Cose nuove e cose antiche

 “Estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”(Mt 13,32)
Voglio soffermarmi su queste parole che concludono il vangelo di oggi e interrogarmi su cosa significhi estrarre cose nuove e cose antiche da un tesoro.
Gesù aveva iniziato il discorso sulle parabole del regno così” Il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo….”
Il regno dei cieli quindi è il tesoro.
Purtroppo non tutti sono disposti a vendere tutto per averlo.
Pensiamo al giovane ricco che se ne andò triste perchè aveva molti beni a cui non voleva rinunciare.
Ci sono cose di cui capiamo il valore subito, in tempo, e altre che ci lasciamo sfuggire perchè troppo attaccati alle cose del mondo.
Possiamo essere schiavi del denaro, ma anche degli affetti, non disposti ad anteporre Gesù al prestigio sociale, alla carriera, alla salute e a tutto ciò che umanamente ci sembra indispensabile.
Gesù ci avverte perchè prima o poi nella rete finiamo tutti, buoni e cattivi, ma solo i buoni non vengono ributtati in mare.
La sorte dei cattivi sembrerebbe la migliore a prima vista, ma lo scopo per cui siamo stati creati, la nostra funzione è dare vita all’altro, per questo dei normali pescatori di pesci, divennero pescatori di uomini.
Gesù non ci chiede di cambiare mestiere ( cose antiche), ma di mettere il nostro mestiere a servizio del regno(cose nuove).
Essere quindi pescati e ritenuti buoni per il banchetto eucaristico è aver trovato il tesoro e averne capito il dinamismo vitale.
Non è forse vero che in ogni eucaristia diventiamo corpo di Cristo donato ai fratelli?
Le cose vecchie sono passate ecco sono nate delle nuove!
Se ragioniamo come il mondo a nessuno fa piacere essere mangiato, ma se entriamo nella logica di Cristo più ci svuotiamo, più ci riempiamo, più ci doniamo agli altri più Lui ci riempie di sè.
Cose nuove e cose antiche trovano in Gesù la ragione di tante nostre tribolazioni, ricalcoli, rifiuti.
Gesù con la sua luce riesce a dare valore anche alle esperienze più dolorose, umilianti, riesce a dare un senso a vite senza valore, a renderci felici se ci sentiamo innestati a Lui per fare le stesse cose che ha fatto Lui.
Quante esperienze dolorose alla luce della fede sono emerse come carezze di un Dio che non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande!

Il regno di Dio

“Raccolgono i pesci buoni in canestri e buttano via i cattivi”(Mt 16,48)

Chi può sapere se è buono o cattivo? Solo Dio conosce il cuore e solo Dio può giudicare l’operato dell’uomo.
Le prova tutte per farci rinsavire, per tenerci nella sua rete.
Se guardiamo le cose con occhi umani non possiamo non pensare che la sorte dei pesci rigettati in mare è di gran lunga migliore rispetto a quella dei pesci buoni destinati a morire ingloriosamente nella pancia di qualcuno, ricco o povero che sia.
Le parole di Gesù ci destabilizzano e contengono sempre un significato che va oltre i nostri pensieri, i nostri logici e inconfutabili ragionamenti.
“Io sono il pane di vita” , ” Prenderete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo…. fate questo in memoria di me”, “Vi farò pescatori di uomini”.
Non ci si può sbagliare: Gesù ci fa da battistrada a ciò che è importante, ciò che serve.
E l’uomo realizza la sua funzione, quando si fa cibo per gli altri, pane spezzato, sangue versato per tutti gli affamati e gli assetati del mondo.
Non è una bella prospettiva, ma se non lo facciamo volontariamente, a mangiarci ci pensano gli altri senza chiederci il permesso.
Perché c’è differenza se le cose le decidi tu o le subisci.
Ho riflettuto molto sulle parabole del regno di Dio che la liturgia sottopone alla nostra riflessione in questa XVII settimana del TO
Regno-campo-tesoro
Regno-mercante-tesoro
Regno-rete-pesci(tesoro)
Discepolo del regno-cose nuove e cose antiche-tesoro
Il motivo comune è il tesoro che troviamo per caso in un campo, che il Mercante cerca e trova, il tesoro che sono per un pescatore i pesci buoni da cui trarre nutrimento, il tesoro( la parola di Dio pronunciata prima e dopo l’incarnazione di Gesù) da cui lo scriba discepolo di Gesù, trae nutrimento per sè e per gli altri.
Rifletto su quell’essere campo terra dove è nascosto il tesoro, la perla preziosa.
Noi siamo il campo dove senza merito scopriamo il tesoro, dove il Mercante, Dio, cerca con pazienza, perseveranza, senza mai stancarsi ciò che sa esistere e valere molto.
In entrambi i casi è necessario uno spogliamento, una rinuncia, un sacrificio per godere del bene.
Lo ha fatto Gesù per noi, lo dobbiamo fare noi per scoprire che in Cristo, in Lui troviamo la nostra identità, la preziosità del nostro essere stati creati per amore e chiamati all’amore.
Il campo è la terra promessa che Dio ci ha consegnato perché scoprissimo quanto siamo preziosi ai suoi occhi, coltivandola, intessendo relazioni feconde e vitali ( la rete), non isolandoci, ma amandoci come lui ci ha amato.
Per questo il riferimento è al pesce pescato che deve servire per essere portato in tavola.
L’amore ci chiede di diventare cibo perché altri abbiano vita.
Quelli che non sono disposti a morire, a spogliarsi di tutto, a rinunciare a tutti i propri averi per Cristo e per le persone in cui si nasconde non può entrare nel regno dei cieli, partecipare al grande banchetto dove non sei un invitato qualunque ma la sposa del RE.

IL TESORO

dio-uomo

“Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo”(Mt 13,44)

Il Tesoro sei tu Signore, un tesoro che mi è necessario per scoprire che io sono il tuo tesoro, la perla preziosa per cui hai venduto tutto. Trovare te è trovare la bellezza
dentro di noi, la tua immagine riflessa nel nostro specchio, la luce che illumina gli sbandati della notte, i campi incolti e dimenticati, la luce che dona la vita al mondo.
Il regno di Dio quindi lo dobbiamo cercare facendo chiarezza dentro di noi, lasciandoci illuminare da Te.
Fino a quando pretenderemo dagli altri quello che noi non siamo capaci di dire, di fare, di essere, siamo lontani dal regno di Dio.
Ti devi trovare solo nel campo, questo è importante, per scoprire il tesoro.
Devi vendere tutti i tuoi averi per diventare ricco di quel tesoro.
Tutto quello che hai per Qualcuno che ti dica chi sei: il suo TESORO.
Sembra uno spreco ma è necessario. Se vuoi trovare Dio devi entrare nel suo campo, uscire dalla tua terra e entrare in quella che non conosci.
Ad Abramo fu chiesto di lasciare la sua terra sicura e ricca alla ricerca del germe di vita, in una terra, in un campo da Dio seminato, un campo dove i figli sono perle preziose, tesori nascosti che ognuno deve scoprire.
La terra che ci ha promesso è quella in cui n’è chi semina, n’è chi ara è qualcosa ma solo Dio che fa piovere e fa crescere.
Noi siamo il campo, noi siamo la terra, noi siamo il tesoro.
Bisogna scoprirlo. Questa è la vita, questo è il viaggio straordinario alla ricerca di noi stessi, dell’uomo che non conosciamo, della preziosità del nostro essere creati per amore e chiamati all’amore.
“Siamo preziosi ai tuoi occhi, Signore, lo sappiamo da quando abbiamo cominciato a frequentarti. Per questo ti rendo grazie ogni momento e ti loderò per sempre.
” Tu sei mia figlia oggi ti ho generato, hai detto il giorno del mio battesimo.”
Figlia di re!
Chi mi può togliere il regno senza che io lo voglia?
Sei tu che lo hai difeso e continui a farlo dando la vita per me.

DEBOLEZZA

(Mt 6,19-23)
Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

“Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza”(2Cor 11,30)

Quanta strada per fare mie queste parole, per tornare indietro e cercare Antonietta .
E’ incredibile come posa accadere che man mano che cresciamo il nostro desiderio di indipendenza, di stima, di successo, aumenta.
Vorremmo poter fare a meno di tutti, basarci solo sulle nostre forze, intelligenza, scienza, volontà, determinazione.
Non vorremmo dire grazie a nessuno perchè questo comporterebbe una mortificazione dell’orgoglio.
Il bravo è sempre per noi e rimuoviamo consciamente o incosciamente tutte quelle persone o quelle situazioni che hanno favorito il nostro successo.
Riuscire senza l’aiuto di chicchessia per me è stato sempre un vanto, il mio motto,” VOLERE E’ POTERE”.
Antonietta, vale a dire io, scappava da se stessa, adesso l’ho capito, cercando nel plauso degli altri il diritto ad esistere.
Mi sono inventata di tutto e il contrario di tutto per risolvere i problemi miei e degli altri, mi sono misurata sempre con me stessa, alzando ad ogni successo l’asticella.
Non avevo bisogno di dirmelo, me lo dicevano gli altri che ero brava, bravissima, a partire da mia madre.
Molto spesso queste lodi erano lo strumento per ottenere da me favori, aiuto, collaborazione.
Erano interessate insomma.
Ma io non capivo.
Continuavo a fuggire da me stessa, dalla mia debolezza, ignoranza, incapacità, inventando rimedi, soluzioni, toppe che sembravano connaturate al progetto, finalizzate a rendere l’opera finita ancora più bella e degna di ammirazione.
Non ho mai pensato che stavo andando dalla parte opposta alla mia realizzazione, alla mia felicità.
Le crisi di panico che mi sconvolsero per 11 anni furono un campanello d’allarme, un rintocco di campane a martello.
Ma anche allora rimasi insensibile alle voci che venivano da dentro.
Come potevo sentirle se ero lontana?
Cosa mi fece cambiare rotta?
Scontrarmi con un problema che non mi si era mai presentato e al quale non ho saputo dare soluzioni.
La malattia e la morte di mio fratello furono lo spartiacque tra il prima e il dopo, perchè per quante soluzioni ti puoi inventare, alla morte non puoi porre rimedio.
Fu così che presi coscienza che volere non è potere e che se il volere è dell’uomo, il potere è di Dio.
Oggi dopo 15 anni di cammino in ascolto della Sua parola posso affermare con assoluta certezza che la mia debolezza è diventata la mia forza da quando l’ho consegnata al Signore.
E’ incredibile come Lui riesca a trovare soluzioni a tutto, impensabili, provvidenziali, umane e divine nello stesso tempo.
Da quando il mio consigliere, alleato, maestro è Lui , da quando il mio nutrimento è l’Eucaristia, la preghiera, il desiderio di essere una cosa sola con Lui, ho trovato il tesoro, il dono che mi ha fatto della vita, di un corpo e di un cuore vivi, un tempo per realizzare con Lui il suo progetto d’amore.
Sto cercando di accumulare tesori in cielo, anche se non io ma Lui è il mio contabile.
Non cerco le lodi del modo, il plauso della gente, cerco sempre la sua approvazione, il suo ok, mi vai bene così, anche quando ti ribelli e urli la tua disperazione, te la prendi con me chiedendomi scusa.
Il mio tesoro è lì in cielo,è Lui che lo custodisce.
Non ho bisogno di fare l’inventario di ciò che ho ammassato, ma di moltiplicare la gioia e la gratitudine per l’aiuto che continua a darmi anche quando non lo merito.
E non credo di meritare qualcosa, perchè il dono è risposta generosa e insopprimibile a Lui che continua a farmi regali.
Anche oggi Signore mostra la tua potenza, disperdi i miei nemici e non permettere che il mio occhio si spenga e nella mia casa torni il buio.
A Maria voglio dire grazie per tutto quello che mi va insegnando ogni giorno, mentre con lei medito i misteri della vita, sgranando il rosario.