“Un servo non è più grande del suo padrone”(Gv 15,20)

“Un servo non è più grande del suo padrone”(Gv 15,20)

Ci sono momenti, e questo è uno, in cui mi sento combattuta da due forze uguali e contrarie, sento la fatica di far emergere il buono che è in me, sento che nonostante il Suo aiuto , nonostante i sì detti con il cuore alla Sua chiamata, pure rimangono angoli bui nella mia casa difficili da raggiungere per poterli bonificare e quindi abitare.
Penso al forno che era tutto ingrommato della plastica blu del coperchio che vi avevamo dimenticato, che ha reso in parte immangiabile ed impresentabile la torta che avevo fatto per la persona che ci aveva invitato a pranzo.
Penso che poi alla fine, scartando la parte contaminata, il resto l’ho portato, dopo averlo diviso in piccoli pezzi e averne tenuto una parte per noi come desideravo.
Ma quella plastica era in un posto del forno a cui io non potevo arrivare anche perchè da tempo è fulminata la luce.
Con l’aiuto di Gianni siamo riusciti a liberare il forno da ciò che vi si era attaccato e lo abbiamo rimesso in grado di funzionare, quindi di servire.
Questa mattina penso a cosa significhi servire, a chi giova il servizio e se è così importante da occupare tanto spazio negli insegnamenti lasciatici da Gesù.
Penso a quanto sia complicato e difficile far sì che la vita non passi inutilmente, che serva a qualcosa o a qualcuno , assolvendo al suo compito essenziale che è quello di non scomparire, essere messa in cantina o andare in discarica.
Poichè il destino delle cose che non servono è la loro morte, mi chiedo se il criterio per giudicare le cose che ci accadono lo stabiliamo noi o la maggioranza delle persone o la moda o il buon senso o la cultura, la natura, l’età ecc.
Quando ci accadono cose che ci sembrano troppo pesanti per le nostre fragili braccia, quando il terremoto scuote la casa e la fa cadere a pezzi, quando ci sentiamo sommersi dalle macerie e nessuno ci viene a salvare o quando la nostra vita trascorre nella banalità di un agire quotidiano silenzioso e nascosto, quando l’assenza di parole pesa come un macigno, quando a parlarti è solo l’apparecchio acustico che ti avverte che è esaurita la batteria, quando insomma le rare gioie e i molti dolori sono vissuti nella solitudine dei tuoi pensieri, nell’impotenza, nella percezione che niente di nuovo accade sotto il sole è necessario che ci venga incontro la parola di Dio.
Cosi la nostra memoria non va in letargo e ci da le ragioni del nostro esserci, del nostro esistere e del nostro agire, del nostro vivere e del nostro morire.
Uno sguardo al passato tenendo gli occhi fissi a Gesù mentre ci lava i piedi (un servo non è più grande del suo padrone, non dimentichiamolo mai. L’uomo crede di essere Dio ma non è Dio)
Ricordo quante volte, senza che me ne accorgessi, ha indirizzato la storia verso vie di salvezza e la memoria di tanti suoi benefici può e deve farci risuscitare se siamo morti, se viviamo come molluschi, come invertebrati, se la depressione ci impedisce di provvedere, prenderci cura di noi e degli altri.
Questa luce illumina la nostra storia come accade quando il sole sorge sulla Bella Addormentata (il Gran Sasso visto da dove vivo) e con i suoi raggi l’accarezza e noi vediamo quella splendida opera d’arte che la natura ci mostra
Tante montagne insignificanti prese singolarmente diventano una straordinaria donna sdraiata sull’orizzonte quando la luce la illumina e noi siamo nella giusta posizione.
Così ciò che ci sembra banale inutile scontato doloroso assume un altro aspetto e vedi l’opera del Creatore che nei secoli ha scolpito la nostra storia per farne un capolavoro.
E’ bella la parola di oggi perché mi invita a guardare oltre, a sollevare lo sguardo, a non rinchiudermi in me stessa pensando che la realtà si esaurisca in quello che percepisco ora con i miei cinque sensi.

Annunci

“ Un servo non è più grande del suo padrone”(Gv 15,20)

L'immagine può contenere: una o più persone e persone sedute
“ Un servo non è più grande del suo padrone”(Gv 15,20)
Ci sono momenti, e questo è uno, in cui mi sento combattuta da due forze uguali e contrarie, sento la fatica di far emergere il buono che è in me, sento che nonostante il Suo aiuto , nonostante i sì detti con il cuore alla Sua chiamata, pure rimangono angoli bui nella mia casa difficili da raggiungere per poterli bonificare e quindi abitare.
Questa mattina penso a cosa significhi servire, a chi giova il servizio e se è così importante da occupare tanto spazio negli insegnamenti lasciatici da Gesù.
Penso a quanto sia complicato e difficile far sì che la vita non passi inutilmente, che serva a qualcosa o a qualcuno , assolvendo al suo compito essenziale che è quello di non scomparire, essere messa in cantina o andare in discarica.
Poichè il destino delle cose che non servono è la loro morte,mi chiedo se il criterio per giudicare le cose che ci accadono lo stabiliamo noi o la maggioranza delle persone o la moda o il buon senso o la cultura, la natura, l’età ecc.
Quando ci accadono cose che ci sembrano troppo pesanti per le nostre fragili braccia… quando il terremoto scuote la casa e la fa cadere a pezzi… quando ci sentiamo sommersi dalle macerie e nessuno ci viene a salvare… quando la nostra vita trascorre nella banalità di un agire quotidiano silenzioso e nascosto…. quando l’assenza di parole pesa come un macigno e a parlarti è solo l’apparecchio acustico che ti avverte che è esaurita la batteria… quando le rare gioie e i molti dolori sono vissuti nella solitudine dei tuoi pensieri, nell’impotenza, nella percezione che niente di nuovo accade sotto il sole… è necessario che ci venga incontro la parola di Dio perché la nostra memoria non vada in letargo e ci dia le ragioni del nostro esserci, del nostro esistere e del nostro agire, del nostro vivere del nostro morire.
Uno sguardo al passato tenendo gli occhi fissi è Gesù mentre ci lava i piedi (Un servo non è più grande del suo padrone…. non dimentichiamolo mai. L’uomo crede di essere Dio ma non è Dio)
Ricordo quante volte senza che me ne accorgessi ha indirizzato la storia verso vie di salvezza.
La memoria di tanti suoi benefici può e deve farci risuscitare se siamo morti, se viviamo come molluschi, come invertebrati, se la depressione ci impedisce di provvedere, prenderci cura di noi e degli altri.
Questa luce illumina la nostra storia come accade quando il sole sorge e scopre le bellezze del creato in cui siamo immersi.

Collaborazione

Meditazione sulla liturgia

 di venerdì della VII settimana di Pasqua
” Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno”(At 25,18)
La croce è il prezzo dell’amore, il prezzo della salvezza nostra e delle persone a noi affidate.
Paolo, folgorato sulla via di Damasco, non si arrestò di fronte agli ostacoli, alle persecuzioni che accompagnarono la sua testimonianza fino alla morte.
L’apostolo delle genti ha dimostrato con la sua vita quanto lo Spirito di Dio renda capaci di essere testimoni dell’amore fino a dare la vita per gli altri, come quelli che scelse per primo, tranne Giuda, il traditore.
Giovanni non sembra che sia stato ucciso, ma noi sappiamo che a volte la morte è un guadagno quando la vita ci consegna una croce pesante e il monte del calvario sembra non avere mai fine.
Oggi penso a Pietro, alla domanda che Gesù gli rivolge ” Mi ami tu?” e al mandato che gli affida di pascere, dar da mangiare, far vivere il suo gregge.
Gesù ci dà il mandato indipendentemente dalla nostra capacità di amarlo, sarà lo Spirito Santo che ci allargherà il cuore come a Pietro, come ad ognuno di noi cui affida il compito, con il Battesimo di dare vita al suo gregge, darsi come cibo, diventare pane spezzato, sangue versato per i nostri fratelli.
Ci chiede di collaborare Gesù alla salvezza del mondo, come in una famiglia ognuno fa quello che può e sa fare a seconda dell’età delle forze e dell’esperienza, a seconda anche della docilità a farsi insegnare da ne chi sa di più e ne ha fatto esperienza per primo.
A chi è chiesto molto, a chi meno.
Perchè?
Quando ero piccola mi piaceva lavare i piatti, era un divertimento, specie quando ci mettevamo su uno sgabelo io e mio fratello a giocare con la schiuma del detersivo, facendo un pantano che poi mamma doveva asciugare.
Ma noi eravamo convinti di dare una mano e non ci ponevamo tanti problemi.
Mamma ci guardava benevola, contenta di vederci accordati nel desiderio di essere d’aiuto.
Poi, quando divenne più grande l’ultima nata, cominciarono i turni e il piacere divenne un impegno, un’imposizione, un dovere. Litigavamo sempre per ciò che spettava fare all’una o all’altra, mio fratello era fuori discussione essendo maschio, e ci siamo persi così gli anni migliori, nemiche fin dal grembo materno.
Perché questa sorella, nascendo mi aveva tolto il posto che occupavo fino a quel momento nella casa, nella priorità delle attenzioni di mamma, papà, dei nonni, essendosi ammalata poco dopo la nascita di una grave malattia che concentrò le cure della famiglia tutte su di lei.
L’amore, la gratuità senza mugugni furono soppiantati dal latte inquinato dall’invidia, dal desiderio di prevalere, dalla divisione che provoca l’avere, il possedere di più.
Gesù oggi ci chiede di amarlo così come siamo capaci e di lasciarci guidare da Lui per aumentare la nostra capacità di rispondere sì a qualunque cosa ci chieda.
“Che siano una cosa sola con noi”, chiede al Padre prima di congedarsi dai suoi discepoli, e anche quelli che crederanno alle loro parole saranno beneficiari del suo perdono, dela Sua grazia.
Così oggi voglio chiedere perdono a Gesù per tutte le volte che ho litigato con mia sorella, per tutte le volte che mia madre, mia nonna e tutti i miei antenati non hanno fatto comunione, non hanno gratuitamente dato, non hanno collaborato alla giustizia, alla verità, alla bellezza e alla pace che viene solo da Lui.
Voglio chiedere perdono per tutte le maldicenze, i giudizi e i pregiudizi di cui io mi sono resa colpevole e di tutte le modalità colpevoli che ho ereditato, modalità che hanno portato alla divisione, alla rottura, alla condanna a morte del proprio fratello.
Quanto poco amore Signore c’è nella mia storia, quanto poco amore ho dato al mio sposo, alla mia nuova famiglia prima di conoscerti!
Ma noi sappiamo, crediamo che il nostro piccolo pezzo di legno, il braccio inaridito di creature focomelicche tu lo trasformerai in potenza e grazia, segno del tuo infinito amore, abbraccio sublime, eterno di cui ci renderai capaci.
Grazie Signore per il tuo sì al Padre.
Grazie Maria per il tuo sì allo Spirito di Dio.