” La nostra capacità viene da Dio”(2,Cr 3,5)

” La nostra capacità viene da Dio”(2,Cr 3,5)
“Non sono venuto ad abolire la legge, ma a dare compimento” (Mt 5,17)
Certo che non sono parole facili da comprendere se non ne facciamo un’esperienza viva attraverso l’ascolto e la preghiera che ci tiene saldamente uniti a Lui fonte di ogni verità, fonte di bene, fonte di vita.
Questa mattina, leggendo il vangelo ho ripensato alle parole che mi diceva mia madre quando mi affidava un compito o quando ero in panne.
Me lo disse anche Franco quando mi affidò i suoi figli da accudire, nonostante lo stato mi avesse messo a riposo per via della mia incapacità di deambulare.
L'”arrangiati” di mia madre provocò le più grandi sofferenze conseguenti al sentirmi sempre tanto sola in ogni frangente della mia vita.
Quell'”arrangiati” mi fortificò nel cercare e trovare espedienti, trucchi per ottenere il risultato migliore con il minimo investimento.
Ne feci una professione, quella di insegnare agli altri come l’ostacolo si può aggirare o lo si può usare a nostro vantaggio.
Insegnante del metodo mi chiamarono, perchè non ci dormivo la notte per rendere facile il difficile, per trasformare un ritaglio in uno splendido manufatto, sì che era diventato un valore la mia capacità di trovare soluzioni per ogni cosa, per farmi piacere le cose anche quando le avrei vomitate, sentendomi brava e capace sempre perchè, dove avevo gli occhi, avevo le mani, come soleva dire mio padre.
L’autoreferenza era un’esigenza per vivere, per sopravvivere nella mia famiglia d’origine dove se non eri malato non avevi attenzioni.
Così la bravura fu il mio distintivo, la bravura a cavarmela da sola, la bravura a farmi maestra di percorsi alternativi, per non soccombere al fallimento.
Ma poi mi sono trovata a fronteggiare qualcosa a cui non potevo trovare rimedio. L’occasione fu la malattia di mio fratello che lo condusse alla morte.
Bisogna prima o poi scontrarsi con una montagna che non puoi scalare, con l’inadeguatezza dei mezzi a tua disposizione, per capire che la strada da percorrere non è quella del fare da soli e vantarsene, ma quella di accettare il proprio limite, smettendo di dare ricette, non partendo dai tuoi bisogni ma da quelli di chi ti sta di fronte.
La più grande e insopprimibile esigenza è quella di sentirsi amati e noi facciamo l’errore di cercare tra gli uomini uno che ci ami a prescindere, anche se non siamo bravi, buoni, anche se abbiamo il destino segnato e non serviamo più a nessuno.
Così la vicenda di mio fratello mi mise di fronte all’impotenza dell’uomo di fronte alla morte.
Solo quando in quella morte vidi spuntare un germoglio, lo vidi crescere quando pensavo che tutto era finito, venni traghettata in un Oltre rassicurante, un Oltre che mi aprì le orecchie al battito del cuore di Dio in cui tu ero stata messa da quando ero stata pensata da Lui, perchè con Lui potessi godere del paradiso.
Quando Giovanni, il mio primo nipotino stava nascendo , ricordo che mi misi a pregare, e continuai a farlo per ogni attimo della sua vita e quella di suo fratello, specie quando mi dovevo prendere cura di loro.
Insegnante del metodo mi trasformai in nonna delle regole.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, visto che continuai a vivere i rapporti basandoli su regole, ma questa volta me le facevo suggerire da Dio.
La differenza sta tutta qui.
Non ero io che educavo, trovavo soluzioni, ma il Signore che invocavamo prima dopo e durante qualsiasi attività, compito,difficoltà.
Ricordo che un giorno mi vidi piombare la madre dei piccoli a casa dicendo che da quel momento il figlio doveva vivere senza regole, perchè glielo aveva detto lo psicologo.
Il piccolo aveva deciso di diventare cattivo inspiegabilmente, per questo era stato portato ad una visita specialistica.
Io rimasi turbata e come avevo imparato a fare quando ero in difficoltà mi misi a pregare.
Pregai perchè il bene venisse fuori, non il mio, ma quello del più debole, del più piccolo che non poteva difendersi.
Così, appellandomi al bene che tutti noi nonni, genitori, educatori in genere volevamo per il piccolo, ho detto che la cosa più importante è che ci mettessimo d’accordo, prima di tutto loro, i genitori.
In funzione del bene. Così il bambino non si sarebbe trovato disorientato con una serie di imput contraddittori.
I primi a doversi accordare erano loro, il papà e la mamma e poi noi.
Decidemmo di frequentare insieme un corso dal tema”Genitori non si nasce, si diventa” che fu una pietra miliare per passare dalla legge allo Spirito della legge.
Continuo a ringraziare il Signore perchè ci ha fatto capire che solo l’amore è alla base di ogni precetto buono e fecondo.
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SS CORPO E SANGUE DI CRISTO  

(Gv 6,51) 
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

 “Voi stessi date loro da mangiare” (Lc 9,13)
Oggi, voglio partire da me, dal mio corpo che mi fa stare così male e non da te, come un giorno decisi in questo deserto avaro di oasi, per farmi rigenerare dalla tua Parola, per  farmi partorire da te Signore con quel Fiat che non ti limitasti a pronunciare quando creasti il mondo.
Ogni giorno m’invento la vita sono solita dire, dimenticando di renderti grazie perché tu e solo tu sei il datore di vita, tu e solo tu mi dai occhi nuovi e cuore nuovo per vedere le cose da un’altra posizione.
Questa mattina , dopo aver letto la tua parola però non ho potuto fare a meno di pensare al mio corpo, alla sofferenza che lo fa esistere, al senso di un dolore che non si misura se non sei tu che  fai nuove tutte le cose.
Oggi la Chiesa fa festa ricordando il dono dell’Eucaristia, il dono del tuo Corpo perché non dimenticassimo il prezzo pagato per il nostro riscatto, perché fossimo capaci di fare altrettanto per i nostri fratelli che hanno bisogno di un tu che si prenda cura di loro, per un cibo che non li avveleni e li scampi da morte sicura.
Il cibo del mondo è inquinato, tossico, velenoso e noi, senza accorgercene ci ammaliamo e moriamo ogni giorno un poco.
Penso a tutte le mie malattie che mi hanno reso fin dalla nascita la vita difficile. Tutte originate da un’ alimentazione sbagliata.
A cominciare da quando venni concepita in tempo di guerra, quando si faceva la fame sul fronte, ed era grazia  trovare qualcosa di commestibile da a mettere sotto i denti, qualunque fosse il sapore.
Quando nacqui il colore della mia pelle era tanto scuro che i miei stentarono a riconoscermi come  figlia  legittima, più propensi a credere che mamma era stata vittima di uno stupro da parte di un abissino.
Il mio corpo da allora portò le stigmate di un alimentazione sbagliata e i disturbi che oggi sono estesi a tutte le membra, mi portano a pensare quanto sia importante preoccuparsi per tempo delle conseguenze di cattive abitudini di un alimentazione scorretta.
Il mio pensiero oggi va a Maria, la prima dei salvati, la donna che ti accolse nel suo seno fecondo, ti nutrì con il pane e la Parola del cielo e ti diede alla luce perché noi tutti potessimo godere dei frutti del Tuo sacrificio.
Poteva anche abortirti e, se la cosa fosse capitata oggi, nessuno si sarebbe scandalizzato.
Con il suo “Eccomi! mise i gioco la reputazione e la vita .
Maria ci insegna come dar da mangiare alle folle, offrendo il suo corpo, che tu hai benedetto attraverso le parole dell’angelo.
“Kaire, il Signore è con te.”
Per dare da mangiare ai tanti Gesù che incrociano le nostre strade dobbiamo avere la gioia nel cuore, dobbiamo avere con noi  te, Signore Gesù, che ci nutri nelle nostre più intime fibre.
“Ho sete” hai detto alla Samaritana che stava al pozzo.
La brocca, la nostra brocca ti manca perché la possa riempire di acqua, di vita nuova, rigenerata dallo Spirito.
Tu chiedi a me di darti il mio corpo Signore questa mattina e io mi chiedo cosa te ne puoi fare visto come è conciato.
Non ho dormito tutta la notte per i crampi dolorosi che, a detta del medico che mi ha in cura, sono segno della disintossicazione a cui mi sto sottoponendo, una crisi di astinenza l’ha chiamata.
Quando tanti anni fa una persona a cui mi ero rivolta per guarire da disturbi continui e inspiegabili, mi disse che dovevo smettere di mangiare tutto quello che avevo mangiato fino a quel momento, lo ritenni pura follia.
Continuai i miei viaggi della speranza cercando l’antidoto, scartando a priori tutto quello che riguardava un cambiamento radicale nell’alimentazione.
Non si trattava di quantità ma di qualità dei cibi ed io non ero disposta a rimetterla in discussione.
Penso oggi alle parabole della vita attraverso cui tu ci porti a entrare nel mistero del corpo chiamato all’amore, donato per amore.
Penso che la prima eucaristia l’abbia celebrata Maria.
Per lei la Messa non ha avuto mai fine, perché tu l’hai resa prima madre e poi Sposa, realizzando il sogno della tua Famiglia d’origine.
E chi più di una madre fa esperienza di un amore tanto grande da offrire il proprio corpo per dare vita al figlio?
Grazie Signore perché attraverso le prove della mia vita mi hai fatto capire che, se vogliamo stare bene e far stare bene è necessario disintossicarsi, svuotarci di tutto ciò che non ci appartiene, che è nocivo o superfluo.
Grazie perché la prova è il segno di una cura di disintossicazione a cui ci chiami per poter godere dei tesori del regno.
Grazie perché ci fai una sola cosa con te, grazie perché trasformi il nostro corpo mortale nel tuo immortale, quando diventiamo pane spezzato e vino versato per le folle in attesa di una parola d’amore vero.
A Maria oggi voglio chiedere aiuto perché il dono del corpo, il memoriale della passione e morte di nostro Signore , la comunione con i fratelli mi aiuti a liberarmi da tutto ciò che non mi appartiene perché non mi serve, a disintossicarmi delle delizie fugaci del mondo, a donare a Dio tutto quello che ho, che a me sembra poco e malandato perché lo benedica e sfami le folle che lo cercano con cuore sincero.

“La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni” (Mc 11,17)

“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni” (Mc 11,17)

Ciò che succedeva ai tempi di Gesù, continua ad accadere anche oggi, non soltanto perchè davanti ai santuari ci sono bancarelle di ogni tipo che vendono lasciapassare per il paradiso.
Non bisogna andare molto lontano per accorgerci che con Dio abbiamo un atteggiamento simile a quello dei mercanti quando pretendiamo da Lui grazie perchè abbiamo fatto non so quante novene, detti infiniti rosari, partecipato a tutte le messe obbligatorie e facoltative, abbiamo svolto più di un servizio in parrocchia ecc ecc.
Dimentichiamo che la gratuità è la caratteristica di Dio e se pretendiamo che lui esaudisca i nostri desideri perchè siamo buoni, non abbiamo capito niente di Lui.
Il tempio del Signore con il Battesimo è diventato il nostro corpo dove la Parola, accolta e custodita, deve venire alla luce e tutti ne siano illuminati.
Così ha fatto Maria che Dio ha scelto come madre di suo figlio, icona della Chiesa e di ogni credente.
Chi si serve del tempio (il corpo) per arricchire se stesso è destinato a perdere anche quello che ha.
La parola di Dio, il Verbo incarnato è parola d’amore che, attraverso di noi, deve raggiungere il cuore di ogni uomo, per convertirlo e salvarlo dalla morte.
«E anche a te una spada trafiggerà l’anima», dice il vecchio Simeone a Maria, il tempio puro e immacolato che il Signore si è scelto.
La sofferenza è il prezzo perchè il dono del corpo generi la vita.
Signore perdonaci e salvaci dalla presunzione di meritarci quello che tu gratuitamente dai ad ogni uomo perchè siamo tuoi figli redenti con il sangue preziosissimo di tuo figlio, che ha già pagato in misura sovrabbondante il prezzo del nostro riscatto.

Fissatolo lo amò

SFOGLIANDO IL DIARIO
Meditazioni sulla liturgia di
lunedì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario.
(Mc 10,21)”Fissatolo l’amò…vendi tutto e seguimi!”
È sceso lo Spirito Santo, ora non abbiamo più scuse.
Gesù è tornato nella Giudea, il luogo che avrebbe dovuto accoglierlo, culla della tradizione veterotestamentaria.
Dalla Galilea delle genti, dove aveva trovato tanti consensi, torna dai suoi, “ma i suoi non lo riconobbero”, come sta scritto.
Oggi gli viene incontro il giovane ricco, un pio israelita che conosce la legge e fa tutto quello che è scritto, un giovane che riconosce in Gesù un maestro, buono per giunta.
Chissà cosa aveva visto il giovane ricco di diverso!
In quel tempo di maestri ce n’erano molti, di rabby, ma forse c’era qualcuno che predicava bene e razzolava male.
Gesù non ci tiene ai complimenti che lo distinguano dagli altri maestri, perché fin quando uno lo annovera tra i maestri di questo mondo, seppure il migliore, non riesce, non può fare il salto ed entrare nel mistero dell’incarnazione di Dio.
Siamo ancora nel vecchio Testamento dove Dio era pensato come creatore e signore del cielo e della terra, che si serviva per parlare con gli uomini dei profeti, della natura, della scrittura ma non scendeva e non si sporcava le mani.
Nella nube o nel fuoco il Dio veterotestamentario incuteva terrore, tremore, soggezione, paura, ma, averlo alleato dava ai fedeli la certezza di vincere, perché la forza, l’onnipotenza era la sua prerogativa.
“Chi è Dio?”
“Dio è l’essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra.”
Così mi hanno insegnato a rispondere, quando ero piccina e lo dovevo incontrare nella prima Comunione e nella Cresima all’età di sei anni.
Diventavamo soldati di Cristo con questo Sacramento, forti tanto che lo schiaffo del vescovo era la via attraverso cui noi prendevamo coscienza della forza dell’armatura invincibile che ci dava l’averla ricevuta.
Soldati di Cristo.
In fondo con la Cresima eravamo immessi in una guerra senza quartiere, perché, l’ età in cui l’abbiamo fatta, non prevedeva conoscessimo l’identità del nemico che avremmo dovuto combattere.
Tanto tempo dopo, mi ci vollero 11 anni di psicanalisi per capire che il peggior nemico di me stessa ero io.
“Fissatolo l’uomo”. Gesù fa sul serio.
Gesù non vuole che lo si chiami buono che è un attributo di Dio perché non è ancora giunta l’ora del suo svelamento. Buono è solo Dio.La sua bontà si sarebbe manifestata sulla croce, perché sulla croce egli portò a compimento la sua missione.
“Questo è veramente il figlio di Dio!” Disse il centurione, vedendolo morire così.
Ancora un pagano che ne riconosce la divinità… perché per riconoscere Gesù, per credere che è il figlio di Dio è necessario non avere pregiudizi, avere il cuore libero dai bagagli che ci portiamo dietro, dalle false certezze, dai ragionamenti logici, dalla cultura che ci hanno inculcato, liberi dal dover fare per essere perfetti.
“Cosa devo fare per avere la vita eterna?”
Probabilmente il giovane ricco aveva cominciato a dubitare che le sue ricchezze gli avrebbero dato la garanzia di vivere per sempre.
Ricchezze e figli per i Giudei erano i necessario bagaglio per non scomparire.
Gesù rompe gli schemi, ma comincia da uno sguardo.
La persona che deve cambiare posizione, deve invertire la rotta, ti deve seguire, ma per prima cosa deve fidarsi di te.
“Gesù fissatolo lo amò”.
Non si può seguire Gesù se non dopo aver sentito sulla propria pelle lo sguardo d’amore, la tenerezza di chi ti sceglie pur se non sei perfetto, ti sceglie e ti ama per quello che sei.
Come si fa a dirti di no Signore, dopo averti incontrato e aver incrociato il tuo sguardo?
“Gli voglio fare uno che gli sia simile”,”non è bene che l’uomo sia solo”, uno che gli stia di fronte e lo guardi e risponda a lui e di lui, dici
Eccola la persona di cui abbiamo bisogno per vivere in eterno, per non rimanere soli, perché la solitudine porta alla morte.
“Che siano una cosa sola con noi” disse Gesù poco prima di andarsene, dopo la lavanda dei piedi, nella straordinaria, stupenda preghiera sacerdotale, nel discorso di addio, testamento di amore, di alleanza, di misericordia….un testamento che rende visibile Dio ogni volta che incroci il suo sguardo presente in ogni fratello che incontri.
Guardare, fissare, amare, strada per entrare e rimanere stabilmente nel paradiso…
Gesù è venuto a portare il cielo sulla terra, la luce nel cuore degli uomini, attraverso l’incrocio di uno sguardo.
“Seguimi!”
Come si fa a dirti di no Signore?
Man mano che ti seguiamo, le ricchezze ci interessano sempre meno.
Vendere tutto subito non è così semplice e tu lo sai.
Il cammino comincia con la percezione che ciò che dobbiamo lasciare è poc0, perché non abbiamo tante cose e quelle che abbiamo ci servono.
Non siamo pronti a sacrificare ciò che costituisce la nostra sicurezza, ma dichiariamo la nostra disponibilità a farlo, man mano che ci rendiamo conto che quello che ci dai tu e più importante.
Signore tu lo sai che ci sono tante cose alle quali non ancora riesco a rinunciare, per questo ogni giorno mi nutro della tua parola, perché voglio arrivare a farlo senza rimorsi e ripensamenti.
So che tu mi accompagni in questo cammino di progressivo spogliamento, so che questo avverrà, perché credo che tu sei l’unico vero bene.
Quando ti incontrai la prima volta, avevo solo il desiderio di conoscerti, ma dentro il cuore avevo la certezza che finalmente avevo trovato ciò che da tanto andavo cercando.
Ora sono qui Signore e ogni giorno mi doni uno sguardo di luce, uno o più scintillanti, ogni giorno sento più forte la tua presenza a fianco a me, sento la tua mano potente ma anche la tua tenerezza, sento che solo tu puoi capirmi, solo tu puoi svelare a me stessa il mistero, la pietra preziosa, lo scintillante che hai messo dentro un pugno di fango e acqua.
Concedimi Signore di non prescindere mai dal tuo sguardo, fa che non dimentichi mai la madre che mi hai dato, perché mi riporti a te quando mi smarrisco.
Non voglio essere triste Signore.
Oggi devo fare un intervento all’occhio.
L’ho fatto altre volte ma è sempre traumatico pensare che ti mettono un ago nell’occhio, mentre seisveglia.
Questa mattina vorrei andare alla preghiera del gruppo per l’intercessione.
Alle 10 devo smettere di mangiare perché alle 14 mi devo presentare in ospedale a digiuno.
Questi sono i pensieri di oggi insieme al fatto che nel pomeriggio dovrò occuparmi di Giò, che è ancora tanto piccolo.
La mia vita scorre sempre su binari di sofferenza e di preghiera e a volte mi sembra di essere una marziana.
“Vendi tutto è seguimi!”
Signore cosa oggi devo vendere, mettere da parte, lasciare, per sentirmi più vicina te?
Vieni spirito Santo, scendi e purifica il mio sguardo!

“Quanto è difficile entrare nel regno di Dio!” (Mc 10,27)

“Quanto è difficile entrare nel regno di Dio!”(Mc 10,27)
Mi sono soffermata a pensare a cosa sia giusto possedere e ciò che invece dobbiamo vendere, di cosa dobbiamo spogliarci.
Se facciamo dipendere la nostra identità, il nostro valore da ciò che abbiamo siamo fuori strada, se quel possesso è soggetto all’usura del tempo o alla memoria degli uomini, se cerchiamo di salvarci attraverso le opere meritorie che facciamo non ancora siamo sulla giusta strada.
Al giovane ricco Gesù dice di vendere tutto quello che ha e di seguirlo.
Ci sono persone che riescono a sacrificare tutto e a dare la vita per i propri ideali, ma questo pare non basti a garantirgli la vita eterna.
“Gesù fissatolo lo amò” dice il vangelo.
Lo fissa e lo ama questo giovane ricco che fino a quel momento ha pensato che se la doveva guadagnare la salvezza attraverso l’osservanza dei comandamenti.
Anche io un tempo pensavo che tutto aveva un prezzo che dovevo pagare attraverso monete da me coniate.
E poiché il potere di acquisto cambia a seconda di chi comanda, della persona a cui sei sottomesso ho fatto i salti mortali per pareggiare i conti con tutti.
Con il Padreterno però le cose non funzionavano così, perché non conoscevo la sua moneta.
Che noi siamo la moneta di Dio, su cui ha apposto il suo sigillo, la sua immagine a cui siamo chiamati a somigliare non lo sapevo prima di riscoprire la grazia battesimale.
Ma la tentazione di farci un Dio a nostra immagine e somiglianza è talmente forte che a lui attribuiamo le nostre modalità, le nostre cattive abitudini del “do ut des”(do perché tu mi dia).
Il rapporto di gratuità non lo conosciamo a meno che non viviamo in una sana e santa famiglia dove tutto è di tutti e dove i più grandi e i più forti si fanno carico dei più piccoli e più deboli senza mugugni e pretese di sorta.
” Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. ” ( Fil 2,6-8) troviamo scritto.
Gesù è venuto a scardinare le certezze acquisite e a mostrarci la gratuità del dono fatto da Dio ad ogni uomo, un dono promesso, un dono che è già operante se vendi tutto e lo segui.
Ma ti devi far guardare, fissare negli occhi, devi lasciare che la sua luce illumini la tua casa, che ne metta in evidenza il disordine e lo sporco e gli permetta di essere deposto nella tua mangiatoia.
Seguire Gesù, dopo esserti in lui specchiato, significa lasciare che provveda a che la tua vita cambi, che quella che ritenevi la tua casa bella, in ordine è solo il sotterraneo, la cantina, il ripostiglio di uno splendido castello dove Lui ti chiama ad abitare.
Ma lo devi seguire attraverso tutti i cunicoli, gli ostacoli, le strettoie, gli inciampi, le scomodità di un percorso che ti porta alla vita vera, a vedere il sole.
Ma devi fidarti di Lui.
E’ lui che tiene in mano la lanterna, è Lui che conosce la strada, è Lui la Via, la Verità, la Vita.

“Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me”.(Mt 18,5)

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“Affidati a Lui ed egli ti aiuterà”.(Sir 2,6)
“Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me”.(Mt 18,5)
Il Vangelo parla di servizio e non di potere, cioè parla del potere del servizio, l’unico che dà la vita, che ci realizza pienamente, che non ci fa morire.
Parla del reciproco affidarsi l’uno all’altro.
Il bambino si affida alla madre, al padre, a chi si prende cura di lui.
Ma chi si prende cura di tutti, dei piccoli e dei bisognosi, è il Papà di tutti papà.
Chi accoglie un bambino nel nome di Gesù, accoglie Colui che lo ha mandato.
“Accogliere” la parola che mi ha colpito…perché l’accoglienza presuppone un aprire le mani, le braccia, il cuore, per permettere che l’altro entri.
Significa fare spazio all’altro perché i nostri cuori entrino in contatto.
Accogliere significa fidarsi di qualcuno, non chiudersi alla novità che irrompe nella nostra vita, nella nostra storia.
Accogliere significa amare, perché quando tu fai entrare qualcuno nella tua casa è naturale che ti metta a suo servizio.
Il primo che ci ha accolto è Colui che ci ha pensato e amato per primo.
Ci ha accolti e si è messo al nostro servizio.
“Affidati a Lui ed egli ti aiuterà” dice il Siracide.
È normale per un padre prendersi cura dei figli, non altrettanto naturale che i figli si prendano cura di un genitore.
Ripenso a quel bambino che ho visto al supermercato camminare come una papera per via del pannolone.
Era piccolo, un po’ ridicolo, ma simpatico e salutava tutti ed era fiero del suo andare, come la madre, forse perché da poco aveva cominciato a camminare.
Ho pensato che così camminano i vecchi, per tenersi in equilibrio.
Purtroppo i vecchi non li vuole nessuno e nessuno gli batte le mani, quando camminano caracollando, con il pannolone.
Sono in pochi quelli si occupano di loro, vegliano sul loro sonno, gli danno da mangiare e da bere.
Ma nessuno si entusiasma se fanno un ruttino o qualche altro rumore.
Dei vecchi in genere ci si schifa e chi se li prende in casa, quando non sono più autonomi, sono considerati eroi.
” Chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me ” dice il Signore.

” Guardatevi dal lievito dei farisei ” (Mc 8,15)

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” Guardatevi dal lievito dei farisei ” (Mc 8,15)
Signore sono qui con il desiderio di incontrarti nella Parola che questa mattina hai pensato per me, con la difficoltà a fare ordine ai miei pensieri, a farti spazio perchè entri e mi nutra fin nelle midolla e mi guarisca e mi liberi da tutte le mie angosce.
“Non abbiamo che un solo pane! ” ti dicono i discepoli mentre tu li stai mettendo in guardia dal lievito dei farisei, dal pensare che tutto di pende da noi e che tu non c’entri con le nostre insignificanti, banali (per te, presumiamo) preoccupazioni quotidiane.
Avere la memoria corta dipende da quante cose ci sforziamo di metterci dentro, per pianificare, organizzare, acquisire, capire, sentirci forti, autonomi, autosufficienti, più bravi, più in gamba di tanti poveri scemi che non vedono al di là del proprio naso.
Eppure tu Gesù continui a darci credito, ad operare non servenoti di cose mirabolanti, straordinae, ma traendo il molto, il di più, dal poco, dall’insignificante, perchè si manifesti la potenza di Dio e non la nostra forza. Giovanni, quando ti cercava, da picclo ebbe l’intuizione che, per stringerti, abbracciarti, dormire con te, doveva farti spazio.
Un bambino ha le idee chiare su quello che serve per ciò che gli preme.
Allora per Giovanni tu eri l’irrangiugibile, l’imprendibile e così ci ha fatto la catechesi.
Ma anche quando ti facciamo salire sulla nostra barca o noi saliamo sulla tua, che è lo stesso, continuiamo a fare, pensare come se non ci fossi e ci preoccupiamo del pane che non ci siamo portati dietro, senza minimamente uscire fuori da noi stessi e vedere in te il pane di vita eterna.
Come i tuoi apostoli allora, anche noi Signore continuiamo a dare importanza al lievito dei farisei, lo usiamo per fare il nostro pane quotidiano, ignorando la tua Provvidenza, contando solo sulle nostre povere forze.
Eppure, quando partiamo, siamo animati dalle migliori intenzioni, ma ci perdiamo per strada
La mappa ce la scordiamo a casa e il percorso diventa un labirinto da cui non sappiamo sbrogliarci.
La memoria è la prima che va in tilt, quando la preoccupazione di morire di fame prende il sopravvento e tu puoi parlare all’infinito, ma ilnostro cuore si chiude a riccio, entriamo in confusione, ci viene il panico e stiamo male.
Gesù quanto vorrei che la porta del mio cuore fosse sempre aperta per te, che fosse in grado di riconoscerti, anche quando i tuoi connotati sono diversi da quelli che ci aspetteremmo.
Oggi è Carnevale e, anche se mai ho sentito il bisogno, il desiderio di mascherarmi, e mai l’ho fatto, forse perchè vivevo in maschera da quando non mi sono sentita ok per chi era addetto alla mia educazione e formazione.
Ho pensato però a fare maschere per i piccoli che mi erano affidati, immedesimandomi nel loro desiderio di vivere una giornata spensierata di gioco e di trasgressione.
Costruivo le maschere con quello che avevo, non riuscendo mai a renderli felici, perchè si sa che le maschere sono scomode, anche quelle più costose.
Ricordo le maschere di lana che confezionai appositamente perchè Franco prima e poi suo figlio Giovanni non avessero freddo e potessero il mese di febbraio farsi ammirare per le strade della città senza dover mettere il cappotto.
La maschera da clown, da Arlecchino, da cocher….
Tempi lontani di cui non ricordo il sorriso e la gratitudine dei piccoli, quanto la mia soddisfazione ad essere così brava ad inventare cose a cui nessuno aveva pensato.
Il mio orgoglio mi ha portato a fare tante cose inutili che non servivano a far felici ma ad autoincensarmi perchè ero brava, specialmente a creare con poco, con ciò che per gli altri era da buttare, cose utili, belle, uniche.
In questa mia storia di esaltazione personale dove non trovavo mai la misura tu sei entrato o mio Signore e mi hai preso per mano.
Nel deserto in cui mi hai portato io non volevo entrare e ho lottato con tutte le mie forze per trovare un pane diverso da quello che tu mi offrivi.
Sul corpo porto i segni di questa lotta titanica per non dare a te lo scettro della mia vita.
Ma tu Signore non hai desistito e hai continuato a picconare il mio cuore di pietra, a demolire le difese che nascondevano la mia fragilità, il mio peccato.
Tu Signore pian piano mi hai tolto tutte le maschere dietro le quali mi nascondevo a te e agli altri.
Mi hai amato di amore eterno, non hai permesso che il tuo santo vedesse la corruzione.
Per questo Signore ti ringrazio, ti lodo e ti benedico.
E’ il primo Carnevale che vivo senza preoccupazioni di cibo o di vestito, è il primo che vivo in modo autentico, perchè so che non ti scandalizzi di fronte alla mia nudità, anzi gioisci perchè puoi rivestirmi di luce e farmi segno della tua infinita misericordia.