TRADURRE

Santi Cirillo e Metodio


” Io ti ho posto per essere luce delle genti”

I santi di cui oggi celebriamo la festa sono grandi e per questo ricordati in quanto si fecero carico della difficoltà intrinseca che aveva la Parola di Dio e la liturgia ad essere presa in considerazione dagli slavi che non conoscono nè il latino, nè altra lingua che non sia la loro.Cirillo e Metodio si misero d’impegno a tradurre tutto ciò che era necessario, Sacra scrittura e Liturgia in lingua slava, così che la gente potesse più avvicinarsi e comprendere il messaggio racchiuso in uno scrigno di cui non si ha la chiave.E’ giusto che siano stati proclamati patroni d’Europa insieme a San Benedetto e non solo, perchè con il loro impegno favorirono la nascita del nuovo continente all’insegna di un unico credo.Purtroppo si fa ancora tanta fatica, da parte di chi ha in mano il potere, ad ammettere le radici cristiane dell’Europa.Ma io questa mattina mi voglio soffermare sull’importanza di tradurre , (dal latino “trans-ducere” portare, condurre oltre) chi non parla la nostra stessa lingua, e viceversa sì che possa avvenire l’incontro.Con chi?Con la verità che ci abita, la verità che solo la luce di Cristo può rischiarare.Ci sono persone che si rapportano con Dio non con la testa ma con il cuore e di conseguenza ricevono da Lui la capacità di tradurre ed essere tradotti senza sforzo che non sia l’affidamento totale a LUI, che per farsi capire annullò se stesso fino a morire per noi.Leggendo il Vangelo di oggi in cui Gesù manda altri 72 a preparargli le strade, mi viene in mente una conversazione che di recente ho fatto con una persona a cui sono molto affezionata, sul dovere e il piacere di andare a Messa.Mi ha chiesto se ci dovevo andare per forza, perchè lei si annoia per la ripetizione di formule e di gesti incomprensibili, come anche di parole e di omelie alle quali non si sente interessata.Le ho risposto che anch’io la pensavo come lei e che, quando suo padre cominciò ad andare a messa, io lo giustificai dicendomi che da lì si vedeva che aveva un tumore al cervello.Così è stato per la messa, che se non hai un traduttore, un libretto d’istruzioni, una recensione, come accade quando vogliamo vedere e capire un opera d’arte.C’è quindi bisogno di traduttori, perciò Gesù chiama altri 72 e continua a chiamarci uno per uno.Non dobbiamo andare lontano, ma assicurarci che chi ci sta più vicino sia in grado di decodificare i messaggi che noi gli mandiamo, partendo però non da loro ma da noi che per primi ci dobbiamo mettere in ascolto e diventare l’altro per capire quale lingua gli hanno insegnato, che latte ha preso, come è stato amato.Conoscere la lingua dei nostri interlocutori è essenziale per farci capire e per mediare la Parola di Dio nei loro cuori.Oggi Signore ti voglio pregare per tutti quelli che si sforzano di annunciare il tuo regno e trovano tante difficoltà che solo tu puoi aiutare a superare.

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Disegni


SFOGLIANDO IL DIARIO…
15 novembre 2009
“Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno”.(Mc 13,31)
Un tempo ti avrei chiesto “Quali parole Signore?” perchè non sapevo neanche che tu avevi parlato.
Ignoravo che tu conoscessi il nostro linguaggio, né pensavo poter mai mettermi in relazione con te.
Chi ero io per poter scalare il cielo e incontrarti?
Del resto non pensavo valesse la pena mettermi nelle condizioni di essere da te giudicata e condannata.
Più stavo lontana da te, più mi sentivo al sicuro, con complessi di colpa che però mai mi abbandonavano.
Mi avevano parlato di te come un giudice severo e inflessibile, e una cosa sola mi faceva paura: l’inferno.
Ieri sera alla domanda quali erano le mie paure da bambina ho a fatica cercato di ricordare qualcosa che mi facesse paura a quei tempi, ma non l’ho trovata, dal che ho dedotto che non avevo paura di niente, che non conoscevo la paura, non sapevo cosa significasse.
Questa mattina, leggendo il Vangelo, che parla della fine del mondo con immagini apocalittiche, mi è tornata in mente la paura, quella di essere scoperta mentre facevo ciò che era proibito.
Mi sognavo la notte il giudizio finale e, volendo sfuggire a quello, mi sono allontanata da te.
Ma la paura era ed è paura del giudizio delle persone, cosa che ha condizionato la mia vita.
Ma, se almeno nella giovinezza potevo fare a meno di te, non mancandomi la salute, l’entusiasmo, la speranza, con il passare degli anni la tua presenza è diventata un’esigenza per confrontarmi con te, per cercare in te regole compatibili con la vita.
Alla ricerca di indicazioni sulla vita buona, ho scartato tutto ciò che non era dimostrabile, scartato tutto ciò che mi dava ricette del momento, bocciato tutto ciò che non appagava la mente e il cuore.
Mi sembrava che per esistere dovevo essere buona, brava, dimenticare me stessa e diventare quello che l’altro voleva che fossi.
Ma la non verità non paga.
Sono diventata esperta in coperture mimetiche, tanto che dicevo di me minimizzando che  ero un grande bluff.
Andare incontro ai desiderata degli altri mi faceva esistere.
Non sopportavo il rifiuto o l’indifferenza di chi mi avrebbe potuto condannare a morte.
La paura che ho negato da piccola come sentimento non buono, la vedevo rappresentata in mamma.
“Diana, la paura” si diceva, quando giocavamo a tombola e usciva il 90.
Poi la sua paura incomprensibile  è toccata anche a me.
Una paura irrazionale e ritenuta colpevole come colpevole erano ritenute le malattie che mi erano venute dopo sposata.
La malattia come la paura di stare sola non mi permettevano più di indossare gli abiti che mi erano sempre serviti per mimetizzarmi, per nascondermi.
Così ne ho inventati di sofisticati, ma portandomi dietro la necessità di dover essere come agli altri piaceva, perché il consenso che cercavo doveva essere universale.
Signore non so perché, meditando il Vangelo, ho detto tutte queste cose e direi che sono andato fuori tema.
Ma ora che ti ho incontrato e conosciuto, non ho paura di essere giudicata da te per un tema uscito male.
So che tu sei qui e mi hai guidato in questa riflessione perché prendessi coscienza dei miei limiti, perché ti ingraziassi per la verità che mi hai mostrato, che rende libere le persone di essere quelle che sono, di andare in carrozzella o camminare, di essere sana o malata, guarita o in via di guarigione, di essere vera, di non ricorrere a mistificazioni per nascondersi agli occhi altrui.
Perché tu sei un padre Signore che ama tutte le sue creature in modo speciale, unico, ma sei anche un Dio che non guarda a quello che faccio ma a quello che sono, ci fai esistere anche quando pecchiamo, un Dio che mi fai ogni giorno, ogni momento, un Dio che cammina con noi, che ogni giorno nutre e rinnova, plasma e riempie le sue creature.
Non ho paura Signore di te, ho paura di me, del male che posso fare e continuo a fare a me stessa e ai fratelli, quando sono giudice severo delle mie e delle altrui debolezze.
Ti ringrazio Signore perché il tuo sacrificio ci ha salvato una volta per tutte, ti lodo e ti benedico perché mi stai pian piano spogliando per scoprire il capolavoro che tu hai fatto con me.
Penso ai capolavori che faccio con Emanuele e un tempo con Giovanni.
Mi entusiasmavano quelli di Giovanni perché mi sorprendeva con le sue intuizioni.
Giovanni voleva mettere una forma alle cose, dare forma, rinserrandole nei suoi schemi mentali.
L’osservazione attenta lo ha portato a fare tanti capolavori che parlavano di te.
Emanuele non sa disegnare.
È un po’ come me, ma non me ne cruccio, perché partiamo da scarabocchi, perché poi lui possa vedervi le cose che conosce, che ama, che desidera.
La maggior parte del lavoro lo faccio io, ma lui vede ciò che io non vedo. Lui mi aiuta a vedere e io l’aiuto a rendere visibile l’invisibile.
Alla fine attacchiamo il capolavoro alla porta con due firme, nonna Etta e Emanuele, nonna Etta e Giovanni.
Che bello Signore vedere il mondo sotto il metro d’altezza!
Che bello scoprire ciò che già c’è, basta tirarlo fuori.
Tu Signore così hai fatto con me.
Mi hai spogliato perché mi volevi dare una veste perché risplendesse, attraverso di me, la tua gloria.
Così aiuto Emanuele e Giovanni a scoprire i doni di cui tu li hai colmati.

“Davano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù” (At 4,33)

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Davano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù” (At 4,33)
Che significa dare testimonianza della resurrezione del Signore Gesù?
Una volta Giovanni, il mio nipotino, mi chiese come potevo essere certa che Gesù era risorto e io gli risposi che c’era chi lo aveva incontrato nei quaranta giorni dopo la Pasqua e l’aveva raccontato.
E come lui aveva creduto alle storie che gli raccontavo prima di addormentarsi riguardanti me e la mia famiglia d’origine, così tanti credettero basandosi sulla fiducia del testimone.
Ma oggi, rileggendo il vangelo mi sono resa conto che non basta raccontare una storia perchè altri credano che è vera.
L’incredulità connota l’atteggiamento dei più stretti amici e collaboratori di Gesù.
Tommaso addirittura volle mettere il dito nei fori delle ferite, per credere che Gesù non era un fantasma.
Bisogna quindi averlo incontrato personalmente per dare testimonianza della resurrezione.
La resurrezione è un evento per noi incomprensibile, da un punto di vista umano, perchè solo chi è morto può eventualmente risorgere e non risulta che questo sia accaduto a qualcuno ad eccezione del Figlio di Dio, per chi ci crede, naturalmente.
Non tutti quelli, però, che hanno incontrato Gesù sono diventati suoi testimoni.
Perchè?
Per Giovanni che oggi è più grande dovrei trovare una risposta diversa alla sua domanda.
Dovrei parlare di morte e di vita secondo la carne e secondo lo Spirito.
Mi capirebbe?
Certo è che ci sono momenti della vita in cui ci si sente morti dentro, senza speranza, demotivati, angosciati, depressi, soli, momenti in cui il senso di quello che ci accade ci sfugge e non sappiamo dove andare perchè abbiamo perso l’orientamento.
Vivere è un peso, morire un guadagno.
La scienza e le leggi stanno mettendo a punto proprio una strada indolore per uscire fuori da situazioni insostenibili per chi ne è coinvolto.
Ma se la carne muore non è detto che la persona cessi di vivere.
Nasciamo nella carne e rinasciamo nello spirito.
Così dice il Vangelo.
Per rinascere dall’alto come Gesù dice a Nicodemo dobbiamo prima morire.
Quando un bimbo esce dall’utero della madre che lo ha generato piange, perchè deve lasciare il caldo e sicuro rifugio che lo ha custodito per 9 mesi al buio e immettersi in un mondo sconosciuto dove l’aria ti brucia i polmoni, la luce ti ferisce gli occhi, dove non è scontato che il cibo ti arrivi direttamente dentro la pancia.
Ma il bambino può essere abortito se non è accolto e custodito da un NOI , l’ utero che garantisce la vita del figlio.
Questo utero passa attraverso la comunione, l’accordo, l’amore dei genitori, amore che rimanda ad un amore più grande che è quello di Dio, ad un utero ancora più grande che ci comprende tutti, dove possiamo riconoscerci figli di un unico padre, fratelli in Gesù.
La comunione, la condivisione, l’accordo nel nome di Gesù favorisce, rende possibile l’apparizione del risorto, ci risuscita, ci dà ciò che manca alla perfezione dell’amore.
E’ incredibile come tutto questo accada senza che noi facciamo magie, come le chiama Giovanni, le magie dei riscontri tra le pagine del vangelo e la nostra vita feriale, ordinaria.
Queste magie gli fanno paura, perchè sfuggono al controllo della ragione e si sa cosa ci accade quando vogliamo controllare, pianificare, metterci sopra e non sotto la signoria diCristo.
Se il sacrificio di Gesù aveva lo scopo di farci tornare a casa, quella casa da cui i nostri progenitori si allontanarono, la casa della nostra famiglia originaria, è certo che lì non ci sono distinzioni, siamo tutti uguali in relazione al padrone di casa, al Padre che ci ha creato e alla SUA Famiglia, collaboratori tutti della nostra incolumità, garanti della nostra vita.
Nella pancia-casa di Dio si vive come si vive in una famiglia dove tutto è in comune, dove ognuno è a servizio dell’altro, dove a garantire che le cose si svolgano secondo giustizia, verità e misericordia, vale a dire con amore c’è Dio uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, distinti nelle funzioni, ma perfettamente sintonizzati sulle frequenze dell’amore.
E’ naturale quindi che la testimonianza nasca dall’amore, il motore di ogni cosa, sorgente di vita.
L’amore è da Dio, è dono , il primo e più importante dono che Gesù ci ha fatto morendo sulla croce.
E’ il dono dei doni da cui scaturiscono la fede e la speranza.
Se rimaniamo ancorati a Lui non stancandoci di invocare il Suo Spirito saremo testimoni credibili di resurrezione, perchè solo chi è amato può vivere, solo chi ama può dare la vita.
Grazie Signore che ci hai chiamati a far parte della tua famiglia a godere dei beni promessi già da subito, a vivere al di sopra delle nostre possibilità e capacità la grazia del perdono.

Gratitudine

VANGELO (Lc 17,11-19)
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.
+ Dal Vangelo secondo Luca
 
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore.
Questa mattina, dopo aver letto il vangelo riguardante l’irriconoscenza dei nove lebbrosi guariti da Gesù, mi voglio fermare sulla nostra endemica incapacità di ringraziare chi ci fa del bene.
Per cosa vogliamo ringraziare Gesù?
Fu la prima preghiera che mi venne in mente di insegnare a Giovanni, quando aveva meno di due anni.
Avevo pensato che c’erano nelle preghiere tradizionali parole che non avrebbe capito come” Ave, pietà celeste, luce perpetua”.
“Per le patate, per i colori!”, fu la sua risposta immediata guardando le cose poggiate sul tavolo dove stava mangiando.
Chi ci avrebbe pensato a ringraziare il Signore per le patate e per i colori?
Da lì cominciò uno splendido gioco, una gara che contraddistinse il nostro stare insieme, a casa, al parco e
negli altri spostamenti.
Grazie per il sole, grazie per il parcheggio, grazie per qualche adulto che al mare gli avrebbe fatto fare il bagno o avrebbe giocato con lui, visti i miei limiti deambulatori.
Era tanto infatti se con la macchina riuscivo a portarlo da qualche parte.
Giovanni divenne il mio maestro che mi bacchettava qualora mi dimenticavo di dire grazie a Gesù per il posto macchina trovato davanti all’ingresso del luogo dove dovevamo andare.
Oggi Giovanni va solo, è diventato grande e mi chiedo dove sono andati a finire i miei insegnamenti , visto che spesso, immerso nei suoi pensieri, attaccato al suo telefonino non solleva la testa neanche per salutare pur abitando di fronte.
E mi dispiace.
Me lo chiedo, ma forse è più giusto che mi faccia io un serio esame di coscienza per vedere se sono attenta, come quando mi prendevo cura di Giovanni, dei doni che ogni giorno il Signore mi elargisce, e lo ringrazio come facevo un tempo.
Devo dire con tutta onestà che i piccoli doni passano inosservati, occupata come sono a difendermi dagli assalti poderosi del nemico, che in questo momento è la malattia.
Non c’è dubbio comunque che me ne faccia, ma io penso sempre al dono più grande che mi aspetto e che non viene… e non mi accorgo di quanti angeli è cosparso il mio cammino.
Angeli che mi aiutano a superare i piccoli e grandi ostacoli che ogni giorno la vita mi mette davanti.
Il parcheggio, i colori, la patate…
Nostalgia d’altri tempi o straordinaria realtà che il Signore rinnova ogni giorno cambiando gli incarti ?

SEMI

SEMI

“Andate ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”(Lc 10,3)

Del Vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù si fa precedere dai suoi discepoli, persone che lo avevano conosciuto attraverso la parola e le azioni che lui compiva.
Perchè questo?
Gesù ha bisogno sempre di un profeta che gli prepari la strada.
Non appare all’improvviso, non fai un’esperienza di lui se non c’è stato qualcuno che ti ha portato la sua pace.
Non sono le belle parole, nè il numero delle valigie al seguito, 90 per il principino di Galles leggevo, niente di niente ti devi portare dietro, perchè quello che ti serve o ce l’hai dentro o non c’è valigia o sacca o treno o nave o che lo possa contenere.
Quindi Dio manda noi, che non sappiamo di teologia, che abbiamo una vita più o meno dura, sfigata, come ora si suol dire o tranquilla perchè il lavoro grazie a Dio non l’abbiamo ancora perso, i figli si comportano bene, sono rispettosi e studiano e si sono fatti una famiglia regolare, regolarmente sposati in chiesa, e poi un piccolo gruzzolo in banca per le necessità.
Insomma manda tutti quelli che oggi si mettono in ascolto della sua parola, giovani e vecchi, letterati e illetterati, tutti, ma proprio tutti perchè la messe è abbondante e gli operai sono pochi.
Spesso noi pensiamo che della messe e quindi del grano abbia bisogno Dio o gli affamati e non ci sfiora l’idea che anche noi dobbiamo mangiare e quel cibo ce lo dobbiamo procurare rispondendo all’invito di Gesù.
Un’altra cosa che mi ha colpito è quel non salutare nessuno mentre siamo impegnati nella missione affidataci.
La nostra generazione è maestra in questo e non avrà difficoltà a capire che quando stai chattando con l’amico del cuore non alzi gli occhi per salutare neanche fosse il figlio del re a passarti vicino.
Ebbene Gesù che è l’Amico per eccellenza non accetta deroghe e per Lui bisogna tirare dritto e andare diretti allo scopo.
Cosa portarsi dietro?
Niente.
Perchè l’unica cosa che Gesù ci chiede di portare è la pace e quella ci pensa Lui a darcela.
E poi andare insieme.
In due sappiamo che da un lato ci si aiuta, dall’altro ci si difende meglio, ma quello che è più importante è che ci si allena a fare la pace.
Perchè per portare la pace devi sperimentare ogni momento come sia difficile andare d’accordo con uno diverso da te, specie se è tua moglie o tuo marito.
La pace è frutto dell’amore e l’amore è basato sul perdono, il perdono sul desiderio di andare d’accordo.
Ma a questo pensa Lui che ci ha mandato e che solo così facendo ci educa alla comunione con LUI e ci introduce nelle stanze del re.
E’ quando non hai niente da portare che porti Cristo nella sua interezza.

Famiglia: segno di speranza(replica)

 

 VANGELO (Mc 1,7-11)
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Leggendo i Vangelo di oggi, non ho potuto fare a meno di ripensare alla trasmissione radiofonica relativa a questo argomento che in modo rocambolesco anni fa lo Spirito Santo ci assemblò, molto meglio di come l’avevamo preparata.
Invece di raccontarvela, ho pensato di riproporvi il POST, se qualcuno ha la pazienza e la voglia di arrivare fino in fondo.

http://www.diocesipescara.it/uffici/comunicazionisociali/radiosperanza/
http://www.diocesipescara.it/uffici/comunicazionisociali/radiosperanza/

POST del 12 gennaio 2008

Questa è la trasmissione che è andata in onda , oggi alle 11, così come la leggete, grazie  all’intervento provvidenziale di Splinder, su cui volevo postarla prima di uscire di casa.
Questo imprevedibile folletto, ha sconvolto l’ordine degli interventi miei e di mio marito, distinti dal carattere (normale-io,corsivo-mio marito) come li avevamo programmati, per un improvviso e inspiegabile “copia e incolla dove voglio io”. Non avendo il tempo per recuperare il lavoro preparato, per il blak-out della stampante, essendo già le 10.45, ho pregato che quello che andavamo a leggere avesse almeno un senso. Valutate voi.

Io intanto ringrazio il Signore  perchè, anche questa volta, ci ha aiutato a mettere ordine alle idee , in maniera così inusuale, ma sempre provvidenziale.

FAMIGLIA :SEGNO DI SPERANZA
Rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta

Tema: Il Battesimo

Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)
Dopo aver vissuto il grande mistero e lo stupore del Natale e dopo aver contemplato assieme ai magi la natività, ci siamo imbattuti in una festa che ci mostra un Gesù improvvisamente cresciuto, una festa che ci propone una sorta di carta d’identità del bambino che abbiamo contemplato, adorato, per quello che sarà il suo ministero, il suo annuncio, la sua presenza in mezzo agli uomini.
E’ il Padre stesso che ci presenta il suo figlio prediletto, come suggello della sua alleanza con l’umanità, e, quasi, ce lo consegna accompagnandolo con una benedizione.
Il festeggiato si è fatto grande, il grande sconosciuto delle feste Natalizie si è scomodato ed si è messo in fila alla cassa, per pagare di persona il dono giusto per noi.
Il Battesimo di Gesù conclude le feste, perchè il dono sia efficace.
Lui, che si è donato a noi nella mangiatoia ed è diventato pane nella casa del pane, Betlemme, è necessario che si faccia battezzare da Giovanni Battista.
Straordinario questo Dio che si mete in fila con gli altri e aspetta il suo turno per fare una cosa a prima vista irrazionale, incomprensibile.
Ma, riflettendo, abbiamo capito che per fare un regalo ti devi mettere nei panni dell’altro, devi traslocare nei suoi bisogni, nella sua casa e vedere cosa gli manca.
Il Battesimo prevede tre immersioni nell’acqua; tanti giorni ci vollero prima che Gesù risuscitasse.
Ci siamo chiesti cosa ha fatto nel frattempo e abbiamo trovato la risposta. E’ sceso negli Inferi, conoscendo la massima distanza dal Padre, per portare la buona notizia, il dono, anche a quelli che non avevano avuto modo di conoscerlo.
Canto: “Gioisci figlia di Sion” (Risorto per amore – CD 7)
Quando battezzammo nostro figlio non ci preoccupammo di approfondire la cosa. Per noi il Battesimo era il lasciapassare per il Paradiso pensando che a noi nulla competesse , se non il portarlo in chiesa e fargli una festa.
Ora che don Gino ci ha affidato le coppie che chiedono il Battesimo per i loro figli è la prima cosa che diciamo, premettendo che abbiamo una grande esperienza di come non si devono fare le cose e una piccola ma importante esperienza di come si devono fare.
Le situazioni, anche le più pesanti possono trasformarsi in occasione straordinaria di grazia, se facciamo entrare Gesù nella nostra casa o meglio entriamo nella sua, che è poi quella in cui ci ha riammesso con il Sacramento dell’iniziazione cristiana.
Solo 7 anni fa, se ci chiedevano cos’erano i Sacramenti, non avremmo saputo cosa rispondere.
Ora non abbiamo dubbi, perchè abbiamo sperimentato che essi sono doni che fa Dio all’uomo per vivere bene su questa terra e trasformare la sua vita mortale in vita eterna.
Al bimbo si fanno regali per l’occasione, ma è necessario che qualcuno glieli scarti, glieli metta in mano, ne conosca le caratteristiche, glieli faccia usare.
Nel pacco che Dio ci fa recapitare attraverso i genitori e i padrini quel giorno, c’è l’occorrente per non smarrirsi, per arrivare sani e salvi a destinazione.
I genitori e i padrini hanno il compito di scartare il regalo, di prendere ciò che vi è contenuto: fede, speranza e carità e mettersi d’impegno per trasmetterle al piccino , man mano che cresce, adattando le parole all’età come si fa per il cibo, che all’inizio si dà liquido, poi si omogenizza, poi si fa in piccoli pezzi perchè il bimbo lo possa digerire.
Trasmettere la fede, mantenere viva la speranza, testimoniare l’amore è compito di ogni genitore, di ogni educatore, di ogni persona che non si accontenta di fare regali ai propri figli solo a Natale, alla Befana e al compleanno, ma vuole che ne abbiano a godere tutta la vita.
Con il Battesimo diventiamo a tutti gli effetti figli di Dio, e non fa differenza che siamo stati adottati, perchè, a farci caso, anche noi uomini che siamo cattivi, i figli adottivi li trattiamo meglio di quelli naturali, perchè si pensa sempre che sono deboli e hanno bisogno.
E siccome Dio é più buono di noi, abbiamo detto a Giovanni, non chiama aiutanti il giorno di Natale o della Befana, ma si è messo all’opera Lui stesso per portarci i regali, da quando Adamo ed Eva, i nostri progenitori si sono allontanati da casa, dalla sua casa.
Il Signore, con il sacco pesante sopra le spalle, si è messo alla ricerca dell’uomo. Come un ladro pasticcione si è dimenticato di cancellare le tracce che potevano portare a Lui, anzi ha fatto di tutto perchè ci accorgessimo del suo passaggio. Ha vagato a lungo , ma l’uomo non aveva una casa, ecco perchè si è lasciato sfuggire tante meraviglie da quel sacco ad arte bucato.
Ha sparpagliato per l’universo frammenti di paradiso, perchè a tutti venisse voglia di tornarci.
Ogni tanto fuoriusciva, strada facendo, uno scintillante, una pietra preziosa da quello scrigno caricato sopra le spalle, un fiore, un sorriso, un abbraccio, una carezza.
Lui, la Befana del cielo si è messo in viaggio da quando ha pensato a noi, da quando ha cominciato a raccontarci le favole per toglierci la paura del buio e farci sprofondare nel calore delle sue braccia.
Le sue favole sono tutte scritte nel libro che ci ha consegnato, la Bibbia, ma molte ha lasciato che le raccontasse il vento, il sole, il mare, tutte le stelle, perchè ci sono mamme che non ce l’hanno quel libro e i loro figli non saprebbero dove trovare i segni della presenza di Dio.
Poi i suoi piccoli sono cresciuti e non si sono più accontentati, come capita anche tra noi.
I bambini, man mano che crescono, vogliono sempre di più e i genitori non riescono a tener dietro alle loro richieste.
Dio non ha mai smesso di lavorare come fanno tutti i papà e le mamme, perchè imparassimo a usare quanto era suo, senza danneggiarlo, perchè la sua casa , era destinata ad essere anche la nostra.
Come poteva permettere che la sciupassimo, quando sapeva che in quella avremmo dovuto abitare per sempre? Eppure lo abbiamo fatto.
Dove avrebbe potuto deporre i regali se all’uomo non ricostruiva la casa?
Ecco perchè è venuto ad abitare tra noi, perchè nel suo cuore ci ritrovassimo a casa.
Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)
Per questo abbiamo pensato che, argomento di questo incontro, poteva essere il Dono che ci porta Lui, contrapposto ai doni che il mondo vuole proporci, il Battesimo, che ci permette di rientrare nella sua casa, da cui si allontanarono i nostri progenitori.
In fondo, in questo tempo che ci siamo lasciati alle spalle, siamo andati in overdose di regali, fatti e ricevuti, se siamo tra i fortunati.
I piccoli, certo, lo sono stati, perchè, a distanza ravvicinata, hanno preso i regali da Babbo Natale e dalla Befana, che hanno poca o nessuna attinenza con quello di cui vogliamo parlarvi, a meno che non ci sforziamo di trovare l’aggancio giusto. Ma non è facile, specie se si ha a che fare con dei bambini.
Fin quando sono piccini, li si possono un po’ imbrogliare e loro, che sono furbi, volentieri evitano di fare domande imbarazzanti, perchè gli fa comodo credere che basta scrivere la letterina e promettere di fare i buoni, per ottenere quello che vogliono.
Il problema è, se mai, cercare, negli appartamenti dove si vive blindati, isolati dal mondo, un’apertura, per farci passare i regali. Almeno quelli.
Ma fuor di metafora un camino o il buco dell’aria condizionata, un balcone o una scala per arrampicarvisi si trova sempre, anche se è quello di un nonno, di uno zio, di un amico a cui sta a cuore la riuscita dell’operazione, che si presta, volendo anche a trasformarsi in uno dei due personaggi in questione.
Giovanni ha detto, guardando il ben di Dio che gli era piovuto dal cielo: “ Il prossimo anno faccio il cattivo, tanto Gesù i regali me li porta lo stesso”.
Tempo addietro la stessa frase mi era servita per dire che Gesù è buono e che continua a volerci bene, anche quando facciamo i cattivi. Basta decidere di fare i buoni, di riaccendere negli occhi gli scintillanti, come chiamiamo la luce che vi sprizza dentro, quando non siamo arrabbiati.
Meno male che Babbo Natale, alias nostro figlio, il papà, si è scordato di comprare le pile, alla pista, l’ennesima, anche se questa è la reclamizzatissima di hot-wheels, che non entra neanche dentro la sala e l’ha dovuta montare a casa nostra, in attesa di farle spazio.
Così gli abbiamo potuto dire che non era un caso e che a fare i cattivi non ci si guadagna.
Per le pile ha dovuto aspettare che riaprissero i negozi il 27, ma poi si è dovuto mettere a cercare le macchinine che aveva usato, nel frattempo, inventandosi una pista alternativa sul letto del fratellino.
E ci è voluto un giorno ancora per ritrovarle, seppellite sotto i giocattoli, per poterci fare una gara.
Che il digitale terrestre, arrivato a casa dei nonni, che poi siamo noi, comprato per tenerlo buono e fargli vedere i cartoni, quando alla Rai non c’è Trebisonda, sia andato in corto circuito, non appena attaccata la spina, ha fatto riflettere anche noi che forse quei soldi li potevamo spendere in modo più utile e intelligente.
Meno male che, navigando su Internet, che non è solo una diavoleria, abbiamo trovato questa storia a proposito della Befana. Almeno siamo riusciti a trasmettergli qualcosa attinente alla festa in questione.
I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere.
Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perchè là era nato il Salvatore. La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione.
I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perchè aveva molto lavoro da sbrigare.
Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino.
E così ogni anno, la sera dell’Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.
Canto:Voglio vedere il tuo volto” (Voglio vedere il tuo volto – CD 1) 
Noi grandi di regali ce ne siamo fatti ben pochi, visto come vanno le cose, non solo per noi.
Da tempo, del resto, il problema è, non riceverli, ma farli, tra gli spintoni, le luci, la musica, il sorriso forzato delle commesse, l’ansia di non arrivare.
Da quando il Dono speciale, inaspettato, straordinario, lo abbiamo trovato la notte della Befana di 8 anni fa, non possiamo dimenticarcelo, associandolo alle croci che numerose ci hanno interpellato negli anni precedenti, proprio nello stesso periodo.
La malattia e la morte, infatti, negli anni, sono venute a visitarci con una puntualità sconvolgente, proprio in quella data.
Non possiamo non ricordare che la malattia di Antonietta esplose con violenza proprio in quei giorni, come quella che portò, anni dopo, suo fratello alla morte.
Mio padre il 5 gennaio del 1995 e sua madre i 7 gennaio del 2006 ci hanno lasciato.
Strane coincidenze che non possiamo non collegare ad un’altra data, quella che ci ha fatto riconciliare con tutte le feste e ci convince che il Natale non l’ha inventato il diavolo, come a volte ci scappa di dire quando il mondo ci risucchia con i suoi finti doveri.
Così scriveva Antonietta sul suo diario, anni addietro, a commento di queste strane coincidenze
Il 5 gennaio del 1977 era la data fatidica, per rimuovere il gesso che mi aveva imbalsamato 10 mesi prima.
Ma ad aspettarmi non c’erano ali che mi facessero librare in volo come una farfalla, finalmente libera dal bozzolo.
Il rumore della sega elettrica che si muoveva sul mio corpo imbalsamato non disturbava le mie orecchie, tutte protese a sentire il tonfo di ciò che era diventato ormai inutile sostegno.
Mi svegliai dal sogno quasi subito.
Perché non riuscivo a stare in piedi?
Questo mi portò la Befana con un giorno d’anticipo quel 5 gennaio, dopo un anno di inenarabili sofferenze. Ne dovevo fare di strada per incontrare il dono giusto, fatto su misura per me, un altro 5 gennaio!
Dovevo mettermi in viaggio con i Magi e con loro accettare la fatica della ricerca, la stanchezza del cammino, il tempo dell’attesa.
Loro sono stati i battistrada per incontrarlo.
Era il 5 gennaio del 2000, quando ho visto la stella fermarsi sulla grotta
Il 5 gennaio finalmente sono entrata dentro la grotta!
Erano secoli che camminavo, secoli, non il tempo che dista dal Natale alla Befana…
Mi sono fermata il 5,…il Signore ha avuto pietà… non mi ha fatto camminare ancora… un giorno prima sono arrivata, ma Lui era lì ad aspettarmi….
Erano 2000 anni che mi aspettava…nella messa, la sera dell’Epifania.
Ma quel dono che Antonietta scartò per prima, non lo tenne tutto per sè. Il suo sguardo, le sue parole, la sua persona, tutto parlava di una luce che la faceva risplendere.
Così anch’io, incuriosito, mi sono messo in cammino come la Befana della storia che vi abbiamo raccontato.
E adesso siamo qui in due a parlarvi del fatto che Dio non fa preferenze di persone e che a tutti è dato di arrivare, contemplare, adorare il Signore: Magi e pastori, ricchi e poveri, grandi e piccoli.
Grazie a Dio, l’Epifania tutte le feste non se le porta via, perché, se i doni del mondo rispettano i calendari, per i suoi, tutti i momenti sono propizi, perché il tempo, morendo, l’ha trasformato in occasione perenne di grazia.
Non a caso la liturgia delle feste si conclude con la domenica successiva all’Epifania, in cui si celebra, il battesimo di Gesù, inizio e fondamento della festa più grande, preparata da Dio per ogni uomo.
La Chiesa, per paura che, riponendo in soffitta il Bambinello, ci mettessimo pure ciò che ci porta, per ricordarci che non c’è momento che non ce lo dia, ce lo presenta mentre si mischia alla folla, per ricevere da un uomo, Giovanni, ciò che lui è venuto a portare, rinnovando quel lavacro di acqua, con lo Spirito su di lui effuso.
Tu vieni da me? “ dice Giovanni, quando vede Gesù.
Gesù, nato tra gli escrementi, in una stalla, a Betlemme, viene da noi, viene incontro all’uomo, nel fango del fiume Giordano, allora, nella nostre case in disordine e maleodoranti, ora.
Tu vieni da noi, Gesù, ci viene da dire, non siamo noi che ti abbiamo scelto, sei tu che mi sei venuto a cercarci . Che cosa straordinaria, Signore, che tu ti sia ricordato di noi!
Il regalo è tanto più bello, quando giunge inaspettato, quando ti accorgi, scartandolo, che è quello che ti serviva, quello che non osavi nemmeno sperare .
Che bello Signore continuare, anche ora che siamo diventati grandi, a scartare i tuoi regali, che non finiscono mai, regali di cui non si butta niente, neanche il contenitore.
Certo perchè il contenitore che ti sei scelto è di carne e si chiama Maria, la madre che vuoi condividere con noi.
Grazie Signore per tua madre, grazie della pubblicità gratuita che abbiamo letta sulla Sacra Scrittura, grazie, perchè non paghiamo un prezzo aggiuntivo per lo sponsor, anzi il contrario.
Signore quanto sei grande, quanto infinita è la tua misericordia!
“Lui deve crescere e io diminuire” dice Giovanni Battista.
Lo sappiamo, Signore, che noi dobbiamo diminuire e tu crescere, altrimenti come possiamo continuare a fare regali ai nostri figli, sì che non rimangano senza quando diventiamo vecchi o non ci siamo più?
Che straordinaria Befana sei Signore Dio Padre Onnipotente!
Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

(Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Certo che se non avessi insegnato lettere per tanti anni, se non avessi corretto tanti temi e sottolineato tanti periodi sospesi per mancanza del verbo, non so quanto avrei capito di questa pagina fondamentale del vangelo.
Ci ho riflettuto quando Giovanni, mentre faceva i compiti di grammatica, mi ha chiesto cos’era un verbo.
Gli ho risposto che è la parola più importante, quella che dà senso al discorso, quella che permette agli uomini di comunicare.
E poichè doveva leggere e riassumere una storia, gli ho cancellato tutti i verbi per dimostrargli che non ci si capiva più niente.
Visto che si sta preparando per la Prima Comunione , ne ho approfittato per parlargli di Gesù, il Verbo di Dio, e di quanto sia importante la sua venuta per dare senso ai nostri discorsi e alla nostra vita.