” Senza di me non potete fare nulla”(Gv 15,5)

” Senza di me non potete fare nulla”(Gv 15,5)

Meditazioni sulla liturgia di
mercoledì della V settimana di Pasqua

” Senza di me non potete fare nulla”(Gv 15,5)

Lo so Signore che senza di te non posso fare nulla e aspetto che tu faccia qualcosa per questo dolore che mi attanaglia le gambe, i piedi e mi fa impazzire insieme a tutto il resto che non funziona.
Riconosco i segni della malattia che credevo in parte domata, ” debellata” è una parola grossa, e ho paura. sono scoraggiata Signore e un’angoscia mortale mi attanaglia lo stomaco e mi fascia la testa.
Riconosco i segni delle tue piaghe, dei chiodi e dei flagelli, Signore. Sei venuto a visitarmi e a stare con me un periodo più lungo.
Ti amo e ti temo Signore, perchè le tue visite sono sempre un po’ o tanto dolorose.
L’amore non è amore se non ti fa soffrire, lo so.
Mi piacerebbe che non fosse così Signore, ma l’esperienza ormai mi ha fatto da maestra.
Se non avessi dolore sicuramente ti cercherei meno, se avessi molti amici forse mi dimenticherei di te, se avessi tante cose da fare sicuramente non contemplerei il tuo volto,non affonderei il mio viso nel tuo petto, non invocherei il tuo nome con tanta fede.
Ho solo te Signore che puoi guarirmi, solo tu puoi darmi quello che il mondo mi nega, quello che ho ereditato dagli avi, le conseguenze del loro peccato.
Il medico che incontrai sulla tua strada, profeticamente scrisse nella diagnosi:” Neuropatia eredofamigliare”, termine che subito non capii nella sua valenza spirituale oltre che materiale.
Sto scontando le colpe dei miei antenati che non hanno saputo coltivare la terra che desti loro,inventandosi il mestiere del contadino, senza seguire i tuoi consigli.
Così ho ereditato una selva oscura e impraticabile, una terra dove non ci sono innesti che portano frutto.
Ma tu Signore lento all’ira e ricco di misericordia continui ad innestare in te gli avanzi di piante malate, in cancrena, continui con fiducia e con perseveranza a raccogliere ciò che dal mondo viene scartato e che morirebbe se tu non posassi il tuo sguardo sulle tue creature.
Questa terra tornerà ad essere un giardino se tu sei con me Signore mio Dio.
Non ci sarà più pianto nè lamento e il lutto si cambierà in gioia senza fine.
Io ti aspetto Signore, non me ne sono ancora andata anche se l’istinto è di fuggire da prove così dolorose.
Quanti tagli, quante cicatrici perchè attecchisca il pezzo di legno?
Non avevo mai pensato che il mio dolore è il tuo dolore perchè nell’innesto si è in due a soffrire e tu, Signore che ti offri per tutti che dovresti dire?
Sei il mio sposo nella buona e nella cattiva sorte, mai da te sarò delusa se tu rimani in me e io in te.

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” Beato chi cammina nella legge del Signore” (Salmo 118)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

16 aprile 2018
lunedì della III settimana di Pasqua

” Beato chi cammina nella legge del Signore” (Salmo 118)

Anche se siamo convinti di farlo, poi ci accorgiamo che non siamo affatto saldi nella fede, specie quando il vento soffia forte e agita le acque del mare che noi solchiamo con piccoli gusci di noce, in preda a qualsiasi mutamento del vento che agita le acque e ti toglie ogni sicurezza.
Anche quando pensiamo che Gesù ce lo portiamo dietro, pure ci prende la paura se dorme o cammina sulle acque.
Gli sconvolgimenti, gli improvvisi temporali, il naufragio delle nostre certezze, il sentirci soli a combattere faraoniche battaglie ci mette a terra e quel ” Perchè?”, tante volte ricacciato dentro lo stomaco, come un rigurgito acido riaffiora.
Perchè a me, solo a me, perchè per così tanto tempo, perchè dormi quando il nemico mi assale e affonda le sue zanne nella mia carne?
Riprendo in mano il rosario con fatica per i forti dolori alle mani e alle braccia, cercando l’aiuto che tarda a venire.
Cambio mano, dita, posizione poi mi arrendo e decido che il rosario lo dico a mente, perchè almeno non mi procuro altro dolore.
E questa mattina era la volta dei misteri gaudiosi che partono da un “Kaire!”, rallegrati che volevo a tutti costi fare mio, dopo una notte dove la violenza degli elementi mi aveva disintegrata.
Volevo sentirmelo dire anch’io quel Kaire, ma volevo che mi entrasse nelle vene, nel cuore perchè volevo che il Signore stesse con me, come con Maria.
Come era possibile che questa vita così tribolata non avesse niente più di che rallegrarsi?
Sono andata avanti con i misteri ma non riuscivo di fatto a staccarmi dall’idea che era impossibile che solo per me Dio aveva fatto un piano diabolico, assassino, aveva spento il mio sorriso e mi aveva portato sul ciglio del grande burrone.
Kaire, kaire, kaire, non mi stancavo di ripeterlo, mentre proseguivo con le avemarie i paternoster e i gloriapatri .
Ci doveva essere un varco, una crepa, un mezzo per penetrare nel mistero della vita, qualunque essa sia.
Ho pensato che la vita è un dono, l’ho letto tante volte, ma solo a tratti me ne sono resa conto e ho ringraziato.
La vita è dono.
Mi sono ricordata di quando mio padre, dopo aver tagliato una piccola torta, in tanti pezzi quanti erano le nostre bocche, mi porse quello che mi spettava non proporzionato alla mia fame.
“Lo vuoi?”
“No”
“Lo vuoi?” ripetè per la seconda volta.
” No”
“Lo vuoi?
“No”
“Perchè?”
“Perchè è piccolo”
In un lampo il mio pezzo di torta finì nella sua bocca, lasciandomi con un palmo di naso.
Questa vicenda mi segnò molto, ma mai avrei immaginato di arrivare a ipotizzare un discorso del genere tra me e il Padreterno.
La vita è un dono riflettevo, pensando a quel pezzo di torta, che non sempre corrisponde alle tue aspettative.
Sta a te farne un capolavoro, un’opera d’arte, un gioiello con gli ingredienti, il materiale a disposizione.
L’alternativa naturalmente è rimanerne privi.
Ho ripensato ad una borsa che ho fatto, ripescando nel cestino dei rifiuti gli avanzi di un vestito da me confezionato con grande soddisfazione, con un piccolo pezzo di stoffa che avevo comprato per farne una sciarpa.
Ho guardato quei ritagli, numerosi, di varia forma, dai colori invitanti.
Ho pensato che era un peccato andassero nella spazzatura.
Li ho quindi ripescati dal cesto e li ho uniti con del velluto facendone un’opera d’arte, una bellissima borsa che tutti mi invidiarono.
Da una manciata di stracci era scaturito un capolavoro.
Perchè non pensare che un capolavoro ancora più grande potevo fare con l’aiuto di Dio di questa vita a pezzi?
Sì, era questo il messaggio che questa notte mi ha fatto rallegrare.
Ora comincia il bello.
Cercare motivi di speranza, di gioia, di amore tra i copertoni, nelle discariche di questo mondo.

” Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli.” (Gv8,31)

Meditazioni sulla liturgia di
mercoledì dell V settimana di Quaresima
letture: Dn 3,14-20.46-50.91-92.95; Dn 3,52-56; Gv 8,32-42

” Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli.” (Gv8,31)

Poche riflessioni sulle letture che la liturgia oggi ci propone
La prima è l’interrogativo che mi suscita la testimonianza di fede dei tre giovani che pur di non rinnegare Dio affrontarono la morte sicura.
Sarei io capace di tanto?
Quanto mi fido di Dio e della sua salvezza? Quanto mi sento libera da ciò che mi tiene ancorata alle sicurezze del mondo?
A Gesù do la possibilità di entrare nella mia casa, di occupare i miei spazi, ma gli impedisco di interferire in ciò che ritengo mio, guadagnato con la fatica, la rinuncia, la pazienza e l’asservimento ai dettati della nostra odierna cultura?
Gli lascio la libertà di muoversi liberamente in tutti gli ambienti, quelli dove non facciamo entrare nessuno, chiudendo a doppia mandata quelle porte che nascondono il nostro disordine o custodiscono la nostra intimità?
Oppure cerco di fare un vero e proprio trasloco andando ad abitare da lui, lasciando la mia terra, come fece Abramo, le mie sicurezze, alla volta della terra promessa, che è Lui, disposta a coltivarla a trarne il cibo per me e tutti quelli che mi sono affidati?
“Rimanete nel mio amore, dice Gesù, Rimanete nella mia casa e sarete liberi davvero.”
La libertà ha un prezzo, quella dell’esodo, dell’attraversamento del deserto, quello di investire tutto in una speranza di vita che non si consuma che è inattaccabile dal fuoco di una fornace, dagli artigli di fiere affamate, perchè in noi è il germe di vita, in noi c’è la sorgente che fa piovere e fa crescere e niente e nessuno può cancellare, annullare l’eterno indistruttibile amore che ci abita quando abbiamo deciso di diventare suoi sposi per sempre, rispondendo alla sua chiamata.

Misericordia


“Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”.

Meditazione sulla liturgia di domenica della VII settimana del Tempo Ordinario anno C
“Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”.


Signore ti voglio lodare benedire e ringraziare per questo nuovo giorno che mi doni, un giorno speciale, la domenica, l’inizio di una nuova settimana dove tu ci aspetti per donarci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per affrontarla e viverla nel tuo nome e far risplendere la tua gloria.Grazie Signore perché ci hai donato un’altra opportunità per entrare per sempre nel tuo tempio santo e mai allontanarcene.Grazie per il dono della Santa Eucaristia, il dono della tua Parola che ci dà le indicazioni giuste per rimanere nel tuo amore, per avere pace, serenità e gioia senza fine.Grazie perché non ti stanchi mai di perdonarci, di accoglierci, di amarci, anche quando ci allontaniamo da te, quando ti dimentichiamo, quando ci facciamo un dio a nostra immagine e somiglianza.Grazie Signore per il sole, per la luna, per il cielo e per le stelle, per la nostra sorella acqua mite e umile che scorre in abbondanza nelle nostre vene, nel nostro corpo.Grazie perché la Parola che esce dalla tua bocca è infallibile e fonte di ogni consolazione anche quando è amara e dura da digerire.Non è un caso che ci hai pensati bisognosi di acqua, ci hai fatto fare esperienza dell’acqua nel seno di nostra madre, grazie perché nell’acqua si sviluppano gli organi dell’udito e si rimane muti per ascoltare la voce di chi ci vuole bene e si prende cura di noi.Grazie Signore perché con le parabole della vita ci parli del tesoro del cielo, grazie perché comprendiamo quando sia importante ascoltarti più che parlarti.Noi siamo tuoi figli Signore, gregge del tuo pascolo.Dove andremo? Tu solo hai Parole di vita eterna!E oggi ci porti a riflettere su ciò che è prioritario nella nostra vita, fatta di parole inutili, per essere una cosa sola con te e con i fratelli.Grazie perché tu ci hai dato per primo l’esempio, grazie perché continui a perdonare le nostre mancanze di amore, grazie perché ci educhi pian piano ad avvicinarci ai fratelli che non amiamo, senza pregiudizi, senza rancori, consegnandoci tuoi occhi e il il tuo cuore per vederli e amarli come fai tu.Una nuova settimana comincia. Fa’ che il precetto festivo non diventi un dovere, ma un’esigenza insopprimibile, per fare incetta di grazia, per riportare a casa come nella moltiplicazione dei pani, ceste piene di tenerezza, di amore, di perdono, specialmente verso quei fratelli che ci riesce difficile se non impossibile amare.Grazie Signore perché non ci fai mai mancare il tuo aiuto quando ti chiediamo il pane quotidiano, il dono del tuo spirito, quando ami al posto nostro, quando ci metti tutto te stesso perché il nostro timido e non sempre convinto sì diventi testimonianza di un amore più grande, che ci sovrasta e ci penetra, rendendoci capaci di somigliarti.

“Mentre seminava una parte cadde lungo la strada”(Lc 8,5)

Mentre seminava una parte cadde lungo la strada”(Lc 8,5)
Cosa mi sono lasciata sfuggire Signore, da cosa mi sono lasciata depredare?
Cosa vuoi dirmi Signore con questa parola che riguardi la mia vita, presente, passata o futura?
Io amo la tua parola, dipendo dalla tua parola, non posso fare a meno della tua parola.
Man mano che ti conosco penso che sia l’unica che mi possa indicare una strada di vita.
Un tempo ero strada ma forse anche oggi a volte lo sono, perché penso ad altro, perché mi concentro su me stessa e non mi affido completamente a te.
Pur amandoti sopra ogni cosa, spesso non ti metto al centro della mia vita ed è facile che mi ritrovi ripiegata su me stessa, impermeabile all’azione dello spirito.
Questo mi accade quando la delusione, lo scoraggiamento hanno la meglio, quando la prova si protrae nel tempo, quando i tuoi doni pian piano mi chiami a riconsegnarli.
Man mano che procedono gli anni riconosco di avere sempre meno terra da offrirti, perché il mio corpo in più parti malato è incapace di servirti come un tempo quando gli occhi, le orecchie,le braccia, le gambe ecc funzionavano e servivano a me e ai miei fratelli.
Il mio corpo è la tua terra, la terra che non ti sei stancato di seminare, ma ci sono parti che sono diventate dure, coriacee all’aratro, impermeabili alla pioggia e non si prestano a nessuna coltivazione.
Si riduce sempre più quindi la la zona produttiva e io temo il momento in cui mi chiamerai a riconsegnare anche la capacità di pensare a te, di pregarti, di riconoscerti, di amarti.
Gli anni si sa non aiutano a fare le cose nel miglior modo possibile e le forze ci abbandonano.
Cosa dirti Signore se non che questo mi fa paura?
“Se il chicco di grano non muore non porta frutto”.
La vita me la sento sfuggire di mano e la cosa mi disorienta non poco.
Perciò mi smarrisco e mi sento proiettata in un grande deserto.
Solo quando penso a te il cuore mi si dilata e dimentico tutto e come un bambino mi faccio consolare, abbracciare, cullare da te, da voi che siete la mia famiglia e mi asciugate le lacrime e mi dite “Coraggio, non temere sono io! Non avere paura!”
Quante volte Signore tu ripeti nella scrittura queste parole!
Ma io le dimentico nel momento in cui sono chiamata ad un’altra riconsegna e un brivido percorre freddo le ossa.
Io voglio essere terra buona, ben dissodata, voglio essere una terra accogliente anche se contenuta in un piccolo vaso.
Purchè germogli il seme e tu vi hai gettato.
Non mi piacciono i fiori recisi, non mi dicono niente, mi fanno pensare alla morte mentre amo le piante che debbano crescere, quelle che hanno bisogno di cure, quelle ammalate, quelle attaccate dagli insetti e non faccio che comperare terra buona che non basta mai, perché le radici pian piano occupano tutto lo spazio e tolgono alla pianta l’elemento vitale.
Ricordo quello che ci dicevamo io e mio padre prossimo alla fine.
“Quando la pianta è piccola si mette in un piccolo vaso, quando cresce ha bisogno di un vaso più grande, ma arriva il momento che non c’è vaso che la contenga…”ed è necessario piantarla in un giardino” concludeva lui.
Arriva quel momento per tutti e su questo voglio riflettere.
Il giardino che ci aspetta è quello da cui fummo cacciati ma che per la tua misericordia ci hai con il Battesimo riconsegnato perchè ce ne prendessimo cura.
Come riuscire a imparare l’arte difficile del contadino se non accogliamo il Tuo Seme, la Tua Parola, Gesù, facendoti spazio?
Come mi insegnò Giovanni quando mi chiese dove poteva trovarti, precedendomi nella risposta.
Bastava farti spazio, prima pensando ad una sedia, un posto dove farti accomodare, poi facendosi da parte nel letto per poterti abbracciare.

“Il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore” (Lc 1,47)

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“Il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore” (Lc 1,47)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
15 agosto 2016
O Maria custode della gioia a te mi rivolgo questa mattina, perché io possa ritrovarla e asciugare le lacrime di cui il mio cuore gronda.
La gioia è il distintivo del cristiano, ma forse è la sua croce che il Signore Dio nostro ci ha detto di sollevare per metterci in cammino dietro a lui.
Oggi sono triste, mia Signora, madre mia, amica, infermiera, sorella, sono triste perché come la Maddalena cerco Gesù in un cimitero, nel sepolcro dove sono seppelliti i miei ricordi di un’ infanzia e di una giovinezza che non tornano.
Nel sepolcro cerco la gioia delle scampagnate che facevamo in questo giorno di festa, la gioia dello stare insieme alla famiglia e agli amici, la gioia dei preparativi, la gioia dei giochi e delle risate e del cibo buono che ognuno preparava, la gioia di una libertà lontana dal cemento e dal caos della città, la gioia della spensieratezza e dei canti durante il cammino.
Nel sepolcro cerco le persone che mi furono care un tempo e che non ci sono più, gli amici che hanno preso altre strade, la salute e il vigore delle gambe che non mi faceva arretrare di fronte a percorsi accidentati, difficili, pericolosi.
Oggi cerco nel posto sbagliato ciò che mi toglierebbe la tristezza. Mi piacerebbe tra le lacrime sentirmi chiamare per nome come Maria di Magdala e riconoscere la mia GIOIA.
Tu, Maria, non hai dovuto aspettare che tuo figlio risorgesse per sentirti investita di luce e di grazia, per sentirti chiamata per nome e invitata a gioire con e per il tuo Signore.
Come vorrei ascoltare la sua voce e sentirmi il cuore balzare nel petto, questa mattina, mentre tutta la casa è in silenzio e i rumori di fuori giungono ovattati qui in questa strada di periferia e gli uccelli non cantano e il sole trapassa con i suoi raggi la foschia del cielo.
Tutto è fermo, tutto è immobile: forse dormono gli abitanti di questo pianeta o sono partiti presto per fare le scampagnate.
Sento solo il mio cuore stretto in una morsa mortale, mentre le parole del magnificat fanno fatica a farsi largo nell’angusto spazio del presente inaccettabile.
Ti prego mia Signora, aiutami a gioire con te, aiutami a vivere questo momento di solitudine, di abbandono, di tristezza senza fine con il tuo entusiasmo, la tua fede, la tua umiltà.
Aiutami madre a ritrovare l’amore dell’anima mia, senza stancarmi, senza scoraggiarmi, aiutami a vedere nella croce la luce che si sprigiona dalla gioia di essere amati, salvati, redenti, scelti da nostro Signore Gesù.
Maria tu che hai creduto alle promesse del Signore, tu che non hai dubitato mai della sua fedeltà, del suo amore, portami ai suoi piedi, insieme facciamoci inondare da quell’acqua e quel sangue che ridanno vita alle ossa inaridite, ai cuori di pietra, raccontami la storia vera del tuo fidanzamento, la storia di un amore che coronato in cielo ogni giorno feconda la terra. Aiutami a dire come Giacobbe: ” Il Signore è qui e non lo sapevo!”
“Egli è qui non cercatelo nelle chiese” vorrei esclamare oggi che non posso andare a Messa, oggi che le lacrime mi impediscono di vedere “gli scintillanti”, schegge di luce che si immillano sulle onde increspate del mare al mattino, quando il sole vi posa i suoi raggi, la luce del tuo sguardo quando il Creatore ti comunicò il Suo amore rendendoti madre e Sposa del Figlio.

“Questi è il mio figlio prediletto ascoltatelo!”

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TRASFIGURAZIONE
“Questi è il mio figlio prediletto ascoltatelo!”
Abbiamo bisogno di ascoltarti Signore, ogni giorno, ogni momento aprire le orecchie alla tua parola, balsamo dell’anima, del cuore, della mente.
Ne abbiamo bisogno Signore perché le tue parole ci danno vita, ci danno gioia, consolazione, speranza, liberazione dai pesi che a volte sembrano schiacciarci, dai mali che sembrano disintegrarci, dagli ostacoli che sembrano insormontabili, da prove ripetute nel tempo che ci tolgono il respiro e ci mettono nella tentazione di arrenderci al nemico.
La tua parola è spirito e vita.
Ti voglio ringraziare, lodare e benedire, perché in questi ultimi giorni le tue parole mi hanno fatto vedere le cose con i tuoi occhi, mi hanno tolto la paura, il dolore, la rabbia, mi hanno fatto superare guadi di morte, angosciosi, in cui putride acque alimentavano serpenti velenosi.
“Coraggio, sono io, non temere!”,” sono con te dovunque sei andato”, mi sentivo ripetere ieri mattina al mare quando una crisi di panico si era impossessata di me, a cui tu avevi affidato il piccolo Emanuele, al mare.
La testa si era irrigidita, le vertigini mi impedivano di muovermi in qualsiasi direzione.
“Sono con te tutti i giorni, non temere, non avere paura! “
365 volte nella Bibbia ripeti questa parola come ha ricordato Don Carlino alla radio.
Non voglio dimenticare le parole che ogni giorno tu ripeti ad ogni uomo.
“Non temere!” mi sono sentita ieri ripetere, per superare un momento molto molto difficile…
Un tempo per quello stesso sintomo ho fatto ricorso alla scienza umana, ad un uomo perbene per  11 anni che non ti conosceva.
Non sapevo che per guarire non dovevo parlare, ma ascoltare.
Ascoltare te Signore e credere che tu sei veramente il Figlio di Dio.
Ti ringrazio perché anche durante il funerale di Sergio, il nostro cugino barbone, le parole del vangelo di Giovanni “Non abbiate paura vado a prepararvi un posto e poi tornerò”, mi sono sembrate rivolte a me con una dolcezza, con una fermezza, con una autorevolezza, con un amore che mai avevo sentito.
Tu sei andato a prepararci un posto, Signore.
Che cosa bella, che cosa grande detta davanti ad un uomo che ha cessato di vivere, chiuso in una bara, con il corpo in avanzato stato di decomposizione.
Quell’ incenso, quell’acqua mi hanno fatto pensare a quale grande dignità, quale grande destino ci hai riservato.
Il mio cuore si è riempito di gratitudine, di pace, di gioia e tutto ciò che è balsamo vivificante e vivificatore.
La tua parola Signore spirito è vita.
Fa che mai me ne dimentichi, ma mi stanchi di ascoltarti, mai dica: “questo l’ho già sentito, questo lo so!”.
Signore mantieni aperta la mia porta a te, ti prego, non permettere che altri entrino nella mia casa a derubarla, infangarla, sconvolgerla.
Voglio darti il posto d’onore Signore, voglio che tu diventi il mio padrone indiscusso.
Credo in te, spero in te, confido in te Signore.
Oggi, festa della Trasfigurazione, voglio ringraziarti per i tuoi testimoni che hanno dato la vita per annunciare il vangelo, per tramandarci la tua parola.
Grazie Signore della tua chiesa nella quale e attraverso la quale ti manifesti.
Ieri Emanuele mi ha detto, mentre andavamo al mare ed io avevo acceso la radio per sentire la messa,” A te piace la chiesa vero? “
Gli ho risposto che mi piace Gesù, che sono innamorata di Gesù, che Gesù è il mio fidanzato perché mi ama, mi protegge, mi custodisce, mi consiglia, mi consola.
Poi Emanuele sotto l’ombrellone mi ha chiesto ripetutamente di parlargli di Gesù, delle storie di Gesù.
E quando siamo ritornati in macchina mi ha chiesto di accendere la chiesa, vale a dire la radio.
Accendere la Chiesa, parola profetica, quella chiesa che Giacomo, Pietro e Giovanni dovevano accendere con il fuoco dello Spirito.
Anche io, attraverso Emanuele, sono chiamata ad accenderla.
E tutto questo avveniva mentre stringevo tra le mani il rosario e ripetevo “Coraggio, non temere sono con te”, mentre avevo la crisi di panico per le vertigini.
Grazie Signore.
“Ascoltatelo!”
 Ti voglio ascoltare Signore.
Parla, il tuo servo ti ascolta.