“Si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35)

“Si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35)
Che dire Signore di questa parola? Anche se tu mi hai fatto sperimentare la gioia del dono fatto con sacrificio e quanto più grande è il sacrificio, tanto più quel dono acquista valore e dà pace e gioia profonda, pure non riesco a ripetere con naturalezza ciò che so mi rende beata.
Tu mi realizzi tutto questo Signore quando esco da me, dal mio isolamento, dal mio orgoglio e vengo a te che ti nascondi in ogni persona da te generata, ogni fratello a cui tu hai dato la vita.
La tua vita Signore l’hai messa nelle nostre mani, hai dato il tuo corpo in pasto ai tuoi aguzzini, ai tuoi persecutori e continui a darlo sugli altari a tutti quelli che vi si si accostano, pur non essendone degni.
Non meritiamo tanta benevolenza e ogni giorno di più ne prendo coscienza.
Con le parole di Davide mi viene naturale rivolgermi a te.
(Salmo 50) “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.”
Troppo grande è la colpa Signore e l’espiazione sembra addirittura impossibile.
Confido nel tuo aiuto, nell’aiuto e nell’intercessione di Maria e di tutti i tuoi servi che collaborano alla realizzazione del tuo progetto di vita, di eternità.
Signore tu hai chiesto al Padre di consacrarci nella verità.
Attraverso la consacrazione a Maria ti chiediamo di appartenerti completamente, ti chiediamo come diciamo nel Padre nostro che tu ci custodisca dal maligno, perchè siamo tuoi, gregge del tuo pascolo.
Signore oggi ti presentiamo le nostre intenzioni di bene, per la mediazione di Maria.
Purificale e realizza ciò che feconda la terra, ciò che dà vita a noi e a tutti i tuoi figli.
Il tuo e nostro nemico sia tenuto lontano dalla preghiera potente tua alla quale con umiltà ci associamo.
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“Andate e proclamate al popolo queste parole di vita”(At 5,20)

“Andate e proclamate al popolo queste parole di vita”(At 5,20)
Delle letture di oggi voglio soffermarmi sulle parole che mi hanno più colpito.
Luce, vita, verità, libertà, salvezza.
Non ci salviamo da soli, questo è certo, anche se ci illudiamo del contrario.
Io sono una di quelle che non ha mai messo in dubbio il fatto che da soli bisognava sbrigarsela, arrangiandosi, inventando mille strategie alternative per uscire dal fosso.
“Pregherò quando sarò guarita” risposi ad una collega che mi aveva consigliato di chiedere a Dio la guarigione, dopo tanti anni di sforzi umani naufragati nell’insuccesso, sforzi di medici e miei personali per non arrendersi mai.
Arrendersi per me era una debolezza inaccettabile e sulla base degli imput di mia madre ” Arrangiati” per qualsiasi cosa le chiedessi, ho imparato a sbrigarmela da sola e poi anche a dispensare consigli a chi era in difficoltà.
Senza di Lui, Gesù Cristo, non possiamo fare nulla, con Lui tutto è possibile.
Purtroppo i migliori anni della mia vita li ho sprecati a portare il masso di Sisifo sulla montagna che puntualmente mi ricadeva addosso, e come Atlante sentivo il peso, la responsabilità del mondo intero , portandomelo sopra le spalle.
Ero convinta che volere è potere e che non bisogna mai arrendersi.
La mia cultura classica non prevedeva sognatori come Gesù, il figlio di Dio che era venuto a salvarci, a darci l’aiuto necessario quando il fosso era più grande.
Ma chi mi aveva parlato del Dio di Gesù Cristo? Chi di una salvezza gratuita, di un amore così grande non da combattere ma da accogliere e trarne ogni genere di beneficio?
Gli dei della mitologia greca si sa come si comportavano e io ero imbevuta di quella cultura. Per me era naturale che la giustizia si potesse ripristinare rubando il sacro fuoco al re degli dei.
Novello Prometeo senza rimpianti la notte pagavo lo scotto di tanta audacia con un avvoltoio che mi divorava il fegato che di giorno però ricresceva più rosso e più vivo che mai.
Il fuoco, la luce, per averla, avevo dovuto pagare un prezzo grande, ma non mi importava, perchè in me sentivo forte il desiderio di ripristinare la giustizia per tutti a qualsiasi prezzo.
“Quante cose si possono fare con Gesu’!” le parole che mi accompagnarono dopo la conversione, parole di un bimbo a cui la madre e la maestra avevano parlato di Gesù in modo convincente.
Mi dispiace che a me non sia successo quando ero piccola e mi sentivo tanto sola a combattere gli inevitabili ostacoli della vita.
Pur frequentando un istituto di suore non ho mai percepito l’importanza dell’incarnazione, non ho mai creduto a nulla che non potessi toccare, vedere, capire.
La ragione era il metro di tutte le cose e si sa che il vangelo, se per caso ti ci imbatti, non puoi leggerlo con il cervello, con un occhiale sbagliato perchè non ci capisci niente.
Questa mattina ho fatto fatica a capire quello che Gesù ha detto a Nicodemo, come anche il passo degli Atti degli Apostoli, perchè tutto sembra criptato e capisce solo chi è dentro, agli altri non è dato di capire.
E’ come se ci intestardissimo a cercare o orientarci in un luogo buio, senza luce,nè sole, nè stelle.
Ringrazio il Signore che mi ha dato consiglio, che oltre alle lingue studiate a scuola mi ha messo nel cuore gradualmente un traduttore per capire il senso delle parabole.
“La verità non può essere incatenata” quella verità che splende nel cielo rigenerato dal suo sacrificio. E succede che quando pensi di aver perso tutto, che ti sei affaticato invano, che non c’è nessuno che ti stenda una mano pèer tirarti fuori dal fosso, nessuno che sacrifichi il suo tempo per ascoltarti, consolarti, aiutarti, quando hai davanti il nulla la prigione di sepolcri imbiancati senti bussare alla tua porta. Non lo conosci, ma riconosci che ha le fattezze di un amico , di un fratello di una persona speciale che pensavi esistesse solo nella tua fantasia.
E’ incredibile riconoscere chi non hai mai frequentato, ma inconsciamente desideri che accada.
E così è stato.
Il lucerniere dove ardeva la fiamma è stata Maria, la madre, che mi ha aiutato a trovare la strada giusta per entrare in intima comunione con il Figlio.
Avevo bisogno di chi mi parlasse, mi comunicasse parole di vita e ho cominciato a cercarle avida e con ingordigia le ho divorate.
Maria ha rallentato i miei passi, mi ha invitato a non avere fretta, a meditare ogni parola che usciva dalla sua bocca.
Il tempo si è fermato e adesso mi trovo a gustare il profumo di un silenzio adorante.

” Imparate a fare il bene”(Is 1,17)

” Imparate a fare il bene”(Is 1,17)
Cos’è il bene? E’ la prima domanda a cui vorrei saper rispondere, perchè, ripercorrendo la vita vissuta, mi rendo conto che ciò che da piccola ritenevo un bene oggi non lo è più, che i gusti cambiano, cambiano le mode, cambiano i governi, ma anche il clima, come cambiamo noi man mano che l’età avanza.
E ciò che un tempo ritenevi un bene irrinunciabile oggi non lo è più, sostituito da altri desideri, altre esigenze, altro.
A scuola mi insegnarono attraverso la filosofia aristotelica ripresa da san Tommaso che l’Essere ( Dio) è uno vero e buono da cui deriva il principio d’identità e di non contraddizione.
Erano per me concetti astratti che non pensavo potessero giovarmi per la vita. Ma mi rimasero impressi.
Oggi, leggendo la Parola che Dio mi consegna ripenso all’identità e alla non contraddizione che derivano dalla verità e dalla bontà dell’unico che le vive in pienezza.
Per quanti sforzi facciamo noi non siamo capaci di vivere in modo autentico la nostra identità, la verità che ci abita, perchè non ne siamo consapevoli, purtroppo.
Siamo portati a vivere chiusi nelle nostre certezze, ingabbiati nei nostri giudizi e pregiudizi, al buio perchè non permettiamo alla luce di filtrare attraverso le nostre finestre sì che illumini la parte di noi che non conosciamo.
Certo che quando al mattino alziamo le serrande la casa ci si presenta in disordine e quanta più luce filtra, tanta più polvere vediamo.
Farci illuminare da Dio quindi non significa scoprire che siamo ok, tutt’altro.
La luce ci serve per non insuperbire, per riconoscerci peccatori bisognosi di aiuto.
La consapevolezza della nostra miseria, dei trucchi che usiamo per ingannare noi stessi e gli altri ci porta a desiderare di essere accettati, accolti per quello che siamo e a desiderare che Qualcuno ci dia ciò che manca alla nostra perfezione.
A Dio non interessa quanto siamo bravi ma che viviamo la nostra condizione di figli di uno stesso Padre, fratelli in Gesù.
La verità che ci ostiniamo a nascondere, mistificare è quella che più ci onora, perchè fa risplendere la misericordia di Dio che ci ama a precindere.
“Chi si vanta si vanti nel Signore!” è scritto.
Penso a tutte le coperture, gli inganni che ho usato consciamente e non per apparire diversa da quella che ero, per non essere giudicata da meno degli altri.
Ma guardando indietro mi rendo conto che delle cose buone, indispensabili a cui non sapevo rinunciare l’unica che mi è rimasta è l’esigenza di una verità inconfutabile che ho cercato con tutte le mie forze.
Una verità che non fosse contraddetta da un’altra verità, che mi facesse sentire libera anche se tutto il mondo mi fosse andato contro.
Ringrazio il Signore perchè ho trovato in Lui la mia identità, la verità che mi abita, la libertà di vivere serenamente i miei limiti sapendo che quando sono debole, sono forte, perchè solo Lui può mettermi al primo posto.
Mi piace pensare che per Lui siamo tutti figli unici, che ci tratta come se lo fossimo, non togliendo niente agli altri figli perchè l’amore è l’unica cosa che dividendola si moltiplica.
Grazie Signore!

” Guardatevi dal lievito dei farisei ” (Mc 8,15)

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” Guardatevi dal lievito dei farisei ” (Mc 8,15)
Signore sono qui con il desiderio di incontrarti nella Parola che questa mattina hai pensato per me, con la difficoltà a fare ordine ai miei pensieri, a farti spazio perchè entri e mi nutra fin nelle midolla e mi guarisca e mi liberi da tutte le mie angosce.
“Non abbiamo che un solo pane! ” ti dicono i discepoli mentre tu li stai mettendo in guardia dal lievito dei farisei, dal pensare che tutto di pende da noi e che tu non c’entri con le nostre insignificanti, banali (per te, presumiamo) preoccupazioni quotidiane.
Avere la memoria corta dipende da quante cose ci sforziamo di metterci dentro, per pianificare, organizzare, acquisire, capire, sentirci forti, autonomi, autosufficienti, più bravi, più in gamba di tanti poveri scemi che non vedono al di là del proprio naso.
Eppure tu Gesù continui a darci credito, ad operare non servenoti di cose mirabolanti, straordinae, ma traendo il molto, il di più, dal poco, dall’insignificante, perchè si manifesti la potenza di Dio e non la nostra forza. Giovanni, quando ti cercava, da picclo ebbe l’intuizione che, per stringerti, abbracciarti, dormire con te, doveva farti spazio.
Un bambino ha le idee chiare su quello che serve per ciò che gli preme.
Allora per Giovanni tu eri l’irrangiugibile, l’imprendibile e così ci ha fatto la catechesi.
Ma anche quando ti facciamo salire sulla nostra barca o noi saliamo sulla tua, che è lo stesso, continuiamo a fare, pensare come se non ci fossi e ci preoccupiamo del pane che non ci siamo portati dietro, senza minimamente uscire fuori da noi stessi e vedere in te il pane di vita eterna.
Come i tuoi apostoli allora, anche noi Signore continuiamo a dare importanza al lievito dei farisei, lo usiamo per fare il nostro pane quotidiano, ignorando la tua Provvidenza, contando solo sulle nostre povere forze.
Eppure, quando partiamo, siamo animati dalle migliori intenzioni, ma ci perdiamo per strada
La mappa ce la scordiamo a casa e il percorso diventa un labirinto da cui non sappiamo sbrogliarci.
La memoria è la prima che va in tilt, quando la preoccupazione di morire di fame prende il sopravvento e tu puoi parlare all’infinito, ma ilnostro cuore si chiude a riccio, entriamo in confusione, ci viene il panico e stiamo male.
Gesù quanto vorrei che la porta del mio cuore fosse sempre aperta per te, che fosse in grado di riconoscerti, anche quando i tuoi connotati sono diversi da quelli che ci aspetteremmo.
Oggi è Carnevale e, anche se mai ho sentito il bisogno, il desiderio di mascherarmi, e mai l’ho fatto, forse perchè vivevo in maschera da quando non mi sono sentita ok per chi era addetto alla mia educazione e formazione.
Ho pensato però a fare maschere per i piccoli che mi erano affidati, immedesimandomi nel loro desiderio di vivere una giornata spensierata di gioco e di trasgressione.
Costruivo le maschere con quello che avevo, non riuscendo mai a renderli felici, perchè si sa che le maschere sono scomode, anche quelle più costose.
Ricordo le maschere di lana che confezionai appositamente perchè Franco prima e poi suo figlio Giovanni non avessero freddo e potessero il mese di febbraio farsi ammirare per le strade della città senza dover mettere il cappotto.
La maschera da clown, da Arlecchino, da cocher….
Tempi lontani di cui non ricordo il sorriso e la gratitudine dei piccoli, quanto la mia soddisfazione ad essere così brava ad inventare cose a cui nessuno aveva pensato.
Il mio orgoglio mi ha portato a fare tante cose inutili che non servivano a far felici ma ad autoincensarmi perchè ero brava, specialmente a creare con poco, con ciò che per gli altri era da buttare, cose utili, belle, uniche.
In questa mia storia di esaltazione personale dove non trovavo mai la misura tu sei entrato o mio Signore e mi hai preso per mano.
Nel deserto in cui mi hai portato io non volevo entrare e ho lottato con tutte le mie forze per trovare un pane diverso da quello che tu mi offrivi.
Sul corpo porto i segni di questa lotta titanica per non dare a te lo scettro della mia vita.
Ma tu Signore non hai desistito e hai continuato a picconare il mio cuore di pietra, a demolire le difese che nascondevano la mia fragilità, il mio peccato.
Tu Signore pian piano mi hai tolto tutte le maschere dietro le quali mi nascondevo a te e agli altri.
Mi hai amato di amore eterno, non hai permesso che il tuo santo vedesse la corruzione.
Per questo Signore ti ringrazio, ti lodo e ti benedico.
E’ il primo Carnevale che vivo senza preoccupazioni di cibo o di vestito, è il primo che vivo in modo autentico, perchè so che non ti scandalizzi di fronte alla mia nudità, anzi gioisci perchè puoi rivestirmi di luce e farmi segno della tua infinita misericordia.

” Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare”(Lc 14,1)

” Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare”(Lc 14,1)
Tutto concorre al bene di chi ama il Signore, mi viene da dire pensando a tutto quello che è successo in altre simili occasioni di incontri nel suo nome.
Gesù scandalizza i capi dei farisei che lo avevano invitato a pranzo guarendo un idropico nel giorno di sabato.
Non è la prima volta che il suo comportamento è controcorrente e suscita la riprovazione del suo uditorio, la critica anche dei suoi più stretti collaboratori.
Gesù è l’esempio della libertà esercitata in vista di un bene non personale, ma universale, il bene per l’uomo che è venuto a salvare dalle conseguenze del suo peccato e del peccato dei suoi antenati.
La conseguenza del suo operato la conosciamo: il rifiuto, la persecuzione, la morte.
Mi chiedo fino a che punto sia io capace di espormi per affermare la verità, per portarla avanti senza paura, senza infingimenti, se sono capace di accettare le conseguenze del mio operato o mi tiro fuori e mi apparto per non turbare le coscienze, per non rimanere sola.
Penso che Gesù non aveva niente da rimproverarsi  perchè era sempre in stretta connessione con la volontà del Padre e dello Spirito Santo, la famiglia nella quale era innestato da sempre.
Quanto vorrei avere la Sapienza di Dio per distinguere il bene dal male, per agire in conformità al suo volere, per fare bene ogni cosa.
Ma purtroppo la mia umanità, ancora corrotta dal peccato originale, non mi permette di essere perfetta e come san Paolo dico che faccio il male che non voglio, mentre sento il desiderio di fare il bene che voglio.
Se mi guardo alle spalle non posso che constatare come il mio desiderio di affermare, promuovere, annunciare il bene  molto spesso mi ha procurato emarginazione, rifiuto, condanna.
C’è stato un tempo in cui ho, come si suol dire, abbassato la testa, ho rinunciato alle mie idee, alle mie rivendicazioni per evitare rotture.
Avevo paura di rimanere sola e per questo ero sempre pronta a ripropormi con atteggiamenti accomodanti, facendomi piacere cose anche quando le avrei vomitate.
Ma quando la misura di tutte le cose ero io, non mi rammarico di questo comportamento accomodante, non litigioso, perchè non ho creato danni più grandi.
Ma da quando ho incontrato il Signore e la Sua Parola, è Lui la misura di tutte le cose e per questo mi interrogo.
Continua a succedere che incontri persone che non sono d’accordo con quello che faccio, che dico, che sono.
Da un lato ho creato vuoti, dall’altra ho trovato persone disposte a prendere il posto di quelli che ritenevo amici.
La Parola di Dio è come lama affilata, lama a doppio taglio e non si può dire che non faccia male.
Nella mia meditazione mattutina voglio riflettere su ciò che negli ultimi tempi mi sta accadendo.
La malattia mi ha isolata dal mondo, ma mi ha unita più strettamente a Dio nella ricerca continua della Sua Volonta’.
Mi rendo conto di quanto ancora debba fare, per fare spazio a Gesù, ai suoi piccoli, e gli chiedo di aiutarmi per l’intercessione di Maria, la madre che ho accolto nella mia casa perchè mi ricordi tutto quello che ha detto e fatto Gesù e come si è comportata di fronte a tutto ciò che non capiva.
Di fronte a te Signore metto da un lato le persone , i tuoi figli, i miei amici, quelli a cui mi hai mandato, quelli di cui devo rispondere, a cui devo rispondere, nella libertà e nella giustizia, dall’altra i nostri limiti che non vorrei fossero di impedimento all’annuncio della tua Parola.
Signore quanto vorrei che tu mi illuminassi perchè l’amore per la tua Parola non mi chiudesse gli occhi di fronte alle necessità dei fratelli e impedisse loro di venire a te!
Ti chiedo di non di esonerarmi dalle conseguenze di una parola vera e giusta, ma di suggerirmi parole vere e giuste, le tue!
A volte sembra che il nemico abbia la meglio.
Ma tu hai vinto il mondo e io ho scelto te Signore.
Tu mi aiuterai a testimoniare il tuo amore anche a costo di un grande sacrificio, purchè la verità, la tua verità, risplenda e converta.
Misericordia e giustizia si incontreranno, giustizia e pace si baceranno, è scritto.
Fa’ Signore che non debba aspettare di morire perchè si compia ciò che hai detto.
Maria a te affido questa preghiera.

Martirio di Giovanni Battista

” Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello” (Mc 6,18)
Ad essere se stessi non sempre ci si guadagna. Spesso, anzi, si fa una brutta fine.
Oggi il vangelo ci parla di quella di Giovanni Battista, il più grande dei profeti, che ci ha rimesso la testa a dire ad Erode che stava sbagliando.
La verità rende liberi anche quando il prezzo è molto alto.
Il rischio del rifiuto, della persecuzione e della morte è tangibile, reale.
Ce ne vuole di fede per credere, quando vediamo come va a finire.
Bisogna proprio averLo incontrato Gesù, per non disorientarsi di fronte ad una fine di questo genere, e credere che questa non è che l’inizio di un’altra storia, immensamente più entusiasmante.
Giovanni Battista,viene definito da Gesù il più grande dei profeti
“Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui” (Lc 7.28)
Riconoscere e tenere nella giusta considerazione chi ci ha annunciato il Vangelo della salvezza è importante da un lato, per non dimenticare a cosa ognuno di noi è chiamato, dall’altro, per essere grati a Dio di ciò che ci ha trasmesso attraverso di loro.
Gesù ci ha immesso in questa relazione vitale, attraverso il suo sacrificio, e noi non dobbiamo avere paura di perderci, perché il fatto che ciò che è narrato risalga a due millenni fa, non ci deve allontanare dal fondamento della nostra fede.
Con il suo sacrificio Gesù ha reso stabile l’alleanza e ha garantito all’uomo la sua presenza attraverso lo Spirito.
Ogni Cristiano con il Battesimo diventa re, profeta e sacerdote.
Siamo quindi tutti chiamati a testimoniare l’amore che salva, a rendere visibile Dio al mondo.
È lo Spirito Santo che unisce la nostra storia, che cementa le nostre amicizie, che rinsalda i fili spezzati, che ricompone le fratture di legami infranti, rivitalizza quelli usurati, ne crea di nuovi.
Ciò che Gesù è venuto a fare, è ridare all’uomo l’unità originaria spezzata con il peccato.
Solo ricomponendo lo specchio, riprendendone i frammenti, noi possiamo vedere riflessa l’immagine del nostro Creatore.
Il compito di ogni battezzato è collaborare a che questo si compia, essendo ognuno un frammento di quello specchio originario nel quale Dio si è specchiato.
Erode era attratto dalla figura di Gesù, ne era affascinato e lo ascoltava volentieri,
Aveva trovato la luce, ma non aveva scelto di entrare in una relazione profonda e vitale con Lui, non avendo saputo rinunciare a ciò che pensava gli desse valore e lo definisse:il potere, il successo, il denaro, il piacere.
Così fa uccidere Giovanni Battista.
La novità dell’annuncio, la curiosità suscitata dalle parole di Gesù non gli fanno decidere di staccarsi dalle cose su cui basava la sua esistenza.
Ci sono persone che si attaccano alle cose e alle persone per possederle, per dominarle, per dominare, per sentirsi vivi, per avere un’identità.
L’identità viene da ciò che posseggono e si sentono persi quando tutto questo viene a mancare,
L’uomo che trae il suo esistere da ciò che possiede è portato ad avere sempre di più, ad ammassare, a cercare in modo parossistico ciò che man mano gli viene meno.
Si destabilizzano qualora i loro averi diminuiscono o gli vengono tolti.
Chi per patrimonio ha il Signore, cioè l’amore, non ha paura di niente, perché è Lui che dà e continua a dare all’uomo tutto ciò che gli serve, per realizzare pienamente la sua persona, per continuare a vivere per sempre.
Due uomini a confronto: entrambi sono entrati in contatto con Gesù, ma solo chi ha scelto di farsi definire da Lui continua a vivere.

Verità e libertà

Meditazioni sulla liturgia di sabato
della XVII settimana del TO
Vangelo(Mt 14,1-12)
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.
Il comportamento di Erode ci scandalizza, come quello di Pilato, che non hanno esitato a condannare a morte un giusto per paura di essere giudicati, per non perdere il consenso su cui poggiavano il potere.
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all’unica Verità che ci rende liberi.
Eppure quante persone evitiamo di frequentare per presunte colpe commesse, agli occhi di quanti nascondiamo la nostra vera identità per non essere giudicati!
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull’autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all’unica Verità che ci rende liberi.
Gesù è il fondamento di ogni uomo, è il prototipo di una stirpe divina, è l’archetipo a cui Dio si è ispirato per creare la relazione tra gli esseri umani, si che gli somigliassero.
Molto spesso la nostra storia ci divide e ci strazia, perché il presente nega e ci toglie ciò che abbiamo avuto( giovinezza, lavoro, salute, soldi, prestigio, amici, certezze).
Il futuro ci impressiona,ci fa paura perché si prospetta più come una diminuzione delle cose cui siamo attaccati, una perdita, che un’opportunità per trovare ciò che ci definisce.
Le cose mutano. l’uomo irrimediabilmente va verso la morte, ma una cosa resta: l’amore che unisce i pezzi della nostra storia, l’amore fondato su Cristo, l’amore che abbiamo conosciuto attraverso Gesù, l’amore su cui si fonda tutto l’universo,l’amore che unisce il cielo alla terra in un unico ed eterno abbraccio.
Non preoccupiamoci quindi di perdere la testa, se proclamiamo la verità dell’amore.
Perchè il tesoro lo custodiamo nel cuore di Dio.