Preghiera

Chiesa dell’adorazione (PESCARA)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

4 giugno 2014
mercoledì della settima settimana di Pasqua.
Chiesa dell’adorazione.
Ore 11:15

“Che siano una cosa sola”( Gv 17,11)

Signore sono qui, sono arrivata finalmente.
Mi hai invitata e mi hai preparato un posto speciale, un posto di favore, perché potessi più intimamente sentirmi legata a te.
Il parcheggio della macchina proprio davanti all’ingresso della cappellina, mi ha detto che tu ti eri scomodato per me e poi questa sedia nascosta dietro al pilastro, che però è in prima fila, un posto speciale per non essere distratta e sentirmi in più intima comunione con te.
Io ho portato un piccolo contenitore, un regalo che poi regalo non è, ma io so che a te piace che ti diamo quello che abbiamo e non ti formalizzi se il regalo è proporzionato a quello che veniamo a ricevere.
Tu vuoi che noi portiamo le nostre brocche, grandi, piccole, mal messe, usurate dal tempo e da tanti colpi inferti dagli altri.
Le nostre brocche non mantengono il contenuto, neanche il tempo che ci vuole per arrivare a casa.
Ne riportiamo sempre troppo poca di acqua, di grazia, perché la perdiamo per strada.
E poi per quello che tu ci darai ci vorrebbero cisterne a tenuta stagna, perché possiamo soddisfare la nostra e l’altrui sete.
Io Signore, lo sai, ho un corpo che fa acqua da tutte le parti, è malandato, sofferente, ferito, un corpo che non funziona, che non ancora, grazie a te, riesce a trattenere la grazia che tu dispensi a chi te la chiede.
Ma io sono certa Signore che tu lo farai. Come dubitarne?
L’hai detto tu “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”.
Allora mi sono portata questo minuscolo contenitore malandato, ma con un germe di vita, una zolla su cui tu getterai il tuo seme.
Tutto è inadeguato per quello che sono venuta a chiederti. Ma io so che la tua è parola di verità e di vita.
Ecco il mio piccolo amore, Signore.
Non sono capace, lo vedi, lo sai di amare quelli che mi giudicano, quelli che non mi corrispondono.
Non sono capace di amare quelli più fortunati di me, che camminano, sono giovani, hanno ancora una vita davanti e pochi limiti da superare.
Non riesco ad amare i miei limiti e quelli degli altri.
Non riesco, specie in questi ultimi tempi , a fare comunione con nessuno.
Mi sono isolata e mi sento sola … e tu non mi basti.
Non vorrei dirlo Signore, ma è quello che accade.
Non mi basti perché non sento la tua presenza, non mi batte il cuore quando parli, quando mi dai il tuo corpo, perché non ti vedo Signore.
Io cerco contatti di carne, cose che gli occhi possano vedere, le orecchie sentire, le mani toccare.
So che tutto questo non è bene, ma tu non permetteresti il male se non fossi certo di ricavarne un bene.
Perciò sono qui, perché tu mi dia la pazienza di attendere, la fede che sposta le montagne, incrollabile salda nel tuo amore.
Sono qui Signore con questo piccolo cuore, ferito, sofferente, indurito e separato dei miei fratelli.
Rompi le catene, liberami dal maligno Signore, e riempimi di te.
Invitami alla tua mensa e donami forza, coraggio per portare al mondo la buona notizia dell’amore che salva.
Confido in te Signore.
Ti adoro mio Dio mio Salvatore.
Tu sei il re, tu sei il mio Signore, tu sei Dio, tu sei mio Padre.
Oggi e sempre mi crei e mi rinnovi, oggi e sempre mi
dai la vita.
Fa’ che mai ne distacchi da te, che l’unità sia il bene più grande che io ambisca di ricevere come grazia da te.
Una con te, una con i fratelli, una con il mio corpo che tu mi hai donato perché si manifesti in esso la tua gloria.

Chiesa dell’adorazione (Pescara)

Non sono solo

“Non sono solo perché il Padre è con me”

Quanto vorrei poter dire che non sono sola perché Dio è con me…
nei momenti di solitudine, di angoscia, di tribolazione, nei momenti in cui materialmente non c’ è nessuno che si prenda cura di te , che ti sia accanto, che ti consoli, ti rassicuri, ti racconti una storia.
Quando Giovanni era piccolo avevamo preso l’abitudine, prima di addormentarci di raccontarci una storia, vera, una io e una lui.
E lui si addormentava beato, perché le storie, se le sai raccontare, se riesci a cogliere lo Scintillante che ognuna racchiude, ti danno serenità, pace e gioia e favoriscono l’ingresso nel mondo dei sogni.
Ti senti meno solo, se qualcuno ti racconta una storia, specie se ti riguarda, se le conseguenze, gli effetti ti sono caduti come manna sulla tua vita.
Per tanti anni ho avuto paura di rimanere sola, la stessa patologia che afflisse mia madre fino alla morte.
Io fui più fortunata perché mi curai con i rimedi del mondo, la psicoterapia che mi tolsero il sintomo, il panico, ma non rimossero la causa.
Dovevo incontrare il Signore per essere liberata dalla paura di non essere ok .
Perché se sei tu a vedere i tuoi difetti, a riconoscerli e a cercare di migliorarti, di annullarli con le sole tue forze non esci vivo dall’impresa.
Solo a combattere una battaglia che ti vedrà sempre perdente senza l’aiuto del Signore.
Ma il Signore dovevo ancora incontrarlo per accettare che venisse ad abitare la mia solitudine e a guarirmi dall’ansia di perfezione.
Non sono sola oggi, perché guardo con gli occhi di Dio i miei limiti, i miei peccati e anche quelli degli altri o almeno ci provo.
La sua.misericordia si stende su quelli che lo temono e come Gesù possiamo dire “Non sono solo” perché a stare con me c’è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, la Famiglia mia d’origine che con il Battesimo mi è stata donata, grazie al Suo sacrificio.

“Il Signore agiva insieme con loro ” ( Mc 16,20)


“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20)

“Il Signore agiva insieme con loro ” ( Mc 16,20)

Parole consolanti, rassicuranti quelle di Gesù per noi che viviamo l’assenza, la non presenza fisica del Maestro.
Se gli apostoli ebbero dei dubbi perchè meravigliarsi che ne abbiamo anche noi che non lo abbiamo incontrato nè prima nè dopo la sua morte?
Eppure, a quanto pare, molti credettero e gli apostoli dimostrarono che la differenza la fa lo Spirito Santo che ricorda e rende presente, vivo ed efficace il dono che Gesù ci ha fatto, morendo in croce.
Ma se gli esempi di tanti uomini di fede che affrontarono la morte per testimoniare il vangelo ci dovrebbero convincere, pure abbiamo molte titubanze, specie se ci sentiamo inascoltati dal Padreterno.
“Chiedete e otterrete” in questi ultimi giorni l’ho trovato scritto più volte, ma devo ancora imparare a chiedere bene, perchè non accade nulla delle cose che desidero.
E non è che chiedevo la luna quando ho cominciato a rivolgermi a Dio.
Devo dire che i primi tempi non chiedevo per me, poi qualcuno mi ha fatto osservare che Dio vuole che ci rivolgiamo a Lui come ad un Padre e otteniamo solo se ci affidiamo completamente nelle sue mani, se ci fidiamo di Lui incondizionatamente.
Ce ne ho messo di tempo, ma poi alla fine ho ceduto e gli ho chiesto la guarigione.
Io pensavo a quella fisica, ma forse per Dio ce n’è una di gran lunga più importante ed è quella del cuore.
Chi avrebbe immaginato che avevo il cuore di pietra e che da lì doveva partire la rigenerazione di tutta la pianta!
Ma bisogna avere pazienza e fidarsi, perché a Dio sta a cuore il tuo bene e non delude mai.
Così pian piano mi ha suggerito le parole giuste per ottenere ciò che voglio.
Basta far entrare nelle vene il Padre nostro.

La gioia

SFOGLIANDO IL DIARIO…

6 maggio 2016
Venerdì della VI settimana di Pasqua
Ore 6.49
” Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia”(Gv 16,23a)

Ieri e anche oggi Signore trovo scritto che non dobbiamo temere perché la nostra tristezza si cambierà in gioia.
La speranza che ciò accadrà si fonda su esperienze vissute e non dimenticate.
Mamma mi diceva che ricordavo solo le cose brutte e negative della mia vita perciò ero sempre imbronciata.
La gioia non connotò la mia infanzia e crescendo mi inventai i rimedi alla tristezza, ai no della vita cercando in me stessa motivi per risorgere.
Mi arrangiai a trovare soluzioni a tutto ciò che mi faceva star male, che non mi rendeva felice.
Non ti conoscevo Signore e di te mi avevano raccontato cose terribili che la Pace invece di dartela te la toglievano.
Poi mi sono imbattuta nella tua Parola che trasudava gioia da tutti i pori.
Non sapevo che tu parlassi, n’è che avevi affidato ai Salmi il compito di far emergere la gioia da tutto il creato e trasmetterci la certezza che hai fatto bene ogni cosa.
Così ho cominciato a cercare non quello che mi mancava ma quello che avevo sempre avuto e che continuavi a donarmi ogni giorno.
Furono i primi tempi pieni di scintillanti schegge di luce, di meraviglia, di stupore, di gioia, di gratitudine perché tu eri con me ogni momento della mia vita a compiere miracoli.
Poi come nella stagione dell’amore tutto è bello, tutto scontato, arriva il tempo dell’inverno, del gelo, del silenzio, della solitudine.
Arriva il tempo in cui ti nascondi nelle viscere della terra e più non ti vediamo.
Arriva il tempo del pianto, dell’angoscia, dell’attesa.
E’ il tempo della fede, il tempo in cui lo Spirito deve ricordarci ogni cosa, deve ricordarci che ad ogni inverno subentra la primavera e poi l’estate con i suoi frutti più succulenti.
Non ce la facciamo ad aspettare Signore quando le forze vengono meno e l’attesa si prolunga più del dovuto, quando tardi a venire e noi siamo schiacciati dalla prova.
Per questo ti prego, vieni presto in mio aiuto.
Ho bisogno di te Signore, ho bisogno della tua gioia, una gioia duratura che niente e nessuno potrà togliermi.

” Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15)

” Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15)

Volevo partire dalla gioia su cui da ieri mi sono soffermata come condizione essenziale, presupposto e conseguenza di una festa che non deve finire.
Meditando i misteri del rosario mi è venuto in mente che Gesù dalla madre è sollecitata ad intervenire perchè a Cana, durante un banchetto di nozze il vino era finito.
Il vino è ciò che manca , quel vino speciale che il sacerdote , ripetendo le parole del Maestro consacra e trasforma nel sangue, nella vita di Cristo. Così aveva fatto lui e aveva invitato gli apostoli a fare altrettanto in memoria di lui.
Se manca Cristo, la nostra vita si spegne, perchè è lui che ci dona la vita e non una vita qualunque ma una vita da figli di Dio, che è una cosa non straordinaria, ma impensabile e inimmaginabile, incredibile, se non sei dentro, se non ne fai esperienza.
Ebbene ieri pregando il rosario mi è uscita dal cuore una richiesta di aiuto, a Maria, una preghiera forte, gridata, urlata,non perchè il vino fosse finito, ma era agli sgoccioli.
I dolori erano sempre più invasivi e paralizzanti perchè il busto ortopedico nuovo, comprimendo lo stomaco che si era dilatato, mi stava deviando la colonna vertebrale, che di suo ha già tanti e annosi problemi.
Il dolore è il mio scomodo compagno di viaggio da sempre, si può dire, un compagno ingombrante, irrispettoso e sempre più invadente.
C’è stato un tempo che il problema lo vivevo come se dipendesse da me e dai medici e dai rimedi che la medicina mi proponeva.
Poi ho incontrato il Signore, attaccato, appeso ad un legno, innocente crocifisso per i nostri peccati e gli ho detto” Pure tu!”
All’inizio con Lui si è stabilita un’amicizia basata sulla condivisione di uno stato di estrema sofferenza, anche se a volte ho pensato che io da una vita stavo male e lui un lasso di tempo molto più limitato.
Dio mi perdoni se ho pensato questo, se la mia presunzione, anche dopo averlo concretamente incontrato, continuava a farmi credere che con Dio si parte alla pari.
” Pregherò quando sarò guarita” dicevo prima della conversione, non sembrandomi conveniente e rispettoso approfittare quando avevo bisogno, avendolo di fatto cancellato dalla mia vita nel tempo delle vacche grasse.
Mi ha salvato la mia sete di conoscenza, mi hanno sempre più affascinato le sue parole, le uniche da cui potevo capire chi fosse.
Con Gianni, nel periodo di fidanzamento, non abbiamo pensato fosse tanto importante conoscerci e abbiamo solo pensato a divertirci. Ma poi l’abbiamo scontata e ancora ci stiamo lavorando, lasciandoci illuminare dalla luce di Cristo.
Il dolore notturno ha favorito la conoscenza di Colui che credevo uguale a me, il dolore è stato lo strumento per scendere da quella torre che mi ero costruita su cui era scritto”Volere è potere”.
Quante cose di notte lo Spirito mi ha comunicato, aprendo i sigilli del segreto, del mistero che si cela dietro le parabole della vita.
E ora sono ai piedi di quella croce su cui impudentemente ero salita e mi ero arroccata, ai piedi con Maria, insieme al discepolo che Gesù amava.
Ero io, sono io oggi la discepola che si sente amata da Dio e che non si allontana perchè venga lavata e rigenerata ogni momento dal sangue e dall’acqua che sgorga dal Suo costato.
Ogni notte diventiamo più intimi, ogni notte, quando il dolore viene a visitarmi dico: “Sei venuto a trovarmi di nuovo, mio Signore? Sei sceso per portarmi questo strumento di salvezza e associarmi al tuo sacrificio?”
Quante volte ho pensato che fosse lui a mandarmi questo dolore, i cani che dilaniano la carne, il magma infuocato che mi percorre la schiena, i lacci che si stringono in modo disordinato attorno alle mie membra, le ossa che si spezzano e gemono chiedendo aiuto.
” Sei tu mio Signore?”, dicevo ogni volta che accadeva.
” Ti serve anche questo dolore? E anche questo e questo e questo?”
” Tu sai cosa farne, io no.
II mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore, sicuramente sarà una cosa buona, è una cosa buona, diventa una cosa buona nelle tue mani.”
Ho quindi attribuito a lui tutto quello che mi accadeva anche se non capivo perchè a me chiedeva tanto di più.
Questa notte lo Spirito del Signore si è posato su di me, mentre invocavo Maria perchè il vino stava per finire e il dolore di tante notti insonni e dolorose non mi faceva godere dell’amicizia e delle attenzioni dello Sposo.
Come un lampo il pensiero mi ha squarciato la nube che mi impediva di vivere in pienezza di gioia la sofferenza che mi stava massacrando e ho detto:” Sei venuto a salvarmi mio Signore.
Non sei tu che mi mandi questo dolore, non sei tu il mio dolore, ma sei venuto a combattere insieme a me l’attacco del nemico.
So che averti come alleato è come aver già vinto, perchè tu hai vinto il mondo. Di cosa devo avere paura?
Vieni Signore Gesù e fa che non ti scambi mai più con il mio persecutore, ma ti accolga sempre come il mio Salvatore”.
Grazie Maria, perchè con te è bello vivere e rimanere nell’amore di Dio”.

” Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.

” Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”.(Gv 15,12)

Nella vita ho avuto molti amici, molte amiche, me le andavo a cercare, mettevo davanti a loro ponti d’oro, per loro non mi sono mai risparmiata.
Il bisogno di condividere con qualcuno gioie e dolori, speranze, emozioni, progetti e percorsi, mi ha fatto sempre essere amica di tutti, mi ha portato ad invitare a pranzo, a cena o anche solo per una merenda chiunque fosse disponibile a stare con me.
Mi sentivo appagata da tutti gli amici che mi facevano sentire importante, e davano un senso alle mie giornate sempre più dolorose.
Quelle amicizie ora sono scomparse per vari motivi, e oggi mi trovo spesso sola a sfogliare la rubrica telefonica per cercare qualcuno che abbia voglia di raccontarsi o a cui raccontare.
Spesso non trovo nessuno e mi prende una grande angoscia.
Ricordo però che ho avuto sempre difficoltà a condividere il letto, tanto che in casa era previsto solo un letto di fortuna per giunta scomodo per un ospite improvviso.
Ricordo che il padre di Gianni mi fece notare che non avevamo pensato alla stanza degli ospiti, quando vide la casa la prima volta, ma io gli risposi che l’avevo fatto apposta per evitare che gli venissero brutte idee.
Non avevo nessuna voglia di ospitarlo, quando sarebbe venuta l’ora di accudirlo perchè vecchio.
Con il tempo cambiai il cuore di pietra in cuore di carne per grazia sì che accolsi una parente lontana e l’ospitai, quando la sua situazione di malattia era problematica perchè comportava un disagio fisico e psichico non indifferente.
Ci sono stati scontri e dissapori in quell’occasione, ma Maria ci unisce.
A Natale timidamente mi ha mandato un rosario, senza dire nulla di più.
Non devo dimenticarlo.
Maria, la madre che Gesù ci ha lasciato, regalato, perchè non ci smarriamo e non perdiamo la rotta, con il tempo è diventata così tanto intima a me che la notte dorme con me, ma anche di giorno è disposta a seguirmi, accompagnarmi, consigliarmi, dovunque decida di andare.
Questa è vera amicizia, con la differenza che non io ho scelto lei, ma Qualcuno ha scelto per me ciò di cui avevo bisogno.
Gesù si è accorto che mi trovo a mio agio con le persone semplici più che con quelle che se la credono.
Non vorrei e non voglio fargli torto e sempre mi ripeto che Maria è un tramite per non perderlo di vista e capire di più e meglio i suoi comandamenti e osservarli in modo fecondo.
Gesù oggi parla dell’amicizia e non a caso io ho pensato a Maria che ha soppiantato tutte le mie amicizie perdute, ci chiama amici perchè ha scelto di amarci sempre, a prescindere, ha scelto di ospitarci nel suo cuore, anche se non ne siamo degni.
Maria è sua madre, è la sposa dello Spirito, è la perfetta figlia del Padre, a lei posso rivolgermi con assoluta fiducia, perchè l’amico è colui che non trae vantaggio dal tuo amore ma ti sceglie per renderti capace di amare e di essere felice.
Maria creatura ci è riuscita, perchè non dovrebbe essere possibile anche a noi?
Intanto voglio ringraziare il Signore perchè mi ha donato strumenti impensabili per non sentirmi mai sola, i suoi amici che sono diventati anche miei e sono tanti!
Grazie Signore!

RINASCERE DALL’ALTO

“Tutti furono colmati di Spirito Santo”(At 4,31)

Mi chiedo questa mattina cosa mi vuoi dire di nuovo, rispetto alle cose che ho già ampiamente meditato, sperimentato, conosciuto.
Nicodemo, nel suo colloquio notturno con te, esordisce dicendo: “Noi sappiamo” in cui c’è la presunzione di conoscere la verità. Forse anche io ho questa presunzione perché conosco anche la tua risposta e faccio continua esperienza di cosa significhi lasciarsi guidare dal tuo Spirito.
Ma questa mattina il dolore alla spalla è più forte e m’impedisce di andare oltre, di vedere quello che ieri non vedevo, di crescere nella fede, nell’amore, nella speranza.
Il dolore mi perseguita Signore, tu lo sai. E’ il mio compagno di viaggio, inseparabile aguzzino, da cui non riesco a liberarmi.
A volte spero che si distragga e fuggo letteralmente, sperando di lasciarlo a casa, senza che se ne accorga, ma lui mi insegue e non mi dà tregua. Giorno e notte.
Tu lo sai Signore che, se da un lato tutto questo mi avvicina a te , nella preghiera, nella comunione con tutti i tuoi figli segnati dal peccato originale, dall’altro provo la nausea per questo stato di sofferenza continua.
Quando sto così non ho voglia, né forza di pregare e l’unica cosa che mi viene da dire è ” Signore liberami da questo persecutore!” Ma è proprio vero che la sofferenza e solo quella ci fa fare esperienza di te, della tua bontà, della tua misericordia, del tuo grande amore per noi?
E la gioia?
Perché Signore le gioie sono così poche rispetto alle tante morti che dobbiamo subire o accettare o offrire?
Non credo che sia tu il mio persecutore, anzi sono certa che la conseguenza del peccato è ricaduta su di me .
C’è qualche anima che soffre in attesa di essere liberata e io, per quello che ho capito, devo unirmi a te nella passione perché sia liberata e così risorgere a vita nuova.
Tu sei risorto Signore e cammini con noi, soffri con noi, ti sacrifichi con noi, perché non si perda nessuno dei tuoi figli.
Un Dio che soffre sembra un paradosso, perché con la Pasqua sembrerebbe che la storia è conclusa con ” tutti vissero felici e contenti”.
Invece adesso è il tempo dello Spirito, il tempo in cui le conseguenze del tuo sacrificio le sperimentiamo nel dolore, nella lotta, nella tribolazione, nella persecuzione, quando chiediamo a te tutto ciò che ci manca per non soccombere ai nemici, per liberare i prigionieri, per vincere definitivamente la morte e tornare nel tuo giardino.
Signore aiutami a vivere ogni momento pensando che non sono sola in questa battaglia di liberazione e che la parte più onerosa, più difficile, impossibile all’uomo la fai tu.
Aiutami Maria a non dimenticare che siamo tempio dello Spirito che non può essere distrutto da nessuno, se Gesù è venuto ad abitarci.

“I discepoli gioirono al vedere il Signore”. (Gv 20,20)

“Shalom!” “Pace a te!”

Non so se i discepoli sarebbero stati altrettanto contenti se il Maestro avesse rinfacciato loro la condotta vile nei suoi confronti, negli ultimi momenti, i più cruciali della sua vita.
Gesù non si vendica, lo sappiamo , Gesù perdona perché ci conosce, , per questo ha fatto tutto quello che ha fatto.
Incapaci di perdonare i nostri nemici, chi disattende le nostre aspettative, incapaci di assolvere non solo gli uomini ma anche la nostra storia che è andata come è andata, una storia che avremmo voluto diversa, meno accidentata, incapaci di assolvere Dio a cui attribuiamo la responsabilità di tanti ricalcoli, la responsabilità di essere stato a guardare tante ingiustizie di cui siamo stati fatti oggetto, ma anche di tante ingiustizie che ci scorrono davanti aprendo il giornale o pigiando un bottone.
Responsabilità degli altri e di Dio hanno condizionato la nostra storia e noi viviamo arrabbiati perché se le cose fossero andate o andassero come pensiamo desideriamo riteniamo giusto noi, il mondo girerebbe al contrario senza far cadere nessuno.
Incapaci quindi di riconciliarci con la nostra storia passata e presente, incapaci di cambiare posizione, viviamo chiusi alla luce e al soffio dello spirito.
Per fortuna che le porte chiuse per Gesù non sono un ostacolo, quando non abbiamo smesso di rimpiangerlo e di cercarlo.
“Pace a voi!”
Oggi non a caso è la domenica della Divina Misericordia, straordinaria intuizione della Chiesa per sottolineare che il senso della Pasqua è tutto qui.
Dio ci ama, Dio ci perdona, Dio ci cerca, Dio fa l’impossibile perché noi impariamo ad amare, a perdonare, a vivere nell’unità.
Un cuor solo, un’anima sola distingueva i primi cristiani.
A guardare come vanno le cose, sembra impossibile che il mondo si metta d’accordo, che le nazioni, i politici, i condomini facciano la pace, che facciano la pace tanti coniugi incapaci di scegliere l’amore, coniugi che non si sparano per la polvere, coniugi che vivono la violenza fino alle estreme conseguenze.
Il mondo ha bisogno di pace Signore, ne hanno bisogno i piccoli per vivere in famiglie riconciliate, ne ha bisogno ognuno di noi in guerra con qualcosa o qualcuno che disturba il nostro paradiso.
Spesso ci chiediamo in cosa consista vivere nel paradiso terrestre, cosa serve perché non sfiorisca, cosa serve perché ci dia vita,ci chiediamo cosa intendi per terra promessa, visto che, se leggiamo la bibbia, non sembra che ci si trovi tutto quel ben di Dio che ci aspettiamo.
Le guerre, i sacrifici, la fatica per rimanere nel luogo che tu ci hai consegnato senza la tua pace, senza la capacità di fare altrettanto, senza il perdono non riusciremo mai a renderlo fecondo.
La terra promessa che il tuo sacrificio è venuto a fecondare con sangue e acqua è la relazione con le cose e le persone a cui attribuiamo i nostri fallimenti, la nostra infelicità.
Solo tu Signore ci rendi capaci di fare quello che tu hai fatto, solo tu Signore puoi trasformare la valle di Acor in porta di speranza, le piogge torrenziali in un luminoso e grande arcobaleno che unisce il cielo alla terra i nostri cuori al tuo, il nostro sì in canto accordato e melodioso di lode .

L’abbraccio

Nella bella cattedrale di Wùrzburg, in Germania, si trova una veneranda Croce del sec. XIV.
Il Signore ha le mani staccate dalla traversa e le tiene incrociate una sull’altra sul petto, avendo i chiodi ancora tra le dita.
Una leggenda racconta che un ladro incredulo, vista la corona d’oro sulla testa del Re crocifisso, stese la mano per prenderla.
In quel preciso istante il Signore staccò le mani e i chiodi dalla croce, s’inchinò in avanti, abbracciò il ladro e lo accostò al suo cuore. Quali furono i pensieri che attraversarono la mente di quell’uomo? Vergogna… pentimento… riconoscenza… desiderio di non staccarsi più da quell’abbraccio? Lo trovarono svenuto.
Da quel tempo Cristo non ha mai più riallargato le sue braccia, ma ha conti­nuato a tenerle cosi, come sono ora, come se volesse sempre stringere al cuore l’uomo peccatore, guardandolo profondamente negli occhi.
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“Io ho fatto conoscere loro il tuo nome” (Gv 17,26)

Sono qui davanti a te Signore mio Dio, sono qui con tua madre a cui ho chiesto di accompagnarmi in questa notte all’altra riva, per poterti ascoltare, per rivederti, per poter mangiare ancora del tuo pane di vita.
Ti ringrazio Signore perchè non hai ritenuto un tesoro geloso tua madre e ce l’hai donata, l’hai con noi condivisa perchè ci portasse a te ogni volta che smarriamo la strada o ti chiamasse lei in aiuto, e ti rendesse visibile ai nostri occhi attraverso la sua preghiera.
Ti ringrazio perchè sei venuto a dare un senso a tanta sofferenza, perchè mi hai mostrato che tu sei in ciò che ci manca, che siamo beati quando percepiamo i nostri limiti, quando ci sentiamo bisognosi di tutto, quando nessuna cosa al mondo ci può consolare, guarire, darci gioia e speranza di vita.
Grazie Signore perchè questa mattina mi hai dato la tua carne e il tuo sangue perchè diventassi una sola cosa con te.
Me l’hai data e io me ne sono nutrita, e la paura è svanita sostituita dalla gioia di appartenerti e di servirti con gli strumenti poveri e disprezzati che tu trasformi in armi invincibili contro le tentazioni del demonio.
Signore grazie perchè oggi comincio la giornata pensando che niente e nessuno potrà separarmi dal tuo amore, che questo amore è lo stesso che ti lega al Padre, un amore che lo Spirito Santo ci mostra e ci dona.
Mi viene in mente l’immagine con cui siamo soliti raffigurare lo Spirito Santo che arriva a noi come acqua, fuoco, colomba, soffio, vento…
Ma quella che più amo e che parla alle corde più profonde del mio essere è un abbraccio, un sentirsi stretti da un amore più grande che ci comprende tutti e che ci fa dire l’uno all’altro:”Io mi fido di te”.
Tu ci chiami all’unità e quale grande miracolo hai compiuto Signore inchiodando il tuo abbraccio alla croce?
Grazie Signore per i tuoi doni, grazie dell’abbraccio che riservi ad ogni uomo peccatore, perchè tu continui a morire per noi ogni volta che ti chiamiamo in aiuto.

“Io me ne vado al Padre.”(Gv 16,17)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
29 maggio 2014
giovedì della VII settimana di Pasqua
ore 6:42

“Io me ne vado al Padre.”(Gv 16,17)

“Voi sarete afflitti ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.”
Né ieri, né oggi sembrano interessarmi le parole del Vangelo.
Cerco di trovare tra quelle che la liturgia ci propone quelle che più rispondono alla mia domanda di senso, al mio desiderio di incarnare la Parola.
È difficile Signore pregare in queste condizioni, tu lo sai.
Addirittura innaturale.
Ho cercato di farlo stanotte e anche ieri notte, ma mi sento come un naufrago in mezzo a una tempesta, che si aggrappa all’unico spunzone di roccia che le onde coprono e scoprono.
Alte e minacciose flagellano i litorali e consumano frantumandole le zolle, mentre il vento minaccioso rovescia la sabbia dal fondo del mare e il cielo si mescola con la terra.
La mia è una piccola barca sconnessa, sempre più inadeguata agli attacchi del male, ma io continuo a ripetermi che non mi può accadere nulla, perché Gesù, tu Signore, sei qui con me, anche se dormi.
Ho fiducia che le forze della natura non mi possono fare nulla, perché ho te nel cuore, ho fiducia in tua madre, Maria,a cui chiedo ogni volta che il pericolo si fa più grande, un aiuto privilegiato, un aiuto speciale.
A volte a te, Signore, antepongo lei nella mia preghiera, quando tu non rispondi, quando ho bisogno di vivere l’esperienza umana con visioni divine.
Tu non appari a nessuno o molto raramente, lei molti la vedono e a me piacerebbe che mi succedesse.
Per ora mi accontento di vedere la luce che si sprigiona dalla grotta di Lourdes mentre Bernadette è in estasi, in preghiera.
Io sto fuori e mi basta sapere che da quella grotta scorga un’acqua che può calmare il mio tormento come già è accaduto.
Sto tanto male Signore e non me la sento di fare discorsi profondi, teologici, sulla Trinità, sull’amore, su tutte le cose che l’evangelista Giovanni riferisce che non ho mai messo in dubbio, ma questo è un momento in cui non ti devo cercare nella Parola, ma qui in questo luogo orrido e tenebroso, in questa bufera, in questa strada polverosa, ventosa piena di pietre che mi fanno cadere.
“Il Signore è qui e non lo sapevo”.
Mi colpirono queste parole quando le commentò don Cristiano a proposito della storia di Giacobbe e della notte più nera che dovette affrontare.
In queste notti Signore ti cerco con tutto il cuore, ma la carne reclama e urla così forte da mettere il bavaglio alla mia preghiera.
Questo è un tempo difficile Signore.
Anche se è tempo di Pasqua, la liturgia ci ripropone passi in cui tu fai il discorso di commiato ai tuoi discepoli.
“Ancora un poco e non mi vedrete, un altro po’ e non mi vedrete”
Oggi come allora ci sono momenti in cui tu scompari e noi non capiamo nè sappiamo dove trovarti.
Ci sono momenti in cui, nonostante le buone intenzioni, facciamo una fatica cane anche solo a rabberciare una preghiera.
Anche se abbiamo esperienza di quanto possa lo Spirito (ieri ne ho avuto conferma) il corpo è una macchina che può diventare infernale, in preda agli abitanti delle tombe che ne dilaniano la carne e ne stritolano le ossa.
Pigolo come una rondine, gemo come una colomba, sono stanchi i miei occhi di guardare in alto.