Sandali

SFOGLIANDO IL DIARIO…

” Chi accumula tesori per sé, non arricchisce davanti a Dio”.(Lc 12,21)

Sempre più Signore mi convinci che la vera ricchezza sei tu che sai di cosa ho bisogno, che con pazienza con tenerezza, con amore, mi conduci per mano a guardare oltre, a fare esperienza della vera felicità.
Siamo in un momento di crisi economica, i poveri crescono a dismisura, tanta gente rimane senza lavoro dall’oggi al domani, tanti devono chiudere le proprie attività per mancanza di clienti.
Ogni giorno aumenta il numero di quelli che devono appoggiarsi agli amici, ai parenti, alle associazioni benefiche, agli strozzini per poter tirare avanti e non morire.
Assistiamo al crollo delle vendite, al ritorno ad una vita essenziale, dove la solidarietà e necessaria per venire incontro ai bisogni dei nuovi poveri.
Alla crisi economica si affianca anche l’effetto di catastrofi, alluvioni, terremoti, guerre, povertà, che vengono in luce quando bande di disperati sbarcano sulle nostre coste.
Non possiamo continuare a tenere gli occhi chiusi di fronte a tanta gente che soffre, che chiede, che ha bisogno.
Signore forse questa è la situazione ideale per rimettere in discussione i nostri stili di vita, per uscire fuori dai nostri appartamenti, incrociare lo sguardo dei nostri fratelli più piccoli.
Ma se a fare la carità alla fine dei conti provoca una soddisfazione e ci sentiamo bravi e ci gratifica, molto più umiliante è chiedere, ammettere che siamo in difficoltà e dipendere dalla carità altrui.
Perché è allora che non puoi scegliere cosa mangiare, cosa indossare, dove dormire o soggiornare, perché sono gli altri, la loro carità, che determina le condizioni della tua vita.
Ci sono persone a cui la dipendenza non pesa, anzi ci vivono bene e non si pongono il problema.
Per me è stato sempre un valore l’indipendenza, l’agire basandomi solo su di me e sulle mie forze, perché grazie volevo dirlo solo a me stessa.
Il grazie, la gratitudine l’ho imparata da te, Signore, in questo ultimo scorcio, stralcio di vita: da un grazie è cominciato il cammino di fede, con un grazie è cominciata la vita nuova.
Oggi guardo a quanta roba ho ammassato negli anni.
Gli armadi si sono moltiplicati come anche le cantine e ho fatto sempre molta fatica a gestire tutto quello che ho acquistato senza peraltro liberarmi, gettare, regalare quello che non mi serviva.
La confusione è grande Signore, perché troppa roba è stipata nei contenitori che man mano sono andata allestendo..
Sento il desiderio di liberarmi, di diventare più leggera, di togliermi questa zavorra che mi appesantisce e mi porta ad affondare.
Ci vuole molta fatica fisica e tempo e soprattutto apertura del cuore.
Sono convinta che quest’ultima mi permetterà di farci passare tutto ciò che mi pesa, mi opprime, mi impedisce di essere veramente libera.
Per ora ho capito che meno ho e più ho, quando quel meno viene dall’aver aperto il cuore ai bisogni delle persone.
Davide, Paola in questo momento sono le persone alle quali vorrei dare qualcosa, perché entrambi sono rimasti senza lavoro.
Non so cosa sia importante fare.
Lo sai Signore.
A volte per pigrizia, per non perdere tempo, ci lasciamo possedere da altro, doniamo senza percepire che ci priviamo di qualcosa, perché non diamo importanza a quello che abbiamo.
Tu sai di cosa sento un grande bisogno: di persone che in questa casa, in questo palazzo portino un po’ di vita.
Per questa vita che vorrei circolasse sono pronta a dare tutto.
È egoismo?
Ieri mentre facevo il cambio di stagione, mi sono passati tra le mani vestiti primaverili ed estivi che non ho mai indossato.
In cinque mesi ho indossato solo tute, perché i luoghi frequentati sono stati la casa, gli ospedali e gli studi medici a cui potevo recarmi solo con la sedia a rotelle e si sa che, con il suddetto mezzo di locomozione, non ti serve la scarpa con il tacco, le lunghe gonne colorate, le borse da mare, i costumi, i parei eccetera eccetera.
Mi è venuta un po’ di tristezza a pensare a quello che avevo passato, al guado di morte, al naufragio delle speranze, alla vita che sembrava essersi fermata.
Poi ho pensato a te, a tua madre, alla fede che mi ha accompagnato, alla pienezza, alla gioia di questi giorni in cui mi sembra di essere tornata alla luce.
Guardare dentro un armadio, fare ordine, è essenzialmente fare memoria per rafforzare la fede e riprendere con più lena il cammino.
Ho buttato tanto tante cose, ma sempre troppo poche rispetto al necessario.
Il desiderio di dimagrire ha frenato la generosità e mi ha fatto trattenere qualche capo, che ora non posso indossare.
So Signore che pian piano mi porterai a svuotarmi di tutto, a farti spazio, lo so e lo spero, perché solo tu sei la mia unica ricchezza.

” Questa vedova così povera ha gettato più di tutti” (Lc 21,3)

” Questa vedova così povera ha gettato più di tutti” (Lc 21,3)
Leggendo questo passo del vangelo oggi non può non venirmi in mente il tempo in cui ai poveri, il tempio di Dio davo i vestiti vecchi dopo averci staccato i bottoni.
Mi vergogno a pensare che il problema non me lo sono mai posto se non dopo aver frequentato assiduamente Luciana che ai poveri provvedeva privandosi del necessario e passava il tempo ad attaccare bottoni, ricucire gli strappi, lavare, stirare e imbustare gli indumenti che avrebbe poi distribuito ai Gesù che bussavano alla porta del suo negozio.
La sua catechesi mi rimise in discussione e da lì partii per essere in grado di passare attraverso la porta stretta del paradiso.
Ma quanta roba dovevo togliere, a quanta rinunciare anzitempo!
Cominciai con il ridurre il numero dei miei acquisti compulsivi e a dare ai poveri la somma che non avevo speso.
La strada è lunga e io, pur conoscendo la direzione, spesso ricado nel volere tutto per me.
I miei armadi si stanno svuotando e sono sempre più contenta dello spazio che si sta creando all’interno della mia casa, uno spazio che vorrei venisse occupato da Lui, il mio unico bene, il mio amore, la mia consolazione, il mio tutto.
Gesù è nei poveri, nei piccoli, nelle persone ammalate nel corpo e nelo spirito, è in tutti quelli che reclamano uno sguardo di compassione e di amore.
La carità non abbia finzioni scrive San Paolo.
E io non voglio vivere sotto una maschera di generosità che purtroppo ogni tanto riesumo dai miei bauli ancora pieni di cose inutili.
Così parallelamente al desiderio, all’impegno di vuotare le mie valigie, per il viaggio che mi aspetta, su un aereo che non ti permette di portare neanche gli effetti personali, seguo la strada della riconsegna di tutto ciò che il Signore mi ha dato gratuitamente con la vita.
Gli anni passano e ciò che davo per scontato ora mi viene richiesto senza tentennamenti. Non è una scelta la mia, ma un sì che a distanza ravvicinata il Signore mi chiede.
Gli occhi, le mani, le gambe… il corpo, le sue funzioni, man mano che procedo su quella strada mi viene richiesto… ogni giorno qualcosa in più.
La mia valigia sta diventando leggera e io ringrazio il Signore perchè Lui non pesa e si sta prendendo tutto il posto che io gli permetto di occupare facendogli spazio.
Nel tesoro del tempio oggi voglio gettare il mio sì e il mio grazie a Lui che mi rende i piedi agili come quelli delle cerve e mi fa volare in alto su vette incontaminate dove il sole brilla più forte.
Grazie Signore di questa vita nuovaspogliaz di spogliazione e di rinuncia che tu mi fai desiderare.
Grazie percchè io so che non ti formalizzi se non riesco a darti tutto lo spazio che vorrei e ti accontenti anche di un angolino da cui continui a trasmetterni vita sempre