ESAGERAZIONI?

SFOGLIANDO IL DIARIO…

15 giugno 2015
Meditazioni sulla liturgia di

lunedì della XI settimana del TO
ore 6.52

Letture; 2 Cor 6,1-10; Salmo 5; Mt 5, 38-42

“Afflitti, ma sempre lieti”(2 Cor 6,10)

Certo che le cose che troviamo scritte nel Vangelo sembrano esagerazioni, cose dell’altro mondo.
Questa mattina leggevo su un sito cattolico la diatriba tra quelli che non vogliono che i disperati in fuga dalla guerra, dalla fame, dalle torture ci vengano a rubare il pane di bocca, cristiani convinti, credenti e praticanti che a colpi di sciabola rintuzzavano le timide ed educate parole di quelli che il vangelo lo vogliono incarnare nella propria vita.
Non è un caso che la parola di Dio ci raggiunga quando sembra impossibile anche solo provvedere a noi stessi, sbarcare il lunario noi e la nostra famiglia.
“Da’ a chi ti chiede, porgi l’altra guancia e se uno ti chiede il mantello dagli anche la tunica.”
Le parole di Gesù rimettono in discussione la maggior parte dei nostri comportamenti abituali che escludono gli altri dal godimento di ciò che a malapena basta per noi.
Mi viene in mente la testimonianza di una persona povera a cui un giorno decisi di regalare una somma di denaro ricavata dalla vendita di vestiti che non mettevo.
Il superfluo era la prima volta che decidevo di darlo a chi ne avrebbe fatto un uso migliore.
Ciò che non ci serve non ci appartiene, mi dicevo, mentre le chiedevo se si offendeva a prendere da me quell’elemosina.
Mi rispose con un sorriso disarmante e una gioia che le fece brillare gli occhi.
“Lieti , anche se afflitti” dice San Paolo.
Ho visto che è una cosa possibile in quella persona che mi benedisse, perché la Provvidenza, attraverso di me, non si era fatta attendere.
Quella mattina era entrata in chiesa anche se era in ritardo per il lavoro di sguattera sottopagata.
A Dio voleva presentare la sua giornata e i suoi scarsi e inadeguati mezzi per provvedere a se e alla famiglia.
Mi disse che era povera e che viveva di carità.
I suoi vestiti a volte firmati non mi dovevano trarre in inganno perchè niente era suo, tranne una giacca di pelo sdrucita e lisa di quando le cose andavano bene e il marito lavorava, prima che un alluvione gli facesse marcire la merce ammassata in cantina, tappeti costosi di cui faceva commercio.
Mi raccontò, mentre in sagrestia le consegnai la busta con il mucchietto di soldi, che una volta aveva sentito forte l’esigenza di dare le uniche 10.000 lire ad un povero, nonostante il parroco l’avesse dissuasa, conoscendo la sua situazione.
Ma lei non volle sentire ragioni, certa che Dio non le avrebbe lesinato ciò di cui aveva bisogno.
Infatti, appena uscita le si fece incontro una persona che le mise in mano il doppio della sua elemosina, per le preghiere che aveva fatto per lei e la sua famiglia.
Bisogna crederci, anche se sembra follia, bisogna farne esperienza e raccontare a tutti quanto è grande il Signore che ci soccorre in ogni nostra tribolazione.
Avrei tante cose da raccontare a proposito che non basterebbe un libro, cose successe a me e ai miei cari, miracoli scintillanti che ti appaiono solo quando smetti di voler spostare le montagne perchè le vedi al posto giusto.

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DIO E’ AMORE

Meditazioni sulla liturgia di
domenica della SS Trinità anno C

Letture:
Pr 8,22-31; Salmo 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15

“Tutto quello che il Padre possiede è mio”(Gv 16,15)

Cosa possiede il Padre viene da chiedersi?
Il Padre di Gesù è Padre nostro, per i suoi meriti e quindi anche noi potremmo affermare la stessa cosa.
” E’ mio!” la prima frase che sentiamo formulare dai bambini quando vengono ostacolati a gestire il loro piccolo mondo fatto di persone e di cose.
Il desiderio di possedere ci accompagna tutta la vita, giustifica le nostre fatiche, i nostri imbrogli, le nostre mistificazioni, perché ci sentiamo bene, almeno crediamo di stare bene se possiamo controllare e gestire tutta la realtà che ci riguarda e non solo.
Purtroppo facciamo dipendere la nostra identità, il nostro valore da ciò che abbiamo, senza peraltro sforzarci di indagare in modo più approfondito chi siamo, mentre tutti sono in grado di capire chi crediamo di essere.
Oggi è la nostra festa, festa grande perché ci fa vedere a quale famiglia apparteniamo, di chi siamo figli, quali sono i nostri parenti, le nostre credenziali, la nostra forza, tutto di noi.
Ogni azienda alla fine dell’anno fa l’inventario ed è giusto per verificare uscite ed entrate, guadagni e perdite.
A me interessa sapere se in questo anno di ascolto della Parola di Dio ho guadagnato qualcosa in sapienza da cui, a quanto pare, tutte le virtù provengono.
“Tutto ciò che il Padre possiede è mio” dice Gesù.
Ma il “mio” del mondo crea separazione, divisione, odio, scontri e guerre, il “mio” di Gesù è frutto di comunione di amore, di condivisione, di pace, di gioia, di giustizia.
Cosa quindi fa la differenza?
Nelle cose del mondo il possesso divide, nelle cose di Dio il possesso moltiplica se benedetto e offerto agli altri.
Voglio ringraziare il Signore perché mi ha chiamato a far parte di una Famiglia dove i membri vanno tanto d’accordo che il pensare, il volere e l’agire sono sintonizzati su un unica frequenza, dove la sintesi, la comunione, l’uno in tutti e tutto in uno, è frutto di un esodo e di una kenosi(morte) continua.
Voglio chiedere a Dio di aumentare la mia piccola fede, il mio piccolo amore attraverso i suggerimenti dello Spirito Santo che ogni giorno mi svela e mi dona lo stupore di una verità sempre più luminosa e appagante.
So che non tutto posso capire e ci sono momenti in cui veramente il sole si oscura e viene la notte del dubbio, dell’angoscia, della ribellione.
Sono quelli i momenti in cui vado alla ricerca della mia gerla di scintillanti, il sacco dove ho riposto con cura tutto quello che Dio mi ha donato nel tempo, per non dimenticarlo.
Lo Spirito di Dio mi aiuta in questo percorso all’indietro perché non perda nulla, neanche uno iota delle parole che sono uscite dalla sua bocca e che ho visto incarnarsi nella mia storia.
Lo Spirito santo mi aiuta a ricordare, mi apre il cuore alla speranza che possa succedere di nuovo, che il sole tornerà a illuminare la mia terra per sempre.

Disegno di Giovanni, il mio nipotino, all’età di 4 anni

“Il di più”


SFOGLIANDO IL DIARIO…
14 giugno 2014
Sabato della X settimana del Tempo ordinario

“Il di più viene dal maligno”.(Mt 5,37)

Il di più.
Oggi voglio meditare su questa parola, avulsa dal contesto in cui è stata pronunciata.
“Entrate per la porta stretta”.
La porta per entrare nell’ovile, nella casa del padre è stretta, l’hai detto tante volte Signore.
Io ho sempre pensato che non era stretta la porta, ma noi che siamo grassi, pieni, facciamo fatica ad entrare attraverso una porta che non prevede persone con il bagaglio, neanche quello a mano, persone che non devono portarsi né tunica, né bisaccia, né sandali di ricambio.
Ricordo come fosse oggi quando mi meravigliò che padre Giorgio una sera di aprile in partenza per Bologna con noi che gli avevamo offerto il passaggio, indossasse sopra i pantaloni solo una polo a mezze maniche sdrucita.
Nel portabagagli io per la stessa occasione avevo messo tre soprabiti di peso diverso.
“Dio vede e provvede” rispose al mio stupore, dandomi una grande lezione di fede.
Il di più viene dal maligno.
Penso ai miei armadi zeppi di roba, armadi che non riescono a contenere tutto quello che penso mi possa servire o mi potrà servire.
Ma poi quando è il momento e mi metto a cercare non trovo mai quello che che desidero perché non c’è che nella mia testa ed è ovvio che non ancora posso materializzare i pensieri.
Il di più.
Quante cose di più abbiamo, quante cose superflue, quante cose che ci impediscono di vivere la vita nel modo più semplice, utilizzando tempo e denaro nel modo più giusto.
Il mio sogno è trovare un abbigliamento adatto a tutte le ore.
Questo è anche il desiderio di Gianni che già vive questa dimensione dell’essenziale almeno nell’abbigliamento, tanto da dimenticare quello che possiede e che potrebbe usare e non si accorge se lo perde o glielo rubano.
Questa è una virtù da un certo punto di vista, rispetto a me che vorrei avere tutto sotto controllo, ma dall’altro è un handicap perché non permette neanche che altri usufruiscano del suo “di più”
Il di più viene dal maligno.
Penso al di più delle parole.
Quante parole io personalmente ho usato di troppo, quante volte non ho fatto esistere l’altro e neanche e principalmente te Signore, annegandoti nelle parole.
Mi rendo conto che prima di fare pulizia nei miei armadi devo fare pulizia nel mio cuore per darti spazio Signore, per accoglierti come si conviene e ascoltarti come è giusto, perché io cresca in santità, giustizia e carità.
Il mio di più sono le parole.
Questa mattina voglio propormi di fare un po’ di pulizia dentro di me, sicché quello che dico sia sempre e soltanto per la tua gloria.
A te Maria chiedo aiuto in questa impresa difficile per non dire impossibile, per me.
Tu nel Vangelo dici poche parole o comunque i vangeli riportano solo quelle che hanno segnato la storia.
“Maria meditava tutte queste cose nel segreto”.
Insegnami Maria a meditare nel segreto ciò che non capisco e a dire sì al Signore con il magnificat.

VASI DI ARGILLA

” Noi abbiamo un tesoro in vasi di argilla” ( 2 Cor 4,7)

Se penso a quanto sono fragili i vasi di argilla, quanto sono facili a rompersi specie se sono costretti a viaggiare con vasi di ferro, come don Abbondio de ” I promessi sposi”, non c’è speranza di arrivare sani e salvi alla meta.
Passiamo la vita a cercare di nascondere le crepe, a rattoppare, riattaccare, mettere insieme le parti rotte cercando con ogni mezzo di nascondere i danni con un sapiente maquillage.
Viviamo disgregati dentro, ma cerchiamo a tutti i costi di salvare l’apparenza fin quando ci riusciamo.
Le industrie cosmetiche fanno affari d’oro oggi più che mai, oggi in cui quello che conta è l’esterno del bicchiere da difendere ed esibire costi quel che costi.
Non posso dire che questa esperienza devastante non mi ha riguardato, anzi.
Ringrazio il Signore perché a Lui ho chiesto il restauro quando mi ha tirato fuori dalle viscere della terra e mi ha trovata a pezzi.
Come un anfora antica con la sua mano sapiente e con il fuoco e la colla dello Spirito ha ritrovato e messo al posto giusto le varie parti, rendendo visibile il disegno originario senza peraltro cancellare i segni delle fratture, le cicatrici che lo rendono come un oggetto antico ancora più prezioso.
Lo voglio ringraziare perché ha ridato valore a ciò che non l’aveva e mi ha restituito alla funzione per cui Lui mi ha creata, quella di distribuire la sua acqua a quanti la chiedono, acqua che continua a fornirmi man mano che mi svuota di me e mi riempio di Lui.
Mi piace pensarmi così, mi piace non sentirmi perfetta ma preziosa ai suoi occhi.
San Paolo dice che abbiamo un tesoro in vasi di creta, chissà perché questa mattina mi sono sentita io preziosa ai suoi occhi, io il suo tesoro.
E’ bello avere un Padre che ti fa sentire tanto importante da lasciarti anche la libertà di usare la sua parola per riflettere su di te lasciandolo in ombra.
Quando sei dentro, quando sei nelle sue braccia, quando senti le sue mani sfiorare e accarezzare le tue parti malate, le tue cicatrici, quando pian piano ti senti portata alla luce e vedi la luce, benedici e ringrazi chi ti ha dato consiglio e continua a dartene, Chi ha sentito il lamento dell’anima sepolto da strati di terra spazzatura e si è fermato e si è corciato le maniche per tirarti fuori dalla tua prigione non può non diventare il tuo tesoro, il tuo amico, alleato più caro, la Persona a cui non bastano tante vite per essergli riconoscente.
La mia gratitudine sale a Dio perché mi ha fatto come un prodigio, una meraviglia ai suoi occhi, con il sangue e l’acqua del suo costato mi ha reso una creatura nuova, creta docile nelle sue mani.
Mi chiedo come sia possibile che mi senta da un lato un vaso antico restaurato con sapienza, di grande valore, e nello stesso tempo argilla morbida nelle Sue mani.
Forte e debole nello stesso tempo purché in me si veda l’opera del Sommo creatore che ogni giorno mi dona la vita.

Ricchezza

Image for Un fiore per te

(Sal 145)
Loda il Signore, anima mia.

Oggi Signore ci parli di cosa ne sarà di noi se ci comporteremo come il ricco epulone,
In questi tempi di magra pochi si sentono scomodati, rimessi in discussione dalle tue parole. I ricchi sono pochi rispetto alla massa dei nuovi e vecchi poveri creati dall’insensatezza dei nostri governanti.
Andremo tutti in paradiso? Possibile che oggi la tua parola non ci interpelli e ci porti a pensare che tu non stai parlando a noi che non abbiamo niente o quasi niente da condividere con gli altri, percè a malapena riusciamo a sbarcare il lunario con le pensioni da fame, il lavoro che è una chimera e tutto il resto.
Non posso pensare che oggi tu per me non hai parole di vita, per questo voglio fermarmi a pensare di quali ricchezze io disponga e se mi comporto come il ricco Epulone.
Perchè non bisogna vestire di porpora e imbandire banchetti ogni giorno per dirsi ricchi. Abbiamo tante cose di cui non ci rendiamo conto, cose scontate per le quali non ci sognamo di ringraziarti, lodarti e benedirti.
Sto meditando su quali ricchezze ho, costretta su una sedia a rotelle, quando va bene.
Oggi avrei voluto provare ad andare a messa dopo mesi che non esco di casa, ma Giovanni, il mio nipotino ieri è stato tutto il giorno al Pronto Soccorso per un laringospasmo.
I genitori oggi hanno una riunione scout importante, essendo capi.
Visto che ci abitano di fronte, mi hanno chiesto se potevano affidarci i loro figli perché Giovanni è fortemente provato e deve dormire.
Anche se subito mi è dispiaciuto, poi ho ringraziato il Signore perché mi ha mostrato che se non mi prende è perché sono ancora utile da viva, nonostante in questi ultimi tempi abbia desiderato più volte morire, perché mi sentivo un peso per tutti.
L’ho lodato perché mio figlio e la moglie sono impegnati ad accompagnare la crescita cristiana di tanti ragazzi.

Ricchezze

“Quanto è difficile entrare nel regno di Dio!”
(Mc 10,27)

” Tutto ciò che il Padre ha è mio” ha detto Gesù.
Mi sono soffermata a pensare a cosa sia giusto possedere e ciò che invece dobbiamo vendere, di cosa dobbiamo spogliarci.
Se facciamo dipendere la nostra identità, il nostro valore da ciò che abbiamo, siamo fuori strada, se quel possesso è soggetto all’usura del tempo o dipende dalla memoria degli uomini, se cerchiamo di salvarci attraverso le opere meritorie che facciamo, non ancora siamo sulla giusta strada.
Al giovane ricco Gesù dice di vendere tutto quello che ha e di seguirlo.
Ci sono persone che riescono a sacrificare tutto e a dare la vita per i propri ideali, ma questo pare non basti a garantirgli la vita eterna.
“Gesù fissatolo lo amò” dice il vangelo.
Lo fissa e lo ama questo giovane ricco che fino a quel momento ha pensato che se la doveva guadagnare la salvezza, attraverso l’osservanza dei comandamenti.
Anche io un tempo pensavo che tutto aveva un prezzo che dovevo pagare attraverso monete da me coniate.
E poiché il potere di acquisto cambia a seconda di chi comanda, della persona a cui sei sottomesso, ho fatto i salti mortali per pareggiare i conti con tutti.
Con il Padreterno però le cose non funzionavano così, perché non conoscevo la sua moneta.
Che noi siamo la moneta di Dio, su cui ha apposto il suo sigillo, la sua immagine a cui siamo chiamati a somigliare non lo sapevo, prima di riscoprire la grazia battesimale.
Ma la tentazione di farci un Dio a nostra immagine e somiglianza è talmente forte che a lui attribuiamo le nostre modalità, le nostre cattive abitudini del “do ut des”(do perché tu mi dia).
Il rapporto di gratuità non lo conosciamo a meno che non viviamo in una sana e santa famiglia dove tutto è di tutti e dove i più grandi e i più forti si fanno carico dei più piccoli e più deboli senza mugugni e pretese di sorta.
“Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. ” ( Fil 2,6-8) troviamo scritto.
Gesù è venuto a scardinare le certezze acquisite e a mostrarci la gratuità del dono fatto da Dio ad ogni uomo, un dono promesso, un dono che è già operante se vendi tutto e lo segui.
Ma ti devi far guardare negli occhi, devi lasciare che la sua luce illumini la tua casa, che ne metta in evidenza il disordine e lo sporco e gli permetta di essere deposto nella tua mangiatoia.
Seguire Gesù, dopo esserti in lui specchiato, significa lasciare che provveda a che la tua vita cambi, che quella che ritenevi la tua casa bella, in ordine è solo il sotterraneo, la cantina, il ripostiglio di uno splendido castello dove Lui ti chiama ad abitare.
Ma lo devi seguire attraverso tutti i cunicoli, gli ostacoli, le strettoie, gli inciampi, le scomodità di un percorso che ti porta a vedere il sole.
Ma devi fidarti di Lui.
E’ lui che tiene in mano la lanterna, è Lui che conosce la strada, è Lui la Via, la Verità, la Vita.

Un bicchiere di acqua fresca.

“Un bicchiere di acqua fresca”.
L’omelia di Don Carlino a Radio Mater si è soffermata su quel bicchiere d’acqua fresca che ognuno di noi deve dare all’orfano, alla vedova, a chi non ha nessuno che si prenda cura di di noi, che lo assista, che lo curi, che paghi per lui.
Un bicchiere di acqua fresca.
Tutti siamo più o meno capaci di dare un po’ di acqua a chi ha sete e ce lo chiede.
L’acqua costa poco, la cosa che almeno nei nostri paesi industrializzati scorre nei tubi e arriva ai rubinetti delle case, depurata, limpida, potabile.
Dei servizi che ci fornisce lo Stato, il Comune, la Regione, il Quartiere, è quello più a buon mercato.
Per questo, quando pensiamo all’acqua da dare non ci sembra che il Padreterno ci chieda un grande sforzo.
Ma non è così per tutti gli uomini.
Ci sono quelli che l’acqua se la devono conquistare scavando con le mani nella sabbia, rompendo la roccia, aspettando che dal cielo arrivino aiuti umanitari o succhiandola attraverso cannucce dai pantani di piogge rade che di tanto in tanto scendono come manna dal cielo.
Ricordo il Sahel e il e il Kalahari, luoghi studiati sui libri, quando non c’era la televisione a mostrarceli nei documentari.
Un’acqua che anch’io mi sono dovuta sudare, quando appena finita la guerra, le condutture erano rotte e arrivava solo la notte qualche ora, seppure… a fare la veglia, stare di sentinella, aspettando il gorgoglio festoso che ci riempiva di gioia.
Noi eravamo piccoli e non eravamo addetti ai lavori pesanti, però ricordo il razionamento dell’acqua di giorno, specie quando faceva caldo e volentieri ci avremmo sguazzato nell’acqua, come oggi fanno Giovanni ed Emanuele nella piscina in campagna.
Un bicchiere d’acqua fresca.
Se uno ti dà un po’ d’acqua fresca capisci che si è preoccupato di te, che ti ha dato di più di quello che tu gli hai chiesto e di più di quello che speravi e lì riconosci il Signore che si sta chinando su di te, che ti sta curando le ferite e ci sta versando l’olio della sua tenerezza.
“Sono sazio degli olocausti di montoni
e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri
io non lo gradisco…”
lo detesto, come detesto ciò che mi dai senza metterci il cuore, senza che quell’offerta risponda, corrisponda ad un sacrificio reale e non virtuale, un sacrificio che impegni e coinvolga tutta la tua persona….
“La sera in cui fu tradito prese il pane, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: prendete e mangiate… Prendete e bevete…”
Gesù ci dà il suo sangue che non è limpido, nè fresco, quello di una persona sgozzata come un agnello condotto al macello.
Eppure quel sangue ci toglie la sete e ci rigenera e ci dà vita.
Un bicchiere di acqua fresca.
È quello che detti a Nuccio mio fratello negli ultimi tempi della sua malattia, negli ultimi tempi della sua vita, è quello che detti a papà quando lo andavo a trovare e parlavamo di Dio e della Madonna e della pianta che, man mano che cresce, va travasata in un vaso più grande per poi tornare nel grande Giardino, lì dove può espandersi e crescere e fare ombra e dare frutti dolci e maturi.
Acqua fresca.
Nuccio me ne dette quando cominciò ad accorgersi che io cucivo e che mi avrebbe fatto piacere avere dei fili ( che gli avanzavano dal campionario di rappresentante di filati), ma l’acqua più fresca me la diede comprandomi ( nella sua ultima uscita, prima di morire) una sedia reclinabile perchè stessi più comoda quando andavo a trovarlo.
A volte, anzi sempre non ci accorgiamo che quello che abbiamo dagli altri è fresco ed è anche buono, perché siamo voraci, perché siamo sempre proiettati sul dopo e non siamo abituati a ringraziare.

“Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome… non perderà la sua ricompensa.”(Mc 9,41)