Trasfigurazione

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” Maestro è bello per noi stare qui” (Lc 9,33)

Oggi Signore ci ricordi la bellezza del nostro corpo, mostrando il tuo trasfigurato come apparve dopo che fosti sfigurato e crocifisso.
E’ un anticipo di paradiso quello che oggi, ci fai pregustare ed è bene che questo accada.
Spesso ci dimentichiamo a cosa siamo chiamati, da dove veniamo e dove andiamo, ci dimentichiamo che questa vita che stiamo vivendo nella carne è il seme che darà frutto a suo tempo.
Le pagine che la liturgia oggi sottopone alla nostra meditazione, il pane che oggi ci doni non possono non farmi pensare a quale speranza siamo chiamati e cosa concretamente ci sarà dato dopo la fine di questo viaggio, da quando abbiamo lasciato la nostra terra e ci siamo incamminati su una strada che non conoscevamo, fidandoci di te, come Abramo..
Tu Signore ci prometti una terra dove scorre latte e miele, dove tu hai preparato un banchetto di grasse vivande dove tutti i popoli confluiranno per godere della tua gloria in eterno, per sempre.
Bisogna salire sul monte per contemplare la bellezza della terra che tu hai promesso ai nostri padri e che hai dato a noi attraverso il Battesimo.
Mosè la vide da lontano, non gli fu permesso entrarvi perchè doveva aspettare te che negli Inferi che saresti andato a liberarlo, mentre i tuoi piangevano la tua morte, insieme con tutti quelli che in vita non vi entrarono, ma che credettero alla tua promessa.
Il nostro corpo che tu hai impastato con la terra e su cui hai alitato il tuo Spirito è destinato alla corruzione da quando quella terra abbiamo deciso di usarla per trarne un piacere personale, infischiandocene dei tuoi consigli di progettista e di padre, di te che sei Dio Creatore e Signore di tutte le cose e che se di tutte hai detto che era cosa buona, solo dell’uomo maschio e femmina hai detto che era cosa molto buona.
A tua immagine e somiglianza ci hai ceato per l’eternità. Ma noi siamo un popolo di dura cervice e abbiamo voluto fare di testa nostra, perciò ci ritroviamo in questa valle di lacrime.
Penso alla terra e al corpo a cui tu hai dato forma e vita, penso all’uso che di questo corpo ho fatto nella mia vita e sono presa da grande angoscia e afflizione.
Certo raramente, prima di incontrarti l’ho messo al tuo servizio, vale a dire a servizio dell’amore.
Il mio corpo ha cominciato a parlare, a gridare più forte, a urlare il suo dolore perchè non lo usavo per ciò per cui tu l’avevi creato.
Il mio corpo si è ammalato, è diventata una macchina incidentata che perde i pezzi per strada. Ma oggi che ti ho fatto salire, sei il mio navigatore che mi porta dove è necessario.
A spinta, in riparazione, a tre cilindri, con la carrozzeria che va a pezzi non ho mai fatto tanta strada e spesso mi sembra di essere entrata nella terra promessa.
Peccato che queste incursioni dello spirito durino giusto il tempo per non farmi dimenticare tanti tuoi benefici.
Bisogna scendere a valle e fidarsi di te, come di te mi fido quando mi chiedi di accompagnarti sul monte.
Tu hai restituito alla mia terra la dignità perduta, gli hai dato e rinnovato la sua funzione di essere luogo in cui germoglia la vita.
Tu Signore mi hai fatto attraversare il deserto per farmi convincere che non di solo pane vive l’uomo e che mai mi farai rimanere a digiuno.
Ti ringrazio Signore del corpo che tu mi dai nell’Eucaristia, ti ringrazio di quello che oggi moltiplicherai sugli altari del mondo, non guardando all’entità dell’offerta, ma a quel poco che riusciamo a darti, non sempre le primizie del nostro raccolto, nè gli animali migliori dei nostri allevamenti, che tu non ti stanchi di benedire.
Tu Signore ci renderai capaci, ne sono certa, di offrirti tutto, man mano che procediamo in questo esodo, su questa terra piena di spine.
Sono certa che tu ci farai dire: ” Un corpo mi hai dato, e io ho detto -Eccomi! Sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere-”
So Signore che saremmo raggianti guardando te, adorando te, specchiandoci in te.
Credo che trasformerai il nostro corpo, la terra che ci hai promesso in un luogo di delizie come hai fatto per Maria.
Perchè tu sei la nostra terra promessa , tu sei il luogo del nostro riposo, tu la pianta in cui innestare il nostro pugno di terra, il nostro corpo mortale perchè diventi cuore di carne, fonte di grazia per tutti gli affamati del mondo.

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Padre nostro

Feto

” Chiedete e vi sarà dato” (Lc 11,9)

“Signore insegnaci a pregare” è la richiesta che i discepoli fanno a Gesù dopo averlo visto alla fine della sua preghiera appartata e silenziosa.
Non le sue parole hanno colpito i suoi discepoli ma probabilmente la luce del volto, la trasfigurazione che opera la vera preghiera.
Mi sono chiesta se io so pregare, se spreco parole, se seguo i consigli che Gesù ci dà per ottenere quello che vogliamo.
Non a caso il ” Chiedete e vi sarà dato” parte dal Padre Nostro. Perché se vuoi essere certo di ottenere quello che vuoi devi sapere a chi ti stai rivolgendo. E’ normale che lo si faccia per essere certi di essere esauditi.
Ce ne ho messo di tempo ma adesso prima di cominciare qualsiasi preghiera dico un rosario di Avemarie perché Maria, la figlia perfetta, la madre, la sposa mi aiuti a dire il Padre nostro, mi aiuti a sentire Padre quel Dio da cui spesso mi sento non ascoltata, non capita, abbandonata,
Solo quando lascio la mia terra e mi inoltro nel deserto, la scuola dove il desiderio si chiarifica, s’innalza la mia preghiera al Padre, il papà di tutti i papà, come lo chiama Giovanni, il mio nipotino, nella certezza di essere ascoltata.
Se con le parole che Gesù ci ha insegnato abbiamo detto “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” impegnandoci a perdonare chi ci offende e desiderando di non separarci mai da lui( Non abbandonarci nella tentazione) è naturale che veniamo accontentati in tutto ciò che ci serve( il pane quotidiano) per vivere la nostra vita, la nostra identità di figli di un unico padre e fratelli in Gesù.
Gesù non dice che Dio ci dà tutto quello che vogliamo perché la preghiera anche se nasce da un bisogno spirituale o materiale, certo è istintivamente preghiera di domanda, perché nasce da una mancanza, da un vuoto che vorremmo il Signore riempisse.
E si sa che il bisogno primario di ogni uomo è l’amore, l’amore di un padre e di una madre, di una famiglia che si prenda cura di Lui.
L’amore viene cercato in tutti i modi e i posti possibili da quando veniamo alla luce, ma anche prima, anche se inconsapevolmente, perchè è necessario per rimanere in vita e crescere e realizzare il progetto del nostro Creatore.
Oggi voglio pregare così.
Padre aiutami a vedere il tuo amore nelle vicende buie e dolorose della vita mia e di tutti i fratelli con i quali mi hai donato di fare questo santo viaggio, aiutami a non disperare quando le tue risposte tardano a venire, aiutami a cominciare ogni preghiera con il Padre Nostro.

Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua

(At 2,1-11)
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Il caos, la confusione, la disgregazione del mondo in cui viviamo, non c’è bisogno che qualcuno ce li spieghi, la vediamo ogni giorno la Babele moderna, il bla bla degli esperti, la torre che ci siamo costruita per celebrare la vittoria del non senso, del vuoto, dell’immagine che passa sul teleschermo senza sporcarci, toccarci, cambiarci.
La parola che cambia la vita ce la siamo dimenticati, è merce preziosa, è tesoro nascosto che solo gli affamati di Dio, i poveri di spirito possono trovare e gustare.
Il totem attorno a cui si celebra il funerale della comunicazione è il televisore, in funzione del quale si dispongono i mobili della casa.
Provare a mettere al posto del teleschermo al centro della scena un frigorifero o un aspirapolvere nessuno l’ha fatto, anche se sarebbe interessante vedere cosa succede.

Perché ci svegliamo e ci rendiamo conto di vivere in un mondo senza parole, è necessario cambiare posizione a noi, alle cose.
Chi ha inventato la parola è Dio, che con la parola ha dato ordine al caos primordiale, con la Parola ha dato inizio alla nuova creazione.
Ma la Bibbia è la storia di un popolo duro d’orecchi come noi che non vogliamo sentire.
Di quali parole l’uomo ha bisogno per ricomporre l’unità perduta, per ritrovare attraverso la frantumazione a cui questa società lo ha costretto, la sua identità più vera e profonda, quella di essere figlio di Dio e fratello in Gesù?
Gesù, la Parola che salva, è venuto ad insegnarci un altro alfabeto, non quello di una legge fatta di prescrizioni e di precetti, ma quella dell’amore che non ha bisogno di parole quando una madre dà da mangiare al suo bimbo, quando si alza la notte per vegliare sul suo sonno, quando previene il suo pianto con un bacio o una carezza.
La Parola, il Logos ti apre al mistero della grande famiglia dei figli di Dio, che come  genitore attento e premuroso, testimonia che per capire, accogliere e soddisfare tutte le esigenze e le attese dei figli, è necessario aprire il cuore.
Parola e amore hanno la stessa accezione, perché si identificano in una persona, Cristo Gesù, che ha messo in comunicazione il cielo e la terra , facendo un trasloco, mettendosi nei nostri panni, scomodandosi.

Cambiare posizione, quando vogliamo comunicare, mettendoci dall’altra parte, non per rimanerci, ma per vedere, per sentire le stesse cose del nostro interlocutore, è l’unica strada per vivificare i nostri discorsi e  cominciare a capirci.

Parlare e amare, amare e servire questi sono i verbi da coniugare insieme a Lui, per cambiare i connotati al volto di questa nostra società orfana di tutto, anche di sogni, una società che deve ritrovare il padre e la madre, quelli che Dio impersona, quei genitori che sempre più nella famiglia umana disattendono a ciò per cui sono stati chiamati.
La famiglia dei figli di Dio non può che imparare l’alfabeto, le parole dell’amore, nella propria famiglia d’origine, dove s’inizia a parlare.
La famiglia, la coppia è quella che è chiamata a incarnare la buona notizia dell’amore che salva.

Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.

Così Emanuele immagina lo spirito Santo: un cuore con tanti cuori.

VANGELO (Gv 16,5-11)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Capita a tutti di accorgersi che chi ci ha lasciato ha detto o fatto cose belle, buone di cui non ci siamo accorti quando era in vita.

Gesù doveva morire perchè capissimo fino a che punto Dio ci ama.

A me è successo e continua a succedere che tante parole dette da mio padre mi tornino in mente ora, che lui è morto ,in momenti difficili, cruciali, ma anche sbocchi gioiosi della mia vita che volge al tramonto, parole che me lo rendono vivo e presente, perchè ne testimoniano l’amore, la cura, il sacrificio per noi figli, per me in particolare che mi sentivo un po’ messa da parte, per via del fatto che ero la più grande in famiglia.

Ne provo nostalgia, ogni volta che mi succede, ma poi me lo sento venire accanto, mentre insieme diciamo un’Ave Maria, come gli ultimi tempi, prima che andasse a raggiungerla in cielo.

Questi sono gli unici anelli che porto al dito: la fede che mi regalò nonna per il mio matrimonio, il rosario che mi regalò Gianni dopo la conversione, la fede che papà regalò a mamma nell’anniversario dei loro 60 anni di matrimonio. Acquistano valore con il tempo di Dio.

COME

Gv 15,9

foto di Antonietta Milella.

“COME il Padre ha amato me, anche io ho amato voi….Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri COME io ho amato voi.”
Oggi Gesù ci dice la ricetta della gioia, la ricetta della felicità. Amare COME Dio ama.
Allora non c’è speranza, mi sono detta.
Niente sembra così difficile: amare alla maniera di Dio.
E’ il COME che ci fa spavento.
Anche nel Padre nostro, insegnatoci da Gesù, c’è un altro COME che non vorremmo mai pronunciare:” Rimetti a noi i nostri debiti, COME noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Non è possibile che Dio ci chieda cose impossibili.
Lui sa di che pasta siamo fatti, come può pretendere una cosa del genere?
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano “ è la richiesta che precede la remissione dei debiti.
Forse il pane da chiedere è quello del perdono, quel pane che ci permette di amare i nostri nemici, quelli che non sono come li vorremmo, che ci ostacolano, ci rifiutano, ci uccidono .
“ Non di solo pane vive l’uomo, sta scritto, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”
Gesù è la parola che salva, è il dono straordinario del Padre che attraverso il Figlio ci vuole comunicare l’Amore fatto persona, lo Spirito Santo effuso su tutta la chiesa.
Innestati a Gesù niente sarà impossibile ai suoi amici.
Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam.