“Questi è il mio figlio prediletto ascoltatelo!”

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TRASFIGURAZIONE
“Questi è il mio figlio prediletto ascoltatelo!”
Abbiamo bisogno di ascoltarti Signore, ogni giorno, ogni momento aprire le orecchie alla tua parola, balsamo dell’anima, del cuore, della mente.
Ne abbiamo bisogno Signore perché le tue parole ci danno vita, ci danno gioia, consolazione, speranza, liberazione dai pesi che a volte sembrano schiacciarci, dai mali che sembrano disintegrarci, dagli ostacoli che sembrano insormontabili, da prove ripetute nel tempo che ci tolgono il respiro e ci mettono nella tentazione di arrenderci al nemico.
La tua parola è spirito e vita.
Ti voglio ringraziare, lodare e benedire, perché in questi ultimi giorni le tue parole mi hanno fatto vedere le cose con i tuoi occhi, mi hanno tolto la paura, il dolore, la rabbia, mi hanno fatto superare guadi di morte, angosciosi, in cui putride acque alimentavano serpenti velenosi.
“Coraggio, sono io, non temere!”,” sono con te dovunque sei andato”, mi sentivo ripetere ieri mattina al mare quando una crisi di panico si era impossessata di me, a cui tu avevi affidato il piccolo Emanuele, al mare.
La testa si era irrigidita, le vertigini mi impedivano di muovermi in qualsiasi direzione.
“Sono con te tutti i giorni, non temere, non avere paura! “
365 volte nella Bibbia ripeti questa parola come ha ricordato Don Carlino alla radio.
Non voglio dimenticare le parole che ogni giorno tu ripeti ad ogni uomo.
“Non temere!” mi sono sentita ieri ripetere, per superare un momento molto molto difficile…
Un tempo per quello stesso sintomo ho fatto ricorso alla scienza umana, ad un uomo perbene per  11 anni che non ti conosceva.
Non sapevo che per guarire non dovevo parlare, ma ascoltare.
Ascoltare te Signore e credere che tu sei veramente il Figlio di Dio.
Ti ringrazio perché anche durante il funerale di Sergio, il nostro cugino barbone, le parole del vangelo di Giovanni “Non abbiate paura vado a prepararvi un posto e poi tornerò”, mi sono sembrate rivolte a me con una dolcezza, con una fermezza, con una autorevolezza, con un amore che mai avevo sentito.
Tu sei andato a prepararci un posto, Signore.
Che cosa bella, che cosa grande detta davanti ad un uomo che ha cessato di vivere, chiuso in una bara, con il corpo in avanzato stato di decomposizione.
Quell’ incenso, quell’acqua mi hanno fatto pensare a quale grande dignità, quale grande destino ci hai riservato.
Il mio cuore si è riempito di gratitudine, di pace, di gioia e tutto ciò che è balsamo vivificante e vivificatore.
La tua parola Signore spirito è vita.
Fa che mai me ne dimentichi, ma mi stanchi di ascoltarti, mai dica: “questo l’ho già sentito, questo lo so!”.
Signore mantieni aperta la mia porta a te, ti prego, non permettere che altri entrino nella mia casa a derubarla, infangarla, sconvolgerla.
Voglio darti il posto d’onore Signore, voglio che tu diventi il mio padrone indiscusso.
Credo in te, spero in te, confido in te Signore.
Oggi, festa della Trasfigurazione, voglio ringraziarti per i tuoi testimoni che hanno dato la vita per annunciare il vangelo, per tramandarci la tua parola.
Grazie Signore della tua chiesa nella quale e attraverso la quale ti manifesti.
Ieri Emanuele mi ha detto, mentre andavamo al mare ed io avevo acceso la radio per sentire la messa,” A te piace la chiesa vero? “
Gli ho risposto che mi piace Gesù, che sono innamorata di Gesù, che Gesù è il mio fidanzato perché mi ama, mi protegge, mi custodisce, mi consiglia, mi consola.
Poi Emanuele sotto l’ombrellone mi ha chiesto ripetutamente di parlargli di Gesù, delle storie di Gesù.
E quando siamo ritornati in macchina mi ha chiesto di accendere la chiesa, vale a dire la radio.
Accendere la Chiesa, parola profetica, quella chiesa che Giacomo, Pietro e Giovanni dovevano accendere con il fuoco dello Spirito.
Anche io, attraverso Emanuele, sono chiamata ad accenderla.
E tutto questo avveniva mentre stringevo tra le mani il rosario e ripetevo “Coraggio, non temere sono con te”, mentre avevo la crisi di panico per le vertigini.
Grazie Signore.
“Ascoltatelo!”
 Ti voglio ascoltare Signore.
Parla, il tuo servo ti ascolta.

“Li condusse su un alto monte (Mc 9,2)  

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“Li condusse su un alto monte (Mc 9,2)
Per conoscerti, per incontrarti Signore, sembra che l’unica strada sia salire.
Salire su un monte più o meno alto, ma salire, scomodarsi, se così si può dire.
Domenica scorsa ti abbiamo visto alle prese con il demonio, che per tentarti ha cercato di lusingarti con imprese mirabolanti che solo chi sta in alto può compiere, anche se tu Signore hai scelto il deserto che non possiamo immaginare se non lontano dalle nostre mete abituali e che non è detto che stia in alto, ma sicuramente lontano dalle strade battute.
Eppure il demonio le tenta tutte per riportarti nel mondo da cui volevi staccarti almeno per un poco, sollevandoti su un alto monte o sul pinnacolo del tempio, in una posizione privilegiata per dare prova dei tuoi poteri.
Ma tu Signore non ci sei cascato e hai continuato a confidare in Dio, tuo padre, in Colui che ti aveva mandato.
Anche Abramo fu mandato sul monte per immolare il suo unico figlio e provarti la sua fiducia illimitata in te che salvi.
Oggi la liturgia ci mette di fronte un’altra montagna dove ti sei trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni.
Una montagna che rimanda ad un’ altra che fece da sfondo alla tua crocifissione.
Quante montagne Signore ci metti davanti per meditare i misteri del regno, per metterci alla prova, per provare a noi che tu sei un Dio fedele sempre!
Questa mattina meditando i misteri gloriosi del rosario mi è venuto in mente che dei cinque solo in uno si dice che scendi, il terzo, quando meditiamo la discesa dello Spirito Santo su Mariavergine e gli apostoli.
Nel cimitero , sicuramente posto in un luogo appartato e forse un po’ elevato della città, come tutti i cimiteri che conosco, gli apostoli non ti trovano, e poi quando ci si abitua a stare con te te ne vai, ascendendo in cielo.
Il cielo sembra la tua patria stabile, come anche la nostra che ci hai destinato.
Maria infatti fu assunta in cielo e lì incoronata, il cielo luogo che aspetta ogni credente perchè a tutti quelli che ascoltano e mettono in pratica i tuoi precetti hai destinato un trono di gloria.
Penso a questa vita fatta di tante montagne, arrampicamenti dolorosi, insidiosi, lunghi e difficili, penso alla ricerca continua di quacuno che mi parli, che mi faccia esistere, alla mia paura di rimanere sola, la stessa che colpì mia madre e mi spaventa il pensiero che non sempre mi basti Signore.
Non mi basta sapere che verrai, non mi basta sapere che sei venuto, desidero che tu rimanga con me sempre e invece, quando più ne sento il bisogno, tu scompari.
A Mosè ti sei fatto vedere di spalle, perchè non avrebbe retto a tanta bellezza, a tanto splendore, sei passato e hai lasciato la nostalgia di un evento che poi cerchi tutta la vita perchè si ripeta.
Hai fatto lo stesso con gli apostoli, sul monte della trasfigurazione, e proprio quando ci stavano a prendere gusto, sì da desiderare di rimanerci per sempre sospesi in quell’angolo di paradiso, lontani dalle beghe di ogni giorno, torna tutto come prima e la quotidianità prende il sopravvento.
La voce che viene dal cielo e che ti definisce ci invita all’ ascolto.
La settimana scorsa le letture ci mettevano in guardia da chi siamo tentati di ascoltare, i mistificatori della tua Parola, oggi ci pongono davanti la voce da riconoscere .
Quella del Padre che ha a cuore la nostra salvezza.
Sapere chi sei è il presupposto per ascoltare la tua voce e trarne benefici di grazia.
Salire, ascoltare, ricordare, questo è l’itinerario quaresimale, questa è la traccia per vivere in eterno.
Anche quando saliremo con te sul Golgota, dovremo ancora tacere, ascoltare, guardare a colui che hanno trafitto, alzare gli occhi al cielo dov’è la nostra vera patria.
Signore sono qui, in questo piccolo angolo di mondo, una dei tanti per cui tu ti sei immolato.
Sono qui oppressa dalla fatica di salire e sempre salire. Chiamami in disparte Signore e fammi riposare un po’.
Lo hai detto ai tuoi apostoli dopo che li hai visti affaticati dal servizio alla tua parola prolungato nel tempo sì che non avevano più tempo neanche per mangiare.
Non scompaire ti prego, Signore, così presto, rimani ancora un po’ a tenermi compagnia.

” Rabbi è bello per noi stare qui” (Mc 9,5)

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” Rabbi è bello per noi stare qui” (Mc 9,5)
Oggi Signore ci ricordi la bellezza del nostro corpo, mostrando il tuo trasfigurato come apparve dopo che fosti sfigurato e crocifisso.
E’ un anticipo di paradiso quello che oggi, ci fai pregustare ed è bene che questo accada.
Spesso ci dimentichiamo a cosa siamo chiamati, da dove veniamo e dove andiamo, ci dimentichiamo che questa vita che stiamo vivendo nella carne è il seme che darà frutto a suo tempo.
Le pagine che la liturgia oggi sottopone alla nostra meditazione, il pane che oggi ci doni non possono non farmi pensare a quale speranza siamo chiamati e cosa concretamente ci sarà dato dopo la fine di questo viaggio, da quando abbiamo lasciato la nostra terra e ci siamo incamminati su una strada che non conoscevamo, fidandoci di te, come Abramo..
Tu Signore ci prometti una terra dove scorre latte e miele, dove tu hai preparato un banchetto di grasse vivande dove tutti i popoli confluiranno per godere della tua gloria in eterno, per sempre.
Bisogna salire sul monte per contemplare la bellezza della terra che tu hai promesso ai nostri padri e che hai dato a noi attraverso il Battesimo.
Mosè la vide da lontano, non gli fu permesso entrarvi perchè doveva aspettare te che negli Inferi saresti andato a liberarlo, mentre i tuoi piangevano la tua morte, insieme con tutti quelli che in vita non vi entrarono, ma che credettero alla tua promessa.
Il nostro corpo che tu hai impastato con la terra e su cui hai alitato il tuo Spirito è destinato alla corruzione da quando quella terra abbiamo deciso di usarla per trarne un piacere personale, infischiandocene dei tuoi consigli di progettista e di padre.
…di te che sei Dio, Creatore e Signore di tutte le cose e che se di tutte hai detto che era cosa buona, solo dell’uomo maschio e femmina hai detto che era cosa molto buona.
A tua immagine e somiglianza ci hai ceato per l’eternità.
Ma noi siamo un popolo di dura cervice e abbiamo voluto fare di testa nostra, perciò ci ritroviamo in questa valle di lacrime.
Penso alla terra e al corpo a cui tu hai dato forma e vita, penso all’uso che di questo corpo ho fatto nella mia vita e sono presa da grande angoscia e afflizione.
Certo raramente, prima di incontrarti, l’ho messo al tuo servizio, vale a dire a servizio dell’amore.
Il mio corpo ha cominciato a parlare, a gridare più forte, a urlare il suo dolore perchè non lo usavo per ciò per cui tu l’avevi creato.
Il mio corpo si è ammalato, è diventata una macchina incidentata che perde i pezzi per strada.
Ma oggi che ti ho fatto salire, sei il mio navigatore che mi porta dove è necessario.
A spinta, in riparazione, a tre cilindri, con la carrozzeria che va a pezzi, non ho mai fatto tanta strada e spesso mi sembra di essere entrata nella terra promessa.
Peccato che queste incursioni dello spirito durino giusto il tempo per non farmi dimenticare tanti tuoi benefici.
Bisogna scendere a valle e fidarsi di te, come di te mi fido quando mi chiedi di accompagnarti sul monte.
Tu hai restituito alla mia terra la dignità perduta, gli hai dato e rinnovato la sua funzione di essere luogo in cui germoglia la vita.
Tu Signore mi hai fatto attraversare il deserto per farmi convincere che non di solo pane vive l’uomo e che mai mi farai rimanere a digiuno.
Ti ringrazio Signore del corpo che tu mi dai nell’Eucaristia, ti ringrazio di quello che oggi moltiplicherai sugli altari del mondo, non guardando all’entità dell’offerta, ma a quel poco che riusciamo a darti, non sempre le primizie del nostro raccolto, nè gli animali migliori dei nostri allevamenti, che tu non ti stanchi di benedire.
Tu Signore ci renderai capaci, ne sono certa, di offrirti tutto, man mano che procediamo in questo esodo, su questa terra piena di spine.
Sono certa che tu ci farai dire: ” Un corpo mi hai dato, e io ho detto -Eccomi! Sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere-“
So Signore che saremmo raggianti guardando te, adorando te, specchiandoci in te.
Credo che trasformerai il nostro corpo, la terra che ci hai promesso in un luogo di delizie come hai fatto per Maria.
Perchè tu sei la nostra terra promessa , tu sei il luogo del nostro riposo, tu la pianta in cui innestare la terra di cui siamo fatti, il nostro corpo mortale, perchè diventi di carne, fonte di grazia per tutti gli affamati del mondo

Salire

“Li condusse su un alto monte (Mc 9,2)

Per conoscerti, per incontrarti Signore, sembra che l’unica strada sia salire.
Salire su un monte più o meno alto, ma salire, scomodarsi, se così si può dire.
Anche Abramo fu mandato sul monte per immolare il suo unico figlio e provarti la sua fiducia illimitata in te che salvi.
Oggi la liturgia ci mette di fronte un’altra montagna dove ti sei trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni.
Una montagna che rimanda ad un altra che fece da sfondo alla tua crocifissione.
Quante montagne Signore ci metti davanti per meditare i misteri del regno, per provare a noi che tu sei un Dio fedele sempre.
Questa mattina, pensando ai misteri gloriosi del rosario, mi è venuto in mente che dei cinque solo in uno si dice che scendi, il terzo, quando meditiamo la discesa dello Spirito Santo su Maria vergine e gli apostoli.
Nel cimitero , sicuramente posto in un luogo appartato e forse un po’ elevato della città, come tutti i cimiteri che conosco, gli apostoli non ti trovano, e poi quando ci si abitua a stare con te te ne vai, ascendendo in cielo.
Il cielo sembra la tua patria stabile, quella che anche a noi hai destinato.
Maria infatti fu assunta in cielo e lì incoronata, il cielo luogo che aspetta ogni credente perchè a tutti quelli che ascoltano e mettono in pratica i tuoi precetti hai destinato un trono di gloria.
Penso a questa vita fatta di tante montagne, arrampicamenti dolorosi, insidiosi, lunghi e difficili, penso alla ricerca continua di qualcuno che mi parli, che mi faccia esistere, alla mia paura di rimanere sola, la stessa che colpì mia madre, e mi spaventa il pensiero che non sempre mi basti Signore.
Non mi basta sapere che verrai, non mi basta sapere che sei venuto, desidero che tu rimanga con me sempre e invece, quando più ne sento il bisogno, tu scompari.
A Mosè ti sei fatto vedere di spalle, perchè non avrebbe retto a tanta bellezza, a tanto splendore, sei passato e hai lasciato la nostalgia di un evento che poi cerchiamo tutta la vita perchè si ripeta.
Hai fatto lo stesso con gli apostoli, sul monte della trasfigurazione e proprio quando ci stavano a prendere gusto, sì da desiderare di rimanerci per sempre sospesi in quell’angolo di cielo, lontani dalle beghe di ogni giorno, torna tutto come prima e la quotidianità prende il sopravvento.
La voce che viene dal cielo e che ti definisce ci invita all’ ascolto.
La. Scrittura ci mette in guardia da chi siamo tentati di ascoltare e oggi ci pone davanti la voce da riconoscere come quella che esprime la divina volontà del Padre che ama a tal punto i figli da riscattarli e perdonarli senza niente in cambio.
Salire, ascoltare, ricordare, questa è la nostra nostra vita. Anche quando saliremo con te sul Golgota, dovremo ancora tacere, ascoltare, guardare a colui che hanno trafitto, alzare gli occhi al cielo dov’è la nostra vera patria.
Signore sono qui, in questo piccolo angolo di mondo, una dei tanti per cui tu ti sei immolato.
Sono qui oppressa dalla fatica di salire e sempre salire. Chiamami in disparte Signore e fammi riposare un po’.
Lo hai detto ai tuoi apostoli dopo che li hai visti affaticati dal servizio alla tua parola prolungato nel tempo sì che non avevano più tempo neanche di mangiare.
Non scomparire ti prego, Signore, così presto, rimani ancora un po’ a tenermi compagnia.

Trasfigurazione

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” Maestro è bello per noi stare qui” (Lc 9,33)

Oggi Signore ci ricordi la bellezza del nostro corpo, mostrando il tuo trasfigurato come apparve dopo che fosti sfigurato e crocifisso.
E’ un anticipo di paradiso quello che oggi, ci fai pregustare ed è bene che questo accada.
Spesso ci dimentichiamo a cosa siamo chiamati, da dove veniamo e dove andiamo, ci dimentichiamo che questa vita che stiamo vivendo nella carne è il seme che darà frutto a suo tempo.
Le pagine che la liturgia oggi sottopone alla nostra meditazione, il pane che oggi ci doni non possono non farmi pensare a quale speranza siamo chiamati e cosa concretamente ci sarà dato dopo la fine di questo viaggio, da quando abbiamo lasciato la nostra terra e ci siamo incamminati su una strada che non conoscevamo, fidandoci di te, come Abramo..
Tu Signore ci prometti una terra dove scorre latte e miele, dove tu hai preparato un banchetto di grasse vivande dove tutti i popoli confluiranno per godere della tua gloria in eterno, per sempre.
Bisogna salire sul monte per contemplare la bellezza della terra che tu hai promesso ai nostri padri e che hai dato a noi attraverso il Battesimo.
Mosè la vide da lontano, non gli fu permesso entrarvi perchè doveva aspettare te che negli Inferi che saresti andato a liberarlo, mentre i tuoi piangevano la tua morte, insieme con tutti quelli che in vita non vi entrarono, ma che credettero alla tua promessa.
Il nostro corpo che tu hai impastato con la terra e su cui hai alitato il tuo Spirito è destinato alla corruzione da quando quella terra abbiamo deciso di usarla per trarne un piacere personale, infischiandocene dei tuoi consigli di progettista e di padre, di te che sei Dio Creatore e Signore di tutte le cose e che se di tutte hai detto che era cosa buona, solo dell’uomo maschio e femmina hai detto che era cosa molto buona.
A tua immagine e somiglianza ci hai ceato per l’eternità. Ma noi siamo un popolo di dura cervice e abbiamo voluto fare di testa nostra, perciò ci ritroviamo in questa valle di lacrime.
Penso alla terra e al corpo a cui tu hai dato forma e vita, penso all’uso che di questo corpo ho fatto nella mia vita e sono presa da grande angoscia e afflizione.
Certo raramente, prima di incontrarti l’ho messo al tuo servizio, vale a dire a servizio dell’amore.
Il mio corpo ha cominciato a parlare, a gridare più forte, a urlare il suo dolore perchè non lo usavo per ciò per cui tu l’avevi creato.
Il mio corpo si è ammalato, è diventata una macchina incidentata che perde i pezzi per strada. Ma oggi che ti ho fatto salire, sei il mio navigatore che mi porta dove è necessario.
A spinta, in riparazione, a tre cilindri, con la carrozzeria che va a pezzi non ho mai fatto tanta strada e spesso mi sembra di essere entrata nella terra promessa.
Peccato che queste incursioni dello spirito durino giusto il tempo per non farmi dimenticare tanti tuoi benefici.
Bisogna scendere a valle e fidarsi di te, come di te mi fido quando mi chiedi di accompagnarti sul monte.
Tu hai restituito alla mia terra la dignità perduta, gli hai dato e rinnovato la sua funzione di essere luogo in cui germoglia la vita.
Tu Signore mi hai fatto attraversare il deserto per farmi convincere che non di solo pane vive l’uomo e che mai mi farai rimanere a digiuno.
Ti ringrazio Signore del corpo che tu mi dai nell’Eucaristia, ti ringrazio di quello che oggi moltiplicherai sugli altari del mondo, non guardando all’entità dell’offerta, ma a quel poco che riusciamo a darti, non sempre le primizie del nostro raccolto, nè gli animali migliori dei nostri allevamenti, che tu non ti stanchi di benedire.
Tu Signore ci renderai capaci, ne sono certa, di offrirti tutto, man mano che procediamo in questo esodo, su questa terra piena di spine.
Sono certa che tu ci farai dire: ” Un corpo mi hai dato, e io ho detto -Eccomi! Sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere-”
So Signore che saremmo raggianti guardando te, adorando te, specchiandoci in te.
Credo che trasformerai il nostro corpo, la terra che ci hai promesso in un luogo di delizie come hai fatto per Maria.
Perchè tu sei la nostra terra promessa , tu sei il luogo del nostro riposo, tu la pianta in cui innestare il nostro pugno di terra, il nostro corpo mortale perchè diventi cuore di carne, fonte di grazia per tutti gli affamati del mondo.