“Ogni giorno insegnava nel tempio”( Lc 19,47)

“Ogni giorno insegnava nel tempio”( Lc 19,47)
Ieri il Vangelo parlava del pianto di Gesù davanti al tempio di Gerusalemme, perchè non aveva riconosciuto il tempo in cui era stato visitato.
Ma c’è un tempio che lo ha riconosciuto, prima ancora che lo vedesse e lo ascoltasse, prima ancora che venisse alla luce.
Questo tempio è Maria, la donna scelta da Dio per accoglierlo nel suo grembo e darlo alla luce.
Il primo tempio su cui il Signore non dovrà piangere, nè cacciare i mercanti, il primo tempio, casa di preghiera è Maria, la madre, colei che ascolta e mette in pratica la Parola di Dio.
Maria si è nutrita di quella Parola fin dal primo vagito, Maria ha consacrato il suo corpo, la sua persona a Dio fin dalla sua prima giovinezza e anche se i vangeli non riportano questo episodio, ci sono testimonianze in proposito che non facciamo fatica a ritenere vere.
Maria fu scelta per essere la madre del figlio di Dio, non a caso.
Solo chi ha fatto e fa l’esperienza di essere figlia di Dio, amata oltremisura dal Suo Creatore, chi si riconosce indegna di tanta grazia, chi non inorgoglisce per essa ma magnifica il Signore, lo loda, lo ringrazia e lo benedice ogni momento, chi fa esperienza perfetta dell’amore del Padre, può essere madre, dare vita al figlio e trasmettere a Lui ciò di cui il Padre l’ha colmata.
Maria è la piena di grazia, il Signore è con lei,  sempre.
La liturgia di venerdì della XXXIII settimana ci presenta Gesù che caccia i venditori, i cambiavalute dal tempio perchè non vuole che la sua casa sia un mercato, non vuole che si faccia mercato delle cose sante.
Maria, la prima dei salvati è diventata tempio puro, santo e immacolato, luogo incontaminato dove la parola può attecchire e venire alla luce.
Ieri  con il salmo abbiamo ringraziato Dio perchè ci ha consacrato sacerdoti, ricordandoci come con il battesimo mettiamo il nostro corpo la nostra vita a servizio del regno, della costruzione del grande tempio che nessuno mai potrà demolire, perchè innestate sulla pietra scartata dai costruttori e diventata testata d’angolo.
Noi pietre vive, con la liturgia della vita contribuiamo, sull’esempio di Maria, a edificare la casa del Signore, il grande tempio dove tutte le genti affluiranno per unirsi al coro degli angeli e cantare all’unisono, Gloria, benedizioni, Santo è il Signore Dio dell’universo.
Vogliamo quindi oggi ringraziare Maria perchè continua ad indicarci la strada per fare tutto ciò che Lui ci dirà, come fece a Cana, come fa ogni volta che vede che la gioia viene meno e la festa rischia di finire .
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” Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?” (Ap 5,2)

” Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?”(Ap 5,2)
Il libro della vita tu ce lo consegni nel giorno del Battesimo perchè lo leggiamo e impariamo a vivere felici cercando la bellezza nel nostro cammino alla volta della patria beata.
Qui siamo pellegrini, ospiti in una terra inospitale, con tante difficoltà da superare, tanti ostacoli, tanti che ci remano contro, che ci minacciano e ci condannano a  morte.
Noi non sappiamo leggere Signore quando riceviamo il libro e i nostri genitori non sempre sono preparati al compito di trasmetterci questa arte divina che è quella di guardare oltre, di vivere in te, con te e per te ogni attimo della vita.
Ci sono i più fortunati che nascono in famiglie dove tu sei di casa, dove la tua lingua non è sconosciuta, anzi non ne conoscono altre.
Ma ci sono famiglie in cui tu sei il grande assente, perchè i  beni del mondo riempiono gli armadi, i forzieri, la loro bocca.
Come imparare a leggere il libro della vita se non c’è nessuno che ce lo insegni?
Me lo sono chiesto molte volte, ma alla fine ho capito che quando mancano maestri, tu vieni in nostro aiuto nascondendoti tra le pieghe, le ferite, gli strappi della nostra quotidianità.
Le cose per quanto ci sforziamo non vanno mai come vorremmo e dobbiamo fare i salti mortali, per raggiungere le mete che ci siamo prefissi.
Spesso, perchè questo accada, dobbiamo ricorrere a sotterfugi, non tener conto del male che facciamo a chi ci sta accanto, alle conseguenze negative dei nostri ” successi”.
Siamo disposti a fare carte false pur di emergere, affermarci, sentirci bravi, arrivati, avere il plauso della gente, stare sulla cresta dell’onda.
Ma quanti scivoloni, quante brutte cadute, quanti ricalcoli rabbiosi, per ottenere quello che ci piace, ci soddisfa, ci rende felici anche solo per un attimo.
Le nostre sbandate le attribuiamo agli altri, sono gli altri la causa dei nostri fallimenti, delle nostre cadute, della profonda insoddisfazione che ci porta ad affinare le armi per metterli a tacere per sempre.
Hanno fatto così con te Signore, condannandoti a morte, riducendoti al silenzio perchè volevi insegnare agli uomini la lingua dello Spirito, volevi che imparassero il linguaggio universale dell’amore.
Che dire Signore? Riconosco la mia colpa perchè anche io ho cercato lontano ciò che avevo vicino, nascosto nel cuore.
Ma dovevo fermarmi e ascoltare ciò che tu mi hai rivelato attraverso le parole di gioia contenute nel Tuo libro.
Era un Salmo di gioia e di giubilo per te che stavi arrivando.
La bellezza e la gioia mi colpirono quel giorno di estrema tristezza, perchè io l’avevo perduta.
Le tue parole furono un balsamo per il mio cuore malato, afflitto, disperato,
Non sapevo che parlassi una lingua per me comprensibile. Grande fu la meraviglia perchè non ti conoscevo.
Ma tu, che conosci l’uomo perchè l’hai creato e fai tuoi i suoi più veri e intimi bisogni, hai risvegliato in me la nostalgia dei miei primi vagiti che convogliarono su di me le attenzioni di occhi, di orecchi, di braccia premurose, amorevoli, accoglienti.
Il tuo libro è diventato il mio libro, perchè il linguaggio dell’amore è unico, irripetibile, universale.
I sigilli li hai tolti con il tuo corpo offerto in sacrificio per noi, consegnandoci alla storia bagnati del sangue e dell’acqua usciti dal tuo costato.
Ma non basta rimanere ai piedi della croce per conoscere i segreti riposti nel libro della vita.
Con il Battesimo ci doni gli strumenti per risalire la corrente di grazia che bagna la chiesa, risalire per entrare attraverso quel piccolo foro e rinascere dall’alto, dopo aver contemplato le meraviglie del tuo amore nel tuo cuore di padre, di madre, di fratello, di sposo.
Sta a noi decidere su quale libro imparare la bellezza, la gioia, la pace che vengono dal non cercare altri maestri, dall’usare nelle nostre relazioni solo la lingua madre, che è la tua, una lingua comprensibile non ai dotti e ai sapienti, ma agli umili, agli oppressi, agli emarginati, gli sbagliati, gli improduttivi , i malati, i soli, quelli che hanno perso tutto nei  terremoti della vita o non hanno mai avuto niente che non fosse la tua parola come riferimento costante,
Ci hai costituito un popolo di re, profeti e sacerdoti, un popolo di santi che ti onora con le labbra, ma non sempre purtroppo anche con il cuore.
Tu Signore non ti stanchi di rompere i sigilli, non ti stanchi di insegnare l’a b c dell’amore, della condivisione, della comunione, non ti stanchi di riaprire quella ferita che ti fa male ma che è l’unica porta per conoscere il mistero che ci abita, il mistero del tuo amore in cui il Battesimo ci ha innestato.
Tu piangi Signore perchè non abbiamo capito quando sei venuto a visitarci e ti  abbiamo trattato come un ladro o un impostore, condannandoti a morte non una volta sola.
Come vorrei asciugare le tue lacrime, come vorrei poter essere strumento di grazia per tutti quelli che non ancora ti conoscono o si sono fatti di te un’immagine distorta  e riduttiva.
Manda il tuo Spirito Signore perchè io sia la voce di colui che grida nel deserto.
Ascoltate la Parola del Signore e mettetela in pratica.
I sigilli sono rotti e dalla croce emana il profumo dei fiori sbocciati in primavera.

Percepii in visione la gloria del Signore (Ez 1,28)

Meditazione sulla liturgia di
lunedì della XIX settimana del Tempo Ordinario
PRIMA LETTURA (Ez 1,2-5.24-28)
Così percepii in visione la gloria del Signore.
Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese: la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechièle, figlio di Buzì, nel paese dei Caldèi, lungo il fiume Chebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore.
Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali.
Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra.
Parola di Dio
Salmo 148
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
VANGELO (Mt 17,22-27)
In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».
Parola del Signore
Nel Vangelo e nella Scrittura in generale ci sono situazioni che si contraddicono, perché se ne evince una morale che non è statica, che deriva da una verità che sembra anch’essa variare a seconda dei casi.
Nella prima lettura di oggi il profeta in esilio vede la gloria di Dio manifestarsi fuori dal tempio, luogo per istituzione delegato alla sua manifestazione gloriosa.
Gesù molto più spesso contesta la valenza del tempio istituzionale, attribuendosi un valore di gran lunga più alto di un edificio fatto di mattoni, destinato ad essere distrutto.
“Di questo tempio non rimarrà pietra su pietra”.
Lui è il nuovo tempio e verrà il giorno in cui Dio sarà adorato in spirito e verità, nel suo Corpo Mistico, vale a dire nella Chiesa.
Gesù è venuto quindi ad abbattere una convinzione, una verità stratificata e mai messa in discussione, per cui era obbligatorio almeno una volta nella vita salire al Tempio di Gerusalemme.
Quando il tempio fu distrutto definitivamente, gli Ebrei si sentirono smarriti, senza punti di riferimento e da lì cominciò la diaspora.
Invece prima della venuta di Cristo la distruzione o l’allontanamento da esso, creavano nel pio israelita uno stato di profonda prostrazione come se Dio lo avesse abbandonato e fosse solo a lottare in terra straniera.
Man mano che si avvicina il tempo di Gesù le idee si chiariscono e, come in questo passo che la liturgia oggi ci propone, Ezechiele parla della gloria di Dio che si manifesta sul fiume Chebàr.
Del resto ieri profeta Elia torna all’Oreb, per parlare con il Signore, facendo un cammino inverso rispetto a quello fatto nell’Esodo.
Il tempio è il luogo dove Dio si manifesta.
Questo è il messaggio.
La bontà di Dio è infinita e infinita la sua fantasia, sì che non possiamo imbrigliarlo in delle mura o su una montagna o su un fiume particolare.
Tutti i luoghi della memoria sono templi, luoghi in cui Dio si è manifestato all’uomo, tanto che una stele era sempre eretta dal popolo nomade a ricordare un fatto in cui Dio aveva fatto sentire particolarmente la sua presenza.
Le chiese che sono sorte nei secoli poggiano le fondamenta sempre su una reliquia di qualche santo lì trasportata per volere dell’uomo o per un caso fortuito o per meglio dire provvidenziale.
Comunque sempre più mi convinco che Dio è qui e non debbo cercarlo nelle chiese come scrisse la mia prima alunna di liceo quando gli proposi come tema un pensiero di Bacone che diceva pressappoco così: “Questo Dio che celebro nelle mie carte io lo vedo presente ovunque, lo vedo nei fiori del mio giardino, lo vedo nell’aria che respiro…”
Ma Gesù, nonostante le trasgressioni alla legge del sabato molto evidenti e provocatorie gli abbiano procurato la condanna a morte, nonostante abbia anche scandalizzato con la cacciata dei cambiavalute dei venditori dal tempio, in questo passo del Vangelo sembra seguire un’altra strategia.
Lui, figlio di Dio, era logico che non dovesse dare nessun tributo a Dio, suo Padre, ma solo l’obbedienza che sappiamo quanto gli costò.
In questo caso però la sua preoccupazione è non scandalizzare, per cui dice a Pietro di cercare la moneta, pescando un pesce e cercandola nella sua bocca.
Il termine ichthys (nella grafia greca del tempo ΙΧΘΥΣ) è la traslitterazione in caratteri latini della parola in greco antico: Ἰχθύς, ichthýs (“pesce”), ed è un acronimo usato dei primi cristiani per indicare Gesù Cristo.
Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore.
Dalla bocca del pesce, quindi da Gesù trarremo ciò che ci serve per dare a Dio l’obbedienza.

“Andarono di nuovo a Gerusalemme” (Mc 11,27)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
29 maggio 2010
 ore 6:21
Sabato dell’VIII settimana del tempo ordinario
“Andarono di nuovo a Gerusalemme” (Mc 11,27)
Ho pensato a Gerusalemme, la città santa, la Gerusalemme celeste, ho pensato a quando ti ci portarono Maria e Giuseppe la prima volta per presentarti al tempio accompagnandoti con l’offerta di due colombe.
Gerusalemme città della mia gioia, città santa, è quella che ti condannò a morte, la città amata  destinata ad ogni credente come luogo di eterna felicità .
Una città tormentata Gerusalemme, contesa, punto di riferimento del tuo popolo che in essa aveva riposto tutte le sue speranze.
Lì si pensava che tu abitassi tanto che Salomone ti costruì un tempio di straordinaria bellezza,  destinato  però ad essere abbattuto, ricostruito in seguito  e abbattuto per sempre poco dopo la tua morte.
Tu l’avevi detto che non ne sarebbe rimasta pietra su pietra.
E’ sopravvissuto  delle velleità umane solo il muro del pianto nelle cui fessure ebrei, mussulmani e anche cristiani  separatamente  infilano le loro preghiere.
Il muro, segno di divisione, mostra varchi di riconciliazione in quelle fessure intrise di lacrime e di accorate preghiere perchè tu Signore, l’Altissimo ponga fine ad ogni contesa pubblica e privata, interiore ed esteriore.
Anche io oggi Signore voglio venire in pellegrinaggio nella città santa nuda e senza pregiudizi davanti a quel muro, segno di odio, divisione e discordia, lo stesso muro che alberga dentro di me, che mi divide dai miei fratelli, dalla mia storia, da te, dalla storia del mondo, dalla tua storia, per chiederti perdono, pietà e misericordia.
Signore quante volte sei salito a Gerusalemme pur sapendo che vi avresti trovato la morte!
 Ognuno di noi deve andare a Gerusalemme durante il suo pellegrinaggio terreno, nel  luogo dove la vita e la morte si fondono in un ineffabile e grande mistero.
“Una spada ti trafiggerà l’anima” disse il vecchio Simeone a Maria dopo aver esultato per la visita del Salvatore.
 L’ombra della morte pende da subito sul capo tuo e di tua madre,
Gerusalemme, la città santa è anche il luogo della nostra gioia, del tuo corpo donato nell’ultima cena, del dono fatto all’umanità sulla croce.
Gioia nostra, sofferenza tua.
Nell’amore c’è sempre uno che esulta e uno che muore. perchè la gioia sia piena.
Morte e  resurrezione coesistono in ogni incontro vero reale profondo tra le anime elette.
Quando l’amore è gratuito e totale, si vive come una partoriente quando mette al mondo un figlio.
“È vero che ci stiamo divertendo?” diceva Giovanni mercoledì scorso quando l’ho portato al mare.
Io stavo morendo dal dolore, ma era un pezzetto di cielo che mi stavo godendo, mentre parlavamo  di noi, del passato, del presente, del futuro e delle persone e del mondo, delle speranze e delle delusioni, di te che guidi la storia…
Non ancora mi riprendo dal dolore per aver lanciato la palla a lui per non farlo rimanere solo a giocare.
“E’vero che ci stiamo divertendo?”mi diceva mentre io faticosamente ma con il cuore pieno di gioia cercavo gli scintillanti sul mare di quel sole che si avviava a nascondersi dietro ai monti.
” E’ vero che ci stiamo divertendo?”
 Questa è la Gerusalemme di cui tu parli Signore. Non importa quante volte ci sei salito. So sicuramente che il motivo era sempre l’amore, l’amore di chi vuole che i figli si divertano anche quando si sentono morire, mentre gli tiri una palla per non farlo sentire solo.
“E’ vero che ci stiamo divertendo?”
 Ancora mi risuonano queste parole di Giovanni che a intervalli regolari le ripeteva, mentre isolati dal mondo e dagli uomini, ci prendevamo cura l’uno dell’altro, su quella spiaggia deserta. con l’infinito nel cuore.

“La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni” (Mc 11,17)

“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni” (Mc 11,17)

Ciò che succedeva ai tempi di Gesù, continua ad accadere anche oggi, non soltanto perchè davanti ai santuari ci sono bancarelle di ogni tipo che vendono lasciapassare per il paradiso.
Non bisogna andare molto lontano per accorgerci che con Dio abbiamo un atteggiamento simile a quello dei mercanti quando pretendiamo da Lui grazie perchè abbiamo fatto non so quante novene, detti infiniti rosari, partecipato a tutte le messe obbligatorie e facoltative, abbiamo svolto più di un servizio in parrocchia ecc ecc.
Dimentichiamo che la gratuità è la caratteristica di Dio e se pretendiamo che lui esaudisca i nostri desideri perchè siamo buoni, non abbiamo capito niente di Lui.
Il tempio del Signore con il Battesimo è diventato il nostro corpo dove la Parola, accolta e custodita, deve venire alla luce e tutti ne siano illuminati.
Così ha fatto Maria che Dio ha scelto come madre di suo figlio, icona della Chiesa e di ogni credente.
Chi si serve del tempio (il corpo) per arricchire se stesso è destinato a perdere anche quello che ha.
La parola di Dio, il Verbo incarnato è parola d’amore che, attraverso di noi, deve raggiungere il cuore di ogni uomo, per convertirlo e salvarlo dalla morte.
«E anche a te una spada trafiggerà l’anima», dice il vecchio Simeone a Maria, il tempio puro e immacolato che il Signore si è scelto.
La sofferenza è il prezzo perchè il dono del corpo generi la vita.
Signore perdonaci e salvaci dalla presunzione di meritarci quello che tu gratuitamente dai ad ogni uomo perchè siamo tuoi figli redenti con il sangue preziosissimo di tuo figlio, che ha già pagato in misura sovrabbondante il prezzo del nostro riscatto.

” Devi profetizzare ancora su molti popoli” ( Ap 10,11)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

18 novembre 2016
venerdì XXXIII TO
” Devi profetizzare ancora su molti popoli” ( Ap 10,11)
Quante volte sono giunta allo stremo e ho pregato, ho chiesto che il mio compito su questa terra avesse termine e che era giunta l’ora di ricongiungermi ai miei cari e godere finalmente della pace riservata ai tuoi servi che hanno profuso la vita per annunnciare il tuo regno, rendendoti presente e vivo in mezzo alla desolazione di tante vite provate duramente nel corpo e nell’anima.
In questi ultimi tempi i picchi di dolore sono diventati insostenibili e farmaci sempre più potenti non riescono a mettere a tacere il martirio del corpo.
Signore se tu squarciassi i cieli e scendessi, se tu aprissi per me la pagina del libro della vita in cui io potrei trovare pace e ristoro!
Guardo sul comodino la piccola statua di Maria, che fu di Sergio, il cugino barbone che ce la lasciò in eredità insieme alle sue cose ammassate nella terra degli avi seppellita nella sporcizia, Maria che per tante notti con le sue mani giunte ha garantito la preghiera che spesso veniva meno sulle mie labbra.
La sua immagine mi rassicurava che lei almeno non si stancava di pregare e di intercedere per me.
Il rosario è stato tante volte il ponte che mi traghettava nel mio mistero bagnato dal tuo sangue, rigenerato e venuto alla luce per il tuo sacrificio.
Sono stati momenti di paradiso, specie quando, attraverso le mani di Maria, ho potuto toccare il tuo cuore trafitto, immergermi nel tuo sangue benedetto e benedire tutto ciò che rendeva possibile l’impossibile.
Poi sono arrivate le medicine potenti che mi hanno ridato il sonno ma diminuito le occasioni d’incontro con te.
Me ne sono rammaricata e ho cercato di giorno spazi e occasioni per ritrovare l’intimità perduta.
Ma ho sperimentato solo il silenzio e la paura quando le voci del mondo hanno coperto la tua e la piccola statua della Madonna è stata dimenticata, mischiata tra i libri.
Mi sono chiesta perchè solo il dolore, il silenzio, il buio della notte fossero strumento per vivere il tuo amore, le tue consolazioni,ma anche e soprattutto l’offerta del corpo sul tuo altare.
Così sono ricominciate le veglie come risposta al mio lamento, veglie non cercate, veglie associate a nuovi e più potenti dolori.
Mi hai lasciato senza parole e senza consolazioni, Signore, sola a scalare il monte su cui pensavo di essere già arrivata.
Notti tormentate e buie, notti non di ribellione, ma di stupore e di silenzio straziante, notti in cui ho solo aspettato che parlassi.
Non avevo la forza di aprire bocca di fronte a tanta ferocia nè tantomeno di scrivere.
Le parole per testimoniarti agli amici le ho cercate in quelle che mi avevi suggerito negli anni, meravigliandomi di quanto profondi fossero i pensieri che il dolore aveva partorito.
Ora sono qui dopo l’ennesimo attacco a leccarmi le ferite, con la testa in fiamme, stanca e desiderosa di trovare il senso a tanta sofferenza.
Maria nell’ ombra continua a pregare, mentre io cerco in questa meditazione strade per incontrarti che non siano così dolorose ma non ne trovo.
Sul calendario liturgico c’è scritto: ” Devi profetizzare ancora su molti popoli” e un brivido ha percorso la mia schiena .
Non mi ero resa conto che la Parola era rivolta a me all’inizio di questa meditazione.
Il libro è dolce e amaro c’è scritto e io sto sperimentando quanto siano vere queste parole.
Maria esca dall’ombra e mi copra con il suo manto perchè non perda la speranza in questa battaglia senza quartiere, in questa agonia senza fine, in questa morte che sto scontando vivendo per te, Signore Dio mio

Devi profetizzare ancora su molti popoli ( Ap 10,11)

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SFOGLIANDO IL DIARIO…
18 novembre 2016
venerdì XXXIII TO
” Devi profetizzare ancora su molti popoli” ( Ap 10,11)
Quante volte sono giunta allo stremo e ho pregato, ho chiesto che il mio compito su questa terra avesse termine e che era giunta l’ora di ricongiungermi ai miei cari e godere finalmente della pace riservata ai tuoi servi che hanno profuso la vita per annunnciare il tuo regno, rendendoti presente e vivo in mezzo alla desolazione di tante vite provate duramente nel corpo e nell’anima.
In questi ultimi tempi i picchi di dolore sono diventati insostenibili e farmaci sempre più potenti non riescono a mettere a tacere il martirio del corpo.
Signore se tu squarciassi i cieli e scendessi, se tu aprissi per me la pagina del libro della vita in cui io potrei trovare pace e ristoro!
Guardo sul comodino la piccola statua di Maria, che fu di Sergio, il cugino barbone che ce la lasciò in eredità insieme alle sue cose ammassate nella terra degli avi seppellita nella sporcizia, Maria che per tante notti con le sue mani giunte ha garantito la preghiera che spesso veniva meno sulle mie labbra.
La sua immagine mi rassicurava che lei almeno non si stancava di pregare e di intercedere per me.
Il rosario è stato tante volte il ponte che mi traghettava nel mio mistero bagnato dal tuo sangue, rigenerato e venuto alla luce per il tuo sacrificio.
Sono stati momenti di paradiso, specie quando, attraverso le mani di Maria, ho potuto toccare il tuo cuore trafitto, immergermi nel tuo sangue benedetto e benedire tutto ciò che rendeva possibile l’impossibile.
Poi sono arrivate le medicine potenti che mi hanno ridato il sonno ma diminuito le occasioni d’incontro con te.
Me ne sono rammaricata e ho cercato di giorno spazi e occasioni per ritrovare l’intimità perduta.
Ma ho sperimentato solo il silenzio e la paura quando le voci del mondo hanno coperto la tua e la piccola statua della Madonna è stata dimenticata, mischiata tra i libri.
Mi sono chiesta perchè solo il dolore, il silenzio, il buio della notte fossero strumento per vivere il tuo amore, le tue consolazioni,ma anche e soprattutto l’offerta del corpo sul tuo altare.
Così sono ricominciate le veglie come risposta al mio lamento, veglie non cercate, veglie associate a nuovi e più potenti dolori.
Mi hai lasciato senza parole e senza consolazioni, Signore, sola a scalare il monte su cui pensavo di essere già arrivata.
Notti tormentate e buie, notti non di ribellione, ma di stupore e di silenzio straziante, notti in cui ho solo aspettato che parlassi.
Non avevo la forza di aprire bocca di fronte a tanta ferocia nè tantomeno di scrivere.
Le parole per testimoniarti agli amici le ho cercate in quelle che mi avevi suggerito negli anni, meravigliandomi di quanto profondi fossero i pensieri che il dolore aveva partorito.
Ora sono qui dopo l’ennesimo attacco a leccarmi le ferite, con la testa in fiamme, stanca e desiderosa di trovare il senso a tanta sofferenza.
Maria nell’ ombra continua a pregare, mentre io cerco in questa meditazione strade per incontrarti che non siano così dolorose ma non ne trovo.
Sul calendario liturgico c’è scritto: ” Devi profetizzare ancora su molti popoli” e un brivido ha percorso la mia schiena .
Non mi ero resa conto che la Parola era rivolta a me all’inizio di questa meditazione.
Il libro è dolce e amaro c’è scritto e io sto sperimentando quanto siano vere queste parole.
Maria esca dall’ombra e mi copra con il suo manto perchè non perda la speranza in questa battaglia senza quartiere, in questa agonia senza fine, in questa morte che sto scontando vivendo per te, Signore Dio mio