Povertà

SFOGLIANDO IL DIARIO…

14 gennaio 2016
sabato I settimana del Tempo Ordinario
ore 9.13

” Io non sono venuto per i giusti ma per i peccatori” (Mc 2,17)

Quante volte ho letto questa parola e ho pensato che non mi riguardasse, ma quelli che vivono schiavi dei loro giudizi e pregiudizi, che scaricano sugli altri il dovere di essere buoni, bravi giusti, sentendosi esonerati dal rimettersi in discussione.
Ho pensato a tutti quelli che siedono al banco delle imposte per ricevere il tributo dovuto alla propria bontà, bravura, giustizia.
Chissà perchè la parola di Dio sembra sempre rivolta agli altri e pensiamo che Dio per noi è muto, non si interessa ai nostri problemi, non ci consiglia e non ci consola.
Come è accaduto questa mattina dopo l’ennesima notte di dolore, di lotta esasperata con il nemico che mi frantuma le ossa, mi macella la carne.
Ieri sera ho sperimentato come una che si ritiene già nella fossa, incapace di deambulare, di prendersi cura di se, di provvedere agli altri come sarebbe opportuno e giusto, possa essere utile al progetto di Dio, dandole lingua e sapienza in un incontro di fidanzati, dopo aver detto di sì a Lui, al Suo progetto d’amore.
Se non fosse stato per quella domanda che mi sono posta prima di prepararmi, di decidere di andare nonostante l’ora e il freddo e tutto il resto, sarei rimasta a casa avvoltolata nelle coperte a piangermi addosso, convincendomi che mi dovevo rassegnare ad essere arrivata al capolinea e che c’è un tempo per ogni cosa e per me il tempo di mettermi in cattedra era finito e dovevo consegnare il testimone.
“E’ per te Signore? Sei tu che me lo chiedi?” sono le domande che mi sono fatta, dopo essermi convinta che non era il caso di esibire le mie infermità.
Ho sentito nel profondo la sua risposta e ho preso coraggio e mi sono vestita, spogliata di ogni velleità, dell’orgoglio di essere brava, capace, in gamba per quel tipo di incontri.
Non avrei parlato sicuro, non ne avevo la forza, ma la vergogna quella l’ho superata, pensando che era il Signore che mi chiamava.
Poi tutto è diventato più semplice e al momento opportuno ho gridato, urlato la gioia del Signore risorto, la vita che nelle vene aveva ricominciato a pulsare come sempre quando parlo di Lui.
E’ l’ennesimo miracolo a cui assisto, di cui faccio esperienza, un miracolo che questa mattina mi ha fatto leggere con un altro spirito le parole scritte sul calendario liturgico.
“Non sono venuto per i giusti ma per i peccatori”
Ho pensato a quando facevo l’insegnante e quanta cura mettevo nel prepararmi.
Curavo il trucco, il vestito, l’atteggiamento, sì che tutto fosse ok per chi mi guardava, ascoltava.
Insegnante del metodo, tutta d’un pezzo, chiara ed efficace, coerente, di bell’aspetto ecc ecc.
Facevano a gara per scriversi alla mia sezione e io ne andavo fiera anche se la malattia mi costringeva a continue e brusche frenate.
Ho continuato a truccarmi anche quando mi hanno messo in pensione, chissà chi dovevo ingannare!
E ieri chi l’avrebbe detto che una povera vecchia handicappata e sofferente, con la mente annebbiata dai farmaci e da tante notti insonni sarebbe stata strumento di grazia nelle mani di Dio…
Così ho pensato che era bello essere sua figlia, sentirsi sua figlia, peccatrice, non ok per il mondo, ma immensamente preziosa ai suoi occhi, un padre che non ti lascia mai sola a combattere le sue battaglie, a portare alto il suo nome fino agli estremi confini della terra.

E’ QUANDO NON HAI NIENTE
CHE PORTI CRISTO NELLA SUA INTEREZZA

Bambini

Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXVI settimana del TO
letture: Zc 8, 1-8; Sal 101; Lc 9, 46-50
28 settembre 2015 ore 7.12

“Io salvo il mio popolo dall’oriente e dall’occidente”(Zc 8,7)

(Zc 8, 1-8 )La parola del Signore degli eserciti fu rivolta in questi termini:
«Così dice il Signore degli eserciti:
Sono molto geloso di Sion,
un grande ardore m’infiamma per lei.
Così dice il Signore: Tornerò a Sion e dimorerò a Gerusalemme. Gerusalemme sarà chiamata “Città fedele” e il monte del Signore degli eserciti “Monte santo”.
Così dice il Signore degli eserciti: Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze.
Così dice il Signore degli eserciti: Se questo sembra impossibile agli occhi del resto di questo popolo in quei giorni, sarà forse impossibile anche ai miei occhi? Oracolo del Signore degli eserciti.
Così dice il Signore degli eserciti:
Ecco, io salvo il mio popolo
dall’Oriente e dall’Occidente:
li ricondurrò ad abitare a Gerusalemme;
saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio,
nella fedeltà e nella giustizia.
Parola di Dio
VANGELO (Lc 9,46-50)
Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande.
In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».
Parola del Signore
La parola di oggi mi fa tornare indietro, agli anni della mia infanzia, quando noi bambini giocavamo nelle piazze e i vecchi ci stavano a guardare mentre condividevano ricordi, speranze, certezze.
Era bello correre spensierati con gli amici, inventando giochi, ripetendo quelli che ci avevano insegnato. … campana, nascondino, acchiapparello, rubabandiera, uno..due…tre…stella …
Sentirsi liberi di muoversi senza pericolo di rompere qualcosa, sporcare la casa, fare rumore e disturbare i vicini, libertà di muoversi all’aria aperta, sicuri sotto lo sguardo di chi vigilava sulla nostra incolumità, anche se doveva appoggiarsi ad un bastone.
Questo passo della scrittura mi ha ricordato i tempi della spensieratezza, quando c’era chi provvedeva al cibo e al vestito e al resto, quando la nostra unica preoccupazione era quella di fare presto i compiti senza macchiare il foglio con l’inchiostro, perchè durasse più a lungo il tempo del gioco.
I bambini sono oggi anche protagonisti del vangelo, simbolo di ogni persona creata per accogliere ed essere accolta.
La grandezza di cui i discepoli discutono è contraddetta da Gesù che vede nei piccoli racchiuso il mistero dell’amore di Dio, il mistero del regno dove gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi, perchè la grandezza sta nel servire e non nell’essere serviti.
Bambini non si nasce ma si diventa, ritornare bambini, vivere l’infanzia spirituale è la meta che dobbiamo cercare di conquistare, perchè solo se ti fai bambino Dio ti può abbracciare, solo se ti fai bambino gli altri sono portati a prendersi cura di te, solo se guardi con gli occhi di un bambino non hai paura anche se a prenderti in braccio è una nonna malata e malferma sulle gambe, solo se ti fai bambino capisci quanto bisogno hanno le persone di essere abbracciate e amate da te.
Questa è la lettera che ho scritto a Giovanni( il mio primo nipotino), il libro di carne inviatomi da Dio per spiegarmi il vangelo.

21 gennaio 2003
A Giovanni che gioca sul tappeto
Giovanni stai battendo le mani, seduto sul tappeto tra i tuoi giocattoli.
Gli occhi ti ridono, il piccolo corpo è percorso da un fremito di gioia, guardando le immagini che appaiono sullo schermo della televisione.
Non capisci, Giovanni,come sono belli questi momenti, come irripetibili quelli in cui non ti preoccupi e non pensi a ciò che accadrà nel futuro.
Non hai problemi, Giovanni, tranne quello di tirarti su il naso che cola, riuscire a prendere il giocattolo che in questo momento attrae la tua attenzione.
Ti guardo, Giovanni, sei affidato a me, questo pomeriggio.
Le ossa mi scricchiolano, i nervi, i muscoli del collo sono tesi come corde di uno strumento, mi fanno male, tanto male da chiedermi come io possa badare a te, mentre sto così male.
Il sudore esce dalle mie mani, dagli occhi, da tutta la pelle cui sono sottese le corde dei tendini impazziti.
Mi chiedo come sia possibile che io sia qui con te, piegata perché tu non ti faccia male, impegnata a distrarti e a farti sorridere, ad insegnarti qualcosa di più di quanto finora abbia appreso.
Tu tendi a me le manine, mi sorridi e mi accarezzi, affondando le dita nelle mie guance, aggrappandoti ai capelli fino a farmi male.
Io rido, Giovanni, e godo di te, del tuo essere così maldestro, incapace, indifeso, piccolo, godo della tua pelle morbida e vellutata, godo delle fossette che interrompono la carne tenera delle tue mani, godo dei tuoi piedini costretti in due paia di calzini, perché fa freddo, dei tuoi pochi capelli distribuiti in modo difforme sulla testa tornita da un artefice sommo, godo della tua bocca disegnata da un maestro mirabile, godo delle tue orecchie, del suono della tua voce balbettante sillabe che solo l’amore capisce.
Giovanni sei piccolo, ancora tanto piccolo da poterti tenere stretto e coprirti con le mie braccia.
Sei tanto indifeso che io, la nonna malata ti può difendere.
Ora Giovanni ti basta il mio occhio vigile, la mia mano dolente ma ferma, le mie braccia stracciate nelle più intime fibre per darti sicurezza e conforto.
Ti basta la mia voce che ancora persuade e comunica amore e tenerezza..
Fino a quando?
Giovanni oggi voglio godermi questo momento e ne ringrazio il Signore.
Quando sarai grande, ricorda di osservare i bambini.
Sono la più grande ed efficace scuola d’amore.

Visite

Meditazioni sulla liturgia di
domenica XVI settimana del TO anno C
ore7.50
Letture: Gen 18,1-10; Salmo 14; Col 1,24-28; Lc 10,38-42

“Maria ha scelto la parte migliore” ( Lc 10,42)

Signore, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo.( Gn 18,3)

” Dio è qui e non lo sapevo!” disse Giacobbe quando nella notte più buia e tenebrosa della sua vita dalla bocca del Signore ascoltò parole di speranza, promesse di vita per lui e la sua discendenza.
Dio nella Bibbia si manifesta sempre in modo impensato, improvviso, nuovo, sì che non possiamo impossessarcene e fargli fare quello che vogliamo.
Passiamo credenti e non credenti la vita a cercarlo lontano, magari confondendolo con altro e solo con il passare del tempo capiamo che dobbiamo scavare vicino, tanto vicino da non doverci neanche spostare di un millimetro da noi stessi, il luogo che Lui ha deciso di abitare per sempre: l’uomo, i suoi dubbi, le sue incertezze, la sua paura, precarietà, i suoi limiti, la sua ricerca, il suo desiderio di felicità duratura, la sua vita piena di contraddizioni.
Questa mattina leggendo la parola di Dio ho riflettuto su quanto sia importante credere che Dio ha visitato il suo popolo e ha suscitato per noi una salvezza potente come disse Zaccaria quando gli tornò la voce alla nascita del figlio.
“Beati quelli che credono senza aver veduto!” dice Gesù a Tommaso.
A Zaccaria gli ci vollero nove mesi di silenzio perché quel figlio nato nella vecchiaia gli rivelasse la luce vera.

Attraverso l’esperienza delle persone che sono state da te visitate, Abramo, Marta, Maria, Paolo mi chiedo da che parte sto, se ti accolgo nella mia casa come fece il nostro patriarca non limitandosi a dare ordini alla moglie e ai servi, ma con zelo collaborando a che tu ti sentissi a tuo agio in casa sua, a che niente delle cose migliori ti fosse tolta per il dono che non lui ma tu gli stavi facendo, fermandoti davanti alla sua tenda.
O sono come Marta, che pur accogliendoti nella mia casa, nella foga del fare, mi perdo la parte migliore?
Vorrei tanto essere Maria, seduta ai tuoi piedi, che pende dalle tue labbra e non si lascia sfuggire niente delle cose che tu dici.
Mi piacerebbe riuscire a fermarmi, venire in disparte e riposarmi un po’ e, dimentica dei doveri, salire sul Tabor per godermi un po’ di paradiso.
Riuscire a fare silenzio, fare il vuoto, lo sgombero per farti entrare non è cosa facile, per me. Tu lo sai Signore.
Per questo continuo a cercarti lì dove tu non ci sei e mi affliggo e ci rimango male.
“Io sto alla porta e busso” hai detto, perché rispetti la nostra libertà e non vuoi forzarci la mano.
Io lo so che ti presenti nelle ore e nelle situazioni più impensate, so per esperienza che bisogna stare svegli, con i fianchi cinti e la lucerna in mano e l’olio della preghiera nella memoria di tanti tuoi benefici, l’olio dell’attesa paziente, della fede che verrai a stare con me per sempre e non solo per un momento.
Mi piacerebbe sentirti sempre vicino ma i limiti della carne stendono un velo sul tuo volto e le mie orecchie non percepiscono il soffio leggero del vento dentro cui tu ti nascondi.
Te ne andrai via da Abramo, dalla casa di Betania, te ne andrai via dalle case che ti hanno accolto Signore per tornarci una volta per sempre.
Ma dopo.
Il tuo apostolo Paolo poté dire a ragione che tu abiti in noi, che tu con la tua morte hai fatto all’uomo una casa dove poter abitare, una casa di pietre vive, in cui la parola si può incarnare in tutto ciò che ci manca.
Paolo dice che nel corpo completa ciò che manca alle tue sofferenze per la salvezza dell’umanità.
Sono parole forti che come Paolo potremmo dire anche noi che con il Battesimo siamo diventati re, profeti e sacerdoti.
Il dono dello Spirito ci rende capaci di vivere con te in te e per te ogni gioia e ogni dolore, di operare a che tutto il corpo sia nutrito dal sangue e dall’acqua che sgorgarono dal tuo costato trafitto.
Sarebbe bello Signore sentirsi una sola cosa con te, fare nostri i tuoi pensieri, i tuoi desideri, fare nostra la tua vita di amore e di passione per ogni uomo che si allontana da casa, che cerca la casa, che non vive in casa.
Sarebbe bello Signore non porsi tante domande e fidarsi totalmente di te, di quello che ci accade, guardandolo con i tuoi occhi, partecipando con tutto il nostro essere con te a coltivare e rendere rigoglioso il deserto che stiamo attraversando, la sabbia che stiamo calpestando.
Sarebbe bello se non passassi oltre ma ti fermassi definitivamente dentro il mio cuore.

“Rimanete nel mio amore”(Gv 15,9)

Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della V settimana di Pasqua
Letture; At 15, 7-21; Salmo 95; Gv 15, 9-11

“Rimanete nel mio amore”(Gv 15,9)

Signore ho sempre pensato di non essere stata amata abbastanza, nel modo giusto, di essere stata sempre l’ultima ruota del carro e che se volevo amore lo dovevo comprare con la mia bravura, i miei sacrifici, i miei meriti.
Mamma diceva che io mi ricordavo solo le cose negative della mia vita, ed è vero.
Non ho mai ringraziato nessuno per quello che avevo, tutta protesa a guardare solo ciò che mi mancava, che mi sembrava la parte più considerevole.
Ho fatto sacrifici enormi per ottenere ciò che mi serviva per non dipendere dagli amori imperfetti della famiglia, degli amici, degli educatori.
E’ stato un vanto per me riuscire a guadagnarmi un posto in questo mondo avaro di coccole e di carezze.
Non ti conoscevo Signore e il mio pensiero non andava oltre ciò che mi veniva dai miei, a mio parere poco, troppo poco per i miei appetiti .
Con mamma avevo un conto in sospeso perché pensavo che avesse approfittato del mio carattere arrendevole e delle mie capacità per caricarmi di pesi superiori alle mie forze.
Mi è stato molto difficile riconciliarmi con lei, fare un cammino di perdono e solo quest’anno, ne sono passati dieci dalla sua morte, sono riuscita a deporre una rosa sulla sua tomba.
Questa mattina, leggendo il vangelo, ho pensato al tuo amore e a quello che mi era stato dato dalla mia famiglia e ho gioito perché per la prima volta ho percepito quanto mia madre mi amasse.
Ho ripensato a ieri quando, riordinando la casa, non ho potuto fare a meno di constatare che le cose più belle che l’arredavano erano regali di mia madre.
Non mi ero mai resa conto che erano gli unici sopravvissuti all’incuria, al tempo, alle mode e alla disinfestazione che nell’arco degli anni sto facendo di tutte le cose inutili e brutte che la ingombravano.
Ieri mi sono resa conto del bene che mi ha voluto, privilegiandomi rispetto agli altri figli, cosa del tutto nuova rispetto ai sentimenti che mi hanno animato per lunghissimi anni.
E poi, riflettendo, ho pensato che mamma con me si è comportata come tu ti comporti con i tuoi figli, dandomi fiducia.
Mamma ne ha riposto in me tanta da affidarmi compiti apparentemente improponibili ad una bambina poco meno che adolescente.
Ma lei, come te, aveva visto la determinazione e la tenacia che mettevo nel perseguire l’obbiettivo, aveva considerato i pesi da affidarmi in proporzione della robustezza delle mie spalle, ma anche la disponibilità a dire sempre di sì per farla felice.
Quando mi ammalai, appena nato il nostro primo e rimasto unico figlio, mamma si fece carico di tutti i nostri bisogni e provvide a tutto ciò che serviva, pur essendo ancora in servizio nella scuola e avendo ancora in casa una figlia da accudire e papà molto malato.
Ti voglio ringraziare Signore perché mi parli di te attraverso le esperienze della mia vita che mi sembrava tutta sbagliata.
I tuoi doni li apprezziamo purtroppo solo quando le persone di cui ti servi per donarci il tuo amore non ci sono più.

Ricchezza

Image for Un fiore per te

(Sal 145)
Loda il Signore, anima mia.

Oggi Signore ci parli di cosa ne sarà di noi se ci comporteremo come il ricco epulone,
In questi tempi di magra pochi si sentono scomodati, rimessi in discussione dalle tue parole. I ricchi sono pochi rispetto alla massa dei nuovi e vecchi poveri creati dall’insensatezza dei nostri governanti.
Andremo tutti in paradiso? Possibile che oggi la tua parola non ci interpelli e ci porti a pensare che tu non stai parlando a noi che non abbiamo niente o quasi niente da condividere con gli altri, percè a malapena riusciamo a sbarcare il lunario con le pensioni da fame, il lavoro che è una chimera e tutto il resto.
Non posso pensare che oggi tu per me non hai parole di vita, per questo voglio fermarmi a pensare di quali ricchezze io disponga e se mi comporto come il ricco Epulone.
Perchè non bisogna vestire di porpora e imbandire banchetti ogni giorno per dirsi ricchi. Abbiamo tante cose di cui non ci rendiamo conto, cose scontate per le quali non ci sognamo di ringraziarti, lodarti e benedirti.
Sto meditando su quali ricchezze ho, costretta su una sedia a rotelle, quando va bene.
Oggi avrei voluto provare ad andare a messa dopo mesi che non esco di casa, ma Giovanni, il mio nipotino ieri è stato tutto il giorno al Pronto Soccorso per un laringospasmo.
I genitori oggi hanno una riunione scout importante, essendo capi.
Visto che ci abitano di fronte, mi hanno chiesto se potevano affidarci i loro figli perché Giovanni è fortemente provato e deve dormire.
Anche se subito mi è dispiaciuto, poi ho ringraziato il Signore perché mi ha mostrato che se non mi prende è perché sono ancora utile da viva, nonostante in questi ultimi tempi abbia desiderato più volte morire, perché mi sentivo un peso per tutti.
L’ho lodato perché mio figlio e la moglie sono impegnati ad accompagnare la crescita cristiana di tanti ragazzi.

PREGARE SEMPRE SENZA STANCARSI MAI

 

Meditazioni sulla liturgia di
sabato della XXXII settimana del TO anno pari
letture:3Gv 1,5-8; Sal 111;Lc 18,1-8
“Eterno sarà il ricordo del giusto”
Sembrano avere poca attinenza la prima con la seconda lettura. Nella prima (3 Gv ,5-8) si parla di ospitalità gratuita fatta in nome del Signore Gesù Cristo.
La gratuità è alla base di ogni azione che parta dal cuore di Dio e dal cuore di qualsiasi uomo che si lascia illuminare da Lui.
Di gratuità  e di amore si parla anche nel vangelo contrapposti allo spirito del mondo che agisce sempre per un proprio tornaconto.
Nel caso del giudice iniquo e delle giuste richieste della vedova, la molla dell’agire del primo sicuramente non è l’amore ma un desiderio di sbarazzarsi prima possibile di una persona scomoda che disturba il suo normale e  gaudente tran tran.
Il giudice iniquo quindi fa giustizia e accorda alla vedova quanto gli viene chiesto, come peraltro è suo preciso e specifico dovere.
L’orfano e la vedova erano tenuti in grande considerazione nella società ebraica come aveva prescritto Mosè.
La vedova quindi vede esauditi i suoi desideri, trova risposta alle sue richieste di aiuto e di giustizia con la sua insistenza, perseveranza nella richiesta a chi non è Dio, ma un uomo che si stava comportando ingiustamente.
Nel racconto parabola, per antitesi, si aggiunge un altro personaggio, Dio, che sicuramente non si può paragonare ad un giudice ingiusto che fa i suoi comodi e non risponde alle nostre preghiere, anzi.
Da quello che troviamo scritto pare che Lui non solo risponde alle preghiere dei suoi eletti che a Lui si rivolgono giorno e notte, ma  le esaudisce prontamente.
Cosa che non sembra accadere , perchè a volte passano anni prima che la nostra preghiera sia esaudita, oppure non ne vediamo il frutto se non dopo la morte.
C’è quindi qualcosa che non funziona nella nostra esperienza di Dio.
Io credo che il Vangelo sia uno scrigno pieno di perle preziose e che quelle che a prima vista sembrano le più scadenti, con il tempo si rivelano le più pregiate.
Quindi che la nostra preghiera venga esaudita prima ancora che la formuliamo sono certa.
So che in questo momento, lo credo fermamente, che Dio è all’opera per farmi giustizia e che non mi rimanderà a mani vuote.
Ma come per ogni cosa che decidiamo di fare per un altro abbiamo bisogno di un tempo, così Dio, non perchè non sia capace di fare magie, ma perchè ciò che poi ci dona siamo in grado di apprezzarlo, usarlo nel migliore dei modi.
In fondo il nostro rapporto con Lui è come una scuola, dove se non ti impegni non impari nulla e rimani una capra per tutta la vita.
Il maestro, il professore ogni giorno s’impegna a spiegare, correggere i compiti assegnati, ma solo alla fine degli studi noi potremo con quel bagaglio affrontare la vita, il lavoro ecc ecc.
Ciò che muove Dio è l’amore e tutto quello che fa è per il nostro bene.
A noi il compito di essere attenti alla sua parola, fare domande, impegnarci sempre, senza saltare neanche una lezione, perchè alla fine possiamo riconoscere che la Sua giustizia è anche la nostra giustizia, perchè Dio fa bene ogni cosa.

“Camminate nell’amore”(2Gv 1,6)

Meditazione sulla liturgia di
venerdì della XXXII settimana TO
“Camminate nell’amore”(2Gv 1,6)
” Dove sarà il cadavere, là si raduneranno gli avvoltoi” (Lc17,37)
Delle letture di oggi, la prima mi conforta, perché è soffusa di speranza per chi cammina nell’amore, per chi segue Cristo.
Ma il vangelo è minaccioso, perché presenta il conto a quelli che magari hanno letto distrattamente la lettera di Giovanni e non hanno preso sul serio quello che c’è scritto.
Il fatto è che Gesù ha parlato prima di Giovanni, e che, se Giovanni parla come parla, è perché ha fatto esperienza dell’amore del maestro, della sua passione per l’uomo, per la sua infaticabile testimonianza di ciò che è buono, bello, vivificante per la sua creatura.
Per paura di non essere frainteso, si è incarnato, è diventato uno di noi e ci ha mostrato la strada per sopravvivere alla più grande delle catastrofi: la morte.
Giovanni, non fa altro che continuare il discorso del maestro, illuminato dallo Spirito che, non dimentichiamolo, non ci salta, non tocca solo i santi, ma anche e soprattutto gli ignoranti, i  consapevoli di esserlo, i peccatori, i bisognosi di Dio.
Così Gesù presenta il conto e dice come vanno a finire quelli che non hanno ascoltato la sua parola, non hanno osservato il grande comandamento.
Se anche le letture sono ravvicinate a tal punto che sembra non ci sia tempo per ammortizzare la mazzata del castigo finale, dobbiamo pensare che Giovanni , il discepolo che Gesù amava, quello che con Maria stava sotto la croce, che l’accolse in casa sua, non ha fatto altro che dire con convinzione ciò che aveva imparato frequentando il maestro e sua madre, ripieno di Spirito santo.
Certo a noi pensiamo che tutto questo non ci possa capitare, cioè di vivere alla sequela di Cristo, di seguirlo sulla strada del Calvario, di assistere alla sua morte e resurrezione.
Pensiamo che Giovanni è stato fortunato e ha fatto esperienze che a noi sono negate.
Eppure Gesù continua a rivolgersi ad ognuno di noi, perchè è risorto e vive  nella sua Chiesa e ci parla ogni giorno, ogni momento della vita perchè ci ha scelti, perchè ci ama, perchè continua ad effondere il Suo Spirito su di noi, testardi ciechi e impauriti.
La morte fa paura a tutti, anche quando diciamo di desiderarla e umanamente cerchiamo tutti i rimedi possibili per evitarla o procrastinarla.
Vorremmo essere noi a decidere il quando e il come, ma chi ci ha dato la vita nel tempo che credeva opportuno, così ce la può togliere all’improvviso.
Per questo ci avverte di tenerci pronti ad accogliere il dono, perché di dono si tratta quando sei sottratto ad una realtà corruttibile per entrare nell’ incorruttibilità dell’amore di Dio.
Gesù ci avverte, Giovanni ci rassicura, tanti testimoni ci hanno mostrato le meraviglie dell’intimità con il nostro Creatore.
Sono passati 2000 anni e il cielo brillano stelle più luminose di quelle create da Dio per illuminare la notte.
Sono i suoi testimoni, i santi che riflettono la luce di Dio perché si specchiano in Lui.
Man mano che procediamo la parola di Dio diventa più credibile, più comprensibile , più praticabile per via dei suoi santi e testimoni della fede.
 Così confortati facciamo in modo che la morte ci trovi vivi e che gli avvoltoi vadano a saziarsi da un’altra parte.