Ci sarebbe da morire

Ci sarebbe da morire se non guardassimo a Te, che tramuti come per incanto, ogni amarezza in dolcezza:a Te, sulla croce nel tuo grido, nella più alta sospensione, nella inattività assoluta, nella morte viva, quando, fatto freddo, buttasti tutto il tuo fuoco sulla terra e, fatto stasi infinita, gettasti la tua vita infinita a noi , che ora la viviamo nell’ebbrezza.

Ci basta vederci simili a Te, almeno un poco, e unire il nostro dolore al tuo e offrirlo al Padre.

Perchè avessimo la Luce, ti venne meno la vista.

Perchè avessimo l’unione, provasti la separazione dal Padre.

Perchè possedessimo la sapienza, ti facesti “ignoranza”.

Perchè ci rivestissimo dell’innocenza, ti facesti “peccato”.

Perchè Dio fosse in noi, lo provasti lontano da Te.

(Chiara Lubich)

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Riesco ancora a dirti di sì. Fino a quando?

Signore riesco ancora a dirti di sì, anche quando le cose non vanno per il verso giusto e i no della vita si moltiplicano.

Riesco a dirti di sì ancora e a ripetere: “Tu sei il mio Signore, il Salvatore”, quando il tuo silenzio si prolunga e mi trafigge l’anima, quando non percepisco il senso di ciò che accade, quando mi chiedi di continuare il cammino sotto la sferza dei raggi infuocati del sole nel deserto senza ombra, nè riparo.

Tu sei la mia forza, Signore, perchè so che mi ami. Di questo sono certa.

L’inferno che mi sono lasciata alle spalle è ancora davanti ai miei occhi: la cecità che mi ha tarpato le ali, la commozione per i segni che continuavi a lasciare sul mio cammino, le tracce che mi hanno incuriosito, svegliata dal sonno e mi hanno fatto decidere di scoprire il tuo volto.

Signore come posso dire che ti amo, io che devo ancora imparare l’ABC dell’amore?

So che solo tu mi puoi fare da maestro.

Ti voglio seguire Signore, per le vie impervie e sconosciute che solo tu conosci.

Aiutami a districarmi dalle insidie, a non cedere alla tentazione di cercare altrove ciò che solo tu mi puoi dare.

Il pane della vita, la gioia senza fine.

Identità

Luca 9,7-9
In quel tempo, il tetrarca Erode sentì parlare di tutto ciò che accadeva e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risuscitato dai morti”, altri: “È apparso Elia”, e altri ancora: “È risorto uno degli antichi profeti”.
Ma Erode diceva: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?”. E cercava di vederlo.

Erode si chiede chi sia Gesù, ma non comprende la novità che porta in sè e che lo distingue da tutti i profeti che lo hanno preceduto.

Anche ai nostri tempi c’è gente che pensa che Gesù sia un grande saggio, un uomo straordinario, ma non crede che sia il Figlio di Dio.

Per Erode più che la curiosità a vedere Gesù, c’è il desiderio di avvicinarlo per studiarne le mosse e togliere di mezzo uno che attentava al suo potere.

Chiunque attenta alle cose che possediamo è un probabile nemico, da cui dobbiamo difenderci.

Allora come ora l’avere definisce l’essere, dà l’identità.

Gesù è venuto ad annunciare che per sapere chi siamo dobbiamo rispondere alla domanda che rivolse a Simone:"Tu chi dici che io sia?".

"Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente", rispose l’apostolo.

Solo se lo riconosciamo come il Cristo, il Figlio di Dio, sapremo chi siamo e a cosa siamo chiamati. ("Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa", concluse Gesù, rivelandogli il mistero racchiuso dentro di sè).

Primo giorno di scuola

Per Giovanni oggi è stato il primo giorno di scuola, pubblica.

Ho pensato che non avrebbe iniziato la lezione con un segno di croce, come era solito fare dalle suore, che si sono prese cura di lui per tutti questi anni.

Ne ha compiuti sei di anni, Giovanni, ed è arrivato il momento del salto.

Il prezzo pagato per tenerlo nella scuola privata è diventato insostenibile, da quando si è aggiunto il fratellino Emanuele a concorrere alle spese.

Ho pensato a quanto gli rimarrà delle cose dette in questi anni, della ninna nanna che gli serviva per addormentarsi: "Sei il mio rifugio",una ninna nanna tutta speciale, con cui l’ho cullato, l’ho riscaldato, rassicurato.  

Ho pensato a cosa ne sarebbe stato del bambinello a cui voleva portare una copertina, quando si è accorto che era nudo e gelato, nella chiesa dove era andato a trovarlo.

Alla scuola statale bisogna stare attenti a parlare, perchè potresti turbare le orecchie di quelli che non credono, specie a Natale.

Ieri hanno fatto una recita all"asilo dell’estate", come lo chiama lui, per concludere il periodo di vacanza dei bambini che hanno genitori che non possono andarci, in vacanza.

Lo spettacolo era stato imbastito sulla falsariga di "Amici", il programma più popolare in tv.

Lui non l’aveva mai visto nemmeno per sbaglio.

Era imbarazzato Giovanni di fronte a parole più grandi di lui, il cui significato imparerà a conoscere senza intermediari.

E’ stato il primo assaggio del pubblico, dove tutto è per tutti, dove non c’è censura, dove i piccoli prendono ogni giorno la dose assegnata di veleno.

Le fiabe sonore della Bibbia, le storie di Gesù risorto, il segno di croce, la lotta con l’angioletto cattivo per far tornare negli occhi "gli scintillanti", dopo aver deciso di fare il buono, la sedia vuota perchè Gesù potesse sedercisi ,  i grazie per le patate, per i colori, per il parcheggio, la preghiera per incontrare un adulto che gli facesse fare il bagno al mare e giocasse con lui, visto che la nonna non ce la faceva…

Quante cose Giovanni conserverà nel suo cuore, quante gliene ruberanno?

 

Esaltazione della croce

Giovanni 3,13-17
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Sotto la croce c’era Maria, la madre.

Maria che non fuggì di fronte alla profezia del vecchio Simeone:"Una spada ti trafiggerà l’anima", perchè ancora l’eco del "Kàire" "Rallegrati", rivoltole dall’angelo, risuonava nelle sue orecchie.

"Beati gli afflitti perchè saranno consolati".

Lei, la prima discepola di Cristo, aveva ascoltato quelle parole uscite dalla bocca del Figlio.

La gioia, la sofferenza, la beatitudine, tutte racchiuse nell’unico grande mistero dell’amore di Dio, che la liturgia di oggi ci chiama a contemplare

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La scala di servizio

37 anni fa ci siamo sposati.

Ricordo che, appena usciti dalla chiesa, scoppiò un temporale, tanto violento, che facemmo in tempo in tempo a entrare in macchina e metterci al sicuro.

Gli invitati, invece, se la presero tutta la pioggia, sì che, arrivarono al luogo scelto per il banchetto, non "travestiti da matrimonio", come è solito dire Giovanni, quando vede le persone cambiare faccia e look in queste occasioni.

L’acqua aveva appiattito le messe in piega, lavato i trucchi delle signore, reso straccetti di poco conto le sontuose toilettes di seta acquistate per l’occasione.

Durante il tragitto che ci portava al ristorante, non si vedeva nulla, tanta era l’acqua che scendeva dal cielo, da pensare che la fortuna, in abbondanza, si sarebbe riversata su di noi.

"Sposa bagnata, sposa fortunata" si dice infatti dalle nostre parti.

Ma a dire la verità noi non ci siamo bagnati, perchè, una volta arrivati alla meta, abbiamo scelto la scala di servizio coperta, invece della lussuosa e panoramica scalinata scoperta che immetteva nell’hotel prestigioso, destinato alla festa.

A un anno dalle nozze si sono aperte veramente le cateratte dal cielo per la mia malattia che ci colse impreparati, dopo la nascita del nostro primo, e rimasto unico, figlio.

Abbiamo pensato che sarebbe stato meglio bagnarci prima; forse avremmo evitato quella catastrofe che ci avrebbe condizionato la vita.

Ci siamo sfibrati, lottando fianco a fianco, ma mai guardandoci negli occhi, in quella immane battaglia contro la pioggia incessante che ci impediva di vedere.

Per 30 anni abbiamo pensato di potercela fare da soli.

Poi abbiamo incontrato il Signore, la sua acqua viva che non toglie la vista, ma che squarcia le tenebre delle acque inquinate del mondo.

Oggi, ripensando a quella giornata, mentre insieme siamo andati a ringraziare il Signore e a fare la Comunione, ci siamo detti che quella pioggia è stata provvidenziale, perchè ci ha fatto cercare la scala del servizio, per non bagnarci e desiderare di stare insieme, specie quando scoppiano i temporali.

Pagani e pubblicani

Matteo 18,15-20 –

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.
In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”

"Se tuo fratello commette una colpa …"

Come facciamo a sapere se un fratello ha commesso una colpa ?

Se ci ha offeso e danneggiato personalmente, il coraggio di dirgliene quattro non ci manca, se invece il suo comportamento danneggia la comunità, ci teniamo alla larga e pensiamo che non siano fatti nostri.

Gesù ci tiene a sottolineare che lo scopo che ci deve muovere è il recupero di un fratello.

Non a caso questo discorso si colloca dopo la parabola della pecorella smarrita.

Il compito di ogni cristiano deve essere quello di volere il bene del fratello che, a volte, passa anche attraverso una tirata d’orecchi, un momentaneo allontanamento dalla comunità, al fine di un reinserimento più responsabile per una comunione più vera.

Gesù non si limita solo a dirci che dobbiamo vigilare sulla condotta altrui, ma insiste sulla necessità del perdono come atteggiamento prioritario e imprescindibile, per ridare vita al fratello e fargli sentire il desiderio di rientrare nella casa di Dio.

"sia per te come un pagano e un pubblicano" non significa infatti che ci dobbiamo disinteressare di lui, anzi.

Gesù, non dimentichiamolo, per i pagani e i pubblicani ha dato la vita.

Il passo si conclude con un invito alla preghiera incessante, preghiera accordata sul cuore misericordioso di Dio che, essendo Padre,  più di noi ha a cuore la sorte dei suoi figli.