Beato il grembo che ti ha portato!

 

LA TERRA

VANGELO (Lc 11,27-28)
In quel tempo, mentre Gesù parlava alle folle, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Parola del Signore

“Beato il grembo che ti ha portato”
Ieri sera siamo andati alla messa della vigilia in cui abbiamo ascoltato parole diverse da quelle che oggi la liturgia di questa solennità ci propone.
Mi ha colpito e fatto riflettere la beatitudine di Maria che più di ogni altro essere umano ha ascoltato la Parola di Dio e ad essa ha obbedito e si è uniformata.
La beatitudine quindi non sta tanto nel portare in grembo Gesù che è un privilegio grandissimo, quanto quella di aprire le orecchie e il cuore e tutto il proprio essere all’ascolto della Parola perchè germogli e porti frutto.
Aprirsi, lasciarsi spaccare il cuore dall’aratro di Dio, lasciare che la nostra terra sia mossa, mescolata, resa soffice e in ogni sua parte penetrabile al sole, alla luce, all’acqua , ai piccoli animali che vivono della terra e danno vita alla terra, scavando cunicoli piccoli e grandi, canali, vie sotterranee e invisibili dove il nutrimento può liberamente scorrere e arrivare al seme, alla pianta, a quello che sarà il nostro cibo, sempre.
Oggi festeggiamo l’assunzione di Maria in cielo.
La chiesa sposa di Cristo sposo.
La meraviglia dell’inizio la contempliamo in questo ritorno nel paradiso perduto di Maria diventata terra promessa, terra fertile perchè i fiori, i colori, la bellezza dell’amore di Dio che si espande in tutte le creature si manifestasse in questo Eden donato a noi di nuovo e per sempre.
Maria, la terra promessa diventa icona di ciò che ogni uomo può diventare se segue il suo esempio. Siamo terra, abitata dallo Spirito, perchè dubitare che quello che è accaduto a Maria non accada anche a noi?
Con il peccato originale abbiamo perso la capacità di far fiorire la nostra terra, di trarre nutrimento da essa, perchè non abbiamo ascoltato la Parola di Dio, non abbiamo accolto il seme che il divino seminatore continua imperterrito a gettare perchè tutti possiamo essere capaci di vita, di dare vita, di nutrire il corpo mistico, di collaborare a che tanti piccoli pezzi di terra diventino una cosa sola con Lui e collaborino alla salvezza di tutti i suoi figli.
Adamo, il terrestre, l’uomo che era stato impastato con la terra, terra da arare, da coltivare, non si trasformò in terra fertile e generosa, ricca di frutti, terra felice e feconda perchè pensò di poter fare a meno di Dio, del Contadino del cielo che semina, ara, pota, attende, ha fiducia.
La fiducia di Dio , la sua fedeltà è manifestata oggi nell’assunzione di Maria in cielo, la prima dei salvati, la pima a godere pienamente del dono promesso.
Lei terra che doveva nutrire il seme dello Spirito, Gesù, è stata da Lui nutrita, e trasformata con il soffio divino in un giardino che non sfiorirà mai, perchè vi abita l’amore.
Che storia straordinaria quella di Maria, scelta per essere la madre del Salvatore, la terra che nutre e da cui è nutrita, la terra che porta il frutto del sì al Signore, nonostante le spade che trafiggono l’anima, il dolore, la persecuzione, la morte ingiusta del figlio.
La terra benedetta da Dio accetta i rigori dell’inverno, il caldo impietoso dei raggi cocenti del sole, accetta di essere rovesciata, tagliata, sconvolta dalle lame dell’aratro, il rigore dell’inverno, il caldo impietoso dei raggi infuocati del sole, l’estate, accetta di accogliere il seme e di custodirlo nel silenzio delle sue viscere.
Maria è la nostra terra, in essa troveremo Gesù.
Maria sia per noi l’esempio vivente di quanto sia grande l’amore di Dio da cercarci e desiderarci per diventare il nostro sposo, per sempre.
Un dio poligamo?
Un Dio che contraddice la nostra etica ma un Dio a cui tutto è possibile perchè la sua è onnipotenza d’amore.
Questo Dio, il nostro Dio è capace di amare nella stessa misura tutti, perchè se l’amore è infinito, per quanto tu lo voglia dividere sempre infinito rimane.
Allora oggi voglio ringraziare Maria, figlia, madre, sorella sposa , perchè mi sta insegnando che gli ascoltatori della Parola di Dio amano a prescindere sempre, e in modo oblativo, qualunque sia la funzione che rivestono nel grande giardino, sia se sono erba, se fiore, se albero, se seme, se terra, se insetto.
Tutto concorre alla gioia di coloro che amano Dio e un giardino è bello quando l’armonia dei profumi e dei colori celebrano la gloria di Dio riempiendo il nostro cuore di gioia e di gratitudine.

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Il perdono

 Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio
VANGELO (Mt 18,15-22)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

LECTIO

Il testo si articola in quattro parti, due delle quali poste al centro costituiscono la cerniera dell’insegnamento, che si solleva dalla contingenza del luogo e del tempo, per arrivare a ciò che è giusto in assoluto.
Nei versetti 18 e 19 cielo e terra si toccano anzi si identificano in quel “sciogliere” e “legare”, che diventa opera non dell’uomo ma di Dio, che affida alla Chiesa il compito di perdonare o condannare alla luce del suo insegnamento di amore.
Così anche la preghiera accolta da Dio è quella che vede i cuori “concordi”, perché solo quando si superano le divisioni si può pensare di essere ascoltati e far sì che il cielo si trasferisca sulla terra
La parola “fratello”apre e chiude il brano non a caso, in quanto ci richiama all’uguaglianza di fronte a Dio di tutti gli uomini: Dio ama tutti nella stessa misura e a tutti dona le stesse opportunità di redimersi.
Il fratello che all’inizio è quello che vive con noi nella Chiesa, perché fa parte del popolo dei battezzati, diventa alla fine il figlio di Dio, colui che è stato creato ad immagine e somiglianza del suo Creatore.
La parola “colpa”, che è pronunciata nella prima ipotesi(se tuo fratello commette una colpa), è presente nel verbo della situazione conclusiva(se mio fratello pecca contro di me).
E’ chiaro che si parte da una situazione conosciuta e chiara per chi aveva, come i discepoli, problemi con la comunità nascente.La colpa, presumibilmente è contro i principi e i valori sostenuti e predicati e va a colpire sicuramente interessi comuni.
A questa situazione Gesù fa riferimento per impartire la norma.
Nella seconda ipotesi(se mio fratello pecca) il peccato colpisce gli interessi di uno solo.
Al centro del brano campeggia la figura di Gesù con quel: ”In verità vi dico”, Maestro, figlio di Dio(Il Padre mio che è nei cieli), presente nella Chiesa ogni volta che essa è comunità di amore(se si accorderanno…io sono in mezzo a loro).
Gesù insegna, dà istruzioni alla Chiesa nascente che si sostituisce ad Israele, superando il particolarismo del popolo eletto per estendere il messaggio di salvezza a tutti gli uomini.
Per far sì che un piccolo popolo possa diventare il popolo di Dio, il popolo degli eletti, è necessario creare una comunità di amore e di perdono dove i particolarismi sono superati alla luce della buona novella che Cristo è venuto ad annunciare.
La Chiesa dunque, da piccola comunità di discepoli, si trasforma in “assemblea “ di tutti i credenti, quelli che vanno a formare il Corpo Mistico di cui Gesù è il capo.
Gesù si rivolge a tutta la comunità, quella che aveva davanti nel momento storico del suo insegnamento e quella che pian piano si sarebbe sviluppata sull’insegnamento e la testimonianza dei primi discepoli.
Ognuno deve porsi al suo interno come collaboratore alla costruzione del grande progetto di salvezza che Dio ha pensato per noi.
“ Se tuo fratello commette una colpa” che danneggia l’opera a cui tutti sono chiamati, è necessario correggerlo.
L’atteggiamento nei suoi riguardi deve essere quello del servizio fatto alla comunità.
Con umiltà e disponibilità all’ascolto, ma determinazione nel perseguire la giustizia, il fratello va ripreso passando attraverso i vari gradi della correzione da privata a pubblica.
Colui che non accetta il giusto rimprovero e non da segni di ravvedimento deve essere allontanato da chi ha l’autorità per farlo, affinché non danneggi l’opera dagli altri intrapresa.
Il verbo”ascoltare” ricorre più volte ad indicare la necessità da parte di chi ha sbagliato di rimettersi in discussione davanti ai fratelli e davanti a Dio.
Chi non vuole ascoltare sarà punito.
La “colpa”può essere commessa non a danno della comunità, ma di un fratello.
A questa situazione Gesù fa riferimento quando afferma che bisogna perdonare 70 volte sette.
Quest’ultima parte sembra contraddire la precedente, ma non è così.
L’atteggiamento in entrambi i casi è quello della disponibilità a capire e a riaccogliere il fratello.
Ma se ognuno deve perdonare all’infinito colui che, a suo parere, gli è debitore, la Chiesa deve dare delle direttive, delle regole perché si cammini all’insegna della giustizia e della verità.
Lo spirito con cui sia il singolo sia la Chiesa come istituzione divina formata da uomini, devono agire è quello illustrato nel versetto 19, quando si parla di “accordarsi” per chiedere.
Presumibilmente il verbo fa riferimento ad una sintonia d’intenti che deve muovere il popolo di Dio.
Per essere in sintonia, bisogna amare il prossimo, bisogna accettarlo per quello che è, bisogna arrivare a pensare le stesse cose, perché la giustizia è una sola, perché quando si chiede a Dio qualcosa bisogna essere certi che sia cosa buona e giusta.
Solo se si è concordi su ciò che è buono e giusto si può pregare con la certezza di essere ascoltati.
Accogliere il proprio fratello nel cuore è alla base di qualsiasi azione all’interno, della Chiesa. Accogliere significa farsi carico anche delle sue difficoltà a capire, a camminare sulla via retta. Accogliere significa volere che cambi solo perché lui ne trarrebbe un beneficio o la comunità. Non dobbiamo mai pensare, nel rapporto con i nostri fratelli, a noi stessi, al beneficio che potremmo trarne da un suo cambiamento di condotta e di abitudini.
Ogni volta a muoverci deve essere lo spirito di carità e di giustizia, non lo spirito di rivalsa, di presunzione, di orgoglio o di qualunque altro sentimento che appartiene al mondo e non è di Dio.
Il testo si chiude con la parola “fratello”, con la quale si è aperto questo passo.
Tutti gli uomini sono nostri fratelli, non c’è qualcuno che sia meno fratello di un altro. Siamo fratelli in Cristo, figli di Dio per Cristo.
Il messaggio che Gesù vuol fare arrivare è quello di un doveroso atteggiamento di apertura continua verso tutti quelli che non sono come li vorremmo.
Ciò rende possibile la congiunzione tra Cielo e Terra, la realizzazione della vita eterna in questo mondo.
Dio in questo passo appare come colui che, superando il particolarismo proprio dell’uomo, indica la strada dell’unione e della coesione sulla comune base di un amore che va cementato sempre più attraverso l’apertura del cuore all’altro.
MEDITATIO
Il perdono come punto di partenza della vita cristiana, come segno reale di un cambiamento radicale e profondo, come strada su cui lasciare la propria impronta di conversione a Cristo, parte dalla disponibilità all’ascolto delle ragioni degli altri, dal desiderio di aiutare chi non è capace di amare, chi non riesce a godere dell’amore dato gratuitamente.
Ciò che sconvolge e induce il non credente a fermarsi e a riflettere è proprio l’atteggiamento disarmato di chi non risponde alle offese, anzi le dimentica, trasformando il male in bene, l’odio in amore.
Certo ciò non è facile, perché noi riusciamo ad amare gli altri nella misura in cui siamo capaci di amare le nostre debolezze.
In questa difficoltà naturale e facilmente comprensibile si inserisce il messaggio cristiano che indica la strada da seguire.
Sicuramente non è sufficiente pensare a Cristo che si è sacrificato sulla croce per noi, perché il nostro pensiero semplicisticamente potrebbe andare al fatto che Dio è Dio e che noi siamo uomini, e che ciò che è possibile a Lui, non è detto, anzi è escluso sia possibile a noi.
Non basta neanche pensare a quanto ci ha amato Dio, dal momento che ci ha creato.
Lui, Dio Padre, ha dato se stesso a noi, donandoci la vita, rendendoci in tutto simili a Lui.
Perché potessimo godere del Suo amore e non perdessimo l’opportunità di accoglierLo, opportunità rifiutata con il Peccato originale, ha dato Suo Figlio, che a pensarci bene, è un dono più grande del primo, ma avendo conosciuto l’incapacità dell’uomo a seguirLo senza riserve, ha dato il Suo Spirito perché fossimo in grado di entrare fattivamente nel Suo progetto d’amore.
In questo modo ha dato veramente tutto.
Così lo Spirito è quello che rende possibile il miracolo del perdono, quello di cui parla il Vangelo (settanta volte sette), quello che invita a porgere l’altra guancia a chi ti percuote, eccetera.

Sembra un assurdo, ma è così: solo attraverso la preghiera e l’aiuto di Dio (Spirito Santo) noi possiamo sperimentare che le parole di Gesù non sono utopia.

ORATIO
Signore, Ti lodo, Ti benedico e Ti ringrazio, perché mi hai indicato una strada nuova per mettermi in relazione con i miei fratelli.
Ti ringrazio perché mi convinci sempre più che la pace, pur attraverso tante difficoltà, si costruisce giorno per giorno, momento per momento, riconciliandosi con se stessi, mettendo da parte l’orgoglio e la presunzione e accettando i propri difetti e le proprie manchevolezze.
Ho capito, Signore, che per perdonare ho bisogno prima di tutto di guardarmi dentro, di vedere che non sono a posto, di pensare che ciò non deve essere e non è un ostacolo ad incontrarTi.
Ti ringrazio, Signore, perché nel mio limite e nella mia debolezza incontro Te, perché in Te cerco amore, comprensione e aiuto, e Ti riconosco come Dio di misericordia e di amore.
Gesù, Ti ringrazio perché per perdonare mi basta guardare alla Tua croce, al segno dell’infamia.
Mi basta, Signore, sostare con Te nell’orto del Getsemani, dove Tu alle offese, agli insulti, al mondo che non Ti aveva conosciuto e riconosciuto, rifiutandoTi, hai risposto non con le armi del mondo, non con gli strumenti degli uomini, ma con la preghiera.
Tu nell’orto del Getsemani hai pregato per chi non Ti voleva, per tutti quelli da cui avevi avuto, in cambio dell’amore, odio.
Tu Signore in quell’orto però non eri solo, avevi con Te lo Spirito di Dio, che Ti congiungeva strettamente al Padre, rendendo possibile il Tuo sacrificio.
Signore Ti ringrazio perché ci hai fatto il dono più grande, quello dello Spirito, che vive con noi e che ci rende capaci di essere come Tu ci vuoi, facendoci diventare “dei”e santi come Te che sei il Santo dei Santi, Dio di amore infinito.
Grazie Signore perché sei un Dio di pace, grazie perché attraverso l’amore che Tu hai profuso sul mondo e sugli uomini ci indichi la strada della pienezza e della ricchezza.
Signore grazie, perché l’amore è l’unica cosa che arricchisce chi la da e chi la riceve.
Grazie, Signore, perché superi qualsiasi immaginazione umana..
ACTIO
L’evangelizzazione parte dalla testimonianza perché il Vangelo non rimanga parola vuota e priva di significato, ma sia vissuta e sperimentata ogni giorno.
Il credente deve distinguersi proprio per il suo modo diverso, a volte scandaloso, di porsi di fronte alle situazioni e alle persone.
Il cristiano non deve aver paura di proclamare ciò in cui crede, non deve nascondersi quando vive il Vangelo, ma deve essere testimone fedele e credibile della vita rinnovata in Cristo.
Continuare a testimoniare la buona novella a qualunque costo, questo è l’impegno della mia vita.
La testimonianza parte da un atto d’amore, il presupposto perché ciò che diciamo risulti credibile.
Essere operatori di pace significa muoversi solo alla luce di Cristo, di Chi ha dato se stesso per chi non lo aveva accettato e voluto.
Amare significa anche accettare che qualcuno e anche tutti ti girino le spalle, significa mettere in conto che nonostante i tuoi sforzi, nessuno li riconosca, anche quando chi non li riconosce è il tuo pastore.
Amare significa non attaccarsi al proprio operato e farne un idolo, non guardarsi indietro per vedere la grandezza del solco tracciato, amare è gratuità, servizio, dono di se incondizionato.
Tutto ciò non sarebbe possibile se non mi sforzassi di mettere al centro della mia vita Gesù, non mi stancassi di chiedere a Lui, inchiodato sulla Croce, come mi devo comportare, dove devo andare, cosa è necessario fare.
Gesù, il Crocifisso, è il Verbo di Dio, è Parola, è la più grande enciclopedia mai venuta alla luce, quella che contiene la sapienza infinita del Creatore e Signore di tutte le cose.
A Cristo mi propongo di somigliare, a Lui chiederò ciò di cui ho bisogno per testimoniare la buona novella.
Mi conforta la certezza che tutto ciò che io, uomo, non sono capace di fare con i miei strumenti, logori e imperfetti, potrò farlo sicuramente con l’aiuto dello Spirito di Dio.
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Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore…

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Giovanni 12,20-33
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
” Se uno mi vuol servire,mi segua”
“Io quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”
Signore tutti, anche i più incalliti peccatori, in fondo in fondo desiderano incontrarti, vederti, anche solo per riversare su di te la loro rabbia e imputare a te tutti i dolori e le sofferenze della propria vita.
Ti ho tanto cercato Signore, addirittura volevo inventarti, inventare un Dio su misura per me, per affrontare i rischi e le difficoltà della vita senza soccombere .
Della vita futura non mi interessava, perchè il dopo non mi faceva paura, identificandolo con il silenzio, la fine, il nulla, l’assenza di vita e di coscienza.
Avevo bisogno più che di una religione, di una filosofia di vita.
Oggi sto parlando con te e sono convinta che mi stai ascoltando, ma prima mi hai aperto le orecchie e il cuore alla tua parola.
E’ la cosa più bella che mi sia potuta capitare.
Cercando una soluzione ai miei problemi, ho incontrato te che me le suggerisci di volta in volta e continui ogni giorno a spiegarmi il senso delle Scritture, a mostrarmi il tuo volto che è di carne come il tuo cuore Signore.
Tu non sei un’idea, frutto di un ragionamento, sei una persona che ha stabilito con me un patto d’amore, un’alleanza eterna, una sincronizzazione continua efficace e feconda.
Ci sono quelli che continuano a cercarti, come un tempo quei Greci di cui parla il Vangelo, come me, come il piccolo Giovanni perchè voleva abbracciarti.
Ci riuscì allora pensando allo spazio che ti doveva fare, una sedia vuota a tavola, un posto in macchina stringendosi un po’(era nato da poco Emanuele) e un posto sotto le coperte, rincattucciandosi lui per farti entrare e tenerti vicino)
Farti spazio, questo è il messaggio che mi ha trasmesso un bambino di 4 anni per poterti abbracciare, per vederti, per stare con te.
Ma tu Signore non ti accontenti e vuoi che ti seguiamo fino alla croce.
Io non so Signore se riesco a farti spazio abbastanza,
Vorrei essere capace di ascoltarti di più e meglio e mi ci metto d’impegno ogni giorno, non cominciando da me ma da te da cui aspetto la luce e la pace, dopo la notte in cui la battaglia infuria.
Oggi mi ha colpito la tua risposta che non sembra essere pertinente al desiderio espresso da alcuni pagani che avevano assistito alle acclamazioni di gioia e di festa quando sei entrato in Gerusalemme.
Ci inganniamo un po’ tutti quando pensiamo a te, perchè la prima cosa che ci viene in mente, se non ancora ti conosciamo bene, è che tu sei venuto a salvarci, a fare i miracoli, a toglierci i problemi.
Tu ci ami ed è questo quello che vorremmo sentire, capire, vedere nei momenti di tribolazione, di scoraggiamento, di angoscia, tu sei nostro Padre e ci ami di amore eterno, per questo non puoi permettere che ci assalgano gli arroganti e ci mettano al muro.
Eppure succede Signore che ci fermiamo qui e non pensiamo al prezzo pagato per il nostro riscatto, nè facciamo caso alle parole della consacrazione eucaristica:”Fate questo in memoria di me”.
Se tutto si risolvesse in una messa sarebbe facile.
La messa quando dura tanto non supera le due ore (quelle importanti), ma poi torniamo a casa con i compiti che ci hai assegnato.
” Ite missa est” che non significa ” La messa è finita”, ma “ora tocca a voi diventare pane spezzato per tutti gli affamati della terra.”
Così a chi chiedeva di vederti, rispondi che se uno ti vuole vedere, deve prima decidere di servirti, perchè il servo sta sempre dov’è il padrone.
Dobbiamo percorrere le strade del rifiuto, della sofferenza, della morte per stare vicino a te Signore tanto più siamo accomunati alle tue sofferenze, tanto più potremo sentire il tuo respiro, le tue parole sussurrate all’Eterno, parole di sconforto, di fiducia, di consegna nelle sue mani.
Ma dobbiamo salire su quella croce, per sentire il tuo sguardo di amore e di compassione, la tua intimità gelosa, il dono ineffabile del tuo amore.
La tua gloria ci inonderà e noi saremo sposi per sempre.
Signore tu vedi, tu sai, tu conosci i segreti dell’anima mia, le paure, la fede che a volte vacilla, il desiderio di tornare indietro e mandare qualcuno al posto mio.
Tu lo sai, ma tu mi hai scelto, di questo sono sicura.
Mi hai scelto per quello che sapevo e potevo fare con il tuo aiuto.
Il compito a volte mi sembra troppo difficile, addirittura non eseguibile, come mi accadeva un tempo che non riuscivo a svolgere i temi per mancanza di idee.
Era una fatica che superavo arrangiandomi con strumenti inefficaci.
Poi venne un professore che mi parlò di te, perchè fece riferimento a tutto ciò che la ragione non riesce a spiegare.
Era la prima volta che tu riuscivi a fare breccia nella mia mente .
Presi il massimo dei voti nel tema sul dolore, agli esami di stato,
Il titolo: ” La contemplazione del dolore nel Manzoni e nel Leopardi” ( l’ateo e il credente di fronte al mistero della sofferenza)
Tu mi hai scelto per quel tema svolto sotto l’influsso, l’ispirazione del tuo Spirito, anche se io non sapevo chi tu fossi.
Adesso spesso mi ritrovo a vagare nel buio, a non sapere cosa fare, dove andare, a preoccuparmi di quello che sarà la mia vita.
Ma io non ho dimenticato le volte che mi hai aperto uno squarcio nel cielo, le volte che mi hai fatto sollevare lo sguardo al crocifisso per vederti e sentirmi la tua regina.

“Che cosa dobbiamo fare per fare le opere di Dio?”

 

Meditazioni sulla liturgia di domenica XVIII settimana del TO anno B
 PRIMA LETTURA (Es 16,2-4.12-15)
Io farò piovere pane dal cielo per voi.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne.
Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».
Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio”».
La sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino c’era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c’era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: «Che cos’è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il Signore vi ha dato in cibo».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 77)
Rit: Donaci, Signore, il pane del cielo.
Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto.

Diede ordine alle nubi dall’alto
e aprì le porte del cielo;
fece piovere su di loro la manna per cibo
e diede loro pane del cielo.

L’uomo mangiò il pane dei forti;
diede loro cibo in abbondanza.
Li fece entrare nei confini del suo santuario,
questo monte che la sua destra si è acquistato.
SECONDA LETTURA (Ef 4,17.20-24)
Rivestite l’uomo nuovo, creato secondo Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri.
Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.

Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mt 4,4)
Alleluia, alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia.
VANGELO (Gv 6,24-35)
Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore

La fede è un cammino tutt’altro che facile, una strada in salita che porta il cielo sulla terra.
Se ci crediamo.
Se facciamo ciò che Dio ci dice, ciò che Dio vuole.
Se ci mettiamo in ascolto della sua parola, se continuiamo con perseveranza a credere che ci ama, che ci ha salvati , che siamo preziosi ai suoi occhi e che nulla ci potrà colpire se ci rifugiamo all’ombra delle sue ali.
Perchè è così difficile credere?
Perchè questa terra che ci ha dato di coltivare è così dura all’aratro, così soggetta ad essere attaccata da nemici  da ogni parte, sotto terra, sulla terra e sopra la terra, da nemici che se ne vogliono impadronire per farne scempio sì che non produca più frutto?
Perchè ogni giorno ci ritroviamo con gli stessi problemi irrisolti a cui si aggiungono altri più complessi?
Perchè la stanchezza il dubbio ci assale e spesso siamo tentati di cambiare direzione, di smettere di fare un arte che non ci giova per soddisfare i nostri piccoli e grandi desideri umani?
Quando mi sono convertita, cioè quando ho frenato la macchina e ho fatto inversione di marcia di fronte ad un crocifisso, ero molto malata e sola.
Mi avevano messo a riposo anzitempo perchè incapace di deambulare, io che per insegnare il latino e il greco non avevo certo bisogno delle gambe.
Mio figlio si sposò quasi subito e il figlio frutto della sua unione fu il dono che Dio mi mise in mano per mostrarmi che per prendersi cura di una persona non sono necessarie nè le tue gambe nè le tue braccia, ma le sue.
Così  la mia fede fu messa duramente alla prova, perchè quando ti manca qualcosa è allora che chiedi aiuto.
E se sai a chi rivolgerti è fatta.
Se penso a quegli anni di fuoco in cui le malattie si moltiplicarono mi commuovo perchè  il bambino, i bambini, (divennero due nel giro di poco tempo), li allevai a preghiere.
“Come mai con te dorme e con noi no?” ricordo che mi chiedeva mio figlio.
” Perchè prego” rispondevo.
Ed era vero.
Pregavo e ringraziavo il Signore per tutto e anche Giovanni il primo dei nipotini non faceva un passo senza pensare a Gesù a cui chiedere, a Gesù per ringraziarlo.
Ora i piccoli sono diventati grandi ma il Signore non finisce di meravigliarmi e di donarmi la sua presenza.
Anche se le malattie e i problemi sono aumentati, per definire la mia vita adesso userei le stesse parole con cui concludevo IL GIOCO DELL’OCA un libro scritto fresca di conversione.
La vita adesso.
                                                13 febbraio 2001 –
Non è astratta chimera
Non è leggera farfalla che non si lascia afferrare
E’ la mia vita di sempre
 
Dolore assillante
Sonno svanito
Lavoro negato
Attesa non sempre paziente nello studio del  mi dica… di turno
 
Fermarsi a pensare, ad osservare il palpito sottile e nascosto della natura che cresce
Chinarsi a raccogliere le tante briciole sfuggite di mano a chi non ha tempo da perdere
Stupore inatteso di fronte allo sgorgare dell’essere
Gioia genuina 
Ubriacatura sottile
Incanto perenne per ciò che non pensavo che fosse
Librarsi ardito nell’aria senza avere paura
Calore che scalda le ossa anche nell’inverno più freddo
Riposare pregando quando tutti sono intenti a dormire
Melodia dolce che attraversa la notte nel silenzio assoluto
Canto che fluisce libero e fiero dalla gola ostruita
Luce che mi circonda anche nella nebbia più fitta
Calma dentro la barca mentre fuori c’è la tempesta
Fiducia in chi è guida e nocchiero, poiché è Lui che domina i venti
Osare ogni momento che passa
Sfida continua con l’io più profondo che vuole continuare a pensare
Sentirsi forte del rischio di perdere le cose che pensavo più care
Ebbrezza goduta
Ansia,ricerca, possesso di Dio nell’incontro ogni giorno donato
Spazio ristretto che si dilata
Riuscire a fermare il tempo che fugge e saperne apprezzare il sapore
 
Vivere senza domande di troppo
Morire senza rimpianti di nulla
 
Saper finalmente osservare il volto  delle cose e delle persone che mi stanno davanti, amandole senza volerle cambiare, senza pretendere che diventino altre da quelle che sono.
Non ho più libri di carne ( così chiamavo i miei nipotini) su cui leggere le istruzioni per capire il vangelo, ora ho solo davanti la nostra storia di coniugi attempati, che hanno scoperto la bellezza del progetto comune nell’Eucaristia di ogni giorno.
Di sabato gli Ebrei non potevano raccogliere la manna, ma noi il giorno di festa, se capita, alla messa ci andiamo due volte,  perchè la nostra fame non si sazia mai da quando abbiamo fatto esperienza che solo il Signore può darci ciò di cui abbiamo bisogno.
Quando ero piccola eravamo poveri sì che il companatico si perdeva nella fetta di pane che nonna mi metteva nel cestino per il pranzo.
Io avevo trovato un modo per farmelo durare: lo distribuivo con cura su tutta la superficie e lo mangiavo piano così non finiva subito.
La fame che mi connotava mi aveva fatto trovare la chiave perchè questo sistema lo applicassi anche alle cose belle che mi capitavano.
Così riempivo la mia gerla di scintillanti, schegge di luce che la luce del sole immilla sul mare increspato del mattino, e le ripescavo ogni volta che il sole era coperto dalle nubi.
Dicevo che si fa fatica ad essere perseveranti nella fede, a non scoraggiarsi di fronte alle sventure, ma se penso a quanto mi è stata d’aiuto la Parola di Dio, lo SCINTILLANTE per eccellenza, non posso dire che sia mai morta di fame, anzi il contrario.
Così anche questa mattina voglio lodare, benedire e ringraziare il Signore perchè il cibo provvede Lui a moltiplicarlo e a farlo durare per sempre.