perchè lo vivevo ogni giorno, me lo sognavo la notte perchè non riuscivo ad essere buona come pretendevano le suore.
Mi sentivo sempre in peccato per cose di poco conto, che la fantasia e il dito puntato dei miei educatori ingigantivano a dismisura.
Ringrazio Dio che mi ha mostrato il suo cuore di carne liberandomi dal dover essere.
Ma ho tanto da imparare ancora su cosa è giusto chiedere per vivere la mia identità di figlia di un unico Padre, sorella in Gesù.
Ieri i discepoli chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare.
Ho meditato molto su quanto sia difficile pregare partendo dalla parola PADRE.
Perchè il resto viene di conseguenza.
Devi sentire, essere convinto che ti stai rivolgendo ad un padre, quando preghi e ti devi quindi fidare di Lui.
“Quale padre se il figlio gli chiede un pesce gli dà una serpe o se gli chiede un uovo gli darà uno scorpione?”
Chiedere, chiedere con insistenza, per ottenere cosa?
Quello che vogliamo?
Non mi sembra.
Quante volte ho chiesto a Dio ciò che mi sembrava giusto e indispensabile e non sono stata esaudita!
Non è detto che Dio ti dia quello che gli chiedi.
Bisogna imparare a chiedere per essere esauditi.
Il deserto chiarifica il desiderio e ti fa capire cosa è essenziale.
Questo ho capito in questo cammino irto di ostacoli, un cammino che ti fa apprezzare ciò che mai avresti pensato di desiderare perchè scontato.
Uscire dallo scontato è la svolta che ti fa riconoscere che tutto è dono, tutto è in funzione di un bene più grande e duraturo.
Ho letto da qualche parte che “Morire è un fiorire.”
Chi ci avrebbe pensato?
Gesù ci parla di un seme che deve marcire e morire per portare frutto.
Noi viviamo questa vita mortale assistendo all’involuzione, al deterioramento, all’invecchiamento e poi alla morte della carne. E questo ci angoscia e ci fa paura. Una fine che tocca tutti, perchè la morte non fa sconti a nessuno.
Ma se il morire è un fiorire perchè averne paura?
Gesù per per primo ha dato l’esempio offrendosi ai suoi carnefici perchè il seme portasse frutto..
Il dono dello Spirito Santo è frutto di quel sacrificio, di quella morte assurda, ingiusta, insensata, colpevole.
Allora quando preghiamo, se vogliamo essere certi di ottenere quello che ci fa stare bene chiediamo lo Spirito Santo, con insistenza invochiamolo ogni mattina perchè in ogni cosa che ci accade vediamo Dio all’opera per farci stare bene.
Preghiamo perchè possiamo in ogni cosa, in ogni evento gioioso o doloroso riconoscere il dito di Dio che ci sta scrivendo una lettera d’amore.