” Non agite per vanagloria”(Fil 2,3)

Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXXI settimana del TO
” Non agite per vanagloria”(Fil 2,3)
Le letture di oggi ci parlano  di amore, dell’amore che non aspetta il ricambio.
Quando invitate qualcuno, dice Gesù, non invitate quelli che poi possono invitarvi a loro volta per affetto o per dovere, ma invitate zoppi, ciechi,storpi, tutti quelli che in cambio non hanno niente da darvi se non la loro presenza.
Ricordo una volta, l’ennesima che mi lamentavo con mio marito, perché, quando mangiava quello che gli avevo preparato, con fatica, con passione, con amore, sottraendo il tempo  ad altre faccende, non mi diceva mai grazie, né mostrava gradimento alcuno, né diceva se gli piaceva, non gli piaceva, se il cibo era migliore  o peggiore del giorno precedente.
Niente.
Silenzio assoluto.
A volte pensavo che, anche se fosse stata spazzatura, lui l’avrebbe mangiata, lo stesso, come accadde quando in montagna lo trovammo con la testa dentro il contenitore degli avanzi destinati ai cani.
Ma Gianni è sempre stato così: se una cosa è buona la divora, perché gli piace, se fa schifo la mangia veloce, così finisce prima.
Un giorno mi venne in mente che non potevo passare il mio tempo ad aspettare che mi ringraziasse, così ho pregato.
“Grazie Signore perché mi dai chi mangia le cose che cucino, perché mi fai vivere nell’attesa che qualcuno ritorni, grazie perché dai un senso alla mia fatica”.
Con la gratitudine avevo già fatto un percorso lungo e doloroso, tutto il tempo che i rapporti con mio fratello si deteriorarono a causa dei grazie che non mi diceva, quando gli portavo il regalo per il suo compleanno.
La cosa arrivò a pesarmi a tal punto che smisi di fargli gli auguri il 5 gennaio, data della sua nascita, e da allora smisi anche di frequentare la sua casa come del resto già aveva cominciato a fare lui con la mia.
Fu proprio quell’esperienza di non risposte che in un primo tempo ci inaridì il cuore, ma poi arrivò il Signore grande e misericordioso, a caricarci sul suo giumento.
Quando si ammalò in modo irreversibile, Gesù si prese cura di lui e, attraverso di lui, curò anche me.
L’ultima cosa che mio fratello comprò, nell’ultima sua uscita, fu una sedia per farmi stare più comoda, quando l’andavo a trovare.
Pian piano capii che il mio dono era lo stargli accanto, senza aspettare i suoi grazie.
Fu il periodo più bello in cui ci ritrovammo a raccontarci la nostra storia comune, interrotto purtroppo dalla sua morte prematura.
Ma il 5 gennaio dell’anno dopo fu proprio l’esigenza di cercare una sedia per sedermi che mi aprì le porte di una chiesa.
Mio fratello, nella sua malattia che lo convertì al Signore, aveva capito che avevo bisogno di incontrare il Signore, di sentire il Suo abbraccio mentre seduta ascoltavo la  Sua  voce.
Dal cielo  mi aveva mandato il suo “grazie”   nella notte dell’Epifania, mettendomi in braccio Gesù.
Le letture che oggi la liturgia ci propone mi ricordano episodi della mia vita che non avrei apprezzato se non mi fossi messa a sedere, perché anche io, dopo aver ascoltato la sua Parola, mangiassi di quei pani e di quei pesci che Gesù moltiplicò per le folle che lo seguivano.
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” Chi si umilia sarà esaltato” (Lc 14, 11)

Meditazione sulla liturgia di
sabato della XXX settimana del TO
” Chi si umilia sarà esaltato” (Lc 14, 11)
Gesù non ritenne un tesoro geloso essere figlio di Dio, ma mortificò se stesso, si abbassò per farci risalire dalla fossa della morte.
Il suo esempio ci guidi a entrare nella verità del vangelo.
Il senso è che non noi ci dobbiamo ritenere superiori agli altri, né occupare i primi posti, quando siamo invitati ( la Messa, la vita), perché solo chi ci invita( Dio) conosce il valore di ognuno e ci darà il posto che ci spetta a tempo opportuno.
Nel mondo purtroppo non succede che la stima e l’onore vengano dati a chi veramente se li merita, perché spesso il cuore dell’uomo è portato ad esaltare ciò che gli fa più comodo e a dare valore alle persone in vista di un tornaconto personale.
Solo Dio conosce i nostri meriti, se ne abbiamo, il nostro cuore e le nostre intenzioni e solo Lui può farci avanzare tra i primi se ne siamo degni.
C’è quindi il nostro giudizio, il giudizio del mondo e quello di Dio.
Noi uomini siamo spesso giudici incompetenti e interessati, per cui lasciamo che Dio ci dia il posto che ha scelto per noi, che, senza merito, occupiamo nel suo cuore.
Questa mattina mi  mi sono persa nella contemplazione del suo amore.
Ogni cosa che leggevo mi riportava a quanto noi valiamo per lui, quanto siamo importanti, quanto ha fatto per donarci la sua e non la nostra gloria.
Mi ha fatto molto riflettere il pensiero che se non ci avesse amato non ci avrebbe neanche creato.
“Io sono preziosa ai tuoi occhi” pregavo, “tu mi hai creato, sono tua, hai dato tutto per me.”
“Chi si vanta si vanti nel Signore”, mi veniva da dire, riprendendo le parole della Scrittura.
E così, meditando sulla presunzione, ho pensato cosa era giusto fare e pensare, ma ho riflettuto su quanto mi sia difficile mettere in pratica il vangelo.
“Gareggiate nello stimarvi a vicenda” è scritto.
Certo che a prendere istruzioni da questo manuale di lunga vita, vita eterna addirittura, sembra facile ma non lo è affatto, perché spesso mi ritrovo a considerarmi migliore di qualcun altro, nonostante mi impegni a vivere la Parola, a farla scendere nelle mie più intime fibre, perché mi nutra e mi tenga in vita.
Mi riconosco peccatrice e faccio il male che non voglio pur desiderando e conoscendo il bene.
Per questo invoco lo Spirito Santo perché scenda con potenza sulle mie relazioni e le abiti.
Chiedo a Maria di insegnarmi la sua umiltà perché possa dire che in me grandi cose ha fatto l’Onnipotente e che senza di Lui non posso fare nulla.

I bambini

 Meditazione sulla liturgia di
domenica della XXV settimana del tempo ordinario anno B
“Voi non ottenete perché chiedete male”.
“Chi è il più grande?”
La frase che mi ha colpito di più è quel chiedere male.
Già perché altrimenti non si spiega che le cose che ci affliggono non si risolvano per il meglio anche dopo un incessante preghiera.
Chiedere male.
Se una madre ha un bambino che sta morendo è normale che chieda la sua guarigione, se io ho un dolore che mi fa uscire fuori di testa è normale che chieda che mi passi …
Chiediamo male quando a Dio chiediamo soldi per comprarci la seconda macchina o anche la prima, se abbiamo possibilità, forza, per andare a piedi o con l’autobus.
Chiedere a Dio che incenerisca il nostro nemico è chiedere male.
Ma allora perché nel Vangelo troviamo scritto:”Chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto”?
Il fatto è che Dio non ci dà ciò che vogliamo ma ciò che ci serve, indipendentemente dal fatto che glielo chiediamo oppure no.
Ci sono cose che Dio ci dà, la maggior parte direi, che diamo per scontate, per cui non ci passa neanche per l’anticamera del cervello di ringraziarlo, mentre se non ci dà ciò che desideriamo ardentemente, ce la prendiamo con lui, attribuendogli la responsabilità dei nostri problemi irrisolti.
”Bisogna sperare che i desideri s’ incontrino”mi diceva un addetto ai lavori, quando mi lamentavo perché non c’era corrispondenza fra i miei e i desiderata di Gianni, il mio sposo.
Certo è che questo discorso allora non mi veniva di riferirlo al rapporto che abbiamo con Dio, perché allora Dio per me esisteva come complesso di colpa, un Dio che mi scomodava sempre, specie quando ho deciso di farne a meno.
I più grandi complessi di colpa li ho avuti nei suoi confronti e posso dire con assoluta certezza che non mi sono goduta appieno niente, perché ritenevo tutto quello che facevo contrario a ciò che era giusto.
“Bisogna desiderare che desideri s’incontrino” quando me lo disse lo psicologo, pensai che dovevo cambiare quelli di mio marito manipolandolo fino a fargli fare quello che io volevo.
Ma Gianni è un ariete tosto, duro, irremovibile.
Se fa una cosa è solo per compiacerti, ma dimentica subito il motivo alla base del tuo desiderio.
Oggi, riflettendo sul rapporto che abbiamo con Dio, mi viene da dire che è lui che spera che i nostri desideri si incontrino con i suoi, vale a dire che impariamo a desiderare ciò che lui vuole, perché sicuramente è quello che ci fa bene.
Con Gianni siamo arrivati a desiderare insieme le stesse cose o a rispettarci per quei desideri che non collimano.
Siamo convinti entrambi che i nostri desideri devono essere presentati a Dio, vagliati da lui, perché, se è cosa buona, Dio ce la concederà.
Ma spesso, molto spesso non ci capiamo e scoppia la guerra che per fortuna non dura molto.
Ieri sera i nervi li avevamo tutti a fior di pelle, perchè non sono solo i nostri da dover armonizzare, ma anche quelli di chi incrocia i nostro cammino, che non sono pochi.
Sono prove da presentare al Signore perchè senza di Lui non possiamo fare nulla.
Lui ci rende capaci di amore, di tenerezza, di pazienza, di perdono verso i piccoli in cui ama nascondersi.

“La tua fede ti ha salvata!”(Lc 7,50)

Meditazioni sulla liturgia di 
giovedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
“La tua fede ti ha salvata!”(Lc 7,50)
La peccatrice con il suo atteggiamento umile, pentito, adorante, testimonia visibilmente con i gesti ciò che Dio ha fatto per lei e mostra gratitudine a Gesù, incurante del giudizio negativo del padrone di casa, Simone il fariseo, e dei commensali, nei suoi confronti.
Il vero Cristiano deve suscitare domande, deve stupire, deve uscire fuori dagli schemi, quando tutto ciò è finalizzato ad esprimere a Dio la gratitudine per essere stati accolti, salvati, perdonati.
L’amore di Dio si manifesta nella riconoscenza che porta ogni salvato a rendergli grazie, a mettersi ai suoi piedi, a lavarglieli con le nostre lacrime, ungendoli con olio profumato, asciugandoglieli con i nostri capelli.
Ognuno di noi deve sentire l’impulso di fare a lui quello che lui ha fatto a noi, lavandoci i piedi per rimetterci in piedi.
Quindi nessuna vergogna a proclamare la nostra fede, a prostrarci davanti a Dio, a dire non solo con le labbra ma anche con tutto il nostro essere…
Signore grazie, Signore ti amo, Signore concedimi di rimanere qui ai tuoi piedi perché continui a prendermi cura di te, perché i tuoi piedi sono stanchi, sudati, gonfi…
Hai percorso e continui a percorrere tutte le strade del mondo,  per predicare il vangelo, la buona novella dell’amore che salva.
Concedimi Signore di darti questa piccola consolazione, questo conforto.
Chiamami Signore a questo ministero!
Ogni giorno canterò le tue lodi, se mi permetterai di farlo a te e mi aiuterai a non fare la schizzinosa per ogni fratello di cui non mi devo mai sentire migliore.
Voglio Signore che tu mi conceda di vedere un altro te in ogni persona che ha bisogno di essere rimessa in piedi attraverso il mio perdono, attraverso il mio abbassarmi e mettermi al suo servizio, ringraziandolo perché è il dono che tu mi fai di te stesso che continui a camminare per le strade del mondo.
Aiutami a non giudicare Signore, aiutami a fare quello che tu hai fatto ad ognuno di noi, aiutami Signore a non sentirmi mai a posto con te e con i fratelli.

“Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto” (Lc 7,6).

Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXIV settimana del Tempo ordinario
“Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto” (Lc 7,6).
Chi è degno Signore di riceverti nella propria casa?
Cristiani o non cristiani tutti abbiamo qualcosa da farci perdonare, abbiamo la casa in disordine, quella che tu ci hai dato per essere abitata dal tuo spirito, non tanto quella fatta di muri che provvediamo a tenere in ordine per salvare le apparenze o anche solo per ritrovare le cose quando la memoria comincia a fare cilecca.
Quando diventiamo vecchi riduciamo al massimo gli ingombri che potrebbero ostruirci il passaggio, quando oltre a noi devono passare carrozzelle o deambulatori.
Oppure provvedono i figli a buttarci le cose che a loro parere non servono a niente.
Se quindi siamo apparentemente a posto per quanto riguarda l’ambiente che ci circonda, non è poi così scontato che nei giovani come nei vecchi non alberghi un disordine più ostruttivo, quello dei pensieri, dei sentimenti non disciplinati, il disordine di una volontà deviata, il disordine del non amore come quello che ci illustra egregiamente San Paolo nella prima lettera ai Corinzi.
Mi ha colpito la frase:”Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri “ che la dice lunga sul malcostume che si evidenzia in occasione di certe feste, in cui ci si affolla attorno al tavolo dove sono posizionate le vivande e “Beati gli ultimi se i primi sono onesti!” come diceva mio padre.
San Paolo alludeva all’Eucaristia dei primi Cristiani, che era seguita da un pasto comune dove si consumava il cibo messo in comune, che ognuno portava da casa.
Ma se è vero che sta scritto“ quando due o più si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro”è epifania del Signore non solo in chiesa, ma ogni volta che le persone si radunano e condividono il cibo messo in comune.
Il radunarsi non è solo un radunarsi fisico, ma un raduno del cuore, nel momento in cui ti unisci ai fratelli nella preghiera e poi nell’agape fraterna, non trascurando i più bisognosi.
Prima di cominciare a mangiare non basta dire:” Signore benedici questo cibo che stiamo per prendere e fa’ che tutti ne abbiano”, lavandoci la coscienza, perché ci pensa il Padreterno.
Ci sono cose che facciamo inconsapevolmente, senza preoccuparci degli altri, pensando solo al nostro interesse alla nostra pancia, convinti che a noi nessuno può dire niente, perché non facciamo male a nessuno.
Il centurione, un pagano, ci dà una bella lezione di cosa sia la fede, che non è un affare per  primi della classe.
La fede non è pretendere ciò che ci spetta di diritto, ma attesa fiduciosa che Dio provveda a chi ne ha più bisogno servendosi di noi.
Ogni volta che vado alla messa nella cappellina della Madonna della Pace mi chiedo se l’orologio del sacerdote non sia per caso rotto, perché entra sempre con qualche minuto di ritardo, pur essendo già vestito e alla porta.
Ho capito solo da poco che il suo orologio è sincronizzato sulle esigenze dello Spirito che aspetta i ritardatari e non chiude i battenti a coloro che consapevolmente o meno arrivano a messa cominciata.
Così quella che ritenevo una scortesia nei confronti di quelli che arrivavano primi ( io sono una di quelli), la vivo come momento di grazia per gli ultimi e per me che ho più tempo per prepararmi alla comunione eucaristica.
“Domine non sum dignus” dice il Centurione e dovremmo dirlo ogni volta non solo con le labbra, quando andiamo alla messa, ma sempre con il cuore aperto ad accogliere la gratuità del dono che viene incontro alla nostra debolezza.
Voglio ringraziare il Signore perché attraverso la sua parola ogni giorno mi insegna qualcosa di nuovo e non è mai la stessa cosa come un tempo pensavo, una ripetizione noiosa di un testo già letto e riletto nell’anno e nel corso degli anni.
Gli anziani, per poter convincere Gesù, mettono davanti i meriti del Centurione che ha costruito la sinagoga ed è stato sempre benevolo nei loro confronti e della loro religione.
Ma a Gesù non interessano i meriti, perchè chi può vantarsi?
“Chi si vanta si vanti nel Signore” è scritto.

“Chi si vanta si vanti nel Signore “(1Cor 1,31)

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“Chi si vanta si vanti nel Signore “(1Cor 1,31)
I doni.
Il Dono.
Gesù, il Dono dei doni.
Dal tuo costato uscì sangue acqua Signore, il dono dello Spirito santo, che dette origine alla Chiesa, un dono incommensurabile di cui noi non siamo degni e di cui non conosciamo la potenza rigeneratrice e salvifica.
Tu sei risorto Signore per questo: per ridarci la vita che il peccato ci aveva tolto; sei venuto a morire per farci vivere.
Questo è il dono che tu ci hai lasciato, l’amore con il quale tutto fruttifica, tutto si moltiplica, tutto diventa buono, bello, utile, santo. Se non ci avessi regalato il tuo perdono Signore, avremmo continuato a vagare in una terra di lupi solitari, se non ci avessi rimesso in piedi e ci avessi ridato la dignità perduta, saremmo affogati nel mare e saremmo morti nell’attraversamento dei deserti nei quali la nostra condotta ci porta.
Signore il tuo dono è proprio ciò di cui noi abbiamo bisogno per mettere a servizio e far fruttare i talenti di cui ognuno di noi è stato dotato.
È un po’ come le lampade: tutti le abbiamo, ma non tutti le sappiamo far funzionare a tempo opportuno, non tutti ci procuriamo l’occorrente perché nel momento più importante le accendiamo per venirti incontro.
Tu Signore vieni, vieni all’improvviso, quando meno ce l’aspettiamo.
Ma non dobbiamo aspettare la morte per unirci a te nel sacro banchetto.
Ogni eucaristia è un invito a nozze, ogni gesto di amore gratuito è un’occasione per vederti, per incontrarti, per fare comunione con te.
E’ necessario che ci lasciamo incendiare, accendere dal tuo amore e ci lasciamo consumare attraverso l’olio che non noi ma tu ci spingi a comprare e a tenere custodito.
E’ l’olio della tenerezza, della compassione, l’olio del perdono, dell’amore che guarisce qualunque ferita.
” E’ quando sono debole, che sono forte” dice San Paolo
“Chi si vanta si vanti nel Signore”.
Io so Signore che nulla di ciò che faccio di bene dipende da me, però so che tutto quello che depongo i tuoi piedi tu lo benedici e lo rendi fecondo.
Voglio deporre i tuoi piedi questa mia vita così piena di contraddizioni, di dolore, di sofferenze, di rifiuti, di fatica, di tensione verso di te, l’unico vero bene, i miei dubbi, la mia stanchezza, la mia rabbia a volte negata e repressa che rode come un tarlo, la mia impotenza perpetuata nel tempo.
Ti metto davanti all’altare la paura di non farcela, i miei tentativi di volo ridicoli, le mie cadute, Signore, la mia sgangherata preghiera, la speranza che tutto finisca al più presto.
La mia lingua Signore quella voglio che tu purifichi, che la bruci con un tizzone ardente perché dica solo ciò che tu mi suggerisci.
Ti metto davanti la stanchezza Signore per una prova che si protrae da tanto tempo, le spalle dolenti, la difficoltà a separarmi da ciò che non mi serve, a liberarmi dei pesi, la confusione dei pensieri, la chiusura del cuore verso certe persone che non mi corrispondono, la mancanza di fede piena in te, Signore, lo spegnersi della speranza, la ricerca continua di certezze e di garanzie.
Signore ti metto davanti la mia umanità, il male e il bene che è dentro e fuori di me che si combattono.
Donami Signore armi sante, luminose, giuste per vincere la santa battaglia.
Aiutami Maria a vivere questo allenamento come strumento indispensabile per unirmi strettamente al mio Creatore e Salvatore, per condividere con te in cielo la gioia di salvare ed essere salvata nel Suo nome.

” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)

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” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)
“Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo”, trovo scritto sul calendario liturgico dello scorso anno, parole tratte dalla liturgia della festa di San Marco evangelista, come lo sono le parole che quest’anno l’editore ha scelto per sottoporle alla nostra meditazione.
Umiltà, grazia, annuncio del vangelo, testimonianza, vanno di pari passo e sono facce di una stessa medaglia, una medaglia che ogni volta mi stupisce e mi apre il cuore alla meraviglia, allo stupore alla lode e al ringraziamento.
Se parto dall’invito di Gesù ad andare in tutto il mondo a proclamare il vangelo, non posso che prendere atto che è impossibile anche solo spostarsi da questa sedia a cui sono ancorata, dopo una notte di fuoco.
Ho lasciato in punta di piedi la camera per permettere al mio sposo di riposare e sono venuta qui in sala, davanti alla finestra su cui i fiori bagnati dall’acqua e strapazzati dal vento continuano a parlarmi di Dio e delle sue meraviglie.
Fiori rossi, rosa, bianchi, lilla, gialli azzurri, colori che nessun temporale può cancellare dalla mente, dalla memoria, anche quando appassiscono e muoiono, anche quando sono in gestazione nel grembo della terra prima che esploda la primavera.
Ma decisamente oggi è un giorno grigio umido e piovoso e per niente accattivante, se non fosse questo piccolo spazio in cui mi sono rifugiata per meditare la parola di Dio che si è dilatato all’infinito e ha traslocato il mondo nella mia casa.
Così, ricordando il passato, pregusto il futuro vivendo un presente di grazia e di amore, di ricerca e di abbandono alla grazia di Dio.
Non posso andare ai confini del mondo per annunciare il vangelo ma sono certa che questo tempo passato in Sua compagnia Dio lo userà perchè la Sua parola si compia. Come non so.
Ieri mattina che le previsioni davano come giornata funesta per qualsiasi uscita , il Signore mi ha fatto il regalo di veder splendere il sole mentre pregavo connessa con don Massimo e gli scout riuniti sul colle della casa in campagna, a poca distanza da qui, dove Franco li aveva ospitati per via del probabile maltempo nel luogo lontano preventivato.
Gli avevo raccomandato di far benedire quella terra ereditata dove aveva conosciuto la donna che ha sposato da cui ha avuto Giovanni ed Emanuele, i nostri libri di carne.
Quella terra è sempre stata causa di divisioni nell’ambito della famiglia d’origine di Gianni e nella nostra, tanto che avevamo di comune accordo deciso di venderla.
Ma una profezia ci aveva detto che il Signore ci voleva parlare in disparte, su un monte, il monte dell’eredità e voleva con noi fare grandi cose.
Per quanti sforzi abbiamo fatto la conclusione di qualsiasi discorso era il disaccordo, la rabbia, il dolore per ciò che non riuscivamo a fare di buono in quella terra.
Così don Massimo ci ha detto la messa e Franco mi ha mandato la foto mentre solleva in alto le mani al cielo sgombro di nubi, immerso in un paradiso come poi ha detto.
Ho pregato tanto ieri mattina su quel monte, perchè la maledizione si cambiasse in benedizione, perchè quello che ci era stato tolto ci venisse restituito moltiplicato come suole fare nostro Signore.
E così è stato. Gianni dopo giorni di incomprensibile dolore al ginocchio e immobilità forzata me lo vedo davanti che cammina liberamente… Nel mio nome cacceranno i demoni..
San Giorgio ero certa che avrebbe messo una buona parola perchè fossimo liberati da tutte le iatture che ci erano venute da quell’eredità.
Ma se Gianni è guarito a me sono aumentati i problemi, visto che la notte, come al solito, l’ho fatta bianca per una sinusite che mi impediva di respirare se stavo allungata.
Sono certa che Dio sta operando attraverso la nostra debolezza, sono certa che combatte al mio fianco perchè questa notte e questa mattina non riesco a pregare se non con le parole dei salmi più belli..
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto… su ali d’aquila ti porterà.. sei il mio rifugio… benedici il Signore anima mia…
Per quello che mi ricordo non sono riuscita questa notte e neanche questa mattina a spostarmi dalla sua parola di speranza, di comunione, di amore.
Il Signore libera i prigionieri, il Signore rialza chi è caduto..
Chi è come te Signore?
Benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benfici…