La porta

SFOGLIANDO IL DIARIO…
29 ottobre 2008
Meditazioni sulla liturgia di
mercoledì della XXX settimana del T.O.
ore 4.40

“Sforzatevi di entrare per la porta stretta”.(Lc13,24)

Nella Bibbia si parla spesso di porte, una stretta e una larga.
Quella per entrare nel regno di Dio è stretta, quella che ci porta all’inferno è larga.
Nella parabola del buon pastore, Gesù indica qual è la porta e quale sia lo strumento per entrare nell’ovile.
Lui è la porta ma anche il guardiano delle pecore, per cui in Lui, via, verità, vita, si identificano.
In Lui troviamo tutto ciò che serve quindi per vivere.
Quando Gesù parla di vita, allude a una condizione esistenziale che prescinde dal tempo, e anzi lo annulla, trasformando il κρόνος in καιρός.
Il καιρός è il tempo delle occasioni favorevoli, il tempo dell’incontro con l’infinito di Dio.
Quando incontri Dio, esci fuori dal tempo per fare un’esperienza di vita totale, completa, profonda, eterna, trascendente.
La porta è Gesù, la porta stretta attraverso la quale passare per entrare nel grande mistero dell’amore infinito di Dio e naufragare dolcemente nel suo mare.
Ma perché troviamo scritto: “Io sto alla porta e busso?”
Che ci sia un’altra porta diversa da quella già qui citata?
Certamente.
La porta dell’uomo.
Non si può entrare nel regno di Dio se prima non abbiamo aperto la porta del nostro cuore a Lui, una porta che si apre dall’interno e che ci permette di fare conoscenza di Chi ci renderà capaci di diventare tanto piccoli da poter sperare di passare definitivamente dall’altra parte.
Già aprire il cuore.
“Aprite le porte a Cristo”, le parole del papa.
Gesù è l’unico dietologo che ci può far fare la cura dimagrante, insegnandoci e abilitandoci a fare a meno di tanti cibi dannosi per la nostra salute, cibi che ci portano alla morte.
Gesù, attraverso l’Eucaristia ci nutrirà con un pane speciale, il suo corpo che non provoca intolleranze, ma sicuramente ci depura da ogni scoria cattiva, dannosa, velenosa.
È questo un tempo in cui vanno di moda le medicine alternative per curare le intolleranze alimentari.
Siamo diventati tutti intolleranti e siamo disposti a venderci anche l’anima per trovare nei negozi addetti, farine alternative con cui impastare un pane che non ci intossichi.
Strano che tutto questo capiti oggi in cui il crocifisso è oggetto di discussione e causa di scandalo per molti che lo sentono come un attentato alla propria libertà.
Comunque la si veda la cosa, certo è che, se vogliamo dimagrire, per entrare nella casa di Dio e rimanerci per sempre, è necessario aprire la porta al medico alternativo, Gesù Cristo, che verrà se uno lo ama, insieme con il Padre e lo Spirito Santo, a dimorare presso di noi.
Le ricette sono pronte, basta leggerle e poi fare ciò che c’è scritto da 2000 anni a questa parte per capire il principio attivo, le indicazioni terapeutiche e gli effetti collaterali, che potrebbero turbare e far decidere di usare altri farmaci.
La porta stretta del Vangelo mi fa pensare oggi ad un’energica cura dimagrante che posso e devo fare, aprendo la mia porta a Cristo.

“Ricostruite la mia casa” (Ag 1,8)

(Ag 1,1-8)

Ricostruite la mia casa, in essa mi compiacerò.

Dal libro del profeta Aggèo

L’anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, questa parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, e a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote.
«Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!”».
Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo questa parola del Signore: «Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria, dice il Signore».

La parola che oggi la liturgia ci propone mi fa pensare alla famiglia, sempre più povera di case dove abitare, alla ricerca di chi o di cosa possa offrirle ciò di cui ha bisogno, uno spazio dove si coltivano piante in via d’estinzione, si allacciano legami che non si consumano, si tessono trame che non si scompongono, un luogo dove, nella ricerca dell’altro, l’uomo ritrova se stesso, dove, attraverso le relazioni intessute, si ricompone la sua frammentazione, la disgregazione a cui la società spesso lo costringe.
La casa dove ritrova la sua identità nell’essere uomo, nell’essere coppia, nell’essere famiglia, nell’essere popolo dei figli di Dio.
La casa, intesa come luogo dell’ascolto, del silenzio, della preghiera, della presenza di un Dio che si manifesta e cammina con noi, spazio di contemplazione e di adorazione, ma anche cantiere aperto a tutte le attività che servono per renderla stabile e salda, funzionale alle necessità di chi vi abita, aperta all’incontro e all’accoglienza.
Casa cantiere, dove le porte non sono blindate, dove le finestre sono aperte sul mondo, dove il pellegrino può poggiare il mantello e riposarsi.
Di quale casa ha bisogno l’uomo del nostro tempo? Chi deve accogliere, cosa deve contenere, la dimora dell’uomo che cerca l’unità di una vita vissuta disgregandosi attraverso le molteplici esperienze a cui la civiltà dei consumi lo chiama?
Se fosse un cane, diremmo che l’uomo ha bisogno di una cuccia e ci adopereremmo per costruirgliene una bella e confortevole, come anche se fosse un pappagallo, non ci sarebbe difficile costruirgli una gabbia quand’anche fosse d’oro.
Ma l’uomo ha bisogno di ben altro, anche se, a sentire la televisione o i giornali, sembrerebbe che i suoi bisogni siano belle donne, belle macchine, ricette per non invecchiare, cibo che non si prepara con la fatica, l’attenzione e l’amore di un tempo, quando il poco diventava molto nelle povere e sapienti mani delle nostre nonne, quando la sfida era invecchiare bene e con sapienza, quando il tempo non correva più in fretta dei sogni, quando la casa era riscaldata da veri camini di amore sofferto e condiviso.
“Chi è l’uomo perché te ne curi, chi è l’uomo perché te ne ricordi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi”.
Se l’uomo è così importante da suscitare tanta attenzione da parte di Chi ha costruito il mondo e tutto quanto contiene, sicuramente ha diritto a qualcosa di speciale.
La casa luogo dell’incontro con Dio, luogo dell’incontro con i fratelli attraverso i quali Dio si manifesta.
La vita alla casa lo dà l’amore che è fatto di condivisione, di solidarietà, di patire con e per, di rapporto stretto con un Dio che tiene unite tutte le stanze, attraverso i fili del telefono, della luce, le condutture dell’acqua e del gas…
Stanze di uomini, in comunicazione tra loro attraverso ciò che Dio dispensa con abbondanza, se si tengono aperti, puliti i canali, non lasciandoli otturare o rompere dal desiderio di isolarsi, appartandosi e agendo per conto proprio.
Bella e suggestiva è l’immagine (tratta dall’Antico Testamento), della casa tenda, come quella che si porta sulle spalle (come la croce), che si porta anche per gli altri, per i piccoli, i malati, gli anziani, ma che a sera si pianta per accogliere la famiglia , tenda che si dilata fino a non avere confini e ad abbracciare il mondo, pronta a ricevere, accogliere chiunque abbia bisogno.
La casa, cuore di un’umanità inquieta e sofferente, duro, incapace di amare, di donarsi, di dilatarsi.
La casa cuore di pietra che diventa cuore di carne, è l’immagine consolatoria che comunica il Dio della tenda, il Dio con noi, che viaggia con noi, che si mostra , si manifesta lì dove c’è fede, dove c’è apertura a Lui, dove c’è povertà di spirito, desiderio di essere da Lui riempiti.
Il Dio della tenda è il Maestro, per ricostruire le nostre case traballanti, fondate sulla sabbia, case in cemento armato che conservano l’armatura , per difendere il proprio egoismo e difendersi da quello altrui, case che hanno perso il cemento per tenere uniti i mattoni inerti che si staccano e rendono invivibile uno spazio sforacchiato, aperto a tutte le intemperie.
La casa dell’Antico Testamento è il luogo in cui Dio abita, dove l’uomo può abitare, perché la si porta dietro, sulle spalle, nel cuore, perché è aperta alle relazioni, al dialogo, aperta allo Spirito.
La casa di carne è quella che più di ogni altra noi siamo chiamati a costruire, quella che in Cristo Gesù si realizza, Gesù tempio, casa di carne, che si fa spezzare ogni giorno sopra gli altari dal sacerdote, che si fa pane per spegnere la fame di tutti gli affamati del mondo.
Nello sforzo di rendere visibile il Dio relazione d’amore, il Dio uno e trino, si costruisce la casa che può subire mille traslochi senza perdere mai la sua identità.
In una casa siffatta tutto appartiene a Dio e quindi vi prende stabile dimora la santità.
Partire dall’uomo primo Adamo, e tornare a Cristo, nuovo Adamo è l’unica strada per sapere di quale casa egli ha bisogno, quale casa ricostruire.

” La Gloria di Dio è l’uomo vivente”( S. Ireneo)

” Voi valere più di molti passeri”(Mt 10,31)

Ci sono momenti in cui pensi di non valere niente, di essere sbagliato, di aver lottato invano per una giustizia che è di là da venire, momenti che ti senti cadere le braccia perché il tuo fallimento ti sta davanti e tutto sembra crollarti addosso, momenti che ti senti un nulla, non amato, non cercato, rifiutato dai più intimi che un tempo ti mettevano sugli altari..
Momenti in cui ti prende uno scoraggiamento tanto grande da schiacciati, perché ti rendi conto di quanto sei piccolo, inutile, incapace, di quanto poco valga la tua vita per gli altri che ti hanno messo da parte, ti hanno dimenticato.
Ci sono momenti in cui la preghiera sale strozzata dal cuore e si ferma e rimani in silenzio, dopo aver constatato l’inutilità di tante parole che tu hai rivolto all’Eterno…
Ci sono momenti in cui ti senti polvere sulla bilancia, un granellino microscopico che una piccola folata di vento può spazzare, portare via lontano chissà dove.
Ci sono momenti in cui tutto ti sembra grande, troppo grande per te, gli ostacoli insormontabili, la paura che ti schiaccia, il deserto che si estende a dismisura…
Ci sono momenti in cui l’orizzonte è immobile come il tuo cuore che con le orecchie è teso a percepire un minimo movimento per convincerti se sei ancora vivo.
Ci sono momenti in cui quel Dio che hai celebrato nelle tua carte lo vedi presente ovunque, ma è troppo grande, irraggiungibile, lontano, incomprensibile.
Ci sono momenti che pensi ti si sia rotta la radio, è andata via la connessione, hanno tolto la corrente e tu sei rimasto al buio.
Sono quelli i momenti in cui il Signore ti richiama alla mente parole di speranza, parole di vita.
” Chi è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perchè te ne ricordi?.
Se ti fermi alla domanda soccomberesti.
” Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di Gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi”.
Ci sono momenti in cui non vedi la Gloria, non vedi l’onore, non tocchi le sue ferite. Non ci riesci perché le tue ti sembrano estremamente più grandi e dolorose.
Non riesci a benedire il Signore che ti ha dato consiglio, non ti interessano tanti suoi benefici perché stai male e continui a star male da tanto, da sempre.
Ti sembra di essere nata malata, di aver sempre sofferto che la gioia ti è sempre stata negata.
Ci sono momenti in cui il libro della vita sembra sigillato nelle pagine luminose e gloriose della Sua presenza vivificante e la memoria incapace di ricordare.
Ci sono momenti in cui il silenzio è l’unico protagonista della tua muta preghiera, una preghiera che sale dal profondo dell’anima che continua a sperare che il Signore si accorga di te, che ti chiami, che ti parli, che ti risponda, che si prenda cura di te.
” Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure nessuno di essi cadrà a terra senza che il padre vostro lo voglia”
” Voi valere più di molti passeri”
“Non ti ho detto se credi vedrai la Gloria di Dio?” (Gv 11,40)
Continuare a credere, in qualcosa o in Qualcuno?
Sento forte dentro di me la tensione verso la Persona che mi ha chiamato fin dal ventre di mia madre, sento che devo attendere in silenzio la sua venuta.
” L’attirerò nel deserto e la farò mia sposa per sempre”.
L’hai detto Signore e lo farai.
Sono qui nella stanza segreta del mio cuore dove ho trovato ancora semi di speranza nella Tua Parola.
Non posso vacillare.
Tu mi verrai in aiuto, perché sei Dio e non uomo e non dimentichi le tue promesse.
Tutta la terra è piena della tua Gloria…. la Gloria di Dio è l’uomo vivente…
Fa che io viva o Signore, fa che creda al potere del tuo amore!